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Assalto immobiliare a Piscinas e Ingurtosu.


Arbus, dune di Piscinas-Scivu

Ampio servizio giornalistico di Paolo Matteo Chessa su La Nuova Sardegna riguardo il progetto immobiliare della Matsa Group s.r.l. nel paradiso ambientale di Piscinas e Ingurtosu (Arbus, VS). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno già svolto opportune azioni legali e di sensibilizzazione.

Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale – S.T.I.R. di Cagliari ha comunicato (nota n. 98223 del 6 dicembre 2011) che l’area è tutelata con vincolo idrogeologico (art. 1 del regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i.), con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e inclusa in sito di importanza comunitaria (direttiva n. 92/43/CEE, D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.), ma tuttora “non risultano pervenute istanze relative al progetto in questione per il rilascio di autorizzazioni”.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico faranno di tutto per tutelare uno dei più preziosi gioielli ambientali e storico-culturali del Mediterraneo.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

Arbus, dune di Piscinas-Scivu

da La Nuova Sardegna, 20 dicembre 2011

Piscinas, un eden minacciato. Nasce tra i contrasti un progetto per tre agriturismo e trenta chalet. L’idea muove i primi passi, deve ancora seguire un lungo iter. Paolo Matteo Chessa

ARBUS. «Veni, vidi, vici». Ma stavolta la storica frase attribuita a Giulio Cesare (Venni, osservai e vinsi) non ha nulla a che vedere con le battaglie per la supremazia militare, ma sembra calzare a pennello per quelli che sono i propositi imprenditoriali di Paolo Trento, patron di una società emiliana che opera nel campo dell’abbigliamento sportivo (la “Matsa Group srl”), con sede nei dintorni di Bologna), il quale ha messo gli occhi – qualcuno dice dopo esserne rimasto letteralmente affascinato – su uno degli angoli più belli e incontaminati della Sardegna e forse anche dell’Europa. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/12/20/news/l-eden-di-piscinas-minacciato-da-chalet-e-agriturismo-5439275)
 E qui vorrebbe dare gambe a un articolato progetto di valorizzazione turistica.
 Appunto: è venuto qui, ha visto e ha deciso. Chiariamolo subito: al momento si è ancora alla fase propositiva, ovvero ai primissimi passi di un’idea che per poter andare avanti e concretizzarsi dovrà percorrere un lungo e probabilmente non facile cammino burocratico.
 Ma è bastato solo che la voce su questo potenziale progetto entrasse in circolo perché cominciassero a squillare uno, dieci, cento campanelli d’allarme, seguiti a ruota da prese di posizione dei movimenti ambientalisti – primo fra tutti il Gruppo di intervento giuridicoAmici della Terra – che ha già sollevato una raffica di interrogativi su ciò che la “Matsa” vorrebbe fare da queste parti. E non a caso, tenuto conto che si sta parlando della zona costiera di Piscinas, un vero e proprio Eden del Ventunesimo secolo, caratterizzato da splendide dune di sabbia dorata e finissima (alcune alte oltre 150 metri), che se non fosse per le macchie di vegetazione farebbero impallidire quelle del deserto del Sahara centrale.
 Tant’è che più che dune si potrebbe tranquillamente definirle colline, che fra l’altro vengono puntualmente “scalate” da quasi tutti coloro, turisti o semplici visitatori, che si spingono fin qui per ammirare appunto l’ineguagliabile bellezza di Piscinas, con la sua lunghissima e candida spiaggia, che ancora un secolo fa o giù di lì era uno sperduto avamposto, con un piccolo molo dove attraccavano le imbarcazioni che arrivavano fin qui per caricare i materiali estratti dalle miniere di Ingurtosu e Monteponi.
 E che ormai Piscinas sia entrata nel gotha delle località turistico-ambientali più suggestive è fuor di dubbio. Certo, giusto domani fa il suo ingresso ufficiale l’inverno, ma grazie al clima ancora mite dell’autunno anche negli ultimi giorni di ottobre nella spiaggia, quasi fosse una dependance delle Havaii, si potevano contare non pochi amanti della tintarella, che a dar retta alle targhe delle auto arrivavano da lontano, molto lontano.

