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Il territorio non è un banale contenitore per centrali da fonti rinnovabili.


Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) in volo e centrale eolica

Le associazioni ambientaliste FAI, Legambiente e WWF hanno sottoscritto fra loro un accordo (Paesaggi rinnovabili) per il sostegno alla produzione di energia da fonti rinnovabili senza se e senza ma, al di là della terminologia accattivante.

Spiace, ma non siamo d’accordo.

Come giustamente ricordano in questi giorni gli Amici della Terra, “la recente crisi dell’energia ha fatto scoprire a tutti che, in Italia, 15 anni di sussidi (oltre 200 miliardi) e di attenzione quasi esclusiva allo sviluppo di fonti rinnovabili intermittenti (eolico e fotovoltaico) ci hanno consentito, nel 2021, di coprire solo il 3,4% dei consumi finali di energia (1,79 Mtep di eolico e 2,14 Mtep di fotovoltaico), e che questo sforzo si è rivelato inadeguato di fronte all’emergenza. Si è rivelato inutile anche per la diminuzione delle emissioni climalteranti, che anzi sono aumentate se calcoliamo le emissioni da carbone della filiera del solare”.

Il territorio non è un banale contenitore per centrali di produzione energetica da fonti più o meno realmente rinnovabili (per esempio, non lo è certamente la biomassa ottenuta dal taglio selvaggio di boschi di mezza Europa).

La grande ricchezza del Bel Paese è data proprio dalla straordinaria ricchezza dei valori naturalistici, ambientali, paesaggistici e storico-culturali.

Chiusdino, ruderi dell’Abbazia di San Galgano. Una centrale eolica o fotovoltaica qui sarebbe semplicemente una bestemmia in Cielo…e chi non lo capisce peggio per lui.

Mancanza di seria pianificazione energetica, carenza di governo pubblico delle proposte di centrali energetiche da fonti rinnovabili provenienti da privati, presenza ancora insufficiente di vincoli e piani paesaggistici.

Gli esempi dati dall’autentico Far West della speculazione energetica nella Tuscia e dalla pura follìa determinata della prossima sovrapproduzione di energia da fonti rinnovabili assolutamente inutilizzabile della Sardegna rendono palese la necessità di un efficace esercizio delle competenze statali e regionali di tutela del paesaggio, che significa anche tutela dell’identità storico-culturale e dell’attrattiva turistica dei territori.

Nella Tuscia, secondo dati non aggiornati, siamo di fronte a ben 51 progetti di campi fotovoltaici presentati, in parte approvati e solo in minima parte respinti, ormai svariate decine i progetti di centrali eoliche presentati o già in esecuzione: complessivamente circa 7 mila ettari fra aree occupate da impianti realizzati negli ultimi vent’anni, impianti in corso di realizzazione e impianti in corso di istruttoria.

In Sardegna, se fossero approvati tutti i progetti di centrali per la produzione di energia da fonti rinnovabili, vi sarebbe un’overdose di energia prodotta, pagata dallo Stato, ma inutilizzabile.

Infatti, a oggi in Sardegna non esistono impianti di conservazione dell’energia prodotta.

Con la realizzazione del Thyrrenian Link, il nuovo doppio cavo sottomarino di Terna s.p.a. con portata 1000 MW, 950 chilometri di lunghezza complessiva, da Torre Tuscia Magazzeno (Battipaglia – Eboli) a Termini Imerese, alla costa meridionale sarda.   Dovrebbe esser pronto nel 2027-2028, insieme al SA.CO.I. 3, l’ammodernamento e potenziamento del collegamento fra Sardegna, Corsica e Penisola con portata 400 MW, che rientra fra i progetti d’interesse europeo.

Al termine dei lavori, considerando l’altro collegamento già esistente, il SA.PE.I. con portata 1000 MW, la Sardegna avrà collegamenti con una portata complessiva di 2.400 MW.  Non di più.

In Sardegna, al 20 maggio 2021, risultavano presentate ben 21 istanze di pronuncia di compatibilità ambientale di competenza nazionale o regionale per altrettante centrali eoliche, per una potenza complessiva superiore a 1.600 MW, corrispondente a un assurdo incremento del 150% del già ingente comparto eolico “terrestre” isolano. 

Complessivamente dovrebbero esser interessati più di 10 mila ettari di boschi e terreni agricoli da. un’ottantina di richieste di autorizzazioni per nuovi impianti fotovoltaici.

