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Come difendersi dall’arroganza dei cacciatori.


cartello “fondo chiuso – divieto di caccia”

Buon giorno. Sono ************* .

Sono proprietaria di un terreno recintato con rete da 2 metri in zona collinare boscata a *********** , in cui ho casa e magazzini.

Purtroppo è presente a pochi metri da casa mia, sempre dentro la mia proprietà e quindi delimitato da rete e cancello, un vialetto privato di accesso appunto alla mia e alla proprietà di mia madre, contigua alla mia.

Questo vialetto prosegue verso monte fino al limite della proprietà e quasi intercetta una vecchia strada di montagna.

Il vialetto – ripeto – è di proprietà esclusiva e assolutamente interno alla stessa che serve e delimitato da rete e cancello di accesso.

Ora: le continue incursioni fastidiose e minacciose dei cacciatori che pretendono di entrare e usare questo passaggio per raccordarsi alla strada a monte, mi stanno rendendo la vita impossibile.

Vorrei sapere come posso difendermi. So che potrò apporre dei cartelli di divieto di caccia, ma nel frattempo che ottengo le autorizzazioni, come posso impedire ai cacciatori di scavalcare e entrare e passare a pochi metri (circa 30) dall’ ingresso di casa? È vero che nelle pertinenze e giardini di casa i cacciatori NON POSSONO NEANCHE transitare? E così devono stare a non meno di 100 metri da casa? 

Li posso denunciare per violazione di proprietà privata? 

In attesa di vostro aiuto e gradito chiarimento, augurandovi un buon lavoro, vi ringrazio cordialmente”.

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Ecco una delle richieste che ci giunge di frequente. da tutte le parti d’Italia: le modalità con cui ottenere il divieto di caccia sul proprio terreno.

Ricordiamo, infatti, che l’articolo 842 del Codice civile, commi 1° e 2°, dispone: “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità”.

La previsione generale, purtroppo, è in favore del libero ingresso dei cacciatori (e solo di essi) nei terreni altrui per l’esercizio della caccia.    E’ frutto del periodo (il regime fascista) durante il quale venne elaborato e approvato il codice civile (regio decreto 16 marzo 1942, n. 262) e del relativo incoraggiamento dello spirito bellico che dovrebbe permeare chiunque abbia in mano un’arma.

Si tratta di una palese violazione del principio di uguaglianza dei cittadini, sancito dalla Costituzione, che devono godere degli stessi diritti davanti alla legge (art. 3) e devono vedere assicurato il loro diritto alla proprietà privata riconosciuta e garantita dalla Costituzione in maniera esclusiva e temperabile solo per “motivi di carattere generale”  (art. 42).

Come si fa a riequilibrare le cose, almeno un po’?

Limitazioni di carattere generale sono l’istituzione di un “fondo chiuso” ovvero la presenza di “colture in atto suscettibili di danno”.

Si ha “fondo chiuso” a termini di legge (art. 15, comma 8°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.)[1] quando il proprietario o il conduttore del fondo abbia predisposto lungo tutto il perimetro del terreno una recinzione costituita da muro, rete metallica o altra effettiva chiusura, di altezza non inferiore a metri 1.20, o delimitati da corsi d’acqua perenni dalla profondità di almeno metri 1.50 e larghezza di non meno di 3 metri.   

Obblighi in capo al proprietario o al conduttore quelli di tabellazione visibile lungo il perimetro e di comunicazione alla Regione e alle altre amministrazioni pubbliche eventualmente competenti, secondo normativa regionale (in Sardegna l’Assessorato regionale della difesa dell’Ambiente e il Comitato provinciale faunistico, avente sede presso le Amministrazioni provinciali).

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

[1]  “L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati ai competenti uffici regionali. I proprietari o i conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse”  (art. 15, comma 8°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.).

(foto M.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. Donatella Mercatelli
    ottobre 19, 2022 alle 9:29 am

    Grazie tante, molto utile!

  2. Pietro Paolo
    ottobre 19, 2022 alle 12:49 PM

    Purtroppo in Sardegna e in altre regioni , “il NON INFERIORE a 1,20 ”
    viene interpretato molto a favore dei cacciatori dal legislatore locale portando il limite NON INFERIORE a 1,80 mt
    es. la Legge Regionale 29 luglio 1998, n. 23
    art.61 lettera s
    recita cosi:
    s) l’esercizio della caccia nei fondi chiusi da muro, rete metallica o altra effettiva chiusura, di altezza non inferiore a metri 1,80 o da corsi e specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri; in detti fondi la cattura della fauna selvatica può essere effettuata a cura del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, su parere dell’Istituto regionale per la fauna selvatica, soltanto ai fini della protezione delle colture; la fauna selvatica stanziale catturata deve essere destinata al ripopolamento di altra località.
    Quindi è un interpretazione totalmente a favore dei cacciatori che obbliga i proprietari dei fondi a opere costosissime per fare recinzioni più alte del 50% rispetto al minimo indicato dalla legge nazionale. Per cui valgono le norme fatte dal legislatore locale, che ha sempre a cuore questa categoria di arroganti e interpreta il non inferiore aumentanto di 60 cm l’altezza e rispettando la legislazione nazionale. Dunque è la politica che si contraddice, in questo caso ridimensiona i diritti del proprietario di un fondo privato a far entrare gente sconosciuta armata, in altri casi eccede e vorrebbe la legittima difesa della proprietà privata sempre e comunque senza nessun distinguo.

  3. Porico.
    ottobre 19, 2022 alle 1:44 PM

    Un anacronismo ,un assurdo privilegio che si perpetua a causa del voto di scambio.

  4. Pietro Paolo
    novembre 1, 2022 alle 11:58 PM

    Quindi per il decreto legge del goveno Meloni chi organizza un addio al celibato in una proprietà privata con più di 50 persone si potrebbe prendere una condanna fino a 6 anni di galera…invece se in una proprietà privata entrano, senza il permesso del proprietario, persone sconosciute armate che sparano per diletto ai selvatici gli è consentito senza troppe limitazioni.
    E’ ora di finirla con le interpretazioni di parte del principio di proprietà privata, praticamente a geometria variabile, è veramente indecente.
    E i nuovi governanti si meravigliano se i francesi dicono che vogliono vigilare sul rispetto dei diritti civili in Italia, se il buongiorno si vede dal mattino…

  5. novembre 14, 2022 alle 2:44 PM

    geniale.

    da L’Unione Sarda, 14 novembre 2022
    OROTELLI. Nel Nuorese per una battuta di caccia, dimentica il fucile sul tettuccio dell’auto e parte: denunciato.
    L’uomo dovrà rispondere di omessa custodia dell’arma: https://www.unionesarda.it/news-sardegna/nuoro-provincia/nel-nuorese-per-una-battuta-di-caccia-dimentica-il-fucile-sul-tettuccio-dellauto-e-parte-denunciato-n1o5mrtj

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