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La Procura della Repubblica di Bergamo indaga per epidemia colposa sulla diffusione del Covid-19.


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La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo nell’ambito del procedimento penale relativo alla diffusione colposa della pandemia di Covid-19 nella zona nel periodo febbraio-marzo 2020 ha indagato una ventina di persone.

Oltre 6 mila morti in più rispetto alla media dell’anno precedente nel periodo febbraio-aprile 2020 nella Bergamasca.

Tutti gli Italiani aspettano piena chiarezza, attendono giustizia.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

A.N.S.A., 1 marzo 2023

Inchiesta sul Covid in Bergamasca. Indagati Conte e Speranza.

Sono una ventina in totale gli indagati. Tra questi il governatore della Lombardia Fontana, l’ex assessore Gallera, il presidente dell’Iss Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di Sanità Locatelli.

A tre anni di distanza dallo scoppio della pandemia di Covid che, tra febbraio e aprile 2020, ha straziato la Bergamasca con oltre 6 mila morti in più rispetto alla media dell’anno precedente, è stata chiusa l’inchiesta per epidemia colposa con 19 indagati tra cui l’ex premier Giuseppe Conte, l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, il Governatore della Lombardia Attilio Fontana e l’ex assessore della sanità lombardo Giulio Gallera.

Il procuratore aggiunto di Bergamo Cristina Rota con i pm Silvia Marchina e Paolo Mandurino, sotto la super visione del Procuratore Antonio Chiappani, hanno tirato le somme di una indagine con cui si è cercato di far luce e individuare le responsabilità di quella tragedia che ha lasciato una profonda ferita, e di cui è ancora vivo il ricordo delle lunghe file di camion dell’esercito con sopra le bare delle vittime da trasportare fuori regione per essere cremate.

la Rocca veneta di Bergamo

   “Anticipo subito la mia massima disponibilità e collaborazione con la magistratura – ha commentato l’ex Presidente del Consiglio e ora a capo del M5S -.

Sono tranquillo di fronte al paese e ai cittadini italiani per aver operato con il massimo impegno e con pieno senso di responsabilità durante uno dei momenti più duri vissuti dalla nostra Repubblica”. Tra i destinatari dei 17 avvisi di conclusione delle indagini, che saranno notificati domani, e nei quali sono contestati a vario titolo i reati di epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio e anche falso ci sono anche il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, il coordinatore dell’allora Comitato Scientifico Agostino Miozzo, l’ex capo della protezione civile Angelo Borrelli e tra i tecnici del ministero della salute l’ex dirigente Francesco Maraglino. Riguardo invece a Conte e Speranza gli atti dovranno essere trasmessi al Tribunale dei Ministri.

   L’inchiesta, che già contava alcuni indagati come i vertici dell’Ats di Bergamo e dirigenti dell’assessorato regionale alla sanità, come scrive in una nota il Procuratore Chiappani, “sono state articolate, complesse e consistite nell’analisi di una rilevante mole di documenti” informatici o cartacei “nonché di migliaia di mail e di chat telefoniche in uso ai soggetti interessati dall’attività investigativa, oltre che nell’audizione di centinaia di persone informate sui fatti”. Un’attività che ha consentito di ricostruire i fatti a partire dal 5 gennaio 2020, quando l’Oms aveva lanciato l’allarme globale a tutti i paesi e che si è avvalsa di una maxi consulenza firmata da Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova e ora senatore del Pd. Gli accertamenti hanno riguardato tre livelli, uno strettamente locale, uno regionale e il terzo nazionale con le audizioni a Roma di Conte, Speranza i veri tecnici e anche l’ex ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

   Nel mirino degli inquirenti e degli investigatori della Guardia di Finanza sono finiti non solo i morti nelle Rsa della Val Seriana e il caso dell’ospedale di Alzano chiuso e riaperto nel giro di poche ore, ma soprattutto la mancata istituzione di una zona rossa uguale a quella disposta nel Lodigiano e i mancati aggiornamento del piano pandemico, fermo al 2006, e l’applicazione di quello esistente anche se datato e che comunque, stando agli elementi raccolti, avrebbe potuto contenere la trasmissione del Covid. Riguardo alle omissioni, come ha sottolineato Crisanti nella sua consulenza in base a un modello matematico, se fosse stata istituita la zona rossa in Val Seriana, al 27 febbraio i morti sarebbero stati 4.148 in meno e al 3 marzo 2.659 in meno.

