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Cuile di Tziu Raffaele, incendio colposo o brutale ottuso oltraggio?


Dorgali, Altopiano di Donanicoro, Cuile Tziu Rafaele

E’ una notizia apparentemente  minima della settimana scorsa: il bellissimo Cuile di Tziu Rafaele è stato completamente distrutto da un incendio. Non pare una notizia da TG nazionali, che di solito parlano della Sardegna solo in occasione di visite eccellenti o truci fatti di sangue, eppure per  i molti che amano il Supramonte, e sono numerosi anche in “Continente”,  è stato un colpo al cuore: sarà quasi impossibile ricostruirlo com’era, per mancanza della preziosa materia prima, il ginepro.

I cuili detti anche “pinnetti”, giunti fino a noi da tempi remoti, sono costruzioni di forma circolare con un focolare centrale e copertura in tronchi e frasche,  probabilmente identiche alle antichissime capanne nuragiche. Da sempre i cuili sono stati utilizzati  dai pastori per il pernottamento in territori selvaggi o poco accessibili, per il deposito di vivande o di oggetti necessari all’allevamento delle greggi. Nella loro essenziale naturalità sono incantevoli.

Questo particolare cuile  era da anni una notissima meta e gradito rifugio per gli tutti appassionati di trekking, allo stesso modo dei “rifugi” alpini dove si pernotta gratis lasciando il luogo pulito e possibilmente rifornito di generi alimentari, con l’etichetta di unanime cortesia in uso fra montanari.  Poteva ospitare  circa 7 persone e veniva considerato uno dei  più bei rifugi della Sardegna. Gli amanti del trekking  lo definivano  l”Hotel Supramonte”!

Era situato a circa 1.000 metri s.l.m.  nel remoto altipiano di Doinanicoro nel Supramonte di Dorgali al confine con quello di Orgosolo  e dopo un primo incendio (vandalico?) era stato ricostruito  nel 1999 da volontari di un’associazione di Dorgali, con molta fatica e persino l’uso di un elicottero per trasportare i lunghi  tronchi  di ginepro necessari alla copertura e ormai introvabili sul posto. Era stato restaurato uguale a quello che abitava in permanenza il pastore Tziu Rafaele,  usando la stessa grande maestria, inafferrabile armonia e senso del bello che gli italici costruttori di un tempo possedevano in abbondanza e che ora pare ahimé quasi perduta.

Gennargentu

Ad accorgersi del danno sono stati i membri della coop Ghivine di Dorgali che su youtg.net dichiarano:

I Cuiles sono strutture fragili, legate ad un mondo agro-pastorale che ormai non esiste più, in cui il passaggio dell’uomo è sempre stato a basso impatto ambientale: è per questo che dovrebbero essere trattati con estremo rispetto e attenzione da tutti i visitatori“.

Poi l’appello al responsabile: “Se non sei capace di controllare un fuoco, non accenderlo. Se non conosci le regole del Supramonte, fatti accompagnare da una guida esperta. Il lavoro di ricostruzione e restauro di queste capanne/bivacchi è duro e faticoso, implica un dispendio di risorse e di energie molto importanti per la comunità ed il territorio, è per questo che dovrebbero essere tutelati come bene collettivo prezioso. Arriveremo a doverli chiudere al pubblico e a far entrare solo guide certificate con specifica autorizzazione comunale. Intanto  diciamo all’autore del disastro che con codardia ha abbandonato il luogo senza palesarsi: sei ancora in tempo, costituisciti“.

Noi, pur abitando lontani da quei magnifici luoghi, aggiungiamo: “Se l’incendio è stato appiccato intenzionalmente, ci auguriamo che il/i responsabili siano puniti severamente dalla giustizia umana e magari anche da quella divina.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Dorgali, Altopiano di Doinanicoro, Cuile Tziu Rafaele

(foto M.T., archivio GrIG)

  1. Patrizia
    febbraio 13, 2020 alle 7:51 am

    Una vera tristezza e un grande dolore per tutti gli amanti della natura !

  2. G.Maiuscolo
    febbraio 13, 2020 alle 8:41 am

    Quanti ricordi affollano la mente, leggendo quest’articolo. Non sono sempre così lirica di buon mattino…ahahahahah… Anzi, a rigor di verità, non lo sono per niente. Né durante il giorno e men che meno di buon mattino.

