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La rivoluzione in Sardistàn: dalla cacca al petrolio.


Sardegna, nuraghe

 

 

 

Recentemente è giunto un caloroso invito sottoscritto dall’Assessore all’industria della Regione autonoma della Sardegna Alessandra Zedda per la presentazione di un’iniziativa privata rivoluzionaria: la “nuova tecnologia Sistema P2P (Plastic to Petrol) per la trasformazione delle varie tipologie di plastiche e biomasse in olio sintetico e gas”.

In un colpo solo vengono risolti due problemi di non poco conto: la gestione dei rifiuti e l’approvvigionamento energetico, dato che “con questo sistema i rifiuti vengono trasformati in materia prima riconvertibile in energia permettendo così di risolvere alla radice il problema delle discariche”.

Roba da Premio Nobel da consegnare seduta stante.   Una volta tanto, abbiamo fregato amerikani, russi, arabi e cinesi in un colpo solo.

Obama e Putin si mangeranno le mani dalla rabbia.

E quella fuffa prodotta da scienziati perdigiorno in decenni in tutte queste inutili Università, fondazioni, istituti di ricerca di mezzo mondo verrà finalmente accantonata e non si sprecheranno più soldi pubblici nel settore.

Giustamente, le massime Autorità della Regione autonoma del Sardistàn – dal Presidente Ugo Cappellacci agli Assessori Giorgio Oppi e Alessandra Zedda – si precipitano a presentare al mondo la rivoluzionaria scoperta insieme a Dario Ticali, “docente universitario ed esperto in valutazioni ambientali” , giovane e dinamico presidente della Commissione istruttoria per l’autorizzazione ambientale integrata – IPPC del Ministero dell’ambiente, voluto dall’allora Ministro Stefania Prestigiacomo e piuttosto accondiscendente verso quell’acciaieria Ilva che continuava ad avvelenare Taranto.   La persona giusta al posto giusto, una vera garanzia per la rivoluzionaria scoperta.

Insieme a lui Diego Fissore (e il suo ing. Gian Luigi Demaria), imprenditore del settore e sostenitore della rivoluzionaria scoperta dell’ing. indiano Raghavendra Rao (per anni dirigente della Petronas, compagnia petrolifera di stato malese) che dovrebbe pure sconfiggere la monnezza napulitana, e Marcello Spano, già impegnato nell’ambito delle serre fotovoltaiche.

Sarà davvero la rivoluzione nella gestione dei rifiuti e nell’approvvigionamento energetico?  Qualche sano dubbio continuiamo a coltivarlo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cagliari, rifiuti presso il campo nomadi: diventeranno risorsa energetica?

 

 

COS’È IL “SISTEMA AUTOCLAVE+P2P”

Si tratta di un innovativo sistema di trattamento dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU), composto da due diversi Moduli:

Modulo A Sistema Autoclave: Trattamento termico dei rifiuti

Modulo B Sistema P2P (Plastic to Petrol): Trasformazione delle materie plastiche in carburante/biogas

Modulo A (SISTEMA AUTOCLAVE). Il sistema, che è stato studiato per il trattamento dei rifiuti provenienti da raccolta sia differenziata che indifferenziata, utilizza fino all’80% dei materiali recuperabili 5 resi, a fine processo, completamente puliti o meglio sterilizzati 5 e trasforma automaticamente il rifiuto organico in “floc”. Questa è una sorta di cellulosa inerte e inodore, ad altissima resa energetica (in quanto a elevato valore calorico, ca. 5.500 kcal/kg) che può alimentare inceneritori/termovalorizzatori trasformando gli stessi in semplici impianti a biomassa. Il “floc” si può anche indirizzare alla digestione anaerobica, con una sosta di soli 15 giorni e senza alcun miasma, oppure gassificare, il tutto per estrarne un alto quantitativo di biogas con la conseguente trasformazione in energia. Il sistema (unico al mondo) è ad emissioni nell’aria pari a ZERO!

