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Schizofrenìe umane ai danni degli Orsi.


Schizofrenici segnali sulla finora valida politica di salvaguardia dell’ Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi.  Da sempre un piccolo nucleo è presente nel Trentino, fra la Val di Non e la Val di Genova. E’ in corso un ripopolamento (progetto  da parte della Provincia autonoma di Trento, ma fa ben sperare, soprattutto, il ritorno spontaneo. Sono ormai una ventina gli esemplari sulle Alpi friulane, provenienti dalla confinante Slovenia. Significa che le condizioni ambientali sono migliorate e, probabilmente, è migliorato anche l’atteggiamento dell’uomo verso questo grande signore del bosco.

Ora, invece, il Presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai vuol capire se “l’orso può convivere con l’uomo”.  Gli allevatori trentini sono in subbuglio.  La risposta è intuitiva: basta pagare gli indennizzi per i danni effettivamente subiti da agricoltori e allevatori e lasciare in pace l’orso.  Basterebbe pensare soltanto all’enorme pubblicità che fa l’orso – suo malgrado – alle montagne trentine, al turismo, all’agricoltura di qualità per far tacere qualsiasi critico anti-orso.

Anche l’orso abruzzese è in pericolo.   Nell’Appennino centrale vive un nucleo di Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), estremamente minacciato.    Progetti e misure di tutela abbondano (rilevanti il Piano di azione per la tutela dell’Orso marsicano – PATOM e il LIFE Arctos), ma i risultati sono scarsi, perché è scarsa la volontà politica di perseguirli.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

in realtà, aumentano gli Orsi, diminuiscono i “problemi”  😉

L’Adige, 8 marzo 2012. Trento. Orsi in aumento, ma danni dimezzati.

 

 

da L’Adige, 25 maggio 2011

Orsetto catturato e portato al Casteller: http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=108851

 

Adn-Kronos, 22 maggio 2011

TRENTO ALLEVATORI DICHIARANO GUERRA ALL’ORSO.

Trento, 22 mag. – (Adnkronos) – E’ guerra dichiarata tra allevatori e orsi in Trentino. E ora, dopo la provincia di Trento, scende in campo anche la provincia di Bolzano. L’orso, pressoche’ scomparso dai boschi del Trentino a cavallo tra l’800 e il 900, e’ tornato ad abitare boschi e montagne della regione da poco piu’ di dieci anni. Il ripopolamento e’ cominciato nel 1999, con un programma sostenuto dalla Comunita’ europea ed e’ stato portato a termine nel 2002, con 10 esemplari importati dalla Slovenia.   Da allora, la popolazione dei plantigradi e’ cresciuta fino a toccare i 30-33 esemplari; qualcuno, forse con un pizzico di sovrastima, parla addirittura di una quarantina di orsi. E con gli orsi sono arrivati anche i danni e le proteste di chi e’ costretto a subirli, tanto chela Provinciaautonoma di Trento, ha varato due leggi che prevedono risarcimenti per rabbonire allevatori ed agricoltori danneggiati. Dal 2001 al 2010, sono state presentate circa 800 denunce per risarcimento di danni, che hanno comportato la liquidazione complessiva di circa 300mila euro. L’anno piu’ critico sotto questo profilo e’ stato il 2008, con 122 denunce e oltre 62 mila euro di danni risarciti. Ma la battaglia non si placa e ora c’e’ chi non si accontenta dei risarcimenti e chiede una soluzione piu’ radicale: la riduzione della popolazione, attraverso la riesportazione o l’autorizzazione all’abbattimento di una quota programmata di esemplari.

La questione e’ che gli orsi spesso sconfinano, invadono zone diverse da quelle loro inizialmente destinati, spaziano su territori assai piu’ ampi di quelli preventivati, vengono accusati di distruggere alveari, assaltare greggi, portare scompiglio nei frutteti. E talvolta i problemi nascono anche da episodi apparentemente innoqui: orsi, che, affamati, si avvicinano agli abitati, magari per rovistare nei cassonetti alla ricerca di qualcosa da mangiare, senza alcuna intenzione aggressiva, ma procurando apprensione a chi se li trova improvvisamente davanti. Nel 2001 e nel 2006 orsi erano stati investiti da auto i cui conducenti non erano riusciti ad evitare gli animali; sempre nel2006 l’orso denominato ”Bruno” era sconfinato in Baviera ed era stato abbattuto dalle autorita’ tedesche, suscitando le proteste degli ambientalisti; nei giorni scorsi, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder ha manifestato le sue preoccupazioni per lo sconfinamento, seppur sporadico, di plantigradi in Alto Adige, per i danni che provocano e le apprensioni che determinano.

Si e’ verificato anche l’episodio di un orso particolarmente irrequieto, che, precauzionalmente rinchiuso in un recinto, ha scavalcato la rete metallica, per andarsi ad accoppiare a tre orse in calore.  Nei giorni scorsi un alpinista trentino, a Bocenago, si e’ imbattuto in un plantigrado. L’alpinista non si e’ spaventato, ha dichiarato anzi di aver provato una ”emozione eccezionale”; ha estratto dalla tasca il telefonino e ha filmato l’orso, inviando al quotidiano trentino ”L’Adige” il filmato, nel quale si sente le parole ”Ciao bello”, che l’autore del filmato ha pronunciato mentre eseguiva le riprese.   Gli esperti avvertono che i danni costituiranno un problema sempre maggiore; i boschi, sempre piu’ antropizzati, non consentono ai plantigradi una esistenza assolutamente autonoma; ed e’ fatale che essi cerchino cibo ovunque siano in grado di procurarselo.

Attualmente gli orsi frequentano principalmente il gruppi montuosi dell’Adamello e del Brenta, il massiccio Paganella-Gazza-Fausior e le aree adiacenti, anche se segnalazioni sporadiche provengono da quasi tutto il Trentino occidentale, a conferma della grande mobilita’ della specie. Il settore orientale dell’arco alpino e’ stato recentemente colonizzato da esemplari provenienti spontaneamente dalla Slovenia-Austria. Considerando anche gli spostamenti piu’ lunghi effettuati dai giovani maschi nel corso del 2007, la popolazione di orso presente nelle Alpi centrali, che mantiene il suo cuore nel Trentino occidentale, puo’ considerarsi attualmente distribuita su un’area di circa7.000 Kmquadrati, anche se il territorio stabilmente occupato dalle femmine e’ decisamente piu’ contenuto (circa1.100 Kmquadrati) e situato all’interno del territorio provinciale. Gli areali occupati sono stati stimati con il metodo del minimo poligono convesso applicato al 100% delle localizzazioni a disposizione.

I risarcimenti, pertanto, non costituiscono l’unica soluzione al problema. I piu’ radicali propendono per una riduzione della popolazione, attraverso la riesportazione o l’autorizzazione all’abbattimento di una quota programmata di esemplari. E gia’ e’ lotta tra questa parte dell’opinione pubblica e gli ambientalisti.    Nei giorni scorsi, l’orsa DJ3, colpevole di aver creato qualche problema in Valle del Chiese, con stragi di pecore in Val Breguzzo e frequenti ”passeggiate” nei pressi degli abitati di Daone, Breguzzo e Tione, e’ stata condannata ad essere catturata e reclusa, con ordinanza del presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai.  La sentenza e’ stata eseguita; e, da qualche giorno, il plantigrado e’ ospite dell’apposita struttura presente presso il centro faunistico del Casteller. Ma la battaglia e’ solo all’inizio.