Le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 agosto 2021 risultavano complessivamente pari a 5.464 MW di energia eolica + altri 10.098 MW di energia solare fotovoltaica, cioè 15.561 MW di nuova potenza da fonte rinnovabile, a cui devono sommarsi i tredici progetti per centrali eoliche offshore finora presentati,che dichiarano una potenza pari a 8.321 MW.

In tutto sono 23.382 MW, cioè più di undici volte i 1.926 MW esistenti (1.054 MW di energia eolica + 872 di energia solare fotovoltaica, dati Terna, 2021).

Appennino Umbro-Marchigiano, Monte dei Sospiri dopo la realizzazione della locale centrale eolica (2016)

Significa energia che non potrà essere tutta utilizzata in Sardegna, non potrà esser trasferita verso la Penisola, non potrà essere conservata.  

Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè lo Stato, cioè la Collettività di tutti noi) per essere in buona parte sprecata.

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche.

Sotto il profilo strettamente energetico sono casi diversi quelli dei progetti di centrali eoliche offshore direttamente collegati alla rete elettrica delle Penisola, perché entrano nella rete presso il polo energetico di Tor Valdaliga (Civitavecchia).

Per il resto, una vergognosa speculazione energetica con un bel po’ di soldi pubblici e incentivi, tanto per cambiare.

Cosa ben diversa sarebbe se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

Su queste problematiche FAI, Legambiente e WWF non dicono una parola. E spiace.

Paesaggio, identità storico-culturali, casse pubbliche non sono in svendita al peggiore offerente.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

centrale fotovoltaica

da La Repubblica, 9 dicembre 2022

La svolta ambientalista: “Sì a eolico e fotovoltaico, ecco le nostre condizioni”.

Fai, Legambiente e Wwf rompono con Italia Nostra e firmano un accordo sulle rinnovabili. “La transizione energetica non si può fermare: governiamo i cambiamenti invece di contrastarli”. (Luca Fraioli)

Pannelli fotovoltaici e pale eoliche possono, anzi devono, convivere con il paesaggio italiano. Lo sostengono tre delle principali associazioni nazionali che si dedicano alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, proprio mentre, al contrario, il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi paragona l’installazione di impianti eolici allo “stupro di bambini”. FaiLegambiente Wwf hanno infatti siglato un accordo per ribadire che la crescita delle fonti rinnovabili di energia è necessaria al Paese e che la si può perseguire nel pieno rispetto della bellezza. Accordo storico, che spacca il fronte di chi, a cominciare da Italia Nostra, si oppone, senza se e senza ma, allo sfruttamento del Sole e del vento in nome del paesaggio italiano.

Nei mesi del governo Draghi, gli iter autorizzativi di nuovi impianti di rinnovabili si erano impantanati di fronte ai frequentissimo “no” delle Sovrintendenze. Un continuo braccio di ferro tra il ministero della Cultura e l’allora ministero della Transizione ecologica, che Palazzo Chigi aveva pensato di risolvere prima avocando a sé la decisione su ogni singola infrastruttura contestata, poi istituendo una “supersovrintendenza” ad hoc per i progetti legati al Pnrr.

centrale a biomassa

IL DOCUMENTO

Paesaggi rinnovabili, 12 proposte per una giusta transizione energetica

Tuttavia l’accelerazione sperata non c’è stata. E ora, a dispetto delle promesse della premier Meloni e del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin, si rischia una ulteriore frenata. Ecco perché Fai, Legambiente e Wwf hanno prodotto un documento congiunto dal titolo “Paesaggi rinnovabili”. “L’ambientalismo italiano ha maturato una nuova consapevolezza: il nostro paesaggio è sempre cambiato”, spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Ci si può opporre ai cambiamenti, oppure cercare di governarli, perché avvengano nel migliore dei modi. Insieme a Fai e Wwf abbiamo scelto questa seconda strada”.

Le tre associazioni indicano l’obiettivo: “Coniugare gli obiettivi della transizione energetica con la lungimiranza nella pianificazione paesaggistica e la qualità della progettazione”. E individuano le dodici tappe necessarie a raggiungerlo. Tra queste, la nascita e la diffusione delle comunità energetiche, lo sviluppo dell’agrivoltaico (pannelli solari compatibili con la coltivazione dei terreni su cui sono impiantati) nelle aree rurali, piani speciali per il fotovoltaico “nelle aree industriali e commerciali, nelle aree dismesse e/o contaminate e – a certe condizioni – nei centri storici”, l’efficientamento degli impianti eolici esistenti (repowering).

