Caccia, sempre morti e feriti umani.


“incidente” di caccia

Anche nella stagione venatoria 2025-2026 continua di gran lena il conto dei morti e feriti umani a causa della caccia.

Si contano ormai numerosi morti e feriti.

Consueti, sistematici, incidenti di caccia che ogni anno causano decine e decine di morti e feriti, cacciatori e semplici cittadini.

“incidente” di caccia

Perché la caccia in Italia oltre a costituire un grave problema di natura ambientale, è anche un grave problema di sicurezza pubblica, vergognosamente mai affrontato da una classe politica di infimo livello che – per semplici calcoli elettoralistici – cerca follemente di ampliare ancora tempi, luoghi, specie di caccia, favorendo con elargizioni di fondi pubblici sottratti a ogni controllo, la minoranza corporativa venatoria ai danni della fauna selvatica, degli interessi e della sicurezza degli Italiani.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), insieme a decine di associazioni ambientaliste e animaliste, ha contrastato, contrasta e contrasterà con forza questa delirante deriva venatoria.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

da L’Unione Sarda, 28 dicembre 2025

Cacciatore muore nelle campagne di Oliena: colpito per errore da un compagno di battuta.

Andrea Puddu, allevatore di 58 anni, raggiunto da una fucilata mortale.

Un cacciatore è stato ferito a morte nelle campagne di Oliena, in località Villa Jumpadu: si chiamava Andrea Puddu, allevatore di 58 anni, residente in paese.   

Ancora da chiarire la dinamica della tragedia. 

Stando alle prime informazioni è stato colpito da una fucilata esplosa da un compagno di battuta. 

La chiamata ai carabinieri è arrivata intorno alle 16,30. Sul posto anche i soccorritori del 118 ma per Puddu non c’è stato niente da fare. 

“incidente” di caccia

da Today, 28 dicembre 2025

Cinghiale lo carica durante la battuta di caccia: muore Luigi Rotondo.

L’uomo, un pensionato, è stato caricato pesantemente dall’animale che gli ha provocato la recisione dell’arteria femorale.

Tragedia durante una battuta di caccia in provincia di Frosinone: un pensionato è morto dopo essere stato caricato da un cinghiale nelle campagne di Vallemaio, lungo la strada provinciale che collega il paese a Sant’Andrea. Il suo nome è Luigi Rotondo, di 70 anni, residente nella frazione di Sant’Angelo in Theodice (Comune di Cassino).

Cinghiali (Sus scrofa)


L’incidente alla battuta di caccia: la ricostruzione.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo residente a Sant’Angelo si trovava insieme ad altri amici quando l’animale lo avrebbe improvvisamente attaccato, provocandogli ferite gravissime.
Il cinghiale avrebbe reciso l’arteria femorale del cacciatore, che sarebbe morto poco dopo a causa di una grave emorragia.

Immediato l’intervento dei sanitari del 118, ma per il pensionato non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri per gli accertamenti di rito.
Ancora in corso la ricostruzione esatta della dinamica dei fatti.

Come riporta FrosinoneToday, solo poche ore fa era morto un altro cacciatore nei boschi di Esperia.

(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. dicembre 29, 2025 alle 2:46 PM

    da La Nuova Sardegna, 28 dicembre 2025

    Caccia tragica nelle campagne di Oliena: muore un allevatore – chi è la vittima.

    Caccia tragica nelle campagne di Oliena: muore un allevatore – chi è la vittima

    L’uomo è stato colpito accidentalmente da un compagno di battuta.

    Oliena Caccia tragica nelle campagne di Oliena: un cacciatore del paese, Andrea Puddu, allevatore di 58 anni, ha perso la vita nel pomeriggio di oggi, 28 dicembre, durante una battuta, colpito accidentalmente da un compagno di caccia. Sul posto è arrivato subito il 118, allertato dagli stessi quattro amici partecipanti alla battuta, ma purtroppo per Puddu non c’è stato nulla da fare. I carabinieri del paese e di Nuoro stanno svolgendo gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’accaduto. Secondo le prime frammentarie notizie, l’uomo sarebbe stato colpito accidentalmente in pieno petto mentre chi ha sparato stava mirando in direzione di un cinghiale. 