   Mentre Speranza in una nota ha affermato di aver “sempre pensato che chiunque abbia avuto responsabilità nella gestione della pandemia debba essere pronto a renderne conto”, aggiungendo di essere “molto sereno e sicuro di aver sempre agito con disciplina ed onore nell’esclusivo interesse del Paese”, i parenti delle vittime hanno commentato: “Da oggi si riscrive la storia della strage bergamasca e lombarda, la storia delle nostre famiglie, delle responsabilità che hanno portato alle nostre perdite. La storia di un’Italia che ha dimenticato quanto accaduto nella primavera 2020, non a causa del Covid19, ma per delle precise decisioni o mancate decisioni”.

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. marzo 2, 2023 alle 9:15 am

    C’è stata sicuramente sottovalutazione dell’emergenza. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, per onorare la memoria dei morti e ancor più dei sopravvissuti che hanno visto partire i propri cari e non li hanno mai più rivisti.

  2. Porico.
    marzo 2, 2023 alle 1:32 PM

    Speriamo si chiarisca la data di arrivo del virus su Bergamo-Brescia ,la zona strategica dell’industria Italiana . Le autorità Americane hanno finalmente ammesso il fatto che il virus è stato ingegnerizzato nei laboratori di livello 4 . Sussex -Astrazeneca ; Manitoba; Whuan ?

  3. marzo 2, 2023 alle 2:46 PM

    A.N.S.A., 1 marzo 2023
    Così è nata l’inchiesta sul Covid a Bergamo.
    ‘Migliaia di morti senza la zona rossa né un piano pandemico”. (https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/03/01/cosi-e-nata-linchiesta-sul-covid-a-bergamo_19569543-0ada-4669-b3de-a9cdf3045671.html)

    L’inchiesta sul Covid nella Bergamasca, avviata dalla Procura nell’aprile 2020, è nata in seguito alle presunte anomalie nella gestione dei pazienti all’ospedale di Alzano Lombardo, dopo la scoperta dei primi casi positivi al Coronavirus, e per accertare se la mancata istituzione della zona rossa sia stato uno dei fattori che ha contribuito alla diffusione del virus.

    Coordinata dal procuratore aggiunto Cristina Rota, affiancata da altri due giovani pm, Silvia Marchina e Paolo Mandurino, e sotto la supervisione del Procuratore Antonio Chiappani, le indagini sono state portate avanti per via dei dati delle vittime che si moltiplicavano di giorno in giorno.

    Nel marzo di tre anni fa, solo come esempio, a Bergamo e provincia i morti registrati erano stati quasi 5.200 in più della media mensile degli anni precedenti che si aggirava attorno agli 800 casi.

    Era una vera e propria ecatombe a cui si è cercato di dare una riposta. Una strage che si è consumata anche dentro le Rsa, dove in due mesi sono stati registrati circa 1300 morti contro una media precedente di 600.

    Tra i primi indagati per epidemia colposa ci furono l’ex dg del Welfare lombardo Luigi Cajazzo, l’allora suo vice Marco Salmoiraghi, la dirigente Aida Andreassi, oltre a Francesco Locati e Roberto Cosentina, il primo dg e il secondo ormai ex direttore sanitario dell’Asst Bergamo Est, questi ultimi due anche per falso. A fare salire di livello l’inchiesta, dopo una serie di audizioni a Roma, tra cui quelle dell’ex premier Giuseppe Conte, dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza e dei tecnici del ministero e del Cts, sono stati gli accertamenti che hanno riguardato proprio la mancata istituzione di una zona rossa nei comuni di Nembro e Alzano Lombardo. E la scoperta che il piano pandemico era del 2006, mai era stato aggiornato e nemmeno, nonostante fosse datato, applicato malgrado le raccomandazioni dell’Oms. E poi le molte acquisizioni di documenti, circolari, chat estrapolate dai cellulari ed email tra cui una in cui, il 28 febbraio 2020, la Regione chiedeva al presidente del Consiglio di mantenere la più blanda zona gialla anche per la settimana dal 2 all’8 marzo, nonostante la situazione fosse molto critica.

