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I Demani civici della Sardegna, spesso “carne di porco”.


Baunei, Baccu Goloritzè

Nella notte fra il 24 e il 25 febbraio ignoti hanno compiuto un attentato dinamitardo contro Giovanni Porcu, sindaco di Irgoli (NU).   Le situazioni opache in tema di gestione del demanio civico sono fra le ipotesi accreditate.   Non è certo la prima volta e – stando così le cose – non sarà neanche l’ultima.  Quando nascono attriti e situazioni di illegalità, occupazioni abusive, soprusi sui terreni (pascoli e terreni agricoli, soprattutto) appartenenti ai demani civici prima o poi si scivola nella violenza cieca contro le Istituzioni e i rispettivi rappresentanti.

A Lula (NU) per molti anni si dissolse la democrazia in sede locale proprio così.

Dopo quelli degli anni scorsi (Muravera, Narbolìa, Cabras, ecc.), i casi abbondano ancor oggi: da Portoscuso a Dorgali, a Orosei (dove oltre a casi dubbi, la contestazione al recente provvedimento di accertamento regionale – determinazione Direttore Servizio territorio rurale, ambiente, infrastrutture Ass.to agricoltura e riforma agro-pastorale R.A.S. n. 30498/949 del 20 dicembre 2011 – sta diventando sempre più aspra).

I motivi sono sempre gli stessi: ignoranza della natura demaniale civica dei terreni (sempre meno, però), ignavia amministrativa, favoritismi, mancato intervento comunale e regionale per il recupero dei terreni.   I casi positivi, come quello di Carloforte, sono poco comuni.

Il lassismo e la cattiva gestione da parte della Regione autonoma della Sardegna e di troppi Comuni favoriscono abusi di ogni genere, veri e propri “furti” ai danni delle collettività locali e, in ultima analisi, anche la violenza.

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Gli Usi civici e gli altri diritti d’uso collettivi sono in generale diritti spettanti ad una collettività, che può essere o meno organizzata in una persona giuridica pubblica (es. università agraria, regole, comunità, ecc.) a sé stante, ma comunque concorrente a formare l’elemento costitutivo di un Comune o di altra persona giuridica pubblica: l’esercizio dei diritti spetta uti cives ai singoli membri che compongono detta collettività.

Gli elementi comuni a tutti i diritti di uso civico sono stati individuati in:
– esercizio di un determinato diritto di godimento su di un bene fondiario;
– titolarità del diritto di godimento per una collettività stanziata su un determinato territorio;
– fruizione dello specifico diritto per soddisfare bisogni essenziali e primari dei singoli componenti della collettività.
L’uso consente, quindi, il soddisfacimento di bisogni essenziali ed elementari in rapporto alle specifiche utilità che la terra gravata dall’uso civico può dare: vi sono, così, i diritti di uso civico di legnatico, di erbatico, di fungatico, di macchiatico, di pesca, di bacchiatico, ecc.      Quindi l’uso civico consiste nel godimento a favore della collettività locale e non di un singolo individuo o di singoli che la compongono, i quali, tuttavia, hanno diritti d’uso in quanto appartenenti alla medesima collettività che ne è titolare.

Dopo la legge n. 431/1985 (la nota Legge Galasso), i demani civici hanno anche acquisito una funzione di tutela ambientale (riconosciuta più volte dalla Corte costituzionale: vds. ad es. sent. n. 345/1997 e n. 46/1995).    Questa funzione è importantissima, basti pensare che i demani civici si estendono su oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia (un terzo dei boschi nazionali), mentre i provvedimenti di accertamento regionali stanno portando la percentuale del territorio sardorientrante in essi a quasi il 20%.

Portoscuso, Capo Altano - Guroneddu

Molte normative regionali, così come anche la legge regionale sarda n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni, vi hanno aggiunto alcune nuove “fruizioni” (es. turistiche), ma sempre salvaguardando il fondamentale interesse della collettività locale.   In particolare sono rimasti invariate le caratteristiche fondamentali dei diritti di uso civico.                   Essi sono inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927): “intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all’uso” (art. 2 legge regionale n. 12/1994).                 Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato ad opere permanenti di interesse pubblico generale (art. 3 della legge regionale n. 12/1994).

Con l’approvazione regionale degli strumenti previsti (regolamento per la gestione, piano di recupero e gestione delle terre civiche) sarà, così, possibile tutelare efficacemente il demanio civico e svolgere tutte quelle operazioni (permute, recuperi, sdemanializzazioni, trasferimenti di diritti, ecc.) finalizzate a ricondurre a corretta e legittima gestione una vera e propria cassaforte di natura della comunità locale (legge n. 1766/1927 e legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni).

Un patrimonio meritevole di efficace tutela e di accorta gestione ambientale.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

Qui un approfondimento: Gli Usi civici e gli altri diritti d’uso collettivi in Sardegna (dott. Stefano Deliperi – Rivista Giuridica dell’Ambiente, Giuffrè Ed. Milano, 2011)

 

Abbiamo ricevuto dalla Consulta nazionale della Proprietà Collettiva e pubblichiamo molto volentieri:

* brochure illustrativa sulla Consulta e i demani civici;

* ordine del giorno contro la svendita dei terreni agricoli appartenenti ai demani civici.