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    da L’Unione Sarda, 29 dicembre 2025

    Oliena, allevatore ucciso nella battuta di caccia: indagini in corso.

    Soccorsi inutili per il 58enne Andrea Puddu, colpito da un amico nella riserva di Sa Serra.

    Finisce in tragedia la domenica di caccia. Succede a Oliena dove un allevatore di 58 anni viene centrato per errore da un amico e muore all’istante. Andrea Puddu si accascia a terra, fulminato dopo essere stato raggiunto da un proiettile. Gli amici chiedono aiuto, chiamano 118 e carabinieri, aspettano i soccorsi che arrivano. Ma è tutto inutile.

    La tragedia ieri, intorno alle 16.30, quando la battuta di caccia volge al termine. Puddu e gli amici sono nella riserva che si trova nelle campagne di Sa Serra, all’incrocio con Jumpadu, località dove si intersecano la statale 129 e la provinciale 18.

    D’improvviso dal fucile dell’amico parte un colpo che per errore raggiunge Andrea Puddu, senza lasciargli scampo. La situazione è di estrema gravità. Un amico, con voce disperata, chiama subito i soccorsi. E nell’attesa tutti stanno attorno al corpo di Andrea Puddu che, però, non dà più segni di vita. Indagini in corso per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto.

  2. dicembre 29, 2025 alle 7:27 PM

    da L’Unione Sarda, 29 dicembre 2025

    Oliena, cacciatore ucciso con una fucilata: indagato un 71ennePaese sotto choc per la morte di Andrea Puddu. Un compaesano iscritto nel registro della Procura di Nuoro con l’accusa di omicidio colposo. (Gianfranco Locci)

    Un paese scosso, ammutolito. Oliena non si dà pace dopo la tragedia di ieri pomeriggio, nelle campagne di Sa Serra: per quella battuta di caccia finita in tragediaA colpire mortalmente per errore l’allevatore Andrea Puddu, con una fucilata, sarebbe stato il suo compaesano Giovanni Puligheddu, 71enne, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Nuoro con l’accusa di omicidio colposo.

    Quella di Oliena è una comunità sconvolta. D’altronde, i cacciatori nel paese adagiato ai piedi del Corrasi sono circa 300. Una grande famiglia.

    Il terribile incidente è avvenuto ieri pomeriggio, poco dopo le 16. La nutrita comitiva era impegnata in una battuta di caccia grossa. Stando ad alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, chi ha sparato sarebbe stato ingannato dal movimento repentino di un cinghiale. Il colpo è partito, secco, ma ha centrato al petto Andrea Puddu, senza lasciargli scampo. 

    Intanto, l’autopsia al Brotzu sul corpo dello sfortunato allevatore è in programma domani alle 9.30. L’incarico è stato conferito al dottor Roberto Demontis.

  3. gennaio 22, 2026 alle 6:05 PM

    A.N.S.A., 22 gennaio 2026

    Due cacciatori feriti a Thiesi e Urzulei, non sono gravi.

    Uno è stato caricato da un cinghiale, l’altro si è sparato a una mano.

    Due incidenti di caccia si sono verificati oggi nell’Isola, con due cacciatori rimasti feriti in maniera non grave, uno a Thiesi e uno a Urzulei.    Nelle campagne del Meilogu, nel nord Sardegna, un cacciatore è stato caricato da un cinghiale riportando una profonda lacerazione a una coscia e la frattura di un polso.