    Riguardo al piano pandemico mai aggiornato né attuato, nelle pieghe dell’inchiesta è venuto a galla pure uno scontro tra il ricercatore dell’Oms Francesco Zambon e l’allora direttore vicario dell’organismo Ranieri Guerra, che è finito indagato per false dichiarazioni ai pm. Infine, a portare ad allargare l’indagine a Conte, Speranza, al Governatore lombardo Fontana, all’ex assessore Gallera e ai molti tecnici, si è aggiunta la maxi consulenza di Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova. Consulenza che ha confermato, attraverso una serie di dati, che le omissioni su cui la Procura stava lavorando sono state una sorta di acceleratore nella diffusione del virus che, quando fu diagnosticato il caso del Paziente 1, già circolava e aveva infettato un centinaio di persone nella Bergamasca.

  4. marzo 2, 2023 alle 3:59 PM

    A.N.S.A., 2 marzo 2023
    Inchiesta Covid, il procuratore di Bergamo: “Brusaferro impedì l’adozione di misure anti Covid”.
    Fontana: “So di essere indagato dai giornali, è una vergogna”. (https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2023/03/02/inchiesta-covid-il-procuratore-di-bergamo-brusaferro-impedi-ladozione-di-misure-anti-covid_38f0f08a-92a7-422c-86c5-676da572d406.html)

    “Di fronte alle migliaia di morti e le consulenze che ci dicono che questi potevano essere eventualmente evitati, non potevamo chiudere con una archiviazione”: così ha detto il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani parlando dell’inchiesta appena chiusa sul Covid nella Bergamasca.

    “La nostra scelta – ha aggiunto Chiappani – è stata quella di offrire tutto il materiale raccolto ad altri occhi, che saranno quelli di un giudice, di un contraddittorio con i difensori perché è giusto che la ricostruzione la diano gli interessati e da tutto questo ricavare l’esperienza non solo di carattere giudiziario, ma anche scientifico, amministrativo” quindi “una lezione, una grandissima riflessione”.

    La speranza del procuratore è che “al di là delle accuse, delle polemiche che senz’altro ci saranno” questo sia “uno strumento di riflessione”. C’è stata una “insufficiente valutazione di rischio. Il nostro scopo – ha detto – era quello di ricostruire cosa è successo e di dare una risposta alla popolazione bergamasca che è stata colpita in un modo incredibile, questa è stata la nostra finalità, valutare se un’accusa può essere mantenuta come noi valutiamo di fare proprio per questa insufficiente valutazione di rischio”. Con un “decreto” del “23 febbraio 2020 – prosegue Chiappani – era stata richiamata la legislazione sanitaria precedente, per cui nel caso di urgenza c’era la possibilità sia a livello regionale sia anche a livello locale di fare atti contingibili e urgenti in termine tecnico, cioè di chiudere determinate zone, c’era questa possibilità e poteva essere fatto proprio in virtù di questo diretto richiamo, fatto in un decreto di emergenza del 23 febbraio”.

    A proposito del tema del piano pandemico, uno dei capitoli dell’inchiesta sulla pandemia di Covid, Chiappani spiega che “il nostro problema è stato sì quello del mancato aggiornamento del piano pandemico, e questo riguardava un lato ministeriale, ma anche la mancata attuazione di quegli accorgimenti preventivi che già erano previsti nel piano antinfluenzale comunque risalente al 2006”.

    E’ stato un “lavoro mastodontico” quello della Procura di Bergamo nell’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid. “Ci abbiamo impiegato tre anni ma mi risulta – racconta il procuratore – che non sia stata ancora neanche iniziata una commissione parlamentare. Noi in tre anni abbiamo fatto un’inchiesta”. Il lavoro ha incluso “ricostruire centinaia di vite, un insieme non solo di provvedimenti ma migliaia di mail e sms, tre consulenze durate oltre un anno – ha elencato – ricostruire tutti i rapporti anche di natura estera (ricordo il discorso dell’Oms, della mancata attuazione e aggiornamento del piano pandemico), ricostruire tutte le attività da parte delle amministrazioni”. “Noi siamo in Lombardia – ha concluso – quindi anche delle singole amministrazioni lombarde: non è un gioco”.

