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La Regione autonoma della Sardegna finalmente inizia ad opporsi all’uso dei diserbanti per la pulizia delle cunette stradali.


Sassari, presso il Lago Baratz, irrorazione diserbanti sulle cunette stradali

Sassari, presso il Lago Baratz, irrorazione diserbanti sulle cunette stradali

L’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Andrea Biancareddu ha scritto all’Anas chiedendo la sospensione dell’utilizzo di sostanze diserbanti per la pulizia delle cunette e delle zone di rispetto stradali.

Ha fatto bene.    Finalmente.

Fin dal 2010, infatti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno chiesto a tutte le amministrazioni pubbliche competenti (compreso l’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente) di fermare questa pratica decisamente pericolosa per l’ambiente e la salute pubblica.

Basti pensare agli effetti su api, piccola fauna, sui corsi d’acqua, sui vegetali destinati al consumo umano.

Ma non è solo l’Anas ad utilizzare i diserbanti.

Abbiamo accertato che l’utilizzo di diserbanti avviene anche da parte di Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. lungo i tracciati ferroviari e le aree di rispetto, nonché almeno da parte della Provincia di Oristano e dalla Provincia di Sassari, per la pulizia di cunette e fasce di rispetto delle strade provinciali.

Quindi l’Assessore Biancareddu è solo all’inizio dell’opera.

Baratz, paesaggio

Baratz, paesaggio

Com’è noto ed è stato specificato anche nel piano Regionale di controllo ufficiale del commercio ed impiego dei prodotti fitosanitari 2008-2011 (adottato con determinazione n. 28559/1031 del  18 dicembre 2003 del Direttore del Servizio Prevenzione dell’Assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza sociale, ai sensi del D.M. 9 agosto 2002 e del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, attuativo della direttiva 91\414\CEE, “il sempre maggior impiego sia nel settore agricolo che extragricolo dei prodotti fitosanitari assume particolare rilevanza sanitaria soprattutto in relazione ai danni che, per eccessiva e perdurante esposizione a tali prodotti, possono derivare per la salute di tutti coloro che a diversi livelli li utilizzano” ed è necessario ricordare “quanto un uso scorretto di tali prodotti possa costituire un non trascurabile rischio di contaminazione sia delle derrate alimentari destinate al consumo umano ed animale, che dell’ambiente, in modo specifico del patrimonio idrogeologico”, come precisato dallo stesso Piano Regionale di controllo.

L’utilizzo di sostanze diserbanti prevede specifiche modalità di esecuzione, relativamente sia alla sicurezza dell’operatore che provvede alla distribuzione sia all’area da sottoporre a trattamento (che andrebbe opportunamente delimitata, in modo da evitare qualunque contaminazione nei confronti di persone non adeguatamente protette o animali) ed in caso di distribuzione in aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, quali corsi d’acqua o pozzi, dovrebbe essere predisposta ed osservata una opportuna fascia di rispetto (ai sensi dell’art. 94, comma 4°, lettera c) del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).

Inoltre, qualora l’intervento in oggetto ricada su una zona classificata come S.I.C. – Sito di Importanza Comunitaria o Z.P.S. – Zona di Protezione Speciale, ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, dovrà essere assoggettato alla procedura di valutazione di incidenza ambientale, con esiti di compatibilità ambientale, affinché vi sia una valutazione degli effetti diretti e indiretti che l’attività progettata in essere potrebbe determinare sul sito interessato.

Coraggio, Assessore Biancareddu, prosegua!

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cavallo e Gallina prataiola

Cavallo e Gallina prataiola

 

 

dal sito istituzionale web della Regione autonoma della Sardegna, 4 aprile 2013

Ambiente, assessore Biancareddu: sospendere utilizzo diserbanti chimici su strade sarde.

Questa pratica produce conseguenze che appaiono essere lesive del bene “salute” a sua volta intercettato da quello, anch’esso costituzionalmente protetto in termini di “ambiente salubre”, della tutela dell’ambiente. Infatti, gli interventi che l’Anas sta compiendo nell’ambito della attività di manutenzione delle strade, per varie ragioni, risulta mettere in pericolo questi diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti.

CAGLIARI, 4 APRILE 2013 – L’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Andrea Biancareddu interviene sul problema dell’utilizzo dei diserbanti chimici nelle operazioni di pulizia delle cunette delle strade sarde. Con una lettera indirizzata all’Anas, l’assessore sottolinea di aver appreso della pratica utilizzata dall’ente per la pulizia delle cunette stradali nella rete viaria di sua competenza.
Più precisamente – scrive l’esponente della Giunta – si è evidenziato che l’Anas negli ultimi tempi ha soppiantato la tecnica della falciatura manuale, prima, e meccanica, dopo, con quella dei diserbanti chimici, presumibilmente per ragioni connesse alla resa economicamente più conveniente di questi prodotti.
Questa pratica produce conseguenze che appaiono essere lesive del bene “salute” a sua volta intercettato da quello, anch’esso costituzionalmente protetto in termini di “ambiente salubre”, della tutela dell’ambiente. Infatti, gli interventi che l’Anas sta compiendo nell’ambito della attività di manutenzione delle strade, per varie ragioni, risulta mettere in pericolo questi diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti.
In particolare – ribadisce l’assessore Biancareddu – il prodotto usato sembra essere un erbicida disseccante a base di glyphosate, che è la materia prima di numerosi prodotti usati anche in agricoltura; in proposito risulta che l’erbicida disseccante più diffuso è il Roundup, prodotto dalla americana Monsanto, sul quale circolano dubbi in ordine alla sua biodegradabilità e alla sua idoneità a non lasciare residui tossici dopo l’applicazione; al riguardo l’uso di tale prodotto sarebbe stato più volte stigmatizzato dalle autorità sanitarie di altre regioni italiane.
L’assessore fa rilevare, inoltre, che l’uso di diserbanti può in alcune aree ricadenti all’interno delle zone SIC e ZPS produrre effetti nocivi alle specie vegetali ed animali oggetto di specifica tutela, nonché in via generale arrecare danni agli insetti e alle api alterando la biodiversità e causando una riduzione della complessità e della funzionalità ecosistemica dal punto di vista sia vegetale che animale con particolare riferimento all’ambiente acquatico che potrebbe essere interessato dallo scolo delle cunette.
L’assessore della Difesa dell’Ambiente, evidenzia anche che il danno ambientale non si limita a produrre le numerose e preoccupanti conseguenze sopra richiamate, infatti accade che l’uso del prodotto vada a compromettere aspetti tipici del nostro paesaggio che nella stagione primaverile, lungo i bordi della strade, è di norma caratterizzato da un verde vivo e da fioriture di vario tipo, mentre – dopo questo genere di interventi – assume colori innaturali. Senza considerare, inoltre che le radici delle piante, qualora si proceda con intereventi di falciatura manuale o meccanica in luogo del diserbo chimico, trattengono la terra nelle scarpate stradali, evitando piccole frane e smottamenti.
L’assessore Biancareddu, coglie, infine, l’occasione, per richiamare l’Anas al rispetto delle normativa vigente in materia di raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti derivanti dalle operazioni di utilizzo dei diserbanti. E rivolge la richiesta, fatte salve le valutazioni di competenza, di sospendere immediatamente l’utilizzo del diserbante chimico per la pulitura delle cunette stradali, raccomandando il ripristino dell’esecuzione degli interventi di pulitura con il ricorso alla falciatura manuale o, perlomeno, meccanica.

utilizzo di sostanze diserbanti sulle strade statali del Nuorese

utilizzo di sostanze diserbanti sulle strade statali del Nuorese

(foto per conto GrIG)

  1. aprile 5, 2013 alle 5:47 PM

    da CagliariPad, 5 aprile 2013
    Stop ai diserbanti per pulire le strade. Bianchereddu scrive all’Anas. Plauso degli ecologisti.
    L’assessore regionale all’Ambiente contro i prodotti usati per pulire le cunette. Gli ambientalisti: “Uccidono api e piccola fauna”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2069

  2. Claudia
    aprile 5, 2013 alle 5:58 PM

    Finalmente! Lo diciamo da anni e da anni i cittadini sono preoccupati per l’uso disinvolto dei diserbanti. Ora, coraggio, qualcosa in più oltre la lettera 😉

  3. aprile 6, 2013 alle 5:20 PM

    da Cagliari Globalist, 6 aprile 2013
    La Regione si oppone all’uso dei diserbanti per pulire le cunette stradali.
    La Regione autonoma della Sardegna finalmente inizia ad opporsi all’uso dei diserbanti per la pulizia delle cunette stradali: http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70281&typeb=0&La-Regione-si-oppone-all'uso-dei-diserbanti-per-pulire-le-cunette-stradali

  4. aprile 7, 2013 alle 12:27 am

    in sardegna è ancora in vigore la
    Legge Regionale 17 dicembre 1985, n. 30 che all’ Art.10 recita
    Allo scopo di assicurare all’agricoltura l’indispensabile attività pronuba delle api, è vietato eseguire qualsiasi trattamento alle piante legnose ed erbacee che possa essere dannoso alle api, particolarmente dall’inizio della fioritura fino alla completa caduta dei petali. Con decreto dell’Assessore regionale alla sanità sono emanate le norme disciplinari per i trattamenti.
    Il controllo sull’osservanza delle disposizioni di cui al comma precedente compete ai Sindaci che possono avvalersi dei servizi e presidi delle competenti Unita Sanitarie Locali.
    Ai trasgressori del divieto di cui al primo comma si applica la sanzione amministrativa da lire 50.000 a lire 300.000.capisco che 150 euro sono risibili però un’amministrazione che viola la legge ripetutamente potrebbe essere oggetto di attenzione da parte del prefetto…

  5. aprile 7, 2013 alle 12:28 am

    se quando diserbano c’è fioritura (di qualsiasi specie) sono passibili di denuncuia per la violazione della LEGGE 24 dicembre 2004, n.313 ART. 4.
    (Disciplina dell’uso dei fitofarmaci).

