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La verità disvelata su Tuvixeddu e dintorni secondo Giorgio Todde.


Cagliari, Tuvixeddu, area archeologica (tombe puniche)

Gent.mo Direttore responsabile de La Nuova Sardegna,

chiedo cortesemente ospitalità per una breve replica all’intervento dello scrittore Giorgio Todde (“Da Frau a Bacone il cammino della verità”), in quanto attribuisce azioni e posizioni all’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (che ho l’onore e l’onere di rappresentare) piuttosto fuorvianti.

Lo scrittore Giorgio Todde, con la maestrìa della parola che lo contraddistingue, accusa il Gruppo d’Intervento Giuridico d’aver sostenuto (“puntellato”) “la validità della delibera e dell’accordo di programma tra Comune e impresa, senza effetto per il Consiglio di Stato” relativa a Tuvixeddu.            Sembrerebbe quasi che il Gruppo d’Intervento Giuridico sostenga le ragioni della speculazione immobiliare, quando – da vent’anni – ha svolto e svolge qualsiasi azione per difendere l’integrità del Colle e promuoverne l’erezione in parco archeologico-ambientale, compresa la presenza nell’attuale sede processuale penale.

La posizione espressa dal Gruppo d’Intervento Giuridico sulla vicenda è nota, molto più articolata e complessa e non può esser ridotta a un giro di parole malizioso, eccessivo anche per una licenza poetica: chi volesse approfondire può trovarla in https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/02/16/ce-il-modo-per-salvaguardare-tuvixeddu-basta-volerlo/ .

Cagliari, Tuvixeddu, area archeologica, “gabbionate” incombenti sulle tombe (oggetto di procedimento penale)

Una sola considerazione, visto che la Verità in campo giuridico, culturale e sociale è stata così autorevolmente espressa.     Dato che il famigerato accordo di programma immobiliare Regione – Comune di Cagliari – Privati (2000) è “senza effetto per il Consiglio di Stato”, vengono meno tutte le relative disposizioni, compreso il conferimento delle aree di Tuvixeddu al Comune di Cagliari dove è previsto e si sta realizzando il parco archeologico-ambientale (che vorremo vedere ben più esteso).            Queste aree ora dovrebbero tornare al Gruppo Cualbu, salvo risarcimento del danno ove ciò sia impossibile per l’avvenuta realizzazione di opere da parte della pubblica amministrazione (vds. principio dell’accessione invertita). 

Questa è la conseguenza inespressa della Verità, secondo diritto.    A cui seguono, inevitabilmente, ulteriori ricorsi, contenziosi, eterne polemiche, nessun parco.   L’humus ideale per distillarci ulteriori gocce di Verità.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

P.S.  del “progetto arrogante” su Cala Mosca non si rinviene traccia negli atti pubblicati sul sito istituzionale web del Comune di Cagliari…

 

 

Cagliari, Tuvixeddu, atti di vandalismo su tombe puniche

da La Nuova Sardegna, 10 giugno 2012

Da Frau a Bacone il cammino della verità.A Cagliari un assessore della giunta Zedda che su Tuvixeddu torna indietro ma fatica a riconoscere l’errore, mentre progettano di devastare Calamosca. Giorgio Todde

