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Fermiamo il progetto di centrale eolica sul Monte Pelao!


 

C’è poco da fare, la Sardegna è la terra promessa della speculazione eolica.

Ora è la volta del progetto di centrale eolica proposto dalla Edison Energie Speciali (EDENS) s.p.a., la società del Gruppo Edison che gestisce il settore delle energie rinnovabili: n. 18 aereogeneratori da 3 MW ciascuno (potenza complessiva 54 MW) con fondazioni, strade di accesso, in località Monte Pelao (Comuni di Borutta, Thiesi, Bessude, Bonnannaro) e opere di connessione alla rete elettrica nazionale (strade di servizio, cavidotti interrati 30 kV, cabine di smistamento, stazione di trasformazione 30/150 kV, elettrodotto aereo ad alta tensione 150 kV) nelle località Sos Laccheddos, Campo Mannu, Matta Chivassu (Comuni di Siligo, Ploaghe, Codrongianos).

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato (27 agosto 2012) uno specifico atto di intervento con “osservazioni” nel procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) al Servizio regionale valutazione impatti (S.A.V.I.), informandone nel contempo il Ministero dell’ambiente.

Sul piano giuridico, infatti, il progetto non appare realizzabile.

Sardegna, paesaggio agrario

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno, quindi, richiesto al Servizio valutazione impatti dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente di dichiararne l’improcedibilità: da un lato lo studio di impatto ambientale, il progetto, il relativo avviso di deposito non sono stati finora pubblicati sull’apposito sito internet della Regione autonoma della Sardegna, come richiesto dalla norma in materia, dall’altro – soprattutto – nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (vds. per tutti Cass. pen., sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369), non certo attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto.

Inoltre, una vasta area fra Siligo e Bessude è stata, purtroppo, percorsa da incendi nel 2010, quindi è sottoposta al vincolo decennale di non trasformazione (legge n. 353/2000 e s.m.i.).

Nell’area interessata dal progetto, tipico paesaggio agrario sardo, vi sono ancora parecchie macchie mediterranee e boschi, tutelati con il vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), e il monumento naturale “Crateri vulcanici del Meilogu”(decreto assessoriale 18 gennaio 1994, n. 18; legge regionale n. 31/1989 e s.m.i.).

Nell’area interessata sono presenti importantissime popolazioni di varie specie di Chirotteri (Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus hipposideros, Rhinolophus euryale, Rhinolophus mehelyi, Miniopterus schreibersii, Myotis punicus, Myotis capaccinii, Myotis emarginatus) tutelate dalla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora (allegati II e IV), in particolare nel sito di Rocca Ulari, mentre l’area interessata è anche “terreno di caccia” di una coppia di Aquila reale (Aquila chrysaetos), tutelata dalla legge n. 157/1992 e s.m.i. (art. 2, lettere b, c), dalla legge regionale n. 23/1998 e s.m.i. (art. 5) e dalla direttiva n. 92/43/CEE (allegato I).

L’impatto sui rapaci delle centrali eoliche è ormai ampiamente documentato.

centrale eolica

Non possiamo che sottolineare come la pianificazione del territorio, sotto il profilo paesaggistico/naturalistico e sotto il profilo energetico, non possano che essere pertinenza – ai vari livelli di responsabilità – di StatoRegioni Comuni.     La legge regionale n. 8/2004 e il piano paesaggistico regionale – P.P.R. hanno posto un freno ai signori del vento, oggi si sta ritornando al far west.  Agli affari molto opachi, alla speculazione eolica.

Attualmente in Sardegna sono presenti ben 27 centrali eoliche (453 MW di potenza): se fossero realizzate le altre 34 in attesa di autorizzazione, si giungerebbe a 61 parchi eolici con ben 1.265 MW di potenza.

Basti pensare che oggi l’Isola è del tutto autonoma rispetto alla rete nazionale. Può contare sulla potenza installata di circa 2.200 MW, pur impiegandone ogni giorno di solito 1.730 (e la notte solo 1.300). Con il potenziamento dei trasporti via cavo (SAPEI e SACOI) fra Sardegna e la Penisola, non ne potranno esser esportati più di 1.000 MW.

