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Ma quanti cardi possono crescere in Sardegna?


Cardo (Sylibum marianum)

 

 

anche su Il Manifesto Sardo, (“Ma quanti cardi possono crescere in Sardegna?“)n. 131, 1 ottobre 2012

 

In questi giorni scadono i termini per la presentazione di “osservazioni” nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativa al progetto centrale a biomassa presentato dalla Enipower s.p.a. nella zona industriale di Porto Torres (SS).

Il progetto rientra nel protocollo d’intesa Stato – Regione – gruppo ENI – gruppo Novamont sulla c.d. Chimica Verde stipulato il 26 maggio 2011, il quale prevede complessivamente la realizzazione di un nuovo stabilimento per la produzione di derivati di oli vegetali naturali non modificati, comprendente un impianto di produzione di monomeri biodegradabili e un impianto di produzione di oli lubrificanti biodegradabili da materie prime derivate da fonti rinnovabili, funzionalmente integrati e aventi capacità produttiva rispettivamente di 40.000 tonnellate/anno di monomeri biodegradabili e di 30.000 tonnellate/anno di oli lubrificanti biodegradabili.

Questa dovrebbe essere la bacchetta magica che permetterebbe di risolvere la crisi occupazionale pesantissima che attraversa il nord ovest della Sardegna e realizzare la bonifica ambientale di una zona industriale – quella di Porto Torres – che ha poco da invidiare alla più famosa Taranto.

E’ quindi grande l’aspettativa per la realizzazione degli interventi previsti dal protocollo della c.d. Chimica Verde.

Non possiamo, però, dimenticare che Porto Torres e Sassari fanno parte del Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche  del nord Sardegna (SIN) ai sensi delD.M. 7 febbraio 2003, cioè territorio nel quale il livello di inquinamento dell’aria, dei suoli e delle falde, dovuto alla presenza industriale, mette a serio rischio la salute di chi ci lavora e di chi ci abita e, pertanto, deve essere bonificato.

Porto Torres, zona industriale

Il rapporto  S.E.N.T.I.E.R.I. (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori  e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinanti, promosso dal Ministero della salute e pubblicato nel 2011) ha evidenziato come il territorio di Sassari (unico capoluogo di Provincia tra  i  57  siti  nazionali perimetrati) e quello di Porto Torres rientrino in uno dei 44 siti  che rappresentano le zone a maggior rischio di tumore in Italia.  Nel  SIN  Porto Torres-Sassari è stato rilevato un eccesso per tutte le cause di morte tra le quali tumori, malattie del sistema circolatorio, dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente, dell’apparato genitourinario.

In particolare, l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che la maggior parte degli inquinanti dell’atmosfera deriva dalle combustioni e registra un incremento significativo della mortalità per cause polmonari e per cancro del polmone, per esposizione a lungo termine a PM 2.5.    Per tutti questi motivi, la più che decennale normativa europea  sulla materia impone ormai perentoriamente l’abbattimento dei valori di PM 2.5 nell’aria (mentre gli scienziati, come detto sopra, già avvertono dei danni, ancora maggiori, da nanoparticelle, PM 0.1).     In proposito, sembrerebbe non presente alcuna strumentazione necessaria per la misurazione del PM 2.5 presso le Strutture tecnico-scientifiche pubbliche operanti nella Provincia di Sassari, con ovvie conseguenze sul monitoraggio ambientale.

Invero, la situazione ambientale-sanitaria dell’area impone che i provvedimenti di bonifica ambientale (oggetto degli impegni sottoscritti nel Protocollo d’intesa sulla c.d. Chimica Verde) siano anteposti alla realizzazione di qualsiasi altro intervento industriale.

Porto Torres, zona industriale

Invece le bonifiche ambientali non sono ancora partite e si aprono i cantieri per nuovi impianti industriali.

Il progetto della nuova centrale prevede la realizzazione di una nuova caldaia da 135 MWt, ottimizzata per la combustione di biomassa erbacea, ma adatta anche all’utilizzo di biomassa legnosa, dei relativi sistemi di stoccaggio e movimentazione della biomassa e delle ceneri di combustione, dei sistemi di trattamento fumi, di una turbina a vapore da 43,5MWe con estrazione di vapore tecnologico e di una caldaia da 70MWt alimentata da combustibile fossile per integrazione e riserva della fornitura di vapore al sito industriale”.   L’impianto – previsto dal Protocollo d’intesa per la c.d. Chimica Verde – è finalizzato alla fornitura dell’energia termica e di parte dell’energia elettrica per gli impianti del polo industriale, utilizzando la biomassa erbacea sottoprodotto della filiera agricola per la produzione di olii vegetali collegata alla c.d. Chimica Verde.

E’ però evidente che la creazione di un nuovo polo energetico a combustione nelle vicinanze di quello ad elevata potenza, di proprietà di E.ON (640 MWe da carbone, 320 MWe da olio combustibile e 80 MWe da gasolio), sempre basato sulla combustione di fossili, peggiorerebbe  in termini di emissioni e di produzioni di ceneri tossiche le condizioni sanitarie già precarie del territorio di Porto Torres, caratterizzato da dati epidemiologici allarmanti riguardo alle patologie tumorali (anche della prima infanzia e dell’adolescenza) e cronico-degenerative.

Per questi motivi le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, grazie alla preziosa collaborazione con l’Associazione Medici per l’Ambiente, hanno inoltrato specifico atto di intervento con “osservazioni” (19 settembre 2012) nel procedimento V.I.A.

Interessato direttamente il Servizio regionale valutazione impatti, nonché – per opportuna informazione – la Commissione europea, il Ministero dell’ambiente, la Provincia di Sassari e i Comuni di Porto Torres e Sassari.

Sono numerose le “osservazioni” contenute nell’atto di intervento ecologista e riferite alla medesima veridicità e trasparenza del progetto presentato, in considerazione del fatto che almeno un terzo del combustibile impiegato sarebbe di origine fossile (è indicato il FOK, residuo del processo industriale di produzione dell’etilene, pericoloso, cancerogeno) e non proveniente da fonti rinnovabili, mentre non sussiste alcuna certezza della possibilità di impiegare biomassa vegetale in quelle proporzioni.

