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Il Comune di Cagliari disegna il futuro di Tuvixeddu: sì, ma come?


Cagliari, Tuvixeddu, tomba punica con disco rosso

 

Con la deliberazione n. 1 dell’11 gennaio 2012 la Giunta comunale di Cagliari ha proposto al Consiglio l’adozione dei criteri a cui attenersi per la definizione del futuro dell’area d’interesse archeologico-ambientale di Tuvixeddu in sede di attuazione del P.P.R., alla luce della nota sentenza Cons. Stato 3 marzo 2011, n. 1366.

Come si ricorderà, il Consiglio di Stato aveva esplicitamente affermato: “Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell’area è rinviata ad un’intesa tra Comune e Regione, fermo che ‘all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata’ (art. 48, comma 2, delle NTA)”.

La Regione autonoma della Sardegna (nota del 31 maggio 2011) ha invitato il Comune di Cagliari e le strutture del Ministero per i beni e attività culturali ad avviare la relativa procedura.

La Giunta comunale ha ritenuto di proporre al Consiglio la linea da seguire nel corso della suddetta procedura indicando nell’area tutelata con il vincolo storico-culturale-archeologico (D.M. 2 dicembre 1996) quale fascia di tutela integrale, mentre l’area di tutela condizionata sarà esterna e della profondità di mt. 100 riducibili, se non si creano problemi per la tutela del bene e tenendo conto della zonizzazione urbanistica (accordo di programma immobiliare, 2000).

A esse si aggiungeranno i beni paesaggistici già individuati (es. Grotta della Vipera) e da individuare puntualmente.

Sostanzialmente si tratta dello scenario già previsto all’indomani della sentenza del Consiglio di Stato, provvedimento molto importante ma non risolutivo.

E’ presto per immaginare quale sarà la soluzione (soprattutto le strutture ministeriali diranno la loro), ma di sicuro la partita si giocherà metro per metro e sarà necessaria la massima trasparenza e determinazione per tutelare efficacemente quanta più area possibile.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

P.P.R., area di Tuvixeddu

 

da La Nuova Sardegna, 27 gennaio 2012

La giunta comunale ha deciso di applicare la sentenza del Consiglio di Stato ma non interviene sui confini dell’area da tutelare. Tuvixeddu, si parte dal vincolo archeologico.  Morittu: «Questa procedura è illegittima». Deliperi: «Sarà una battaglia metro su metro».  Mauro Lissia

