Se sei nella Polizia provinciale, devi esser disposto a sparare agli animali.
In Italia le forze di Polizia provinciale operano – in coordinamento con le altre Forze dell’ordine – per lo svolgimento delle attività di pubblica sicurezza, polizia giudiziaria e polizia ambientale nella circoscrizione provinciale o della Città metropolitana di competenza.
Fra i vari compiti ci può essere anche il controllo delle popolazioni faunistiche.
Gli operatori della Polizia provinciale possono dichiararsi obiettori di coscienza in caso di abbattimento di altri animali?
Un problema lavorativo mai affrontato seriamente, un diritto mai riconosciuto.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
da Il Manifesto, 28 agosto 2026
Polizia provinciale, assunto solo chi è a favore della caccia.
In Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna i test tagliano fuori gli obiettori. (Alex Giuzio)
Michele Favaron è un agente di polizia provinciale contrario all’uccisione degli animali. Da tre anni viene escluso dai concorsi di assunzione a causa della sua obiezione di coscienza: molti bandi inseriscono la «disponibilità incondizionata e irrevocabile» a sopprimere animali come criterio obbligatorio per poter far parte del corpo di polizia. Per essersi opposto, Favaron è stato respinto in sette province di quattro diverse regioni del nord Italia: Cuneo, Mantova, Belluno, Venezia, Vicenza, Treviso e Rimini. Dal 2022 lavora nel comando di Brescia dove, racconta al manifesto, «dopo avere iniziato a indagare sugli abusi e le irregolarità tra le oltre 7mila postazioni di caccia presenti in provincia, sono stato trasferito in un altro reparto». L’agente ha anche lavorato a Vicenza dove «per il mio rifiuto di abbattere animali sono stato oggetto di segnalazioni, provvedimenti disciplinari e mobbing che mi hanno spinto ad andarmene dopo quattro mesi».
INSIEME a un’altra sua collega obiettrice, Beatrice Zambolin, Favaron ha intentato una causa civile contro le province di Rimini e Belluno appellandosi ai principi costituzionali della libertà di pensiero e di coscienza e contestando la violazione dell’articolo 15 dello Statuto dei lavoratori che proibisce le discriminazioni. La loro vicenda è esemplare di quanto l’Italia sia sempre più piegata agli interessi venatori, come testimonia il ddl Caccia in discussione alla Camera, che vuole aumentare le specie cacciabili ed estendere i territori in cui è possibile ucciderle. La tendenza nelle polizie provinciali fa parte dello stesso processo, quello di «un paese poco sensibile alla vocazione ambientale e al rispetto della fauna selvatica», afferma l’agente.
Tra le funzioni della polizia provinciale, oltre alla vigilanza sul rispetto delle norme in materia venatoria, ci sono la tutela della fauna selvatica e la gestione del controllo numerico degli animali nei pressi dei centri abitati. Dopo la soppressione del corpo forestale nel 2017, la provinciale è rimasta l’unica autorità pubblica con specialità faunistica. Ma i contenimenti e gli abbattimenti degli animali erano di solito delegati ai cacciatori, mentre negli ultimi anni i comandi di polizia hanno iniziato a chiedere che se ne occupino gli agenti. «Questo non garantisce l’indipendenza e la terzietà che dovrebbe essere rappresentata dalle forze dell’ordine», è il parere di Favaron. «Pur essendo finanziati da tutti i contribuenti, compresi i 6 milioni con dieta vegetale, questi corpi vengono impiegati quasi esclusivamente per attuare i piani d’abbattimento di animali selvatici e inselvatichiti. Così le polizie provinciali finiscono per essere lottizzate da cacciatori e allevatori, gli unici in grado di sostenere mentalmente l’uccisione quotidiana di animali. Gli agenti finiscono per coincidere coi cacciatori stessi, anche nelle posizioni di comando».
I BANDI di concorso della polizia provinciale parlano chiaro. Per esempio a Venezia nel 2023 si chiedeva la «disponibilità incondizionata e irrevocabile all’uso di armi corte e lunghe, anche verso animali pericolosi e per i quali è prevista l’eradicazione o contenimento», mentre a Rimini i futuri agenti non devono «avere impedimenti di alcuna natura all’uso delle armi da caccia finalizzato all’effettuazione dei piani di controllo della fauna selvatica», recita il bando dello scorso gennaio. In altri casi l’obbligo di uccidere animali viene inserito nel contratto di assunzione; per questo Favaron e Zambolin sono stati respinti dopo avere superato la selezione. Inoltre i quesiti dei concorsi danno per scontata la violenza contro gli animali. Per esempio un test del 2024 per la polizia provinciale di Treviso, esaminato dal manifesto, aveva questa domanda: «Sei in aperta campagna dopo avere eviscerato un animale. Sei sporco di sangue e resti biologici del contenuto stomacale. Ti accorgi di esserti dimenticato una tanica dell’acqua per poterti pulire e devi risalire in auto. Come pensi di fare?».
GLI INTERESSI venatori sono appoggiati dalla destra a livello locale e nazionale. Il vicepresidente della provincia di Vicenza, Moreno Marsetti (Lega), si è opposto a una proposta di legge dei consiglieri regionali Andrea Zanoni e Renzo Masolo (Avs) per consentire l’obiezione di coscienza agli agenti di polizia. E col ddl Caccia promosso da Fratelli d’Italia, approvato in Senato e in attesa del via libera definitivo alla Camera, si vogliono conquistare i voti dei cacciatori.
(foto P.F., S.D., archivio GrIG)



Assurdo, e qui mi fermo !! Cosa dice il ministro preposto ?