Secondo lo studio di impatto ambientale, in termini di emissioni questo impianto di “chimica verde” produrrebbe 32,4 t/anno di NOx, 4,2 t/anno di COV, 16,6 t/anno di CO, 10,3 t/anno “Polveri” e 5,4 T/anno di SO2. E’ sintomo di scarsa attenzione ai parametri della qualità dell’aria  considerare le “polveri” e non le loro frazioni (PM 10, PM 2,5  e tanto meno PM 0,1, UF e nano particelle); queste carenze sono presenti anche nella rete dei sistemi di monitoraggio nel territorio della Provincia e dell’intera Isola. Dal 6 novembre 2008 il sistema di monitoraggio della qualità  dell’aria della Provincia di Sassari è sotto il controllo dall’ARPAS; a tutt’oggi i valori di riferimento presi in considerazione non rispondono alla seconda fase attuativa temporale del D.M n. 60/2002, e tanto meno a quelle del nuovo D.Lgs. 13 agosto 2010; il valore del PM 2,5, elemento centrale della normativa più recente, non viene preso in considerazione.

Infatti, la creazione di una centrale a biomasse da 40 MWe è oltremodo sovradimensionata.

campo di mais

Gli studi effettuati dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Sassari e dall’Ente Foreste della Sardegna prevedono per l’intera Isola una disponibilità di biomassa naturale, su 800.000 ettari di territorio boscato e con macchia, di circa 300.000 tonnellate annue che, con un potere calorifico medio di 3500 Kcal/Kg, basterebbero al raggiungimento di una produzione di potenza di 20 MWe.

Quindi troppo poco per il progetto presentato, anche considerando utilizzabile quella produzione di mais e di cardo proveniente dalle zone agricole del Sassarese e del Logudoro a cui fanno spesso riferimento i vertici dirigenziali delle Aziende coinvolte.

Quanto cardo e quanto mais sarebbe necessario per rispettare le “necessità” della centrale?

8-10.000 ettari coltivati a mais, 230.000 ettari circa a cardo: cioè a più di tutta la superficie attualmente impegnata in Sardegna dalle colture in atto. Il dubbio che possano essere impiegati in maniera estensiva OGM, fertilizzanti chimici, pesticidi ed altri composti chimici per l’agricoltura di cui si conosce il potenziale danno per la salute, genera preoccupazione dal punto di vista ambientale e sanitario.

Si ricorda poi che la normativa italiana (art. 17 del decreto legislativo n. 387/2003, decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., decreto legislativo n. 28/2011)annovera tra le biomasse  (fonti rinnovabili) la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani.

Ai fini della concessione di agevolazioni tariffarie, CIP 6, e di certificati verdi  ha, per lungo tempo,  consentito di assimilare alla biomassa vegetale vera e propria la frazione non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani  (art. 17  D.Lgs. 387/2003 e s.m.i.), con ciò di fatto incoraggiando l’uso di tali combustibili nelle centrali a biomasse. Per questa scelta, l’Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea. Ciononostante, l’ultima normativa continua ad ammettere la  realizzazione di strutture ibride che accedono a incentivi economici (D.Lgs. n. 28/2011).

Possono, dunque, essere realizzate centrali che, ad esempio, bruciano  cardo  per il 51%, mentre per il resto bruciano rifiuti indifferenziati, con ricchi incentivi. Questo è possibile grazie a un passaggio dell’ultimo decreto, specifico per i rifiuti soggetti a forfettizzazione (D.M. 6 luglio 2012).  Tale elemento, assieme al sovradimensionamento dell’impianto, fa intravedere il rischio che la megastruttura possa essere adibita ad incenerimento di rifiuti solidi urbani, anche extra-regionali. A confermare questa ipotesi concorrono i riferimenti nel protocollo d’intesa e nell’addendum ai decreti legislativi citati e,soprattutto, le caratteristiche tecnologiche progettuali della centrale Enipower, che, si ribadisce, sono quelle preferite per l’incenerimento di rifiuti solidi urbani e assimilati.

Vienna, inceneritore

In precedenza, con atto del 20 settembre 2011, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra erano intervenute nel procedimento di V.I.A. del complessivo  “Progetto Polo Verde – Fase I. Impianti per la produzione di monomeri ed oli lubrificanti, biodegradabili, da oli vegetali naturali” da parte della Matrica s.p.a. conclusosi con un giudizio di compatibilità ambientale subordinato a numerose condizioni (deliberazione Giunta regionale n. 52/40 del 23 dicembre 2011).

Insomma, davvero poca chiarezza per finalità così rilevanti.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

(foto da it.wikipedia.org, da Flickr, da mailing list ecologista, S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    ottobre 1, 2012 alle 9:52 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Bio IX
    ottobre 1, 2012 alle 12:48 pm

    Una significativa mano d’aiuto potrebbe darla il “floc” prodotto dal sistema P2P per cui la Regione Sardegna si è dimostrata alquanto interessata. Pura casualità?

