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Immobilismo e speculazioni immobiliari sui beni dismessi dal demanio militare.


Panorama Cagliari da Viale Buoncammino

Panorama Cagliari da Viale Buoncammino

Nel maggio 2015 la Giunta regionale della Sardegna ha predisposto e avviato l’attuazione al progetto pluriennale “Il patrimonio è risorsa – IN PARIS” e ha avviato la predisposizione del disegno di legge in tema di gestione, valorizzazione e dismissione di beni appartenenti al patrimonio regionale. L’obiettivo è razionalizzare la gestione di tutto il patrimonio immobiliare, compresi i numerosi beni ferroviari (ex Ferrovie della Sardegna e Ferrovie Meridionali Sarde) e quelli in capo alle agenzie agricole AGRIS e LAORE.

Secondo i dati regionali, il patrimonio regionale attualmente è composto da 2.457 cespiti: 688 fabbricati e 1.769 terreni. Per il 2015 si prevede un incremento del patrimonio pari al 270%: la Regione autonoma della Sardegna arriverà, così, a gestire circa 14 mila unità immobiliari accatastate. 

Da tempo, con intensità altalenante, la Regione e una parte dell’opinione pubblica insistono perché si giunga a sempre maggiori dismissioni di beni immobili appartenenti al demanio militare in base all’art. 14 dello statuto speciale. In molti casi, infatti, si tratta di beni non più utili alle esigenze della difesa, mentre potrebbero esser destinati ad altre finalità pubbliche.

Nel 2008 un accordo Stato – Regione ha previsto la dismissione di ben 350 beni demaniali militari (elenco E1, elenco B) in favore della Regione autonoma della Sardegna.   Così si esprimeva l’allora Presidente della Regione Renato Soru: “La stima del Demanio parla di un valore di mercato di 200 milioni di euro. Ma per noi questo patrimonio rappresenta un valore ben più rilevante perché non abbiamo intenzione di venderli: intendiamo destinarli a politiche di sviluppo, alla creazione di posti di lavoro e alla riqualificazione delle aree urbane.

Cagliari, Sella del Diavolo

Cagliari, Sella del Diavolo

Oggi la Giunta regionale coerentemente ha messo in vendita diversi beni immobili per fare cassa, sperando di ricavarne complessivamente 50 milioni di euro.   Fra questi l’ex alloggio del comandante del 68° deposito carburanti dell’Aereonautica Militare, situato alle pendici di Monte Urpinu (Cagliari), bene acquisito proprio con le dismissioni del 2008.   Prezzo a base d’asta euro 5.990.000,00.

L’ex deposito carburanti è tuttora inutilizzato e ogni anno la Regione spende centinaia di migliaia di euro (erano 200 mila nel 2011) per la sola vigilanza, mentre l’ex alloggio del comandante appare destinato a divenire oggetto dell’ennesima speculazione immobiliare cagliaritana.   Molto probabilmente l’asta andrà deserta e in seguito si procederà alla vendita a trattativa privata: gli unici soggetti a cui può interessare sono imprese edilizie per tirar su i soliti palazzoni destinati a rimanere invenduti. Cagliari, infatti, ha la bellezza di 5.090 unità immobiliari residenziali non occupate (dati ISTAT, censimento 2011).

In parole povere, in questi casi le dismissioni di beni demaniali militari in favore della Regione si sono rivelate fonte di cattivo utilizzo di soldi pubblici e di speculazioni immobiliari annunciate.

Cagliari, la Sella del Diavolo si protende verso il Golfo degli Angeli

Cagliari, la Sella del Diavolo si protende verso il Golfo degli Angeli

Commissariata e narcotizzata l’Agenzia della Conservatoria delle coste, che cosa farebbe la Regione, per esempio, del compendio della Sella del Diavolo (valore stimato euro 1.799.852,00) se fosse dismesso dal demanio militare?     Lo venderebbe al Fondo sovrano del Qatar?

In questa situazione è meglio che certe aree, spesso di grande interesse ambientale, rimangano demanio militare.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

L'Unione Sarda, 20 settembre 2015

L’Unione Sarda, 20 settembre 2015

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. ottobre 13, 2015 alle 3:03 pm

    da L’Unione Sarda, 13 ottobre 2015
    Piras (Sel): rovesci il tavolo col Governo. Don Borrotzu: non c’è più un leader.
    Servitù, è l’ora della battaglia: «Pigliaru mobiliti tutti i sardi». (Piera Serusi) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20151013090024.pdf)

