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Inizia il nuovo processo per il traffico illecito di rifiuti industriali da Portovesme.


Portoscuso, porto e zona industriale di Portovesme

E’ iniziato il 13 marzo 2012 il secondo troncone dell’unico procedimento n. 5890/2007 G.I.P. (e R.N.R. 2930/2007) concernente l’importantissima indagine condotta dai Carabinieri del N.O.E. di Cagliari su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo relativamente al  traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme s.r.l. smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e, addirittura, nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali

Si tratta del procedimento penale davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. II, in composizione monocratica gli altri indagati (Massimo Pistoia, amministratore unico della Tecnoscavi;  Lamberto Barca, gestore della società Gap service s.r.l.; i dipendenti della Tecnoscavi Stefano Puggioni, Giampaolo Puggioni, Larbi El Oualladi; Danilo Baldini, socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem s.r.l.). 

Il primo troncone si è concluso lo scorso 28 febbraio 2012 con la dura sentenza del Tribunale di Cagliari (G.I.P. Giovanni Massidda) al termine del processo con rito abbreviato nei confronti di due dirigenti della Portovesme s.r.l.: due anni e due mesi di reclusione per Maria Vittoria Asara (responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme s.r.l.) e due anni e otto mesi di reclusione per Aldo Zucca (responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme s.r.l.), 1.800 euro per spese legali e separata liquidazione in sede civile per il risarcimento in favore delle parti civili.

Per la prima volta in Sardegna è stato sanzionato penalmente un traffico illecito di rifiuti di così rilevanti dimensioni.    Forte soddisfazione da parte dei partecipanti al sit in promosso – come per ogni udienza – dal Comitato popolare Carlofortini preoccupati all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari con le richieste di giustizia, monitoraggi ambientali e sanitari, salute pubblica.  Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata ancora recentemente coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

Anche in occasione dell’ultima udienza s’è svolto un sit in promosso dal Comitato popolare Carlofortini preoccupati all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari con le richieste di giustizia, monitoraggi ambientali e sanitari, salute pubblica.  Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata ancora recentemente coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – parti civili nel presente procedimento penale (avv. Lia Pacifico) – esprimono decisa soddisfazione per l’importante pronunciamento giurisdizionale in favore della giustizia, della salvaguardia ambientale, della tutela della salute pubblica e assegnano grande importanza alle conclusioni di questi procedimenti penali, i primi in Sardegna relativi a traffici illeciti di rifiuti di origine industriale di tali proporzioni.  Ora è il momento della seconda parte e si attende un ulteriore risultato importante per il popolo inquinato, per l’ambiente, per la salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

 

 

da La Nuova Sardegna, 14 marzo 2012

«I fumi d’acciaieria smaltiti a pochi euro». Veleni utilizzati per asfaltare le strade, al processo parla l’ex comandante del Noe. Mauro Lissia (http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/03/14/news/i-fumi-d-acciaieria-smaltiti-a-pochi-euro-5698339)

CAGLIARI. Un bel risparmio, non c’è che dire: per smaltire i fumi d’acciaieria la Portovesme srl avrebbe dovuto spendere da 400 a mille euro al metro cubo, spedendoli clandestinamente alla discarica di Settimo San Pietro bastavano cinque euro. A confermarlo davanti ai giudici del tribunale presieduto da Massimo Poddighe è stato Mariano Natale, che nel 2007 comandava il Noe dei carabinieri.   Il costo del trasporto – ha spiegato il sottufficiale – era di 250-300 euro a carico, il che dà l’idea di quanto avrebbe dovuto spendere l’azienda metallurgica sulcitana per smaltire legalmente i 15mila metri cubi di scorie prodotti ogni anno. Più facile portarli alla discarica e farli mescolare con altri materiali inerti, in modo che i rifiuti dello stabilimento diventassero il sottofondo di strade di Cagliari, compreso il piazzale dell’ospedale Oncologico. Il pm Daniele Caria ha chiesto al maresciallo del Noe di ricostruire la vicenda nei dettagli e il militare ha ricordato fra l’altro quando i carabinieri hanno seguito i camion che uscivano dallo stabilimento della Portovesme srl per capire dove scaricassero i rifiuti.  Imputati di reati legati al traffico di rifiuti pericolosi sono l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia (48 anni) di Monserrato, i dipendenti della società Stefano Puggioni (24 anni) e Giampaolo Puggioni (59) di Quartu e Larbi El Oualladi (38) di Bouznica (Marocco), residente a Selargius. A giudizio anche il coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio Tecnochem Danilo Baldini (53) di Iglesias e il gestore della Gap service Lamberto Barca (58) di San Giovanni Suergiu.  Le difese hanno presentato un’eccezione preliminare sulle analisi chimiche eseguite dalla Procura, contestando che uno degli indagati non sarebbe stato messo nelle condizioni di nominare un consulente. Il dibattimento andrà avanti il 3 aprile ma solo per dare al giudice il tempo di affidare al perito Paolo Salis il compito di trascrivere le intercettazioni depositate agli atti del procedimento. come richiesto dai difensori.  Davanti al palazzo di giustizia si è svolto un sit-in con una ventina di ambientalisti del Sulcis e con il comitato popolare dei carlofortini preoccupati, che protestano contro i rischi da inquinamento industriale. Secondo l’accusa i fumi d’acciaieria prelevati alla Portovesme srl sono finiti in una discarica di Settimo, diecimila tonnellate di scorie pericolosissime per la salute, una miscela di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, fosfati e fluoruri. Poi le scorie, una quantità che corrisponde al carico di settecento autoarticolati come quelli che ogni giorno fanno la spola tra il porto di Cagliari, lo stabilimento sulcitano e il sito di smaltimento di Genna Luas, sono state lavorate con materiali usati per costruire sottofondi di strade e aree di sosta. E’ accaduto tra il 2005 e il 2007, a scoprirlo sono stati i carabinieri del Noe grazie a una segnalazione fondata.  A fine febbraio il gup Giovanni Massidda aveva condannato col rito abbreviato due dirigenti della Portovesme srl, Aldo Zucca (due anni e 8 mesi) e Maria Vittoria Azara (due anni e 2 mesi).

