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Gli schiavi del nuovo millennio.


Pechino, Tien An Men, l'uomo solo davanti ai carri armati (1989)

Pechino, Tien An Men, l’uomo solo davanti ai carri armati (1989)

Ecco gli schiavi del nuovo millennio, anche in quella Repubblica Popolare Cinese che, dal 1949, ufficialmente garantisce il “paradiso in terra” per i propri cittadini.

Eppure non abbiamo mai visto, nemmeno lontanamente, una pallida idea di operazione Enduring Freedom per la Cina.

O almeno uno straccio di embargo.         Strano, no?

Stefano Deliperi

da La Stampa on line, 28 dicembre 2012

Usa, scarta il regalo e trova l’appello dell’operaio cinese: “Trattati da schiavi”.    Nelle lapidi di polistirolo per la festa di Halloween l’Sos in un «inglese zoppicante».  Ma dalla Foxconn in giù cresce l’attenzione per i diritti.

NEW YORK. Compra delle lapidi di polistirolo per Halloween – rigorosamente «made in China» – e dentro la scatola trova un foglietto di carta a righe in cui un operaio cinese lancia un accorato appello al mondo occidentale: qui ci trattano come schiavi, siamo ai lavori forzati, aiutateci. È l’incredibile storia accaduta ad una donna dell’Oregon, Stati Uniti, che aveva acquistato l’articolo in uno dei punti vendita della catena Kmart.

L’episodio – raccontato dal giornale online The Oregonian – arriva nel momento in cui su molti media americani, compreso il Nerw York Times, si sottolineano i progressi che in tantissime fabbriche cinesi stanno facendo sul fronte dei diritti dei lavoratori, a cominciare da quelli della famosa Foxconn in cui si producono alcuni prodotti della Apple. Ma evidentemente le condizioni di lavoro in tantissimi altri posti, come i campi di lavoro per la rieducazione, continuano ad essere molto lontani dagli standard occidentali.

Human Right Watch – a cui la lettera dell’operaio cinese è stata consegnata – non è in grado per ora di verificare la veridicità del manoscritto, anche se i responsabili confermano che le condizioni di lavoro descritte sono simili a quelle denunciate in altri campi di lavoro cinesi. E la donna che ha acquistato il gadget di Halloween – la quarantaduenne Julie Keith – si dice certa che quell’appello sia vero.

Nelle venti righe scritte a penna in un zoppicante ma comprensibile inglese (con alcuni passaggi in cinese) si spiega come il giocattolo acquistato sia stato prodotto nel campo di lavoro di Masanjia, a Shenyang, capoluogo della provincia del Liaoning, la più popolosa della Cina nord-orientale. Si specifica anche che è stato fabbricato nella unità 8 del campo. L’appello è commovente: «Migliaia di persone che sono qui perseguitate dal governo del Partito comunista cinese vi ringrazieranno e vi ricorderanno per sempre», si legge. Nella lettera si prega infatti di inviare il testo di denuncia proprio all’associazione Human Right Watch.

«La gente – scrive l’anonimo operaio che non si firma – qui è costretta a lavorare per 15 ore al giorno per 10 yuan al mese», nemmeno due dollari. E non ci sono soste per il sabato o la domenica o per qualunque festività, «pena duri richiami e severe punizioni», anche la detenzione, senza alcuna sentenza ufficiale.

I responsabili di Kmart, intanto, hanno assicurato che lavoreranno per garantire che i venditori e le fabbriche che producono merchandising per la catena aderiscano allo specifico programma della società che prevede il rispetto di regole standard per le condizioni di lavoro.

(foto da mailing list sociale)

  1. max
    dicembre 30, 2012 alle 11:19 am

    sono x l’autodeterminazione dei popoli e quindi contrario ad ogni forma d’interferenza straniera. cosi’ come ai cinesi andava bene il comunismo classico oggi pare vada bene il comunismo di mercato vetero capitalista. anche a costo di vite umane ( e non mi pare il caso della cina). quindi una rondine non fa primavera.idem x il magreb, la siria ecc. cosa diversa e’ l’intervento onu in taluni casi di massacri di massa ( ex jugoslavia, ruanda ecc). abbiamo visto in corea ( anni ’50), in indocina/vietnam ( anni’60/’70), iraq (anni ’90/’00) e afganistan in quale ginepraio si sono messi gli usa ci siamo messi noi poi.cosi’ come noi a + riprese abbiamo cacciato gli austriaci e poi i tedeschi se a loro non va bene il governo che hanno lo cambino.
    tutto cio’ che va oltre la petizione non trova il mio consenso.

  2. bug
    dicembre 30, 2012 alle 1:02 pm

    In Italia potrebbe farsi promotore e soprattutto cambiare aria per esempio chi anche se un po’ più vecchio di noi era presente anche quando sfilavano i carri armati a Budapest!

  3. icittadiniprimaditutto
    dicembre 30, 2012 alle 3:42 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Mara
    gennaio 1, 2013 alle 9:29 am

    C’è un gesto semplicissimo e non violento che TUTTI noi possiamo fare: leggere tutte le etichette e NON COMPRARE i prodotti targati Made in China oppure PRC. Daremmo una mano a far cessare l’obbrobrio dei campi di lavoro cinesi e nel contempo ridaremmo fiato all’economia italiana. Lo so, è una lotta difficilissima, ormai pare che in Italia non siamo più capaci di produrre nemmeno il più semplice attrezzo da cucina o un paio di scarpe, purtroppo.
    Ma si può vincere, io gia da anni combatto, anche se mi sento molto sola. Se ci pensate bene….ne vale la pena! Sereno 2013 a tutti.

    • teresa
      gennaio 2, 2013 alle 6:05 pm

      Io non compro prodotti cinesi già da un pò.Mi è bastato venire a conoscenza dei maltrattamenti subiti dagli”orsi della luna”,se poi aggiungo che usano animali domestici per farne pellicce che poi esportano anche in europa(ma non era vietato?)credo che non si possa fare altrimenti:bisogna boicottare.P.S.un’eschimo con collo di probabile cane,era indossato dal candidato premier Renzi in un t.g. di qualche settimana fa.(questo la dice lunga sulla sua sensibilità ambientale)

  5. gennaio 1, 2013 alle 7:24 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

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