 

 

da L’Adige, 25 marzo 2011

L’Orso Dino: ucciso dagli sloveni: http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=101480 

 

da Il Trentino, 26 marzo 2011

Il governatore mette sotto esame tutti i nostri orsi.    Roberto Tosin

TRENTO. Il progetto di reintroduzione dell’orso comincia a mostrare la corda e anche il presidente Dellai vuol vederci chiaro. Dopo aver ordinato la cattura di Dj3, l’orsa che sta facendo ammattire gli allevatori delle Giudicarie, il presidente ha ora incaricato una task force per fare il punto della situazione e capire fino a che punto e a quali condizioni è possibile la convivenza tra orso e uomo. E il presidente smentisce il governo: dopo la cattura di Dj3 nessun nuovo animale in libertà. Gli orsi finiscono nel mirino di Dellai. Attivata una task force per valutare la compatibilità con il territorio.

Il «terrore» Dino ucciso in Slovenia da un cacciatore.

TRENTO. L’orso Dino è morto. E su Dj3 pende un ordine di cattura. Il progetto di reintroduzione del plantigrado comincia a mostrare la corda e anche il presidente Dellai vuol vederci chiaro. Tanto da aver incaricato una task force di fare il punto della situazione e capire fino a che punto e a quali condizioni è possibile la convivenza tra orso e uomo.
 Dalla Slovenia intanto arriva la notizia dell’uccisione dell’orso Dino che aveva già passeggiato a lungo sulle montagne trentine, prima di tornarsene a casa e finire nel mirino di un cacciatore (in Slovenia l’animale può essere cacciato). La bestia, due quintali di peso, aveva destato preoccupazione e paura, soprattutto nelle zone del vicentino e veronese dove aveva fatto una notevole quantità di danni tra una popolazione per niente abituata all’ingombrante presenza del plantigrado. La messa sotto controllo attraverso un radiocollare non era servita più di tanto, da questo punto di vista, anche se è servita per offrire una miriade importante di informazioni ai ricercatori. Dopo essersi mangiati asini e pecore, Dino se n’era tornato a casa, in Slovenia, regione dove la specie è abbondante. Qui è stato abbattuto da un cacciatore che, lo ha ammesso scusandosi, non aveva visto il radiocollare nascosto nella pelliccia. Ma l’abbattimento è comunque legittimo visto che oltre confine è consentito sparare a questi bestioni. In Trentino la situazione è diversa: si nutre della passione degli ambientalisti e dell’avversione degli operatori economici di montagna, ha raccolto la simpatia dei turisti e l’antipatia delle popolazioni che temono l’incontro, ha scatenato un braccio di ferro tra lo Stato (a cui in teoria spetta l’ultima parola sulla gestione del progetto) ela Provincia che più volte si è proposta con mezzi e strumenti per occuparsi direttamente della questione. Ieri il presidente Dellai ha detto che il progetto di reintroduzione ha degli aspetti positivi e delle criticità «che vanno governate», ha detto, ricordando che la “grana” se l’è trovata già fatta quand’era arrivato in piazza Dante. Facile pensare che Dellai consideri l’orso un impiastro più che una risorsa importante, ma al momento non può far altro che gestire la cosa nel modo più equilibrato possibile. Magari infischiandosene delle richieste del Ministero, che ha dato sì il via libera alla cattura del discolo Dj3 imponendo però la messa in libertà di un altro esemplare per compensare la “perdita”. «Non se ne parla nemmeno», ha sentenziato ieri Dellai. Decidendosi anche a fare un passo in avanti sulla questione dell’orso: l’enorme mole di dati sulle osservazioni fin qui eseguiti finiranno nelle mani di una squadra di esperti che dovranno dire fino a che punto è compatibile la presenza dell’animale nel Trentino antropizzato moderno. «Nel 1600 il territorio era diverso da oggi, a breve avremo un parere che ci chiarirà le idee». La reintroduzione deve infatti tenere conto di un ambiente profondamente mutato, dove l’economia di montagna non è più strettamente stagionale e la presenza dell’orso, al di là della simpatia o meno nei confronti dell’animale, si inserisce in un meccanismo facilmente inceppabile. L’animale ha il suo istinto e ha bisogno di un vasto territorio in cui muoversi. Un territorio però che oggi deve condividere con l’uomo.

 

 

da Il Quotidiano d’Abruzzo, 25 marzo 2011

Orsi, non decolla l’aumento degli esemplari.    Cristina Notarantonio

PESCASSEROLI. L’obiettivo è di quelli ambiziosi: aumento del 25% dell’intera popolazione di Orso Bruno Marsicano entro il 2020. Peccato che a tutt’oggi, il “Piano d’azione” messo a punto all’interno del PATOM, il Piano di tutela dell’orso marsicano sottoscritto 4 anni fa dalle regioni Abruzzo, Lazio e Molise, dalle provincie dell’Aquila, Frosinone e Isernia e dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dal Parco della Maiella e dal Gran Sasso – Monti della Laga non abbia prodotto alcun risultato di rilievo.

In compenso però, è stato lanciato un altro progetto, il Life Arctos finanziato questa volta, dalla Comunità Europea “per la salvaguardia delle popolazioni di orso presenti sulle alpi e sugli appennini” che vede assieme ben dieci partner e con termine ultimo del 30 settembre 2014. “Il Patom – ci spiega Luigi Boitani professore ordinario nonché direttore del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università “La Sapienza” di Roma – ha prodotto poco o nulla. Tra problemi enormi come il terremoto in Abruzzo e i tagli ai bilanci delle istituzioni l’orso è scomparso dalla lista delle priorità. Speriamo che il Progetto Life porti buoni frutti”. E’ dagli anni ’70 del secolo scorso che si fanno ricerche sull’orso. Solo negli ultimi anni abbiamo avuto il Progetto Grandi Carnivori finanziato con un milione di euro da una miliardaria americana, il Patom e ora, buon ultimo, il Life Arctos. Il simpatico plantigrado però, continua a rimanere inchiodato nella lista rossa degli animali condannati all’estinzione.

 

 

“Perchè la salvezza dell’orso – riprende Boitani – nei tempi lunghi si gioca fuori dai confini del Parco d’Abruzzo, sui territori regionali d’Abruzzo, Lazio, Molise e Umbria. Ma le regioni non hanno mai davvero messo la conservazione dell’orso tra le loro priorità”. E i dati del “Piano d’Azione” indicano chiaramente che la popolazione di orso marsicano è ridottissima e si pone già oggi, al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. Numeri innanzitutto: la stima di orsi è di 40 esemplari con un margine di incertezza statistica che varia tra i 37 e i 52 orsi presenti all’interno del parco d’Abruzzo, con non più di 10 femmine riproduttive. La mortalità, nell’84% dei casi è dovuto “a prelievo illegale o accidentale da parte dell’uomo”. Gli orsi ieri come oggi, vengono uccisi sparati: dal 1974 al 2002 sono stati uccisi 99 orsi (32 tra il 1980 e il 1985) soprattutto femmine. Altri 2 avvelenati nel 2003 e altri 3 orsi, tra cui una femmina adulta, nel2007. Aquesti si aggiunge la morte per cause naturali che colpisce soprattutto le femmine adulte: 9 gli orsi trovati morti tra l’estate del 2007 e l’estate del 2009 (tre femmine adulte, una di un anno e mezzo, due cuccioli, due maschi adulti e uno giovane). Si registra invece, un’elevata produttività: nel periodo 2005/2008 le cucciolate parlano di 1 ma anche di 3 cuccioli per femmina.