Modulo B (SISTEMA P2P). È il modulo di cui oggi presentiamo “il cuore”, cioè il reattore. Dalle plastiche (anche miste, sporche e inquinate) al carburante: con un semplice processo si ottiene dell’olio sintetico (completamente privo di zolfo) che, dopo la raffinazione, dà origine a gasolio, benzina, kerosene ed olio pesante. Un aspetto importante: questa macchina è in grado di trattare molti altri materiali (pneumatici e oli da autotrazione esausti, oli vegetali di qualsiasi tipo, sfalci e potature, resti ed escrementi animali, escrementi umani, catrame e bitume esausti, scarti delle cartiere, fanghi di risulta dall’estrazione del petrolio e molto altro) semplicemente cambiando il catalizzatore e producendo 5 oltre o in alternativa al carburante 5 gas GPL, metano, etanolo. Con questo macchinario siamo in grado di ripulire completamente, e quindi ridare vita, alle discariche già esistenti e ormai esauste: emissioni nell’aria pari a ZERO!

 

 

(foto da Il Manifesto Sardo, per conto GrIG, archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    settembre 21, 2012 alle 3:48 PM

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Mara
    settembre 21, 2012 alle 7:06 PM

    Chi non pensa non dubita mai.

  3. valentina
    settembre 21, 2012 alle 7:24 PM

    CCioe???…. Non ho capito niente…. ma è la scoperta delle scoperte? Dov’è il “pacco”?
    Solo il fatto che entrano imballo gli inceneritori….pardon…termovalorizzatori depone molto male ? ? ?

    • settembre 21, 2012 alle 8:00 PM

      ma siamo sicuri che funzioni? E, se davvero è la scoperta del secolo (magari del millennio), come mai ancora non ha preso piede da nessuna parte?
      Qualche “sano” dubbio rimane, no? 😉

    • valentina
      settembre 22, 2012 alle 9:35 am

      Ops!!! Scusate…faccio la correzione al mio precedente commento xkè “imballo” proprio nn s può ignorare… Dopo 1settimana d duro lavoro vedo solo più scatole…confezioni e imballaggi… Stupefacente es d lapsus freudiano…

  4. settembre 21, 2012 alle 9:53 PM

    Reblogged this on barbatustirolese.

  5. settembre 21, 2012 alle 11:04 PM

    A.N.S.A., 21 settembre 2012
    Ambiente:nuova frontiera, da 1 kg plastica 1 kg carburante.
    Presentato a Cagliari trasformatore rifiuti del futuro: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/09/21/Ambiente-nuova-frontiera-1-kg-plastica-1-kg-carburante_7510493.html

  6. piero
    settembre 22, 2012 alle 8:20 am

    Un altro pezzo, il 20 settembre, su questa scoperta del secolo si trova qui: http://realcaimani.blogspot.it/2012/09/la-rivoluzione-della-regione-sardegna.html
    L’isola si avvia verso un fulgido futuro! ahahahahahah

  7. settembre 22, 2012 alle 10:44 am

    da L’Unione Sarda on line, 22 settembre 2012
    Cagliari, ecco la macchina ‘a plastica’. Ricicla i rifiuti e produce carburante: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/288751

    da La Nuova Sardegna, 22 settembre 2012
    P2P, l’invenzione: la plastica ridiventa petrolio. (Umberto Aime)