    L’uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari con l’elicottero dell’Areus.    Il secondo incidente è successo nella zona di Urzulei, in Ogliastra, dove a un cacciatore di 22 anni è partito un colpo di fucile e si è colpito a una mano.    Anche in questo caso il giovane è stato soccorso dagli operatori del 118 che lo hanno trasportato all’ospedale Brotzu di Cagliari.

    • gennaio 23, 2026 alle 2:28 PM

      da L’Unione Sarda, 22 gennaio 2026

      Urzulei, il fucile gli esplode in mano: gravi ferite per un giovane cacciatore. Ventiduenne trasportato in ospedale con l’elisoccorso. (Roberto Secci)

      Era andato a caccia grossa, come consuetudine. Ma per un 22enne di Urzulei, la battuta di oggi si è conclusa in maniera drammatica. Il fucile gli è esploso sulla mano e il ragazzo è stato trasportato all’ospedale Brotzu di Cagliari.

      Per lui si sono aperte le porte del reparto di Chirurgia della mano, dove è stato sottoposto a un intervento di ricostruzione.

      Il giovane è stato soccorso dai compagni di squadra che hanno allertato il 118.

      A Urzulei è atterrato Echo Lima 1, l’elicottero dell’Areus di base a Olbia.

  4. gennaio 29, 2026 alle 2:12 PM

    la vicenda è ancora poco chiara.

    da La Sicilia, 29 gennaio 2026

    Le indagini. Tre cacciatori trovati morti nei boschi dei Nebrodi: chi sono le vittime, le ipotesi degli investigatori per risolvere il giallo.
    Montagnareale, mezz’ora prima del tramonto: una telefonata al 112, un’area interdetta e tre corpi con ferite d’arma da fuoco.

    Un nastro bianco e rosso sbarra l’accesso alla strada di contrada Caristia, nel territorio collinare di Montagnareale. Oltre quel perimetro, la scena del criminetre uomini senza vita, i corpi attraversati da colpi d’arma da fuoco, distesi tra rovi e pietre.

    È da qui che si dipana il giallo che scuote i Nebrodi e riporta il Messinese al centro della cronaca nera nazionale. A lanciare l’allarme sarebbe stato un amico: non vedendoli rientrare, avrebbe imboccato i sentieri e, una volta giunto sul posto, chiamato il “112”.

    Nel giro di pochi minuti l’area è stata interdetta, con un presidio dei Carabinieri e dei magistrati della Procura di Patti, che coordinano una delle inchieste più delicate di questo inizio d’anno. L’uomo è stato ascoltato in caserma a Patti. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, anche quella che questa persona potesse trovarsi nel bosco al momento della sparatoria.

    Secondo alcune indiscrezioni, la vittima più anziana non conosceva i due fratelli Davis e Giuseppe Pino: un elemento che rende più plausibile la pista di un incidente di caccia o di una lite degenerata, poi culminata con un suicidio.Un paese piccolo di fronte a un fatto enorme

    Montagnareale è un comune di poche migliaia di abitanti incastonato nei Nebrodi settentrionali, a una decina di minuti d’auto da Patti. Siamo in un territorio segnato da boschi, valloni e pascoli, dove la caccia — soprattutto al cinghiale e al cosiddetto suino nero selvatico — è attività nota e praticata, nel rispetto di regole e calendari venatori. Lì, nel pomeriggio di mercoledì 28 gennaio 2026, sono stati trovati i tre corpi. Una scoperta che il sindaco ha definito scioccante, spiegando come le prime ore siano state avvolte da riserbo e cautele investigative, con un perimetro rigidamente sorvegliato e accessi interdetti ai curiosi.Le vittime: tre cacciatori, tre storie interrotte