 

Cabras, penisola del Sinis

da La Nuova Sardegna, 26 febbraio 2012

La contesa sugli usi civici e l’abusivismo in agro, ecco dove nascono i veleni.

IRGOLI. Ottecento ettari di salto comunale in affitto da quarant’anni alla cooperativa pastori con un contratto che non si riesce a rinnovare e adeguare. Altri settecento, concessi in enfiteusi ai soci di una cooperativa agricola, che il Comune tenta da vent’anni di sgravare dagli usi civici per poter poi affrancare agli usufruttuari. Contenziosi che più volte hanno sconfinato in cruenti episodi di cronaca nera.   Dagli attentati alle intimidazioni, sino ai più efferati crimini di sangue. Che non hanno escluso nessuno: dai pastori agli amministratori passando per i tutori dell’ordine pubblico. Problematiche che si sono incancrenite nel tempo e che hanno segnato negativamente tutte le amministrazione comunali succedutesi negli ultimi vent’anni. Poi a queste cancrene se ne sono aggiunte delle nuove, connesse o consequenziali. Come quella dell’abusivismo in agro, fenomeno diffuso e notorio in tutta la Baronia specialmente lungo la fascia costiera, ma che è proliferato anche nei paesi di seconda fascia come appunto Irgoli. E anche su questo aspetto sono insorte diatribe e scaturiti veleni che hanno coinvolto sindaci e amministrazioni. Problematiche che sin dal suo insediamento sono state alla base della piattaforma programmatica dell’amministrazione Porcu. Ma in un periodo dove la dilagante crisi economica tocca tutti i settori e amplifica esponenzialmente ogni conflitto sociale, e dove i sindaci e le loro amministrazioni diventano parafulmine di qualsiasi disagio, individuare con certezza la matrice dell’attentato al sindaco sardista Giovanni Porcu (alla guida di una amministrazione di centrodestra) è compito tanto arduo quanto ipotetico. Perché alle emergenze storiche se ne aggiungono nuove, con Comuni che diventano uffici di collocamento con file interminabili di questuanti con le più svariate pretese. Dal semplice sussidio per pagare la bolletta della luce, al posto di lavoro qualsiasi esso sia, a concessioni edilizie impossibili. Così anche l’appoggio dichiarato del Comune al progetto di un privato per la realizzazione di un mega eco resort da 700 posti letto in terreni di sua proprietà e con capitali propri nelle campagne irgolesi, può innescare mugugni e sobillare malcontenti. Solo ipotesi, tutte da vagliare con attenzione senza escluderne altre, magari più banali e impensabili. Sta di fatto che Irgoli da vent’anni a questa parte è un paese senza pace: un piccolo centro dalle grandissime potenzialità imprenditoriali come dimostrano alcune eccellenze industriali e imprenditoriali che non riesce a decollare a causa di fatti criminosi che sembrano frutto di una diabolica regia criminale di chi, sul non governo e sulla non amministrazione collegiale del territorio, fonda e perpetua di prepotenza il suo potere.

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. febbraio 27, 2012 alle 7:16 pm

    sul Blog della Valle del Cedrino, 27 febbraio 2012
    I Demani civici della Sardegna, spesso “carne di porco”:
    http://blog.libero.it/ValledelCedrino/11103279.html

  2. marzo 2, 2012 alle 3:00 pm

    da La Nuova Sardegna, 2 marzo 2012
    Quarantacinque a processo per la lottizzazione di un’area di 24 ettari. Abusi a Biderosa, a giudizio.
    Per l’accusa in quei terreni agricoli non si poteva edificare.

