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Come sprecare i fondi comunitari in opere inutili e pure abusive.


Sardegna, nuraghe

Sardegna, nuraghe

 

 

Quello del “centro ambientale” di Oniferi (NU) è uno degli esempi lampanti di come vengano sprecati i fondi comunitari che giungono in Sardegna.

Opere inutili e faraoniche, ingestibili, scempi ambientali, talvolta abusi edilizi.  Spesso promossi da amministratori pubblici incapaci o affetti da megalomania, se non peggio.

In Sardegna, fra i vari programmi, arrivano mediamente fondi comunitari per circa un miliardo di euro all’anno.       Altro che il miliardo di euro di investimenti privati della Qatar Holding sbandierato in tutte le salse come il toccasana per l’economia sarda da Ugo d’Arabia e dai suoi cammelli.

Con un’accorta programmazione e percorsi di gestione puntuali, trasparenti ed efficaci i fondi comunitari – che giungono regolarmente in Sardegna da quasi trent’anni – potrebbero realizzare un sereno benessere economico-sociale.  

Finora complessivamente non è accaduto se non a sprazzi e sarebbe il momento proprio di cambiare registro.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Oniferi, il "nuraghe" del "centro ambientale" incompiuto

Oniferi, il “nuraghe” del “centro ambientale” incompiuto

 

 

da La Nuova Sardegna, 13 dicembre 2012

Incompiute. Il centro ambientale. Oniferi verso il dissesto per i fondi dell’ecomostro. Finanziato anche con gli aiuti europei per la sicurezza pubblica non è stato mai completato: ora il ministero dell’Interno chiede la restituzione di 600mila euro. Ultimatum da Roma Fra qualche giorno il Comune riceverà l’ingiunzione di pagamento. Eredità del passato L’inizio dei lavori risale al 2006, in carica era il sindaco Pdl Casula. Progetto faraonico È già stato speso un milione di euro: ne servono quasi altri tre per poterlo completare. Paolo Merlini

ONIFERI. Tempo una settimana e il sindaco Stefania Piras potrebbe essere costretta a dichiarare il dissesto finanziario del Comune che guida da poco più di sei mesi. Il 30 settembre scorso infatti è scaduto l’ultimatum per la restituzione di fondi per 600mila euro, stanziati nel 2006 dall’Unione europea per il completamento del Centro didattico ambientale in costruzione nelle campagne di S’Iffurcau, a pochi chilometri dal paese. A distanza di sei anni l’edificio non è stato ultimato, come imponeva la procedura del finanziamento, e i soldi vanno restituiti. Piras ha ricevuto la nota del ministero dell’Interno pochi giorni dopo il suo insediamento, come eredità, più che della precedente giunta a guida Pd, di quella in carica ancora prima, dal 2002 al 2007, quando sindaco era Giampiero Casula (Pdl). Va da sé che gli attuali amministratori di Oniferi, comune di 930 abitanti che ha un bilancio annuale di circa settecentomila euro, non hanno potuto ottemperare alla richiesta del ministero, e dunque attendono da un giorno all’altro l’ingiunzione di pagamento che li metterà definitivamente alle corde. Ma come si è arrivati a questa situazione, e a cosa sarebbe dovuto servire l’ecomostro in cui spiccano un finto nuraghe e un labirinto di cemento?

La storia. Voleva lasciare il segno del suo governo, il sindaco Giampiero Casula, e non si può negare che ci sia riuscito. I suoi successori si sono trovati una “stecca” da 600mila euro e un’incompiuta gigantesca quanto inutile per il cui completamento servono altri due milioni e 800mila euro. L’esperienza ha lasciato qualche segno negativo anche sull’ex sindaco: una sentenza della Corte dei Conti lo condanna al pagamento a favore dell’erario di 602mila euro per aver gestito in modo disinvolto la vendita di un grande quantitativo di sughero appartenente al Comune. Ancora, una condanna a due mesi e 10 giorni per danneggiamento e lesioni lievi (pena estinta per indulto nel 2010) nei confronti dei vicini di casa, che lo accusavano di aver buttato giù a calci il loro ingresso e di averli malmenati. Per quello che doveva essere il sindaco del dialogo non c’è male. Studi da perito agrario e commerciante di granito per professione, Casula viene eletto nel 2002 dopo che il Comune è stato governato per quattro anni da un commissario prefettizio, causa mancanza di candidati. Oniferi infatti è uno degli ex “paesi del malessere” per eccellenza, e più volte le elezioni sono andate a vuoto perché non si presentavano liste. Nel 2002, il 35enne Casula guida l’unico schieramento in corsa e viene eletto. Nei primi tempi tutto scorre nel migliore dei modi, anche perché il commissario prefettizio ha lasciato nelle casse del Comune un tesoretto di decine di migliaia di euro frutto della vendita del sughero. Il paese viene abbellito con marciapiedi nuovi, giardinetti, si migliorano le strutture sportive. Preso dalla foga, Casula regala alla propria comunità un maestoso arco in granito con la scritta “Santu Bainzu”: viene sistemato, su sua disposizione, nel sagrato di una splendida chiesetta romanica del tredicesimo secolo. Molti oniferesi storcono il naso, ma al sindaco le critiche scivolano addosso. Uno dei primi atti della giunta che gli subentrerà nel 2007, animata da uno spirito che ricorda un po’ il dopo Ceausescu in Romania, sarà eliminare quel dono voluminoso, la cui demolizione era stata indicata persino nel programma elettorale. Ci penserà un anno dopo la soprintendenza ai Beni culturali, anche perché non aveva mai rilasciato l’autorizzazione necessaria per la sua posa.

