Continua il delinquenziale bracconaggio, segnalazione di un post inneggiante all’abbattimenti di Lupi ai Carabinieri Forestale.
Mentre, purtroppo, continua il delinquenziale, sfacciato e impunito bracconaggio ai danni del Lupo (Canis lupus), l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha provveduto (8 aprile 2026) a segnalare al Comando Raggruppamento Carabinieri Biodiversità un post dai toni deliranti, inneggiante all’abbattimenti di esemplari di Lupo, contornato da commenti della medesima patetica levatura, documentato in una pagina Facebook di orgoglio venatorio.
Si ricorda che nel dicembre 2025, sempre in Toscana, per un caso analogo un bracconiere venne prosciolto in appello per intervenuta prescrizione, ma vennero confermate le statuizioni civilistiche in favore delle associazioni ambientaliste costituite.
Il GrIG auspica rapide verifiche finalizzate all’accertamento di responsabilità e natura di quello che appare un caso di incitamento al bracconaggio ai danni di una specie faunistica protetta alla luce del sole e dei social network.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
da Il Tirreno, 10 aprile 2026
La macabra scoperta. Fi-Pi-Li, la testa di un lupo appesa al cavalcavia: indagano i carabinieri.
Orrore sulla superstrada all’altezza di Cascina: ora è stata rimossa. È il secondo caso in pochi giorni.
CASCINA. La testa di un lupo legata al cavalcavia. Orrore sulla superstrada Fi-Pi-Li all’altezza di Cascina con gli automobilisti che si sono trovati davanti a una scena macabra: la testa di un lupo appesa sul cavalcavia con una fune. Il ritrovamento ha fatto scattare l’allarme e al momento risulta che la testa dell’animale sia stata rimossa.
L’indagine
Sul caso è stata aperta un’indagine da parte dei carabinieri, che dovranno ricostruire con precisione la dinamica e individuare i responsabili del gesto. Secondo le prime informazioni, l’animale sarebbe stato decapitato e la testa poi appesa al cavalcavia con una fune: un atto che appare tanto violenta quanto deliberata.
La testimonianza
Nelle ultime ore diversi automobilisti hanno segnalato la presenza della testa dell’animale, notata mentre transitavano lungo la superstrada. Le loro testimonianze hanno contribuito a far scattare l’allarme e ad accelerare l’intervento delle forze dell’ordine. «Ieri nel tardo pomeriggio, ho segnalato alle forze dell’ordine – racconta un automobilista al Tirreno – che entrando in Fi-Pi-Li a Cascina in direzione Pisa nel cavalcavia di via Savi, si vedeva appesa con una fune la testa di un animale, probabilmente un lupo».
Secondo caso in pochi giorni
A un episodio già di per sé gravissimo si aggiunge un elemento ancora più inquietante: non si tratterebbe di un caso isolato. Nei giorni scorsi, infatti, era stata segnalata un’altra testa di animale legata a un palo lungo la strada dell’Arnaccio, tra Cascina e Coltano.
da La Nazione, 2 aprile 2026
Orrore: lupo decapitato. Testa appesa con una corda ad un palo della segnaletica.
Un’azione di vendetta contro l’animale o un messaggio contro gli animalisti. Sulla vicenda indagano i carabinieri forestali: al setaccio anche le telecamere.
Pisa, 2 aprile 2026 – Una testa di lupo mozzata e appesa a un palo della segnaletica stradale con una corda. È la terribile immagine – che non pubblichiamo per rispetto della sensibilità dei lettori – che mostra quello che sembra a tutti gli effetti un’azione di «vendetta» contro l’animale. Ogni ipotesi è aperta, e il mistero dei perché e di chi ha compiuto l’atto è quanto i carabinieri forestali stanno cercando di capire. La testa è stata trovata lungo la strada dell’Arnaccio, tra Cascina e Coltano, in un tratto caratterizzato da traffico prevalentemente di auto. Sul posto e sulla vicenda sarebbero stati avviati accertamenti da parte delle autorità competenti.
La testa rimasta appesa per giorni
La testa che ora è stata rimossa è rimasta lì per giorni, proprio perché in quella strada non transitano pedoni, e probabilmente non è stata notata dagli automobilisti che passavano di lì. Secondo una prima ricostruzione, si potrebbe trattare di un lupo in dispersione, ovvero che si è staccato dal branco, nell’area compresa tra Coltano, le colline verso Crespina e il territorio livornese. Un’ipotesi che al momento non trova conferme ufficiali, ma che si inserisce nella presenza segnalata di esemplari in movimento tra queste zone. Infatti, proprio nei mesi scorsi, anche dalle pagine di questo giornale, erano stati segnalati numerosi avvistamenti, ma non solo, la presenza del lupo nelle aree rurali è stata più volte denunciata dagli allevatori.
Diversi punti da chiarire
Tuttavia, restano diversi punti da chiarire. In particolare, non sarebbe noto quando l’episodio si sia verificato, né per quanto tempo la testa è rimasta appesa senza essere notata. Non è escluso che l’animale possa essere stato ucciso in un luogo diverso e successivamente trasportato lungo l’Arnaccio, dove è stato poi appeso in modo da renderlo visibile. Sul piano delle ipotesi, si farebbe strada anche quella del possibile bracconaggio o di cacciatori che vedono nel lupo un concorrente, anche se al momento non vi sarebbero elementi certi. Non si escluderebbero, inoltre, possibili collegamenti con tensioni legate alla presenza del lupo sul territorio, tra attività di allevamento e mondo venatorio, pur in un contesto che, secondo quanto riferito, nell’area dove è stato ritrovato non presenterebbe criticità paragonabili ad altre zone della Toscana.
L’ipotesi di una vendetta
Nel caso si fosse trattato di una vendetta da parte di allevatori, il biologo Marco Del Frate, che collabora con il Parco di San Rossore, aveva già spiegato in più occasioni, anche in incontri pubblici patrocinati dal Parco, come in Svizzera, ad esempio, a seguito di abbattimenti legalizzati della specie, sono stati osservati casi in cui il problema delle predazioni sul bestiame non si è ridotto, ma si è anzi accentuato. L’uccisione di lupi che è una specie sociale, organizzata in branchi nei quali ogni individuo svolge un ruolo preciso, infatti, compromette la stabilità del branco che può perdere la propria efficienza nella caccia. In queste condizioni, aumenta il rischio che gli animali superstiti si orientino più facilmente verso prede domestiche, più vulnerabili e più facili da attaccare.
(foto Raniero Massoli Novelli, da mailing list ambientalista, da Il Tirreno, S.D., archivio GrIG)




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