    Ma l’articolo suscita in me ricordi indelebili: la dichiarazione degli amici di Ghivine mi invita a sostenere il contenuto dei commenti delle gentili persone che qui e anche nel post sulla legalità mi hanno preceduto ( Mara, Anna, Donatella e Patrizia).

    Qui, nella realtà in cui vivo di cuili o “Pinnetta” ( così definita) ne conosco una di bellissima: è privata ed è suggestiva, perché assai antica. Ci sono entrata diverse volte e ad aver contatto con una abitazione così speciale, ci si sente come…proiettati in un tempo remoto.

    I proprietari della Pinnetta sono allevatori di capre; lo erano i genitori dell’attuale proprietario e lo è anche lui. Meno male; tradizione che non si disperde.

    Quanto ai luoghi citati nel post, come dimenticare gli amici cari di Ghivine ( soprattutto ANGELO se ancora è nella cooperativa) che Ci hanno accompagnato per Lanaitto e (letteralmente) per TISCALI, quel luogo incantevole difficile da descrivere per l’emozione grandissima che trasmette e anche per la fatica che non dico e che mi ha creato tanti problemi nella salita. Il mio invito rivolto a quanti ancora NON l’hanno visitato è:
    datevi questa possibilità almeno una volta nella vostra vita.

    Chi ha inferto una ferita così importante a Cuile Tziu Rafaele, sappia che ha fatto del male a se stesso. Ancora non lo sa ma lo capirà prima o poi.

    Buona giornata gentili amici tutti che leggete e che commentate nel sito.
    E sempre grazie ai dottori.
    🙂

  3. G.Maiuscolo
    febbraio 13, 2020 alle 10:42 am

    Dimenticavo: per chi dovesse visitare Dorgali e Tiscali, aggiungo un piccolo suggerimento:
    non perdetevi il Museo archeologico di Dorgali ( appena riaperto quando lo visitai, con come guide…”archeologi”) e la “Grotta di Ispinigoli” ( ovvero “la Bellezza”).

    Un abbraccio ai Sigg. Mula, se sono ancora proprietari dell’Hotel Ispinigoli, a due passi dalla Grotta omonima. Ricordo la loro “infinita” pazienza e gentilezza. Grazie sempre.
    Giai est …adixedda…

  4. Riccardo Pusceddu
    febbraio 13, 2020 alle 11:20 am

    Quale terribile perdita! Ma non sarebbe possibile sistemare delle telecamere che trasmettano 24 su 24 chi usa queste costruzioni mitiche?

    • Mara machtub
      febbraio 13, 2020 alle 4:45 pm

      Caro Riccardo: che TERRIBILE proposta la tua… Già così la Sardegna sta diventando un lunapark ad uso turisti, hai presente il silenzio, la vastità e la magica atmosfera del remoto Supramonte? Secondo te gli escursionisti, volgarmente chiamati trekkers, sarebbero felici di ritrovarsi spiati come in una qualsiasi strada di qualsiasi città?

      • Riccardo Pusceddu
        febbraio 14, 2020 alle 1:03 am

        Se escursionisti e turisti sono del tipo buono, cioe’ del tipo che rispetta i luoghi allora dovrebbero essere felicissimi di tutelarli con le telecamere. E poi io non volevo mica dire di mettere le telecamere dentro ai cuili ma vicine abbastanza da identificare le persone che le usano.

  5. febbraio 13, 2020 alle 2:24 pm

    Non ci sono parole per commentare una perdita così importante e ancor più stigmatizzare l’accaduto nel deprecabile (ma non certo da escludersi) caso di incendio doloso. Del tutto condivisibile l’appello alla giustizia terrena ed a quella divina.
    Pronto a fare la mia parte nel caso si avviasse un crowdfunding per la ricostruzione.

    • Mara machtub
      febbraio 13, 2020 alle 4:36 pm

      Grazie Carlo! Questa si chiama generosità pratica. Mi associo sperando che da Dorgali parta un’iniziativa che avrebbe di sicuro il seguito che merita.

