Aria inquinata in Italia.


 

 

 

E’ stato presentato il 24 settembre 2012 il rapporto Air quality in Europe – 2012, predisposto dall’Agenzia europea per l’ambiente.   Risultati piuttosto preoccupanti per il nostro Bel Paese: valori elevati e spesso fuorilegge per il particolato (insieme delle sostanze sospese in aria come fibre, particelle carboniose, silice, metalli, inquinanti liquidi o solidi di vario genere), per monossido di carbonio, ozono, nickel, benzene, monossido di carbonio, Pm10, Pm2,5. Nelle aree urbane e in campagna.  E questo si traduce nella riduzione dell’aspettativa di vita di due anni, quando va bene.    Sarebbe proprio ora di voltare pagina.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

fiore e insetto

 

 

 

da Life Wired, 24 settembre 2012

Qualità dell’aria, Italia tra i paesi più inquinati d’Europa.

Secondo il rapporto 2012 firmato dall’Agenzia Ue per l’Ambiente, sforiamo troppo spesso per polveri sottili, monossido di carbonio, ozono, nickel e benzene. Non solo in città. Simone Cosimi

A condividere gli ultimi posti nel rapporto 2012 firmato dall’Agenzia Ue per l’Ambiente insieme al Belpaese ci sono solo Polonia, Slovacchia, diverse aree dei Balcani, Bulgaria e Turchia. E non per tutti i parametri presi in considerazione, nel senso che in alcuni di essi rimaniamo sciaguratamente in perfetta solitudine. “ In molti paesi, le concentrazioni di sostanze inquinanti rimangono sopra i limiti legali stabiliti per proteggere la salute dei cittadini europei – ha detto la professoressa Jacqueline McGlade, direttrice esecutiva dell’Agenzia – in effetti l’inquinamento atmosferico riduce l’aspettativa di vita di circa due anni nelle città e nelle regioni più inquinate”.

Un documento importante, quello presentato a Bruxelles (qui l’originale in inglese) stamattina, perché fa il punto sull’ ultimo decennio. E le cose non vanno davvero bene: due lustri segnati, per l’Italia, da pochissime luci e troppe ombre. Sforiamo i limiti non solo per il particolato (vale a dire l’insieme delle sostanze sospese in aria come fibre, particelle carboniose, silice, metalli, inquinanti liquidi o solidi di vario genere) ma anche, nel dettaglio, per monossido di carbonio, l’ozono, il nickel e il benzene. Insomma, è il sistema che non funziona e le domeniche a piedi lasciano il tempo che trovano. Per esempio, nel 2010, in compagnia di mezza Europa dell’Est, abbiamo “ superato più spesso” il valore limite annuale previsto per le Pm10 (in vigore dal 2005). E anche le “ concentrazioni di polveri sottili, le Pm 2,5, sono state più alte del valore-obiettivo annuale da raggiungere entro quell’anno”.

Allargando appena lo sguardo, tuttavia, la situazione non sembra confortante: la relazione Ue stima infatti che nel 2010 il 21% della popolazione urbana europea sia stata esposta a livelli di concentrazione di Pm10 superiori ai limiti giornalieri più stringenti. Fino al 30% dei cittadini era invece esposto a livelli di concentrazione del particolato più fine (Pm2,5) superiori ai valori limite annuali (meno severi) fissati dall’Unione. Se invece si prendono gli standard dell’ Oms, che sono ancora più duri, rispettivamente fino all’ 81% e al 95% degli abitanti delle città si trovavano esposti a concentrazioni di Pm superiori ai valori di riferimento. Insomma: siamo immersi in un mix letale.

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

In un quadro già di per sé piuttosto drammatico, c’è perfino una novità ancora più fosca: l’Italia ha infatti anche i valori europei più alti di particolato nelle zone rurali, insieme a Ungheria e Olanda. Nemmeno le campagne, dunque, sono più al sicuro: le polveri totali sospese, fino a oggi considerate killer pericolosissimi ma solo nelle aree urbane, cominciano a espandersi invadendo anche colline, campi e periferie verdi in cui ci sentivamo più leggeri e ricorrevamo per qualche gita disintossicante.

L’unica luce del rapporto firmato dai tecnici europei è un relativo “ miglioramento nel corso degli anni” del numero di sforamenti su base giornaliera delle Pm10, in particolare tra il 2011 e il 2005 e poi nel 2010. Insomma, se il panorama complessivo rimane nerissimo, sulle singole giornate riusciamo a incassare meno richiami che nel decennio precedente. Magra consolazione quando abbiamo i valori più alti di ozono (nel 2010 il titolo è andato all’Italia settentrionale, dove è stata doppiata la soglia-limite) e di monossido di carbonio: siamo stati gli unici a superare i limiti nel 2011, 2005 e 2010. Senza contare il troppo nickel, benzene e benzopirene nell’aria italiana, in particolare in alcune zone industriali del Nord.

rapporto Air quality in Europe – 2012, ozono

(foto da mailing list ecologista, S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    settembre 26, 2012 alle 7:50 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. settembre 26, 2012 alle 8:13 am

    L’inquinamento ambientale, in Italia, è pari a quello morale!

    • Claudio's
      settembre 26, 2012 alle 9:44 am

      Perfettamente d’accordo!!!
      Solo che quello morale è più letale di quello ambientale!!

  3. settembre 26, 2012 alle 8:16 am

    Reblogged this on barbatustirolese.