    1. Al fine di salvaguardare l’azione pronuba delle api, le
    regioni, nel rispetto della normativa comunitaria vigente e sulla
    base del documento programmatico di cui all’articolo 5, individuano
    le limitazioni e i divieti cui sottoporre i trattamenti
    antiparassitari con prodotti fitosanitari ed erbicidi tossici per le
    api sulle colture arboree, erbacee, ornamentali e spontanee durante
    il periodo di fioritura, stabilendo le relative sanzioni.

    • Maria
      marzo 4, 2014 alle 7:02 am

      Buongiorno mi chiamo Maria, sono una piccola apicultrice, e’ possibile avere tutte le leggi / normative riguardanti il divieto dell’utilizzo dei fitofarmaci in agricoltura? vorrei cosi stamparle, grazie e a presto.

  6. aprile 11, 2013 alle 2:48 PM

    da La Nuova Sardegna, 11 aprile 2013
    NEONELI. Il Comune vieta l’uso di diserbanti per pulire le cunette.

    NEONELI. L’amministrazione di Neoneli proibisce l’uso dei diserbanti chimici lungo le strade provinciali e statali che attraversano il comprensorio comunale. La Giunta ha messo al bando gli erbicidi spruzzati ai bordi delle arterie extraurbane, dove al passaggio delle squadre di cantonieri e degli operai dell’Anas s’innesca un rapido processo di deperimento della vegetazione. Il provvedimento sarà ratificato dal consiglio comunale, che si riunirà domani alle 18. L’assemblea civica sarà chiamata a pronunciarsi sulle disposizioni contenute nell’ordine del giorno contro l’uso dei diserbanti chimici, di cui già da due mesi si vedono gli effetti cromatici ai margini della Carlo Felice e delle strade provinciali dell’Oristanese, dove il carminio e il giallo paglierino contrastano con il verde intenso dei campi circostanti. L’effetto ottico sarebbe comunque il meno sgradevole: di ben altra portata sono i problemi denunciati dagli apicoltori sardi, del Nuorese in primis, secondo i quali gli habitat naturali contaminati dagli erbicidi rappresentano una minaccia per gli sciami. Tuttavia sulla natura di questi prodotti le correnti di pensiero sono due e antitetiche: chi ricorre ai diserbanti sostiene che si tratti di prodotti atossici, dunque compatibili con l’ambiente; mentre una nutrita schiera di amministratori locali, allevatori, agricoltori e comuni cittadini è convinta che le sostanze che si depositano sul terreno, minando persino la salubrità delle falde acquifere, siano nocive tanto per gli animali quanto per l’uomo. «Stiamo pur sempre parlando di sostanze chimiche, in grado di far seccare la vegetazione, non si può pensare siano totalmente inoffensive», commenta il sindaco Salvatore Cau. A stretto giro di posta una copia del provvedimento sarà trasmesso all’Anas e alla Provincia, i principali imputati. La campagna contro i diserbanti non sarà l’unica questione trattata in aula, dove approderà la proposta di cambiare la destinazione d’uso al punto ristoro sito in località S’Isteddu. La variazione è propedeutica all’affidamento in concessione del fabbricato all’Ente foreste, che vi trasferirà gli uffici e riserverà un’ala all’esposizione delle produzioni locali. In cambio, l’ente strumentale cederà al Comune due costruzioni abbarbicate sulle alture di Su Mortoggiu,nell’Oasi di Assai, dove saranno realizzati due rifugi montani.

  7. aprile 20, 2013 alle 10:58 am

    da La Nuova Sardegna, 20 aprile 2013
    Alta Gallura, rivolta contro i pesticidi. No all’uso dei diserbanti per ripulire le cunette, scatta la mobilitazione dei Comuni. Lettera di diffida della Regione all’Anas. (Sebastiano Depperu)

    LUOGOSANTO. Passa attraverso i semplici cittadini, attraverso gli esperti e arriva nei consigli comunali. È la protesta contro l’uso dei diserbanti nelle cunette da parte dell’Anas. Alcuni Comuni, con apposite delibere, hanno già espresso il loro dissenso: quindi, niente diserbanti nei territori municipali. È quanto hanno stabilito, di recente, le amministrazioni di Luogosanto e Badesi. Altre sono pronte ed attendono la prima assemblea utile. Come Tempio, per esempio, come conferma il vicesindaco Gianni Monteduro: «È un argomento al quale teniamo molto e che portermo in aula al prossimo consiglio, la delibera è già pronta la volevamo mandare a tutti i Comuni dell’Unione. Luogosanto ci ha preceduto». Il consiglio guidato da Antonio Scampuddu, dunque, è stato il primo dell’Alta Gallura a deliberare in questa direzione. L’assemblea, infatti, ha messo in atto un’azione di tutela dell’ambientale e della salute dei cittadini, con la delibera, votata all’unanimità, contro l’uso di diserbanti per la pulizia dei margini delle strade da parte di Anas e Arst. Il Comune ha inviato alla Regione i documenti prodotti affinché vengano presi provvedimenti per vietare, con apposite norme, l’uso dei diserbanti ai margini delle strade, su tutto il territorio regionale. «È un passaggio obbligatorio – commenta Scampuddu – se vogliamo mantenere la nostra vocazione turistica e agricola. In più l’uso dei diserbati mette in serio pericolo l’ambiente e la salute delle persone». Allo stesso tempo, l’assemblea di Luogosanto invita i comuni galluresi ad approvare in consiglio lo stesso documento. L’atto, infatti, è stato inviato a tutti i Comuni della Olbia Tempio e a tutte le province sarde. Si chiede di «vietare l’utilizzo irrazionale della chimica nel territorio. L’uso estensivo e sistematico del diserbo prevede una lunga serie di controindicazioni». Dopo Luogosanto, è stata la volta di Badesi, sempre all’unanimità. «Abbiamo recepito anche le intenzioni dell’assessore regionale all’ambiente Andrea Biancareddu – dice in sindaco Toni Stangoni – che ha inviato una lettera di diffida all’Anas dall’usare diserbanti chimici nelle strade». In alcuni punti stradali dell’Alta Gallura, inoltre, si lamenta che l’erba è ancora alta. Ci sono dei ritardi nel tagliarla. Si spera lo si faccia senza diserbanti

  8. aprile 24, 2013 alle 7:17 PM

    da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2013
    Diserbante nelle strade? «Tutto in regola». L’assessore Gianni Pia risponde all’interrogazione del Pd sull’utilizzo di sostanze chimiche a San Vero.

    ORISTANO. L’assessore ammette quel che tutti sapevano. A San Vero Milis, lungo le strade provinciali 9, 10 e 13 è stato utilizzato del diserbante. Il veleno della discordia quindi ha ancora una volta fatto la sua comparsa nonostante il suo utilizzo fosse stato preceduto da lunghe polemiche negli anni scorsi. Ma l’assessore Gianni Pia, rispondendo a un’interrogazione presentata dal gruppo consiliare del Pd, ha chiarito che tutto è stato fatto nel rispetto del regolamento. Ad utilizzare il diserbante è stata una squadra di cinque operatori, tutti dipendenti per l’ente a tempo indeterminato. Ovviamente non hanno agito di iniziativa, ma si sono mossi dopo il via libera dato dal responsabile tecnico. L’intervento col diserbante, ha spiegato l’assessore, si sarebbe reso necessario perché la zona è considerata impervia e di non facile accesso per i mezzi meccanici per via della presenza dei guard rail. E allora si è scelto per questo motivo di utilizzare il diserbante, tanto criticato perché negli ultimi anni sono stati assai evidenti i danni causati alla flora e alla fauna. Gli interventi, però, hanno rispettato i dettami del regolamento e la procedura prevista, con tanto di motivazioni. È stato ancora Gianni Pia a precisare che non sono in previsione altri interventi di questo tipo. Il Pd aveva infatti criticato il fatto che si sia agito pur essendovi degli appalti, affidati a ditte esterne, che si devono occupare dello sfalcio ai bordi delle carreggiate stradali. «Queste però – ha spiegato Gianni Pia – non ricoprono l’intero arco annuale e meno che mai l’intero sviluppo stradale». Sulla polemica legata alla dicitura di Provincia Verde, l’assessore ha concluso: «Il nostro agire è improntato all’osservanza della tutela dell’ambiente, che da cittadini e da amministratori condividiamo e in cui crediamo».

