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Che cosa ci può essere dietro gli investimenti della Qatar Holding in Sardegna.


Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

Abbiamo ricevuto da Marcello Carlotti, antropologo e documentarista, un approfondimento sotto un particolare profilo sulla vicenda degli investimenti della Qatar Holding in Sardegna.

Del ruolo della International Swaps and Derivates Association (ISDA) in ambito geo-politico e finanziario internazionale ne ha parlato chiaramente Joseph Stiglitz, economista statunitense e vincitore del premio Nobel per l’economia (2001).

Sia il Board of Directors che la Members List sono composti da persone e istituzioni che non perdono certo il loro tempo a pettinare bambolette.

Da leggere, per riflettere.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Arzachena, Costa Smeralda, simulazione progettuale ville di lusso

Arzachena, Costa Smeralda, simulazione progettuale ville di lusso

Il Cavallo di Troia degli Emiri.

Mi chiamo Marcello Carlotti, sono un antropologo che ha lavorato a lungo fuori dall’Italia, e sono un documentarista ma prima ancora sono un cittadino che ama la sua terra, la Sardegna. Attualmente vivo parte del mio tempo in Gallura dove, a volersi tenere informati, stanno succedendo delle cose strane ed ovviamente mascherate – perché se ci dicessero veramente cosa stanno macchinando, potremmo anche capire di non essere d’accordo.

Di quel che sta accadendo da queste parti, con l’ovvio placet benedicente delle pubbliche amministrazioni locali, provinciali, regionali e nazionali, dei mass media e, purtroppo, con l’ingenuo appoggio di molti cittadini stritolati dalla cosiddetta crisi, e contenti di poter guadagnare qualche soldo, hanno detto e scritto, in modo efficace, Stefano Deliperi e Giorgio Todde sulle pagine de La Nuova Sardegna.

Senza ricalcare i temi ben espressi da ambedue, vorrei però soffermarmi sugli aspetti prevalentemente geopolitici, antropologici e socioeconomici della vicenda: il terzo acuminato vertice della partita in corso, insomma.

Basterebbe dire che il famigerato miliardo di dollari in arrivo dal Qatar (bruscolini dal punto di vista degli emiri, che per il loro divertimento calcistico spendono molto di più tra Manchester City, Paris Saint German e, per un anno, addirittura Malaga) ricorda infatti più l’illusorio specchietto per aborigeni gonzi e allodole ingenue di alcune favole, che la soluzione ai problemi socio-economici che da sempre caratterizzano uno dei punti di maggiore svendita, anche della dignità, della Sardegna pretenziosamente turistica.

Purtroppo, direbbe qualcuno, a mangiare le briciole dei ricchi, si sviluppa l’illusione mimetica di essere uno di loro.

Nel luogo, la Costa Smeralda allungata da Olbia ad Arzachena, dove in molti vivono il mito della stagione (e delle mance) e del mattone, l’idea che qualcuno, una volta di più, possa arrivare con una borsa di soldi e distribuire ricchezza, diciamocelo: fa breccia, piace, ammalia e, sopratutto, non deve essere messo in discussione o tantomeno ostacolato dalle strida delle solite Cassandre.

Spiegare perché non dovremmo esserne contenti, o fieri, è pertanto un’operazione rischiosa, una lama a doppio filo. Si rischia infatti di sollecitare l’emotività di chi invece dovrebbe capire, e di spiegare solo per coloro che già comprendono.

Sardegna sud-occidentale, Teulada, costa

Sardegna sud-occidentale, Teulada, costa

Noi sardi, disgraziatamente, ci siamo abituati (ci siamo fatti abituare, se mi passate la forzatura linguistica) a non sapere comprendere i nostri potenziali, i nostri diritti e il rispetto che è dovuto prima ancora che a noi stessi, al meraviglioso angolo di mondo che ci è stato dato in custodia dal caso di essere nati quaggiù e non nel deserto del Gobi.

Contrariamente ad altri popoli isolani del resto del pianeta, noi viaggiamo mediamente poco, quasi sempre viaggiamo per trovare un lavoro che nella nostra terra incredibilmente ci è spesso negato, e pochi di quelli che trovano realizzazione fuori intraprendono poi il percorso inverso per riportare sull’isola i saperi, le competenze e i trionfi raccolti all’estero – i pochi che ci provano, del resto, rimediano quasi sempre delle sonore batoste e finiscono per ripartire.