  4. Bio IX
    settembre 26, 2012 alle 11:06 am

    La stessa UE non è esente da responsabilità quando fissa valori limite “meno severi” rispetto a quelli stabiliti dall’ Oms, cioè l’organismo deputato a proteggere la salute.
    Finchè continueremo a credere di poter “addomesticare” le leggi della natura e della scienza secondo i nostri interessi la situazione non potrà che peggiorare.
    Altro che homo sapiens …

  5. settembre 27, 2012 alle 6:14 pm

    io abito in una delle citta’ che sta cercando di inquinare meno,Riva permettendo…..

  6. febbraio 15, 2013 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 febbraio 2013
    I rifiuti? Finiranno nei cementifici. Il ministro Clini va avanti con il decreto. Nell’isola tre i siti interessati. (Chiaramaria Pinna)

    SASSARI. Il grido di vittoria degli ambientalisti è durato lo spazio di poche ore: La Camera,tre giorni fa, ha dato parere negativo allo schema del decreto sull’uso dei rifiuti come combustibili nei cementifici. Un risultato raggiunto anche grazie alla mailbombing ingaggiata dalle associazioni. Ma il niet ha lasciato del tutto indifferente il ministro Corrado Clini che ieri con un comunicato, ha dichiarato «vado avanti». Per lui «il parere della Camera non è ostativo». Al responsabile del dicastero dell’Ambiente basta il parere positivo della commissione del Senato incassato un anno fa e ora, nonostante le camere siano state sciolte e ci sia una campagna elettorale in corso, ha fretta di bruciare le tappe. In due parole, mondezza e rifiuti non tossici delle industrie (combustibili solidi secondari, Css, ma che bruciati si trasformano in rifiuti speciali), presto potrebbero sostituire in larga parte il materiale fossile nei cementifici soggetti all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Addio ai sogni di differenziata, aria pulita etc. Lapidale e immediata la reazione di Alessandro Baratti del Pd, relatore della commissione Ambiente alla Camera: «Le politiche di Clini e del governo Monti, purtroppo, hanno sistematicamente eluso la questione della costruzione di un moderno ed efficace sistema di controlli ambientali e hanno dato risposte solo alle pur legittime esigenze degli operatori del mercato ma il ministero dell’Ambiente non è la succursale del ministero per lo Sviluppo economico». Sul fronte sardo, il rischio che i forni dei cementifici sardi vengano nutriti con materiale che forse sarebbe meglio destinare al riciclo, quindi è in agguato. Tre i siti industriali interessati: Samatzai e Siniscola, attualmente in funzione; ed eventualmente quello dell’Italicementi di Muros, dal momento che è sempre in piedi un progetto che mira alla riconversione e alla realizzazione di un piano integrato di smaltimento e bio edilizia che tanto piace a sindacati e amministrazione comunale. «Macchè, il quadro che si prospetta è terribile» – ha commentato Franca Battelli referente del comitato Non bruciamoci il futuro, l’associazione che con altri 150 gruppi nazionali è promotrice della legge di iniziativa popolare proprio in materia di rifiuti. «Nel nostro paese ci sono più cementifici che inceneritori – ha spiegato – e tornando alla Sardegna, a Siniscola potrebbe addirittura partire da oggi il progetto che prevede di bruciare 25mila tonnellate di cdr all’anno grazie al balletto di rimpalli per le licenze perchè non è sottoposto alla Via, la Valutazione di impatto ambientale da parte della Regione, mentre ha ottenuto quella della Provincia».È dallo scorso aprile, quando Corrado Clini ha annunciato che entro la fine del mese sarebbe stato pronto il decreto, che i cementieri attendevano la fumata bianca dal ministero dell’Ambiente. «L’azione – aveva specificato Clini – sarà volta a favorire e promuovere un accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente, alcune regioni italiane e Aitec (Associazione italiana tecnico economica del cemento) sulla valorizzazione energetica del Css nei territori che sono maggiormente esposti e tutt’ora si trovano in una grave situazione di emergenza».Precedentemente, il ministro partecipò a un convegno dell’Aitec in occasione della presentazione di uno studio di Nomisma Energia intitolato “Potenzialità e benefici dell’impiego dei combustibili solidi secondari nell’industria”, commissionato dagli stessi industriali. «A parità di cemento prodotto si può arrivare a sostituire 2milioni di tonnellate l’anno di combustibili fossili, pari al 50% di energia consumata» aveva assicurato nell’occasione Carlo Colaiacovo di Colacem, vicepresidente dell’associazione. E questo, il ministro, l’ha memorizzato bene.

    «Le polveri saranno più pericolose di quelle emesse da un inceneritore»
    l’esperto dell’isde.

    Così il ministro Clini ha preso due piccioni con una fava: da un lato fa felici i cementieri, dall’altra, come ha detto «il decreto attuerà regole europee che non permette un’opzione alternativa alla discarica per la valorizzazione energentica dei rifiuti. Se ho rifiuti a Palermo in una discarica che diventa sorgente di inquinamento, e un cementificio alle porte della città cosa devo scegliere?».La risposta potrebbe darla Agostino di Ciaula di Isde Italia: «È stato dimostrato che bruciare Css nei cementifici, per le temperature, causa un significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti, in particolare mercurio, enormemente pericolosi per la salute umana. È stato calcolato che la combustione di una tonnellata di CSS in un cementificio causa un incremento di 421 mg nelle emissioni di mercurio, 4.1 mg in quelle di piombo, 1.1 mg in riferimento al cadmio. Particolari criticità dovute alla tipologia di rifiuti bruciati sono state riportate in merito alle emissioni di piombo». Inoltre c’è una macroscopica diversità dei limiti tra cementifici e inceneritori per gli stessi inquinanti. Ancora più incomprensibile l’agevolazione ai cementifici se si considera che le quantità assolute in peso degli inquinanti sono assai superiori per un cementificio rispetto a quelle di un inceneritore.

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