Più alberi a Cagliari, più alberi nelle nostre città.


Cagliari, Terrapieno, albero capitozzato e vandalizzato (ott. 2013)

Cagliari, Terrapieno, albero capitozzato e vandalizzato (ott. 2013)

 

Nei giorni scorsi i consiglieri comunali Francesca Ghirra (S.E.L.) e Giovanni Dore (I.d.V.) hanno presentato al Consiglio comunale di Cagliari una mozione affinchè il Comune si doti di un regolamento per la tutela e l’incremento del verde pubblico e privato.

In altre città – come Torino, per esempio – è una realtà consolidata da tempo, per Cagliari – e per moltissime altre nostre città e paesi – sarebbe una piccola rivoluzione.

Dotato di piano del verde piuttosto carente e mai definitivamente approvato, il Comune di Cagliari è stato tradizionalmente decisamente poco attento alla tutela del verde pubblico.

La tradizionale premura del Comune di Cagliari verso il proprio verde pubblico è famosa: dagli alberi ad alto fusto della Via Amat (una delle poche vie alberate di Cagliari), deportati per far spazio a un parcheggio interrato privato a fine anni ’90 del secolo scorso, alla scalinata monumentale della Chiesa dei SS. Giorgio e Caterina, realizzata su un’area di verde pubblico lungo la Via Scano, dal tentativo abortito per la protesta popolare di far piazza pulita degli alberi in Piazza Giovanni XXIII alla recente deportazione delle Jacarandae di Piazza Maxia, fino al taglio di un pino di 40-50 anni senza autorizzazione in zona tutelata con il vincolo paesaggistico presso la scalinata della Basilica di Bonaria “per esigenze televisive” in vista della visita del Papa (settembre 2008).

Fino alla deportazione proposta ma finora scampata dei ficus di Piazza Garibaldi “perché fanno troppa ombra” e al salvataggio solo grazie alla mobilitazione popolare ed ecologista della piccola area verde storica all’incrocio fra Viale Trento e Viale Trieste, minacciata da una rotatoria stradale a fini privati.

Cagliari, Piazza Maxia, lavori in corso dopo la "deportazione" delle Jacarandae

Cagliari, Piazza Maxia, lavori in corso dopo la “deportazione” delle Jacarandae

Con l’arrivo della nuova amministrazione comunale Zedda si attendeva in proposito un’inversione di tendenza finora non palpabile: il recente (ottobre 2013) taglio di alcuni alberi nel Terrapieno di Viale Regina Elena, parzialmente realizzato e ora sospeso, operazione avviata senza alcuna informazione pubblica né impellente esigenza, ha riportato a momenti che si sperava definitivamente consegnati al passato.

E’ ora di cambiare pagina, in ogni caso la legge n. 10/2013 lo prevede: Cagliari ha bisogno del suo  regolamento per la tutela e l’incremento del verde pubblico e privato, ha bisogno di alberi in ogni spazio pubblico libero, a fini ambientali e sanitari, ha bisogno di più alberi e (molte) meno motoseghe.

Così le altre nostre città e paesi.

E’ così difficile rendersene conto?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

giardino Viale Trento con Croce di S. Avendrace

giardino Viale Trento con Croce di S. Avendrace

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Mara
    novembre 11, 2013 alle 9:42 am

    L’articolo più intelligente, per quanto riguarda Torino, è questo:
    Articolo 11 – Manutenzione

    1. Gli interventi prevalenti di gestione del patrimonio verde sono riconducibili al concetto generale di manutenzione ordinaria e straordinaria. La cadenza degli interventi è legata alla tipologia di verde ed agli standard qualitativi che l’Amministrazione Comunale ha individuato. Tale concetto fa riferimento a tutte le pratiche necessarie per mantenere in salute e in sicurezza le componenti del sistema verde e lo svolgimento delle stesse verrà previsto ed incluso nel Piano del verde urbano.

    Troppe volte abbiamo visto, nella nostra amata Isola, piantare alberi e aiuole per poi abbandonarli all’incuria totale. Soldi sprecati. In ogni investimento delle Amministrazioni dovrebbe essere d’obbligo reperire dapprima i fondi per la “Manutenzione”.
    Ieri, per esempio, ho visto che miserevole fine ha fatto la barriera di legno che qualche “illuminato” ha costruito lungo il sentiero della bellissima “Turr’e Seu”. Per non parlare della pista ciclabile che da Arborea porta allo stagno di S’Ena Arrubia…. Soldi dei contribuenti buttati letteralmente nel cesso.
    “E io pago…” diceva Totò.