Un’apertura per molti versi sorprendente. “Prendiamo atto della realtà”, ammette il presidente del Wwf Italia Luciano Di Tizio. “Per contrastare l’emergenza climatica dobbiamo abbandonare i combustibili fossili. Ma non possiamo rinunciare all’energia e le uniche fonti possibili sono quelle rinnovabili, che però hanno un impatto sul paesaggio. Il nostro obiettivo è che si punti sulle rinnovabili, arrecando il minor danno possibile al paesaggio e alla biodiversità italiani. E ci si riesce solo pianificando a livello nazionale una strategia che indichi dove fare gli impianti”.

La strada sembra però in salita, a giudicare dalle dichiarazioni di Sgarbi. “La presidente del Consiglio Meloni ha detto durante il voto di fiducia in Parlamento che il Sud sarà l’hub delle rinnovabili. E il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin ha annunciato 70 gigawatt di nuovi impianti a fonti pulite entro 6 anni in tutto il Paese”, fa notare Ciafani. “Sarebbe un suicidio politico per il governo dare la delega sul paesaggio al sottosegretario alla Cultura Sgarbi”.

“La pura conservazione dell’esistente”, conclude Di Tizio, “non risolve i problemi. Noi, come associazioni, con piccole rinunce ideologiche abbiamo trovato un sentire comune che può essere di grande utilità per il Paese”.

Rinnovabili, Magnifico: “Dire sempre no è solo ideologia. Il paesaggio non è intoccabile”

Rinnovabili, la replica di Amici della Terra: “Finora 200 miliardi di sussidi per un risultato risibile”

Rinnovabili, Italia Nostra: “In risposta a chi dice che siamo sempre per il no”

La Provincia, 13 dicembre 2022
Mar di Sardegna, progetto di centrale eolica offshore (tratto da documentazione procedura di scoping)

(foto da mailing list ambientalista, A.L.C., S.D., archivio GrIG)

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Categorie:Uncategorized
  1. Giorgio Pelosio
    dicembre 11, 2022 alle 12:50 PM

    Condivido in pieno l articolo complimenti come sempre volevo solo aggiungere che non viene preso in seria considerazione la fonte inesauribile geotermica.La Sardegna ha delle enormi possibilità per sfruttare tale energia anche alla luce delle scoperte fatte dall’ MIT di Boston dal prossimo anno sarà possibile utilizzare una tecnologia in grado di effettuare dei fori a terra a grandi profondità e attraverso degli scambiatori di calore ottenere altissima energia inesauribile.Anche in questo caso ci sono molti oppositori non perché tale tecnologia non sia efficace ma per interessi diversi delle multinazionali alle quali nulla importa dell’ impatto devastante dell’ eolico e fotovoltaico ma rimaniamo ottimisti che qualcosa cambiera

  2. dicembre 11, 2022 alle 1:05 PM

    da Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori, 10 dicembre 2022
    Il territorio non è un banale contenitore per centrali da fonti rinnovabili: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/12/il-territorio-non-e-un-banale-contenitore-per-centrali-da-fonti-rinnovabili/

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    da Alghero Live, 10 dicembre 2022
    Grig prende le distanze dall’accordo di FAI, Legambiente e WWF: “non siamo d’accordo”: https://algherolive.it/2022/12/10/grig-prende-le-distanze-dallaccordo-di-fai-legambiente-e-wwf/

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    da Casteddu online, 10 dicembre 2022
    Grig all’attacco: “La Sardegna non è un contenitore di impianti per energia rinnovabile”.
    Il gruppo d’intervento giuridico sollecita l’intervento e la pianificazione da parte dello Stato per scongiurare il far west energetico: https://www.castedduonline.it/grig-allattacco-la-sardegna-non-e-un-contenitore-di-impianti-per-energia-rinnovabile/

  3. dicembre 12, 2022 alle 3:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 12 dicembre 2022
    Sulle rinnovabili ambientalisti divisi. Grig contro Legambiente, Fai e Wwf.
    “Se venissero approvati tutti i progetti ci sarebbe un’overdose di energia”.

