Arrivano i mostri!


Montenegro, Budva, "ecomostro" in costruzione

Montenegro, Budva, “ecomostro” in costruzione

Avevamo aperto una piccola finestra sulla speculazione immobiliare condotta sulle coste del Montenegro, a Budva, frutto di “una commistione tra istituzioni, affari e criminalità che non ha paragoni in Europa”.   Eppure anche lì la magistratura ha provato ad arginarla.

Ecco il seguito.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

rustico edilizio

rustico edilizio

 

 

 

Eccolo il re degli ecomostri.

Si trova a Capo Zavala, in Montenegro, sulla costa adriatica vicino alla città di Budva, poco più a sud della Croazia. L’ho incontrato questa estate durante una gita in battello e mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta. Lo hanno costruito a non più di venti metri dal mare, su una piccola spiaggia a ridosso di un costone roccioso. E’ talmente brutto e spudorato che ho voluto sapere di più.

Certo in fatto di ecomostri la Sardegna e l’Italia in generale non si fanno mancare niente, ma questo obbrobrio posto proprio di fronte alle coste italiane meritava un po’ di attenzione. Ero certo che un simile orrore architettonico avesse una storia contorta fatta probabilmente di corruzione e abusi e le informazioni che ho ricevuto in merito non hanno deluso le mie aspettative.

Tutto sembra iniziare nel marzo 2006 quando un funzionario del comune di Budva, una vivace cittadina del Montenegro a vocazione turistica, annuncia che una società spagnola avrebbe costruito a breve il primo parco acquatico della regione sulle colline di Capo Zavala, un promontorio costiero di 44.000 metri quadrati di natura incontaminata protesa sulle acque turchesi della costa vicino al centro di Budva. La proprietà di questa società risulta però stranamente avere sede non in Spagna ma a Cipro. E’ la Numerico Trading Limited, di proprietà di due cittadini serbi e di Milos Marovic, figlio di Svetozar Marovic, ex presidente dello stato combinato di Serbia e Montenegro ed ora vicepresidente del DPS, partito di governo. La Numerico Trading ha stipulato con il comune di Budva un contratto di locazione per vent’anni per l’utilizzo di un terreno di circa 50.000 metri quadrati, dove presumibilmente dovrebbe essere realizzato il parco acquatico. Nel contratto di affitto è presente anche un allegato che prevede un prestito alla società di 1,6 milioni di euro da parte della Banca del Montenegro garantiti dal governo municipale. Sugli stessi terreni inizia a muoversi anche un’altra società, la Moninvest, una società arricchitasi con il gioco d’azzardo e passata poi ad investire nel settore immobiliare, controllata al momento da Svetozar Marovic (padre di Milos Marovic della Numerico Trading) e da suo fratello Dragan Marovic, che in seguito diventerà vicepresidente del comune di Budva e poi sindaco. La Moninvest riesce ad ottenere due finanziamenti dalla First Bank, un istituto di credito controllato dalla famiglia dell’ex primo ministro Milo Djukanovic. La Moninvest però è azionista della stessa banca. Possibile che nessuno abbia notato il conflitto di interessi?. Il primo finanziamento, approvato alla fine di gennaio 2007, è di 2 milioni di euro per la costruzione di un parco acquatico vicino a Budva (si tratta dello stesso parco acquatico della Numerico Trading Limited, nel frattempo passata al controllo della Moninvest o è un doppione dello stesso progetto?). Un altro prestito approvato una settimana più tardi di 2.900.000 euro viene ottenuto per l’acquisto di alcuni terreni in zona.

Come prevedibile, il parco acquatico non è mai stato costruito e al comune di Budva è rimasto un buco di 1.600.000 euro che i cittadini del Montenegro stanno ancora pagando. Non è chiaro come quel denaro sia stato effettivamente speso ma il sospetto che i soldi siano serviti per finanziare l’acquisto di numerosi terreni a Capo Zavala e dare inizio ad una grossa speculazione immobiliare esiste ed è più che fondato.