  9. Maggio 1, 2013 alle 12:09 PM

    complimenti alla Regione autonoma della Sardegna, dove la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra.

    da La Nuova Sardegna, 1 maggio 2013
    AMBIENTE » L’USO DEI PESTICIDI. Cancellati col diserbante chilometri di vegetazione.
    L’intervento della Regione lungo l’argine del Tirso con il contestato glifosato Ancora una volta è stato utilizzato al posto dello sfalcio meccanico dell’erba. I rischi maggiori per i bambini. (Enrico Carta)

    C’è un motivo molto semplice se un ecosistema come quello del Tirso è particolarmente a rischio di fronte all’uso dei diserbanti. E, contemporaneamente, c’è un motivo perché il loro utilizzo diventa ancor più pericoloso per l’uomo. «Oltre all’assorbimento attraverso le foglie e le radici – spiega Battista Ghisu – il diserbante penetra nel sottosuolo per finire nelle falde acquifere». Proprio la valle del Tirso è una delle zone con maggiore presenza d’acqua in tutta la Sardegna. C’è il fiume, c’è un’intricata rete di canali, ci sono le risaie. Insomma c’è tutto perché le tracce del glifosato non spariscano. E secondo le ricerche scientifiche i più esposti agli effetti nocivi del glifosato sono i bambini e le donne in gravidanza. Va poi sottolineato che quasi mai i cartelli che avvisano dell’imminente utilizzo del diserbante vengono tenuti nel luogo in cui è stato versato sufficientemente a lungo. Sul Tirso sono già spariti.

    ORISTANO. Sono lontani i tempi degli aerei che spruzzavano dall’alto il temuto ddt. O forse il pericolo ha solo cambiato faccia e composizione. Per chilometri e chilometri, dalla foce in su, il diserbante ha fatto ancora una volta la sua comparsa cancellando nel giro di pochi giorni intere strisce di vegetazione lungo l’argine sinistro del Tirso. I cartelli, piazzato lì dai dipendenti dell’assessorato regionale ai Lavori pubblici, annunciavano l’imminente utilizzo del diserbante. Pochi giorni e la folta vegetazione è sparita, lasciando spazio a erba giallastra ormai morta. È l’ennesimo capitolo di una storia assai controversa, in cui c’è chi minimizza e chi invece continua a lanciare gridi d’allarme. Il nome incriminato è sempre il solito: glifosato o glifosate. È un pesticida che puntualmente e, più o meno velatamente, viene utilizzato in tantissime aree pubbliche. La polemica in Provincia è la più fresca, ma basta uno sguardo lungo le strade statali o lungo i binari o in terreni demaniali per capire che ne fa uso l’Anas, che le Ferrovie non se ne privano e che la Regione non disdegna. Si diceva che fosse il passaggio di Attila a non far più crescere l’erba, ma in questo caso il tanto contestato diserbante prodotto con brevetto scaduto nel 2001 dalla Monsanto ha un effetto ben più rapido. I cartelli lungo l’argine del fiume Tirso sono comparsi una decina di giorni fa. Servivano per avvertire che al posto dello sfalcio dell’erba si sarebbe proceduto a ripulire l’area attraverso il glifosato. Oggi quei cartelli sono spariti, ma i segni di quel che è avvenuto sono visibili. Il colore dell’erba è giallo e persino le immortali canne o gli invicibili rovi si sono dovuti arrendere alla potenza della chimica. Ecco l’altra parola non tanto magica. La chimica porta con sé parecchi dubbi, tanto che il dibattito è quanto mai vivo. Quel che offre internet è assai chiaro e allarmante. Nei motori di ricerca, basta digitare la parola glifosato per aprire un mondo fatto di preoccupanti ricerche, più o meno scientifiche, in cui la parola cancro emerge costantemente. Nell’America Latina, la battaglia contro il diserbante è stata assai cruenta, ma quella era una situazione ben diversa e molto simile a quella dell’utilizzo del ddt nel secondo dopoguerra in Sardegna, con gli aerei che ne sparavano ettolitri. Senza volare oltre Atlantico, il problema resta assai sentito anche in Provincia. Lo scontro si è acceso nelle ultime settimane, dopo che il glifosato è stato utilizzato a San Vero Milis. Lo scontro in aula è stato piuttosto acceso e ha visto protagonisti l’assessore Gianni Pia e il capogruppo del Pd, Mario Tendas. Ora, sempre il Pd con Battista Ghisu, presenterà nei prossimi giorni una mozione dove si chiederà la messa al bando del diserbante. Un’iniziativa che non dovrebbe trovare le porte chiuse. «Cambiamo il regolamento e non se ne parla più – dice l’assessore Gianni Pia –. Basta semplicemente vietare il suo utilizzo e non sarò certo io ad oppormi a questo. Resta il fatto che la Provincia dispone di quattro trattori per mille chilometri di strade e non è certo possibile effettuare lo sfalcio dell’erba in poco tempo con quei mezzi». Intanto, sinché rimane questo regolamento, che prevede l’uso del glifosato per le zone impervie in cui non è possibile intervenire con mezzi meccanici, si continuerà ad usare il diserbante. Per il Pd è comunque arrivata l’ora di dire basta, senza se e senza ma, dopo l’ultimo episodio avvenuto lungo le sponde del Tirso. «Da un lato la Regione stigmatizzava con un comunicato dell’assessore Biancareddu l’uso del diserbante – afferma il consigliere Battista Ghisu – dall’altro ne fa uso in una zona con un ecosistema delicatissimo. Nei prossimi giorni presenteremo la mozione che sarà accompagnata da interessanti nozioni scientifiche degli esperti». Il consigliere Mario Tendas batte ancora sul regolamento: «È vero che la Provincia ha limitato l’uso del diserbante in questi ultimi anni, però l’articolo 4 dice che c’è il divieto di utilizzo solo per le zone impervie. Una rotonda non mi sembra una zona impervia». E qui il riferimento è ancora al caso di San Vero Milis, con l’assessore che ribatte: «I mezzi meccanici non potevano intervenire, c’erano il guard rail e un muro». Non c’erano invece lungo i numerosi chilometri dell’argine del Tirso, ma la Regione non si è preoccupata. Qualche goccia mischiata nell’acqua e il problema è risolto. Niente erba e su tutto il resto è meglio far finta di nulla.

  10. Maggio 5, 2013 alle 11:35 am

    da La Nuova Sardegna, 5 maggio 2013
    AMBIENTE»LA LOTTA AI PESTICIDI. Dal trenino verde litri di diserbante contro le erbacce.
    E prosegue la battaglia per cercare di metterlo al bando Gli esperti: «È molto pericoloso per le falde acquifere». (Enrico Carta)

    ORISTANO. Lo chiamano trenino verde, ma dopo che è passato lungo i binari di una delle ferrovie più suggestive d’Europa, l’erba ha cambiato colore. Da verde è diventata gialla e la causa, secondo alcuni testimoni, che hanno visto il trenino dalle strade del Sarcidano, ha un nome che in questi giorni è alla ribalta delle cronache. È quello del diserbante glifosate. La locomotiva del trenino che, nella zona tra Laconi e Meana Sardo, correva lungo l’antica ferrovia dell’interno trainava infatti un carrello con un autobotte. Sopra c’erano due persone che spruzzavano il tanto contestato erbicida, al centro di una disputa sempre più accesa anche nelle stanze della politica, con l’amministrazione provinciale che sta sempre più prendendo coscienza della sua pericolosità anche grazie alle continue sollecitazioni dei consiglieri Battista Ghisu e Mario Tendas. Nei giorni scorsi, assieme agli altri consiglieri del gruppo del Pd, il primo ha presentato la nuova mozione per cambiare il regolamento dell’ente sull’utilizzo del diserbante. Era un’azione annunciata, ma la vera novità è un allegato con pareri che difficilmente possono essere ignorati a cuor leggero. Sono stati infatti consultati gli esperti Carlo Modonesi e Celestino Panizza, che fanno parte della International Society of Doctors for the Environment e sono coordinatori del gruppo di lavoro sui pesticidi per l’Italia. Le parole dei due ricercatori sono chiarissime. I diserbanti a base di glifosate possono diventare un problema non solo per l’uso che ne viene fatto in agricoltura, ma anche per la crescente abitudine di impiegarli nello sfalcio delle strade e in altri contesti simili. «Come la maggior parte dei pesticidi – spiegano –, anche il glifosate può raggiungere torrenti, fiumi, stagni, laghi e, per semplice dilavamento del suolo, produrre effetti disastrosi sia a carico delle comunità biologiche acquatiche sia dell’intero ecosistema. Inoltre la sostanza può penetrare nel terreno fino ad arrivare alle falde mettendo a rischio la qualità di risorse idriche per l’uso umano». A supporto di questa tesi ci sono numerosi studi pubblicati nella letteratura scientifica che evidenziano come alcune formulazioni commerciali del glifosate – ad esempio il Round Up – sono associate all’insorgenza di tumori e altre malattie degenerative. In mancanza di adeguate informazioni, dovrebbe comunque entrare in gioco il buon senso che invece sembra non far parte di una Regione che vanta l’ambiente come la sua risorsa principale e poi lo distrugge con le proprie mani. Qualche settimana fa era accaduto lungo l’argine del Tirso, ora la testimonianza che arriva dal Sarcidano e in entrambi i casi ad essere responsabile dell’utilizzo dell’erbicida è stata la Regione che non fa mistero di ciò, visto che sul sito dell’Arst che gestisce le tratte ferroviarie del trenino verde c’è il bando per il servizio dello sfalcio dell’erba o per il suo diserbo. Questo non fa che alimentare le polemiche. Franco Sotgiu del comitato scientifico dell’Associazione micologica oristanese e componente di altre organizzazioni pone l’accento su un ulteriore aspetto: «Giustamente ci si è preoccupati della salute dell’uomo, ma non scordiamoci che col diserbante si stanno cancellando delle specie floreali endemiche come le orchidee e anche fauna tipica della Sardegna, andando così a violare anche norme internazionali sulla tutela di specie protette. L’assurdo è che l’assessore regionale Andrea Biancareddu invita tutti ad evitare l’utilizzo del glifosate, poi la stessa Regione, assieme ad altre amministrazioni locali o ad enti pubblici ne fa uso copiosamente».