Occorre quindi, un intervento a tutto campo che porti entro il 2020, ad un aumento numerico del 25% dell’intera popolazione di orso marsicano e ad una riduzione del 50% della mortalità da attività illegali. E qui, c’è la seconda parte del Piano d’Azione del Patom, linee strategiche ben precise, quello che si deve fare entro 6 mesi, un anno, massimo entro 6 anni: espansione dell’areale con l’istituzione delle aree contigue, potenziamento del regime di tutela, gestione dell’attività venatoria con il divieto della caccia alla braccata, revisione della gestione delle attività zootecniche, politica di prevenzione e compensazione danni, revisione della normativa soprattutto per i veleni in agricoltura. “E’ tutto scritto-conclude Boitani- basta cominciare. Ma mi sembra che sindaci, assessori, ministri parlano tanto in favore dell’orso e poi agiscono senza tenerne alcun conto. Salvare l’orso è una scelta politica come del resto, ogni azione di conservazione”.

 

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  1. maggio 27, 2011 alle 8:51 am

    COMUNICATO STAMPA

    ORSO MARSICANO ADDIO!

    Il 29 aprile scorso sui giornali appare la notizia che la Regione Abruzzo ha infine approvato il progetto fotovoltaico della Vallelonga che sottrae 15 ettari di terreni ex agricoli alla regione di vita dell’Orso marsicano. Un’approvazione che ha potuto essere data grazie al fondamentale parere favorevole espresso dall’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo con una relazione del marzo 2010 con la quale si sosteneva la non incidenza negativa del progetto sulla vita e l’habitat dell’orso. Difatti le originarie “linee guida” stabilivano un veto assoluto alla loro costruzione in aree SIC, ma la Regione Abruzzo alla fine di maggio 2010 provvedeva a modificare le linee guida affinchè quel veto invalicabile fosse superato qualora… gli enti gestori dei SIC (in questo caso l’Ente Parco) dichiarino una non incompatibilità; aprendo quindi un “uscita di sicurezza”, uscita di sicurezza subito fatta propria dall’ufficio VIA che su questa base meno di un mese dopo dava l’ok al progetto! In pratica gli stessi organismi che avervano sottoscritto il PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) agivano in modo tale da favorire non la difesa dell’orso e del suo habitat, ma per danneggiarli!

    Il 21 aprile viene ritrovato un orso morto in Comune di Scontrone.

    Il 3 maggio un orso viene trovato morto in Comune di Pescasseroli.

    Per non dire dei già tanto segnalati danni agli allevatori in aree fuori al Parco Nazionale ed anche della sua zona di protezione esterna, segno di una sempre maggiore presenza di orsi che vivono fuori dall’area protetta, istituite nel 1923 per la loro protezione; prova che non l’area protetta difende l’orso ma la gestione che se ne fa.

    Se il Parco Nazionale d’Abruzzo fosse un’azienda privata a questo punto si provvederebbe al licenziamento in tronco di tutti i vertici per palese incapacità di assolvere al compito che l’azienda si prefiggeva.

    Se fossimo un Paese normale detti vertici dovrebbero, o rimettere i loro mandati o essere dimessi d’autorità per le stesse ragioni. Perché è ormai evidente che non saranno queste persone che salveranno l’Orso bruno marsicano, visto che è da 40 anni che amministrano e/o gestiscono e studiano come salvare l’orso, con una popolazione che da oltre 100 orsi nel Parco e sue ristrette vicinanze, si è passati a 40 orsi in gran parte fuori dal Parco e sparsi in mezzo Appennino Centrale. Ed un secondo provvedimento dovrebbe essere il blocco immediato ad ogni studio o ricerca, in quanto palesemente dimostratisi inutili al fine della protezione degli orsi ed inutile sperpero di danaro pubblico (mentre il danaro manca per incentivare le coltivazioni a perdere e per indennizzare gli allevatori dei danni che subiscono da orsi e lupi – nell’ultimo decennio ben oltre 13 milioni di euro sarebbero già stati spesi o sono in procinto di esserlo, per studi e ricerche, ricerche forse in alcuni casi anche rivelatesi pericolose per lo stesso orso: sempre diagnosi ed il rinvio continuo della cura che, quando proposta, prevede sempre e solo nuove leggi e mai operazioni concrete sul terreno!).

    Se non il Parco stesso, almeno la gestione dell’orso va commissariata, ed al più presto, sottraendola a chi fino ad oggi non ha saputo fare nulla di concreto per far cambiare le cose con interventi atti veramente a tal fine, sia nel sostenere una campagna in difesa dell’habitat dell’orso, sia per migliorare le sue necessità trofiche, sia per dare soddisfazione a quelle fasce sociali per cui l’orso è solo un danno ed un problema.

    L’opinione pubblica si attende queste cose, non richieste di ampliamento del Parco! Non si cambiano le cose se non si cambiano le persone, siano essi amministratori, gestori o studiosi, ormai rivelatisi tutti incompetenti ad affrontare e risolvere il problema.

    Murialdo, 5 Maggio 2011

    Franco Zunino
    SEGRETARIO GENERALE AIW

  2. maggio 27, 2011 alle 2:24 pm

    intervista al TG 3 del Trentino al prof. Carlo Consiglio, zoologo e presidente della L.A.C., andata in onda il 26 maggio 2001 (ore 19.00, al minuto 12,17): http://www.trentinotv.it/video_on_demand.php?id_menu=19

    Qui il servizio: http://www.youtube.com/user/AbolizioneCaccia?feature=mhee

  3. Gianfranca
    luglio 1, 2011 alle 3:14 pm

    la madre degli imbecilli è proprio sempre incinta. Qui ne ha tirato fuori ben due in un colpo solo, chi risponde e chi domanda.

    da L’Adige, 1 luglio 2011
    Orso in tavola alla festa della Lega (http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=113318).

    TRENTO – Pranzo e cena a base di orso per la festa leghista di domenica al tendone di Imer, in Primiero. La carne di plantigrado sarà cucinata amorevolmente da un cuoco d’eccezione, l’ex senatore ed attuale consigliere di minoranza a Borgo Enzo Erminio Boso. «Con questa iniziativa vogliamo dimostrare alla gente che gli orsi che frequentano le nostre montagne sono davvero prelibati, oltre che pericolosi come ripetiamo da tempo» sottolinea
    Boso. Le ricette che il noto esponente della Lega Nord proporrà ai simpatizzanti del Carroccio sono del nonno: «Era bravissimo a cucinare questo tipo di carne – ricorda – ed io sostengo che le tradizioni di famiglia vadano rispettate».
    Saranno due le modalità con le quali si potrà degustare questa pietanza non comune: «Sotto forma di spezzatino, oppure alla brace – illustra il buon Boso – Per insaporire la carne servono aglio, alloro, bacche di ginepro e paprika. La carne va girata spesso, ed a fine cottura si aggiungono sale e pepe». L’origine della carne rimane un mistero: «Si dice il peccato, non chi e dove lo si è commesso. L’orso che serviremo in tavola potrebbe provenire dal Canada, dalla Finlandia o dalla Slovenia. Ma non è escluso che sia stato
    ucciso con una schioppettata sul Lagorai». Se la ride Enzo Erminio Boso, quando gli chiediamo se domenica sarà la prima volta in cui si metterà ai fornelli per preparare un piatto a base di Yoghi e Bubu: «Perbacco! Diciamo che negli anni è successo di trovare qualche occasione in cui ho potuto dimostrare la mia arte culinaria a parenti, amici e conoscenti».
    Ed il sapore, com’è? Assomiglia forse alla carne di qualche altro animale?
    Ad ogni nostro quesito, Boso trova una risposta: «Il gusto è davvero particolare, chiunque domenica potrà richiederne un assaggio. L’importante è che le fette vengano tagliate correttamente. Il rischio è che la carne diventi filacciosa». Secondo il leghista la selvaggina più gustosa è comunque un’altra: «Io preferisco la carne di camoscio e gli uccellini
    proibiti, proprio quelli che una volta si catturavano col vischio.
    Solitamente li cucino con burro, salvia, pepe e sale. Sono davvero ottimi».
    Se a qualche leghista non dovesse garbare l’idea di addentare il cugino di Jurka e Dj3, domenica potrà tranquillamente optare per il menù tradizionale a base di piatti tipici locali innaffiati da un buon bicchiere di vino. Nel pomeriggio non mancheranno le occasioni di divertimento con giochi come «Indovina il peso», al quale parteciperà anche il cuoco. L’obiettivo è di avvicinarsi il più possibile al peso di qualche forma di formaggio o dei
    tacchini che il segretario provinciale del partito Maurizio Fugatti porta con sé in queste belle occasioni di festa.