    Sassari. “Non siamo d’accordo con il documento sottoscritto da Legambiente, Wwf e Fai”. La bocciatura arriva dall’associazione ambientalista Gruppo di intervento giuridico. In un lungo documento il Grig argomenta la contrarietà alla posizione assunta dalle altre tre associazioni: “in Sardegna, se fossero approvati tutti i progetti di centrali per la produzione di energia da fonti rinnovabili, vi sarebbe un’overdose di energia prodotta, pagata dallo Stato, ma inutilizzabile. Infatti, a oggi in Sardegna non esistono impianti di conservazione dell’energia”.
    Grig ricorda che in Sardegna, al 20 maggio 2021, risultavano presentate 21 istanze di compatibilità ambientale di competenza nazionale o regionale per altrettante centrali eoliche, per una potenza complessiva superiore a 1.600 MW “corrispondente a un assurdo incremento del 150% del già ingente comparto eolico ‘terrestre’ isolano. Complessivamente dovrebbero essere interessati più di 10 mila ettari di boschi e terreni agricoli da un’ottantina di richieste di autorizzazioni per impianti fotovoltaici.
    Secondo Grig tutta questa energia “non potrà essere utilizzata in Sardegna, non potrà esser trasferita verso la Penisola, non potrà essere conservata. Significa energia che dovrà essere pagata dal gestore unico della rete (cioè lo Stato, cioè la collettività di tutti noi) per essere in buona parte sprecata. Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche”.
    “Casi diversi quelli dei progetti di centrali eoliche offshore direttamente collegati alla rete elettrica della Penisola, perchè entrano nella rete presso il polo energetico di Tor Valdaliga (Civitavecchia). Per il resto una vergognosa speculazione energetica”.

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    da Gazzetta Sarda, 12 dicembre 2022
    Il territorio non è un banale contenitore per centrali da fonti rinnovabili: https://www.gazzettasarda.com/contenuto/0/11/246470/il-territorio-non-e-un-banale-contenitore-per-centrali-da-fonti-rinnovabili

  4. dicembre 13, 2022 alle 3:03 PM

    da Il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2022
    Rinnovabili, le associazioni ambientaliste aprono a nuovi impianti ma così affondano il paesaggio. (Fabio Balocco) (https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/12/12/rinnovabili-le-associazioni-ambientaliste-aprono-a-nuovi-impianti-ma-cosi-affondano-il-paesaggio/6902336/)

    Sono oramai quattro gatti, eppure adesso litigano anche tra loro. Parlo delle associazioni ambientaliste, che anni fa avevano davvero un peso nella società civile, mentre oggi sono marginali al contesto sociopolitico e in più creano occasioni per litigare.

    Il casus belli è il documento siglato da Fai, Legambiente e Wwf dal titolo “Paesaggi rinnovabili, 12 proposte per una giusta transizione energetica”. Di fatto, un’apertura a nuove localizzazioni di impianti di energia rinnovabile, con particolare riferimento ad eolico e solare. Documento che si è fatto ampiamente criticare da Italia Nostra e dal Gruppo d’Intervento Giuridico (Grig). Pro Natura e Lipu non si sono ancora espresse. Comunque, la frattura c’è. Partiamo dal presupposto che ovviamente non si può certo contrastare la transizione energetica, ci mancherebbe. Ma diverse considerazioni si debbono fare sul documento (cui si deve ritenere aderisca anche Greenpeace, che è notoriamente su posizioni simili).

    Innanzitutto, come osserva Italia Nostra, occorrerebbe affermare che nessun nuovo impianto solare a terra verrà autorizzato se prima non si individuano le alternative che non comportano consumo di suolo agricolo. A mero titolo di esempio, aree degradate e capannoni industriali dismessi (11.000 solo in Veneto). Per l’eolico, non si autorizzino impianti a terra se non ne è appurata la effettiva redditività. Quanti parchi eolici sono stati realizzati solo perché incentivati e, al sud, anche con infiltrazioni mafiose? Lo affermava la stessa Legambiente, prima di editare addirittura una guida escursionistica tra le pale. Poi, ancora a monte, come osserva giustamente il Grig, occorrerebbe una pianificazione centralizzata e non in mano ai privati e dispersa sul territorio.