Neanche un anno dopo, infatti, alcuni magnati russi interessati allo sviluppo immobiliare del lungomare di Budva arrivano nella cittadina costiera più rinomata del Montenegro con le valigie piene di soldi. Il turismo nello stato montenegrino è in continua ascesa e la domanda di resort e ville private si è impennata negli ultimi anni tanto da attirare i capitali dei nuovi imprenditori russi e montenegrini intenzionati a trarre il massimo profitto dal boom turistico in atto.

Uno di questi imprenditori è il miliardario russo Sergey Polonski, che la rivista Forbes descrive nell’ottobre 2011 come uno dei nove uomini d’affari russi più “pazzi, stravaganti ed eccentrici”, ed ovviamente più ricchi. Polonski pone la sua attenzione proprio verso Capo Zavala. I terreni interessati sono di proprietà della Moninvest, che dopo mesi di trattative accetta di vendere metà dei terreni alla Mirax, una società del gruppo Polonski.

Montenegro, Budva, "ecomostro" in costruzione

Montenegro, Budva, “ecomostro” in costruzione

Il miliardario russo ha i soldi ma preferisce rivolgersi alla First Bank per avere i finanziamenti necessari per procedere all’operazione immobiliare. La First Bank  acconsente all’erogazione del finanziamento richiesto a patto che i terreni in questione abbiano ottenuto la classificazione idonea per la costruzione delle opere previste. Il problema è che Capo Zavala è sottoposto ad un piano di salvaguardia integrale, che era stato in precedenza oggetto di discussione pubblica, per cui risulta ancora uno dei pochi tratti incontaminati e salvaguardati lungo la costa montenegrina.

Dopo la firma del contratto tra Moninvest e Mirax, il comune di Budva improvvisamente però cambia il suo piano paesaggistico per Capo Zavala, trasformando la destinazione d’uso della zona in edificabile per lo sviluppo  turistico. Come e perché questa trasformazione sia stata resa possibile senza alcuna discussione pubblica e senza le necessarie procedure tecniche e amministrative previste non fu subito chiaro ma una successiva inchiesta della magistratura montenegrina ricostruirà tutta la vicenda, soprattutto visti i gravi conflitti di interesse in atto in quel momento.

La First Bank  eroga a Polonski 1 milione di euro e il 17 ottobre 2007 la partnership russo-montenegrina nasce ufficialmente. L’azienda prende il nome di Zavala Invest e viene controllata dalla Slav-Inn, a sua volta  controllata dalla Mirax, mentre la Moninvest si accontenta di una quota di minoranza del 26%. Con il cambio di destinazione d’uso dei terreni, il capitale sociale viene aumentato di altri 39 milioni di euro.
Poco dopo, inizia la costruzione del complesso immobiliare. La società ha previsto la costruzione di un gigantesco multipiano di oltre 90.000 metri quadrati di strutture residenziali e business del valore di 200 milioni di euro, 40 ville e 2 hotels. Una colata di cemento come non si era mai vista prima nel Montenegro.

Montenegro, Budva, speculazione immobiliare (AFP Photo/Savo Prelevic)

Montenegro, Budva, speculazione immobiliare (AFP Photo/Savo Prelevic)

Trascurando l’enorme impatto ambientale di quello che si profila subito essere un vero e proprio ecomostro, una scoperta ancora più sorprendente viene fatta da ambientalisti locali alcuni mesi dopo: la Zavala Invest sta costruendo senza alcun permesso! Il terreno era stato lottizzato, ma nessuna licenza edilizia era stata rilasciata dal Comune di Budva. Dopo diverse proteste dei cittadini ed una campagna di MANS, associazione anticorruzione molto attiva in Montenegro, il sito viene chiuso nel marzo 2008. Ma nonostante la chiusura ufficiale i lavori di costruzione proseguono abusivamente nell’indifferenza delle autorità locali.

Intanto la Moninvest con la guida di Marovic firma un accordo con il comune di Budva (senza alcuna gara d’appalto) per la costruzione di un impianto di dissalazione d’acqua di mare per la città. La Moninvest cede i lavori in subappalto ad un’altra società per 3.400.000 euro e fattura l’opera al comune di Budva per 4.400.000 euro, lucrandoci quindi un milione di euro. Il pagamento viene poi scambiato con oneri e tasse arretrate non pagate maturate con il progetto Zavala Invest.