La verità scaturisce più dall’errore che dalla confusione, dice Bacone. L’aforisma ci è venuto alla mente quando abbiamo appreso come sia finita in nulla la delibera di Giunta del Comune di Cagliari che avrebbe permesso di costruire accanto alla necropoli di Tuvixeddu. L’Assessore all’urbanistica Paolo Frau ha comunicato l’annullamento. E nel tragitto da Frau a Bacone, quello dell’aforisma, ci siamo ricordati con quale energia la delibera è stata difesa dagli stessi che oggi l’hanno cancellata. Così riconosciamo all’Assessore Frau la capacità di tornare sui propri passi e di ristabilire la verità, anche se con trotto incerto. Non è vero, infatti, che nuove condizioni hanno determinato la cancellazione della delibera. Nessun fatto nuovo. Era solo un errore, tutto qui. Un sito metafora dell’isola e un’intera visione della città però erano in bilico. La verità non affiorava a causa della confusione generata da grandi e minuscoli interessi individuali, da anonimi spericolati del web, mammane della rete, oracoli online e perfino da un’associazione ambientalista che puntellava la validità della delibera e dell’accordo di programma tra Comune e impresa, senza effetto per il Consiglio di Stato, ma non per il Gruppo di Intervento Giuridico. Mentre Italia Nostra, additata come temeraria, si opponeva al provvedimento oggi revocato perché illegittimo. Ora i vati tacciono. Insomma, quello che al proposito si è letto su questo quotidiano era, come d’abitudine, documentato e verificato. E rappresentava un civile uso del diritto di critica. Ma, salvata da altri mattoni la necropoli, serpeggia ancora il virus sviluppista. Quando si dice che Cagliari è bella non ci si riferisce certo al suo deforme disegno urbanistico recente, ma ai quattro quartieri storici e, sopratutto, alla scenografia naturale che si è difesa da architetti, ingegneri, sindaci e assessori benché ferita a morte. L’intatto resiste anche se il Poetto è annichilito e gli stagni violati. Intatto il promontorio di Sant’Elia, intatta una parte degli stagni. Integro sino a oggi il sito di Calamosca dove non arriva il rumore della città e la notte si distinguono le stelle. La strada, i pini e la macchia. Un paesaggio scampato a speculazioni, riqualificazioni, valorizzazioni, strategie, crescite e sviluppi. E nessuno, proprio nessuno, sogna oggi un progetto che abbellisca la Sella del Diavolo perché è perfetta e non la si può rendere più perfetta. Ma la pazzia di abbellire il bello resuscita di continuo. E ora un progetto arrogante pretende di impreziosire Calamosca, di allargare la stradina bianca per Cala Fighera, di usare lampioni desolanti, di portare in automobile – previsti perfino parcheggi – più gente possibile. Il solito disegno di consumo feroce dei luoghi. Saranno il bitume e lampioncini squallidi a rendere più bella la costa così bella ai raggi della luna? Alle stelle preferiscono i lampioni. Il medesimo eretismo del fare ricopre il centro storico di un cerone volgare. A Tuvixeddu un’area sepolcrale ha perduto l’incanto per la pretesa insolente di adeguare la necropoli al Parco archeologico e non il Parco alla necropoli. Da queste parti si conserva bello solo quello che viene dimenticato e la dimenticanza è l’unico modo che conosciamo per custodire lo spirito di un luogo. Eppure viaggiamo cercando città, borghi, piazze, quartieri, paesaggi dove si conserva la sensazione di autentico e unico che magari abbiamo a fianco. Cerchiamo la bellezza, ma non vicino a noi. Accettiamo la crosta rosa che ricopre i nostri centri storici e la distruzione di interi paesaggi perché così ci sentiamo al passo. Pazienza se poi non riconosciamo i luoghi e, per conseguenza, neppure noi stessi. Tanto l’antico, il naturale, il bello e il conservato lo cerchiamo, con sottomessa ostinazione, altrove.

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Cagliari, Tuvixeddu, atti di vandalismo su tombe puniche

Seconda puntata (e speriamo che sia l’ultima)[i].

 

Gent.mo Direttore responsabile de La Nuova Sardegna,

chiedo cortesemente ospitalità per una breve replica al nuovo intervento dello scrittore Giorgio Todde (“Giorgio Todde risponde a Deliperi”).  Prometto che sarà l’ultima volta, la polemica – da me non voluta – si chiude qui, ma pochi concetti debbo ribadirli per la tutelare l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico, che rappresento.