  4. luglio 2, 2011 alle 4:37 pm

    da La Repubblica on line, 2 luglio 2011
    Pdl e Lega si spaccano sull’orso “No al banchetto di carne”: http://www.repubblica.it/politica/2011/07/01/news/pdl_e_lega_si_spaccano_sull_orso_no_al_banchetto_di_carne_-18518977/?ref=HREC1-12

  5. luglio 2, 2011 alle 9:39 pm

    1 luglio 2011
    Desidero esprimere tutto il mio personale orrore e quello della LAC, associazione che rappresento in Trentino Alto Adige, nei confronti delle dichiarazioni rese a mezzo stampa da alcuni esponenti del mondo politico provinciale.
    Evidentemente essi qualificandosi come divoratori di braciole d’orso e di uccellini proibiti vogliono provocare sconcerto e disgusto in quanti leggono e ascoltano simili deliranti dichiarazioni.
    Riescono benissimo nel loro intento. Non occorre essere vegetariani per inorridire.
    Ricordo che sia la carne d’orso che la carne degli uccellini proibiti è, appunto, illegale, poiché si tratta di animali protetti.
    Inoltre se non si hanno pudori ed etica, si potrebbero avere legittime remore d’ordine igienico sanitario, poiché non si possono consumare cibi che non abbiano avuto un ferreo controllo di tutta la filiera di produzione.
    I signori in questione si rifanno a tradizioni non meglio specificate, occorre ribadire che non tutte le tradizioni meritano di essere perpetuate?
    Il delitto d’onore era una viscerale tradizione italica fino a trent’anni fa, è stato abolito e dimenticato senza alcun rimpianto.
    In alcune località esotiche esisteva la consuetudine di consumare carne umana, e non viene in mente a nessuno, sano di mente, di ristabilirne l’uso in nome delle antiche tradizioni!
    Tra gli odierni immigrati africani qualcuno persevera nell’infame tradizione dell’infibulazione delle bambine, pratica che è combattuta in ogni paese civile.
    Ripeto, non basta inneggiare alle tradizioni per sollecitare consensi.
    Siamo sicuri che tali esternazioni grossolane diano un’immagine positiva del nostro Trentino?
    Siamo sicuri che sia utile rientrare nella categoria “rozzi montanari incivili”?
    Io non ci sto e non credo che tutto questo giovi né alla nostra immagine né alla nostra coscienza.
    Io voglio sperare e lavoro per questo, in un Trentino Alto Adige ospitale verso le creature animali a una, due e più zampe, senza discriminazioni, amichevole e liberale verso le creature animali selvatiche e domestiche che con noi condividono questo meraviglioso territorio.
    Sono sicura che la maggior parte dei trentini speri con me di potersi qualificare come regione più ecocompatibile d’Italia, finalmente a livello europeo non solo in campo economico ma anche in campo ecologista e animalista!
    Credo e lavoro per questo, in una Regione Alpina finalmente VERAMENTE rispettosa e VERAMENTE protettiva nei confronti del paesaggio e del territorio sia naturale sia urbano e delle creature che con noi condividono questi spazi.
    L’Umanità si evolve, piaccia o non piaccia, è inevitabile!
    La guerra è finita, è ora di fare la pace col nostro ambiente e gli animali e se talune tradizioni non erano ecocompatibili, allora è giunto il momento di archiviarle come reperti da museo!
    Cordiali saluti
    Caterina Rosa Marino
    Delegata LAC LEGA PER L’ABOLIZIONE DELLA CACCIA per il Trentino Alto Adige

  6. luglio 3, 2011 alle 12:50 pm

    A.N.S.A., 3 luglio 2011
    Banchetto con orso, Nas bloccano piatti. Stop a carne in festa Lega in Trentino, mancano certificati: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/07/03/visualizza_new.html_809970889.html

    da La Repubblica on line, 3 luglio 2011
    Braciole d’orso alla festa della Lega Nord. Mancano i certificati: i Nas bloccano i piatti.
    Colpo di scena alla festa della Lega nel Primiero con il menu a base d’orso che aveva scatenato una polemica politica: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/07/03/news/braciole-d-orso-alla-festa-della-lega-nord-mancano-i-certificati-i-nas-bloccano-i-piatti-4549841

  7. luglio 5, 2011 alle 3:31 pm

    da Gea Press, 3 luglio 2011
    Trento: Lega Nord e l’orso da 4 a 18 euro a pezzo (foto esclusive e menù.)Sequestro ad Imer: http://www.geapress.org/ecovegetarismo/trento-lega-nord-e-lorso-da-4-a-18-euro-a-pezzo-foto-esclusive-e-menu/17050

  8. agosto 17, 2011 alle 5:06 pm

    da Il Corriere della Sera on line, 17 agosto 2011
    UOMINI E ANIMALI / IL CASO DEL BORGO APPENNINICO. Orsi in paese a Scanno: paura fra i turisti. E il parco d’Abruzzo limita le gite.
    Ex sindaco scrive al prefetto: intervenite. Numero chiuso nell’area naturale causa concentrazione di plantigradi: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_agosto_17/orsi-parco-nazionale-abruzzo-zanini-1901308037419.shtml

  9. ottobre 4, 2011 alle 10:55 pm

    gli Orsi bruni in Trentino sono 32 😀

    qui la proposta di legge provinciale n. 196 “Modificazioni della legge provinciale sulla caccia: disposizioni per la tutela e la coesistenza dei grandi predatori delle Alpi” (proponente consigliere Bombarda): http://www.consiglio.provincia.tn.it/banche_dati/atti_politici/idap_scheda_atto_trov.it.asp?app=idap&at_id=171996&do_id=176497&type=testo&pagetype=trov&blank=Y&ZID=3725703

