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Assemblea popolare su energie rinnovabili e scempi dei terreni agricoli nel Campidano.


COLORE volantino

  1. max
    dicembre 12, 2012 alle 9:14 am

    finalmente qualche benefattore si ricorda di terre dimenticate da dio e dagli uomini dove il significato di economia bisogna trovarlo sul dizionario…
    speriamo che i signor no si mettano una mano sulla coscienza e si ricordino che il progresso ( xche’ di questo parliamo) necessita di qualche compromesso, altrimenti nuraghi x tutti.

  2. xam
    dicembre 12, 2012 alle 12:22 PM

    max tu questo lo chiami progresso? speculare sugli incentivi pagati da noi e agevolare la costruzione di questi mega impianti. qual’è il nostro beneficio? nessun posto di lavoro, bollette più salate, materie prime come il mais buttate per intero negli impianti a biomasse, migliaia di ettari di serre fotovoltaiche in cui di agricoltura c’è poco o forse niente ( quindi impianti illegali). Il principio del biogas é RECUPERARE IL GAS METANO DELLA DECOMPOSIZIONE DI SCARTI DI LAVORAZIONE. RIPETO DI SCARTI SCARTI, NON MATERIE PRIME.
    Io sono per il progresso, io sono per le energie rinnovabili ma questo non è il modo giusto.
    non pensi che sia più giusto permettere ( cioè darci l’effettiva possibilità) di costruirci il nostro piccolo impianto domestico e non dipendere ancora da multinazionali e da speculatori?

  3. dicembre 12, 2012 alle 9:51 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  4. dicembre 16, 2012 alle 1:51 PM

    da La Nuova Sardegna, 16 dicembre 2012
    DECIMOPUTZU. Centrale a biomasse, si allarga il fronte della contestazione.

    DECIMOPUTZU Grande partecipazione di cittadini, amministratori del territorio, esponenti politici regionali e rappresentanti dei Collettivi spontanei della all’assemblea popolare tenutasi venerdì pomeriggio nel Centro socio culturale. Tanti i giovani, segno della profonda presa di coscienza per i non pochi progetti di energie rinnovabili che stanno sorgendo nel paese e a nel territorio circostante. Al tavolo dei lavori quattro relatori: Vincenzo Migaleddu, presidente Isde-Medici per l’ambiente Sardegna, Antonello Secci, presidente del Wwf Sardegna, Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento giuridico e Claudia Zuncheddu, consigliera regionale di Sardigna Libera. L’assemblea si è sviluppata senza un legittimo contradditorio tra le parti, vista l’assenza di rappresentanti aziendali della milanese “AgrIfera” costruttrice della centrale a biogas. Duro l’intervento di Luca Serpi, presidente del Comitato spontaneo locale “Terra Sana”: «La cosa che ci tiene insieme è la paura; la paura di quello che sta succedendo qua intorno. Paura alimentata anche dal silenzio colpevole dei nostri amministratori comunali, apparentemente incapaci di gestire questa situazione». (to.usc.)

  5. dicembre 17, 2012 alle 11:30 PM

    da Sardinia Post, 17 dicembre 2012
    DECIMOPUTZU, PETIZIONE CONTRO LA CENTRALE A BIOMASSE: “VIOLATE LE NORMATIVE REGIONALI”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/2153-decimoputzu-petizione-contro-la-centrale-a-biomasse-violate-le-normative-regionali

  6. luglio 8, 2013 alle 7:44 PM

    viene presentata come eccezione virtuosa quella che dovrebbe essere la normalità.

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna
    Energie rinnovabili in agricoltura: Cherchi, centinaia di aziende potranno contare su integrazione al reddito.
    E’ l’inizio di un percorso importante, – ha spiegato l’assessore – che servirà agli imprenditori agricoli per diminuire i costi di gestione della propria azienda, in un momento difficile come quello attuale”: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7876

    _____________________________________________

    da L’Unione Sarda on line, 7 luglio 2013
    Energie rinnovabili in agricoltura. Nuova occasione per le imprese sarde: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/08/energie_rinnovabili_in_agricoltura_nuova_occasione_per_le_imprese_sarde-6-321610.html

    • luglio 9, 2013 alle 2:53 PM

      da La Nuova Sardegna, 9 luglio 2013
      L’eolico in aiuto dell’agricoltura. Siglato un accordo tra Regione, Banco di Sardegna e Sfirs per finanziare 300 micro-impianti. (Elia Sanna)