Chi ci guadagna, quindi, nel tenere immagazzinati altri 800 MW originati dall’eolico? Certo non la Collettività.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus 

 

(immagine da La Nuova Sardegna, foto S.D., archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    agosto 28, 2012 alle 10:05 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. r.
    agosto 28, 2012 alle 1:58 PM

    Ma a quando è aggiornata la mappa grafica delle installazioni eoliche?

  3. agosto 28, 2012 alle 3:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 28 agosto 2012
    Le pale eoliche minacciano il profilo del Monte Pelao.
    Esplode la protesta degli ambientalisti contro l’ipotesi di una centrale tra i siti di interesse geologico del Meilogu. (Mauro Piredda)

    THIESI. Attraversando il Meilogu lungo la 131 non si possono non notare due monumenti naturali di rara bellezza: il profilo a mesa del Monte Santo e l’ampio tavolato basaltico di Monte Pelao, prodotti del vulcanesimo terziario-quaternario e ben raffigurati da una storica incisione del Cominotti del 1827. Ebbene, il secondo di questi rischia di ospitare nella sommità ben trenta turbine da 90 metri a seguito dell’interesse di Edens S.p.a (gruppo Edison) di realizzarvi un parco eolico. Dopo un incontro preliminare (scoping) svoltosi nei primi mesi del 2012 alla presenza dei sindaci del territorio, sembrava che tale progetto avesse la strada sbarrata per diverse motivazioni da ricercare negli scarsi benefici per le comunità e nell’interesse archeologico del sito: Pelao è infatti inserito nell’elenco dei monumenti naturali sardi come da legge regionale 31/89. Ma, come sostenuto dallo speleologo Corrado Conca, conosciuto per i suoi lavori editoriali sui vulcanismi locali, «per una probabile superficialità di chi ha rappresentato il rilievo sulle carte, è stato delimitato il solo cono effusivo (Monte Mannu) e non l’intero tavolato. Certo è che il concetto di “paesaggio” stesso è da intendersi in forma estesa, non puntiforme come vorrebbe far intendere la Edison». Che recentemente ha infatti annunciato di aver presentato domanda per l’attivazione della procedura della valutazione di impatto ambientale (Via). «Non siamo per niente stupiti – dichiara Giuseppina Ledda, sindaco di Siligo –. È chiaro che dovevano riprovarci nonostante le indicazioni dello scoping. In ogni caso conoscono già da allora la nostra posizione e continueremo ad opporci anche perché non siamo disposti a farci smembrare il territorio dal cavidotto che dal monte dovrebbe arrivare fino alla sottostazione di Paule». E nonostante Edens sostenga che «l’impatto estetico percettivo è stato ridotto grazie alla scelta di un lay-out delle macchine il più possibile in armonia con il paesaggio», per Ledda le pale «si vedrebbero persino da Alghero». Pale che comunque invaderebbero le parti del monte ricadenti nei soli territori di Bessude, Borutta e Thiesi. Per Gianfranco Soletta è «una decisione che ci lascia perplessi. Tuttavia pensiamo che questo progetto non si farà e potremo ricorrere a consultare la popolazione». Niet anche da Borutta, che da tempo ha avviato le procedure per definire Pelao sito di interesse comunitario. Nella grotta di Rocca Ulari vive infatti una colonia di pipistrelli costituita da ben 6 diverse specie. Inoltre Pelao è zona di caccia per l’aquila reale presente nel territorio di Banari. Presa di posizione anche del Gruppo di intervento giuridico e degli “Amici della terra” che, definendo la Sardegna «terra promessa della speculazione eolica» hanno inoltrato un atto di intervento con “osservazioni” nel procedimento di Via al Servizio regionale valutazione impatti, informando il Ministero dell’ambiente di ciò che sta accadendo. Ma tutto si giocherà entro fine settembre, termine entro il quale scadranno i 60 giorni dalla presentazione dell’istanza. Elemento che, secondo Conca, rischia di essere sottovalutato.

  4. agosto 28, 2012 alle 3:07 PM

    da L’Unione Sarda, 28 agosto 2012
    Mejlogu. Ambientalisti contro l’eolico.