Fondi anticriminalità. Ben altro fardello i successori di Casula si sono ritrovati con il Centro didattico ambientale, quello che doveva essere il segno permanente della grandeur della giunta a guida Pdl. L’occasione è nei fondi europei destinati alle regioni ricadenti nell’Obiettivo 1 relativi al periodo 2000-2006. In particolare, quello a cui fa riferimento il Comune di Oniferi è il Pon (programma operativo nazionale) Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno, che individua determinate zone dove è forte la criminalità, organizzata o meno, e finanzia interventi per contrastare il fenomeno all’origine, cioè con interventi a favore del sociale. Proprio il sindaco Casula nel 2006 ha subìto intimidazioni e alcuni attentati ai suoi beni materiali, secondo una prassi tristemente diffusa nella Sardegna centrale, e il progetto del Centro didattico ambientale entra agevolmente nell’elenco stilato dal ministero dell’Interno (allora retto da Giuseppe Pisanu, Pdl). Così il Comune di Oniferi riceve un finanziamento di 597mila euro, per metà di provenienza europea e per metà statale. Riguarda il secondo lotto di un’opera faraonica che la giunta ha già in testa, appunto un centro congressi con un grande nuraghe da usare come sala convegni e un dedalo di corridoi che danno su altre sale: biblioteca, bar, ristorante, spogliatoi.

Il petroglifo. Una volta completato, visto dall’alto (dai satelliti? Dagli extraterrestri?) l’edificio avrebbe dovuto ricordare la figura stilizzata di un uomo. E precisamente una delle più note incisioni che si trovano nelle domus de janas di Oniferi, tombe preistoriche di cui il territorio è ricchissimo: il petroglifo antropomorfo della necropoli di Sas Concas, forse la più antica raffigurazione dell’uomo in Sardegna. Ma la leggerezza del segno nuragico qui diventa un mare di cemento: ultimata, l’opera avrebbe una superficie di 2200 metri quadri, divisa su tre piani (terra, primo e secondo, più il seminterrato). Solo la torre, il finto nuraghe, è alta più di 15 metri e ha un diametro superiore ai 10 metri. La lunghezza dell’edificio dovrebbe avvicinarsi ai 30 metri, per oltre 20 di larghezza. Il condizionale è d’obbligo perché allo stato attuale sono stati realizzati solo la testa, il tronco e gli arti superiori dell’omino, chiamiamolo così. Mancano infissi, pavimenti: ci si trova di fronte solo a blocchetti a vista, se si esclude la torre, ricoperta da mattonelle colorate così da ricordare una cesta rovesciata (una corbula). L’idea di rivestire tutto in granito, pietra cara all’ex sindaco, è stata accantonata per il costo.