    A.N.S.A., 4 ottobre 2011

    TRENTO – La terza Commissione permanente del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, presieduta da Roberto Bombarda, ha ospitato oggi le audizioni in merito a tre disegni di legge in materia di tutela dall’orso e coesistenza della popolazione. I disegni di legge in questione sono tre: il 154, proposto dal consigliere Nerio Giovanazzi, dal titolo ‘Tutela dall’orso e modificazioni della legge provinciale sulla caccià, il 177, d’iniziativa popolare, a firma di Vanessa Masè, dal titolo ‘Tutela dall’orso e modificazioni della legge provinciale sulla caccià e il 196, del consigliere Bombarda, dal titolo ‘Modificazioni della legge provinciale sulla caccia: disposizioni per la tutela e la coesistenza dei grandi predatori delle Alpì. La volontà espressa dalla Commissione è stata di tentare di fare confluire i tre documenti in un testo unificato.
    È intervenuto per primo il dirigente del dipartimento risorse forestali e montane della Provincia autonoma di Trento, Romano Masè, spiegando che ad oggi sono presenti sul territorio 32 orsi, di cui 5 maschi e 11 femmine sessualmente maturi, cioè una popolazione relativamente giovane e in crescita, con potenzialità di creare danni in aumento. Ha riferito quindi la volontà del presidente della Provincia di “affrontare nuovamente le questioni legate al progetto”. Il Consiglio delle Autonomie locali-Consorzio dei Comuni ha fatto pervenire invece una nota, nella quale vengono evidenziate le due anime differenti dei disegni di legge: da un lato la volontà di limitare gli effetti della presenza dell’orso, dall’altra la volontà di tutelare la fauna selvatica e dei grandi predatori, di monitorarla e studiarla. Il presidente del Consorzio Marino Simoni ha espresso approvazione per la previsione di indennizzo dei danni arrecati (sia patrimoniali che indiretti). Gli interventi di associazioni di agricoltori e allevatori hanno chiesto poi tutela, esprimendosi all’unanimità contro la reintroduzione del lupo “ancora più difficile da controllare rispetto all’orso”. Tra gli altri interventi quelli di imprenditori, Unione cacciatori e associazioni ambientaliste, queste ultime favorevoli solo alla proposta di Bombarda. (ANSA).

  10. ottobre 10, 2011 alle 2:17 pm

    Osservatorio sull’Orso bruno marsicano, di Gaia News:

    * Prima puntata dell’Osservatorio sull’Orso marsicano, specie a grave rischio di estinzione: http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/prima-puntata-dellosservatorio-sullorso-marsicano-specie-a-grave-rischio-di-estinzione/id=10169,

    * Seconda puntata. Intervista a Luigi Boitani: l’Orso Marsicano e la ricerca scientifica: http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/intervista-a-luigi-boitani-orso-marsicano-e-la-ricerca-scientifica/id=10349,

    * Terza puntata. Intervista a Giorgio Boscagli: l’Orso Marsicano vale più del Colosseo: http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/terza-puntata-intervista-a-giorgio-boscagli-lorso-marsicano-vale-piu-del-colosseo/id=10472,

    * Quarta puntata. Intervista a Franco Zunino: le aree Wilderness: http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/quarta-puntata-intervista-a-franco-zunino-le-aree-wilderness/id=10658,

    * Quinta puntata. Intervista a Giuseppe Rossi, presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo: http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/quinta-puntata-intervista-a-giuseppe-rossi-presidente-del-parco-nazionale-dabruzzo/id=10790,

    * Intervista a Nicola Cimini, direttore del Parco Nazionale della Majella: http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/intervista-a-nicola-cimini-direttore-del-parco-nazionale-della-majella/id=12729,

    * Sesta puntata. Intervista a Dario Febbo, direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/sesta-puntata-intervista-a-dario-febbo-direttore-del-parco-nazionale-dabruzzo-lazio-e-molise/id=10983,

    * L’orso bruno marsicano sui Monti Simbruini: una vita da migrante:
    http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/lorso-bruno-marsicano-sui-monti-simbruini-una-vita-da-migrante/id=12059,

    * L’Orso Bruno Marsicano entra nei paesi d’Abruzzo: perchè? http://gaianews.it/rubriche/notizie-dai-parchi/lorso-bruno-marsicano-entra-nei-paesi-dabruzzo-perche/id=12639,

    * Riapre la caccia in aree contigue al Parco d’Abruzzo, pericolo per l’Orso? http://gaianews.it/rubriche/osservatorio-sullorso-marsicano/riapre-la-caccia-in-aree-contigue-al-parco-dabruzzo-pericolo-per-lorso/id=13000,

    *

  11. ottobre 19, 2011 alle 2:32 pm

    da Il Trentino, 18 ottobre 2011
    Catturato un orso in val d’Ultimo. Narcotizzato e poi liberato col radiocollare. Ora la Provincia vuole trasferirlo e attende la risposta del Ministero.

    BOLZANO. L’orso che girovaga per la Val d’Ultimo è stato preso al laccio e catturato: dopo essere stato narcotizzato, gli è stato applicato un radiocollare e all’alba il plantigrado è tornato tra i boschi. Ora la Provincia di Bolzano attende la risposta del Ministero alla richiesta di trasferimento dell’animale problematico in altre area o struttura.
    Erano circa le 21.15 di domenica quando il personale dell’Ufficio provinciale caccia e pesca, in collaborazione con il Servizio faunistico di Trento e l’Istituto zooprofilattico, è riuscito a catturare l’orso che nei giorni scorsi aveva predato alcune pecore nella zona di S. Valpurga d’Ultimo. I tentativi di cattura sono iniziati mercoledì sera e sono durati cinque notti. La decisione di catturare risulta dai criteri gestionali fissati dal Pacobace (piano d’azione per l’orso), a cui la Giunta provinciale, su proposta del Ministero dell’Ambiente, ha aderito con delibera 282/2008. L’orso si era reso responsabile di predazioni di pecore nei giorni tra l’8 e l’11 ottobre, la problematicità risultava dal fatto che tali predazioni erano state effettuate nei prati vicini ai masi e dal fatto che l’orso ritornava sul posto per cibarsi delle pecore.
    ”La Provincia – ha ricordato il presidente Durnwalder, che ha riferito della cattura alla Giunta provinciale – era stata autorizzata già ad agosto 2011 dal Ministero dell’Ambiente a catturare l’orso a scopo di radiomarcaggio, dopo che in val d’Ultimo il plantigrado aveva predato due vitelli e un cavallo”.

  12. maggio 29, 2012 alle 4:52 pm

    da Il Corriere della Sera, 28 maggio 2012
    Parco dell’ Adamello Asini sbranati, un uomo inseguito: raccolte 300 firme per allontanare l’ animale. Ma c’ è un fronte contrario. I contadini e gli animalisti, la disfida sugli orsi.
    Da Trento a Roma. Il presidente della Provincia ha chiesto al ministro Clini un incontro per risolvere il caso. (Giusi Fasano): http://archiviostorico.corriere.it/2012/maggio/28/contadini_gli_animalisti_disfida_sugli_co_9_120528017.shtml

  13. maggio 29, 2012 alle 4:55 pm

    da Il Corriere del Trentino, 27 maggio 2012
    Dibattito aperto dopo la lettera a Clini.
    Bombarda: bene i maggiori poteri, ma la popolazione non rischia.
    «Gli orsi non attaccano, più informazione». La Lega abolizione caccia a Dellai: gli esemplari sono troppo pochi. (Erica Ferro)