Tutto ciò pone una serie di problemi, non ultimo e non meno importante quello che mescola autostima reale e intraprendenza fattiva. La nostra autostima, in effetti, ricorda più il racconto della rana che si gonfia per sfidare il toro fino ad esplodere, che non la costanza della goccia che sa che, prima o poi, bucherà la pietra; la nostra intraprendenza, quando c’è, si inceppa nei meandri della lamentazione e raramente giunge a divenire realtà, e quando vi giunge, le rare volte che vi giunge, spesso fa i conti con i meccanismi gastrici dell’invidia.

Allora, dicono in tanti, ben venga l’emiro che ci porta un miliardo di petrol-dollari, aumentando il valore della nostra isola con 500mila metri cubi di altri quattro alberghi a 5 stelle, acquistando 15 stazzi da trasformare in altrettante ville da mille e una notte, e che addirittura ci realizza piste di go-kart, parchi, acquafan, e chissà cos’altro.

Sono vent’anni di lavoro, mi ha detto un arzachenese mentre, bevendo un caffè ad Abbiadori, gli chiedevo che ne pensasse di questo emiro. Sono vent’anni di lavoro che muovono il comparto edilizio, per non dire dei posti che quegli alberghi garantiranno, e le ville, e le mance, e il sindaco che vuole lanciare l’università dell’accoglienza.

Corsica, attentato contro una villa sulla costa

Corsica, attentato contro una villa sulla costa

Chi è stato di recente in visita ad Arzachena e ha visto in che condizioni versa il fatiscente istituto alberghiero, onestamente potrebbe pensare che, come sempre, le parole dei politici sono se non proprio fumo negli occhi, quanto meno distaccate dalla realtà.

Panem et circenses, si diceva una volta.

Potrebbero bastare queste considerazioni, potrebbe bastare la semplice riflessione che il territorio della Costa Smeralda non deve appartenere solo ai ricchi perché è un dono che la natura ha fatto a tutti, e dovrebbe allora essere custodito e protetto da chi ci vive e da chi lo amministra.

Potrebbe bastare, ma non basta.

Infatti, la storia è molto più complessa, ed è una storia dalla trama tanto vecchia che ormai nessuno ci crede più. Non può essere. E chi la racconta rischia di passare per visionario, agitatore o squilibrato in cerca di notorietà.

Eppure, per chi la volesse sentire, questa storia ci dice che esiste un organismo, denominato I.S.D.A., che sta mettendo sotto attacco l’Europa allo scopo di comprarla a prezzo di sottocosto.

Non si tratta di una guerra visibile con attacchi all’arma bianca o baionetta in resta o eserciti o aerei, ovviamente. Si tratta di un attacco finanziario in piena regola, volto a demolire l’Europa, un pezzo alla volta, mettendo letteralmente in ginocchio la sua classe media.

Perché, dirà qualcuno, gli sceicchi e gli emiri (in prevalenza l’I.S.D.A. rappresenta a livello internazionale gli interessi di Emirati Arabi Uniti, e dunque anche il Qatar, e Dubai e che, attualmente, sono quantificabili in oltre 47.000 miliardi di Euro di investimenti: per intenderci il debito pubblico degli Stati Uniti è di circa 16.000 miliardi di euro e quello italiano di 2.000 e in Sardegna si tratta di investire solo briciole) dovrebbero mettere sotto scacco l’Europa?

La risposta è facile: ideologia applicata e, come diceva Gordon Gekko in Wall Street, avidità.      L’avidità muove il mondo e il denaro non dorme mai.