    CAGLIARI. L’invenzione non è nuova, basta una scarrelata su internet per scoprirlo, ma pare che questa volta funzioni. A giurarlo e a dimostrarlo è stato l’ingegnere indiano di Nuova Delhi, Raghavendra Rao, un colosso dal viso simpatico. Acceso il suo moderno alambicco, ieri dalla plastica, un chilo di rifiuti, ha tirato fuori quasi due litri d’olio sintetico, per poi annunciare: «Una volta raffinato, diventerà dell’ottimo gasolio, oppure benzina e anche del kerosene». Fantastico, e chi era presenti – fra gli altri l’assessore all’industria, Alessandra Zedda – ha subito applaudito e anche commentato a caldo: bravo, la sua è una scoperta rivoluzionaria. Lo è, questa tecnica di riciclo perfetto. Non solo per l’eccellente risultato, ma perché tutto il processo non «puzza» (o quasi), produce solo tanta ricchezza (il combustibile) e niente fumi o peggio diossina. Così anche la prova cagliaritana è stata un successo, per chi sostenuto da un bel gruppo di società internazionali, fra le altre Know, Bestrade e Fissore, è impegnato da tempo in un tour promozionale per vendere il suo reattore-alambicco. Che costa non poco, dai 6 ai 25 milioni a seconda della portata della caldaia, ma è comunque geniale. La sigla del marchingegno è P2P, ovvero Plastic to Petroil – che in India, America, nei paesi arabi e nell’inglese Pool funziona già a pieno regime, mentre da noi è osteggiato dalle «lobby delle discariche e degli inceneritori», ha denunciato Diego Fissore, partner dell’avventura. Che ci siano delle resistenze è vero, ma bisogna farsene una ragione: fanno parte del destino degli inventori, da Leonardo da Vinci in poi. Le stazioni dello storico calvario sono sempre le stesse: la diffidenza e l’invidia. Di sicuro presenti anche in questa vicenda, i soldi in gioco sono tantissimi, dopo che Mr. Ro ha azzeccato un bingo mondiale, come questo. Cioè riportare la plastica, mai biodegradabile a meno che non si bruci e allora inquina e uccide, alle sue origini: lo stato liquido. È proprio attraverso questo percorso inverso e virtuoso, che il buon mago produce ricchezza dai rifiuti; Ci riesce grazie a diversi granuli bianchi dalla composizione segreta, come la Coca-Cola, ma che dovrebbero essere o potrebbero esserlo dei silicati d’alluminio prodotti nel misterioso e affascinante mondo delle nano-tecnologie. Sta di fatto che la polvere fa da catalizzatore, dicono i chimici, ed è magica: riesce a disgregare prima e riorganizzare poi le molecole della plastica fino a riportarle al loro aspetto originario, quello liquido, appunto. Di certo questa spiegazione molto semplice farà inorridere l’indiano, ma la sostanza è questa. Si chiama «dissociazione molecolare» ed è possibile farla – è scritto nelle istruzioni – anche con copertoni d’auto, escrementi umani ed animali, fanghi delle raffinerie e tutto l’altro che ora finisce sotterrato nelle discariche che nessuno vuole ma da qualche parte bisogna fare o nei forni degli ancora più odiati termovalorizzatori. C’è solo un accorgimento da rispettare: ogni rifiuto ha il suo magico catalizzatore. Ma non è finita. Mr. Ro è anche l’inventore del sistema autoclave per il trattamento dei rifiuti urbani, che trasforma l’immondizia in floc, una cellulosa inerte e inodore ad altissima resa energetica. Altri applausi, per chi, è giusto ricordarlo, in Italia vuole piazzare la sua merce. Ottima merce.

  8. Nikki
    settembre 22, 2012 alle 9:50 PM

    siete grandi! fate uno straordinario e meritorio lavoro di informazione ambientale “critica”.