 

 

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

 

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. marzo 14, 2012 alle 6:26 pm

    PER CORTESIA: U R G E N T E EMERGENZA DEMOCRAZIA.

    Vi prego di leggere con urgenza il mio post appena pubblicato sul mio blog e, se potete, di intervenire sulla Procura della Repubblica di Torino. Grazie.

  2. icittadiniprimaditutto
    marzo 14, 2012 alle 6:51 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. marzo 14, 2012 alle 11:26 pm

    da L’Unione Sarda, 14 marzo 2012
    TRIBUNALE. Dopo le prime condanne altri sei alla sbarra per le scorie pericolose della Portovesme srl.Traffico rifiuti, affare da 3,6 milioni. Seconda tranche del processo sul giro di residui industriali nocivi. (Maria Francesca Chiappe)

    Ha preso ieri mattina il via il processo per un traffico di rifiuti pericolosi e nocivi dalla sede della Portovesme srl a quella della Tecnoscavi. Sei gli imputati.Gli imputati rispondono all’appello. Tutti. E il processo per il traffico illecito di rifiuti pericolosi e nocivi da Portoscuso a Settimo San Pietro prende il via davanti al Tribunale di Cagliari. Sul banco degli indagati ci sono l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia di Monserrato, il gestore della società Gap service srl Lamberto Barca di Quartu; i dipendenti della Tecnoscavi Stefano e Giampaolo Puggioni di Quartu, Larbi El Oualladi residente a Selargius, il socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem srl Danilo Baldini di Iglesias.
    L’avvocato Francesco Secci solleva un problema tecnico circa la consulenza sui rifiuti sequestrati, quindi gli avvocati Massimo Ledda e Riccardo Floris chiedono una perizia sulle intercettazioni che il giudice Massimo Poddighe concede: all’udienza del 3 aprile sarà affidato l’incarico a un esperto.
    L’INCHIESTA. Esaurite le questioni preliminari, il pm Daniele Caria chiede di ricostruire l’indagine al comandante dei carabinieri del Noe Mariano Natale. «Nel gennaio 2007», ricorda il luogotenente, una fonte confidenziale ci ha descritto un traffico di rifiuti dalla Portovesme srl alla Tencoscavi di Settimo San Pietro. Abbiamo controllato, anche attraverso pedinamenti sulla statale 130, e abbiamo constatato che quattro camion partivano da Portoscuso verso la cava di Settimo San Pietro dove venivano recuperati rifiuti con una procedura semplificata. Abbiamo visto che il tipo di rifiuti non corrispondeva a quello indicato dai documenti. Non solo: seguendo due mezzi abbiamo visto che, a volte, dirottavano verso un’area di cava nella zona di Serramanna dove c’era un’attività di movimento terra. Si tratta di una zona autorizzata nel 1991 per il miglioramento fondiario. Abbiamo notato che i mezzi portavano lì il carico della Portovesme, caricavano terreno proveniente dall’attività di scambio e poi si dirigevano a Settimo San Pietro».
    I MATERIALI. Il comandante del Noe sottolinea che «la cessione dei rifiuti era mediata dalla Gap service. Dal 2004 al 2007 sono stati conferite 15.000 tonnellate di rifiuti. I mezzi non viaggiavano mai col cassone pieno. I materiali venivano utilizzati nell’impianto della Tecnocasic dove vengono recuperati inerti per la produzione di fondi stradali per opere pubbliche. Abbiamo individuato l’area antistante l’ospedale Businco e la cittadella sanitaria di Cagliari». Il militare aggiunge che «anche da un altro sito della Portovesme srl venivano caricati rifiuti poi trasportati alla Tecnoscavi». Racconta pure un episodio accaduto prima dell’apertura dell’indagine: «Si rovesciò un camion e il presidio multizonale della Asl disse che erano rifiuti tossici». Infine, il testimone tira le somme: «In quattro anni la Portovesme ha risparmiato tre milioni e 600.000 euro.

  4. aprile 4, 2012 alle 2:55 pm

    nuova udienza il 3 luglio 2012.

    da L’Unione Sarda, 4 aprile 2012
    Portovesme srl, affidato l’incarico, il processo è stato rinviato al 3 luglio.
    Perizia sui rifiuti tossici. Traffico di veleni, nominati gli esperti di intercettazioni: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/51865_Perizia_sui_rifiuti_tossici.pdf

  5. gennaio 12, 2013 alle 10:08 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

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