    “E’ vergognoso – dice il governatore Attilio Fontana – che una persona che è stata sentita a inizio indagine come persona a conoscenza dei fatti scopra dai giornali di essere stato trasformato in indagato. E’ una vergogna sulla quale non so se qualche magistrato di questo Paese ritiene di indagare. Sicuramente non succederà niente. Anche in altri processi in cui sono stato assolto – aggiunge – ho saputo dai giornali cose che non sapevo”. Fontana – scrive la Procura – avrebbe causato “la diffusione dell’epidemia” in Val Seriana con un “incremento stimato non inferiore al contagio di 4.148 persone, pari al numero di decessi in meno che si sarebbero verificati” se fosse stata “estesa la zona rossa a partire dal 27 febbraio 2020”.

    Emozione stamane fra i parenti delle vittime di Covid davanti alla Procura. Con loro c’era l’avvocato Consuelo Locati, che coordina il team dei legali. “C’è grande gratitudine adesso – hanno sottolineato i familiari – perché per noi si riscrive la storia in questo momento. È ormai chiaro che non è stato uno tsunami improvviso e che qualcuno sarebbe dovuto intervenire”.
    I familiari delle vittime hanno portato con sé gli esposti a loro tempo presentati proprio in Procura a Bergamo.

    “La motivazione principale mia e della procura è stata restituire agli italiani la verità su quelli che sono stati i processi decisionali che hanno portato a determinate scelte. Con la consulenza è stata fornita una mappa logica su quello che è successo”. E’ il commendo di Andrea Crisanti, microbiologo all’Università di Padova e ora senatore del Pd, che ha firmato la maxi consulenza depositata ai pm di Bergamo nell’indagine sulla gestione del Covid nella Bergamasca.

    Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e altri, tra cui componenti del Cts e dirigenti ministeriali, indagati per epidemia colposa assieme anche ad Attilio Fontana e Giuseppe Conte, avevano “a disposizione”, almeno dal 28 febbraio 2020, “tutti i dati” per “tempestivamente estendere” la zona rossa anche alla Val Seriana. Erano contenuti nel “Piano Covid elaborato da alcuni componenti del Cts coordinati dal prof. Stefano Merler”. Documento che “già prospettava” lo “scenario più catastrofico per l’impatto sul sistema sanitario”. Lo scrive la Procura di Bergamo nell’avviso di chiusura indagini.

    Il direttore dell’Iss Silvio Brusaferro, nonostante le raccomandazioni e gli alert lanciati dall’Oms a partire dal 5 gennaio 2020 avrebbe proposto “di non dare attuazione al Piano pandemico, prospettando azioni alternative, così impedendo l’adozione tempestiva delle misure in esso previste”. Lo scrivono i pm di Bergamo nell’avviso di chiusura dell’indagine sulla gestione del Covid in cui Brusaferro è indagato per epidemia colposa e rifiuto di atti d’ufficio con, tra gli altri, l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, Claudio D’Amario ex dg della prevenzione del ministero, e con Angelo Borrelli, ex capo della Protezione Civile.

    Nella perizia sulla gestione del Covid nella Bergamasca “abbiamo dovuto usare delle metodologie innovative, perché nessuno prima aveva osato affrontare dal punto vista periziale una situazione così complessa. Per risolvere il problema dell’ospedale di Azzano abbiamo usato le metodologie che vengono usate per i disastri aerei, per scandagliare in maniera minuziosa ogni possibile relazione causale” Lo ha riferito all’ANSA il prof. Andrea Crisanti. “Abbiamo utilizzato dati – ha aggiunto – che ci hanno permesso di ricostruire puntualmente giorno per giorno la dinamica dell’epidemia e utilizzato modelli matematici altamente predittivi”. “La motivazione principale mia e della procura è stata tentare di restituire agli italiani la verità su quelli che sono stati i processi decisionali che hanno portato a determinate scelte. Con la consulenza è stata fornita una mappa logica su quello che è successo”. E’ il commendo di Andrea Crisanti, microbiologo all’Università di Padova e ora senatore del Pd, che ha firmato la maxi consulenza depositata ai pm di Bergamo nell’indagine sulla gestione del Covid nella Bergamasca.

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