 A differenza di Giorgio Todde, che evidentemente ritiene che il modo migliore per difendere Tuvixeddu sia denigrare l’operato di associazioni che disinteressatamente si battono da vent’anni per la salvaguardia integrale del Colle, ho la fortuna di coltivare il dubbio. Ho espresso ed esprimo tutti i dubbi possibili e immaginabili su una Soprintendenza archeologica che avrebbe scientemente distrutto ben 431 tombe a Tuvixeddu, pur essendo stata – fino ai primi anni del nostro secolo – l’unica amministrazione pubblica a far qualcosa per la sua tutela (e l’imposizione del vincolo archeologico del 1996 ne è prova). Così il Gruppo d’Intervento Giuridico (insieme con gli Amici della Terra) è oggi costituito parte civile nel dibattimento penale oggi in corso proprio perché in quella sede intende ottenere almeno la “verità processuale” (la Verità è già stata espressa da Giorgio Todde) su eventuali tombe distrutte, lavori non autorizzati, ecc.    Curiosamente non è costituita alcuna altra associazione ambientalista, compresa quella che aveva lanciato l’allarme (ma forse non formalizzato alcuna denuncia alle autorità competenti).

Sul famigerato accordo di programma Regione – Comune – Privati non posso che confermare che la posizione espressa dal Gruppo d’Intervento Giuridico è nota, molto più articolata e complessa e non può esser ridotta a un giro di parole malizioso e malevolo: chi volesse approfondire può trovarla in https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/02/16/ce-il-modo-per-salvaguardare-tuvixeddu-basta-volerlo/ .

Ricordo solo che non c’è uno straccio di sentenza o atto amministrativo che l’abbia annullato o modificato o che abbia comportato recesso di una parte.  Né – per fortuna – che “il terreno del Parco torni all’impresa”, come incredibilmente sostiene Giorgio Todde.     In poche parole, secondo il mio “eretico” parere (e non solo il mio, per fortuna), il P.U.C. di Cagliari dev’essere modificato secondo quanto previsto nel P.P.R. e confermato dal Consiglio di Stato. Successivamente l’accordo di programma va modificato radicalmente in tal senso. In quella sede saranno previsti indennizzi, eventuali permute, ecc. Fino ad allora è chiaro che non sia possibile edificare.

Di fatto, Giorgio Todde “puntella” un futuro di ulteriori ricorsi, eterne polemiche, nessun parco.  Di questo ben pochi ne sentono il bisogno.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Cagliari, Tuvixeddu, tomba punica a più livelli

da La Nuova Sardegna, 15 giugno 2012

Giorgio Todde risponde a Deliperi.

Caro Stefano, conservo la memoria dei fatti. Quattro anni fa, in risposta a un comunicato di Italia Nostra che denunciava la scomparsa di 431 tombe sotto il cemento in viale Sant’Avendrace, scrivevi incauto: “…mi pare che si stia gratuitamente e pesantemente attaccando una Soprintendenza archeologica che in quegli anni… è stata l’unica amministrazione pubblica a fare qualcosa di concreto per salvaguardare Tuvixeddu”. Be’, quelle erano le 431 tombe finite sotto i palazzi di Viale Sant’Avendrace con il benestare della Sovrintendenza e tu non sei saltato sulla sedia. Anzi, a tuo avviso la Sovrintendenza era l’unica ad aver fatto “qualcosa di concreto per salvaguardare Tuvixeddu”. E oggi, invece, sei in giudizio contro la Sovrintendenza. Ma veniamo alla questione dell’accordo di programma che ritieni ancora efficace. Non mi attribuisco arie di giureconsulto come anonimi boriosi online, ma mi informo con cura. Secondo la tua idea converrebbe che l’accordo conservasse i suoi effetti perché sennò i terreni del Parco tornerebbero all’impresa. Dunque, dando retta a questa teoria stravagante, ci converrebbe considerare l’accordo attivo perché così i terreni del Parco resterebbero pubblici. Come se un parere giuridico si potesse fondare sulla convenienza e non sulle condizioni definite da norme e sentenze. Indubbio invece che secondo il Consiglio di Stato il progetto immobiliare non possa essere realizzato e il terreno del Parco torni all’impresa. Anche l’Avvocatura si è espressa in questo senso. D’altronde se l’accordo conservasse efficacia, consentirebbe anche di costruire. Invece il terreno del Parco non è edificabile, ha uno scarso valore di mercato ma conserva un grande valore pubblico. L’interesse della comunità, convincitene, rende espropriabili quei terreni a un prezzo equo che non è quello iperbolico minacciato dall’impresa. Questa l’attuale condizione di Tuvixeddu. Altrettanto chiaro è il parere della società di consulenza che, in corso di arbitrato, ha liberato da ogni responsabilità il Comune di Cagliari il quale nulla deve all’impresa. Di fatto tu puntelli – contraddetto da sentenze definitive, dall’Avvocatura e da esperti accreditati – un accordo che va contro il pubblico interesse.