  11. Maggio 9, 2013 alle 2:48 PM

    da La Nuova Sardegna, 9 maggio 2013
    Anche Sedilo dice no ai diserbanti chimici. Dopo Neoneli, il primo cittadino Umberto Cocco ha deciso di proporre il veto nel consiglio di lunedì.

    SEDILO. Comincia a far proseliti l’amministrazione di Neoneli, che ha dichiarato guerra ai diserbanti chimici vietandone l’uso lungo le strade comunali, provinciali e statali del comprensorio. Il veto è sancito da un’ordinanza emessa a due settimane di distanza dall’approvazione di un ordine del giorno da parte del Consiglio comunale, che ha trovato il primo emulo nel Comune di Sedilo, intenzionato ad adottare un documento analogo. Il consiglio locale tratterà la questione nella seduta indetta per il 13 maggio alle 20. In coda all’avviso di convocazione trasmesso ai consiglieri di maggioranza e opposizione dal sindaco Umberto Cocco figura la proposta di approvare l’ordine del giorno che proibisce di trattare con gli erbicidi la vegetazione che cresce lungo le strade interne ed extraurbane. La notizia del provvedimento adottato nel piccolo centro del Barigadu è rimbalzata in poco tempo dall’ una all’altra sponda del lago Omodeo e non è escluso che nel prossimo futuro altre municipalità possano imboccare la strada tracciata dall’amministrazione neonelese. Nei due atti ufficiali promulgati a metà aprile e all’inizio di maggio il Comune ha fatto capire chiaramente qual è la sua posizione in merito all’ opportunità di utilizzare i diserbanti per rimuovere la vegetazione dalle cunette e dai cigli stradali, ravvisando in questa pratica un grave danno all’ambiente e alla salute pubblica. L’esecutivo presieduto da Salvatore Cau ha bandito l’uso dei diserbanti chimici dal territorio comunale nella convinzione che si tratti di prodotti tossici e ha rafforzato l’azione di tutela con una serie di prescrizioni che nella teoria dovrebbero mettere le campagne, i boschi e le falde acquifere al riparo da questa fonte d’inquinamento, per alcuni erroneamente ritenuta tale.

  12. Maggio 23, 2013 alle 2:49 PM

    da La Nuova Sardegna, 23 maggio 2013
    La Provincia cambia rotta: «Al bando i diserbanti». Sanluri, una strategia tutta nuova per lo sfalcio dell’erba lungo le strade L’operazione affidata alle aziende locali della multifunzionalità agricola. (Luciano Onnis)

    SANLURI. Vade retro diserbanti chimici: lo sfalcio dell’erba ai bordi e nelle cunette delle sue strade, la Provincia continua a eseguirlo nella maniera più “ecologista” possibile. Ovvero a mano e, tutt’al più, con l’uso di piccole macchine falcialtrici. Ma c’è di più. A fare il lavoro sono aziende agricole – diciassette in tutto, regolarmente munite di qualifica per poterlo fare – che operano nei comuni del territorio provinciale e che provvedono regolarmente, dietro accordo con la Provincia e all’interno del progetto di multifunzionalità in agricoltura alla cui base c’è sempre il piano “Vivere la Campagna”, alla manutenzione di 330 chilometri di strade provinciali. Le aziende impegnate a svolgere questo servizio di sfalcio erba con i propri mezzi – quasi tutte a conduzione familiare – garantiscono la salubrità dei luoghi, l’ordine e la sicurezza stradale, l’eliminazione dei possibili inneschi di incendi nelle campagne per la ricorrente cicca di sigaretta gettata accesa dai finestrini delle auto in transito. Sarebbe stato facile e svelto agire con i soliti diserbanti chimici tipo glyphosate che praticamente rinsecchiscono l’erba lasciando a vista il terreno rosso bruciato (molti Comuni ne sanno qualcosa nelle loro strade), la Provincia del Medio Campidano ha scelto di tutelare anche in questa maniera le sue campagne e le sue tre terre – la Marmilla, il Linas e il Campidano di mezzo – che nella stagione primaverile danno visivamente il meglio di se stessi con le molteplici varietà di verde. Soprattutto la Marmilla che nel mese di maggio, con il suo ecosistema vegetale nelle sinuose colline, offre scenari inconfondibili. Sarebbe davvero un grave errore rovinarli con il giallo cupo di bruciato derivante dall’uso dei diserbanti chimici. «Il costo dello sfalcio dell’erba – ha spiegato Gianluigi Piano, assessore provinciale alla Viabilità e Lavori pubblici – è di circa 300mila euro annui, risorse che restano nel territorio e che consentono alle imprese agricole locali di avere un’ulteriore fonte di reddito. È una scelta importante che ha sempre dato risposte positive sotto ogni aspetto, a partire proprio dal ritorno economico nel territorio. Adesso, con la soppressione delle Province, queste risorse verranno a mancare e i margini delle strade saranno foreste di erbacce».

  13. Maggio 31, 2013 alle 2:42 PM

    da la Nuova Sardegna, 31 maggio 2013
    La Provincia dice no ai diserbanti. Tortolì, delibera del Consiglio contro l’utilizzo ai bordi delle strade e lungo le ferrovie. (Lamberto Cugudda)

    TORTOLÌ. Il consiglio provinciale, convocato dal presidente Bruno Chillotti (Pd), nell’ultima seduta ha deliberato contro l’uso di diserbante a base di glifosati lungo le strade ogliastrine e nella tratta ferroviaria del famoso trenino verde. Sulla base di una documento che è stato stilato dalle commissioni provinciali alla Cultura, all’ambiente, alla sanità e all’agricoltura, è stato chiesto al presidente dello stesso ente intermedio, Bruno Pilia «di pubblicare un’ordinanza che vieti, nelle strade della provincia e nel tratto ferroviario del trenino verde, l’utilizzo di tali diserbanti». A Pilia è stato anche chiesto: «Si faccia portavoce, negli enti competenti (Arst, Anas), affinché si torni al tradizionale sfalcio dell’erba, sicuramente più ecologico e meno inquinante della pratiche in uso attualmente». Le quattro commissioni provinciali, nel documento stilato e fatto proprio dal consiglio precisano: «Nonostante le numerose richieste giunte da comuni cittadini, amministratori di Comuni e di Province, e dallo stesso assessore regionale all’Ambiente, sembrerebbe che l’Arst e l’Anas continuino a usare, nelle strade dell’isola e lungo i tratti ferroviari, pericolosi diserbanti sistemici e di post-emergenze ad azione fogliare-erbicida a base di”glifosate”. Anche in Ogliastra sembrerebbe diventato comune l’uso di queste pericolose sostanze. Lungo la tratta del trenino verde, si possono notare, per chilometri, fasce di territorio adiacente la ferrovia totalmente ingiallite, in pieno contrasto con il resto della campagna, ancora totalmente verde. Stesso fenomeno si vede lungo le strade statali: giallo nelle vicinanze della carreggiata e verde a distanza di circa un metro». Nel documento delle quattro commissioni, fatto proprio dal consiglio provinciale ogliastrino viene sottolineato un passaggio importante. «L’utilizzo di sostanze diserbanti – si legge – prevede specifiche modalità di esecuzione. E questo relativamente sia alla sicurezza dell’operatore che provvede alla distribuzione, sia all’area da sottoporre a trattamento. E questa andrebbe opportunamente delimitata, in modo da evitare qualunque contaminazione nei confronti di persone non adeguatamente protette o animali. E in caso di distribuzione in aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano, quali corsi d’acqua o pozzi, dovrebbe essere predisposta e osservata un’opportuna fascia di rispetto». E ricordano che qualora l’intervento in oggetto ricada in una zona classificata Sic (Sito di interesse comunitario) o Zps (Zona di protezione speciale) «dovrà essere assoggettato alla procedura di valutazione di incidenza ambientale, con esiti di compatibilità ambientale». E fanno poi riferimento agli esperti Carlo Modenesi e Celestino Panizza, coordinatori del gruppo di lavoro sui pesticidi per l’Italia. «Le parole dei due ricercatori – rimarcano le quattro commissioni nel documento fatto proprio dal consiglio provinciale – sono chiarissime. I diserbanti a base di glifosate possono diventare un problema non solo per l’uso fatto in agricoltura, ma anche per la crescente abitudine di impiegarli nello sfalcio delle strade e in altri contesti simili».