Arbus, dune di Piscinas

Tornando all’idea-progetto dell’imprenditore Paolo Trento (che per illustrarla agli amministratori comunali si è affidato a un nome di grido: l’architetto ferrarese Pier Luigi Feggi, progettista del «Parco del Delta del Po») vale la pena sottolineare come la stessa abbia provocato reazioni diverse. Infatti anche tra gli arburesi, compreso qualche addetto ai lavori del settore turistico-ristorativo, c’è chi rabbrividisce al solo pensiero che nell’area di Piscinas, seppure all’interno, più precisamente nella collina di Maceda, giusto di fronte a quella denominata Sciopadroxiu dove si trova il campeggio (lungo lo sterrato che viene giù da Ingurtosu e che il Comune ha volutamente lasciato così, ribattezzandola «strada ecologica»), possa spuntare da un giorno all’altro un complesso alberghiero in piena regola, per quanto ben inserito nell’ambiente circostante.  E sì, perché traducendola in numeri e in soldoni l’idea della “Matsa” (presentata con l’accativante nome, un po’ ruffianesco in verità, di «Parco delle Dune di Piscinas») è quella di far sorgere su quelle alture ben tre agriturismo; 30 chalet; una Club house con biblioteca e servizi vari; gli alloggi per la direzione e per il personale; un Centro benessere con piscina e zona sportiva, nonché un percorso da golf (dove poi si andrà a prendere l’acqua non è chiaro) sul versante collinare privo di alberi. Insomma, stando alle stime fin qui fatte, per quanto ufficiose, si parla di costruzioni per 40mila metri cubi, che potrebbero in qualche modo stravolgere l’aspetto di quest’angolo di paradiso. Come d’altro canto pochi chilometri più avanti, lungo il litorale, in direzione di Gutturu Flumini, è stato stravolto, letteralmente violentato, l’aspetto di Portu Maga, dove è stato realizzato un villaggio residenziale (passato in più mani come proprietà, Valtur compresa) che definire orrendo è riduttivo.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

 Per non parlare poi di quanto accaduto a suo tempo a Torre dei Corsari, sul versante opposto, rispetto a Piscinas, del territorio comunale di Arbus (il più vasto dell’isola dopo quello di Sassari), dove c’è la diretta testimonianza di quali scempi ambientali possano fare certe lottizzazioni e dove negli anni è spuntato di tutto e di più, in un confuso cocktail di stili architettonici da far rabbrividire: «Lì hanno costruito per davvero sulla sabbia. Una vera vergogna: gli amministratori in carica in quegli anni si sarebbero dovuti nascondere…», è stato il più bonario fra i commenti raccolti in paese. Dove sembrano comunque pronti in tanti a salire ipoteticamente sulle barricate qualora dovesse andare avanti un altro grosso progetto a ridosso della strada che collega Gutturu Flumini (il primo, piccolo suggestivo nucleo di seconde case nato lungo costa) con Piscinas, proposto dalla società veneto-lombarda “Serenissima Sgr”, con interessi primari nella gestione di autostrade, sotto il nome di Costa Verde. Nome che da queste parti evoca antichi e inquietanti scenari, che riportano alla mente la figura di tale commendator Giuseppe Tanca, imprenditore lombardo molto virtuale (si dice che avesse una lira), sbarcato qui all’inizio degli anni Sessanta con idee grandiose. Tant’è che acquistò parecchi terreni, ventilando la futura realizzazione di qualcosa come 30mila posti-letto nella zona di Campu Sali e Su Pistoccu, ai confini di Piscinas, salvo poi restare invischiato in una marea di debiti (sparì, insalutato ospite, senza pagare le terre, che finirono poi all’asta) e di guai giudiziari.
 Anche se – è doveroso dirlo – nell’idea della “Matsa” di Paolo Trento è contemplato il recupero totale degli edifici minerari esistenti, dei veri ruderi, di cui abbonda la zona di Naracauli e alcuni di quelli di Pireddu. Ma, si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo…l’area Sic di Piscinas.

 

ginepro, mare, cielo

Intervista con il sindaco di Arbus Francesco Atzori. «Perché tante polemiche? Non abbiamo detto né sì né no».