Procedure d’urgenza. Il fantasioso progettista di questa opera pubblica si chiama Flavio Urrai, ingegnere di Oniferi che lavora a Torino. Esperto, è scritto nel suo sito, di “acustica ambientale”, ha ricevuto solo per il secondo lotto una parcella di 69mila euro. Poi c’è quella per l’intera progettazione e l’avvio del primo lotto. L’incarico è avvenuto in modo diretto data “l’urgenza” – non risulta sia stato bandito un concorso di idee – come è scritto nel provvedimento stilato dal geometra responsabile dell’ufficio tecnico Graziano Monni (nominato nel 2003 da Casula, oggi presta i suoi servizi all’Asl 3 di Nuoro: l’attuale giunta Piras ha accolto con soddisfazione la sua richiesta di mobilità). Ricapitolando: i fondi del ministero (600mila euro) servivano per il secondo lotto, ma contestualmente la giunta Casula trova un modo singolare per finanziare il primo, cioè il nuraghe. Lo fa attingendo 400mila euro dai fondi della legge regionale 37 sull’occupazione, relativi a ben tre annualità, spazzando così opportunità preziose per il paese. E il terzo lotto? Posto che non è stato completato neppure il secondo (e l’impresa costruttrice nel frattempo è fallita), l’attuale giunta ne ha stimato i costi: servono altri due milioni e 800mila euro. Il dramma è che gli ideatori non hanno lasciato indicazioni su come reperirli. Sono in molti a Oniferi a pensare che i responsabili di questo fallimento abbiano nomi e cognomi. All’inizio dell’anno la giunta guidata da Mario Piras (in carica sino a giugno) ha affidato a un avvocato il recupero delle somme relative alla sentenza della Corte dei Conti sul sughero. Pare che l’interessato sia diventato nullatenente. Ma posto che sia completato, a cosa servirà il Centro? I campioni di cui sopra hanno dimenticato di portarvi energia elettrica, acqua e persino le fogne. Gestirlo sarà costoso e forse inutile. Che farne? Venderlo non si può: l’opera, chiamiamola così per brevità, manca del nullaosta paesaggistico ai sensi della legge Galasso (sorge su aree gravate da usi civici) e del parere della soprintendenza ai Beni culturali. Insomma, è quasi abusiva. Abbatterla? Servirebbero 200mila euro, ma il Comune non li ha. Forse il destino dell’ecomostro di S’Iffurcau, per dirla con il noto detto latino, era già nel nome: in sardo significa l’impiccato.

 

Cisto (Cistus)

Cisto (Cistus)

 

 

Stefania Piras: per quella scomoda eredità sono a rischio scuole e opportunità di lavoro. L’appello del neo sindaco.

Da qualche giorno a Oniferi è stato istituito il registro per le unioni di fatto, ma purtroppo il Comune fa notizia per altro, cioè la prospettiva di un dissesto finanziario. Stefania Piras, 31 anni, laurea in economia e commercio, la richiesta di pagamento di 600mila euro da parte del ministero se l’è trovata sulla scrivania il giorno dell’insediamento, nel giugno scorso. Da allora cerca in tutti i modi di trovarvi soluzione, ma trova molte porte chiuse. Cappellacci non ha mai risposto alle sue lettere, un alto rappresentante istituzionale di fronte alla sua garbata ma tenace insistenza le ha chiesto se il medico le avesse ordinato di fare il sindaco. Eletta col 60 per cento delle preferenze, aveva avuto l’endorsement di Michela Murgia («Se fossi lì, voterei così», titolò nel suo blog). Non è iscritta a partiti ma crede fermamente nell’autonomia dell’isola. «Vorrei occuparmi di aiuti alle scuole, offrire opportunità di lavoro ai miei coetanei e invece devo far fronte agli errori di chi mi ha preceduto», dice. «Il Comune spende già 100mila euro l’anno per un mutuo, accollarsene un secondo sarebbe impossibile». Che fare allora? «L’edificio potrebbe diventare una struttura dell’Asl», suggerisce.

Oniferi, "centro ambientale", complesso delle opere incompiute

Oniferi, “centro ambientale”, complesso delle opere incompiute

(foto da La Nuova Sardegna, da SardegnaCultura, da Flickr.com, S.D., archivio GrIG)

  1. dicembre 13, 2012 alle 5:21 pm

    Reblogged this on barbatustirolese.

  2. Giovanni
    dicembre 13, 2012 alle 5:28 pm

    mi son sempre chiesto che cosa fosse quell’ammasso di ferraglia e cemento….ed ecco la risposta

  3. capitonegatto
    dicembre 13, 2012 alle 6:25 pm

    La mummia ha seminato e questo e’ il raccolto che i Sardi possono mettere in granaio.
    E l’abolizione delle provincie che i Sardi hanno approvato al 90%, perche’ non e’ stata fatta ?

  4. icittadiniprimaditutto
    dicembre 13, 2012 alle 6:45 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. Occhio nudo
    dicembre 13, 2012 alle 7:04 pm

    Perchè la mummia da sola non sarebbe mai andata avanti e chi lo sostiene siede ancora in Parlamento. E naturalmente, quando verrà il momento, i Sardi, schiena dritta pro s’indipendenzia, sceglieranno ancora chi gli prometterà un paio di gambali nuovi.