CAGLIARI. La base di partenza per definire la questione-Tuvixeddu resta il vincolo archeologico, quello stabilito a suo tempo dal ministero dei Beni Culturali e indicato nell’accordo di programma del 2000. E’ la decisione della giunta comunale, contenuta nella delibera firmata dal sindaco e da tutti gli assessori l’11 gennaio. Ora il futuro del colle è nelle mani di Regione e Sovrintendenza.
 L’esecutivo comunale dichiara di applicare pienamente la sentenza del 3 marzo 2011 con la quale il Consiglio di Stato ha fermato le ruspe di Coimpresa e riallineato l’area vincolata al piano paesaggistico regionale. Poi però fa riferimento al contenuto del piano urbanistico comunale, che resterebbe valido e garantirebbe quindi il diritto di costruire quanto lo strumento di pianificazione prevede. Ma la dirigente di Italia Nostra Maria Paola Morittu legge nel testo della delibera il pericolo di un ritorno al passato e alcuni passaggi discutibili: «Il solo modo legittimo per distinguere l’area di tutela integrale da quella di tutela condizionata è adeguare il piano urbanistico al piano paesaggistico – sostiene la giurista – l’opposto del procedimento indicato nella delibera». Morittu vede poi un «contrasto assoluto» fra la decisione di far coincidere l’area di tutela integrale con quella del vincolo archeologico e la sentenza del Consiglio di Stato, mentre sarebbe «illegittima anche la procedura seguita da Regione e Comune per individuare l’area di tutela condizionata». L’articolo 49 delle norme tecniche di attuazione del Ppr prevede infatti che «sino all’adeguamento del piano urbanistico comunale al Ppr nelle aree è vietata qualsiasi edificazione». Come dire che tutto deve restare com’è e soprattutto non si può neppure pensare a nuove edificazioni sul colle dei Punici. D’altro canto è stato il Consiglio di Stato a riaffermare con chiarezza che la tutela di Tuvixeddu va riconsiderata in base al contesto paesaggistico-storico, non solo in riferimento alle presenze archeologiche. Esattamente come stabilisce il codice Urbani e il Ppr che ne ha recepito gli indirizzi.  Nessuna sorpresa per Stefano Deliperi, che ha sempre considerato quella di Tuvixeddu una questione ancora aperta: «Il Comune ha firmato l’accordo di programma, quindi non poteva fare più di quanto ha fatto – spiega il responsabile del Gruppo di intervento giuridico – perché il Consiglio di Stato ha rimandato la definizione del vincolo a un accordo tra gli enti e il ministero dei Beni culturali. Non era pensabile attendersi dall’amministrazione comunale l’imposizione di un vincolo diverso da quello ministeriale, semmai sarà la Sovrintendenza a intervenire con una tutela maggiore. Ma è certo che sarà una battaglia da combattere metro su metro, perchè gli interessi in campo sono altissimi». Certa anche un’altra cosa: la sensibilità attorno al problema-Tuvixeddu è cresciuta e non sarà facile andare avanti col cemento.

 

 Tuvixeddu, area con vincolo storico-culturale e con vincolo paesaggistico

 

(elaborazione immagine GrIG, foto S.D., archivio GrIG)

  1. febbraio 1, 2012 alle 2:47 PM

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2012