ARBUS. In qualche modo è finito sul banco degli imputati. Ma il sindaco, Francesco Atzori, insegnante in pensione, non se la prende più di tanto: «Non capisco perché qualcuno (pacato riferimento agli ambientalisti -ndr) si scaldi tanto: è solo un’idea progettuale. Non abbiamo detto né sì, né no: abbiamo espresso un semplice parere, un “atto d’indirizzo”…».
 Già, un semplice parere ma inequivocabilmente favorevole, anche se il primo cittadino sottolinea con forza di aver portato per ben tre volte in aula consiliare la proposta di Paolo Trento: «L’ho fatto perché tutti fossero messi a conoscenza dell’idea progettuale e quindi tutti responsabilizzati. – dice – D’altro canto non possiamo dimenticare che il paese si sta spopolando e la disoccupazione aumenta (la “Matsa” ipotizza infatti la creazione di 40 posti di lavoro -ndr). Gli arburesi non possono mica mangiare pane, sabbia e cisto…»
 Giusto. Ma resta l’incubo del cemento e della speculazione, che da queste parti (Torre dei Corsari docet) ha precedenti inquietanti: «Intanto Naracauli è ben lontano dal mare, poi bisogna vedere cosa si può fare di ciò che propongono. – precisa Francesco Atzori – Prima devono superare non pochi scogli: ministero dei Beni culturali, Regione, Provincia e Comune».
 Ponendo l’accento sul fatto che per lui l’ambiente resta un valore insostituibile, il sindaco è comunque critico con gli errori del passato («Che non dovranno essere mai ripetuti…»), alcuni fatti anche quando lui era assessore.  E magari uno degli errori fu il non aver acquisito, come Comune, quel residuato di miniera costruito all’epoca sulla spiaggia e diventato poi l’hotel “Le Dune”: lo acquistò per miseri 11 milioni di lire un ex ufficiale dell’Esercito e (con un socio) lo trasformò in esclusivo albergo, divenuto monumento nazionale nel 1985. Poco tempo fa l’ha venduto a un gruppo d’imprenditori lombardi per qualcosa come sei milioni di euro. Quando si dice il business…

 

 

Cisto

IL PERSONAGGIO. Paolo Trento imprenditore dai molti interessi.

ARBUS. Dalle borse e valigie “griffate” all’imprenditoria turistico-alberghiera, passando per il mondo dell’abbigliamento sportivo, con la produzione di maglieria per gli sport di squadra. Prodotti che partiti in sordina nel lontano 1979 oggi vengono forniti a società sportive praticamente di mezzo mondo. In estrema sintesi è questa la carta d’identità imprenditoriale della “Matsa Group srl”, o meglio ancora del suo deus ex machina Paolo Trento, il personaggio chiave del progetto che, sostanzialmente, dovrebbe cambiare il volto dell’incontaminata zona di Naracauli-Piscinas. Al di là di ogni eventuale considerazione sulle ricadute ambientali o sugli inevitabili aspetti economico-speculativi, è inequivocabile che Paolo Trento sia un uomo che ha naso per gli affari. Nel dubbio è sufficiente rileggere l’innegabile successo commerciale del marchio Mandarina Duck, un’aziendina fondata nel 1977 a Cadriano di Granarolo Emilia (in provincia di Bologna) da lui e dal cugino Pietro Mannato, che proponendo allora sul mercato borse e valige in materiale sintetico sono riusciti a farne un piccolo impero (oltre 800 dipendenti e più di cento milioni di fatturato annuo), con negozi franchising in più parti d’Europa. Oggi Mandarina Duck sembra sia passata di mano e non farebbe più parte delle società controllate dalla “Matsa”, che ha esteso i suoi interessi anche nel campo nell’energia alternativa e appunto nell’imprenditoria turistica, con esordio nelle Marche dove avrebbe acquistato parecchi edifici di pregio, trasformandoli in lussuosissimi bed & breakfast.

 

(foto C.B., J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    dicembre 20, 2011 alle 5:28 pm

    Spero che il comune di Cagliari, la provincia e la regione non permettano , in nome dei poteri economici, di rovinare paesaggi unici e di valore . Il turismo , e’ noto, diminuisce quando si cementifica oltre misura. La gente che va in vacanza e fugge dalle citta’ , non ama ritrovarsi tra villette e cemento.
    Costruire con intelligenza e’ possibile , ma solo valutando tutte le ricadute sull’ambiente , e non solo su quanto puo guadagnare chi ha gia guadagnato con le borse e le tute ( senza ovviamente demonizzare le borse e le tute ).

    • Andrea
      dicembre 22, 2011 alle 12:21 pm

      Il comune di Cagliari?? Che centra??
      Sarebbe bello non mandarli via e proporli noi dei progetti con il recupero e l’utilizzo di tutti gli edifici minerari a scopo turistico prima di costruire altri edifici.