    Le indagini hanno consentito un’identificazione rapida delle vittime. Secondo fonti qualificate, si tratta di Antonio Gatani82 anni, residente a Patti; di Davis Pino26 anni; e di Giuseppe Pino44 anni, entrambi originari dell’area del Messinese. I tre, incensurati secondo le prime informazioni, erano usciti la mattina per una battuta di caccia. La loro giornata si è fermata in quel bosco, in circostanze che restano ancora da chiarire. Le generalità e i dettagli anagrafici sono stati diffusi nel corso della serata dalle cronache locali e nazionali, mentre i militari dell’Arma si recavano anche nelle abitazioni dei familiari per ricostruire gli ultimi contatti e verificare se i tre avessero appuntamento con altre persone.Il luogo del ritrovamento e la traccia dei suini neri

    La contrada Caristia è una zona impervia, attraversata da sentieri utilizzati da escursionisti e cacciatori. È un’area nota per la presenza di suini neri dei Nebrodi e di cinghiali: una fauna che, secondo diverse testimonianze raccolte sul territorio, attira compagnie di caccia locali e, a volte, cacciatori di passaggio. Proprio la presenza di ungulati è uno dei tasselli valutati dagli investigatori. Fonti di cronaca hanno ricordato che, in contesti marginali, può esistere un mercato non autorizzato legato alle carni di selvatici: un fenomeno che, se presente, non è però sufficiente da solo a suggerire moventi o dinamiche nel caso in esame, e che le autorità trattano con la massima prudenza. Ciò che è certo è che la battuta dei tre uomini si è interrotta bruscamente, e che la ricostruzione balistica e medico-legale sarà decisiva.Le prime ipotesi

    Nelle prime ore, gli inquirenti — coordinati dalla Procura di Patti — non hanno escluso alcuna ipotesi. Fra le piste in valutazione: l’eventualità di un incidente di caccia degenerato, la possibilità di un omicidio-suicidio scaturito da una lite improvvisa, o l’intervento di una quarta persona. Elementi come la posizione dei corpi, l’angolo dei colpi, l’eventuale presenza di bossoli riconducibili a diverse armi, la distanza di sparo e gli esiti del sopralluogo del reparto investigazioni sono al vaglio dei militari. La presenza sul posto del procuratore capo di PattiAngelo Vittorio Cavallo, ha confermato la rilevanza del caso e la necessità di coordinare con rigore i rilievi tecnici. In serata è trapelato che le piste principali restano due: errore durante la caccia o lite culminata in una tragedia a catena; in entrambi i casi sono ipotesi e come tali vanno trattate, in attesa di riscontri oggettivi.

    Secondo le ricostruzioni raccolte sul posto, i tre sarebbero usciti attrezzati per un’attività venatoria in area boschiva. Le cronache locali hanno riferito, nelle prime ore, di ipotesi divergenti sul numero di armi rinvenute e sul loro esatto posizionamento, informazioni che però non hanno trovato conferme ufficiali definitive. In un quadro così fluido, l’indicazione più solida è che i rilievi balistici — impronte, tracce biologiche, residui di polvere da sparo, traiettorie dei proiettili — saranno cruciali per stabilire la sequenza degli eventi e, soprattutto, se a sparare sia stata una o più persone. La prudenza qui è d’obbligo: fino a quando la perizia balistica e l’autopsia non restituiranno una mappa scientifica della violenza subita, ogni conclusione sarebbe affrettata.Gli inquirenti non escludono che un diverbio possa essere degenerato, né escludono l’ingresso in scena di una quarta persona. 

    Il sindaco di MontagnarealeSalvatore Sidoti, ha espresso cordoglio e invitato a evitare conclusioni affrettate, ricordando che la zona è stata immediatamente circoscritta e che gli accessi sono rimasti sotto controllo per tutto il pomeriggio e la sera. Il messaggio è chiaro: servono rispetto per le famiglie e fiducia nel lavoro degli investigatori.

    • febbraio 18, 2026 alle 6:06 PM

      da Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2026

      Il movimento tra i cespugli, il primo sparo e la reazione a catena: come sono morti i tre cacciatori a Montagnareale.