  3. mudadum
    ottobre 1, 2012 alle 11:16 pm

    All’incontro tenutosi al Palazzo di Città, i vari dirigenti e tecnici di Matrìca e di Eni non mi hanno convinto per niente. Di verde hanno l’aggettivo ma non la sostanza a parte il fatto che vorrebbero vincolare 80.000 ettari ad una mono coltura, il cardo. L’UNESCO si è più volte espressa sul danno provocato dai nuovi latifondisti che tolgono all’agricoltura l’opportunità di sfamare l’uomo o gli animali a favore di pochi speculatori. Hanno parlato di bonifiche per danni ambientali non provocati da loro ma sicuramente da un sistema industriale che loro, i produttori di petrolio, hanno favorito pensando di poter manipolare il petrolio come se fosse acqua, ed oggi pensano di usare meno floc di prima <> a discapito di un territorio già danneggiato pensano di manipolare micro particelle senza alterare un equilibrio già traballante. Lasciamo perdere la Normativa italiana che è sempre inadempiente quando si devono arricchire in pochi a discapito di intere popolazioni, dobbiamo guardare e conoscere le Direttive europee per scoprire che non devono più esistere: i CP6 (tutte le tecnologie che bruciano scarti diversi dai vegetali), le grandi linee di trasporto di energia, perché ne “perdono” molta durante il trasporto (in effetti molta energia si trasforma in calore e radiazioni durante tutto il tragitto); lo spreco di acqua calda, hanno dichiarato di voler reimmettere l’acqua prelevata dal mare (mi pare che sia vietato) quando avrà perso la forza vapore. Queste sono solo alcune considerazioni dopo aver ascoltato il bel teatrino alla presenza dei nostri Amministratori Comunali e Provinciali, avrei voluto chieder loro se intendono considerare la Sardegna come un luogo con tanti esseri viventi o come uno spazio senza alcun vincolo presente e futuro, già Rovelli e i piani industriali Nazionali hanno devastato il nostro territorio senza aver ancora pagato i danni, ed oggi per la nuova iniziativa quanti denari sono stati depositati per risanare un’eventuale disastro ambientale? I nostri amministratori riescono realmente ad ipotizzare uno scenario futuro di almeno 25 anni? Chissà quando, in Sardegna, ci renderemo conto che potremo produrre energia per i nostri fabbisogni bruciando in difetto di ossigeno gli scarti delle nostre produzioni agricole; recuperando i gas dalle produzioni zooagricole, dagli impianti di compostaggio, dalle discariche e dagli impianti di depurazione; dalle superfici degli edifici coperti di fotovoltaico o di termodinamico; da piccole porzioni di volumi il micro eolico. Quando in Europa si parla di smart grid si intende la rete di energie intelligenti come le energie che non sprecano e non inquinano e non di energie gestite da pochi intelligenti a discapito di un popolo che ritiene di essere stato orgoglioso.

  4. ottobre 6, 2012 alle 11:12 am

    da La Nuova Sardegna, 6 ottobre 2012
    Chimica verde, si comincia dai primi due impianti. Firmato il contratto tra la Icom e Matrìca che consentirà di avviare i cantieri con le imprese sarde e assumere disoccupati. A disposizione 8 milioni di euro. (Pinuccio Saba)

    PORTO TORRES. Più che di una boccata di ossigeno l’impressione è che si tratti di un farmaco “salvavita” in grado di riportare serenità per decine di famiglie di disoccupati. Ieri è stato infatti firmato il contratto – fra la Icom (capofila) e Matrìca – del primo step per la costruzione dei primi due impianti per la chimica verde. Nei mesi scorsi erano stati avviati i lavori edili, che proseguiranno ancora per qualche tempo, ma cera grande attesa per le lavorazione metalmeccaniche. Attesa che durava da mesi, da quando la maggiora parte delle imprese che lavoravano nelle manutenzioni del petrolchimico avevano cominciato a licenziare o, nei casi più fortunati, mettere in cassa integrazione i propri dipendenti. Ora è finalmente arrivato questo primo contratto per un importo di otto milioni di euro, che consentirà alla Icom ma anche alla aziende del subappalto Impresarda e Carpenterie Metalliche (le principali, certificate e qualificate) di avviare i cantieri e soprattutto chiamare al lavoro i tanti disoccupati del territorio. A pieno regime gli occupati complessivi saranno oltre duecento per tutto il 2013 e, assicurano le tre aziende, la precedenza sarà data ai lavoratori della Sicmi. Saranno impiegate tutte le specializzazioni, dai saldatori ai tubisti, all’ingegneria meccanica. Ma anche autisti e gruisti (la Icom possiede un parco mezzi impressionante, compresa una gru da 500 tonnellate), lavoratori che si sono formati proprio all’interno dello stabilimento petrolchimico. La firma di questo contratto, peraltro previsto all’interno dell’accordo di programma stipulato fra Matrìca e gli enti locali, non risolverà certamente il problema della disoccupazione, ma darà un po’ di respiro al settore che ha pagato il prezzo più alto sul fronte della crisi. Tecnici e operai saranno infatti impegnati nella costruzione di serbatoi, capannoni, grandi tubazioni e montaggio di quelle parti degli impianti realizzati al di fuori della Sardegna. Pur se con qualche ritardo sulla tabella di marcia, il progetto per la chimica verde si fa sempre più concreto. Un progetto sul quale – è bene ricordarlo – occorre la massima vigilanza per non incappare in situazioni simili al ciclo del cloro. Anche se proprio la specificità delle produzioni, che avranno un contatto solo marginale con la chimica tradizionale, dovrebbero essere una garanzia visto che gli impianti lavoreranno materie prime di origine vegetale. Ma questo potrebbe essere solo il primo di una serie di contratti fra Matrìca e le aziende del territorio o comunque insediate da anni nel Sassarese. Matrìca ha infatti già richiesto la presentazione delle offerte, o comunque delle manifestazioni di interesse, alle imprese per la realizzazione di cinque colonne d’estrazione (una parte degli impianti) e fra le imprese invitate a presentare la propria offerta c’è anche la Impresarda. Sempre sul fronte dello stabilimento petrolchimico si attende adesso la valutazione delle offerte richieste stavolta da Sindyal ed Eni per quanto riguarda la bonifiche industriali. Un affare tantissimi milioni di euro, non ancora quantificati ma forse un miliardo, una torta che interessa non solo le aziende sarde ma anche quelle d’oltremare. Aziende che dovrebbero essere ammesse alla manifestazione di interesse voluta dall’Eni e che in un primo momento sembrava escludere completamente le imprese isolane. Come detto questi primi contratti non risolveranno la piaga della disoccupazione, ma rappresentano certamente una piccola luce in fondo al tunnel della crisi che ha devastato la Sardegna nord occidentale.

  5. ottobre 19, 2012 alle 3:01 pm

    il Servizio S.A.V.I. dell’Assessorato della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna ha comunicato (nota n. 23847 del 9 ottobre 2012) che sono pervenuti atti di “osservazioni” da parte delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, dall’Associazione Medici per l’Ambiente, dall’Ordine dei Medici di Sassari, da Italia Nostra (Sez. Sassari), dall’Ente parco nazionale dell’Asinara, dall’Associazione Medici cattolici italiani, dal Comitato “Non bruciamoci il futuro” di Macomer e da 24 cittadini residenti in vari centri del nord ovest della Sardegna (Sassari, Alghero, Porto Torres, Ossi).

