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Il Governo Berlusconi cerca di impedire agli italiani di pronunciarsi sul nucleare.


Roba da magliari della democrazia.   Il Governo Berlusconi, facendo approvare con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati il suo decreto-legge omnibus, cerca di impedire agli italiani di esprimersi sul nucleare in Italia attraverso il referendum nazionale abrogativo  del 12-13 giugno 2011.   Evidentemente la batosta presa con il recentissimo referendum regionale consultivo tenutosi in Sardegna (60% dei votanti, il 98% di SI contro il nucleare) pesa e fa capire che gli italiani non vogliono il nucleare

La parola, ora, andrà alla Corte di cassazione – Ufficio centrale per il referendum.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

A.N.S.A., 25 maggio 2011

Dl Omnibus: ok dalla Camera, diventa legge.

ROMA – La Camera ha dato il via libera definitivo al dl omnibus che diventa legge dello Stato. Il provvedimento e passato con 301 sì due astenuti e 280 no.
IERI LA FIDUCIA -La Camera ieri ha votato la fiducia al decreto omnibus con 313 sì e 291 no e due astenuti. E’ stata la fiducia numero 43 per il governo Berlusconi IV in tre anni di vita. Il governo Berlusconi II, in carica dal 2001 al 2005, aveva posto 31 questioni di fiducia in poco meno di quattro anni. Il Berlusconi IV aveva ottenuto la fiducia, prescritta dalla Costituzione dopo la sua formazione, il 14 maggio 2008 alla Camera (335 sì, 275 no, un astenuto), e il 15 maggio al Senato (173 voti a favore, 133 contrari, 2 astensioni).

COSA PREVEDE IL DECRETO – Stop alle centrali nucleari e al referendum; aumento delle tasse sulla benzina per finanziarela Cultura; nuovo ruolo perla Cassa Depositi e Prestiti per difendere le aziende italiane dalle scalate straniere; Risorse per Pompei; proroga del divieto dell’incrocio tra Tv e giornali. Sono queste le principali norme contenute del decreto omnibus, su cui il governo ha ottenuto la fiducia.

centrale nucleare

– NO AL NUCLEARE: il decreto inizialmente prevedeva una moratoria di un anno del programma nucleare, ma un emendamento del governo approvato in Senato abroga tutte le norme che riguardano la realizzazione di impianti nucleari decise con la legge 99 del 2009. Il decreto stabilisce che tra un anno il Governo vari una Strategia energetica nazionale, nella quale non é esclusa l’opzione nucleare. L’emendamento eviterebbe il referendum del 12 giugno e secondo l’opposizione differisce a tempi migliori una scelta sul nucleare che altrimenti sarebbe preclusa dalla vittoria del “no” nelle urne.

– BENZINA E CINEMA: il decreto assegna alla Cultura 236 milioni di euro, di cui 149 per il Fondo unico per lo spettacolo (Fus), riportandolo a 422 milioni. I soldi vengono ricavati dall’aumento delle accise, cioé le tasse, sulla benzina. Abrogata invece la tassa di un euro sui biglietti del Cinema.

– POMPEI: dopo il crollo della Scuola dei Gladiatori, ecco che arriva “un programma straordinario ed urgente di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro” dell’area archeologica. Esso comporterà, tra l’altro, la possibilità di assumere personale specializzato, in deroga al blocco delle assunzioni, e alcune semplificazioni per favorire la ricerca di sponsor disposti a sostenere i restauri. Verrà utilizzata una quota dei Fondi Fas perla Campania.

– INCROCI STAMPA-TV: è uno degli articoli più criticati. Viene prorogato al 31 dicembre 2012 il divieto per i soggetti che esercitano l’attività televisiva in ambito nazionale attraverso più di una rete, di acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani. Per le opposizioni Berlusconi blocca così l’arrivo di nuovi soggetti nel mercato televisivo.

Oxalis pes-caprae

– FREQUENZE RADIOTELEVISIVE: il passaggio al digitale terrestre è prorogato al 30 settembre 2011 mentre entro il 30 giugno 2012 il ministero dello Sviluppo provvede ad assegnare le frequenze radio-tv, anche in riferimento alla banda larga. Per quanto concerne le frequenze in ambito locale, il ministero dello Sviluppo predispone, per ciascuna zona, una graduatoria dei soggetti abilitati a trasmettere.