Roma, Colonna Traiana e Chiesa del SS. Nome di Maria al Foro Traiano

Roma, Colonna Traiana e Chiesa del SS. Nome di Maria al Foro Traiano

L’Europa è infatti l’ultimo baluardo del pianeta dove i cittadini e i lavoratori (ancora per poco, pare, se non interveniamo a fare qualcosa) godono di una serie abbastanza ampia e codificata di diritti, ammortizzatori e sovranità. Esiste ancora la sanità pubblica – che ad esempio negli USA post Reagan non esiste più.      Esistono ancora le ferie pagate – nel resto del pianeta se non lavori, non vieni pagato.       Esiste ancora l’istruzione pubblica – nel resto del pianeta l’istruzione superiore non è pubblica.     Esiste, ancora e almeno sulla carta, la mobilità verticale delle persone.        Esistono ancora le pensioni.

Sopratutto esiste ancora un fatto antropologico e geopolitico che noi europei, abituati spesso a vederci dal di dentro e non dall’esterno, e sempre più frammentati nelle nostre rispettive visioni regionali, non consideriamo o non consideriamo più: noi europei, che lo sappiamo o meno, siamo un modello per il resto del pianeta.

I lavoratori del resto del pianeta, cioè, hanno i lavoratori europei e la classe media europea come loro punto di riferimento, per le loro rivendicazioni e le loro aspirazioni. Le classi medie del resto del pianeta vorrebbero avere quel che abbiamo noi, e che evidentemente non è e non vale poco.

Messa così, allora, la partita di Arzachena non è più una tesserina sciolta, ma un pezzetto di un puzzle abbastanza critico. Quel miliardo di dollari, 770 milioni di euro al cambio attuale, è nulla più che il fatidico formaggio della trappola per topi.

Andando a concludere, per chi pensasse che quelli che ho svolto finora non sono altro che vaneggiamenti, vorrei dire che un’analisi critica sulle ambizioni geopolitiche e socioeconomiche dell’I.S.D.A. è stata svolta, fra gli altri, da J. Stiglitz (premio Nobel per l’economia) e che Stiglitz le ha condotte studiando non gli incartamenti top secret del Pentagono o spulciando le pagine web dei siti complottistici, bensì le ha svolte attingendo direttamente alla fonte, perché basta avere una connessione internet e una certa pratica con l’inglese per leggere direttamente sul sito ufficiale dell’I.S.D.A cosa dicono di voler fare e cosa, sopratutto, stanno già facendo sulle nostre teste, in barba alla nostra illusione di sovranità.

Ecco il link del sito: http://www2.isda.org/

Quello che questi signori stanno facendo, in qualche modo e ripetendo un cliché vecchio almeno quanto il cavallo di Troia, è di impoverire un’area, renderla debole e poi, con il miraggio del dono, impadronirsi del territorio, dell’area e dei suoi abitanti. Venendo ad Arzachena, allora diciamo in modo più semplicistico che non ci stanno regalando un miliardo di dollari, non ci stanno regalando nulla, di fatto.

Stanno comprando un territorio e i residui marginali della nostra dignità.

Siamo sicuri, allora, di stare facendo un affare?

Marcello Carlotti

Arzachena, Costa Smeralda, ampliamento Hotel Romazzino

Arzachena, Costa Smeralda, ampliamento Hotel Romazzino

(simulazioni progettuali da La Nuova Sardegna, foto per conto GrIG, S.D. archivio GrIG)

  1. max
    febbraio 4, 2013 alle 7:56 am

    l’europa e l’italia in particolare sono sotto attacco quando si dice che certi politi sono al servizio dei poteri forti nazionali a loro volta alla merce’di quelli internazionali e’ vero.
    purtroppo la cura sarebbe in odore di autarchia e quindi potrebbe essere peggiore della malattia. l’italia e’ in svendita da tempo e il sogno dell’europa temo rimanga una chimera che peraltro nasconde rischi non da poco ( essere sempre il fanalino di coda e quindi la domestica della famiglia).
    non abbiamo bisogno di maggiordomi che dicano sempre si altrimenti lo spread aumenta ma di statisti che mettano sulla bilancia i gioielli di famiglia, ma temo che se cio’ non accade e’ xche’ mancano appunto gli attributi.