    È che una risposta doveva arrivare entro settembre (così perlomeno aveva detto Renzi in visita a Olbia, era maggio), e facciamo pure ai primi di ottobre (tanto assicurò Luca Lotti alla Festa dell’Unità a Cagliari). Lo scorso 27 settembre, difatti, il sottosegretario annunciò: «Tra una decina di giorni ci saranno novità sulle servitù militari». Ma le uniche novità che si son viste riguardano la gigantesca esercitazione militare (Trident Juncture, la più grande dalla caduta del Muro di Berlino) che da metà mese porterà in Sardegna i soldati dei Paesi Nato con tutto il corredo di missili e bombe.
    Sicché, dev’essere l’aria di guerra che c’è in giro se persino un uomo di solito pacato come il deputato di Sel Michele Piras, alza la voce e richiama i sardi alla lotta. «Pigliaru convochi immediatamente la conferenza regionale sulle servitù militari – dice -, convochi tutte le rappresentanze del popolo sardo, rovesci il tavolo Stato-Regione. È giunto il tempo – avverte – che alle prese in giro si risponda con il conflitto istituzionale e la mobilitazione sociale, anche per rimediare al grave errore compiuto di lasciare che la vertenza sulle servitù militari venisse declassata da battaglia di popolo a tavolo tecnico-istituzionale». È giunta l’ora di un radicale cambio di strategia, avvisa Piras. «“Noi non vogliamo Trident Juncture”: questo, a mio avviso, dovrebbe gridare la Regione, insieme a noi, in faccia al Ministero della Difesa e interporsi fisicamente fra il territorio e la Nato». Tutti dovrebbero mobilitarsi, «per dire, una volta per tutte, che i sardi sono stanchi di povertà, sottosviluppo, occupazione militare e dissesto idrogeologico, che è giunto il tempo del risarcimento». Sardi, salite sulle barricate. «Ora è chiaro cosa ci sta costando il calo di tensione e di attenzione pubblica – spiega il deputato di Sel -: ci ritroviamo da una parte le mega esercitazioni Nato, dall’altra le dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito che si permette di dichiarare intoccabili le servitù, quasi fosse un ministro o un presidente del Consiglio, quasi davvero risiedesse in capo a lui il diritto di decidere».
    In effetti è così. Nei giorni scorsi il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha pronunciato davanti alla Commissione Difesa della Camera parole che avrebbero dovuto far cadere dalla poltrona la Giunta Pigliaru e i residenti in Consiglio regionale. «Il numero dei poligoni è di mera sufficienza, cioè siamo a un livello tale che non possiamo scendere al di sotto di quello che abbiamo, non possiamo più perdere spazi», ha detto il generale Danilo Errico.
    E mentre il senatore dei 5 Stelle Roberto Cotti ha reagito all’impronta («Siamo davanti a una nuova chiusura totale dell’Esercito su ogni ipotesi di riduzione delle servitù militari»), tutt’attorno s’è fatto silenzio. Non una reazione dal Palazzo. Non un comunicato stampa, di quelli che in genere inondano le redazioni dei giornali a ogni refolo di vento. Ieri, finalmente, l’intervento battagliero del deputato Piras. «Certo, sarebbe il percorso ideale: Pigliaru che dice al popolo sardo “Lottiamo insieme, mobilitiamoci”. Ma ho l’impressione che un appello del genere cadrà nel vuoto: il popolo è pigro e non so davvero chi può riuscire a svegliarlo da questo torpore. Per fare un esempio: sono due anni e mezzo che, con tutto quel che è successo, non vedo manifestazioni sindacali…».
    Don Pietro Borrotzu è il presidente della Carta di Zuri, l’associazione che si batte contro le povertà. Lui dice che «non dovremmo più consentire a che questi giochi di guerra si facciano in Sardegna», ma quanto alla battaglia è rassegnato. «Sì, è anche un problema di leader: chi è in grado, oggi in Sardegna, di mobilitare la gente?».
    E se pure dovessimo riuscire a riavere indietro le terre dei poligoni, cosa ne facciamo? Lo domanda Stefano Deliperi, portavoce dell’associazione ambientalista Gruppo di Intervento Giuridico: «Basta vedere la fine che sta facendo l’ex deposito carburante dell’Aeronautica militare di Monte Urpinu che è passato alla Regione. Abbandono e incuria…».
    Da Federalberghi chiedono prima di tutto chiarezza. «In una regione che dovrebbe vivere di turismo è evidente che i poligoni militari non sono di nessun aiuto – dice il presidente regionale Paolo Manca -. Ma finora non è stata fatta chiarezza su un punto: gli accordi internazionali ci permettono di liberare queste terre dal filo spinato? O la battaglia rischia di restare fine a se stessa?».
    Di sicuro bisogna che da Roma giunga una risposta, finalmente. «Il Governo ha preso una serie di impegni – ricorda Pier Sandro Scano, presidente dell’Anci -: la Regione sta chiedendo che si arrivi a una conclusione». La scorsa estate il presidente Pigliaru mise nero su bianco le rivendicazioni. Con una lettera inviata alla presidenza del Consiglio chiedeva indietro le spiagge di Porto Tramatzu e Sabbie Bianche a Teulada (zone di villeggiatura dei militari), la restituzione alla Sardegna di una parte del poligono di Capo Frasca, lo stop ai vincoli sull’isola di Santo Stefano, alla Maddalena. «Il Governo aveva dichiarato disponibilità – avvisa Scano -. È ora che si passi dagli impegni generici a un accordo».