– SERVIZIO SANITARIO ABRUZZO: per le sole Asl della regione colpita nel 2009 dal terremoto, è prevista per il 2011 una deroga ai parametri di spesa per il personale a tempo determinato e per i contratti di formazione lavoro.

– NUOVI POTERI DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI: dopo la scalata di Lactalis a Parmalat, vengono ampliate le funzioni della Cdp che può assumere partecipazioni in società considerate strategiche per il Paese purché non siano in crisi e risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività. Insomma niente salvataggi ma una difesa dei “campioni” Tricolore. Il decreto del ministero dell’Economia che dovrà definire i requisiti di queste società viene trasmesso alle Camere. Per l’opposizione c’é troppa discrezionalità del Ministro perla Cdp senza alcun limite di carattere quantitativo e temporale che adombra una riedizione delle Partecipazioni Statali.

(locandina de Il Vernacoliere, foto S.D., archivio grIG)

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  1. maggio 26, 2011 alle 2:19 pm

    A.N.S.A., 26 maggio 2011
    Fukushima, contaminazione come Cernobyl. Area esaminata di 600 km attorno a centrale disastrata.

    TOKYO, 26 MAG – La contaminazione del suolo intorno in un’area di 600 km attorno alla disastrata centrale nucleare giapponese di Fukushima è comparabile ai livelli riscontrati dopo la catastrofe atomica di Cernobyl nel 1986. E’ quanto sostiene Tomio Kawata, ricercatore presso l’ente nazionale per la gestione delle scorie nucleari (Numo), che ha presentato una relazione sulla materia alla Commissione nipponica per l’energia atomica.

    Sondaggio, giapponesi contro il nucleare.Svolta nell’opinione pubblica dopo crisi centrale Fukushima.

    – TOKYO, 26 MAG – Sale in Giappone la protesta contro il nucleare, al punto che “per la prima volta” i contrari superano i favorevoli. Da un sondaggio del quotidiano Asahi emerge infatti che il 34% vorrebbe puntare ancora sull’atomo a uso civile, a fronte del 42% orientato a voltare pagina, invertendo i rapporti di forza che erano, rispettivamente, del 52% e del 18%, secondo i risultati di un’analoga rilevazione fatta prima dell’incidente e della crisi della centrale di Fukushima.

    A.N.S.A., 25 maggio 2011
    Nucleare: Svizzera rinuncia dal 2034. Governo, niente nuove centrali quando vecchie si esauriranno.

    – ROMA, 25 MAG – Il governo svizzero ha deciso di rinunciare all’energia nucleare entro il 2034, a seguito del disastro di Fukushima. L’esecutivo ha stabilito di non costruire più nuove centrali quando quelle esistenti termineranno il loro ciclo produttivo. La più vecchia cesserà l’attività nel 2019, la più recente nel 2034. Il governo aveva già sospeso a marzo le procedure di approvazione di tre nuovi impianti. Lo scorso fine settimana si era tenuta una manifestazione contro il nucleare con 20.000 persone.

    A.N.S.A., 24 maggio 2011
    Fukushima, fusione in reattori 2 e 3. Oggi la conferma del gestore Tepco. Ispezione esperti dell’Aiea.

    – TOKYO, 24 MAG – Il team di esperti Aiea, l’agenzia nucleare dell’Onu, ha iniziato oggi una missione in Giappone, nel giorno in cui la Tepco, il gestore del disastrato impianto di Fukushima, ha confermato che anche nei reattori 2 e 3, oltre che nel n.1, c’e’ stata la parziale fusione delle barre di combustibile. A causa della forza congiunta del sisma/tsunami dell’11 marzo, i tre reattori hanno avuto la fusione parziale del combustibile ”nell’arco di pochi giorni”. Evidente il ritardo nella comunicazione.

  2. maggio 26, 2011 alle 2:56 pm

    e anche sui beni culturali.

    da La Repubblica, 25 maggio 2011
    Dal Pirellone all´Eur tolte le tutele palazzi storici a rischio svendita. Un comma cambia la legge sugli edifici fatti tra il 1941 e il ´61 – Molte fra le migliori architetture del Novecento risalgono proprio al dopoguerra. (Francesco Erbani)