  14. luglio 16, 2013 alle 2:47 PM

    sarebbe ora.

    da La Nuova Sardegna, 16 luglio 2013
    Si va verso lo stop ai diserbanti. In Provincia i timori sull’uso di prodotti chimici per la pulizia delle cunette. (Michela Cuccu)

    ORISTANO. La Provincia potrebbe finalmente bandire l’utilizzo di diserbanti chimici per la pulizia delle cunette nelle strade di competenza. Il voto non c’è ancora stato, nel senso che bisognerà attendere la prossima seduta del consiglio per averne conferma, ma i contenuti del dibattito che si è svolto in aula sulla mozione presentata dal Pd sui rischi del diserbo chimico, fanno pensare che l’assemblea sia orientata verso una approvazione trasversale di una “messa al bando” di sostanze pericolose per l’habitat naturale e la salute umana. In altre parole, potrebbe essere modificata la lista dei prodotti utilizzati per la pulizia delle cunette, dato che quelli attualmente in uso, stando ai risultati di indagini scientifiche, non risultano essere esattamente adeguati a garantire, da un lato, il mantenimento dell’habitat naturale, dall’altro ad evitare serie conseguenze per la salute dell’uomo e delle specie selvatiche e persino per gli allevamenti. La questione, di estrema delicatezza, era stata sollevata nelle scorse settimane dal consigliere provinciale Battista Ghisu. L’esponente del Pd, primo firmatario di una mozione che sollevava pesanti interrogativi sull’effettiva convenza del diserbo chimico, soprattutto alla luce del bilancio fra risultato immediato e conseguenze sulla salubrità degli ambienti, venerdì pomeriggio ha riproposto in aula la questione, richiamando il parere di un esperto del settore, Carlo Modesti, docente universitario, sottolineando molte perplessità sul ricorso eccessivo del diserbo chimico non solo da parte della Provincia, ma anche di altri enti, come l’Anas, l’Arst (anche sulla tratta del “trenino verde”) ma anche i Consorzi di Bonifica e gli stessi Comuni. Dal dibattito, durato due ore, sono emersi vari aspetti della questione. Ad esempio, sia da parte del Presidente della Giunta, Massimiliano De Seneen che dall’assessore ai Lavori pubblici, è arrivato lo stimolo ad adottare misure che tuttavia, consentano di garantire servizi importanti, quali appunto il diserbo delle cunette sui 2mila chilometri di competenza della Provincia, lavori indispensabili per assicurare la sicurezza della rete viaria, tenendo però conto della riduzione degli organici degli addetti alla pulizia delle strade ed anche alla risorse, sempre più ridotte, per l’assegnazione degli appalti per lo sfalcio dell’erba.

  15. gennaio 2, 2014 alle 3:03 PM

    da La Nuova Sardegna, 2 gennaio 2014
    Macomer, cunette pulite con i diserbanti. Nonostante lo stop chiesto dalla Regione, l’Anas continua a utilizzarli lungo la statale 131. (Tito Giuseppe Tola)

    MACOMER. Nella primavera del 2013 l’assessore regionale all’Ambiente aveva scritto all’Anas chiedendo di sospendere l’utilizzo dei diserbanti chimici negli interventi di pulizia delle cunette delle strade sarde. Sembrava che questa pratica fosse stata definitivamente abbandonata, invece ai bordi della statale 131 sono ricomparse le strisciate gialle dell’erba bruciata dalle sostanze utilizzate per impedirne la crescita. Chi si immette sulla 131, le nota sugli svincoli di Birori e Borore e lungo le cunette procedendo nelle direzioni di Cagliari e di Sassari. Sugli effetti delle sostanze usate dall’Anas per ripulire le cunette sono stati manifestati dubbi anche da parte di alcune associazioni ambientaliste. Negli anni scorsi furono gli allevatori della zona a denunciare per primi l’uso dei diserbanti chimici nella pulizia delle strade dove prima si interveniva con gli operai dotati di decespugliatori o con mezzi meccanici muniti di appositi accessori da sfalcio. Scesero in campo anche le associazioni Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra, che intervennero anche presso il ministero dell’Ambiente, la Regione e la Commissione europea, denunciando l’uso frequente di diserbanti chimici per la pulitura delle cunette stradali. Il timore degli allevatori è che il bestiame durante i trasferimenti a piedi lungo le strade possa cibarsi di erba trattata con il diserbante andando incontro a seri rischi. La natura della sostanza utilizzata nei giorni scorsi sulla statale 131 non si conosce. Negli anni scorsi veniva impiegata una sostanza prodotta da una ditta danese che ha come componente il glifosate 360 g/l, un essicante sistemico non selettivo che non è da considerare come l’acqua del rubinetto. Chi in questi giorni percorre la 131 nota subito il contrasto tra il verde dei campi e il giallo dell’erba trattata con il diserbante, un contrasto che suscita perplessità e pone più di un interrogativo sulle conseguenze che i prodotti utilizzati possono creare all’ambiente e all’ecosistema. Quando nel recente passato la sostanza è stata usata per far seccare l’erba lungo le cunette della Macomer-Nuoro e della Macomer-Bosa, veniva sparsa per mezzo di pompe montate sui mezzi utilizzati per percorrere le strade. È accaduto che degli spruzzi trasportati dal vento siano finiti sui fondi confinanti. Alcune vigne mostravano evidenti i segni del contatto col diserbante: le foglie delle viti apparivano con dei punti color marrone, come se fossero state bruciate. Alcune provincie e, poi, la Regione chiesero all’Anas di abbandonare la pratica del diserbo, ma motivi economici (lo sfalcio è costoso) sembrano impedirlo.

  16. Mirko
    febbraio 8, 2014 alle 12:51 am

    Io ho inviato ieri questo documento, con foto e tabelle annesse (se serve le allego), ad un corrispondente della Nuova Sardegna, non so quanto e cosa pubblicheranno, però credo possa essere utile a rianimare la discussione su questa pericolosa pratica:
    Ancora diserbo chimico, ancora inutili rischi