    Gli orsi del Trentino non sono troppi, al contrario, sono troppo pochi: all’indomani delle esternazioni del governatore Lorenzo Dellai in merito a un necessario ridimensionamento del numero di esemplari — oggetto anche di una lettera al ministro Corrado Clini e all’Unione europea, con la richiesta di un incontro urgente — la delegazione trentina della Lac (Lega abolizione caccia) fa sentire la sua voce. «Per raggiungere un livello di stabilità il numero di esemplari dovrebbe essere compreso fra i cinquanta e i sessanta (Dellai nella lettera a Clini giudica troppi gli attuali 40-
    45, ndr) — precisa Caterina Rosa Marino, membro dell’associazione — gli animali regolano il numero di individui della loro popolazione senza bisogno di interventi umani, in base alle esigenze
    territoriali».
    Mentre si discute ancora della presunta aggressione di un orso a un uomo e due ragazzi nei boschi vicino a Pinzolo (l’uomo avrebbe raccontato di aver scacciato il plantigrado con un bastone, ndr), si
    può ancora dire che «a qualcuno piace l’orso»: «Bisognerebbe smettere di fomentare paure irrazionali — continua Marino — dovere delle autorità è informare la popolazione su quale sia il
    corretto comportamento da adottare nel caso di incontro con un orso e smorzare le reazioni scomposte ed inutili». Queste misure esistono già, sul sito della Provincia è presente una sezione dedicata specificamente a questo, ritenuta tuttavia non sufficiente: «Dovrebbero essere distribuiti volantini informativi, con i giusti consigli, in ogni casa e consegnati ai turisti che vengono in vacanza nella nostra regione» commenta Francesco Mongioì, esperto nella valutazione e gestione dei rischi, «fermo restando che è molto difficile che l’orso si avvicini di sua spontanea volontà
    all’essere umano».
    Le recenti polemiche e l’allarmismo generale nei confronti del plantigrado, secondo gli esponenti della Lac, potrebbe essere scespirianamente riassunti in «molto rumore per nulla»: «Dell’orso si
    parla troppo e male, anche considerando che da queste parti non si sono mai verificati casi di aggressioni effettive — continua Mongioì — mietono molte più vittime i Suv dei plantigradi».
    Senza contare il ritorno d’immagine costituito da questi animali, che sono diventati star sui media, fungendo indirettamente da veicolo di promozione turistica per il nostro territorio, diventandone quasi il simbolo.
    Il vuoto che deve essere colmato, dunque, secondo la Lac, riguarda la mancanza di adeguata e corretta informazione, dal momento che i metodi efficaci di gestione dei plantigradi in regione ci
    sono.
    «Esiste una legge provinciale che regola la materia, e consente al presidente della provincia di agire in determinati modi — commenta il consigliere regionale Bombarda — sono comunque d’accordo con la richiesta di Dellai di un trasferimento di competenze che consenta di agire in maniera tempestiva nei casi problematici, potendo saltare la “trafila” ministeriale, anche se, dal mio punto di
    vista, la popolazione non corre alcun tipo di rischio».

  14. giugno 5, 2012 alle 5:38 pm

    dal sito istituzionale web dell’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, 3 giugno 2012
    Carcassa di orso trovata nel versante laziale del parco. Dalle prime analisi dei resti non è emerso nulla che faccia pensare ad un atto di bracconaggio: http://www.parcoabruzzo.it/dettaglio.php?id=17581

  15. giugno 8, 2012 alle 9:11 am

    COMUNICATO STAMPA
    ANCORA SULL’ORSO MARSICANO
    Ovvero le cose semplici che la scienza sembra non voler capire

    Una cosa bisogna fare per salvare l’Orso marsicano, una cosa anche semplice, che ne racchiude poi tante altre, ma che è primaria: fare in modo che gli orsi restino sempre più nell’ambito del Parco Nazionale e sue ristrette vicinanze. Per ottenere questo bisogna fare in modo che l’orso trovi sempre più cibo nelle sue antiche aree di vita, e che queste aree restino quiete, poco disturbate dall’uomo e non occupate da impianti eolici e fotovoltaici ed altre urbanizzazioni. Cose semplici, ovvie, pratiche, ed anche poco costose (per le quali, pratica e tecnica valgono più della scienza). Invece, per seminare terreni a perdere per l’orso e difenderne qualcuno con gli ormai famosi “Recinti Finamore” affinché solo l’orso vi possa accedere, i soldi non si trovano e non si sono mai trovati se non nel periodo sperimentale (e con successo!). Per gli indennizzi? Dio ce ne guardi! Troppo costosi! Per offrire contributi a quei pochi cittadini che ancora praticano l’agricoltura, neanche a parlarne. Per controllare il turismo escursionistico, solo provvedimenti sulla carta e con “numeri chiusi” assolutamente ridicoli (perché “ordinare” che in certe vallate possano accedervi “solo” decine se non 100 persone al giorno, o che vi si possa accedere solo mediante un ticket, è quasi come dire che non esiste numero chiuso!).
    Ora, a tutto questo si aggiunge la necessità di controllare gli “orsi problematici”, e l’unica soluzione adottata è quella di impedire agli orsi di saccheggiare i pochi campi ancora coltivati (ma anche pollai e stazzi di pecore, almeno pare di capire). Un’iniziativa che ha due rovesci della medaglia, e non da poco: uno, farà risparmiare soldi a chi deve o dovrebbe pagare i danni; due, farà allontanare sempre più gli orsi alla ricerca di campi e stazzi non protetti da recinzioni elettrificate. I recinti elettrificati sono una buona cosa, ma devono valere solo per poche attività dell’uomo (apiari, pollai e qualche stazzo nei pressi dei paesi, dove i danni sarebbero eccessivi e di grande impatto negativo). Per non dire degli altri provvedimenti volti ad impedire alla gente di lasciare scarti alimentari nei pressi dei paesi o in “prossimità di luoghi frequentati dagli orsi” (operazioni che in passato faceva lo stesso Parco, peraltro – ed anche gli studiosi per favorire le catture -, e solo in parte criticabili, ovvero nel metodo con cui furono fatte). Non è con provvedimenti che risultano vessatori per la popolazione locale che si risolvono problemi di cui esse non sono responsabili!
    Ovviamente, nessuna spiegazione è stata data sul perché questi “orsi confidenti” sono apparsi solo negli anni delle ricerche e dei radiocollari: si potrà mai risolvere un problema se non si va alla fonte dello stesso? Si è letto che “Nel PNALM gli orsi possono diventare confidenti perché i paesi sono piccoli e senza soluzione di continuità con zone selvagge del parco e per questo facilmente raggiungibili dagli orsi che vi trovano risorse alimentari con poco sforzo”. Vero, ma ciò era anche vero decine e decine di anni fa, quando di orsi confidenti nessuno ha (o aveva) mai sentito parlare. Che questi orsi siano divenuti così particolarmente intelligenti solo negli ultimi anni? Che sia parte del processo evoluzionistico darwiniano? Questa sì che sarebbe una grande scoperta per la scienza! Ma certo, un po’ tardoni questi orsi marsicani!
    Anche spiegare alla gente come comportarsi di fronte agli “orsi confidenti” (come si sta facendo) è certamente importante. Ma molto più importante sarebbe spiegare alla gente d’Abruzzo come mai questi orsi sono improvvisamente divenuti confidenti visto che non lo sono mai stati neppure quando su queste montagne si aggiravano oltre un centinaio di orsi e centinaia di migliaia di pecore con i pastori al seguito!
    Intanto, notizia poco diffusa sui media, un altro orso è morto, trovato sul versante frusinate, probabilmente di morte naturale (o, almeno , non se ne conosce la causa). Un orso morto da aggiungere la lista di quelli persi, sperando intanto che si allunghi invece la lista di quelli vivi. Altrimenti, a cosa sarebbero serviti i tanti conteggi degli scorsi anni (a parte far sentire utili e divertire gli osservatori)? E’ vero, oggi con così pochi orsi, è divenuto di estrema importanza impedire che non ne vengano più uccisi altri, per dolo o per caso o per incidenti. Ma non provvedendo con forti azioni a che gli orsi possano restare nell’ambito dell’area protetta non farà certo ridurre questa probabilità. Quindi, mentre i soldi per i recinti che faranno allontanare gli orsi si trovano, i soldi per i “Recinti Finamore” che li manterrebbero nel Parco, NO. Questo è l’assurdo!
    Certo, è anche importante non dover pagare danni: ma senza i danni non vi sarebbero più orsi! A quando un poco di saggezza, un poco di buon senso e di senso pratico? E’ la scienza in grado di superare queste ovvietà?
    Parole al vento. Intanto per molti l’importante è che continuino le ricerche e che l’Europa continui a foraggiarle. Di questo passo, tra dieci anni il Parco d’Abruzzo rischia di festeggiare il 100° anniversario con la totale estinzione dell’orso marsicano, specie per la cui protezione fu istituito nel lontano 1923.