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[i]   Purtroppo non è andata così, ma esser obbligati a seguire gli ondivaghi e contraddittori pellegrinaggi delle parole di Giorgio Todde è chiedere troppo, per cui la cosa – come già detto – si chiude qui.

Cagliari, Tuvixeddu, vincoli archeologico e paesaggistico, piano paesaggistico regionale

(cartografia Comune di Cagliari, foto S.D., archivio GrIG)

  1. giugno 12, 2012 alle 2:14 am

    Gentile Deliperi,
    è un guaio non solo sardo. Confondiamo intellettuali e campioni di vendite (posto che i numeri di Todde siano da campione, ovviamente).
    Resta dimostrato che vendere libri e interpretare decentemente la realtà sono due faccende affatto differenti. Adesso speriamo che su Tuvixeddu non venga a pontificare anche Moccia (che vende più di Todde, quindi ne saprà certmente più di lui) altrimenti ci ritroveremo tutte le tombe piene di lucchetti (e se non la piantiamo di andare dietro ai giallisti, ci starà pure bene!).
    Cordialmente,

  2. Pancrazio Buoncammino
    giugno 12, 2012 alle 1:33 PM

    se l’accordo di programma non esistesse più, Cualbu si sarebbe già ripreso le aree del parco: è questo che vuole Todde così si straccia le vesti?

  3. giugno 12, 2012 alle 4:25 PM

    per Gabriele Ainis: la vicenda “giuridica” di Tuvixeddu è complessa e poco si attaglia alla “religione” della ben nota sentenza del Consiglio di Stato, ci vuole buon senso e una visione d’insieme dei vari rapporti giuridici ormai instaurati. Speriamo poi che non se ne occupi anche Wilbur Smith, altrimenti ci ritroviamo anche i Courteney d’Africa 😉

    per Pancrazio Buoncammino: credo che Giorgio Todde voglia tutto il bene possibile per Tuvixeddu.

    Stefano Deliperi

  4. giugno 13, 2012 alle 3:09 PM

    da La Nuova Sardegna, 13 giugno 2012
    Il Gruppo Giuridico su Tuvixeddu.

    Gent.mo Direttore responsabile de La Nuova Sardegna,
    chiedo cortesemente ospitalità per una breve replica all’intervento dello scrittore Giorgio Todde (“Da Frau a Bacone il cammino della verità”), in quanto attribuisce azioni e posizioni all’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (che ho l’onore e l’onere di rappresentare) piuttosto fuorvianti.
    Lo scrittore Giorgio Todde, con la maestrìa della parola che lo contraddistingue, accusa il Gruppo d’Intervento Giuridico d’aver sostenuto (“puntellato”) “la validità della delibera e dell’accordo di programma tra Comune e impresa, senza effetto per il Consiglio di Stato” relativa a Tuvixeddu. Sembrerebbe quasi che il Gruppo d’Intervento Giuridico sostenga le ragioni della speculazione immobiliare, quando – da vent’anni – ha svolto e svolge qualsiasi azione per difendere l’integrità del Colle e promuoverne l’erezione in parco archeologico-ambientale, compresa la presenza nell’attuale sede processuale penale.
    La posizione espressa dal Gruppo d’Intervento Giuridico sulla vicenda è nota, molto più articolata e complessa e non può esser ridotta a un giro di parole malizioso, eccessivo anche per una licenza poetica: chi volesse approfondire può trovarla in https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/02/16/ce-il-modo-per-salvaguardare-tuvixeddu-basta-volerlo/ .
    Una sola considerazione, visto che la Verità in campo giuridico, culturale e sociale è stata così autorevolmente espressa. Dato che il famigerato accordo di programma immobiliare Regione – Comune di Cagliari – Privati (2000) è “senza effetto per il Consiglio di Stato”, vengono meno tutte le relative disposizioni, compreso il conferimento delle aree di Tuvixeddu al Comune di Cagliari dove è previsto e si sta realizzando il parco archeologico-ambientale (che vorremo vedere ben più esteso). Queste aree ora dovrebbero tornare al Gruppo Cualbu, salvo risarcimento del danno ove ciò sia impossibile per l’avvenuta realizzazione di opere da parte della pubblica amministrazione (vds. principio dell’accessione invertita).
    Questa è la conseguenza inespressa della Verità, secondo diritto. A cui seguono, inevitabilmente, ulteriori ricorsi, contenziosi, eterne polemiche, nessun parco. L’humus ideale per distillarci ulteriori gocce di Verità.

    Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

  5. Pancrazio Buoncammino
    giugno 14, 2012 alle 4:14 PM

    con tutto il rispetto, anche le pietre sanno che vi battete per Tuvixeddu, bisogna essere molto miopi, quasi ciechi per non accorgersene. paradossale per un oculista.

  6. Giorgio Todde
    giugno 15, 2012 alle 2:13 PM

    Caro Stefano presto attenzione alle parole e conservo la memoria dei fatti. Quattro anni fa, in risposta a un comunicato di Italia Nostra che denunciava la scomparsa recente di 431 tombe sotto il cemento in viale Sant’Avendrace, scrivevi incauto: “…mi pare che si stia gratuitamente e pesantemente attaccando una Soprintendenza archeologica che, in quegli anni, pur con mille difficoltà e varie carenze, è stata l’unica amministrazione pubblica a fare qualcosa di concreto per salvaguardare Tuvixeddu”.
    Be’, quelle erano le 431 tombe finite sotto i palazzi di Viale Sant’Avendrace con il benestare anche della Sovrintendenza e tu non sei saltato sulla sedia. Anzi, a tuo avviso la Sovrintendenza era l’unica ad aver fatto “qualcosa di concreto per salvaguardare Tuvixeddu”. E oggi, invece, sei in giudizio contro la Sovrintendenza. Eppure era facile dal 2008 comprendere cosa fosse accaduto. Il nuovo Direttore Regionale aveva chiesto una relazione accurata sui ritrovamenti ed erano state certificate 1166 nuove sepolture su 431 delle quali si è costruita una brutta palazzata che ha nascosto per sempre il costone di Tuvixeddu. E tralascio anche le tue analisi delle sentenze che diedero torto alla Regione nel 2007, quelle poi capovolte nei princìpi dal Consiglio di Stato che nel 2011 salvò il colle dell’edificazione. Sorvolo pure sulla vicenda dello sviamento di potere che poi si è del tutto ribaltata.
    E veniamo alla questione dell’accordo di programma che ritieni ancora efficace. Non mi attribuisco arie di giureconsulto come vari sfaccendati anonimi online, ma mi informo con cura. E sono certo che anche sull’accordo di programma opererai una meritoria marcia indietro.
    Secondo la tua idea l’accordo dovrebbe conservare i suoi effetti perché, se non fosse più efficace, i terreni del Parco tornerebbero all’impresa. Dunque, se si dà retta a questa teoria stravagante, ci converrebbe considerare l’accordo attivo perché così i terreni del Parco resterebbero pubblici. Come se un parere giuridico si potesse fondare sulla convenienza e non sulle condizioni definite da norme e sentenze. E’ certo invece che per il giudizio del Consiglio di Stato il progetto immobiliare non può essere realizzato e il terreno del Parco torna all’impresa. Anche l’Avvocatura si è espressa in questo senso.
    Inoltre sai bene che si tratta di un terreno di scarso valore commerciale perché inedificabile, mentre conserva un grande valore pubblico. Tanto è rilevante la necropoli che l’interesse della comunità, convincitene, rende espropriabili quei terreni a un prezzo equo, molto inferiore a quello iperbolico agitato dall’impresa. Quanto al Comune, altrettanto chiaro è il parere dell’autorevole società di consulenza che, in sede di arbitrato, ha liberato da ogni responsabilità il Comune di Cagliari il quale nulla deve all’impresa. Di fatto tu puntelli, smentito da sentenze definitive, dall’Avvocatura e da esperti accreditati, un accordo che va contro il pubblico interesse.
    Senza contare che se venisse accolto il “vecchio” ricorso del Grig contro il nulla osta originario del progetto di Coimpresa, l’annullamento dell’autorizzazione comporterebbe anch’esso l’inefficacia dell’accordo. E dunque in un caso l’inefficacia è un male e nell’altro un bene, a seconda del ricorrente? E poi, caro Stefano, se l’accordo conservasse i suoi effetti, conserverebbe anche quello di costruire. Ovvio dunque che l’impresa sostenga la validità dell’accordo. Meno ovvio che lo sostenga il tuo Gruppo.
    Credo ci sia un problema di fondo tra le Associazioni in difesa dell’Ambiente che consiste in una sindrome per la quale esisterebbe un diritto di primogenitura su un luogo in pericolo. Un irragionevole copyright. Ed è per questa malattia che certi ambientalisti sembrano sardisti in scissione.
    Armonizzare le forze, già esigue, di Italia Nostra, Gruppo di Intervento Giuridico, FAI, Legambiente e WWF dovrebbe essere naturale e invece da queste parti non è facile. Discutere è salutare. Una discussione tra persone che condividono un obiettivo non divide. Il dispetto sì.
    P.S.: il progetto di asfalto, lampioni e parcheggi a Calamosca è stato annunciato da un Assessore del Comune di Cagliari. La chiamano riqualificazione. Come vedi distinguo il racconto dalla realtà e non la confondo con il web.
    P.S.: cosa intendi quando scrivi che promuovi “l’erezione in parco archeologico-ambientale”? Spero ti riferisca all’apertura del parco al pubblico.
    Se è questo l’obiettivo, allora lo condivido. A patto di tentare di correggere l’attuale orribile assetto che ha piegato la bellezza del luogo a una concezione incondivisibile di area archeologica.