    Delle dichiarazioni dell’assessore regionale all’ambiente Biancareddu, che ad aprile invitava l’ANAS a «sospendere immediatamente l’utilizzo del diserbante chimico per la pulitura delle cunette, raccomandando il ripristino dell’esecuzione degli interventi di pulitura con il ricorso alla falciatura manuale o, perlomeno, meccanica», nessuno si è curato, e tanto meno lui, visto che tale pratica è stata mantenuta e continua ad essere attuata lungo la SS131, la SS127 e altre strade ed aree della regione, incluse le ferrovie gestite dall’ARST. La grande mobilitazione contro l’uso dei diserbanti chimici ed a favore del ripristino di tecniche meccaniche per la gestione della vegetazione delle cunette e lungo la linea ferroviaria, pare non aver intaccato minimamente la possibilità che ANAS e ARST hanno di distribuire questi prodotti venefici sul territorio. E’ paradossale che un trenino verde rilasci periodicamente sostanze pericolose per la salute degli ecosistemi, uomo incluso, e capaci di peggiorare la qualità del paesaggio che il gestore della linea –l’ARST- ha la pretesa di tutelare e valorizzare. Ed è eufemistico che si parli di pulizia delle cunette, invece che di guerra alle piante spontanee, condotta con tanto di armi chimiche e di vittime collaterali. Questo atteggiamento, che potremmo definire “fitoxenofobo”, non tiene minimamente in considerazione l’importanza che la vegetazione riveste in questi luoghi; si parla tanto di effetto serra, si firmano accordi internazionali per la riduzione delle emissioni di CO2 e poi si pensa solo a produrre altra energia da fonti “green”, invece che cercare di aumentare la quantità di carbonio fissata dagli/negli organismi viventi. Diserbare chimicamente due metri di cunetta (o ferrovia) per carreggiata, significa eliminare la vegetazione per decine di Km² (basta moltiplicare i 4 m in cui viene effettuato l’intervento, 2 per carreggiata, per le centinaia di chilometri su cui è distribuita la vegetazione che accompagna le strade e le ferrovie della regione), provocando, in assenza di radici, macro e microrganismi, la perdita di sostanza organica contenuta nel suolo su cui tali piante crescono e che contribuiscono a costruire, incrementando ulteriormente le emissioni di CO2. Nelle zone in cui la pratica del diserbo chimico si perpetua da diversi anni si è innescato un processo regressivo, con decrescente complessità delle comunità vegetali e animali, spintosi a tal punto che in alcuni tratti non cresce più nessuna specie vegetale, mentre piccole porzioni di quello che è ormai un substrato vengono occupate unicamente da comunità semplificate, come quelle rappresentate dai muschi. La presenza della vegetazione lungo le cunette, grazie alle trame che le radici formano, garantisce un “setacciamento” delle sostanze presenti nelle acque che vi confluiscono, depurandole ed evitando che tutti i prodotti rilasciati dal passaggio di auto e mezzi pesanti (legati all’usura di alcune parti come freni, pneumatici, oli, ecc.) o provenienti dai terreni a monte, spesso concimati con prodotti chimici, finiscano nelle falde o nei corsi d’acqua, inquinandoli. A questa sopraggiunta incapacità fitodepurativa si sommano gli effetti prodotti dalla persistenza del Glyphosate ( Nonostante sia una delle sostanze più vendute a livello nazionale e la sua presenza nelle acque sia stata abbondantemente confermata anche da dati internazionali, il suo monitoraggio è tuttora effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza e/o il metabolita AMPA sono presenti nel 90% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, sempre con concentrazioni oltre il limite di 0,1μg/l, rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2008/2010, ISPRA), la cui pericolosità è inoltre incrementata se associato ad un additivo, il cui acronimo è POEA, 30 volte più tossico dell’erbicida.
    Se a questo dato correliamo il fatto che il trattamento viene eseguito anche nel periodo più piovoso, quello autunno-invernale, con conseguente accumulo e scorrimento d’acqua lungo i canali, la cui destinazione è intuibile, mi pare che non ci sia molto da aggiungere…
    La presenza dell’erbicida e dei suoi metaboliti ha delle implicazioni notevoli sulla salute -anche se sarebbe più opportuno dire sulla possibilità di esistere- degli anfibi, pericolosamente in declino in tutte le regioni del paese (RELYEA R.A., 2005 – The lethal impact of Roundup on acquatic and terrestrial amphibians. Ecological Applications, 15(4): 1118–1124). L’erbicida agisce anche sugli altri organismi, al di là dell’effetto tossico che può esplicare su alcuni gruppi sistematici, riducendo le scorte alimentari e/o attraverso la distruzione dell’habitat .
    Per quanto riguarda la salute umana, esiste una raccolta di studi (Round up and the birth defect: is the pubblic being kept in the dark?) nella quale vengono messi a disposizione i risultati di diverse ricerche sugli effetti teratogeni del glyphosate e sulle sue interazioni negative con il sistema riproduttivo; l’esposizione a questo erbicida, anche a dosi più basse della comune diluizione a scopo agricolo, è inoltre correlata ad un aumento dell’incidenza dei linfomi non-Hodgkin. E pensare che in Argentina, un’associazione di madri, Mothers of Ituzaingo, ha sfidato la Monsanto, casa produttrice del Round Up, erbicida a base di glyphosate usato nelle coltivazioni transgeniche di soia diffuse nell’area in cui vivono insieme alle famiglie, per difendere il diritto alla vita dei propri bambini (i figli di alcune di loro morirono pochi giorni dopo la nascita), aggiudicandosi un importante premio per la tutela dell’ambiente: il Goldman Environmental Prize 2012. Se poi non si vuole entrare nel dettaglio, è sufficiente leggere la scheda di sicurezza di un erbicida contenente questo principio attivo, nella quale si citano i rischi di lesioni oculari, mentre si accenna agli altri danni alla salute unicamente perché si da per scontato che chi utilizza il prodotto si protegga in modo adeguato; nella scheda si evidenzia come il prodotto sia tossico per gli organismi acquatici e si sconsiglia di utilizzarlo in prossimità dei canali di scolo o altri luoghi in cui l’acqua sia presente. Sia ANAS che ARST non tengono minimamente conto di questo ed aspergono con colpevole negligenza tutto quello che incontrano lungo il cammino, senza preoccuparsi di segnalare ai cittadini l’area interessata da tale intervento. Non è improbabile, anzi accade che, poco dopo il passaggio del mezzo che sparge l’erbicida, le persone utilizzino la strada per attività all’aria aperta, oppure che alcune di loro raccolgano erbe spontanee o lumache nelle aree trattate o prossime a queste; dato che dal momento in cui il diserbante viene utilizzato al momento in cui le parti aeree della pianta ingialliscono intercorrono diversi giorni, c’è il rischio che queste persone si intossichino inconsapevolmente. Come fanno se accusano un malessere fisico legato al contatto con l’erbicida a ricondurlo a questo? Anche se l’ANAS sostiene che prima di effettuare l’intervento la ditta che esegue l’irrorazione lo comunichi all’ASL del territorio, potrebbe essere che alcune persone non lo riconducano alle piante raccolte. Perché far correre questo rischio alla gente? Lo stesso capita agli erbivori che durante gli spostamenti brucano l’erba, intossicandosi e riportando problemi difficilmente individuabili. E Cosa accade quando il diserbo chimico viene effettuato lungo i tratti che attraversano il paese, come nel caso della linea ferroviaria Palau-Sassari, in zone frequentate dai bambini? E chi pratica l’agricoltura biologica ed ha l’azienda in prossimità della strada e potrebbe vedersi ritirare la certificazione? E con L’apicoltura? In merito ai rischi che corrono le api in seguito all’utilizzo del glyphosate è intervenuto anche il Prof. Lucianu della facoltà di agraria ed alcuni apicoltori, giustamente preoccupati.
    Oltretutto, le scarpate che sovrastano le cunette in assenza di radici rischiano di franare sulla strada, con la possibilità, non certo remota, di generare incidenti e/o di richiedere costosi interventi di rimozione, ma, nel paese in cui si attende l’emergenza, tutto pare ammesso.
    Peccato ci sia un rifiuto, da parte di chi decide che questa pratica sia idonea e di chi, a livello politico, la accetta, a comprendere che i caratteri propri di ogni paesaggio sono la diversità, la connettività e l’eterogeneità e che alla base della funzionalità degli ecosistemi che lo compongono ci sono le interazioni; quindi, ne deriva che ogni intervento su questi si riflette inesorabilmente su tutte le sue componenti, e noi esseri umani siamo tra queste! Va inoltre aggiunto che splendide piante come le orchidee, un tempo abbondanti lungo le cunette, pur godendo di diversi livelli di protezione (è vietata la raccolta), sembrano non godere di quella dal dissecamento tramite erbicidi.
    E’ un vero peccato non comprendere l’importanza che queste “ strisce verdi” rivestono per la nostra salute. Sembra quasi che le piante che vegetano lungo le cunette non meritino di esistere, siano fastidiose per il solo fatto di essere lì, di crescere e che noi, allo stesso tempo, non meritiamo la “compagnia” di un paesaggio ameno durante le attività all’aria aperta o gli spostamenti in auto. Alcuni comuni si sono attivati, come Sedilo e Neoneli, per vietare questa pratica all’interno dei loro territori e gli altri, cosa aspettano? E noi cittadini, cosa aspettiamo a farci sentire ed a metterci di traverso?

    Mirko Piras, dottore in scienze naturali

    • febbraio 8, 2014 alle 10:52 am

      ciao Mirko,

      se ritieni, puoi inviarci tutto – tabelle comprese – all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.
      Possiamo pubblicarlo come tuo intervento.

      Stefano Deliperi

      • Mirko
        febbraio 8, 2014 alle 3:34 PM

        Fatto!

    • M.A.
      febbraio 8, 2014 alle 12:35 PM

      Dott. Piras ha scritto delle sacrosante verità che condivido in toto. Ognuno ha da sempre coltivato i propri interessi fregandosene di tutto ciò che gli circonda. Per Anas e Fds penso che sia economicamente vantaggioso cospargere le cunette con erbicidi piuttosto che assumere degli operai che effettuino il taglio meccanico. Questa politica di deforestazione selvaggia della macchia è avvenuta e avviene tutt’ora anche in campo agricolo. Consultando dei libri è impressionante come sia stato stravolto il paesaggio negli ultimi 20-30 anni con la meccanizzazione agricola. Tutto ciò ha stravolto e modificato tante nicchie ecologiche con eventi identici con quelli citati da lei per le cunette. Il passaggio tipico campidanese, fatto da appezzamenti di terreni recintati con i rovi, i lentischi e i fichi d’india non esistono più e hanno lasciato il campo a sterili reticelle in metallo. I muretti a secco secolari sono stati distrutti! Se prima da un rovo si potevano ottenere more, da un fico d’india i frutti per la marmellata e dalla macchia la provvista di legna per l’inverno, oltre al fstto che rappresentava un confine naturale per il bestiame e veniva tutelata per questi motivi, oggi non esiste più, perché per la legna basta un filare di eucalyptus e le fichi d’india si trovano nei supermarket importate dalla Sicilia e per il bestiame ci son le reticelle, che hanno il vantaggio di essere economiche, facilmente sostituibili in caso d’incendi, e non serve manutenzione. Oggi giorno con tutti i trattati sulla difesa della biodiversità, sulle emissioni di CO2, sulla tutela del paesaggio è impensabile che la Sardegna viva in questo scempio ambientale anche in campo agricolo. Un cespuglio per molti agricoltori rappresenta solam7 un ostacolo alla loro attività, rappresenta un paio (alla sarda) di metri quadri non coltivabili e quindi non produttivi economicamente. Con questa politica di deforestazione selvaggia la nostra fauna ne ha risentito tantissimo. Gran parte degli uccelli migratori hanno cambiato rotta e la fauna stanziale ha subito un decremento negli ultimi 20 anni; Quando la gente e associazioni hanno iniziato a guardare il cielo e visitare la campagna senza più vedere la fauna di un tempo, con gli interessi economici che ci sono dietro nel campo agricolo è stato più facile mirare il dito e cercare le cause altrove..