    Tuvixeddu, marcia indietro sulla delibera della giunta: il testo sarà rivisto e corretto. Nessun via libera al cemento, restano in piedi le indicazioni contenute nella sentenza di aprile 2011 del Consiglio di Stato. Fra due settimane un nuovo documento da portare in consiglio. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Rimarrà ferma ai box per due settimane la proposta di delibera firmata dalla giunta comunale, quella che – se approvata dal consiglio – riporterebbe la vicenda di Tuvixeddu a prima dell’aprile 2011, quando il Consiglio di Stato ha convalidato il vincolo sull’area previsto dal piano paesaggistico regionale. E’ questa la decisione emersa dalla riunione di maggioranza che si è svolta ieri, presenti il sindaco Massimo Zedda e la direttrice generale Cristina Mancini. Gli uffici lavoreranno a una nuova versione riveduta e corretta della proposta. La scelta di fermarsi è legata probabilmente anche alla sollevazione annunciata dagli ambientalisti.
    Su tutti Italia Nostra, che nell’esame della delibera hanno riscontrato anomalie inspiegabili: da un lato infatti il testo del documento – firmato dal sindaco e da tutti gli assessori – fa riferimento con chiarezza all’articolo 49 del Ppr, come stabilito dal Consiglio di Stato e come ribadito dall’Avvocatura dello Stato, quindi avvalla l’applicazione e la difesa delle tutele paesaggistiche sull’intero compendio storico-archeologico. Dall’altra la stessa delibera sembra voler applicare il tanto discusso articolo 15 del Ppr, che per ragioni tecniche impossibili da riferire in cronaca riporterebbe lo stato della questione al 2000, quando venne firmato l’accordo di programma. Ma soprattutto – com’é scritto nella delibera – stabilisce che si dovrà tener conto delle destinazioni urbanistiche indicate dal piano urbanistico comunale. Che cosa significa? Semplicemente che la sentenza del Consiglio di Stato sarebbe carta straccia e che a prevalere sarebbe l’esigenza di rispettare il Puc, che garantisce a Nuova Iniziative Coimpresa quanto previsto nell’accordo di programma: la realizzazione del piano immobiliare nelle aree private non tutelate da vincolo archeologico. In pillole: con una scelta del genere a salvarsi sarebbe soltanto la necropoli, non il paesaggio storico-archeologico come stabilisce il Ppr e ancora prima – con una norma di rango superiore – il Codice del paesaggio. Forse presi da altre urgenze gli assessori comunali non hanno rilevato, a una prima lettura, questi elementi. Talmente pesanti da gettare un’ombra sulle certezze politiche che stanno alla base della maggioranza oggi al governo in città: la tutela dell’ambiente, della cultura, del paesaggio e della legalità. La riunione di ieri – cui ha preso parte anche l’assessore comunale all’urbanistica Paolo Frau – è servita a prendere atto di quello che appare come un errore e di stabilire un termine per correggerlo. Quella che verrà proposta al consiglio comunale sarà una proposta di delibera diversa, rivolta alla difesa del colle punico e al rispetto di quanto è stato stabilito dal Consiglio di Stato. Sarà poi la Sovrintendenza ai Beni culturali a dire la parola decisiva sul fronte della tutela di Tuvixeddu, mentre dalla Regione è difficile che arrivi un’indicazione diversa dalla solita: largo alle betoniere e ai metri cubi di cemento.