    Oggi la produzione green assomiglia alla terribile urbanistica contrattata dei comuni. Un privato si sveglia, affitta o acquista un terreno agricolo e poi fa domanda di impiantarvi un campo solare o un parco eolico. Dovrebbe essere il contrario: lo stato fa un piano relativo all’effettiva necessità di energia e poi, appunto preferendo certe aree ad altre, detta condizioni e confeziona bandi di appalto. E comunque dovrebbe essere sempre tutelato il paesaggio, come detta l’art. 9 della Costituzione, anche se l’articolo è stato in parte innocuizzato dall’introduzione del concetto di ambiente (anche se c’è chi pensa il contrario). Invece il documento associativo demanda alla pianificazione paesaggistica regionale. E qui siamo al ridicolo: solo sei regioni hanno adottato il Ppr nonostante sia da tempo immemore un obbligo di legge. E quelle che l’hanno adottato continuano esattamente come prima a consumare terreni fertili (vedasi il Piemonte).

    Ma quello che a mio modo di vedere è più stupefacente è l’assoluta mancanza nel documento di qualsiasi accenno al risparmio di energia, anche e soprattutto rivedendo il nostro stile di vita. Un documento liberista che sicuramente piacerà a Confindustria. Forse un po’ meno al sottosegretario Vittorio Sgarbi che sembra fare della tutela del paesaggio un suo cavallo di battaglia.

    Concludo: qualcuno sicuramente penserà che allora sono favorevole al nucleare. Ovvio che no: vorrei solo che tutti ci rendessimo conto che così non va, che non possiamo permetterci il nostro stile di vita. Prima di mettere un nuovo pannello, o una nuova pala.

  5. dicembre 14, 2022 alle 4:26 PM

    il Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi è da sempre contrario al proliferare “senza se e senza ma” di centrali eoliche e fotovoltaiche.

    da La Repubblica, 10 dicembre 2022
    Vittorio Sgarbi: “Basta pale eoliche. La svolta del Fai favorisce l’associazione a delinquere”.
    Intervista al sottosegretario alla Cultura: “Il ministero di Pichetto Fratin se ne sbatte del paesaggio. Fermerò i sei nuovi parchi eolici decisi dal governo Draghi”. (Lorenzo De Cicco) (https://www.repubblica.it/politica/2022/12/10/news/vittorio_sgarbi_basta_pale_eoliche-378328649/)

    ROMA – Per guastare l’umore a Vittorio Sgarbi basta dire due parole: pale eoliche. È un grande classico delle crociate sgarbiane.

    E infatti ora che il Fai (Fondo per l’ambiente italiano) ha sposato gli impianti green, sganciandosi, insieme al Wwf e a Legambiente, da Italia Nostra, è una furia. “Si è allargata l’associazione a delinquere che in nome dell’ambientalismo favorisce gli speculatori e la criminalità organizzata”, dice così, in premessa, il sottosegretario alla Cultura del governo Meloni.

    Associazione a delinquere. Roba da querela.
    “Allora per non prendere una querela in più, ricordo che, intercettato in carcere, Totò Riina disse chiaramente che l’affare di Matteo Messina Denaro in Sicilia erano “i pali eolici”. È un’alleanza grottesca”.

    Il Fai sostiene che il paesaggio non è intoccabile, che può convivere con eolico e fotovoltaico.
    “Lo dice l’attuale presidente Magnifico. Non mancheremo allora di fare installare un campo fotovoltaico davanti al castello di Masino, gestito dal Fai, dove Giulia Maria Crespi riuscì ad evitare la realizzazione di un mega parco giochi. E metteremo una selva di pali eolici galleggianti davanti l’Abbazia di San Fruttuoso, sempre del Fai, per educare i giovani alla difesa del “paesaggio sostenibile”.

    Non pensa che dallo sviluppo delle rinnovabili dipenda anche la sicurezza energetica dell’Italia nei prossimi decenni?
    “Se anche le mettessimo in tutta Italia, avremo il 2% dell’energia da queste fonti. Oggi ci sono posti con 850 pale eoliche e la metà sono ferme”.

    Al momento dalle rinnovabili arriva il 18% dell’energia.
    “Mettiamo i pannelli sopra i condomini. Il 65% degli edifici costruiti in Italia, anche intere aree industriali e periferiche, hanno meno di 70 anni. Non è difficile immaginarli rivestiti di pannelli. Per esempio ora sono a Torre del Greco e non c’è una sola cosa che sia degna di essere guardata. Potremmo metterci qui il fotovoltaico. Oppure mettiamolo all’Ara Pacis, in centro a Roma, che per come è stata rifatta è un obbrobrio”.