      • febbraio 8, 2014 alle 2:47 PM

        M.A., hai ragione da vendere, sono le stesse cose che noi diciamo e denunciamo da anni.
        Però, la fauna che riesce a sopravvivere a questo scempio voi la sparate,
        E’ una follìa, altro che “tradizioni”, lo capisci?

        Stefano Deliperi

  17. M.A.
    febbraio 8, 2014 alle 4:59 PM

    Ma non è la caccia il problema, la caccia è la soluzione per far si che chi direttamente usufruisce del territorio con il prelievo, né siano i primi tutori. Hanni fa eravamo molti di più di 46000 cacciatori Stefano, il bracconaggio era forte e serviva a sfamare famiglie. Un’apertura del 90 avevano sbloccato una riserva a Santulussurgiu, straripava di conigli. Lungo la strada si contavano decine e decine di macchine era disseminato di cacciatori, chi 5 chi 3 chi 2 conigli, ed è stato così per anni, è stato così in molte parti della Sardegna. Oggi se ci vai i conigli non ci son più e non perché ci siamo mangiati tutto prima,ma perché come diceva Mirko e come ti dico io, l’agricoltura selvaggia ha distrutto tutto, ha avvelenato l’erba, ha indebolito la specie e favorito l’espansione di malattie. Sai quanti conigli avvelenat e impestati da Mixomatosi abbiamo trovato all’epoca? A sacchi! La caccia è una predazione regolata da norme scientifiche, essa è eco sostenibile per definizione. Si scelgono le prede, ci sono tempi e modi per rispettare cicli biologici. Oggi giorno, serve anche per il contenimento delle malattie per evitare che si spostino e contamino altre nicchie. La caccia a tutte le specie, serve per fare una selezione evita accoppiamenti tra consanguinei, il prelievo viene fatto sulle specie più vecchie perché son le prime più vulnerabili ai cani, consente a chi sopravviveva di avere più risorse alimentari e areali per i superstiti incrementandone la fertilità. Ciò avveniva ieri come avverrebbe oggi, ma ciò è impossibile perché è il sistema “ambiente” ad essere marcio e malato. La caccia non è solo tradizione, ma per il mio personale modo di vedere e capire è una risorsa, non solo economica, ma soprattutto ambientale e qui in Sardegna ne abbiamo veramente bisogno, per salvaguardare l’ambiente non solo da incendiari e bracconieri, ma da come stanno andando le cose anche dai politici. Piuttosto tutto ciò che ho scritto per la parte politica che interessa a me, è sconosciuta, e la gente continuerà ancora a votare il “meno peggio” ossia a chi vende fumo!

    • febbraio 8, 2014 alle 5:21 PM

      la caccia oggi finisce di far fuori la fauna scampata a veleni, cementificazione del territorio, incendi, ecc
      Lo capisce anche un bambino.

      Stefano Deliperi

  18. M.A.
    febbraio 8, 2014 alle 5:07 PM

    Se vai tutt’oggi, hai visto quanti campi vengono trattati per eradicare la ferula? È più etico uccidere per nutrirci come facciamo noi, o uccidere una vita in nome del profitto economico, fuori dalle leggi naturali, creando danni di notevoli entità? I veleni uccidono tutto grandi e piccoli senza distinzioni e poi per cosa? La maggior parte dei terreni non sono coltivabili, creano pascoli desolati e incolti. È più nocivo tutto ciò o 30 grammi di piombo di una cartuccia? Perché vla gente si inorridisce di una fucilata e non pensa a tutto questo?

    • febbraio 8, 2014 alle 5:22 PM

      appunto.
      La caccia oggi finisce di far fuori la fauna scampata a veleni, cementificazione del territorio, incendi, ecc
      Lo capisce anche un bambino.
      la gente inorridisce per tutte queste cose, non solo per la caccia, stai tranquillo.

      Stefano Deliperi

  19. M.A.
    febbraio 8, 2014 alle 5:37 PM

    Forse non si è capito, che dove ci sono veleni oggi non ci caccia più nessuno, oggi il 90 % dei cacciatori caccia il cinghiale, oggi si caccia in quelle località dove agricoltura e veleni te lo consentono. Oggi urge un ripristino ambientale e alla svelta. Solo così si potra riavere un vigoroso patrimonio faunistico. Quando ci sarà la caccia diventerà nuovamente dignitosa eda 46000 diventeremo nuovamente 60 -70000 cacciatori.

    • febbraio 8, 2014 alle 5:49 PM

      bravo, 7 +.
      E intanto?
      Mentre si realizza il “ripristino ambientale” che si fa?
      Si continua a sparacchiare alla fauna superstite?
      Lo capisci che è un lampante controsenso?
      Oggi la caccia di cui parli è morta, lo dicono anche tanti cacciatori.
      E’ morta anche perchè le associazioni venatorie non hanno alzato un dito per difendere l’ambiente.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 8, 2014 alle 6:08 PM

        Stefano non è morto niente, perché sono vive più di prima le nostre tradizioni. Sarebbe morto tutto al di fuori di questo contesto culturale. In Sardegna la pressione venatoria si è spostata sul cinghiale, e qualche altra specie migratoria giudicata in aumento. Cosa pensi che la gente giri armata facendo i burattini in mezzo ai monti alla ricerca dell’ultimo coniglio scampato alla peste? No la gente ha cambiato forme di caccia. Il coniglio selvatico, oltre ad essere una specie che ha sopportato una notevole pressione venatoria, è stato fondamentale per salvaguardare diversi ecosistemi, molti predatori rapaci dipendono dal coniglio. Vietare la caccia, come ti ho detto tante volte, significa incrementare il bracconaggio; per frenare il bracconaggio bisogna puntare alla valorizzazione della caccia, che non significa aumento di giornate per creare mattanze, significa sensibilizzare il cacciatore all’ambiente. Per anni questo non è esistito, un po colpa vostra (ass. ecologiste in generale) e gran parte delle leggi statali, fatte per accontentare una società inquinata da messaggi sbagliati. Il cacciatore, per questo si occupava di pagare i bollettini alla posta, e quando finiva la caccia appendevs il fucile nell’armadio. Altri schifati da una società ipocrita e da leggi in materia vergognose, salgono su aerei oppure si fanno un calendario tutto loro, poi ci sono quelli nefasti che non basta la stagione venatoria, ma spinti da questa passione vanno anche in estate. Fammelo dire per rispetto e coerenza, c’è anche chi va a spegnere incendi volontariamente. Oggi c’è bisogno di una legge che integri l’uomo all’ambiente, tutto l’anno anche quando la stagione è finita. C’è bisogno che osservi, monitori e prottegga, e tutto ciò si ottiene creando altri vincoli o ripopolamenti con polli colorati. È un qualcosa di più grande e più profondo che noi sardi, date le nostre tradizioni e il nostro attaccamento alla natura, possiamo raggiungere.

      • febbraio 8, 2014 alle 7:33 PM

        è morta la caccia di cui parli tu, in gran parte sono rimasti sparatori.
        E lo sai anche tu, mi pare di capire.

        Stefano Deliperi

  20. Raimondo Cossa
    febbraio 8, 2014 alle 6:29 PM

    Segnalo l’utilizzo di Glifosato da parte della provincia (OR) nel versante meridionale del Montiferru. Cunette giallo-rosse adiacenti a pascoli del Bue Rosso, agli agrumeti di Milis, agli olivetti di Seneghe mentre la stampa parla del Premio Nazionale Montiferru. Basta veleni!!! La provincia risponda!!!

  21. M.A.
    febbraio 8, 2014 alle 9:02 PM

    Non è morta no Stefano! Non è morta perché la caccia al cinghiale è più viva di prima, perché ci sono molti giovani che la praticano ed propio per questo che bisogna migliorarla. Anche la politica degli ATC, quella che vorresti tu, contribuisce nel resto d’Italia a mantenere in vita quest’attività. Se non fosse stato per questi ATC, con la immissione di selvaggina pronta caccia, sai da quanto tempo sarebbe effettivamente morta laddove non vi è una tradizione e una cultura che la protegga? Da tanto..però come ben saprai oltre gli introiti economici, ci sono anche le multinazionali delle armi che in italia fan si che essa sopravviva, ci sono partiti politici che la tutelano, partiti di centro destra in primis, che però non nel modo più giusto, sia per i cacciatori ma soprattutto per l’ambiente.

    • febbraio 9, 2014 alle 12:05 am

      riconosci che si tratta ormai di un “affare economico” anche tu, non mi pare che sia quello di cui hai parlato tante volte: la caccia “tradizionale” è morta, amen.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 9, 2014 alle 1:23 am

        la caccia, per tanto in cui noi continueremo ad esercitarla, sarà sempre in forma tradizionale. Le battute di caccia grossa non sono safari, vengono praticate allo stesso modo da generazioni. Non vuoi riconoscerlo, sembra quasi che non accetti che la caccia è radicata nelle tradizioni! Il vestiario, le tecniche, le poste, gli utensili è tutto strettamente legato alle tradizioni persino le tecniche di macellazione, is arrasojas, la caccia in Sardegna è strettamente legata alle tradizioni, ora e sempre!