A causa della pressione dell’opinione pubblica, nel maggio 2008 la Moninvest vende la sua quota di proprietà del terreno alla Slav-Inn in cambio di 10 milioni di euro e contemporaneamente Marovic travolto dalle polemiche lascia l’azienda. Alla fine del 2008 i russi ottengono incredibilmente la licenza edilizia (potenza dei soldi!) e possono proseguire ufficialmente i lavori (peraltro mai interrotti). Ma ancora per poco tempo perché alla fine del 2009 la Mirax per misteriosi motivi fallisce (o viene fatta opportunamente fallire) portandosi rovinosamente dietro anche la Zavala Invest che nel frattempo aveva già iniziato a vendere sulla carta ville ed appartamenti attraverso la sua società di vendita Astra Montenegro. Uno degli acquirenti risulterà essere il musicista russo pop-rock Igor Sukhachev, noto come Garik, che pagherà più di 1 milione di euro per un appartamento mai costruito. L’artista citerà poi in giudizio l’Astra-Montenegro per ottenere indietro i suoi soldi e sembra che abbia vinto la causa. Altri, meno noti di lui, non hanno avuto la stessa fortuna o sono ancora alle prese di perizie e tribunali.

Dopo il fallimento della Mirax, i proprietari hanno formato una associazione per completare le loro ville (più nascoste rispetto all’hotel) che ancora si trovavano a metà dei lavori. Il resto del complesso, quello più impattante ed inquietante è invece  ancora fermo al palo.

Montenegro, Budva, cantieri edilizi sul mare

Montenegro, Budva, cantieri edilizi sul mare

Dopo l’apertura dell’inchiesta da parte della magistratura locale, diversi funzionari della Zavala Invest e amministratori comunali di Budva sono stati accusati di vari reati tra cui danni al bilancio della città ed evasione fiscale. Marovic ha lasciato l’azienda e suo fratello Dragan, nel frattempo diventato sindaco di Budva, processato per corruzione, ha ricevuto una condanna a quattro anni di carcere.

Malgrado questo epilogo, oggi purtroppo l’ecomostro di Capo Zavala è sempre lì. Dubito che verrà mai buttato giù e prima o poi qualche altro miliardario acquisterà tutto il complesso e completerà i lavori rovinando per sempre quel tratto di costa.

Ho raccontato questa storia affinché serva da monito anche a noi, visto che la Sardegna, dopo essere stata additata ad esempio in tutta Europa per le norme salva coste fermamente volute da Renato Soru, si sta ora  pericolosamente avviando verso una strada di speculazione e consumo del territorio, grazie alle brillanti idee del governatore Cappellacci e della sua Giunta.

Non è stato facile ricostruire questa vicenda che affonda le sue radici a diversi anni fa. Per evitare inutili lungaggini narrative e burocratiche ho preferito sintetizzare alcuni passaggi. Se qualcuno ne sapesse di più o sentisse l’esigenza di apportare correzioni o precisazioni, saranno le benvenute.

In ogni caso tengo a precisare che malgrado alcune situazioni poco piacevoli dal punto di vista paesaggistico, dovute per lo più ad uno sviluppo urbanistico e turistico confuso ed affrettato e a qualche caso di corruzione (presente peraltro anche in Italia) il Montenegro è una nazione davvero splendida ed un’ottima meta turistica da consigliare. Primo stato ecologico al mondo, così dichiara esplicitamente la sua giovane Costituzione, il Montenegro colpisce per la natura e il suo verde. Monti a picco sul mare, rigogliose foreste, laghi con acque color smeraldo, fortezze medievali, cittadelle in stile veneziano e spiagge lunghe chilometri sono sempre stati una calamita per il jet-set mondiale, a partire dagli anni ’60. La regina Elisabetta e la principessa Margaret, star come Sophia Loren, Richard Burton, Sidney Poitier, Kirk Douglas ed Elizabeth Taylor, erano habitué di queste coste.