  2. febbraio 6, 2012 alle 2:31 PM

    mah…

    da La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2012
    Dalla giunta Zedda via libera al cemento sul colle di Tuvixeddu. (Giorgio Todde)

    In tanti abbiamo pensato che si sarebbe realizzata un’idea di città non fondata sul cemento, che l’urbanistica avrebbe prevalso sull’edilizia, che avrebbe vinto il verde, che i viali sarebbero stati ombrosi, i centri storici restaurati e rispettati. Invece una delibera di giunta, di questa giunta, ci toglie ogni ingenua illusione.
    Riappare il cemento a Tuvixeddu. Riaffiora dai fondali l’idea, naufragata nelle aule dei tribunali e non solo, che la salvezza del colle consista in una «tutela francobollo» della sola necropoli e che a pochi metri dai sepolcri si possano costruire palazzine e strade. Il medesimo progetto sostenuto dalle passate giunte sviluppiste.
    Un tormento. Ma anche una irrisione dopo le affermazioni elettorali e le interrogazioni in consiglio regionale dell’attuale sindaco, il quale a febbraio del 2011 firmava un appello angosciato che reclamava il «necessario intervento immediato per evitare la realizzazione di ogni altra qualsivoglia opera o manufatto nell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu».
    Ed è davvero doloroso prendere atto che oggi questa, proprio questa giunta proponga al consiglio comunale come unica «fascia di tutela integrale» l’area asfittica del vincolo archeologico, ossia solo la necropoli e il «catino». Tutto intorno, il cemento. Un «francobollo archeologico» strangolato da mattoni e bitume, già sfigurato dalle fioriere ideate da architetti che volevano conformare la necropoli a se stessi. Quelle fioriere, costruite anche sui sepolcri, sono oggi prove in un processo.
    Eppure è lampante che la minuscola area di tutela archeologica non può coincidere con l’area di tutela paesaggistica. La ragionevolezza e le norme stabiliscono che un bene archeologico è inserito all’interno di un paesaggio il quale sarà, per conseguenza, più ampio di quel bene. E ambedue devono essere protetti e inedificabili.
    Invece nella delibera dell’11 gennaio, la amministrazione comunale, quella che doveva «salvare il colle», propone «coraggiosamente» di tutelare quello che è già tutelato – ossia l’area archeologica – e sostiene che si debba, per devozione al piano urbanistico, costruire a pochi metri dalle tombe. Proprio quello che Antonio Cederna chiamava «dente cariato», come i gloriosi resti di acquedotto romano divenuti uno squallido spartitraffico.
    Sostiene la delibera che si dovrà tenere conto dei «princìpi ispiratori del Piano paesaggistico regionale», ma sopratutto delle «destinazioni urbanistiche individuate dal Puc». E il Puc, il Piano urbanistico comunale, prevede, si sa, circa mezzo milione di metri cubi sul colle. Il cemento, insomma, è sempre l’ago magnetico di questa città. Così le promesse e i princìpi crollano sotto il peso dei palazzi.
    Del resto questa giunta comunale ha già preso la strada della cosiddetta continuità amministrativa. Ha dichiarato di voler abbattere lo stadio Sant’Elia, di voler scavare tre piani di parcheggi sotto le mura vincolate di Castello, nonostante la vicinanza della torre simbolo della città e i rischi dell’ignoto sottosuolo della rocca, ha sostenuto di essere «vittima del dovere» e di «dover» per forza costruire in un’area verde di via Milano, di «dover» edificare in molti degli otto ettari di vuoti urbani e di «dover» costruire un’orribile, smisurata casa dello studente all’ex semoleria. E questo «senso del dovere» ha scatenato una slavina di cemento che non ci aspettavamo.
    Ma esistono alcuni ostacoli insormontabili.
    Il primo è l’attuale condizione giuridica. Tuvixeddu è inedificabile. E questo Comune – il cui sindaco appartiene a un partito che nella sigla contiene le parole sinistra e ecologia, nonché libertà – dovrebbe oggi necessariamente adeguare il piano urbanistico al piano paesaggistico regionale. Questa procedura, che doveva avvenire cinque anni fa e non è neppure avviata, non è un’opzione. E’ un obbligo.
    Il piano urbanistico adeguato al piano paesaggistico tutelerebbe quello che di buono resta alla città involgarita, fermerebbe la grandinata di mattoni e l’imbruttimento dei nostri quartieri, consentirebbe di investire in veri recuperi e veri restauri. Cagliari sarebbe curata e custodita.
    Il secondo, altrettanto rilevante, è una «miscela» che si chiama pubblica opinione, già esplosa in mano a chi si svagava con il piccolo chimico. Esiste una parte rilevante della comunità che ha maturato capacità critiche evidentemente sottovalutate anche da chi, come il nostro sindaco, ha attinto sostegno e energie da quelle capacità. Quell’opinione pubblica che dopo vent’anni ha aperto le finestre sperando che l’aria cambiasse, ha i mezzi per rinchiuderle se vede l’aria ristagnare.
    Costruire a Tuvixeddu sarebbe la dimostrazione che nulla cambia mai neppure se muta il vento. La prova malinconica che da qualunque parte soffi è sempre lo stesso vento già usato e scaduto.

  3. febbraio 7, 2012 alle 2:49 PM

    da La Nuova Sardegna, 7 febbraio 2012
    Tuvixeddu, la delibera della discordia. Via libera al cemento? La giunta Zedda non replica a Todde, il centrosinistra difende il sindaco: «Accuse ingenerose». (Roberto Paracchini)