    Dopo l’allarme lanciato su Facebook nei giorni scorsi dallo speleologo Corrado Conca, anche le associazioni ambientaliste dichiarano guerra all’installazione di un impianto eolico sul Monte Pelao: 18 pale per complessivi 54 MW. Ieri il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e gli Amici della Terra hanno inviato uno specifico atto di intervento, con osservazioni, nel procedimento di valutazione di impatto ambientale, al Servizio regionale valutazione impatti, informandone al contempo il ministero dell’Ambiente. Secondo gli ambientalisti, che hanno richiesto di dichiarare l’improcedibilità del progetto da un punto di vista giuridico, oltre alla presenza di chirotteri e dell’aquila reale nelle vicinanze, la zona sarebbe sottoposta a vincoli di salvaguardia del paesaggio e dell’attività agricola. (s.t.)

  5. ottobre 3, 2012 alle 3:05 PM

    da L’Unione Sarda, 3 ottobre 2012
    Meilogu. Chiesta la valutazione ambientale. Comuni e associazioni vogliono bloccare il progetto. Battaglia ai giganti del vento Centrale eolica in una zona classificata come monumento naturale (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121003081428.pdf).

    Due mesi di tempo per cercare di bloccare il progetto di realizzazione di una centrale eolica della Edison Energie Speciali nel pianoro del Monte Pelao, un vulcano spento che si trova nel Meilogu in una zona di rara bellezza. Sopra il Pelao, inserito dalla legge regionale 31/89 fra i “monumenti naturali sardi”, dovrebbero svettare diciotto aerogeneratori da 3MW ciascuno per una potenza complessiva di 54 MW e tutte le opere di connessione alla rete elettrica nazionale che interesserebbero sette comuni: Borutta, Thiesi, Bessude, Bonnanaro, Siligo, Codrongianos e Ploaghe. Ieri l’Edison ha pubblicato su alcuni quotidiani l’Avvio di procedura di valutazione di impatto ambientale. Osservazioni, elementi conoscitivi e valutativi sui possibili effetti che l’impianto avrebbe sull’Ambiente dovranno essere presentati all’assessorato regionale competente entro sessanta giorni. Il progetto è stato presentato il 1° agosto scorso. Il 27 le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra hanno inoltrato uno specifico atto d’intervento con osservazioni sul procedimento di valutazione d’impatto ambientale (Via) al Servizio regionale valutazione impatti e al ministero dell’Ambiente. Le associazioni ecologiste hanno chiesto all’assessorato regionale all’Ambiente di dichiarare l’improcedibilità del progetto. Sempre ad agosto i sette Comuni avevano partecipato ad un incontro preliminare in Regione. Giuseppina Ledda, sindaco di Siligo, ricorda: «Sembrava che il progetto avesse la strada sbarrata per diverse motivazioni, compresa la nostra opposizione. Ora invece Edison ci riprova e noi continueremo ad opporci. Quella centrale non la vogliamo». Gianfranco Soletta, sindaco di Thiesi, il paese al centro della Valle dei Nuraghi, è sulle stesse posizioni: «Non consentiremo la devastazione del nostro territorio». (g.b.p.)

  6. novembre 2, 2012 alle 9:25 PM

    da La Nuova Sardegna, 2 novembre 2012
    No dell’Unione comuni all’eolico nel Meilogu. Da quattro dei cinque sindaci dei centri interessati una netta contrarietà al progetto Edison di 20 pale a Monte Pelao. A Bessude si esprimerà la gente. (Mauro Piredda)