  2. Occhio nudo
    febbraio 4, 2013 alle 9:11 am

    Mi viene da pensare “avanti il prossimo”, perchè in Europa siamo abituati a fare i conti con chi, negli anni, aveva più soldi e più forza, anche psicologicamente, di noi: gli americani hanno approfittato dello sfacelo economico e sociale seguito alla seconda guerra mondiale, i cinesi ci hanno “invaso” economicamente da quel dì, gli sceicchi di ogni dove li conosciamo da tempo, perciò nessuna novità all’orizzonte. Resta il fatto che un popolo affamato difficilmente può ragionare in modo lucido e i pochi che ragionano “virtuosamente” pur avendo la pancia vuota, rimarranno a stecchetto per molto tempo ancora, con dignità ma molto magri.

  3. capitonegatto
    febbraio 4, 2013 alle 10:40 am

    Ieri sera vedendo la trasmissione di Formigli su Quirra, colpivano le risposte di alcuni anziani seduti sul muretto in un paese vicino alla base . Alla domanda sulla pericolosita’ del sito rispondevano che il pericolo e’ una invenzione , e che non avendo pascoli o altre attivita’, la base era l’unico sostentamento quindi guai a chiuderla !!!
    Ecco la mentalita’ creata sia da condizioni fisiche e geologiche dei luoghi , ma anche dalla irresponsabilita’ dei governanti ( dai locali in su ).

  4. arpia
    febbraio 4, 2013 alle 2:21 PM

    Per chi ha abitato per lunghi periodi fuori dalla Sardegna e poi cerca di ritornarci non e’ semplice ed e’ vero che se puo’ spesso abbandona e riparte. Esiste una strana mentalita’ pare che tanta gente si sia rassegnata ad uno strano sistema e modo di vedere le cose, dal cemento alla mancanza di servizi. Un sistema al disservizio del cittadino, fuori dalla logica e fatto spesso di regole inventate! Quando si dice a certe persone che le cose sono chiare e ci si deve lamentare di fronte ad un disservizio o un sopruso sembrano come non capire. Poi hanno una classe politica che si sente fiera di andare in giro a dire nelle varie interviste a sottolineare ripetutamente di non essere ecologista come se fosse una parolaccia essere ecologisti, come se preservare l’ambiente e quindi la vita, fosse una strana moda, ma son ben contenti di avere un altra attivita’ che e’ quella dei poltronisti, ben attaccati alla loro poltrona e non la mollano! Ci sarebbe un bel calo della disoccupazione se alcuni la smettessero di fare tre e quattro lavori e ne facessero uno lasciando che un altro possa prendere il suo posto, per esempio, tanti hanno il posto fisso e poi fanno lavori e lavoretti extra, ovviamente tax free, si capisce. Una delle cose di questa storia che mi ha disturbato di piu’, sono l’accanimento nel voler convincere tutti di quanto sia buona questa amara pillola e di come la classe politica venga fuori dicendo che il progetto mantiene la nostra identita’ e la nostra tradizione una cosa piu’ illogica e lontana dalla verita’ non si potrebbe dire, ma un Tirolese secondo voi potrebbe mai uscire in giro in circostanze simili a dire una cosa del genere? Non penso proprio. Quindi i politici sono liberi di spararle grosse e anche grossissime, e’ chiaro che lo fanno per un loro interesse e non della collettivita’, ma tanti sardi sono duri a capire.

  5. febbraio 4, 2013 alle 2:56 PM

    da L’Unione Sarda on line, 3 febbraio 2013
    Qatar, Cappellacci contro i pregiudizi: “I progetti sono opportunità importante”: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/303352

  6. arpia
    febbraio 4, 2013 alle 5:35 PM

    Quell’uomo piu’ parla e piu’ va’ venire il mal di mare, ce l’ha nel DNA, un dono naturale. Meno male che i commenti sono chiari, li dovrebbe leggere ogni tanto per capire la voce dei sudditi per capire che vento tira e magari seguire altre rotte!

    • Juri
      febbraio 4, 2013 alle 11:38 PM

      Cappellacci è la testa di ponte di tutte le peggiori speculazioni che ambiscono a trasformare la nostra Isola in una terra di conquista. Eolico selvaggio (vedi i rapporti con Carboni & C), Sardinia Gold Mining, manomissioni continue del PPR per spianare la strada al cemento costiero, l’imbarazzante sponsorizzazione senza sé e senza ma a favore dei nababbi del Qatar e via dicendo.
      È stato messo lì esattamente per fare quello.