    Murialdo, 7 Giugno 2012 IL SEGRETARIO GENERALE
    F.to Franco Zunino

  16. giugno 8, 2012 alle 2:58 pm

    purtroppo una cattiva notizia.

    A.N.S.A., 8 giugno 2012
    Orso ucciso da auto in Alto Adige. La vettura ha preso fuoco, illese due persone che erano a bordo: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/06/08/Orso-ucciso-auto-Alto-Adige_7000993.html

  17. agosto 31, 2012 alle 8:25 pm

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    COMUNICATO STAMPA

    ORSO BRUNO MARSICANO: ARRIVA L’AIUTO DELLA NATURA!

    L’avevamo auspicato, e certamente non solo noi, visto che tutti sono amanti dell’Orso marsicano anche se poi ci si scontra continuamente sul modo con cui proteggerlo. Sì, come era stato auspicato, la Natura ci ha messo mano: il Parco Nazionale d’Abruzzo ha comunicato che quest’anno sono nati almeno 11 cuccioli d’orso da parte di 4 femmine. Una natalità che è circa del 50% inferiore a quella del 1970, quando però di orsi ce ne erano almeno il doppio, ed i censimenti assai meno accurati. In ogni modo, un anno davvero eccezionale, almeno per questi ultimi tempi, ed il cui merito, come era stato scritto, non è né delle autorità né degli ambientalisti, bensì è esclusivamente dell’Orso o, meglio, di madre Natura (perché, almeno sulla loro fecondità, non crediamo si possano accampare meriti!). Ora attendiamo fiduciosi che anche l’uomo faccia la sua parte per difendere questi cuccioli ed aiutarli a crescere: in un anno di siccità come quello attuale, e di scarsa produzione di risorse vegetali (solo le mele selvatiche sembrano abbondare, anche se poi gli orsi dovranno dividersele con i cinghiali, sempre più numerosi visto che la loro riduzione è sempre più resa difficile dagli impedimenti messi all’attività venatoria nelle zone esterne al Parco – per non dire di quelle interne dove di riduzioni neanche si parla), di aiuto ce ne sarebbe veramente bisogno (anche se ormai è tardi, per questa stagione). Almeno per la prossima primavera ci auguriamo che le autorità mettano almeno tanto interesse in una campagna alimentare quanto ne stanno mettendo nel solito conteggio degli orsi (vivi e morti), conteggi che sono anche utili, ma che finiscono per lasciare il tempo che trovano. Mentre gli orsi non riescono più a trovare mais, grano e lupinella e, perché no, anche pecore, come trovavano un tempo un poco ovunque nel Parco e nei suoi circondari.

    Murialdo, 31 Agosto 2012
    IL SEGRETARIO GENERALE
    F.to Franco Zunino

    • settembre 3, 2012 alle 7:44 pm

      dal sito web istituzionale del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, 16 agosto 2012

      IN ARRIVO BELLE NOTIZIE DALL’ORSO. (http://www.parcoabruzzo.it/dettaglio.php?id=18482)
      Tanti orsacchiotti scorazzano, in quest’estate 2012, nelle praterie del Parco.

      Pescasseroli, 16 Ago 12 – Ne sono stati “contati” ben otto e probabilmente si arriverà a 11 con altri 3 cuccioli avvistati sulle Mainarde e anche di più con nuovi possibili avvistamenti.
      I dati arrivano dalla prima sessione di osservazione del censimento delle femmine di orso con piccoli iniziato alcuni giorni fa dal Parco nell’ambito del progetto Life Arctos cui seguiranno altre osservazioni “specializzate” fino a metà settembre.
      La sessione di questi giorni ha portato all’avvistamento di 4 femmine riproduttive di cui due diventate per la prima volta mamme.
      Si annuncia, quindi, un’annata eccezionale per le nascite fra la popolazione di orsi marsicani, anche considerando il minimo storico registrato nel 2011 con solo 3 cuccioli avvistati.
      Stima, quest’ultima, che rientra comunque nella norma, tenendo conto che le cure parentali degli orsi durano 15 mesi. Questo porta le femmine a non partorire tutti gli anni (il lasso di tempo tra un parto e l’altro può arrivare anche a tre anni) e quindi possono esserci annate più prolifiche di altre.
      Dal 2006, anno in cui si e’ iniziati con la conta delle femmine con i piccoli, il trend registrato e più che positivo: su 40 esemplari circa la metà sono femmine. Di queste, quelle riproduttive vanno dai 3 ai 7 esemplari con una stima di 5/13 cuccioli nati in un anno. Numeri di tutto rispetto, valutando le esigue dimensioni della popolazione ursina marsicana. Il problema più grande resta la mortalità dei cuccioli durante il primo anno di vita che può raggiungere anche percentuali del 50%. Lo stato di salute dei cuccioli di quest’anno scongiura fortunatamente una tale eventualità.
      L’operazione della conta delle femmine con piccoli, con tecnica già sperimentata negli Usa e che rientra nel progetto Life Arctos, e’ coordinata dall’Ente e dal Dipartimento di Biologia dell’ Università La Sapienza di Roma.
      Nell’azione sono coinvolte più di 40 persone tra personale del Parco, guardie dei Servizi Sorveglianza e volontari.
      Il “censimento” fornisce utili elementi sulla produttività della popolazione, sul numero di cuccioli nati ogni anno, su quelli che sopravvivono da un anno all’altro e sulla sopravvivenza degli individui adulti.
      Questo risultato, secondo il Commissario del Parco Giuseppe Rossi, induce all’ottimismo circa la ripresa della popolazione di orso marsicano. Anche se, ribadisce Rossi, non bisogna assolutamente abbassare la guardia di fronte ai rischi e ai pericoli che continuano pienamente a persistere. Probabilmente, una più attenta e puntuale politica di conservazione, quale quella che si sta cercando di perseguire nonostante le tante ricorrenti difficoltà, comincia a dare i primi riscontri positivi.

      Uffici stampa e comunicazione

      Antonietta Ursitti Tel. 0863.9113204 e-mail ufficiostampa@parcoabruzzo.it
      Cristina Notarantonio Cell. 335.7644016 e-mail comunicazione@parcoabruzzo.it

      • settembre 3, 2012 alle 7:47 pm

        e questa è la situazione generale dell’Orso marsicano e dei risarcimenti nell’area protetta.

        dal sito istituzionale web del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, 27 luglio 2012
        Ancora a proposito di orsi (confidenti o meno) e allevatori. (http://www.parcoabruzzo.it/dettaglio.php?id=18275)
        Due milioni e centomila euro è l’ammontare dei danni indennizzati negli ultimi 5 anni.