    BORUTTA. A pochi giorni dal giudizio della Corte Costituzionale, secondo il quale la legge regionale anti-eolico del 2007 non è in linea con le norme statali, la complessa questione riemerge nel dibattito pubblico delle comunità interessate. Nel Meilogu monta infatti la protesta contro la possibilità di installare un parco eolico a Monte Pelao da parte della multinazionale Edison. E proprio dal territorio – dopo le singole prese di posizione di alcuni sindaci coinvolti – giunge un primo orientamento contrario da parte dell’Unione dei comuni del Meilogu. Un “no” (seppure con qualche riserva sul modo in cui esprimerlo da parte di alcuni primi cittadini) a 20 pale da 130 metri di altezza diffuse su circa 600 ettari di quello che è un prodotto del vulcanesimo del terziario-quaternario successivamente antropizzato nei periodi nuragico e medievale. Un “no” che non ha a che fare con il rifiuto assoluto alle energie alternative, ma, per usare le parole del sindaco di Borutta Silvano Arru, contro un «neocolonialismo che a fronte di 20 milioni di euro di ricavi vorrebbe lasciarci le briciole in termini di opere compensative». Opere da ripartire tra i comuni interessati (Siligo, Bessude, Thiesi, Borutta e Bonnanaro) per un totale di «250 mila euro». Un ottantesimo, quindi, che se ripartito è ancora inferiore. È duro Arru, consapevole di avere le carte in regola essendo sindaco di una “smart city” che nel giro di pochi anni raggiungerà l’autosufficienza energetica. Ed è stato proprio lui a sottoporre all’unione intercomunale la questione. «Dal punto di vista paesaggistico – ha proseguito Arru – è un ecomostro che colpisce anche gli abitanti dei paesi vicini». «È il caso di Banari – gli ha fatto eco Giampiero Cordedda – da dove si vede tutto l’altipiano». Contrarietà immediata da quattro dei cinque dei comuni coinvolti. Per Gianfranco Soletta (Thiesi) potrebbe essere utile adoperarsi per delle «modifiche ai Puc», con la possibilità che tali indicazioni vengano recepite dalla Regione. Giuseppina Ledda (Siligo) ha posto invece la questione del passaggio dei cavidotti necessari all’opera, dal momento che il territorio del paese sul monte non è interessato dall’installazione delle turbine: «non adotteremo delibere atte a trasformare in “zona G” i terreni agricoli interessati al passaggio delle condutture». Netta la contrarietà da parte di Francesco Spanu (Bonnanaro), ma più articolata quella di Giuseppe Sechi (Bessude): «Lassù ci sono 100 ettari comunali quindi, pur essendo contrario a forme di speculazione ai danni del territorio, sento il dovere di consultare la popolazione». Giuseppe Deiana (Giave) è stato particolarmente duro con Regione («negligente») e Sovrintendenza («non ha ancora detto la sua») e, partendo dalla sua contrarietà al termodinamico a “Campu giavesu” ha ribadito il suo “niet” anche per l’eolico a Pelao, al punto di porre ai voti la proposta di un «no secco che impegni il presidente Salvatore Masia a dar battaglia dovunque e in qualsiasi momento». Proposta che, non essendo passata, è ora subordinata alla consultazione popolare che si terrà a Bessude in data da definire. Certo è che, come ha fatto notare Giuseppina Ledda, «il tempo stringe». A fine novembre scade infatti il termine delle osservazioni indicate dall’avvio di procedura di valutazione di impatto ambientale pubblicata da Edison sulla stampa locale il 2 ottobre (ad integrazione di un primo avviso già pubblicato il primo agosto).

  7. novembre 16, 2012 alle 2:53 PM

    da La Nuova Sardegna, 16 novembre 2012
    BESSUDE. Monte Pelao: una guida per scoprire i vulcani. (Mauro Piredda)

    BESSUDE. L’associazione culturale Intras e il comitato per la salvaguardia di monte Pelao organizzano per sabato alle 17,45 presso “Sa domo de sas damas” in via Roma 24, la presentazione del libro di Corrado Conca “I sentieri dei vulcani”. Il libro, edito da Segnavia, è una guida per esperti e appassionati che vogliono intraprendere escursioni più o meno improvvisate nei locali vulcanismi ed è già stato presentato con successo a Siligo e Thiesi. La presentazione di Bessude si colloca nel pieno della battaglia per impedire la costruzione di un mega parco eolico proprio sul monte Pelao. La popolazione bessudese attende infatti la consultazione programmata dal suo primo cittadino per avere un indirizzo certo, dati terreni comunali sui quali Edison vorrebbe installare le odiate turbine. Il libro, con le sue pagine anche sul monte Pelao e sui suoi molteplici sentieri, offre quindi una opportunità in più di conoscere quanto potrebbe essere scippato dalle “multinazionali del vento”, incuranti di quel profilo tabulare che si innalza in tutta la sua bellezza.