    Il governo che pensa di fare con i nuovi impianti?
    “Parlerò con Meloni. Mi batterò col ministro dell’Agricoltura Lollobrigida e con Fabio Rampelli in difesa dell’agricoltura, per annullare i decreti con cui Draghi ha concesso sei nuovi parchi eolici in Puglia e in Basilicata. Si riparta dall’agricoltura, dal paesaggio agricolo che esaltava Pasolini. Che è Pasolini, non Bonelli”.

    E il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, che ne pensa?
    “Al ministero dell’Ambiente se ne sbattono del paesaggio. Metterebbero le pale eoliche pure davanti a una cattedrale”.

    Il ministro Fratin se ne infischia?
    “L’ho invitato a una riunione su questo argomento. E non è venuto”.

    Nemmeno le pale eoliche in mare la convincono?
    “Ci sono due strade: le pale ancorate al fondo. Ed è molto complesso. Oppure galleggianti, che hanno il vantaggio di essere temporanee. Avevo iniziato a parlarne con i produttori”.

    Lei si è spesso scagliato contro la burocrazia. Non pensa che le soprintendenze spesso frappongano troppi ostacoli?
    “Ma per fortuna. Anzi, dovrebbero metterne di più. Fanno il loro dovere, difendono quel paesaggio che ha determinato il Grand Tour. Difendono l’Italia dal “sacco del Paesaggio” in Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata. L’Italia non è solo i suoi monumenti”.

    Approva sempre i vincoli?
    “Sacrosanti. Mentre il ministero dell’Ambiente difende soltanto l’energia. Vorrei lodare il soprintendente Gabriele Barucca che difende Cremona dalla minaccia di mettere il fotovoltaico in piazza San Marco. Una schifezza, come i pannelli messi a Roma a piazza Venezia dal sindaco Gualtieri”.

  6. dicembre 14, 2022 alle 4:29 PM

    il Vice-Presidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli (FdI).

    da Agenzia Nova, 11 dicembre 2022
    Energia: Rampelli (Fd’I), accelerare su fotovoltaico ed eolico ma in aree non impattanti. (https://www.agenzianova.com/a/6398685b7c4ad5.90179198/4173349/2022-12-11/energia-rampelli-fd-i-accelerare-su-fotovoltaico-ed-eolico-ma-in-aree-non-impattanti)

    “Accelerazione sullo sfruttamento dell’energia – dal sole e dal vento – con un assenso incondizionato ai pannelli senza nulla osta, ma solo nelle aree degradate, in quelle industriali o sulle reti stradali, autostradali e ferroviarie in corrispondenza delle zone urbanizzate così come per le pale eoliche ma nelle aree marine a 10 miglia dalla costa”.
    Lo ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia. “Una norma – ha aggiunto – che deve accompagnarsi al totale divieto di consumare aree ancora inviolate, zone agricole e paesaggio compreso quello a ridosso della costa, in quanto rientrante immediatamente nelle prescrizioni costituzionali che, all’art. 9, ne prevedono la salvaguardia”.
    Rampelli ha poi accolto favorevolmente “l’intenzione del sottosegretario Sgarbi di costituire un gruppo di lavoro interministeriale tra Agricoltura, Cultura e Ambiente, per rinnovellare i criteri selettivi con cui si giudica l’idoneità dei luoghi per le installazioni.
    Desta invece sconcerto la quasi unanime, a tratti imbarazzante, adesione delle associazioni ambientaliste che dovrebbero essere in prima linea in questa battaglia. Vuoi vedere che più di qualcuna è sovvenzionata da grandi imprese interessate? Per fortuna in questo ‘panorama’ desolante e surreale spicca la voce solitaria di Italia Nostra”, ha concluso.

  7. dicembre 19, 2022 alle 4:09 PM

    Per la prima volta in tanti anni sento di dover applaudire a Vittorio Sgarbi. Grazie per la presa di posizione, spero che lo ascoltino.
    Questa battaglia del GRIG è ormai quasi di antiquariato, ma è tra le più importanti per l’Italia tutta. Forza GRIG e vergogna alle cosiddette “Associazioni Ambientaliste”.

  1. dicembre 11, 2022 alle 3:39 PM
  2. dicembre 11, 2022 alle 3:44 PM
  3. dicembre 11, 2022 alle 4:47 PM
  4. dicembre 14, 2022 alle 12:51 PM

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