    OROSEI. Rinvio a giudizio per 45 imputati accusati del reato di lottizzazione abusiva in un’area di circa 24 ettari in località Sas Petras Biancas-Su Milanesu. La località è a due passi dall’oasi di Biderosa, dove negli ultimi anni sono stati edificati 13 fabbricati rurali. La richiesta della pubblica accusa (rappresentata dal procuratore Andrea Garau) è stata accolta dal Gup, Claudio Cozzella, che ha sciolto la riserva solo nel pomeriggio. Si apre così il processo a carico dei proprietari terrieri che hanno venduto, del tecnico che ha frazionato il terreno, dei terzi che quei lotti agricoli hanno comprato ed edificato e del funzionario comunale che ha rilasciato le concessioni. Tutti coloro che dal 1997 ad oggi su quei fondi, una volta terreni comunali, poi affrancati dai soci della cooperativa vigne Bellavista e quindi frazionati e venduti in lotti di dimensioni variabili tra i 5mila metri quadri e un ettaro, hanno avuto in qualche modo a che fare. Secondo la tesi dell’accusa Sas Petras Biancas sarebbe infatti una vera e propria lottizzazione abusiva dove tutti gli attori sarebbero stati da sempre consapevoli dell’illecito che si stava compiendo. Sempre secondo l’accusa in quei terreni agricoli, di gran valore paesaggistico vista la loro posizione e gravati inoltre da uso civico, non solo non era possibile eseguire tutti quei frazionamenti ma tanto meno era consentito edificare case che, non avevano nulla di rurale con tanto di terrazze vista mare. Tra i nomi degli imputati il responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune l’architetto Efisio Roych che ha firmato le concessioni edilizie per le case realizzate. Tutta l’area, quattro anni fa, era stata sottoposta a sequestro da parte del Corpo Forestale su richiesta della Procura di Nuoro proprio perché ritenuta abusiva. Al suo interno, tredici abitazioni, la maggior parte delle quali ben edificate e finite da anni ma qualcuna ancora in fase di costruzione. Quella lottizzazione sorge su terreni che sino a poco più di dieci-dodici anni fa erano di proprietà comunale, dati in locazione semplice a una cooperativa per realizzarvi delle vigne. Intorno al 1997 i soci di quella cooperativa intentarono una causa di usucapione contro il Comune per entrare in possesso dei terreni. Causa che vinsero, diventando a pieno titolo proprietari di una porzione di territorio situata proprio dinanzi a uno dei più rinomati e pregiati angoli della costa orientale. Poco tempo dopo questi terreni furono lottizzati e venduti a terze persone in appezzamenti. Gli acquirenti riuscirono poi a ottenere la licenza edilizia e le autorizzazioni necessarie per edificare villette e seconde case, trasformando quella che doveva essere una grande vigna cooperativa in una lottizzazione turistica. Il processo proseguirà davanti al tribunale monocratico il prossimo 16 giugno. (k.s.)

  3. dicembre 14, 2012 alle 5:17 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  4. ottobre 23, 2014 alle 3:00 pm

    usi e, soprattutto, abusi in danno del demanio civico. Una bella storia edificante, purtroppo non rara…….

    da La Nuova Sardegna, 21 ottobre 2014
    Nuoro, truffa all’Ue: arrestati marito, moglie e il complice.
    La Guardia di finanza scopre un raggiro per oltre un milione di euro. La coppia dichiarava falsamente di possedere migliaia di animali e un’infinità di terreni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2014/10/21/news/nuoro-truffa-all-ue-arrestati-marito-moglie-e-il-complice-1.10156920

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    da L’Unione Sarda, 21 ottobre 2014
    Nuoro, truffano Stato e Ue per i fondi. Con finte mandrie ottengono 1,2 mln: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/10/21/truffano_lo_stato_e_l_unione_europea_per_i_fondi_grazie_a_mandrie_inesistenti_ottengono_1_2_mln-6-391803.html

    —————————————–

    23 ottobre 2014
    ORGOSOLO. Il gip Pusceddu avanza sospetti su possibili omissioni dei funzionari.
    «Bestiame-fantasma: il Comune doveva vigilare». (Luca Urgu) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20141023090828.pdf)

    L’inchiesta per truffa all’Unione europea che ha portato agli arresti gli orgolesi Pietro Catgiu, sua moglie Manuela Floris e l’impiegato del centro di assistenza agricola di Coldiretti, Giuseppe Podda, potrebbe estendersi anche i pubblici ufficiali del comune di Orgosolo. Funzionari che negli anni hanno rilasciato le attestazioni sulla consistenza zootecnica e sulla disponibilità fondiaria ai coniugi. Secondo la ricostruzione del raggiro di un milione e duecento mila euro, fatta dal gip Mauro Pusceddu, non si configurerebbe nei confronti dei funzionari comunali una mera ipotesi di falso per induzione (per la quale risponde solo il privato), ma prenderebbe forza una responsabilità ben più grave dei pubblici ufficiali. I funzionari infatti, avevano per il gip «il potere e dovere giuridico di vigilare sul computo degli animali funzionali alla concessione del pascolo comunale e quindi del beneficio», come previsto dal regolamento degli usi civici. L’ipotesi di responsabilità emergerebbe poi in considerazione dalla evidente falsità delle dichiarazioni dei coniugi che affermavano una consistenza di un migliaio di capi di bestiame che occupavano da soli un decimo dell’intero territorio di Orgosolo. Una sproporzione che per il giudice non poteva passare inosservata in Comune anche perché i Catgiu facevano tutt’altro lavoro (il marito è impiegato in un’associazione di allevatori mentre la moglie fa l’assistente sociale). Pusceddu conclude che valuterà il pm la sussistenza di una responsabilità penale e contabile di quei funzionari comunali. Intanto è fissato per domani l’interrogatorio di garanzia dei tre arrestati (difesi dall’avvocato Angelo Magliocchetti) e di Salvatore Fancello e Patrizia Faedda, i due dipendenti del centro di assistenza agricola accusati di violazione dei sistemi informatici per i quali il pm ha chiesto la sospensione dal lavoro.

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