      Dopo tre settimane di mistero e indagini serratissime, prende forma la ricostruzione di quel che è successo il 28 gennaio scorso nel Messinese. (Manuela Modica)

      Non è stato un agguato né un regolamento di conti. È stata, secondo l’ultima ricostruzione investigativa, una tragica sequenza di errori e reazioni istintive a trasformare una battuta di caccia in una strage. Un colpo sparato per sbaglio, un altro per difesa, un terzo forse per panico. Così, nelle campagne di Montagnareale, il 28 gennaio scorso, tre cacciatori hanno perso la vita nel giro di pochi minuti. Dopo tre settimane di mistero e indagini serratissime, prende così forma la ricostruzione di quel che è successo quel giorno, prima del rinvenimento dei corpi senza vita dei tre uomini. Un mistero che da quella tragica mattina ha tenuto col fiato sospeso i Nebrodi.Il movimento tra i cespugli e il primo sparo

      Tutto comincia con un movimento tra i cespugli. L’82enne Antonio Gatani imbraccia il fucile e spara. Davanti a lui però non c’è un cinghiale, ma Giuseppe Pino, 44 anni. Il colpo lo uccide. Anche suo fratello Denis, di 26 anni, viene ferito e risponde al fuoco uccidendo GataniA quel punto interviene il quarto uomo, A.S. di 48 anni: spara anche lui e uccide il 26enne. Tre morti in pochi istanti: è questa la dinamica emersa dopo 20 giorni di indagini.

      I cadaveri e le indagini

      All’alba di quel mercoledì di gennaio, Devis e Giuseppe Pino, erano partiti molto presto da San Pier Niceto, per andare in avanscoperta nelle campagne di Montagnareale. In quel territorio, a 50 km di distanza dalla loro residenza, non c’erano mai stati. Facevano parte di un’associazione venatoria ed erano andati a esplorare quella zona, dove è molto praticata la caccia al cinghiale selvaggio, ignari che avrebbero incontrato la morte. Lì i cinghiali sono molto aggressivi e si va a caccia in gruppo, o almeno in due. E questo non è un dettaglio irrilevante: Gatani, trovato morto quella mattina assieme ai fratelli Pino, non poteva essere solo. Eppure in un primo momento era sembrato così. Ma se c’era qualcuno insieme all’anziano, non aveva dato l’allarme. Invece, alle 11 del mattino, a chiamare il 112 è stato un motociclista di passaggio che nota un cadavere. Arrivano così i carabinieri che trovano anche gli altri due corpi.

      Subito esclusa la pista mafiosa

      I tre cacciatori sono a distanza di 30 metri l’uno dall’altro, disposti come su una linea. Da un capo c’è Giuseppe Pino, dall’altro Gatani e in mezzo Devis. Nei giorni successivi, nonostante il maltempo, sul luogo tornano i carabinieri e i magistrati. Angelo Cavallo, capo della procura di Patti – lo stesso che seguì il caso di Viviana e Gioele nel 2020 – assieme alla sostituta, Roberta Ampolo, fanno sopralluoghi continui, partendo ogni giorno da Patti, sulla costa, percorrendo i 3 km di tornanti che la separano dai monti del Messinese. Una zona nota per essere ad alta densità mafiosa. I magistrati però sono in grado da subito di escludere la pista mafiosa. Per il resto è nebbia fitta.

      Il quarto uomo

      Non trapelano notizie, mentre le indagini proseguono a tamburo battente. A dare le prime indicazioni è l’autopsia, condotta da Alessio Asmundo e Giovanni Andò. Devis è stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco a distanza ravvicinata. Da qualcuno, dunque, che non è morto a 30 metri di distanza: per questo da quel momento c’è la certezza della presenza di un quarto uomo. A quel punto l’attenzione si focalizza sul compagno di caccia di Gatani. Il figlio dell’82enne, residente nel vicino paesino di Librizzi, aveva subito dichiarato che suo padre non poteva essere andato da solo ed ha indicato in A.S il probabile accompagnatore.