  6. ottobre 30, 2012 alle 10:36 am

    da Sardinia Post, 30 ottobre 2012
    CHIMICA DAVVERO “VERDE” O NUOVA FONTE DI INQUINAMENTO? : http://www.sardiniapost.it/cronaca/1185-chimica-davvero-verde-o-nuova-fonte-di-inquinamento

    LE OSSERVAZIONI DEL GRUPPO DI INTERVENTO GIURIDICO E DI AMICI DELLA TERRA SUL PROGETTO BIOMASSE A PORTO TORRES: http://www.sardiniapost.it/cronaca/1186-le-osservazioni-del-gruppo-di-intervento-giuridico-e-di-amici-della-terra-sul-progetto-biomasse-a-porto-torres

    da La Nuova Sardegna, 30 ottobre 2012
    Inquinamento a Porto Torres, c’è un nuovo allarme. Mozione della sinistra in Consiglio regionale: «Fare subito la valutazione d’impatto ambientale sulla chimica verde»: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2012/10/30/news/inquinamento-a-porto-torres-c-e-un-nuovo-allarme-1.5943364

    da CagliariPad, 29 ottobre 2012
    L’imbroglio della chimica verde. Il caso Porto Torres. (Martina Marras): http://www.cagliaripad.it/it/news/ottobre/29/green/

  7. novembre 12, 2012 alle 2:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 novembre 2012
    Chimica verde, oggi il vertice al ministero. Roma, nell’incontro si parlerà di bonifiche e delle possibilità d’inserimento dei lavoratori della Vinyls. (Gianni Bazzoni): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121112081051.pdf

  8. novembre 13, 2012 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2012
    Chimica verde, il governo ci crede. A Roma il sottosegretario De Vincenti conferma alla Provincia di Sassari: «È la più importante riconversione in Italia»: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121113081454.pdf

  9. novembre 16, 2012 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 novembre 2012
    Prime bonifiche sulla collina dei veleni. Syndial conferma: questo mese comincia l’indagine sui rifiut itossici a Minciaredda. I piani per la pulizia delle falde. (Gianni Bazzoni): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121116082604.pdf

    Cantieri di Matrìca in aree già ripulite. L’ingegner Colarusso: per il risanamento diamo priorità alle zone in cui sono previsti piani industriali: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121116082626.pdf

  10. novembre 23, 2012 alle 2:58 pm

    da Sardies, 21 novembre 2012
    Il fok alimenterà la caldaia di riserva degli impianti di Matrìca: http://sardies.org/index.php?option=com_content&view=article&id=14542:il-fok-alimentera-la-caldaia-di-riserva-degli-impianti-di-matrica-&catid=13:sassari&Itemid=16

    da La Nuova Sardegna, 23 novembre 2012
    Centrale a biomasse, la Provincia boccia l’utilizzo del fok. L’assessore all’Ambiente Denegri propone a Eni, Enipower e Versalis di usare come combustibile alternativo il gpl. (Pinuccio Saba)

    PORTO TORRES. «Valutare eventuali alternative al fok, come per esempio il gpl, per alimentare la caldaia di riserva dell’impianto che servirà il ciclo produttivo della chimica verde». La proposta dell’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Denegri è stata formulata nel corso dell’ultimo incontro convocato dal presidente della Provincia Alessandra Giudici nell’ambito delle procedure autorizzative per la costruzione della termocentrale a biomasse da parte di Enipower. La Provincia conferma quindi la propria posizione nei confronti dell’utilizzo del fok, un derivato dall’acetilene usato come catalizzatore nella combustione dell’olio a basso tenore di zolfo (btz) e l’assessore Denegri chiede che il tema venga discusso apertamente. Il faccia a faccia – da una parte l’assessore e i tecnici del settore Ambiente, dall’altra i rappresentanti di Eni, Enipower e Versalis – è servito per ribadire su che basi fondi la perplessità della Provincia di Sassari per il fok. «Potrebbe anche essere meno nocivo dell’olio btz, che veniva utilizzato prima e produceva rilevanti emissioni di ossidi di zolfo – ha affermato Denegri – ma la combustione del fok può generare emissioni di prodotti aromatici cancerogeni. E questo oggi non è accettabile». Un problema peraltro già esistente visto che la centrale termoelettrica in funzione all’interno dello stabilimento petrolchimico è alimentata a fok, centrale che «è obsoleta e inquinante – ha replicato Denegri – e infatti è destinata alla dismissione non appena entrerà in esercizio la nuova centrale a biomasse». Una posizione che non ha sorpreso più di tanto di rappresentanti di Eni, Enipower e Versalis che si sono riservati di riflettere sulla proposta formulata dalla Provincia, assicurando allo stesso tempo che «le soluzioni tecniche previste nel progetto della nuova centrale sono il frutto di studi approfonditi, effettuati in collaborazione con il Cnr . «A noi interessa individuare soluzioni che permettano di coniugare il più possibile la tutela ambientale alla rapidità degli iter autorizzativi per la chimica verde – ha concluso l’assessore Paolo Denegri – che consideriamo di importanza fondamentale per il rilancio economico del territorio»

  11. novembre 24, 2012 alle 11:30 am

    i Riformatori? Mah…

    da La Nuova Sardegna, 24 novembre 2012
    «Chimica verde o bomba a orologeria?».
    Riformatori, Ordine dei medici e Isde: «Rischio inquinamento, la Regione riferisca sul progetto».