  6. donatella
    febbraio 13, 2020 alle 10:55 pm

    E’ molto triste constatare che oggi è moda diffusa quella di cercare l’eccitante divertimento nell’oltraggiare invece che considerare onesto e buono rispettare e amare le cose comuni e quelle che si considerano invece di nessuna importanza perchè “degli altri”; è ormai quasi scomparso il senso di appartenenza a tutto il resto se non è strettamente di proprietà, acquistato regolarmente o magari rubato.
    Questo, unito alla diffusa ignoranza della storia e della cultura, al menefreghismo e all’arroganza, completa il quadro.
    A me, che non riesco nemmeno a buttare via un bottone e più è antico e più non posso separarmene, fanno compagnia persone sensibili come voi …ma purtroppo credo che siamo rimasti in pochi a pensarla così.
    Grazie, spero che venga ricostruito come era prima.

  7. G.Maiuscolo
    febbraio 14, 2020 alle 8:43 am

    Mi sono già espressa riguardo alla ferita procurata alla “Pinnetta” di Cuile Tziu Rafaele, ma sono convinta che al di là del danno orribile procurato al paesaggio tutto ed al territorio, ma soprattutto alla “tradizione” storica di una comunità ( perché certi “dettagli” o certi elementi del paesaggio fanno parte di un TUTTO paesaggistico specifico), sarebbe il caso di osservare cautela nelle affermazioni e nelle opinioni. Mi riferisco a ciascuno di noi, me compresa.

    Personalmente ritengo che “interferenze tecnologiche” come telecamere in luoghi come l’ Altopiano di Doinanicoro, siano un obbrobrio, anche se utilizzate per un nobile scopo.

    Quanto al fatto che i luoghi debbano essere tutelati per arginare turisti ed ospiti e soprattutto per sconfiggere “l’oltraggio e l’ignoranza diffusi”, corre l’obbligo di affermare che talvolta coloro che visitano e che si trattengono nell’Isola sono di fatto più rispettosi dei residenti stessi.

    A nessuno è venuto in mente che ad esprimere la più assurda mancanza di rispetto nei confronti di “su cuile” possa essere stato proprio un sardo?
    A volte, si è talmente “attaccati” a qualcosa ( sardismo, in Treccani “legato, affezionato a qualcosa”) che si preferisce distruggerlo piuttosto che condividerlo.

    Io ci ho riflettuto e ancora ci rifletterò; chiedo a chiunque ne abbia voglia, di farlo.

    PS. La proposta di Carlo dell’avviare un crowdfunding, mi sembra una iniziativa di civilità e di condivisione. Grazie.

  8. febbraio 14, 2020 alle 12:21 pm

    Con decine e decine di “escursionisti” incompetenti era inevitabile che prima o poi succedesse. Altri ovili, situati in diverse zone supramontane hanno subito lo stesso destino. Gran parte di coloro che raggiungono certi siti, prima accessibili con difficoltà, sono stati facilitati nei loro spostamenti da una miriade di cartelli indicatori e da un reticolo di nuove piste, aperte con le ruspe, verosimilmente per incentivare un incontrollato turismo di massa, che sta progressivamente deturpando e consumando un prezioso territorio, caratterizzato da un intrinseco patrimonio ambientale, antropologico ed archeologico. L’obbligatorio accompagnamento con guide certificate è il male minore, tuttavia non viene accolto con favore da coloro che ancora vogliono scorrazzare “a pascolo brado”. L’epoca pionieristica è finita. Molti dovranno farsene una ragione. Occorre che subentri una sollecita gestione ed una costante vigilanza da parte degli organi preposti, prima che i Supramonti, caratterizzati da un ecosistema fragile, vengano irreparabilmente defraudati e deturpati da pericolosi falò, da spazzatura sparsa ovunque, da ferraglia appesa in falesie incontaminate, ove nidificano rari rapaci, da razzie di peculiarità botaniche ed essenze arboree, ecc.

    • Riccardo Pusceddu
      febbraio 14, 2020 alle 9:10 pm

      Condivido pienamente quel che dice Elio Aste e mi chiedo se anch’egli sia d’accordo con la mia proposta di installare un sistema di telecamere, appropriatamente mimetizzate se si ritiene necessario (ma a mio parere non importa), che mettano fine alla irresponsabilita’ e al dolo di turisti e gente del posto che non si meritano di contemplare tanta bellezza e men che meno di usufruirne fisicamente.

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