      Le ammissioni e poi il silenzio

      Il 48enne viene, dunque, ascoltato dai magistrati come persona informata sui fatti, all’inizio prova a negare, poi ammette di essere stato sul posto e di avere sparato. I magistrati a quel punto fermano l’interrogatorio, perché da quel momento A.S. doveva essere sentito con l’assistenza di un legale: è ufficialmente indagato. Poco dopo è proprio l’avvocato d’ufficio a consigliare al suo assistito di avvalersi della facoltà di non rispondere.Il video della bodycam

      vestiti del compagno di caccia di Gatani, gli stivali e il fucile vengono sequestrati e gli viene fatto lo stub, per verificare tracce di polvere da sparo. Prove non decisive, dal momento che A.S. è un cacciatore. Lo saranno di più i rilievi balistici, l’esame delle tracce sul terreno, e la bodycam che Devis Pino aveva addosso. C’è, infatti, un video di quella tragica mattina, sebbene fosse ancora buio, e la visibilità fosse scarsa. Ma tra le immagini e il primo racconto – non valido dal punto di vista giudiziario, dal momento che non è avvenuto in presenza di un avvocato – la nebbia inizia a diradarsi e quel che è successo la mattina del 28 gennaio comincia a prendere forma.

      La battaglia legale

      Quel movimento tra i cespugli avrebbe ingannato la vista dell’82enne che ha sparato con un calibro 12 a pallini, ovvero un fucile da cui esce una cartuccia che si apre mentre i pallini si disperdono formando la “rosa di colpi”. Uno di questi uccide Giuseppe, un altro ferisce Devis, che a quel punto risponde al fuoco, uccidendo a sua volta Gatani, a quel punto A.S, potrebbe avere agito d’impulso, in preda al panico, dando il colpo finale a Devis, per poi andare via. Questa sarebbe al momento l’ipotesi più accreditata ma ancora si attendono gli esiti degli esami del Ris di Messina, mentre entro venerdì il 48enne sarà interrogato nuovamente dai magistrati, stavolta alla presenza dei suoi legali, Tommaso Calderone e Filippo Barbera, che hanno rinunciato all’incidente probatorio e annunciato un esposto per violazione del segreto istruttorio. La battaglia legale è già iniziata.

  5. febbraio 19, 2026 alle 2:04 PM

    la Sardegna fa la sua degna parte, sempre.

    da Sardinia Post, 19 febbraio 2026

    Sardegna, il triste primato delle vittime di caccia: nell’ultima stagione un morto e sei feriti.

    Nel rapporto annuale delle Associazioni Vittime della Caccia si contano 13 morti in tutta Italia nella stagione appena conclusa. (Francesca Mulas)

    La buona notizia è che le vittime della caccia diminuiscono anno dopo anno. così come sono sempre meno le licenze che il Ministero dell’Interno ha concesso negli ultimi tempi. La cattiva è che si continua a morire a causa dell’attività venatoria, praticata sia da chi ha regolare autorizzazione sia da chi lo fa in modo abusivo.

    E la Sardegna, in questa graduatoria annuale di morti e feriti, ha il suo triste primato: siamo al quarto posto tra le regioni italiane dopo Piemonte, Sicilia e Toscana, con sette incidenti. Nell’ultima stagione, dal 21 settembre 2025 allo scorso 31 gennaio, un morto (Andrea Puddu è stato ucciso lo scorso 28 dicembre a Oliena con un colpo sparato da un compagno di battuta) e sei feriti tra Seneghe, Tempio, Masullas, Arzachena, Thiesi e Urzulei.