    SASSARI. Sulla carta si presenta come “chimica verde”, ma nelle paure dell’Isde (Medici per l’ambiente), dell’Ordine dei medici sassarese e del gruppo dei Riformatori sardi in Consiglio regionale, il tanto atteso progetto Matrica promosso da Eni e Novamont nel sito industriale di Porto Torres rischia di rivelarsi un bluff per l’economia isolana e un bomba ecologica a orologeria per l’ambiente e la salute dei sardi. Le preoccupazioni per il progetto da 1.200 milioni di euro per la riconversione industriale del sito petrolchimico in “un polo di produzione di monomeri-bio, bio-plastiche, bio-lubrificanti, additivi per gomme ed elastomeri, nonché di cogenerazione energetica da biomasse” sono state denunciate ieri mattina, in un’insolita conferenza stampa all’aperto, in piazza d’Italia. Sotto un sole quasi primaverile e gli sguardi incuriositi dei passanti, il gruppo dei Riformatori ha illustrato il contenuto di una mozione depositata in Consiglio regionale, con cui chiedono al governatore, Ugo Cappellacci, di riferire in aula sullo stato del progetto Matrica, rispondendo ai dubbi sulla reale portata economica e occupazionale che l’investimento avrà sul territorio, e sui rischi per la salute e l’ambiente. «Noi crediamo nel progetto Matrica, ma non vorremmo che questo investimento si riveli una bufala, così come è stato per altre iniziative dell’Eni nel nostro territorio», ha esordito il consigliere regionale, Pietrino Fois. «Gli agricoltori sardi non sono stati coinvolti finora in un progetto che prevede una filiera agroindustriale per la produzione di biomassa dalla coltivazione del cardo», ha ammonito Antonello Gregorini, coordinatore del Centro studi dei Riformatori. «Con la nostra mozione ci agganciamo al documento analogo presentato dal consigliere Claudia Zuncheddu e sottoscritto da altri colleghi del centrosinistra per chiedere chiarezza a Eni e al presidente della Regione su un progetto di cui condividiamo lo spirito e le finalità», ha spiegato il consigliere regionale Pierpaolo Vargiu. Ma la scossa è arrivata dai medici. Alessandro Arru in rappresentanza dell’Ordine dei medici, ha bocciato senza appello la realizzazione della centrale elettrica a biomasse, a sostegno dei nuovi stabilimenti industriali “verdi”: «È sovradimensionata e davvero poco compatibile con la politica verde alla base dell’investimento. Inoltre è prevista una caldaia alimentata da combustibile fok, altamente tossico e quindi responsabili di emissioni nocive». Ancora più duro è stato Vincenzo Migaleddu, dell’Isde: «La centrale a biomasse si rivelerebbe molto più inquinante di quelle a olio combustibile perché immetterebbe nell’atmosfera polveri sottili e ultrasottili impossibili da bloccare con i filtri e fortemente inquinanti e pericolose per la salute umana».

  12. dicembre 19, 2012 alle 2:49 pm

    da L’Unione Sarda, 19 dicembre 2012
    L’impianto. Concordi il ministro dello Sviluppo Economico e il numero 1 dell’Eni. «Il futuro è la chimica verde». (Augusto Ditel): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121219082951.pdf

    «Cagliari ci trascura». Cappellacci: non è vero: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121219083026.pdf

    da La Nuova Sardegna, 19 dicembre 2012
    Eni e Passera: chimica verde, è il futuro. Il ministro dello Sviluppo economico visita i cantieri di Matrìca. Assenti gli operai cassintegrati: in passato troppe delusioni. (Gianni Bazzoni): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121219081950.pdf

    Avvio degli impianti entro un anno: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121219082024.pdf

    Ultimatum a E.On: costruisca il 5˚gruppo. Il ministro: «Se non lo farà, il governo sospenderà la concessione». Vinyls, spiragli nel polo verde: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121219082048.pdf

  13. dicembre 24, 2012 alle 2:48 pm

    da Sardinia Post, 24 dicembre 2012
    LA “CHIMICA VERDE”? IL CAVALLO DI TROIA DELL’ENI IN SARDEGNA. (Davide Fara): http://www.sardiniapost.it/cronaca/2277-la-chimica-verde-il-cavallo-di-troia-dell-eni-in-sardegna

  14. gennaio 30, 2013 alle 2:50 pm

    è partito il bando (http://europaconcorsi.com/competitions/221206-Centrale-cogenerativa-a-biomasse-di-Porto-Torres), ma la procedura di V.I.A. non è conclusa.
    Anzi, la Società Enipower S.p.A., ha trasmesso in data 3 dicembre 2012 al Servizio regionale S.A.V.I. lo Studio di impatto ambientale (SIA) contenente alcune rettifiche: http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=214888&v=2&c=4807&idsito=18

    da La Nuova Sardegna, 30 gennaio 2013
    AMBIENTE. Centrale a biomasse, bando dell’Eni. Porto Torres, le domande per la progettazione e la costruzione dell’impianto dovranno pervenire entro il 28 febbraio. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Domande entro il 28 febbraio per la progettazione e la costruzione della nuova centrale di cogenerazione a biomasse nel polo industriale di Porto Torres. L’opera si inserisce nel piano di riconversione dell’area che passa attraverso il programma della chimica verde. Il bando è stato pubblicato il 22 gennaio sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, mentre l’avviso è stato diffuso ieri da Enipower sui quotidiani. L’investimento per la centrale a biomasse (da 43,5 Mwe) è pari a 200 milioni di euro. I lavori dovranno essere portati a termine entro 32 mesi dal momento dell’aggiudicazione dell’appalto. L’intesa per la riconversione del polo industriale di Porto Torres era stata raggiunta poco meno di due anni fa, con la firma del Protocollo d’intesa tra Governo, Regione, enti locali, Eni e Novamont che prevede la realizzazione del più grande polo della chimica verde del’Europa. Diversi cantieri sono già stati aperti per l’insediamento dei primi impianti di Matrìca, la joint nata dall’accordo tra Eni e Novamont. Il percorso per la centrale a biomasse è sicuramente quello più complicato, anche per le diffidenze e le perplessità che si porta dietro, in larga parte legate ai possibili rischi per la salute pubblica e l’ambiente. Gli incontri pubblici e l’analisi della documentazione tecnica, non hanno consentito di ridurre le distanze. E attorno al progetto della nuova centrale continua a girare una esigenza di chiarezza manifestata soprattutto da diverse associazioni ambientaliste e dall’Associazione medici per l’ambiente. Numerose le osservazioni presentate a suo tempo, anche da parte della Provincia di Sassari che ha sollecitato iniziative idonee per prevedere la sostituzione del combustibile Fok (considerato cancerogeno) con il gas. L’altra contestazione – emersa durante le presentazioni pubbliche – riguarda l’eventualità che nella nuova centrale possano essere bruciati rifiuti. Era stato lo stesso amministratore delegato di Enipower, Giovanni Milani, a escludere tale eventualità. Ora si entra nella fase pratica e sarà necessario un livello di vigilanza elevato, proprio per evitare che vengano realizzate opere difformi rispetto a quanto stabilito dai progetti e dalle Valutazioni ambientali. Il territorio non può permettersi altri errori e la tutela dell’ambiente diventa l’elemento di forza in un progetto di innovazione che deve essere affiancato dagli interventi per le bonifiche. Proprio ieri Versalis (la società dell’Eni che ha chiuso l’accordo con Novamont per la chimica verde) ha annunciato una partnership strategica con Yulex Corporation per la produzione di biogomma a base di guayule (un arbusto non destinato a uso alimentare) nell’Europa del sud, affiancato da una centrale a biomasse.