  8. novembre 20, 2012 alle 2:49 PM

    da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2012
    «Il parco eolico a Pelao minaccia per l’ambiente». Bessude, in un incontro denunciato il forte impatto del progetto Edison. E domani ci sarà un’assemblea popolare convocata dal sindaco Sechi. (Mauro Piredda)

    BESSUDE. A volte succede che la presentazione di un libro possa innalzare il livello del dibattito comunitario. Ed è quel che è successo sabato con “I sentieri dei vulcani” di Corrado Conca. Un appuntamento che, oltre a illustrare i vulcanismi del Logudoro, ha di fatto anticipato l’assemblea che si terrà domani alle 17,30 al centro sociale per decidere sul progetto Edison di parco eolico a Pelao. Non sono infatti mancati gli interventi del comitato per la salvaguardia del monte. Vincenza Carboni e Gavino Cabras hanno infatti mostrato la contraddizione tra il parco eolico e il progetto, del quale Bessude è capofila, volto a valorizzare le caratteristiche ambientali, paesaggistiche e naturalistiche del monte; ma anche la furbizia delle carte fornite che, pur non negando alcuni problemi, «li attenuano volutamente». A tal punto Conca ha ripreso la parola entrando nello specifico: «La coppia di aquile reali presenti in territorio di Banari è citata nella valutazione di impatto ambientale. In essa sta scritto che Pelao è area di caccia dei rapaci, ma si dice che non risulta che essi smetteranno di cacciare in quella zona in presenza delle pale. È persino scritto che ci sarà un impatto per i chirotteri di Rocca Ulari a Borutta, ma la colonia è talmente grande da non doverci preoccupare». Ma ancora: «In Sardegna produciamo 14 mila gigawatt di energia elettrica, ne consumiamo 11 mila e di quei 3 mila che restano l’elettrodotto della Terna riesce al massimo ad esportarne 1500. Quindi l’installazione di nuove pale eoliche è finalizzata al profitto. I posti di lavoro (se ne possono creare di più col turismo) e i soldi (pochi) sono nulla. Le pale staranno lì per 20 anni e terminato il periodo di concessione il proprietario del terreno (privato o Comune) dovrà pure bonificarselo perché in quei contratti ciò non è previsto. Vorrei trovare tra vent’anni gli amministratori di un Comune come questo che rischia lo spopolamento spendere per bonificare Pelao». Il sindaco Giuseppe Sechi ha parlato dei possibili benefici in termini economici: «50 mila euro liquidati direttamente dall’affitto dei terreni (100 ettari di proprietà comunale) e 80/100 mila euro derivanti dalla produzione sotto forma di lavori fatti per conto del comune. La somma potrebbe esserci utile visti i tagli ma noi siamo padroni a casa nostra e per questo, più che decidere da solo (potrei pensarla in un modo o nell’altro) convoco l’assemblea di mercoledì». Ma è questo il punto che non convince: «Proprio perché sono terreni comunali lei ha già ampio mandato democratico per esprimersi come hanno fatto gli altri sindaci – ha concluso Conca nella sua appassionata esortazione –. Nessuno le verrebbe a bussare la porta per una scelta del genere». Una scelta che eviterebbe «gli sbancamenti per le strade necessarie al passaggio di pesanti mezzi e gli scavi per le colate di calcestruzzo necessarie a sorreggere sei pale a Bessude, dieci tra Thiesi e Borutta e due a Bonnanaro», come ricordato da Assunta Sotgia, autodefinitasi cittadina di Pelao (prendendo spunto dagli animali che “non conoscono confini”) e «pronta a tutto». E tra le varie “armi” a disposizione potrebbe esserci la legge 353/2000 che all’articolo 10 vieta per un decennio trasformazioni di ogni tipo su boschi o pascoli percorsi da incendio: Pelao ne subì uno nell’agosto del 2007. Una normativa che consentirebbe quindi legittimamente di evitare un intervento sul quale le popolazioni interessate nutrono molti dubbi.

