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“Pezzi” di coste sarde nella “macelleria” della speculazione immobiliare, a Badesi.


Sardegna, macchia mediterranea sul mare

anche su Il Manifesto Sardo (“Pezzi di coste sarde nella macelleria del territorio“), n. 133, novembre 2012

 

 

Bisogna affrettarsi, l’occasione è d’oro: “pezzi” di rare coste sarde sono in vendita nella “macelleria” della speculazione immobiliare. A Badesi.

“Le abitazioni sono immerse nel verde della macchia mediterranea, in un’atmosfera intrisa dai profumi del mirto e del lentischio, di fronte al mare turchese della baia.

L’esclusività del Gioiello delle Dune Bianche è avvalorata dalla generosità che la natura ha saputo donare a questo luogo incantato che rientra nell’area Sito d’Importanza Comunitaria(SIC), per la presenza di una flora e di una fauna da proteggere per l’unicità dell’ambiente.

Badesi, lavori sul litorale

Le residenze de il Gioiello delle Dune Bianche sono un’imperdibile occasione per assicurarvi un posto in prima fila a pochi metri dal mare, infatti grazie a una regolare autorizzazione, precedente alla legge “salvacoste”, abbiamo potuto fare oggi ciò che ormai in tutta l’isola è vietato: costruire sulla costa! Una particolarità in grado di garantire all’investimento margini di rivalutazione immobiliare notevolissimi. Finalmente nel mese di settembre 2011 la regione ha dato l’ultimo ok alle autorizzazioni e quindi, entro la fine dell’anno inizieranno i lavori. La consegna è prevista per la primavera del 2013. I prezzi degli alloggi partono da €. 119.000. Il progetto prevede 90 alloggi, ne sono già prenotati 52”.

E’ tutto chiaro nella pubblicità on line di “La Casa Bianca” (Gruppo La Casa Bianca Italia s.p.a.), ecco allettanti offerte di vendita di ville e appartamenti nei complessi Il Diamante delle Dune Bianche” (9 ville previste) e “Il Gioiello delle Dune Bianche” (90 appartamenti).

I lavori sono iniziati recentemente in base a “una regolare autorizzazione, precedente alla legge ‘salvacoste’, così giura la Società realizzatrice.

Si può solo pensare a un’imprecisata “autorizzazione” di lunga data precedente alla legge regionale n. 8/2004.  Sarà vero?  Vogliamo accertarlo. Come consente la legge.

Badesi, lavori sul litorale

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (25 ottobre 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi in proposito.  Sono stati coinvolti il Ministero per i beni e le attività culturali, la Direzione regionale per i beni culturali e il paesaggio, la Direzione regionale della pianificazione urbanistica e della vigilanza edilizia, il Servizio regionale tutela paesaggistica, la Soprintendenza per i beni ambientali di Sassari, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, il Comune di Badesi. Informate, per gli aspetti di competenza, le Procure della Repubblica presso i Tribunali di Tempio Pausania e di Cagliari, nonché la Commissione europea.

Una precedente analoga istanza (25 agosto 2011) aveva comportato – di fatto – il mancato inizio dei lavori.

Le spiagge (costituenti parte del demanio marittimo, art. 822 e ss. cod. civ.) e la fascia dei 300 mt. dalla battigia marina sono tutelate con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), l’area in argomento, sul mare e ricoperta in buona parte da macchia mediterranea evoluta, è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e rientra nel sito di importanza comunitaria – SIC “Foci del Coghinas” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora, D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.).

Il sito del cantiere rientra in un vecchio piano di lottizzazione (rep. n. 1104 del 3 ottobre 1975), ma vi sono parecchi dubbi sulla sua vigenza, vista la durata decennale (art. 28 della legge n. 1150/1942 e s.m.i. e art. 10 conv.) e la non conoscenza di eventuali atti di proroga o nuovi atti convenzionali: secondo gran parte della giurisprudenza, la scadenza del termine comporta l’inedificabilità dei residui comparti e singoli lotti non realizzati.

Non si sa nemmeno se sia stata svolta sul progetto edilizio la procedura di verifica preventiva (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.), con la valutazione anche degli impatti cumulativi.