  6. dicembre 13, 2012 alle 8:22 pm

    Gentile Deliperi,
    temo che questi siano i risultati dell’ignoranza imperante nel Sardistan. Se mi posso permettere, le segnalo un altro nuraghe, però costruito a Biella (sic!); ne parlo in questo post ed è, se possibile, più spaventoso di quello di Oniferi (intendo come concetto, non come spesa perché a Biella sono meno pirla).
    http://gabrieleainis.wordpress.com/2012/12/07/il-nuraghe-simbolo-del-piemonte/
    Vorrei anche segnalare, a proposito di ignoranza, gli orrendi strafalcioni dell’estensore dell’articolo da lei riportato:
    1) Il segno antropomorfo di Sas Cocas non è il più antico della Sardegna;
    2) Non ha nulla a che fare con il periodo nuragico (è del calcolitico, altro che “leggerezza del segno nuragico!)
    La vicenda fa parte di un malcostume tutto sardo (da nessun’altra parte del mondo si buttano i soldi come facciamo noi, finanziando la «pseudostoria sarda») e parte della responsabilità ce l’hanno, duole dirlo, gli intellettuali, che spesso fanno finta di non vedere. So di essere particolarmente antipatico per questo, ma l’avvenimento di cui ci riferisce conferma ciò che vado dicendo (inutilmente) da tempo.
    Non parlo delle istituzioni (comuni, province e RAS, che butta nel calderone delle scemenze pseudonuragiche un sacco di denari pubblici chiamandola “cultura”) perché storia tristemente ben nota.
    Cordialmente,

    • dicembre 13, 2012 alle 8:43 pm

      non sono particolarmente esperto di archeologia sarda, anzi. E’ materia che lascio agli archeologi, quelli veri, e agli appassionati che si fondano su dati scientifici e non “atlantidei”, come dice Marcello Madau (vds. http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2010/09/07/sardistan-atlantidistan/).
      Mi accontento di evidenziare la cialtronata erariale e amministrativa, segno di un pessimo modo di programmare e gestire il nostro presente, il nostro futuro, i nostri soldi.
      Forse così un po’ di gente inizierà ad aprire gli occhi. Magari.
      Leggerò certamente del curioso “nuraghe biellese”, viva la fantasia!

      Stefano Deliperi

    • Paolo Merlini
      dicembre 17, 2012 alle 8:55 am

      Gentile Ainis, sono l’autore dell’articolo pubblicato qui sopra. Trovo singolare che in una piccola inchiesta di 8500 battute la sua attenzione sia stata catturata da appena due parole di contorno. Comunque, posto che non so nulla di archeologia, né fingo di occuparmene:
      1) ho scritto che “forse” quello di Sas Concas era il segno più antico della Sardegna, proprio perché non avevo la certezza che lei mi attribuisce e come avrà capito ero più concentrato sugli aspetti contemporanei dell’attività umana a Oniferi che su quelli del passato più antico.
      2) Ha ragione, l’aggettivo nuragico è sbagliato. Ho rimediato nell’edizione web sostituendolo con prenuragico: francamente non mi sono sentito di infliggere ai lettori del mio giornale la frase “la leggerezza del segno calcolitico”. Mi passi l’approssimazione. La saluto, non ci crederà, con simpatia, e la invito a contattarmi per azioni comuni nell’interesse della Sardegna. Qui sotto il link “corretto”.
      http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/12/13/news/oniferi-verso-il-dissesto-per-i-fondi-dell-ecomostro-1.6193248

  7. arpia
    dicembre 14, 2012 alle 2:09 am

    I politici non seguono la carriera politica per passione o per il bene dei cittadini ma ovviamente per interessi propri, dei loro amici e degli amici degli amici. Ormai e’ cosa nota. Quindi immaginiamoci cosa succede quando vedono denaro che gli piove dalle casse della comunita’ europea! Immagino un scena di belve affamate che spazzano via tutto. Ovviamente per dimostrare che hanno fatto qualcosa fanno qualche schifezza. Molte parti del paese sono infestate da queste belve divoratrici e in Sardegna come al solito non ci facciamo mancare nulla. Purtroppo c’e’ un torpore sociale e se posso aggiungere anche culturale che fa’ paura. Pare che ognuno pensi nel suo piccolo e proteste o prese di posizione siano un fenomeno molto raro, un gran peccato che sia cosi’.

  8. dicembre 14, 2012 alle 5:16 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

    • klement
      febbraio 12, 2014 alle 12:21 pm

      A MIlano sono proprio i cittadini con un referendum a volere la demenziale devastazione di riesumare i navigli dopo 60 anni per scimmiottare Amsterdam

  9. gennaio 4, 2013 alle 3:00 pm

    una vicenda semplicemente vergognosa, ma chi cavolo seguiva il cantiere?!

    da La Nuova sardegna on line, 4 gennaio 2013
    Torre dei Doria, inchiesta sul restauro-scempio. Santa Maria Coghinas, la Procura indaga sui lavori nella fortezza medievale costati 250mila euro: pietre bianche, tetto di tegole moderne, muro di cinta raso al suolo per far passare i camion. (Luigi Soriga): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/01/04/news/torre-dei-doria-inchiesta-sul-restauro-scempio-1.6292607

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