  7. febbraio 4, 2013 alle 8:32 PM

    Reblogged this on barbatustirolese.

  8. febbraio 4, 2013 alle 10:19 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  9. Shardana
    febbraio 5, 2013 alle 10:54 am

    Non capisco perchè abbiate censurato il mio commento che riallacciandosi a quello di capitonegatto sul programma di formigli riguardante il caso quirra ricordava il silenzio degli organi preposti al controllo,la disinformazione dettata dalla classe politica nei luoghi dove a causa dell’inquinamento si muore di cancro,l la complicità della gente del posto che trae sostentamento da questi campi di sterminio consumando prodotti alimentari contaminati.Per non parlare dei pesci che vengono pescati nei mari di quirra,teulada,capo frasca,isola di San Pietro ,cala setta e di quelli allevati nelle lagune adiacenti la centrale di portovesme.A parte qualche gruppo indipendentista,ilcomitato gettiamo le basi e qualche gruppo locale nessuno si muove e il più delle volte le loro battaglie non vengono menzionate come nel programma di formi gli presa diretta.Non capisco quindi che cosa ho scritto di così estremo da non essere pubblicato.Grazie fiordalisi forse….?

  10. ottobre 13, 2013 alle 3:11 PM

    da L’Unione Sarda on line, 13 ottobre 2013
    Costa Smeralda, la Finanza in casa degli emiri. Verifiche sui passaggi di quote Barrack-Qatar. (http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/10/13/costa_smeralda_la_finanza_in_casa_degli_emiri_verifiche_sui_passaggi_di_quote_barrack_qatar-6-334729.html)

    La vendita della Costa Smeralda finisce sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza. In particolare sono stati acquisiti i documenti relativi ai passaggi di quote dal finanziere americano Tom Barrack al fondo sovrano del Qatar.
    Il nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Sassari sta acquisendo documentazione e verificando i libri contabili della Smeralda Holding e della Sardegna resorts, le due società a cui fa capo l’impero del lusso in Costa Smeralda. Le divise grigie hanno puntato gli occhi sui passaggi di quote tra il finanziere americano Tom Barrack e il fondo sovrano del Qatar che per l’acquisto dei gioielli a cinque stelle e dei 2500 ettari di terreni inedificabili ha costituto una nuova società a Milano, ma controllata direttamente dal fondo sovrano. L’operazione di vendita, tutto estero su estero, è preceduta da una serie di passaggi tra società dello stesso gruppo Colony con sede legale nel granducato di Lussemburgo. Il prezzo finale di vendita agli arabi è di 354 milioni di euro, ma la stima fatta nel passaggio di quote tra spa risalenti al finanziere Barrack è di 360,4 milioni di euro. Insomma i conti già non tornano. Ma non è finita. Perché alla finanza interessano molto anche le parcelle, le consulenze e tutti gli altri costi direttamente legati al passaggio di quote. Una verifica, sia chiaro, quanto basta per capire meglio il ruolo di alcuni studi di consulenza che si sono trovati, spesso, nell’insolito ruolo di controllori (vedi revisore dei conti) e controllati, leggasi amministratori di società satellite.

  11. ottobre 14, 2013 alle 2:45 PM

    da L’Unione Sarda, 14 ottobre 2013
    La Finanza negli uffici del Qatar: cassaforte aperta da due operai. Accertamenti sugli anni 2011 e 2012: appalti e vendita all’Emiro. (Augusto Ditel): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131014083424.pdf

    ———————-

    La storia. Nel maggio 2012, Barrack (Colony) cedette la proprietà. Il giro di società estere. Rapporti con Lussemburgo. Interpellanza sardista: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131014083457.pdf

    ____________________________

    da La Nuova Sardegna, 14 ottobre 2013
    Blitz della Finanza a Porto Cervo, controlli su una società del Qatar. Nel mirino delle Fiamme gialle alcuni contratti d’appalto della Sardegna Resorts. La polizia tributaria ha acquisito documenti contabili. In passato altre verifiche. (Serena Lullia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/10/14/news/blitz-della-finanza-a-porto-cervo-controlli-su-una-societa-del-qatar-1.7922609

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