  15. febbraio 2, 2013 alle 11:10 am

    da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2013
    «Sulla chimica verde dobbiamo vigilare per evitare sorprese». La denuncia della Femca-Cisl: «L’Eni deve svolgere un ruolo centrale. Troppe variabili rispetto al progetto originario». (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Strani silenzi e atteggiamenti che sembrano tipici di chi ha già ottenuto un risultato. La Femca-Cisl suona la sveglia sul progetto della chimica verde a Porto Torres e denuncia che «non è vero che tutti i problemi sono risolti». Giampiero Murgia, segretario generale di Femca Sardegna, e Luca Velluto, segretario territoriale di Sassari, ieri hanno sottolineato che «finchè gli impianti non saranno in marcia e produttivi, vuol dire che il risultato non è stato ancora raggiunto. Per questo occorre vigilare con grande attenzione per evitare sorprese». Murgia e Velluto hanno manifestato perplessità per le «troppe variabili che stanno modificando il progetto originario», soprattutto perchè finora «non si conosce l’entità degli investimenti effettuati e il solo fatto di notare che è aumentato il numero delle auto parcheggiate fuori dalla portineria del Petrolchimico non può essere un indicatore di certezza, per quanto positivo». I due dirigenti della Femca-Cisl chiedono chiarezza su come sarà compensata la rimodulazione degli investimenti previsti nella fase 2 del progetto della chimica verde, rivendicano spiegazioni «sul nuovo piano dell’impianto di spremitura del seme del cardo e maggiori dettagli sui tempi di realizzazione della fase 3 (la più importante dell’intera operazione). Con una domanda: ci sono i finanziamenti previsti?». La Femca-Cisl interviene anche sulla centrale biomasse di Enipower il cui bando è stato appena pubblicato: «Perchè è stata fatta una gara internazionale? E a cosa sono dovuti i ritardi nelle autorizzazioni?«. Giampiero Murgia e Luca Velluto guardano alla realtà dello stabilimento Petrolchimico di Porto Torres, che negli anni ha subito colpi pesantissimi sul fronte occupazionale, e chiedono una presa di posizione da parte dell’Eni: «Le procedure di rinnovo degli appalti per le imprese di manutenzione all’interno della fabbrica devono essere congelate e sarebbe più opportuno pianificare una proroga per ulteriori tre anni, in coincidenza con gli investimenti previsti dal progetto complessivo della chimica verde». Una proposta che si basa sulla necessità di garantire la continuità lavorativa alle imprese e ai lavoratori del territorio. La Femca-Cisl denuncia, inoltre, «il disimpegno di Eni e delle sue consociate riguardo agli approvvigionamenti, all’amministrazione e alla logistica. Riteniamo che tali servizi debbano rimanere nel sito di Porto Torres per rafforzare il progetto complessivo». L’organizzazione sindacale esprimepiena contrarietà «a qualunque gestione diversa degli impianti, come quello del Taf, senza un piano industriale credibile». E ricorda che Matrìca è una società nata e insediata a Porto Torres, e come tale deve tenere conto delle realtà dove opera». La Femca chiede il ripristino dei tavoli regionali previsti dal Protocollo d’intesa per gestire con chiarezza il progetto della chimica verde, e con la consapevolezza che qualunque modifica di quell’intesa va condivisa a livello nazionale.

  16. febbraio 3, 2013 alle 11:19 am

    da La Nuova Sardegna, 3 febbraio 2013
    Matrìca, via ai lavori per i nuovi impianti di alta tecnologia. I metalmeccanici di Impresarda stanno già realizzando le apparecchiature che saranno consegnate a giugno. (Gavino Masia)

    PORTO TORRES La professionalità dei lavoratori metalmeccanici di Porto Torres comincia a trovare un suo spazio occupazionale nella prima fase del progetto della chimica verde proposto dalla società “Matrìca”. La joint venture tra Eni e Novamont infatti, che candida il vecchio petrolchimico a diventare il polo verde più grande d’Europa, ha affidato due ordini alla società locale Impresarda per la costruzione di otto colonne: cinque per agitatori in acciaio inox, e tre colonne di installazione, la cui consegna è prevista per il prossimo giugno. Le apparecchiature verranno costruite all’interno degli stabilimenti Impresarda, dove lavorano una trentina di portotorresi altamente specializzati in questo settore. La stessa azienda è stata inserita pure nel subappalto Matrìca, assieme alla ditta Icom, per la costruzione delle carpenterie leggere e pesanti per circa 500 tonnellate. L’Impresarda, tra l’altro, è l’unica azienda locale inserita nel subappalto perché in possesso delle certificazioni richieste per la realizzazione di apparecchiature a pressione. Qualcosa finalmente si muove, dunque, all’interno di quella che nel passato era considerata una grande zona industriale: le prime conferme risalgono a metà dello scorso mese in occasione del verbale d’incontro, promosso dall’Associazione industriali nella propria sede, tra la ditta Icom e le organizzazioni sindacali territoriali dei metalmeccanici. In quell’occasione la Icom dichiarò di aver ricollocato pressoché tutti i lavoratori della Sicmi montaggi, interessati dalla cassa integrazione straordinaria, nonchè altri lavoratori provenienti dall’indotto territoriale. Una forza lavoro pari a 197 unità, insomma, di cui 92 sul cantiere di Versalis, 84 sul cantiere Matrìca, 15 sul cantiere E.On e 6 al deposito Agip. Un rispetto quasi totale degli accordi sottoscritti lo scorso 4 ottobre, in virtù delle nuove attività legate al progetto chimica verde, anche se rimangono ancora da ricollocare alcuni lavoratori con malattia professionale. Il cantiere della prima fase di Matrìca, impianti di monomeri e lubrificanti bio, è stato aperto il 9 luglio con la realizzazione delle fondamenta e dei terrapieni: poi l’avvvio delle attività metalmeccaniche con la costruzione delle strutture metalliche sulle quali poggiano le tubazioni, e dei primi 17 serbatoi destinati allo stoccaggio di materie prime e prodotti. Con l’avanzamento dei lavori, come si impegnò l’amministratore delegato di Polimeri Europa, devono essere incrementati anche i posti di lavoro.