    A fare i conti è l’Associazione Vittime della Caccia, che ha appena pubblicato qui l’ultimo report con i numeri drammatici di morti e feriti per colpi esplosi dai cacciatori. In tutto il Paese nella stagione appena conclusa si contanotra i cacciatori 10 morti e 23 feriti, mentre tra i non cacciatori ci sono 2 morti e 11 feriti. Il dato, se pure drammatico, appare in leggero miglioramento rispetto agli anni passati: nel 2009 abbiamo avuto ben 42 morti, nel 2010 erano 53, mentre negli ultimi dieci anni la media per ogni stagione era di 18 decessi. Sono ancora tante, se pure diminuiscono anno dopo anno, le licenze che il Ministero dell’Interno rilascia agli aspiranti cacciatori: oggi ne contiamo 588 mila, tra gli anni Ottanta e Novanta erano oltre un milione e mezzo.

    “Riteniamo opportuno precisare che, come già emerso in precedenti occasioni, i dati contenuti nei dossier dell’associazione ‘Vittime della caccia’ meritano sempre un’attenta verifica – sottolinea Marco Efisio Pisanu, presidente dell’associazione Caccia Pesca e Tradizioni Sardegna a cui abbiamo chiesto un commento sul report odierno. – Nelle statistiche, infatti, vengono spesso ricompresi episodi che non sono direttamente riconducibili all’effettivo esercizio dell’attività venatoria: tra questi, persone decedute o ferite a causa di cadute accidentali, incidenti stradali avvenuti durante il tragitto verso o dal luogo di caccia, oppure eventi sanitari come infarti o malori improvvisi. Si tratta di circostanze che, pur coinvolgendo soggetti in possesso di licenza o diretti a caccia, non possono essere correttamente classificate come incidenti derivanti dall’attività venatoria in senso stretto. È importante distinguere, quindi, tra eventi genericamente collegati alla figura del cacciatore ed episodi effettivamente connessi all’uso dell’arma durante l’azione di caccia. I dati ufficiali disponibili mostrano come gli incidenti legati alla reale pratica venatoria siano numericamente molto contenuti e, nel confronto con altre attività svolte all’aria aperta, si collocano agli ultimi posti per incidenza. Questo risultato è frutto di un sistema normativo rigoroso, di percorsi obbligatori di formazione, del superamento di esami specifici, di controlli sanitari periodici e del rispetto di regole stringenti in materia di sicurezza e utilizzo delle armi. Ciò non significa che il tema della sicurezza debba essere sottovalutato: al contrario, riteniamo fondamentale continuare a investire in formazione, informazione e responsabilizzazione dei praticanti, affinché il numero degli incidenti (già estremamente ridotto) possa ulteriormente diminuire”.

    “Anche nella stagione venatoria 2025-2026, oltre ai milioni di esemplari di specie faunistiche, è lungo il conto dei morti e feriti umani a causa della caccia – commenta Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di Intervento Giuridico che al tema dedica da sempre grande attenzione. – Consueti, sistematici, incidenti di caccia che ogni anno causano decine e decine di morti e feriti, cacciatori e semplici cittadini. Perché la caccia in Italia oltre a costituire un grave problema di natura ambientale, è anche un grave problema di sicurezza pubblica, vergognosamente mai affrontato da una classe politica di infimo livello che – per semplici calcoli elettoralistici – cerca follemente di ampliare ancora tempi, luoghi, specie di caccia, favorendo con elargizioni di fondi pubblici sottratti a ogni controllo, la minoranza corporativa venatoria ai danni della fauna selvatica, degli interessi e della sicurezza degli Italiani. L’Associazione Vittime della Caccia, come ogni anno, ha effettuato un analitico rapporto sui morti e feriti umani, delineando un quadro piuttosto preoccupante, e anche la Sardegna, secondo quanto riportato dalle cronache, ha purtroppo il suo triste elenco. Il Gruppo d’Intervento Giuridico insieme a decine di associazioni ambientaliste e animaliste – conclude Deliperi – ha contrastato, contrasta e contrasterà con forza questa delirante deriva venatoria”.

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