    CAGLIARI. La giunta sceglie il silenzio e preferisce non commentare. Che le critiche arrivino dall’opposizione fa parte del gioco: la giunta del sindaco di Cagliari Massimo Zedda è abituata, ma non quando provengano dalla sua area di riferimento. Mentre ieri Giorgio Todde, il medico scrittore, autorevole voce critica del centro sinistra, è andato giù pesante accusando dalle colonne della Nuova la giunta Zedda di aver tradito le aspettative dei tanti che pensavano che col nuovo governo del capoluogo l’urbanistica avrebbe prevalso sull’edilizia, che avrebbe vinto il verde… «Invece una delibera di questa giunta ci toglie ogni illusione». Il riferimento specifico è a Tuvixeddu e al modo di valorizzare la necropoli punico romana e il colle in cui si inserisce. Polemica che ha diviso i consiglieri della maggioranza. L’atto dell’esecutivo a cui ci si riferisce è dell’11 gennaio di quest’anno, in cui – secondo Todde – si ritorna all’idea «asfittica del vincolo archeologico» che conduce alla realizzazione di un parco «francobollo strangolato da mattoni e bitume».
    Di certo le critiche di Todde hanno creato imbarazzo nei gruppi che reggono l’esecutivo in assemblea comunale e provocato reazioni diverse. Per Andrea Scano (Pd), presidente della commissione consiliare all’Urbanistica, la questione è «più complessa: la delibera dà mandato al sindaco di firmare il risultato degli incontri con Regione, soprintendenze e ministero. Ad ogni modo bisognerà trovare una soluzione realisticamente attuabile: salvaguardare l’intera area e far sì che il parco resti di proprietà pubblica, tenendo presente che nell’accordo di programma, firmato nel duemila (che delimita il parco a una parte del colle e prevede ai suoi lati duecentosettantamila metri cubi di edificazioni da parte della Coimpresa – ndr) si ipotizza anche che l’area protetta passi al Comune. E questo deve restare. Per ciò bisognerà trovare un accordo con l’imprenditore privato, con relativo intervento della Regione per le risorse economiche da mettere nella trattativa».
    Da parte sua Todde ma anche Maria Paola Morittu (responsabile del settore tutela dei monumenti di Italia Nostra) sostengono che «questo Comune dovrebbe (…) oggi necessariamente adeguare il piano urbanistico al piano paesaggistico regionale». Fatto che renderebbe l’area inedificabile, come previsto anche dalla sentenza del Consiglio di Stato del marzo dello scorso anno.
    Ma va detto, precisa Davide Carta (capo gruppo in assemblea municipale del Pd) che «il vincolo paesaggistico è enorme: va da viale Sant’Avendrace a via Is Mirrionis e deve necessariamente essere precisato assieme a Regione, ministero e soprintendenze. E noi ci muoviamo in questa direzione». Mentre l’affermazione di Todde che vi sarebbe una continuità amministrativa con la passata giunta di centrodestra «è ingenerosa», afferma Francesca Ghirra (Sel, presidente della commissione consiliare alla Cultura): «Noi abbiamo bloccato il parcheggio sotto via Roma deciso dal precedente esecutivo». Mentre, continua Ghirra, «non è vero quello che afferma Todde che vorremmo “costruire un’orribile e smisurata casa dello studente” in viale La Plaia, visto che noi ipotizziamo di crearvi due strutture per complessivi cinquecento posti letto. Né alcuno di noi ha “dichiarato di voler abbattere lo stadio Sant’Elia”, semmai ristrutturarlo». Insomma «no ai diktat degli ambientalisti», sottolinea Filippo Petrucci (di “Meglio di prima non ci basta”, presidente della commissione Affari generali): «Occorre una soluzione anche politica».
    Alcuni si appellano al realismo politico: «La questione è molto complessa – afferma Fabrizio Rodin (Pd e presidente delle Politiche sociali) – e il Tar ha sempre dato ragione al privato. Da qui la necessità di essere prudenti, anche perché la situazione economica è molto critica». Posizione condivisa anche da Francesco Ballero (Socialisti): «Bisogna trovare una soluzione tecnicamente compatibile e rispettare pure i diritti della Coimpresa».
    La delibera della discordia è stata anche discussa la settimana scorsa durante un incontro tra la maggioranza e il sindaco Zedda. «Sino ad ora – spiega Giovanni Dore, Idv – nella passata consiliatura si è proceduto per stralci sui singoli problemi urbanistici. Mentre sarebbe meglio cambiare prima il quadro (l’adeguamento del piano urbanistico al piano paesaggistico regionale) e poi intervenire sui singoli problemi. Ad ogni modo ci muoviamo in discontinuità verso la precedente giunta col coinvolgimento di tutto il Consiglio». Impostazione condivisa anche da Giuseppe Andreozzi (Rossomori). Infine «la questione è di grande delicatezza – dice Piergiorgio Meloni, Pd – teniamo presente che non ci sono soldi: il bilancio è risicatissimo e subisce tagli continui. A questo punto credo ci vorrebbe un mediatore tra le amministrazioni e il privato: un vecchio democristiano tipo Beppe Pisanu».