  2. ottobre 16, 2015 alle 10:14 pm

    DELIBERAZIONE GIUNTA REGIONALE N. 50/3 DEL 16.10.2015: Riqualificazione e valorizzazione del compendio immobiliare ubicato in Comune di
    Cagliari, località Monte Urpinu denominato ex 68° Deposito Carburanti. Istituzione
    “Cittadella della solidarietà e del volontariato”. (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20151020090615.pdf)

    ————————————————————————

    abbastanza buffo.

    da La Nuova Sardegna, 16 ottobre 2015
    Cagliari, l’ex deposito di Monte Urpinu cittadella dei volontari.
    La decisione della Regione su proposta dell’assessore regionale all’Urbanistica Cristiano Erriu: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2015/10/16/news/cagliari-l-ex-deposito-di-monte-urpinu-cittadella-dei-volontari-1.12276209?ref=hfnscaec-6

    • ottobre 29, 2015 alle 4:40 pm

      per la serie “non sappiamo che cavolo farci”.

      A.N.S.A., 28 ottobre 2015
      Volontari invece dei militari a M.Urpinu. Nuova vita per 15 ettari di compendio a Cagliari. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/10/29/volontari-invece-dei-militari-a-m.urpinu_efe3fe25-346c-491c-88b4-62b84c01c421.html)

      CAGLIARI, 29 OTT – Nuova vita per l’ex 68/o Deposito carburanti dell’Aeronautica Militare di Monte Urpinu a Cagliari, trasferito dallo Stato alla Regione nel 2011. L’area di 14,9 ettari (149mila metri quadrati) ospiterà in parte la cittadella della solidarietà e del volontariato e, in futuro, alcune aree, quelle verdi verso viale Europa, potrebbero ritornare al Comune di Cagliari per la naturale prosecuzione del parco cittadino. Nel compendio anche una cappella, un anfiteatro e campi sportivi.

      Ma non solo. Esiste un progetto della Coldiretti per recuperare l’area di via dei Conversi e trasformarla in un mercato di produttori. Da verificare anche l’ipotesi di trasferire una parte di attrezzature della Protezione Civile regionale, oggi dislocate a Macchiareddu. Le novità sono state illustrate dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e dall’assessore degli Enti locali, Cristiano Erriu, assieme ai componenti dell’Osservatorio regionale del Volontariato. Sarà questo organismo a riorganizzare gli spazi e a decidere gli interventi da fare. Il primo tassello sarà la risistemazione della palazzina del Comando, il primo edificio che si trova entrando nell’area. Sarà destinato ad ospitare le associazioni di volontariato e il centro servizi per i volontari.

      C’è già una base di partenza per la ristrutturazione completa dell’area: una tesi di laurea discussa a Cagliari che mette insieme l’ex deposito, l’ex cava e l’ospedale Binaghi. “Si tratta di un bell’esempio per l’attiva gestione del patrimonio regionale che va valorizzato – ha detto Pigliaru -. Oggi assistiamo ad una reale transizione dall’uso militare dell’area ad un uso civile. Si tratta di un’opportunità per la cittadinanza e il 12 dicembre ci sarà un incontro tra volontari e studenti”. Secondo Erriu “questi spazi vengono messi a disposizione della collettività per fini di pace. Alcune strutture sono già utilizzabili come la palazzina Comando e le foresterie, altre hanno necessità di alcune bonifiche e adeguamenti”.

      ______________________________________________________

      da La Nuova Sardegna, 29 ottobre 2015
      Cagliari ci riprova: candidatura ufficiale a capitale europea del volontariato.
      La conferma durante l’inaugurazione della cittadella volontariato a Monte Urpinu. La giunta regionale ha deliberato l’assegnazione dell’ex deposito dell’aeronautica alle associazioni dell’isola che nel 2013 avevano chiesto una “casa”: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2015/10/29/news/cagliari-parco-e-uffici-ex-militari-al-volontariato-sardo-1.12351445?ref=hfnscaea-1

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