        Pescasseroli, 27 Lug 12 – A seguito di articoli di stampa, ormai quotidiani (come avviene da tempo ogni estate!) è opportuno fornire alcuni chiarimenti, con lo scopo di dare una informazione quanto più corretta e completa alla opinione pubblica.
        Per quanto riguarda specificamente i predatori (orso e lupo) oltre trecentocinquantamila euro solo nel 2011 con un migliaio di sopralluoghi effettuati. Dal primo gennaio e a tutt’oggi, sono stati effettuati 489 sopralluoghi per un totale di 161 mila 772 euro di risarcimenti liquidati.
        Sono numeri, veri e reali, relativi ai danni di orsi e lupi al patrimonio zootecnico del Parco e dell’Area Contigua.
        In particolare, l’Azienda “La Pagliara” di Pescasseroli, di proprietà di Elda Grassi, ha ricevuto dall’Ente nel 2011, 4 mila 847 euro di risarcimenti per predazioni esclusivamente di lupo, su 25 pratiche aperte.
        Da gennaio a oggi, 27 luglio 2012, i numeri parlano, per l’Azienda, di 53 pecore predate (non certo 200) dall’orso insieme a 16 polli (e non 20 polli in due ore) e di due animali dispersi.
        Su 29 pratiche aperte, 24, corrispondenti ad altrettante richieste di sopralluogo (e non 37 incursioni in un solo mese!) sono state avviate a risarcimento per un totale di 8 mila 606,40 euro.
        L’intervento delle guardie e dei veterinari del Parco è avvenuto entro 3 ore dalla chiamata e la media personale dell’Azienda, nella liquidazione dell’indennizzo, è di 66 giorni.
        C’è poi da considerare che l’Azienda in questione opera in un struttura abusiva e quindi precaria e senza “difese” adeguate, realizzata in contrasto con la normativa vigente e senza tenere minimamente conto di un apposito progetto concordato tempo fa con il Parco (disponibile e collaborativo al massimo!) e il Comune di Pescasseroli per permettere all’Azienda stessa di risolvere tutti i suoi annosi problemi lamentati per decenni.
        Di questo progetto l’Azienda Grassi non ne ha fatto nulla, preferendo “investire” ancora in strutture precarie e abusive. Nonostante ciò, comunque, il Parco è sempre disponibile e impegnato, come dimostrano i dati sopra riportati.
        Ovviamente, il Parco ha come scopo fondamentale la tutela dell’Orso marsicano, animale a forte rischio di estinzione e per questo, con la massima attenzione e responsabilità, considera molto le legittime esigenze degli allevatori, mettendo in campo anche “azioni straordinarie” come, ad esempio, il risarcimento agli allevatori della Zona di Protezione Esterna che spetterebbe invece alla Regione (per tramite della Provincia).
        Ultimo atto in questo senso è il recente provvedimento del Commissario dell’Ente che ha esteso i confini dell’Area Contigua anche a Frattura, vista la presenza in quella zona, negli ultimi tempi, di alcuni esemplari di orsi.
        I tempi. In media, a 13 ore dalla richiesta viene effettuato il sopralluogo e la pratica viene definita, con il pagamento, in 58 giorni. Nella generalità dei casi i tempi sono molto più brevi. Tutto ciò anche per evitare abusi e tentativi di truffa e soddisfare invece, nel migliore dei modi, le istanze degli allevatori locali impegnati a qualificare costantemente le proprie aziende e i propri prodotti.
        Risarcimenti. Il Parco riconosce un risarcimento che varia a seconda della specie, della fascia di età e del valore genealogico dell’animale domestico ucciso. Per una pecora adulta l’indennizzo è di 195 euro (si può arrivare a 275 euro per il montone) mentre per un vitello o un puledro il risarcimento si aggira intorno ai 350 euro. Se l’animale ha però un certificato di alta genealogia, il risarcimento oscilla tra i 900 e i 1200 euro.
        Si possono presentare casi particolari per i quali l’indennizzo è ancora maggiore. Oltre al valore commerciale, le somme pagate considerano anche il mancato guadagno ed eventuali gravidanze o lattazioni. Se si considera, ad esempio, il valore attuale di mercato di una pecora (70-80 euro), l’indennizzo (più del doppio) copre in pratica anche il mancato reddito di 1-2 anni, che comunque con l’acquisto di un nuovo capo (al prezzo base) non si verifica.
        C’è da dire, infine, che nella generalità dei casi gli allevatori restano soddisfatti dell’intervento dell’Ente, anche se lamentano, ovviamente, i “fastidi” che discendono da una incursione di predatori. – 2 – Ma non si può dimenticare (ecco perché poco si comprenda, alla fin fine, questa “campagna” mediatica pressoché giornaliera) che gli orsi nel Parco ci sono sempre stati. I danni fino agli anni settanta non erano neppure indennizzati mentre fino a qualche anno fa lo erano in modo parziale. Oggi, invece, vengono indennizzati con le modalità e i termini indicati.
        “Gruppi di intervento”. Formati da Guardie del Parco, Agenti del CTA e Agenti del CFS, sono impegnati nell’inventario delle risorse trofiche di origine animale e umana, nell’allestire strutture preventive come recinti e reti elettriche nei pollai, negli apiai e negli orti esistenti nei pressi dei centri abitati, per dissuadere quei pochi orsi che frequentano alcuni paesi dell’area protetta.
        I numeri dell’orso. Il Parco conosce perfettamente la situazione dell’orso marsicano. Sa purtroppo, che la popolazione è ridottissima e si pone oggi al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. Numeri innanzitutto: la stima di orsi è di 40 esemplari (18 femmine, 11 maschi e 11 piccoli) con una forbice che varia dai 37 ai 52 orsi presenti nell’area del Parco con non più di 10 femmine riproduttive. La produttività , calcolata in un intervallo che va da 5 a 13 cuccioli l’anno, è buona anche se nel 2011 c’è stato un picco in basso con la nascita rilevata di soli 3 cuccioli. Ciò che allarma è la mortalità: dal 1979 al 2009 sono scomparsi 108 orsi (anche se la popolazione complessiva è rimasta praticamente identica).
        Di questi, l’82% è morto per cause antropiche. In particolare, dopo gli anni 80 in cui i plantigradi rimanevano uccisi da bracconieri e gli anni ’90 per investimenti sulle strade, dal 2000 la principale causa di morte degli orsi deriva dall’avvelenamento (2 avvelenati nel 2003 altri 3, tra cui una femmina adulta nel 2007).
        A questi si aggiunge la morte per cause naturali che colpisce soprattutto le femmine adulte: 9 gli orsi trovati morti tra l’estate del 2007 e l’estate del 2009.
        Visti questi dati – commenta il Commissario del Parco Giuseppe Rossi – se c’è qualcuno che “terrorizza” non è certo l’Orso e se c’è qualcuno che deve difendersi quello è l’Orso.

        Uffici stampa e comunicazione

        Antonietta Ursitti Tel. 0863.9113204 e-mail ufficiostampa@parcoabruzzo.it
        Cristina Notarantonio Cell. 335.7644016 e-mail comunicazione@parcoabruzzo.it

  1. aprile 21, 2012 alle 6:28 am

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