Dopo la morte del presidente Tito, la Jugoslavia (di cui il Montenegro faceva parte) è stata sconvolta da un crescendo di conflitti interni, degenerati negli anni ’90 nella guerra in Bosnia-Erzegovina. Con la fine del conflitto la Repubblica del Montenegro ha ritrovato la pace e nel 2006 ha conquistato la sua indipendenza. Oggi il paese è tornato al suo passato splendore e, tra boutique hotel, caffè di design, ristoranti, beauty farm e casinò, vive una nuova primavera. Le stelle non stanno certo a guardare e la passerella di vip è già iniziata. I Rolling Stones e Madonna hanno inserito il Montenegro tra le tappe delle loro ultime tournée, Claudia Schiffer e Natalia Vodianova non mancano una stagione. E la coppia Michael Douglas-Catherine Zeta-Jones, le sorelle Venus e Serena Williams, Donald Trump e Michael Schumacher hanno acquistato casa qui. Il Montenegro oltretutto è uno di quei rari posti dove è possibile fare al mattino un tuffo al mare e al pomeriggio sciare tra le montagne del Parco Nazionale Durmitor. Si può optare per una gita tra ibis e pellicani nelle placide acque del lago di Skadar, il più grande dei Balcani, o scegliere una discesa in rafting lungo il fiume Tara, che solca l’omonimo canyon, secondo per profondità solo al Grand Canyon dell’Arizona. O tuffarsi nella splendida Baia di Kotor, immenso bacino adriatico circondato da scogliere alte mille metri e considerato il più grande porto naturale dell’Europa meridionale, dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità. E poi città bellissime fortificate di impronta veneziana come Herceg Novi, Perast, Kotor, Budva, Stevi Stephan, Petrovac, Ulcinj, ecc. Per il mare e per divertirsi si va a Budva, tra spiagge, musica, locali alla moda, atelier e discobar. Gli italiani, malgrado la vicinanza, sono pochissimi, in compenso ci sono le ragazze più belle che si possano incontrare: serbe, russe, ucraine e croate, alte non meno di 1.75-1.80 m., passeggiano con disinvoltura e classe sul lungomare di Budva e delle altre città costiere con vertiginosi tacchi a spillo e cortissimi vestitini. Sembrano tante top model ad una sfilata di moda o delle aspiranti miss! Ma anche la loro bellezza purtroppo non riesce a far dimenticare l’ecomostro di Capo Zavala che continua minaccioso e incombente a guardare il mare e la stupidità umana. Che ci serva da monito.

Bruno Caria

Amici della Terra

Montenegro, Budva, "ecomostro" in costruzione

Montenegro, Budva, “ecomostro” in costruzione

(foto da Osservatorio Balcani e Caucaso, da E – Mensile online, B.C., archivio GrIG)

  1. Occhio nudo
    settembre 4, 2013 alle 7:32 am

    Si sono ispirati a noi e agli spagnoli, purtroppo, niente di nuovo all’orizzonte. Se pensiamo che, ancora oggi, nel 2013, in Sardegna, nonostante le leggi e l’attenzione dei cittadini, si permette a qualcuno di costruire sulle dune (vd. Badesi) nel silenzio assoluto delle istituzioni, significa che non sappiamo nemmeno imparare dai nostri errori, figuriamoci da quelli altrui.

  2. Angelo Pisanu
    settembre 4, 2013 alle 7:55 am

    sono pazzi!

  3. Shardana
    settembre 4, 2013 alle 9:14 am

    I pazzi siamo noi che lo permettiamo,perchè se come iniziano a distruggere ci piazziamo li,penso che qualcosa cambierebbe.

  4. MArio
    settembre 4, 2013 alle 5:27 pm

    sembra la Baia a Carloforte avranno fatto anche qua il piano casa?
    magari prima c’era un rudere…

  5. Shardana
    settembre 5, 2013 alle 11:47 am

    Più che il piano,avranno fatto il pieno……Non sò chi sei ma tiri di faccia e fai bene

  6. Mario
    maggio 25, 2014 alle 8:09 am

    Vista la ricchezza di particolari riguardanti l’eco-mostro e l’informazione che il narratore ostenta, mi stupisce che non sia stato da lui precisato che la stessa area era precedentemente occupata da un altro Hotel, forse poco più piccolo e non completamente demolito in quanto in parte riutilizzato (vedi anche le ville citate) che si chiamava AS e che era stato costruito tra gli anni 60 e 70!

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