      ORISTANO. Un fondo di garanzia finalizzato alla realizzazione di impianti eolici per integrare i redditi del settore agricolo. Un’opportunità importante da non perdere per tante aziende isolane alle prese con una crisi senza precedenti. Basta pensare che nell’ultimo anno la mortalità delle imprese del settore ha toccato il 50 per cento. L’iniziativa è stata annunciata ieri dall’assessore regionale dell’agricoltura Oscar Cherchi e dai direttori del Banco di Sardegna, Giuseppe Cuccurese, e della Sfirs, Massimo Concas. La Regione ha stanziato per il fondo 7 milioni di euro, 2 già disponibili, per i prossimi tre anni. Secondo una stima potrebbero essere installati tra i 200 e i 300 impianti in Sardegna e potranno essere realizzati da piccoli coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionisti, con una spesa media per impianto di 200 mila euro. Ci sono già i primi contatti, un centinaio circa, e arrivano dal Sulcis, e dall’Oristanese. Secondo l’assessore Cherchi la legge regionale 15 del 2010 rappresenta un’ottima opportunità di integrazione del reddito: «C’è la possibilità di installare impianti di energie rinnovabili, in questo caso parliamo di mini eolico – ha osservato Cherchi – con questo finanziamento garantito dalla Regione e che verrà finanziato al 100 per cento dal Banco di Sardegna e dalla Sfirs. Oggi si è concluso un iter burocratico decisamente lungo ma con una soluzione importante che garantirà a molte aziende di restare sul mercato». Con un tasso variabile tra il 5 e il 6 per cento le aziende potranno restituire in dieci anni il costo dell’impianto, ma poi riceveranno anche dal Gse, il gestore della rete elettrica, quelle risorse che possono mantenere in piedi e dare sussistenza a un’attività agricola». Con il Fondo di garanzia, infatti, il Banco di Sardegna potrà concedere alle imprese dotate dei requisiti essenziali, circa il 92 per cento di quelle esistenti, i finanziamenti necessari alla realizzazione e messa in opera degli impianti. «L’operazione prevede il finanziamento al 100 per cento di un impianto micro eolico sino a 60 kw, o di 2 da 30 per le singole aziende, mentre quelle aggregate, almeno cinque, per un impianto massimo di 200 kw – ha spiegato il direttore generale del Banco Giuseppe Cuccurese –. Quando si avrà l’autorizzazione all’allacciamento alla rete del Gse, la garanzia della Sfirs verrà meno e quindi diventerà tutto rischio del Banco di Sardegna, che garantirà un finanziamento al 100 per cento con la garanzia della cessione del canone del Gse al Banco». Il direttore della Sfirs ha assicurato che l’iter di predisposizione delle pratiche sarà celere: «Il nostro impegno sarà quello di cercare di evaderle entro 30 giorni dalla data di presentazione della domanda – ha spiegato Massimo Concas – mentre tutto il processo finanziario dovrebbe concludersi tra i 45 e i 60 giorni». L’imprenditore agricolo potrà guadagnare già dal primo anno una cifra oscillante tra i 6 e gli 8 mila euro. Una volta ultimato di pagare il finanziamento, in dieci anni, l’azienda rientrerà in possesso del canone del Gse, e potrà incamerare totalmente tutto il ricavo: 40 mila euro. Le domande vanno presentate presso le agenzie e le filiali del Banco di Sardegna.

  7. luglio 9, 2013 alle 2:51 PM

    ecco quello che si dovrebbe fare: sostenere le produzioni agricole di qualità.

    da La Nuova Sardegna, 9 luglio 2013
    Sarà una buona stagione per il grano di Marmilla. Collinas, in previsione della mietitura si fanno le prime e positive previsioni «Il guadagno è però scarso. Per coltivare un ettaro c’è un costo di circa 500 euro». (Tigellio Sebis)