Cosa pensare?

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

Senza dubbio, in un Paese normale non ci sarebbe bisogno di un esposto da parte di un’associazione ecologista perché intorno a ruspe e mattoni s’affollassero immediatamente agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, tecnici comunali, funzionari regionali, tutti tesi ad accertare se i lavori fossero legittimi o meno.    Ma evidentemente non siamo in un Paese normale e in tempi di “macelleria sociale” c’è anche una rinomata “macelleria del territorio”: chissà come andrà a finire.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    novembre 1, 2012 alle 10:33 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Juri
    novembre 2, 2012 alle 7:01 PM

    “Senza dubbio, in un Paese normale non ci sarebbe bisogno di un esposto da parte di un’associazione ecologista perché intorno a ruspe e mattoni s’affollassero immediatamente agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, tecnici comunali, funzionari regionali, tutti tesi ad accertare se i lavori fossero legittimi o meno. Ma evidentemente non siamo in un Paese normale”.

    La vera nota dolente di questa povera Sardegna.

    Resta un mistero come sia possibile edificare in un’area che è compresa tra i 100 e 175 dalla battigia e che fino a oggi non era urbanizzata. Se la tutela integrale dei 300 m dal mare parte dal 1993, si presume che qualunque nuova convenzione di lottizzazione che prevedesse l’edificazione sotto quella distanza fosse antecedente al 1993. E dunque com’è possibile che ci possa essere un piano di lottizzazione NON scaduto se i piani di lottizzazione scadono dopo 10 anni?
    E se il piano di lottizzazione è scaduto, com’è possibile che abbiano rilasciato i permessi di costruire.
    Ipotesi alternativa: il piano di lottizzazione non è scaduto. Vorrebbe dire che è stato rinnovato entro gli ultimi 10 anni. Quando però l’edificazione nella fascia dei 300 m dalla battigia non era più consentita.
    E allora come stanno le cose?

  3. Porico's
    novembre 3, 2012 alle 10:30 am

    Caro Juri, i tuoi interrogativi hanno una obbligata e evidente risposta: corruzione difusa.
    Sono le così dette “amministrazioni comunali” e gli organi di controllo conniventi che fabbricano queste polpette avvelenate per l’ambiente . Consiglio in proposito lettura dell’articolo “Unione Sarda” del 30 Ottobre 2010.pag.38 “Arrivano i petrodollari del Qatar”
    ove si sbandiera il nome di Al Thani ( le perline di vetro colorato da esibire agli indigeni ) per giustificare una speculazione immobiliare di basso profilo- ville di lusso- da vendere ai Russi . Il gestore dell’operazione però è il solito Tonino ..”con molte conoscenze negli uffici Regionali” . I beneficiari dell’ operazione (basta studiarsi l’azionariato) portano nomi meno esotici degli emiri Arabi. Ad esser maligni si potrebbe ipotizzare un’operazione di riciclo finanziario di grandi proporzioni.

  4. arpia
    novembre 5, 2012 alle 3:56 am

    Articolo sulla Nuova Sardegna online parla di crisi in Gallura del settore immobiliare, costruzioni e vendite e del forte aumento della disoccupazione. Certo se un luogo basa la propria economia sul basso livello di educazione scolastica, ambientale e culturale e punta su una cultura di spalacemento senza senso e di gente che pensa solo a costruire una quantita’ sproporzionata di celle di cemento che non servono a nessuno non avra’ molto successo. E’ ovvio che tutto il cemento che prima passava dalla parte larga dell’imbuto arriva poi alla parte stretta dove non passa piu’. Cari miei altro che la mega illusione venduta per anni di economia fiorente del cemento, dopo aver speculato e continuato a speculare oltre al territorio non regge piu’ neanche l’economia. Magari finisse questa macelleria ambientale. Bel progresso, veramente un bell’avvanzamento! Per la mania di denaro di un gruppo ristretto poi alla maggioranza non rimane che godersi un panorama in teoria bene di tutti, ma che ormai troppo spesso fa’ venire il voltastomaco.

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