    • giugno 15, 2012 alle 4:39 PM

      Caro Giorgio,
      sono allibito. Affermi che “il terreno del Parco torna all’impresa”. Grazie al Cielo nè il Consiglio di Stato nè alcun altra autorità pubblica l’ha affermato.
      A differenza di te, che evidentemente ritieni che il modo migliore per difendere Tuvixeddu sia denigrare l’operato di associazioni che disinteressatamente si battono da vent’anni per la salvaguardia integrale del Colle, ho la fortuna di coltivare il dubbio.
      Ho espresso ed esprimo tutti i dubbi possibili e immaginabili su una Soprintendenza archeologica che avrebbe scientemente distrutto ben 431 tombe a Tuvixeddu, pur essendo stata – fino ai primi anni del nostro secolo – l’unica amministrazione pubblica a far qualcosa per la sua tutela (e l’imposizione del vincolo archeologico del 1996 ne è prova).
      Così il Gruppo d’Intervento Giuridico (insieme con gli Amici della Terra) è oggi costituito parte civile nel dibattimento penale oggi in corso proprio perché in quella sede intende ottenere almeno la “verità processuale” su eventuali tombe distrutte, lavori non autorizzati, ecc.
      Curiosamente non è costituita alcuna altra associazione ambientalista, compresa quella che aveva lanciato l’allarme (ma forse non formalizzato alcuna denuncia alle autorità competenti).
      Sul famigerato accordo di programma Regione – Comune – Privati non posso che confermarti che la posizione espressa dal Gruppo d’Intervento Giuridico è nota, molto più articolata e complessa e non può esser ridotta a un giro di parole malizioso e malevolo: chi volesse approfondire può trovarla in https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/02/16/ce-il-modo-per-salvaguardare-tuvixeddu-basta-volerlo/ .
      Ricordo solo che non c’è uno straccio di sentenza o atto amministrativo che l’abbia annullato o modificato o che abbia comportato recesso di una parte.
      Né – per fortuna – che “il terreno del Parco torni all’impresa”, come incredibilmente sostieni. Se così fosse, Cualbu & Co. chiederebbero subito la restituzione o, in alternativa, il risarcimento dei danni per la c.d. accessione invertita.
      Il parere della società di consulenza che citi riguarda tutt’altro contenzioso, quello che coinvolge fondamentalmente la Regione per gli atti illegittimi (così sono e restano) adottati nel periodo dell’Amministrazione Soru.
      In poche parole, secondo il mio “eretico” parere (e non solo il mio, per fortuna), il P.U.C. di Cagliari dev’essere modificato secondo quanto previsto nel P.P.R. e confermato dal Consiglio di Stato. Successivamente l’accordo di programma va modificato radicalmente in tal senso. In quella sede saranno previsti indennizzi, eventuali permute, ecc. Fino ad allora è chiaro che non sia possibile edificare.