    dal blog di Matteo Lecis Cocco Ortu (consigliere comunale P.D.), 6 febbraio 2012
    Sicuri che la giunta Zedda dia il via libera al cemento?: http://matteoleciscoccoortu.wordpress.com/2012/02/06/sicuri-che-la-giunta-zedda-dia-il-via-libera-al-cemento/#comments

    dal blog di Vito Biolchini, 7 febbraio 2012
    Apocalittico Todde! “Con Zedda, cemento selvaggio a Tuvixeddu e in tutta Cagliari!”. È vero? Secondo me no. E vi spiego il perché: http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/02/07/apocalittico-todde-con-zedda-cemento-selvaggio-a-tuvixeddu-e-in-tutta-cagliari-e-vero-secondo-me-no-e-vi-spiego-il-perche/

  4. febbraio 10, 2012 alle 2:46 PM

    da La Nuova Sardegna, 10 febbraio 2012
    I Riformatori appoggiano il sindaco. Mereu e Busia: «Su Tuvixeddu occorre pragmatismo».

    CAGLIARI. I Riformatori sardi appoggiano il sindaco Massimo Zedda per la questione-Tuvixeddu. Il capo gruppo in Comune Alessio Mereu e il coordinatore di Cagliari del partito Anna Maria Busia difendono il primo cittadino dalle «strumentalizzazioni» degli ambientalisti.
    «L’annosa vicenda di Tuvixeddu – affermano in un comunicato – deve essere risolta nel rispetto delle norme di legge e degli enormi interessi che essa ha coinvolto, innanzitutto quelli dei cagliaritani». Poi proseguono precisando che dal 2006, data del blocco dei lavori ad opera delle decisioni prese dalla Regione (guidata da Renato Soru), «la città ha subito un danno enorme, sia per la mancata fruizione del Parco Archeologico, sia per l’accumularsi degli oneri sul contenzioso». E fu «quest’ultimo che portò alla firma dell’accordo di programma con l’enorme debito gravante sul Comune». Una situazione, continuano i Riformatori, che «ci impone di essere pragmatici, abbassare le armi della polemica di parte e fare quanto in nostro potere per spingere verso la ricerca di una soluzione. Debbono essere rigettate le argomentazioni di chi usa il cosiddetto ambientalismo estetico come una clava per affermare la politica del “no” a tutti i costi che, anche nei giorni scorsi, sono state usate per attaccare il Sindaco e la Giunta». Per questi motivi, precisano Mereu e Busia, «vogliamo affermare la nostra condivisione all’impostazione della delibera numero 1 del 11 gennaio 2012 la quale, per quanto di non facile interpretazione, fa salve le scelte del Puc ed il richiamo all’accordo di programma in esso contenuto». Infine «pensiamo che l’accordo di programma possa essere rivisto, fatti salvi i diritti di indennizzo del privato, a favore della previsione di non edificabilità e destinazione a verde pubblico per le aree immediatamente prospicienti il Parco Archeologico». Quindi «invitiamo perciò il sindaco a muoversi senza indugi nella direzione indicata dalla delibera».

  5. febbraio 10, 2012 alle 11:18 PM

    triplo mah…

    da La Repubblica on line, 10 febbraio 2012
    IL CASOTuvixeddu ancora in pericolo.
    il cemento rimane in agguatoLa necropoli fenicia di Cagliari torna al centro della polemica politica e divide il fronte che ha sostenuto il sindaco Massimo Zedda. Motivo dello scontro una delibera comunale sospettata di voler riaprire le porte alla speculazione. (Francesco Erbani): http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/10/news/nuovo_rischio_cemento_necropoli_tuvixeddu-29660890/?ref=HREC2-23

  1. febbraio 9, 2012 alle 12:27 PM

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