  2. gabriele lamberti
    dicembre 21, 2011 alle 12:22 am

    gli eccessi sono da evitare in ogni caso, lasciare l’area come è adesso credo che abbia ben poco senso, sembra abbandonata da Dio, ma pensare di farci del turismo di qualità può dare lustro e valorizzare il patrimonio………attualmente la valorizzazione non c’è …..tutto si può fare ma dipende da come si decide di farlo………guardiamoci attorno……..negli altri paesi riescono a farsi apprezzare per molto meno, noi con tutto ciò che abbiamo non riusciamo a godere degli stessi risultati, la vita e le cose belle in generale son belle se godute in compagnia…..tenerci un bene per non riuscire a goderlo e a condividerlo……è come non averlo
    gabriele

  3. fabio
    dicembre 21, 2011 alle 9:50 am

    al di la delle giuste valutazione sopra fatte .. il patrimonio naturalistico è già patrimonio di per sè anche se non dovesse produrre turismo .. cosa impossibile!

    Fabio

  4. Juri
    dicembre 21, 2011 alle 5:58 pm

    Quando mi capita di andare a Piscinas considero l’attraversamento del paese di Arbus come una penitenza da scontare prima di immergersi nella bellezza della meta finale. Arbus è, detto francamente, un esempio di quell’orrore edilizio che ha irrimediabilmente sfregiato la gran parte dei paesi sardi. Piaga che in Sardegna raggiunge livelli sconosciuti nel resto d’Italia.
    E, attenzione, non si tratta dell’effetto della scarsità di mezzi o risorse. È un esercizio attivo e pervicace di meticolosa realizzazione del brutto, quello che si deve constatare mentre si attraversa il centro abitato: dove poteva esserci un basso muretto magari sovrastato da una gradevole staccionata in legno si deve fare i conti con uno spropositato e ben più costoso muraglione di blocchetti alto 4 metri. I lotti di terreno, per un’inspiegabile bulimia edificatoria che davanti allo spopolamento del luogo ha un qualcosa di grottesco, sono occupati quasi interamente da orrendi casermoni inutilmente ipertrofici, sacrificando completamente il terreno dove poteva esserci un bel giardino.
    Oppure palazzine di 2-3 piani perennemente incompiute con mattone rigorosamente a vista; decine di case grigio topo perché neppure verniciate. E anche nelle immediate vicinanze del paese, agriturismi, ovili e ogni altra edificazione rappresentano un esempio di come non si dovrebbe fare: sempre i soliti muraglioni di blocchetti (grande passione sarda a tutt’oggi inspiegata), edificazione senza capo né coda, lamiere, discariche domestiche qui e lì, brutti cancelli e sempre e comunque cemento facile.
    E dunque, gli arburesi, anziché minacciare di lasciar mettere mano (cemento) a quel santuario della natura, oramai unico, che è l’area costiera ricadente nel loro comune, perché non incominciano a studiare seriamente come restituire un minimo di decoro al loro paese, a riqualificarlo, a salvare quello che eventualmente c’è ancora da salvare, a rendere più attraenti gli agriturismi e le strutture ricettive che oggi sono lontanissime dagli standard toscani, laziali, altoatesini, piemontesi, valdostani, tedeschi, francesi, ecc..
    A puntare sulla famosa ospitalità diffusa, adeguata ai tempi e ben organizzata (non quelle improvvisata e inadeguata che purtroppo conosciamo)

    C’è davvero da augurarsi, che, a differenza del penoso e indegno caso –Teulada (la svendita di Tuerredda-Capo Malfatano), il miraggio del forestiero che mentre cerca di fregare la parte migliore del territorio diventa l’elemosiniere a cui attaccarsi per qualche briciola, venga rimpiazzato dalla presa di coscienza dei veri valori e delle vere potenzialità che si possiedono. Un bel “no grazie, facciamo da noi senza costruire neppure un metro cubo in più”.

