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Il bracconiere può esser condannato per vari reati.


trappola "armata" a terra (con un corbezzolo per esca)

trappola “armata” a terra (con un corbezzolo per esca)

Rilevante pronuncia della Corte di cassazione in materia di reati venatori.

Il massimo Organo giudicante penale, con la sentenza della Sez. III, 18 dicembre 2014, n. 52491, ha chiarito che l’attività di caccia illecita (bracconaggio) ben possono sostanziare più di un comportamento vietato dalla legge.

Nel caso specifico, il bracconiere che utilizza mezzi di caccia proibiti, come per esempio trappole e reti, in periodi di divieto generale di caccia compie sia il reato di caccia per violazione del silenzio venatorio sia quello di caccia mediante strumenti vietati dalla legge (art. 30, comma 1°, lettere a, h, della legge n. 157/1992 e s.m.i.).

Si tratta di ipotesi di concorrenza di reati, come chiarisce la giurisprudenza, a più ampia tutela della fauna selvatica.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

 

bracconaggio, Tordo al laccio

bracconaggio, Tordo al laccio

dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 12 gennaio 2015

Cass. Sez. III n. 52491 del 18 dicembre 2014 (Ud 24 giu 2014)
Pres. Fiale Est. Gentili Ric. Picardo ed altro
Caccia e animali. Caccia in periodo di divieto e con mezzi vietati

Il tenore letterale dell’art. 30, lettera h), della legge n. 157 del 1992, (come, d’altra parte, anche la previsione di cui alla precedente lettera e), in tema di uccellagione) non contiene alcun elemento che, testualmente o logicamente, possa fare riferire il relativo divieto alla sola caccia praticata nei giorni autorizzati dal calendario venatorio e le due previsioni sanzionatorie – quella di cui alla lettera a) e quella di cui alla lettera h) (non diversamente, peraltro, dalla previsione di cui alla lettera e)  presentano diversa obbiettività giuridica, essendo la prima disposizione volta ad impedire che l’esercizio della caccia, se svolto in determinati periodi dell’anno o comunque in determinate fasi del tempo, possa incidere, in termini pregiudizievoli, sui cicli biologici delle specie comunque cacciabili, mentre la seconda è indirizzata, come già dianzi evidenziato, a tutelare il singolo animale da modalità particolarmente insidiose od inutilmente dolorose di cattura, sicché è del tutto legittima, in caso di condotta che violi ambedue le disposizioni, la concorrenza fra i due reati e non l’assorbimento dell’uno nell’altro.

 

anatre_in_voloqui la sentenza Cass. pen., Sez. III, 18 dicembre 2014, n. 52491

 

 

 

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. arpia
    gennaio 21, 2015 alle 3:15 am

    Se non si fanno dei controlli a tappeto e non si fanno delle vere campagne e battaglie serie, se non si puniscono seriamente questi personaggi non si fermeranno mai anzi si sentiranno sempre piu’ intoccabili e imbattibili. Bisogna stargli col fiato sul collo se no i risultati sono quelli tragici che vediamo, una vera epidemia.

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