    Da cinquanta a settant´anni. Ora dovranno avere vent´anni di più gli edifici pubblici in Italia se vogliono godere di una particolare protezione. E non essere venduti oppure manipolati. Lo stabilisce un minuscolo comma di un articolo del Decreto Sviluppo, lo sterminato provvedimento che contiene dalla moratoria nucleare alla concessione delle spiagge. E così, anche se firmato da Pier Luigi Nervi, come il Palazzo dello Sport a Roma o da Gio Ponti, come il grattacielo Pirelli, da Giancarlo De Carlo o da Luigi Figini e Gino Pollini, da Mario Ridolfi o da Franco Albini, un edificio pubblico costruito fra il 1941 e il 1961 rischia un po´ di più rispetto a prima del decreto.
    La norma è complessa, scritta in un italiano aggrovigliato. Sono in allarme le soprintendenze, ma anche Italia Nostra, gli Archivi di architettura contemporanea e Docomono, l´associazione che salvaguarda edifici e complessi urbani moderni. L´attenzione è alta: chi ha infilato questo comma nel grande convoglio del decreto sembra voglia rendere più agevole la vendita di edifici che altrimenti, prima di passare di mano, dovrebbero essere sottoposti al vaglio della soprintendenza. Ma i pericoli sono anche altri: restauri poco accorti, manomissioni, fino alla demolizione.
    L´articolo («Costruzione delle opere pubbliche») dovrebbe modificare il Codice dei Beni culturali e del paesaggio del 2004. La filosofia è quella di «riconoscere massima attuazione al federalismo demaniale e di semplificare i procedimenti amministrativi relativi a interventi edilizi». Deregulation spinta, dunque. Nell´articolo si aggiunge che gli snellimenti sono possibili nei comuni che si adeguano ai piani paesaggistici regionali. Norma equivoca, fanno notare in alcune soprintendenze: i piani paesaggistici c´entrano poco con questo genere di edifici. Inoltre, si aggiunge, la separazione fra beni pubblici e privati è culturalmente poco sensata e si spiega solo perché rende più agevole la vendita dei primi.
    Una parte del migliore patrimonio novecentesco potrebbe essere meno salvaguardato. Qualche anno fa un gruppo coordinato dallo storico dell´architettura Piero Ostilio Rossi propose una schedatura degli edifici romani novecenteschi di pregio. Molti quelli realizzati proprio fra il ´41 e il ´61: il Palazzo dei Congressi dell´Eur di Adalberto Libera, il Palazzo che ospita la Fao, il Monumento delle Fosse Ardeatine, la Stazione Termini e poi il Palazzo dello Sport, il Palazzetto dello Sport e lo Stadio Flaminio di Nervi. Anche il ministero ha in corso un censimento: dal dopoguerra al 2005 sono quasi 300 in Italia gli edifici di rilevante valore. Spiega Carlo Olmo, professore a Torino: «L´architettura italiana fra la fine della guerra e gli anni Cinquanta è un riferimento per altri paesi». Il Novecento è il secolo nel quale è sorto dall´80 al 90 per cento di tutto quel che oggi vediamo costruito. E nel secondo dopoguerra la speculazione ha dettato le regole per la crescita delle città e ha prodotto pessime architetture. Ma, sottolinea Olmo, in quei vent´anni si realizzano edifici e quartieri pubblici «che sono una maglia fondamentale nel tessuto cittadino e la cui manomissione produce squilibri nell´organismo urbano». Singoli edifici, dunque, scuole, stazioni, ponti, ma anche edilizia popolare come il Qt8 a Milano di Piero Bottoni o gli interventi dell´Ina-Casa (350 mila alloggi dal 1949 al 1963), dal Tiburtino a Roma (dove lavorarono Ridolfi, Carlo Aymonino, Carlo Melograni, Ludovico Quaroni e altri) alla Falchera di Torino (Giovanni Astengo) a Cesate (Albini, Ignazio Gardella e i BBPR di Belgiojoso, Peressutti e Rogers), dove oltre alle case ci sono chiese, asili e altri manufatti pubblici. Su buona parte di questi edifici la tutela sarà da ora più debole.

  3. francesca
    maggio 27, 2011 alle 7:56 am

    Salve a tutti, io continuo a chiedermi se il nostro voto( la vittoria del SI in Sardegna) è valido per impedire al Governo centrale di installare centrali nucleari, questo non l’ho ancora capito.

  4. vic
    maggio 27, 2011 alle 9:08 am

    e’ valido ma non conta nulla . e’ una specie di sondaggio pubblicizzato da cappellacci costato tanti soldi pubblici che si poteva fare benissimo via web.

