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Cafoni ferragostani sulle spiagge sarde.


Olbia, spiaggia di Pittulongu, ferragosto 2011

Due modi serenamente cafoni di vivere il ferragosto in Sardegna.

Carlo Vallebona ci segnala un bel parcheggio comodo comodo direttamente sulla spiaggia, in una delle calette fra Torre delle Stelle e Solanas (Sinnai, CA): “Vi invio una foto di un ebete che, avendo un Land Rover, ha pensato di essere più speciale degli altri e quindi avere il diritto di parcheggiarsi proprio a pochi metri dall’acqua”.    

Come chi ha spiaggiato il suo quad sui ciottoli di Perdalonga (Teulada, CA), come chi transita e parcheggia sulle dune di Torregrande (Oristano).

Sinnai, fra Torre delle Stelle - Solanas, parcheggio sulla spiaggia

Che dire di quanto ci segnala Giovanni Tilocca, geologo?  “Tutto quel che vale il resto dell’anno il 14 Agosto si deroga……..Evviva. Tutti felici e a casa… Ecco qua, alcuni dei risultati sull’ambiente dell’Olbia Summerfest 2011. Ha senso concentrare 10000 persone tutte in poche ore su di una spiaggia già ai limiti?   Migliaia di persone accampate in spiaggia, con tende, fuochi, arrosti, rock, bottiglie, lattine, palco sullo sfondo di una spiaggia già afflitta da 5 concessioni, strada su dune e parcheggi sull’area stagno. Per non parlare dei prodotti organici di qualunque natura. Un disastro! Perchè si continua ad agire in tal modo? Che ragione c’è di fare sempre gli stessi errori, in nome di concessioni per “eventi” ancorate ad un malinteso dovere dello spettacolo estivo che deve per forza umiliare le spiagge!?”

Olbia, spiaggia di Pittulongu, ferragosto 2011

Come al Poetto (Cagliari – Quartu S. Elena). Sembra che le spiagge vicine ai grandi centri urbani debbano per forza essere trasformate in porcilaie estive per un malinteso senso del divertimento e il lucro dei soliti noti.    Sardistàn forever…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto C.V., G.T., archivio GrIG)

  1. agosto 23, 2011 alle 5:17 PM

    direi tutto nella norma tra l’altro quel fuoristrada io lo vedo là sempre, ogni estate.
    sarà il caso di prendere il numero di targa, fotografarlo e inoltrare le immagini a chi di competenza?

  2. Juri
    agosto 24, 2011 alle 9:30 am

    Domenica scorsa in quella stessa spiaggia di ciottoli, forse a causa dell’aumentare del caldo, il proprietario ha pensato di bene di assicurare al suo fuoristrada un maggiore refrigerio, posizionandolo quasi entro l’acqua per accoglierlo amorevolmente, a costo di sfidare il ridicolo, sotto il suo ombrellone.
    Una sensibilità per il suo fedele mezzo di locomozione quasi commovente.
    Purtroppo non ho potuto fotografarlo.

    Domanda: visto che questo andazzo è la prassi, perché sembra accorgersene solo qualche cittadino e non le autorità preposte ai controlli?

  3. ubaldo
    agosto 25, 2011 alle 8:34 am

    ma secondo me i vigili urbani non fanno il loro lavoro magari e probabile che sia un loro collega che fa queste cose altrimenti non ci sono giustificazioni basterebbe confiscargli il mezzo e tutto finisce li ubaldo

  4. adriana
    agosto 28, 2011 alle 3:57 PM

    E’ proprio triste vedere che lo scarso o inesistente rispetto per la natura è presente dappertutto, ho avuto anch’io modo di vedere la mattina di ferragosto, nella spiaggia e la pineta di Maria Pia ad Alghero, uno spettacolo indecoroso, rifiuti di ogni genere, ceppi ancora fumanti a pochi metri da splendidi ginepri…un disastro! purtroppo non avevo la macchina fotografica per documentare. Mi chiedo anch’io perchè in queste giornate non si intensifichi l’opera di salvaguardia e controllo di questi splendidi luoghi ad opera di chi è preposto, sarei disponibile ad offrirmi come volontaria se fosse possibile!
    Complimenti per il vostro validissimo lavoro!
    Adriana

  5. Juri
    settembre 1, 2011 alle 8:15 am

    È di qualche settimana fa, ma è molto significativo sulla latitanza, o peggio ancora accondiscendenza, delle Istituzioni preposte alla tutela delle spiagge sarde davanti agli scempi. Nell’articolo si parla addirittura di una deroga concessa per l’uso di ruspe sugli arenili nel nord Sardegna.

    Da Sardegna24 online.
    http://www.sardegna24.net/il-fatto/spiaggia-sfregiata-dalla-ruspa-1.1852

    IL FATTO

    Spiaggia sfregiata dalla ruspa

    I denti aguzzi del mostro meccanico affondano senza pietà nella sabbia di Liscia Ruja, una delle spiagge più conosciute della Costa Smeralda. La benna della ruspa sfregia l’arenile in lungo e in largo, i poderosi pneumatici sbancano come rulli compressori le dune traformando in un biliardo quel complesso e raffinato ecosistema. «Siamo rimasti esterrefatti, io e l’amico che era con me, increduli di fronte ad uno spettacolo agghiacciante».