  9. novembre 23, 2012 alle 3:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 23 novembre 2012
    No al parco eolico: anche Bessude tra i Comuni ribelli. In una concitata assemblea popolare è stato ribadito il rifiuto nei confronti del progetto: il 28 un nuovo incontro. (Mauro Piredda)

    BESSUDE. Con l’assemblea popolare che ha sancito il suo “no” al parco eolico proposto da Edison sul monte Pelao, anche Bessude si inserisce a pieno titolo tra i “Comuni ribelli” che, stando alle dichiarazioni dei propri rappresentanti, si oppongono allo «scempio neocolonialista del territorio in nome del profitto delle multinazionali». Siligo, Thiesi, Bonnanaro e Borutta avevano già manifestato la propria contrarietà attendendo altrettanto dall’altro Comune interessato. Giuseppe Sechi era stato chiaro alla riunione dell’Unione dei Comuni del Meilogu. Si era sottratto alla logica racchiusa nel saggio detto popolare “corrias largas in palas anzenas” da lui citato e proprio per questo aveva indicato nella consultazione comunitaria la stella polare di ogni decisione. Certo, gli è stato rimproverato di aver convocato questa assemblea quasi all’improvviso: infatti, pur avendola anticipata all’incontro dell’unione del Meilogu (come da nostre cronache) essa è stata convocata solo venerdì scorso, quasi a seguito di un volantinaggio dei militanti bessudesi di Rifondazione che invitavano i concittadini a richiederla nell’immediato in quanto «il tempo stringe». L’assemblea è stata comunque un bell’esempio di democrazia partecipata dove, oltre alle relazioni tecniche del sindaco e del geometra comunale Pietro Sotgiu, sono state ribadite le posizioni del comitato per la salvaguardia del monte (con gli interventi di Gavino Cabras e Vincenza Carboni) accompagnate da altre e ripetute dichiarazioni. Il tutto alla presenza di cittadini accorsi anche da altri centri. È il caso di Mirko Piras di Nulvi, Comune che ha subito anche delle lacerazioni personali «con un referendum realizzato dopo l’installazione delle pale e nel quale ha votato meno di un quarto degli elettori». Una «partecipazione non voluta» che è stata la sintesi di quello che è «l’agire antidemocratico delle multinazionali». Intervenuto anche il banarese Gavino Sale di Irs con un accorato appello al risveglio delle coscienze affinché finisca la leggenda dei sardi disposti a vendersi tutto. Niente da fare quindi, almeno nelle intenzioni della popolazione: non si ritiene opportuno avere 18 pale che fruttano 18 milioni di euro l’anno e che lasciano alle popolazioni le briciole. Non si è disposti a vedere mostri fino a 150 metri visibili da ogni dove e sentieri turistici da distruggere (come ad esempio quello che unisce Pelao alla località “Binza ‘ezza”) mandando in malora progetti di valorizzazione ambientale che vedono in Bessude un protagonista. Non si tollerano le rassicurazioni delle carte, anzi, ci si sente «offesi» da esse. Ora, allo scadere della seconda procedura di valutazione di impatto ambientale ecco che il fronte del “no” è molto più consolidato (ci sono anche le osservazioni del Gruppo di intervento giuridico e delle associazioni ambientaliste) e, forte di quest’ultima decisione, è intenzionato a far valere tutte le sue ragioni all’incontro previsto per mercoledì 28 a Thiesi (alle 15,30 alla Sala Sassu) dove verrà presentato lo studio di impatto ambientale del progetto Edison. Ma in questi giorni è anche maturata la coscienza di avere un piano energetico regionale con installazioni pubbliche che tenga conto delle voci dal basso che vogliono essere vincolanti.

  10. aprile 11, 2013 alle 3:01 PM

    ottima notizia: la Giunta regionale, con la deliberazione n. 16/12 del 9 aprile 2013, ha deciso di proporre l’istituzione del nuovo S.I.C. “Sa Rocca Ulari” (Comune di Borutta) proprio per tutelare le popolazioni di Chirotteri.