  9. mudadum
    settembre 22, 2012 alle 11:04 PM

    La chimica e le innovazioni scientifiche in particolar modo le nanotecnologie apriranno opportunità fino a ieri solo nei sogni degli ambientalisti, ora dobbiamo anche sapere oltre al costo ingente dell’impianto dai 6 ai 25 Milioni di Euro anche al costo degli enzimi o catalizzatori necessari alla conversione molecolare dei quali ancora non si parla. Inoltre non dobbiamo mai dimenticare che quando si parla di prodotti del petrolio o di prodotti organici si parla sempre di Carbonio e di Idrogeno legati in maniera diversa, aromatici e non, con lunghezze delle concatenazioni diverse e che con l’aggiunta di altri elementi caratterizzano la loro compatibilità o la loro dannosità con l’ambiente e quindi anche con l’uomo. Il processo industriale sommariamente esaminato dell’Ing. indiano, l’Ing. Ro è veramente interessante ma se non ricordo male anche un italiano, l’ing. Rossi in Lombardia da diversi decenni produce idrocarburi dai rifiuti con un processo termo dinamico ad alte pressioni; costui è un iper controllato dalla Guardia di Finanza, non dobbiamo mai dimenticare le accise da versare per ogni litro di carburante prodotto in Italia che servono a foraggiare le tante disgrazie procurate dalla natura e della mala politica nostrana che vede il progresso vincolato al massimo nei cinque anni di legislatura. Nel frattempo tante innovazioni tecnologiche in Italia sono state bloccate dal vaglio dei depositi dei brevetti con il filtro delle forze armate che vigilano sulle opportunità strategiche che a parer mio non sono solo strategicamente militari ma soprattutto vigilano sul monopolio dell’energia e della tecnologia che essendo ancorata alle vecchie strategie industriali del fossile non può permettere lo sviluppo di nuove strategie industriali etico compatibili che riescono a guardare oltre i cento anni futuri.

    • settembre 22, 2012 alle 11:39 PM

      la vicenda industriale dell’ing. Rossi non pare si sia conclusa bene, come lui stesso afferma: http://ingandrearossi.com/ .
      Qui la vicenda della sua azienda: http://it.wikipedia.org/wiki/Petroldragon .

    • ettore
      settembre 24, 2012 alle 11:31 PM

      SI CONOSCE GIA’ IL PREZZO DEI CATALIZZATORI, VARIABILI PER I DIVERSI PRODOTTI DA CONVERTIRE: 0,22 € AL kg DI SCARTO. Piuttosto non è facile capire come possa dare 2 kg di idrocarburi 1 kg di materiale! Non era solo Dio che creava?

  10. mudadum
    settembre 23, 2012 alle 9:25 am

    Ciò che l’ing. Andrea Rossi inventò con il suo processo industriale è in effetti un’accelerazione di un processo naturale. In Natura la decomposizione di materiale organico produce da subito molti prodotti alcuni sono volatili, altri sono liquidi ed altri sono solidi in percentuale diversa dall’aspetto originale ma sempre uguale nelle percentuali di carbonio ed acqua e quindi di idrogeno e di ossigeno che sottoposti a pressione e con l’aiuto di enzimi e di processi anaerobici o di forti temperature la Natura riesce a digerire e trasformare la materia organica originaria in altri prodotti oggi identificati come prodotti fossili ma a rigor di logica giuridica diacronica erano classificati come prodotti per l’energia nel novecento, rifiuti dagli anni dall’80 al 2010 ed ora “materia riutilizzabile”. Il processo Industriale dell’Ing. Rossi è un processo chiuso che in poche ore riuscì ad ottenere alcuni prodotti che la natura produce in migliaia di anni, questi prodotti devono poi essere ulteriormente trattati termicamente e chimicamente per non inquinare l’ambiente dai processi umani mentre la Natura può e deve inquinare perché fa parte dei processi naturali come su scritto. Se poi si analizzano i prodotti dei due processi vi è una analogia di massima ma la natura non fa distinzioni di spazio e di tempo, il suo processo di trasformazione del materiale organico non è stato immediato, non è stata una magia o un regalo di nostro Signore o di qualche divinità naturale o extra terrestre, i depositi di petrolio nel sottosuolo all’interno di sacche impermeabili con stratificazioni di sabbie, gas ed acqua salata ed in altri casi in stratificazioni di aree di carbone con gas; o di solo gas la cui estrazione ha permesso da poche centinaia di anni lo sviluppo industriale e il degrado ambientale. Sintetizzando le vicende giudiziarie ormai definite con l’assoluzione nel terzo grado di giudizio del nostro sistema Giudiziario mi pare che gli interessi in gioco siano talmente enormi, allora come oggi, da poter negare qualsiasi verità: 1) mercato dei rifiuti, molte aziende sono legali per l’attuale giurisprudenza ma altre sono state giudicate mafiose o perlomeno inquinanti; 2) interessi strategici internazionali dei petrolieri, le sette sorelle e le compagnie petrolifere delle altre nazioni hanno sempre spinto oggi come allora ai conflitti per gestire il mercato dell’energia; 3) l’ENI in Italia ha il monopolio delle scelte strategiche Nazionali con pozzi di petrolio in tutto il mondo o con ricerche di altri sistemi per la produzione di energia, come mai i tecnici nominati dalla Commissione Parlamentare per la verifica dell’invenzione dell’Ing. Andrea Rossi erano di un’azienda concorrente?; 4) contrasto di altri sistemi di produzione energetica nazionale ed internazionale; 5) scelte programmatiche in ambito accademico, i nuovi processi dell’impresa privata viene osteggiata dal mondo accademico se non ha partecipato al suo sviluppo; ecc. ecc.. Alla luce di tutto ciò, rileggendo oggi ciò che si sospettava decenni fa, si capisce che il non luogo a procedere nel terzo grado di giudizio dovrebbe essere il preludio per una ripresa delle sperimentazioni dell’industria dell’ing. Andrea Rossi che ha già versato all’erario diversi miliardi di tasse e di accise per la produzione di idrocarburi come documentato dalla Guardia di Finanza nel presidio fisso dei siti industriali dell’inventore Ing. Andrea Rossi. In cosa si differenzia il processo dell’Ing. Ro da quello dell’Ing. Rossi? Sicuramente nella miglioria di un sistema già valido negli anni ’70 che ha usufruito di ingenti risorse indiane nella ricerca senza paradogmi come invece è sempre stato nel nostro Sistema Italia.