  2. novembre 11, 2013 alle 10:29 am

    Evviva… A Roma si è lavorato a lungo con specialisti, competenze e associazioni per il nuovo Regolamento del Verde e del Paesaggio Urbano. Finché non sarà approvato e vigente, continueranno a depauperare il bene collettivo e indisponibile…

  3. Francesco Desogus
    novembre 11, 2013 alle 11:58 am

    Intervengo a ragion veduta. Quando divenni direttore del Servizio Giardini del Comune di Cagliari, decisamente inesperto in materia in quanto seppur agronomo provenivo da una realtà di lavoro agli antipodi, una delle prime cose che feci era sentire gli operai comunali. Erano tanti, una sessantina e con diversi ruoli. Era il bagaglio delle conoscenze dei limiti e dei pregi, del fare e del mantenere. Tuttavia anche tra loro c’erano delle scuole di pensiero, spesso solo empiriche, tutte nel bene e nel male da valutare. Le difficoltà maggiori però erano all’esterno. Le capitozzature, ad esempio, riservate periodicamente ai ficus perchè era una prassi consolidata da decenni. Le bloccai subito. Si studiarono sistemi decisamente meno drastici che alla fine furuno accolti da tutti: applicando il buon senso ed i sistemi utilizzati dagli altri servizi comunali di altre città. Eppure negli ultimi anni, un giorno, mi sono ritrovato con i viali nuovamente capitozzati. Il Terrapieno. Non conosco la situzione attuale. Gli alberi, che abbiano ereditato dai nostri nonni qualcuno da ben prima, sono sempre dei “forzati a dimorare” in un contesto urbano che volentieri annulla il loro spazio vitale e li tortura con il riverbero estivo delle pavimentazioni sottostanti. Ci sono diversi sistemi per valutare la pericolosità di un soggetto così sacrificato e non sempre si indovina. Io stesso, dopo che un pino secolare rovinò su due auto parcheggiate nella Piazza S.Bartolomeo fortunatamente al momento vuote, un po frettolosamente dopo averne verificato la consistenza del tronco con dei carotaggi e le apparenti tensioni al colletto, feci abbattere un altro grosso esemplare di pino, coetaneo ed adiacente. Era li da circa 150 anni, trapiantato dai forzati della bagno penale circostante, gli stessi che rimboschirono e realizzarono tanti viali della città (i colli di Monte Urpinu, S.Michele, i viali di Calamasca, Viale Diaz, Terrapieno,ecc.). Dopo l’espianto mi resi conto che si trattava di un “falso positivo” e che non avrebbe dato alcun problema per molti anni ancora, seppure fortemente inclinato. La lezione servì per approfondire questa tematica. La prima soluzione, perchè viene prima comunque l’incolumità delle persone e quel pino dava proprio su una strada trafficata, era quella di sostituire con dei soggetti già grandi. Sicuramente l’impatto visivo è inevitabile ma si conserva la caratterizzazione del luogo. Il pino, purtroppo, non vive a lungo in città. Solo pochi soggetti fortunati possono arrivare a 300 e passa anni. Purtroppo non è trasferibile e purtroppo non si rigenera al taglio. Un altro grosso nemico è il vento teso (che a Cagliari non manca) avendo poca elasticità e l’incosistenza del terreno non rara in tanti siti in città dove dimora (es. sabbiosi, poco profondi, ecc.) Se poi ci mettete i periodici tagli stradali laterali per la posa dei sottoservizi, il destino sarà anticipato. Piazza Maxia si commenta da sola. Via Amat: non c’era alternativa con il parcheggio interrato. E’ stata una scelta politica o di opportunità realizzarlo? Piazza Garibaldi: due alberi vicini competono le poche risorse disponibili. Sono esemplari grandi con chiome notevoli e ritengo facile lasciare un numero minimo di soggetti esistenti e ritrapiantando gli altri altrove: il ficus retusa, agendo nei modi giusti, tollera benissimo per nostra fortuna questo trauma. E’ l’unico caso in cui accetto la capitozzatura, lasciando però una buona impalcatura, per necessità: dopo qualche anno riprenderà tutto il suo splendore. Non conosco quale sia il progetto in itinere per la piazza, ma anche in questo caso dobbiamo conservare il carattere del luogo. Più alberi in città è sacrosanto, dove è possibile e per quanto è possibile (nel senso che bisogna sostenerli nei primi anni di sviluppo, quindi dei costi non solo di impianto ma di manutenzione). Concludo con un detto francese: gli alberi non potranno mai nascondere le case, possono solo nascondere una foresta…

  4. novembre 12, 2013 alle 12:28 PM

    Ecco anche l’articolo uscito sulla Nuova sabato http://www.giovannidore.it/index.php/?p=2691

  5. novembre 12, 2013 alle 12:35 PM

    il commento di Francesco Desogus è molto utile, lo prendo e la trascrivo sul mio blog. A futura memoria.

  6. aprile 23, 2014 alle 7:31 PM

    eppure non cambia nulla.

    da L’Unione Sarda, 22 aprile 2014
    Un’estate senza ombra?. L’assessore Frau garantisce: cresceranno presto, potatura necessaria. Tagliate le grandi chiome dei ficus di Terrapieno: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=37834

    ————————————————

    Vecchie polemiche Il periodo delle bacche e i divieti:http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=37836

    ————————————————

    23 aprile 2014
    Ficus, ombra e polemiche: si va avanti con la potatura: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=37872

  7. luglio 29, 2015 alle 12:21 am

    Salve,
    Una sentenza che ha sapore di superficialità ha decretato l’abbattimento in terreno privato di due pini centenari. Mancano pochi giorni all’ingiusto abbattimento, questi alberi sono patrimonio di tutti nel centro città. Chi può e vuole darci una mano mi contatti per favore.

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