    A questo scempio ha assistito, sabato mattina, la biologa Marina Pala, cui si devono le immagini che vedete in queste pagine, ennesima conferma dei metodi brutali utilizzati nel comprensorio a cinque stelle per piegare la natura ai canoni estetici dell’uomo. La stagione dei bagni è iniziata, si attendono come ogni anno migliaia di turisti e le spiagge devono essere tirate a lucido, senza andare tanto per il sottile. In teoria, si tratterebbe di un’azione volta ad eliminare i residui di alghe rimasti sulla spiaggia, sgraditi ai bagnanti. Nei fatti, secondo gli esperti e varie pubblicazioni in materia, la cosiddetta pulizia rischia di distruggere quel patrimonio ambientale che incantò l’Aga Khan e diede avvio alla favola del turismo nelle selvagge campagne di Monti di Mola. Con un aggravante: secondo i testimoni, sabato di posidonia oceanica a Liscia Rujanonc’era traccia. Dell’intervento – realizzato da mezzi del Consorzio Costa Smeralda per conto del Comune di Arzachena – sono stati interessati Corpo Forestale, Capitaneria di Porto e Conservatoria delle coste. Ma dovrà occuparsene anche la Regione, chiamata in causa per avere liberalizzato con un apposita deroga uso dei bulldozer per ripulire le spiagge di quei litorali della Gallura.Le determinazioni sulla pulizia delle spiagge prevedono l’uso di mezzi meccanici solo in casi estremi e in arenili di lunghezza superiore ai 300 metri, dal momento che sono accertati gli effetti nefasti dei mezzi da cantiere sulle dune, specie nelle strettissime insenature della Costa Smeralda. Forme di tutela che, tra il disinteresse generale, vengono scavalcate da deroghe e eccezioni, come quella che sarebbe stata concessa dalla Regione.

    «Sono andata in spiaggia prestissimo, verso le 7.30 – racconta Marina Pala, insegnante e autrice di diverse pubblicazioni su diverse tematicheambientali – e ci siamo diretti in auto verso l’ultimo tratto di costa balneabile, l’unico ancora libero dalle sette concessioni demaniali attive a Liscia Ruja. Sentiamo il frastuono di un mezzo meccanico al lavoro, ci guardiamo attorno ma in strada non c’è: realizziamo allora che quel baccano arriva dalla spiaggia». Marina Pala e l’amico (un fotografo professionista) lasciano l’auto e vedono coi loro occhi le evoluzioni della ruspa sulla sabbia. «Ci avviciniamo all’uomo in cabina e chiediamo cosa stia combinando. Con la massima tranquillità spiega che sta spianando le gobbe, che sarebbero poi le dune, per poter ripulire meglio. Chiediamo cosa debba pulire, lui risponde che deve rimuovere i residui di alga maleodorante per conto del Consorzio della Costa Smeralda. Ci guardiamo attorno, ma sulla spiaggia non si vede neppure unciuffo di quelle alghe che dovrebbero giustificare un intervento così forte, violento anche dal punto di vista visivo».

    La spiaggia, a quell’ora, è praticamente deserta. Praticamente ma non completamente, perchè una coppia ha sistemato sdraio e ombrellone proprio nel tratto nel quale il trattore si sbizzarrisce. I due chiedono il permesso di restare, l’addetto gliela concede.«Lo stravolgimento della spiaggia è andato avanti per un’ora, all’incirca. Mi ha colpito l’assoluta naturalezza e tranquillità con la quale l’uomo eseguiva le operazioni: lo abbiamo fotografato per documentare quello che stava facendo, ma lui non ha battuto ciglio».

    La biologa non si dà per vinta, non gira la testa dalla parte opposta per far finta di non vedere. Chiama al 1515 il corpo forestale per raccontare quello a cui ha assistito: le rispondono che la pulizia delle spiagge va fatta necessariamente e, in ogni caso, che loro sono molto impegnati con gli incendi. Prova a trasmettere le foto, ma la mail torna sistematicamente al mittente. Riferisce anche alla Guardia Costiera e alla Conservatoria delle coste, nella speranza che qualcuno si interessi del caso. Nessuno la richiama. Allora decide di rendere pubblico il caso. Non sarebbe la prima volta, perchè segnalazioni e inchieste giudiziarie sul caso vennero alla luce per la prima volta sette anni fa. I responsabili, a quel poco che se ne seppe, espiarono le loro colpe con una semplice sanzione amministrativa da poche migliaia di euro. Le spiagge della Costa Smeralda valgono evidentemente così poco.
    5 luglio 2011 di Francesco Giorgioni

  6. bruno
    luglio 19, 2012 alle 5:53 PM

    basta che gli enti addetti della pulizia di tutta la città lavorino come si deve! la mattina era presente un solo trattore e 5 o 6 dipendenti a pulire tutta la spiaggia non si può vietare un evento così sentito per l inefficienza di un servizio pubblico!

  7. marzo 10, 2016 alle 4:03 PM

    a Pittulongu.

    da La Nuova Sardegna, 9 marzo 2016
    Liquami e inquinamento, atti in Procura.
    Gli uomini di Gianni Serra dopo un sopralluogo a Pittulongu hanno inviato la documentazione al tribunale di Tempio. (Giandomenico Mele): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2016/03/09/news/liquami-e-inquinamento-atti-in-procura-1.13098178?ref=hfnsolec-13

  8. agosto 10, 2019 alle 11:59 am

    da La Nuova Sardegna, 10 agosto 2019
    Pittulongu, allarme rientrato: l’area è balneabile.
    I nuovi prelievi dell’Arpas eliminano i dubbi: i valori sono rientrati nella norma: http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2019/08/10/news/pittulongu-allarme-rientrato-l-area-e-balneabile-1.17865080?ref=hfnsolea-1

  1. agosto 24, 2011 alle 5:39 PM

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