  5. gagarin
    dicembre 21, 2011 alle 11:10 pm

    Juri :
    Quando mi capita di andare a Piscinas considero l’attraversamento del paese di Arbus come una penitenza da scontare prima di immergersi nella bellezza della meta finale. Arbus è, detto francamente, un esempio di quell’orrore edilizio che ha irrimediabilmente sfregiato la gran parte dei paesi sardi. Piaga che in Sardegna raggiunge livelli sconosciuti nel resto d’Italia.
    E, attenzione, non si tratta dell’effetto della scarsità di mezzi o risorse. È un esercizio attivo e pervicace di meticolosa realizzazione del brutto, quello che si deve constatare mentre si attraversa il centro abitato: dove poteva esserci un basso muretto magari sovrastato da una gradevole staccionata in legno si deve fare i conti con uno spropositato e ben più costoso muraglione di blocchetti alto 4 metri. I lotti di terreno, per un’inspiegabile bulimia edificatoria che davanti allo spopolamento del luogo ha un qualcosa di grottesco, sono occupati quasi interamente da orrendi casermoni inutilmente ipertrofici, sacrificando completamente il terreno dove poteva esserci un bel giardino.
    Oppure palazzine di 2-3 piani perennemente incompiute con mattone rigorosamente a vista; decine di case grigio topo perché neppure verniciate. E anche nelle immediate vicinanze del paese, agriturismi, ovili e ogni altra edificazione rappresentano un esempio di come non si dovrebbe fare: sempre i soliti muraglioni di blocchetti (grande passione sarda a tutt’oggi inspiegata), edificazione senza capo né coda, lamiere, discariche domestiche qui e lì, brutti cancelli e sempre e comunque cemento facile.
    E dunque, gli arburesi, anziché minacciare di lasciar mettere mano (cemento) a quel santuario della natura, oramai unico, che è l’area costiera ricadente nel loro comune, perché non incominciano a studiare seriamente come restituire un minimo di decoro al loro paese, a riqualificarlo, a salvare quello che eventualmente c’è ancora da salvare, a rendere più attraenti gli agriturismi e le strutture ricettive che oggi sono lontanissime dagli standard toscani, laziali, altoatesini, piemontesi, valdostani, tedeschi, francesi, ecc..
    A puntare sulla famosa ospitalità diffusa, adeguata ai tempi e ben organizzata (non quelle improvvisata e inadeguata che purtroppo conosciamo)
    C’è davvero da augurarsi, che, a differenza del penoso e indegno caso –Teulada (la svendita di Tuerredda-Capo Malfatano), il miraggio del forestiero che mentre cerca di fregare la parte migliore del territorio diventa l’elemosiniere a cui attaccarsi per qualche briciola, venga rimpiazzato dalla presa di coscienza dei veri valori e delle vere potenzialità che si possiedono. Un bel “no grazie, facciamo da noi senza costruire neppure un metro cubo in più”.

  6. dicembre 22, 2011 alle 5:39 pm

    eh no, Piscinas no! Teneteci informati per favore. Se toccano quel pezzo di Paradiso mi incateno a un’acora da traghetto sulla spiaggia fino a che non mollano. Porco mondo!

  7. dicembre 22, 2011 alle 11:07 pm

    Il Servizio regionale tutela paesaggistica per le Province di Oristano e del Medio Campidano ha comunicato (nota n. 70578/XIV.12.2 del 24 novembre 2011) “che non risulta agli atti alcuna istanza di autorizzazione relativa al … progetto di interventi edilizi per il turismo”.

    Il Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare – Direzione generale Protezione della natura e del mare ha comunicato (nota n. 23653 del 16 novembre 2011) di aver ricordato alla Regione autonoma della Sardegna – Ass.to della difesa dell’ambiente (Servizio Conservazione della natura e Servizio S.A.V.I.) e al Comune di Arbus le numerose normative di tutela ambientale vigenti per l’area (S.I.C., valutazione di incidenza, valutazione di impatto ambientale, presenza del Parco Geo-minerario storico ambientale della Sardegna), chiedendo specifiche e dettagliate informazioni in merito ai provvedimenti adottati.

  8. Paola Foddi
    gennaio 1, 2012 alle 7:32 pm

    Leggete l’articolo di oggi, 1 gennaio, sull’Unione Sarda! Sembra che il progetto sia stato accettato! Ma possibile che non ci sia un sardo in grado di proporre un progetto semplice ma rispettoso dello straordinario paesaggio di Piscinas??! Se solo avessi i soldi….

    • gennaio 1, 2012 alle 7:37 pm

      Paola, pare molto fumo e pochissimo arrosto 😉
      Di sicuro noi ci batteremo in ogni modo e con ogni mezzo per evitare uno scempio ambientale a Piscinas e Ingurtosu.
      Vuoi fare qualcosa di concreto? Sostienici!

  9. Paola Foddi
    gennaio 1, 2012 alle 7:37 pm

    Scusate, l’articolo è di ieri.

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