  11. mudadum
    settembre 23, 2012 alle 9:43 am

    Nel frattempo L’Ing. Andrea Rossi dopo i vari arresti, processi, condanne ed assoluzioni ha visto il sequestro di tutti i suoi beni, il vilipendio del mondo accademico, l’allontanamento dal modo industriale, finanziario ed economico italiano per poi rinascere in America; lavora, deposita brevetti, collabora con i più importanti Enti Federali americani per produrre nuovi processi industriali. Un’altro cervello che fugge dall’Italia dopo averlo spogliato di tutti i suoi averi. Anche io ho tante idee e lavoro su alcuni progetti, ma ho molta paura.

  12. Bio IX
    settembre 25, 2012 alle 12:14 PM

    Giusto qualche osservazione semplice semplice:
    1) “Emissioni nell’aria pari a zero”: anche dando per scontato che il sistema sia effettivamente ad emissioni zero (sarebbe interessante in proposito conoscere le evidenze scientifiche alla base di tale affermazione e la fonte), è del tutto ovvio che lo stesso, quanto meno “indirettamente”, contribuisce eccome alla produzione di emissioni in atmosfera, a meno che non si voglia credere che dalla combustione (non mi sovvengono altre tipologie di utilizzo) dei prodotti ricavati all’esito del processo (gasolio, benzina, kerosene ed olio pesante) esca aria di montagna;
    2) Dando per scontato, anche in questo caso, che il “floc” sia effettivamente una biomassa (idem: evidenze scientifiche e fonte?), capace di “trasformare” gli “inceneritori/termovalorizzatori” in “semplici impianti a biomassa” (così, quanto meno sul piano terminologico, siamo tutti più tranquilli), non mi risulta che dalla sua combustione (non mi sovvengono, anche in questo caso, altre tipologie di utilizzo) non residuino polveri, più o meno fini, e ceneri che da qualche parte dovranno pur finire. Diversamente saremmo davvero di fronte a una scoperta epocale che, sovvertendo il principio di conservazione della massa di Lavoisier (nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma), meriterebbe senz’altro il Nobel per la fisica.
    Chi vivrà (o meglio, sopravviverà) vedrà.