  5. maggio 29, 2011 alle 11:30 am

    per Francesca, Vic e tutti i frequentatori del blog: il recente referendum regionale sardo è stato un referendum consultivo, promosso da un comitato popolare, non dal Presidente della Regione Cappellacci e ha il suo bel valore “morale” se non “giuridico”, visto che la maggioranza schiacciante degli elettori sardi ha detto che non vuole centrali nucleari e scorie in Sardegna.
    Quello del 12-13 giugno – se si terrà – sarà un referendum abrogativo nazionale, cioè sarà possibile abrogare le norme che rendono possibile centrali nucleari e depositi di scorie in tutta Italia.

  6. maggio 30, 2011 alle 2:13 pm

    A.N.S.A., 30 maggio 2011
    Germania, addio nucleare, reattori spenti entro 2022. Sara’ la prima potenza industriale a rinunciare all’atomo.

    BERLIN0 – La Germania fermerà il suo ultimo reattore nucleare nel 2022, diventando così la prima potenza industriale a rinunciare all’energia atomica. Lo ha annunciato oggi il ministero dell’Ambiente tedesco.
    I tre reattori più moderni del Paese di fermeranno al più tardi a fine 2022, ha dichiarato il ministro Norbert Rottgen (Cdu) dopo una riunione tra i leader della coalizione e la cancelliera Angela Merkel. Otto dei 17 reattori tedeschi già tagliati, dopo la catastrofe di Fukushima, dalla produzione di energia elettrica non saranno più riattivati, ha aggiunto Rottgen, definendo la decisione “irrevocabile”.

  7. maggio 30, 2011 alle 2:29 pm

    c’è da chiedersi se il Presidente Cappellacci si sia accorto di quale partito fa parte 😉

    da http://www.regione.sardegna.it, 30 maggio 2011
    Cappellacci: “Bene governo tedesco su chiusura centrali nucleari”.
    “La Sardegna ha dichiarato il proprio no a un eventuale ritorno al passato – prosegue Cappellacci – con un referendum consultivo che ha visto una prevalenza schiacciante dei voti contrari all’opzione nucleare (97,13%) e ha già intrapreso con decisione un’altro cammino: quello dell’economia verde e delle rinnovabili”: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7873

  8. giugno 1, 2011 alle 6:48 pm

    queste sono le ragioni giuridiche che hanno molto probabilmente sostenuto il pronunciamento della Corte di Cassazione.

    da Il Manifesto, 28 maggio 2011
    L’appello dei giuristi. Il referendum si può fare così.

    L’emendamento governativo all’art. 5 della legge di conversione del decreto-legge n.34 del 2011 rivela in maniera palese l’intento del legislatore, del resto apertamente dichiarato dal Presidente del Consiglio e dai principali esponenti della maggioranza, di impedire lo svolgimento del referendum abrogativo contro l’installazione in Italia di centrali nucleari, già fissato per il 12 e il 13 giugno. È pur vero che tale emendamento prevede l’abrogazione delle norme sottoposte a referendum. Tuttavia esso esprime, nel suo primo comma, la chiara volontà non già di abbandonare, come propongono i quesiti referendari, bensì di sospendere la «definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare», in attesa e «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare». Tale volontà è confermata dal comma 8 dell’emendamento, che prevede che «entro dodici mesi dall’entrata in vigore» della legge sarà adottato un piano energetico nazionale che non esclude affatto, ma implicitamente include l’opzione nucleare, in evidente contrasto con la proposta referendaria.
    Fu proprio con riferimento a un simile contrasto che la Corte Costituzionale, con le sentenze nn. 68 e 69 del 1978, decise che, qualora una nuova disciplina legislativa, pur abrogando «le singole disposizioni cui si riferisce il referendum», non ne modifichi «i principi ispiratori» e «i contenuti normativi essenziali», allora «il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative». I sottoscritti auspicano perciò che l’Ufficio per il referendum presso la Corte di Cassazione, sulla base dell’accertamento dell’evidente contrasto tra i principi ispiratori dell’emendamento approvato e l’intento dei proponenti del referendum, voglia trasferire il quesito referendario sul primo e sull’ottavo comma di tale emendamento, così consentendo agli elettori di pronunziarsi contro la pervicace volontà del legislatore di non abbandonare il programma nucleare.

    Gaetano Azzariti, Francesco Bilancia, Eva Cantarella, Mario Caravale, Paolo Di Lucia, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Domenico Gallo, Raniero La Valle, Guido Martinotti, Stefano Rodotà, Massimo Siclari, Federico Sorrentino

  1. giugno 1, 2011 alle 5:33 pm

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