    COLLINAS. Luglio tempo di mietitura. E nei campi è il monotono andare avanti e indietro delle mietitrebbia dalle cui ventri calde traboccano i chicchi di grano, quell’oro biondo che nella classicità fece individuare il vasto territorio, la Marmilla e le sue immeditate propaggini campidanesi, come “Granaio di Roma”. Un rito, la mietitura, che, sfrondato dai demodé romanticismi d’occasione, fornisce il segno dal quale gli operatori del settore ricavano la marca dell’annata agraria. «Una annata che si può sottoscrivere quasi in pieno: grani di buona qualità con peso specifico che varia tra il 95 ed il 97, (peso di cento litri di grano) pochissimo bianconato (chicchi slavati) ed una resa che mediamente si attesta sui 30 quintali per ettaro», dice Luciano Tuveri, giovane agricoltore della fascia dei quarantenni che ritornati alla terra danno continuità alle pratiche agricole dei padri. Come dire una annata cerealicola pressoché in linea con le aspettative, appena inferiore a quella datata 2012, che dopo quelle nere degli anni scorsi, quando le produzioni ed i prezzi all’ammasso erano letteralmente crollati, si arrivò a pagare un quintale di grano 18 euro, riporta un po’ di serenità sul viso dei diretti interessati. Grani che nei Centri di raccolta spuntano i 23 euro a quintale ai quali andranno poi aggiunti quelli dell’integrazione che si determineranno sulla base del mercato cerealicolo internazionale. «Questo a fronte di un costo colturale, intendendo con ciò le arature, le sementi, i concimi e i diserbanti, che si aggira sui 500 euro ad ettaro. Come dire che il guadagno vero, quello che ci resta in tasca è rappresentato dalle quote dell’integrazione», aggiunge il Tuveri. Il quale. però, lamenta come i pagamenti da parte del Centri d’ammasso non siano sempre puntuali costringendo gli operatori a una attenta e scrupolosa tenuta dei conti. Da dire poi che nelle ultime stagioni le superfici coltivate hanno fatto registrare un leggero incremento. Questo determinato da una maggiore produttività conseguente la rotazione delle colture e dai prezzi più congrui del prodotto. Come dire che il grano targato Marmilla, unitamente a quello campidanese e della vicina Traxenta, ha ancora un futuro. Unico neo l’invecchiamento degli operatori agricoli e la mancanza quasi assoluta del cosiddetto turn-over.

    —————————-

    E Nuraminis ricorda i suoi tempi d’oro. (Luciano Pirroni)

    NURAMINIS. Una distesa infinita di campi coltivati a grano diventata nell’arco di breve tempo una pianura zeppa di sterpaglie al posto delle spighe biondeggianti di fine giugno. È la fotografia devastante delle campagne del paese, sino a pochi decenni fa caratterizzate da varietà cerealicole di eccellenza che venivano trasportate nei silos dell’isola. «In questo cortile venivano ammassati quintali infiniti di grano e orzo – evidenzia Eugenio Batzella, sul portale affacciato sulla via Nazionale, proprio di fronte al municipio – Si faceva persino fatica a contenere la produzione. Senza tralasciare un particolare importante. La nostra economia era basata sul perno dell’agricoltura. Mio padre utilizzava le risorse per reinvestirle nell’acquisto di trattori e mietitrebbie sempre più moderne. Ora è davvero impossibile andare avanti nel lavoro delle campagne». Gli ostacoli al possibile rilancio dell’agricoltura appaiono insuperabili. Da qui il crollo, dai circa 2 mila ettari si è passati ad appena un terzo delle coltivazioni. «Basti pensare alle sole cartelle del Consorzio di Bonifica arrivate gli scorsi giorni, con cifre esorbitanti da pagare per la manutenzione delle opere irrigue ad un Ente che dovrebbe essere di supporto al comparto. E, invece, rischia di portarci al tracollo.», aggiunge Eugenio Batzella. E non solo: «Una grande fetta del grano – osservano Modesto Fenu e Paolo Canargiu, esperti del settore – viene portato dal Canada, ma non mancano i carichi dall’Ucraina». Massimo Tidili, uno dei pochi giovani agricoltori del paese, aggiunge: «Intanto qui si rischia la desertificazione. Con molti poderi che rispetto al passato vengono lasciati incolti, invasi dalle spine o dalle fiamme che mandano in fumo il raccolto. E con il passare delle annate è sempre peggio. Si rimane con un pugno di mosche. Costi altissimi, ricavi davvero irrisori. Senza poi dimenticare che la grande industria legata all’agricoltura ha chiuso irrimediabilmente i cancelli». Altra conferma arriva dalla via Nenni, dove un antico panificio è stato costretto alla chiusura.

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