  13. novembre 12, 2013 alle 2:58 PM

    dopo la cacca la pipì.

    da La Nuova Sardegna, 12 novembre 2013
    Addio al petrolio? «Ecco il motore bio, è alimentato a urina».
    Il progetto di un imprenditore di Gonnosfanadiga: «Può essere utilizzato anche per camion e mezzi industriali». (Andrea Massidda)

    ALGHERO. L’energia pulita, riciclabile e a costo zero capace di far girare per ore il motore di un’automobile, di una barca o di macchinari industriali? Non solo esiste, ma circola nel nostro corpo: si chiama pipì. La possibile soluzione per risparmiare sui carburanti arriva dal progetto di energia autoprodotta dall’urina presentato domenica scorsa ad Alghero in occasione di un convegno-mostra sulle innovazioni verdi organizzato da Legambiente nella sede del Parco di Porto Conte. L’ultima idea nata contro il caro benzina, già sperimentata in varie parti del mondo, è stata i perfezionata e resa fruibile da Franco Lisci, imprenditore di Gonnosfanadiga, la cui azienda fa parte del polo produttivo La Casa Verde CO2.0. È lui, ricercatore, progettista di impianti con un passato alla Fiat , che sarebbe riuscito a risolvere alcune problematiche che sinora non avevano consentito il decollo di questa sorta di energia alla spina. Impedimenti come la sicurezza del generatore, la formazione della condensa e delle particelle veicolate, i materiali reflui alla fine del ciclo di produzione di energia, la rumorosità del motore, le dimensioni e l’ingombro dell’impianto.Tutte questioni superate, stando almeno a quanto è stato raccontato nel corso della presentazione di domenica. Franco Lisci con il suo progetto avrebbe creato una variante in grado concretamente di ridurre e non di poco l’uso dei costosissimi e inquinanti idrocarburi sfruttando l’urina. Che da scarto diventerebbe risorsa, o meglio sostanza fondamentale per attivare il processo di elettrolisi necessario a produrre energia. L’imprenditore del Medio Campidano ha ideato e realizzato due differenti tipologie di motori alimentati dalla pipì: uno serve per i mezzi di trasporto, l’altro per usi domestici o industriali. Ma la cosa ancora più sorprendente è che uno dei problemi, a sentire Lisci, sarebbe stato risolto con l’impiego di un filtro specifico fatto al 100 per cento da pura lana di pecora sarda, prodotto dall’azienda Edilana, con sedi a Guspini e Bitti. Le proprietà di questo materiale impediscono infatti la formazione di condensa, sono disinquinanti. «L’urina è un’energia pulita, ricavata senza impiego di petrolchimici, biomasse, senza produrre gas e, considerate le minime dimensioni dell’impianto, senza consumo di suolo», spiega Franco Lisci. L’energia prodotta dall’impianto a urina sarebbe adatta anche per i motori di automobili, camion e barche che potrebbero usare soltanto urina pura al posto della benzina o di altri carburanti. «Tuttavia – continua Lisci – per lo Stato italiano questo uso è illegale, mentre è consentito l’uso di additivi, così abbiamo realizzato dei trasformatori che consentono di mettere l’urina nel motore delle automobili anche parzialmente». I risultati, a detta di Lisci, sono più che incoraggianti. «Su un’auto a benzina c’è un risparmio del 35 per cento, su un’auto a gasolio del 60, su auto a gas dell’80. «Alla fine del processo la pipì si trasforma in acqua ricca di sostanze utili a nutrire la terra», sottolinea Daniela Ducato, coordinatrice di Casa Verde C02.0. E si può utilizzare anche l’urina animale. «Uso l’urina di capre e pecore per alimentare il motore in fase di predisposizione – conferma Monica Saba, allevatrice di Arbus – e produrre con energia pulita i miei formaggi e cioccolatini al latte di capra, azzerando così la CO2».

    _______________________

    da L’Unione Sarda on line, 12 novembre 2013
    Il nuovo carburante è l’urina. Il progetto innovativo di un sardo: http://www.unionesarda.it/articolo/sport/2013/11/11/il_nuovo_carburante_l_urina_il_progetto_innovativo_di_un_sardo-4-339834.html

  14. gennaio 29, 2016 alle 11:31 am

    Allora? siamo a gennaio 2016, dove è la fregatura? perchè questa invenzione del secolo non ha avuto nessunissimo sviluppo effettivo ?

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