    Qui la deliberazione: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_423_20130411114325.pdf

    Qui la cartografia allegata: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_423_20130411114434.pdf

  11. aprile 27, 2013 alle 2:53 PM

    da La Nuova Sardegna, 27 aprile 2013
    Bocciato il parco eolico a Monte Pelau. La conferenza di servizi con i Comuni, la Soprintendenza, il Savi e l’Arpas muove una serie di rilievi al progetto Edison. (Mauro Piredda)

    THIESI. Dopo il referendum cossoinese sul termodinamico che la società Energo Green vorrebbe realizzare a Campu giavesu, il Mejlogu regala alle cronache un nuovo niet agli ecomostri e alle speculazioni. La conferenza dei servizi sul progetto eolico a Monte Pelau tenutasi il 10 aprile scorso ha respinto gli intenti di Edison di installare le discusse turbine. I sindaci coinvolti (Thiesi, Bonnanaro, Bessude, Borutta, Siligo), la Soprintendenza, il Savi, il servizio Tutela del paesaggio e l’Arpas hanno riproposto in quella sede una serie di rilievi che già da tempo gli ingegneri Edison conoscevano. Ad iniziare dai rilievi di tipo paesaggistico. Che impatto produrrebbero pale visibili a occhio nudo da diverse parti del nord Sardegna? Ma anche rilievi di altro tipo. Come immaginare una valorizzazione di aree antropizzate in epoca nuragica e medievale a breve distanza da quei mulini a vento postmoderni? O come tutelare la colonia di chirotteri presente a Rocca Ulari (divenuta sito di interesse comunitario come da delibera regionale del 9 aprile)? Per Silvano Arru, primo cittadino di Borutta (prima smart city sarda), è un colpo ai «progetti colonialisti calati dall’alto tipici delle multinazionali». «Le comunità locali – ha proseguito il sindaco – stanno dimostrando che sanno tutelare il proprio territorio». Ma c’è voluto del tempo affinché questo “No” si concretizzasse. Dopo un primo allarme risalente alla primavera scorsa, solo in estate, con l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale, la questione ha iniziato a preoccupare cittadini singoli e associati. Contrarietà anche da parte dei sindaci, con presa di posizione ufficiale di Bessude solo nella seconda metà di novembre, a seguito di un’assemblea pubblica. Il 28 novembre i rilievi citati (e altri) sono stati infine resi noti a Thiesi durante la presentazione ufficiale del progetto e solo a marzo i tecnici del Savi hanno fatto il loro sopralluogo sull’altipiano. Ma «ora che il disastro è stato evitato – come sostiene la guida escursionistica Corrado Conca, uno dei grandi sensibilizzatori in questa campagna – bisognerà impegnarsi da subito per avviare un processo di tutela e valorizzazione del territorio vulcanico che possa garantire la sua stessa protezione per le generazioni future». Per Conca le occasioni non mancano: «Il Gal Logudoro-Goceano ha recentemente bandito un concorso che prevede il finanziamento di lavori di riapertura di sentieri storici e paesaggistici». Quale migliore occasione per realizzare una rete sentieristica finalizzata a valorizzare l’ambiente nella sua naturalità? «Una costituenda “Associazione per il Parco Geologico del Monte Pelau” sta organizzando un convegno, cui si auspica la massima partecipazione di amministratori e cittadini, per avviare un processo virtuoso di valorizzazione turistica di un territorio che non può più essere rimandato. L’istituzione di un parco geologico potrebbe divenire un volano economico per tutto il Mejlogu. In Europa esistono già dei “Parchi Vulcanici”, uno su tutti è il Vulcania, realizzato nella regione francese dell’Alvernia, che nella stagione appena trascorsa ha potuto contare 342mila visitatori». Proposte oltre l’emergenza, quelle di Conca, che ci ricorda anche che il generale piemontese Alberto Lamarmora non esitò a definire il Mejlogu l’Alvernia sarda.

  12. Anobius Sardous
    febbraio 29, 2020 alle 11:08 PM

    Aggiornamento: Fermate le pale eoliche sul Monte Pelao, oggi si si crede seriamente di poter attirare turisti con una funivia 😦
    https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2020/02/25/news/bessude-vuole-volare-alto-con-la-funivia-sul-pelao-1.38518473

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