  22. Mirko
    febbraio 9, 2014 alle 7:30 PM

    M.A. , riconosco la complessità della questione caccia, però, se c’è una cosa dinamica nelle società umane questa è la cultura; trovo un po’ sorpassato legarsi in modo così viscerale a questo tipo di tradizione (e anche ad altre). C’è stato un tempo in cui la “santa” inquisizione usava un sacco di strumenti tradizionali e tecniche molto affinate che, fortunatamente, sono scomparse… E’ vero che tutta la grossa fauna sarda è stata introdotta secoli o millenni fa (come il cinghiale, che ha avuto anche la possibilità di differenziarsi in una sottospecie differente da quella da cui deriva), ma pensare che la caccia sia l’unica soluzione per tenere sotto controllo tutte le specie presenti nell’isola è come pensare di risolvere il sovrapopolamento umano con gli omicidi o le guerre, cosa ovviamente assurda. Il paesaggio sardo e, più in generale, quello globale, è sotto assedio. Come diceva Stefano, spesso i cacciatori si accaniscono sui pochi animali superstiti, deteriorando ulteriormente la funzionalità di un ecosistema. SArebbe interessante uno studio sul numero degli animali uccisi ogni anno, senza entrare in merito a situzioni particolarmente drammatiche, dalle normali attività umane, come gli spostamenti in auto; e magari un altro su quelli fulminati dai mezzi per il trasporto della corrente elettrica; poi ci sarebbero quelli uccisi dagli animali domestici (in particolare la piccola avifauna), dopo ancora quelli uccisi dalle normali attività agricole. Si tratta di un ecatombe, che rifiutiamo di vedere. Oltre che la caccia, mi auguro che tra qualche anno scompaia la pratica dell’allevamento di animali destinati alla macellazione. Allora, forse, potremmo definirci “evoluti”.

    • M.A.
      febbraio 9, 2014 alle 8:07 PM

      Mirko, non so se sei sardo, ma augurarsi che non vengano uccisi più animali neanche quelli destinati alla macellazione è veramente utopistico. Soprattutto qui in Sardegna! Non prendiamoci in giro, sono tutte tradizioni che vivono ancora. Quante persone producono insaccati ancora a livello familiare? Quante persone vivono dalla pastorizia? Tantissimi. Uccidere un animale sarà sempre etico, soprattutto qui da noi. Per la questione caccia, è si complesso, ma anche a me piacerebbe avere degli studi scientifici, in grado di dimostrare quale sia l’attività antropica a più alto impatto sulla fauna, e li intervenire. Attività umane che incidono negativamente sulla conservazione faunistica ce ne sono tantissime, e se la caccia tramite il prelievo venatorio, può incidere è senz’altro assai inferiore ad altre attività. Non bisogna sottovalutare la caccia. Oggi 9 febbraio è ufficialmente chiusa la stagione venatoria in Sardegna, da domani ci saranno 46000 persone che stanno aspettando l’apertura della prossima stagione aspettando e sperando che ci sia una svolta politica in positivo. C’è veramente moltissima gente che ha consacrato la sua vita alla caccia, mettendola al primo posto rispetto al lavoro, famiglia etc etc, e c’è tantissima gente che pur vivendo a pane e formaggio, essendo disoccupati e non avendo prospettive, il 16 febbraio continuerà a votare quei partiti politici che promettono di far passare leggi in favore di quest’ultima. Un saggio diceva che la civiltà di un popolo si misura in base al rispetto che si ha verso gli animali; per noi sardi, la civiltà si misura interpretando il ruolo che la natura ci ha dato e vivere secondo quei principi nè più né meno.

      • Mirko
        febbraio 9, 2014 alle 10:48 PM

        Sì, sono sardo e vivo in un paese in cui nelle campagne si pratica unicamente l’allevamento o attività connesse a questo, con un nonno che ha interrotto il suo lavoro di allevatore a più di ottant’anni. Il problema lo evidenzi tu nel momento in cui dici che “C’è veramente moltissima gente che ha consacrato la sua vita alla caccia, mettendola al primo posto rispetto al lavoro, famiglia etc etc, e c’è tantissima gente che pur vivendo a pane e formaggio, essendo disoccupati e non avendo prospettive, il 16 febbraio continuerà a votare quei partiti politici che promettono di far passare leggi in favore di quest’ultima” . Per me è assurdo che per alcune persone l’espressione più alta della socialità sia la caccia, il Pleistocene è finito da un po’… e pur riconoscendo, da ex onnivoro, l’importanza di questa in quell’epoca, non la vedo in questa, l’Olocene… delegare poi ad un politico di professione la speranza di poter sparare di più, senza considerare altro, mi sembra molto triste (già pensare che la caccia sia una questione politica lo è).
        Poi, il fatto che molti vivano di pastorizia, non renderà mai etica l’uccisione di un animale, sostenerlo è come affermare che siccome esistono i produttori di armi, sarà sempre etico uccidere un’altra persona… Credo anche -anzi, ne sono convinto- che lo sfruttamento dell’uomo sulll’uomo nasca da quello dell’uomo sugli altri animali, quindi…
        Il detto del “saggio” che hai riportato è più che condivisibile. Se alcuni dei “mitologici” allevatori sardi sono così rispettosi della natura (e quindi degli animali), mi spieghi il perché debbano ricevere dei contributi per il benessere animale?! io, in questi anni, ho visto non solo mancanza di rispetto nei confronti delle specie allevate, ma anche mancanza di riconoscenza. Non sono tutti così certo, ma non sono di certo un’esigua minoranza.

  23. M.A.
    febbraio 9, 2014 alle 11:44 PM

    Mirko, forse non hai letto certe conversazioni su questo tema tra me e Deliperi. Proprio tu che vivi in certe realtà ti sari reso conto che una certa cultura e certe tradizione sono vivissime, grazie alla politica, alle pro loco e quant’altro. La caccia è insita in una fitta rete, di tradizioni, e in molte località è l’espressione di una sardità. La caccia in Sardegna in certe comunità è un collante, è un’attività che consolida rapporti interumani risvegliando tradizioni, quali macellazione, utilizzo delle carni, ma gli stessi metodi di caccia che si perdono nei tempi! In Sardegna gran parte delle sagre si basano su quello sfruttamento animale e la gente non s’ indigna ma partecipa. Basta vedere la sagra della pecora, del vutello, dell’agnello e chi più ne ha più ne metta. La gente non si scandalizza di un una pecora sgozzata, per essere fatta a spezzatino, perché ha da sempre fatto parte della nostra sardità. In questo contesto dal punto di vista etico è tanto lecito uccidere una pecora per fini alimentari quanto lo è il cinghiale. A livello pratico scientifico la caccia ha bisogno di tanti studi e di leggi che mirino sempre di più all’ecosostenibilità. Detto ciò per quanto riguarda il rapporto uomo animale hai ragione. Un’animale è sempre stato giudicata come una “bestia senza anima” che serve per poter avere risorse economiche e alimentari. Per quanto riguarda le leggi sul benessere animale, mi è capitato di sentirne di tutti i colori. Molti pastori si stanno lamentando per il fatto che giorno dopo giorno sono messi alle strette e impossibilitati nello svolgimento del proprio lavoro. La colpa è esclusivamente loro che per qualche manciata di euro in più accettano ogni condizione. Una di tante è che ultimamente vorrebbero istituire delle bilance per pesare il peso vivo dell’agnello, in modo tale che questo non subisca danni psico fisici. Questa bilancia è costituito da un semplice piatto in cui l’agnello deve essere collocato. Fino a oghi gli agnelli per essere pesati vengono legati alle zampe posteriori e agganciati ad una pesa. Questo viene giudicato stressante per l’agnello. Il tutto dura però pochissimi secondi. Sai quando arrivano i camion per prendere gli agnelli quanti ne prelevano? Quanto ci mettono per pesarli? Con queste pese quanto tempo servirà in più, chi gli dice di rimanere fermo sulla pesa per far si che il peso stimato sia quello reale? Quelle persone vivono anche di quello e una variazione di peso comporta direttamente una variazione di euro.. è che a molti piacerebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, ossia prendere i finanziamenti e continuare a lavorare così come gli è stato insegnato.

  24. aprile 12, 2014 alle 4:53 PM

    da La Nuova Sardegna, 11 aprile 2014
    Diserbanti, il Pd chiede il bando.
    Una mozione del gruppo consiliare: «L’uso lungo le strade è ripreso». (Michela Cuccu): http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2014/04/11/news/diserbanti-il-pd-chiede-il-bando-1.9029201

  25. Raimondo Cossa
    aprile 12, 2014 alle 6:23 PM

    Era ora! Finalmente un po di buon senso. Speriamo non restino solo parole.

  26. aprile 28, 2014 alle 6:36 PM

    da L’Unione Sarda, 28 aprile 2014
    “No ai diserbanti per pulire le cunette”. L’interrogazione di Sel alla Regione: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/04/28/no_ai_diserbanti_per_pulire_le_cunette_l_interrogazione_di_sel_alla_regione-6-365175.html

  1. aprile 6, 2013 alle 4:52 PM

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