    • febbraio 5, 2013 alle 3:05 pm

      da La Nuova Sardegna, 5 febbraio 2013
      Sassari. BIOMASSE. Scientificamente provata la nocività.

      Chiediamo ospitalità sul giornale per alcune precisazioni in merito alla vicenda della centrale a biomassa di Porto Torres.
      Innanzi tutto, l’iter autorizzativo non è concluso, quindi i lavori per la realizzazione della centrale non potranno avere inizio prima del loro completo esaurimento. Ci teniamo a precisare che noi, e le altre centinaia di persone che hanno espresso presso il Savi la loro contrarietà all’iniziativa, continueremo ad opporci con tutte le nostre forze, anche nelle prossime fasi. Questo perché non siamo solo “perplessi”, ma abbiamo raggiunto ed abbiamo fornito, in varie occasioni e presso varie sedi istituzionali, la certezza, scientificamente documentata, della grave nocività per la salute umana delle centrali a biomassa, specie della tipologia e delle dimensioni di quella proposta da Enipower, per di più inserita in un’area già definita Sito di Interesse Nazionale per la quantità di patologie mortali rilevata, dove la priorità assoluta è rappresentata dalla bonifica. E parliamo di biomassa vera, mentre l’incenerimento di rifiuti e la combustione di FOK non dovrebbero neanche essere presi in considerazione perché, come è ormai ampiamente accertato, determinano conseguenze ulteriormente nefaste per l’ambiente e la salute dei cittadini.

      Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri
      ISDE Sardegna
      Associazione Medici Cattolici Italiani
      Italia Nostra
      C.A.P.S.A. – No Chimica Verde
      Gruppo di Intervento Giuridico
      Amici della Terra

  17. febbraio 14, 2013 alle 2:59 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 febbraio 2013
    E sulla chimica verde dubbi dell’Università: «Mai stati coinvolti». Il dipartimento di Agraria lamenta l’assenza di accordi con Matrìca sulla filiera agroindustriale: «Fare chiarezza». (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. C’è movimento nei cantieri della chimica verde, nello stabilimento petrolchimico. Ma sugli altri fronti restano le perplessità sui modelli operativi, sui livelli di coinvolgimento e di partecipazione. Il campanello d’allarme è stato suonato ieri dal Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari che è stato più volte contattato da Novamont-Matrìca per mettere a disposizione le proprie competenze negli ambiti scientifici. Solo che non si è andati oltre la fase teorica. E finora non è stato possibile definire con un accordo la fase operativa dell’operazione. Tanto che il Dipartimento di Agraria ha annunciato che «ha deciso di non partecipare ufficialmente a nessuna delle iniziative promosse da Novamont-Matrica fino a quando il rapporto non sarà stato formalizzato e le ricerche proposte abbiano avuto inizio». Non si tratta, evidentemente, di un disimpegno ma di una richiesta di chiarezza. Proprio nel filone agricolo, infatti, sono in atto diverse attività legate a sperimentazioni interessanti, e la partecipazione attiva del Dipartimento è fondamentale. Allora perchè non definire una intesa operativa che chiarisca ruoli e contributi di competenza? «Il Dipartimento ha espresso immediatamente grande interesse per l’iniziativa potenzialmente capace di generare un rilancio dell’economia dell’area nord-ovest della Sardegna – hanno sottolineato dal Dipartimento di Agraria – e, nell’ambito del protocollo di intesa fra Ateneo turritano e altre istituzioni interessate al progetto, ha manifestato la propria disponibilità a condurre ricerche e attività formative a supporto della filiera agroindustriale che dovrà alimentare la bioraffineria di Matrìca. Tale disponibilità si è concretizzata con la presentazione di un’idea progettuale prima a Novamont-Matrica e, successivamente, in collaborazione con altri soggetti, all’assessorato regionale per l’Agricoltura. L’idea progettuale comprendeva ambiti che riguardano tra gli altri l’economia agraria, l’energetica, la difesa delle colture e l’agronomia, le coltivazioni erbacee oleaginose. A fronte di tale proposta, il Dipartimento non è stato coinvolto a nessun titolo nelle sperimentazioni che attualmente sono in essere relativamente alla filiera agroindustriale». Da qui la decisione di fermarsi e di attendere un chiarimento ufficiale, per capire davvero fino a che punto si vuole valorizzare la partecipazione dell’Università di Sassari nel progetto della chimica verde. Un tavolo di confronto si rende necessario per avere risposte in tempi brevi.

    Parco di 153 ettari affacciato sul Golfo dell’Asinara.

    La centrale occupa un’area di circa 153 ettari sul Golfo dell’Asinara. Sei i gruppi in funzione per 982 MW. Le prime due unità, entrate in esercizio negli anni 1983-84, sono alimentate a olio combustibile e hanno una potenza di 160 MW ciascuna. Nel 1992-93 sono entrate in esercizio altre due unità da 320 MW, alimentate a carbone dal 2003. A fine 2005 sono entrati anche due gruppi a turbogas da 40 MW ognuno. Con la realizzazione dei nuovi parchi fotovoltaici Fiume Santo 2 e Fiume Santo 5, E.On ha triplicato la sua capacità fotovoltaica in Italia. Con una potenza installata rispettivamente pari a 18 MW e 11,5 MW, infatti, Fiume Santo 2 e Fiume Santo 5 si collocano tra i maggiori 10 in Italia.

    E.On, scontro finale: il rischio è il black out.
    Se i tedeschi non interverranno a Fiume Santo, il sindaco Ganau emetterà l’ordinanza per chiudere i due gruppi inquinanti: «Altrimenti andatevene».

    SASSARI. Il rischio dietro l’angolo è quello di un black out, una azione impensabile fino a qualche anno fa e che ora diventa una opportunità di difesa. Specie se non ci saranno interventi adeguati – da parte di governo nazionale e Regione – per convincere la multinazionale tedesca E.On a non proseguire con la politica di scontro che ha già portato a una totale rottura nei rapporti con le istituzioni. Le proteste dei prossimi giorni possono sfociare in azioni eclatanti. La società tedesca – tra le più grandi al mondo tra quelle a capitale privato che operano nel settore energetico – è stata «sfiduciata» da due anni, proprio per avere assunto atteggiamenti che, come ha detto il presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici, «sanno di presa in giro». Ormai è chiaro che a Fiume Santo si gioca la partita più complessa dell’intera sfida energetica in Sardegna. Lo dicono soprattutto i numeri, perchè nel polo del nord dell’isola sono installati più di 1000 Mw di potenza sul totale dei circa 2800 disponibili negli altri impianti sardi. E a Fiume Santo è collegato il cavo sottomarino che consente l’aggancio con la penisola, con un ruolo strategico anche nel Piano energetico regionale di prossima pubblicazione, come ha confermato l’assessore regionale all’Industria Alessandra Zedda. Azienda di livello mondiale, quindi, che colleziona utili importanti (78 milioni di euro l’ultimo dato), impianto però in fase critica e il cui futuro è legato agli investimenti già autorizzati per la costruzione del quinto gruppo che E.On non vuole più realizzare. Anzi, annuncia esuberi (60 nel 2013). Il problema è che se si blocca il piano di ammodernamento della centrale, si creano rischi ulteriori anche sotto il profilo dell’ambiente e della sicurezza, con conseguenze che già oggi appaiono preoccupanti. Non ci sono vie di mezzo: o si effettuano gli interventi o Fiume Santo è destinato a un pericoloso declino. Il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau martedì pomeriggio è stato chiarissimo durante l’incontro che si è tenuto a Cagliari. Ha definito «inaccettabile il comportamento di E.On, in netta contraddizione con quanto dichiarato e sottoscritto in questi anni». E ha invitato la multinazionale tedesca «ad andare via perchè totalmente inaffidabile». Ganau, portavoce di un territorio che non può permettersi di perdere la battaglia su Fiume Santo, ha raccolto la sfida della multinazionale tedesca: «Se necessario emetterò l’ordinanza per la chiusura dei gruppi 1 e 2, e sono disposto ad andare sino in fondo, anche a ricorrere al Tar per evitare ulteriori proroghe». La posizione del sindaco di Sassari si basa su motivazioni certe. Il confronto per la fermata definitiva dei vecchi gruppi a olio combustibile va avanti dal 2003, sono trascorsi dieci anni e niente è cambiato. Da una deroga all’altra si è giunti al 2013 e non ci sono più scappatoie. Ora la vecchia centrale deve essere fermata, e in quell’ottica si inserisce l’intesa siglata tra l’allora presidente della Regione Renato Soru e gli spagnoli di Endesa, da cui E.On ha rilevato gli impianti di Fiume Santo (con i relativi impegni). In quelle carte ci sono gli investimenti per più di 500 milioni finalizzati proprio all’abbattimento dei due gruppi obsoleti e la sostituzione con un gruppo a carbone di moderna concezione, lontano dalla spiaggia. Quindi l’impegno per l’utilizzo del metano (quando sarà disponibile). E poi l’abbattimento delle due ciminiere esistenti da sostituire con una più piccola. Tutti impegni che i dirigenti di E.On avevano confermato – in linea di massima – di voler rispettare. Tanto che la multinazionale tedesca ha anche trasferito la propria sede legale in Sardegna. Troppo semplice la previsione, quasi scontata: i tedeschi puntano con decisione su Fiume Santo come polo strategico. Invece negli ultimi anni cambia la politica. Niente più investimenti, progetto di ammodernamento prima congelato e poi cancellato (anche se ufficialmente se ne riparla dopo il 2015), manutenzione ridotte all’osso, esuberi, il sistema delle imprese d’appalto che salta per aria. E le risposte al territorio condite da quelle che i rappresentanti delle istituzioni hanno definito «bugie»: i tedeschi raccontano che nessuno è interessato a rilevare la centrale. Invece si scopre che l’abbinata Indorama-Clivati un anno fa ci ha provato ma non è stata neppure ascoltata. Poi saltano fuori le società cinesi, con proposte credibili. Il rischio è che si continui a fare scappare via chi è interessato. E.On resiste, i sindacati hanno chiesto di verificare se ci sono le condizioni per «revocare le autorizzazioni sul fotovoltaico già concesse». È guerra su tutti i fronti, ma a chi giova questa situazione?

    ALLARME SICUREZZA ALLA TERMOCENTRALE. In cinque anni nove incidenti. Nel 2011 lo sversamento di cinquantamila litri di olio combustibile.

    SASSARI. Sono stati nove gli incidenti in cinque anni all’interno della termocentrale di Fiume Santo, quattro dei quali nel solo 2012. L’incidente più grave resta comunque quello del gennaio del 2011, quando da una condotta interrata della banchina di carico-scarico combustibili, finirono in mare quasi cinquanta tonnellate di olio combustibile. Una mare nera che si spalmò sull’intero Golfo dell’Asinara, dall’Isola-Parco fino alla Maddalena e alla Corsica. Per quella vicenda sono indagati i direttori della centrale Salvatore Signoriello (2000-2002), Francesco Capriotti (2002-2004) e l’attuale responsabile dell’impianto Marco Bertolino. Ma già nel marzo del 2007 c’era stato un primo sversamento di olio combustibile, un centinaio di litri fuoriusciti da un bacino di raccolta. Qualche mese dopo, nuovo incidente ma al nastro trasportatore: un incendio distrusse una quindicina di metri di quella parte di carbondotto, fortunatamente con pochi danni all’ambiente. Nel novembre del 2008 (con la nuova gestione di E.On) primo incidente di una certa rilevanza: per cause mai accertate esplode il bunker 4A del quarto gruppo alimentato a carbone. Solo per caso non ci sono feriti. Un anno dopo due operai vengono investiti da una fiammata, senza gravi conseguenze. A luglio del 2011 quattro operai rischiano di morire soffocati dalle ceneri in seguito a un’avaria a una valvola. Il 2012 è però l’annus horribilis: a giugno un frammento di alluminio viene sparato da uno sfiatatoio all’interno di un cantiere; ad agosto c’è una perdita a mare di fanghiglia rossa; a novembre quattro operai rischiano di essere investiti da acido cloridrico e a dicembre nuova perdita di olio combustibile. Scarsa manutenzione, è il commento di lavoratori e sindacati. (p.s.)

  1. ottobre 29, 2012 alle 11:31 am

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