      Di fatto, Giorgio, “puntelli” un futuro di ulteriori ricorsi, eterne polemiche, nessun parco. Di questo ben pochi ne sentono il bisogno.
      Quanto alle pretese quasi “religiose” su Tuvixeddu, penso proprio che debba cercarle altrove. Per “armonizzare le forze ambientaliste” – obiettivo sul quale sono d’accordissimo – è però necessario non demonizzarle, come ti piace fare, e accettare un sereno confronto.

      Stefano Deliperi

      P.S. dalle tue parole mi pare di capire che non esista alcun “progetto” su Cala Mosca, tantomeno “arrogante”. Solo parole. Appunto, non confondiamo la realtà con le illazioni. Se e quando ci sarà un qualche progetto in proposito ne discuteremo.

  7. giugno 17, 2012 alle 4:39 PM

    da La Nuova Sardegna, 17 giugno 2012
    Tuvixeddu. Deliperi: «Todde continua a sbagliare».

    A differenza di Giorgio Todde, che evidentemente ritiene che il modo migliore per difendere Tuvixeddu sia denigrare l’operato di associazioni che disinteressatamente si battono da vent’anni per la salvaguardia integrale del Colle, ho la fortuna di coltivare il dubbio.
    Ho espresso ed esprimo tutti i dubbi possibili e immaginabili su una Soprintendenza archeologica che avrebbe scientemente distrutto ben 431 tombe a Tuvixeddu, pur essendo stata – fino ai primi anni del nostro secolo – l’unica amministrazione pubblica a far qualcosa per la sua tutela (e l’imposizione del vincolo archeologico del 1996 ne è prova).
    Così il Gruppo d’Intervento Giuridico (insieme con gli Amici della Terra) è oggi costituito parte civile nel dibattimento penale oggi in corso proprio perché in quella sede intende ottenere almeno la “verità processuale” (la Verità è già stata espressa da Giorgio Todde) su eventuali tombe distrutte, lavori non autorizzati, ecc. Curiosamente non è costituita alcuna altra associazione ambientalista, compresa quella che aveva lanciato l’allarme (ma forse non formalizzato alcuna denuncia alle autorità competenti).
    Sul famigerato accordo di programma Regione – Comune – privati non posso che confermare che la posizione espressa dal Gruppo d’intervento giuridico è nota, molto più articolata e complessa e non può esser ridotta a un giro di parole malizioso e malevolo: chi volesse approfondire può trovarla on line in https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/02/16/ce-il-modo-per-salvaguardare-tuvixeddu-basta-volerlo/.
    Ricordo solo che non c’è uno straccio di sentenza o atto amministrativo che l’abbia annullato o modificato o che abbia comportato recesso di una parte. Né – per fortuna – che “il terreno del Parco torni all’impresa”, come incredibilmente sostiene Giorgio Todde.
    In poche parole, secondo il mio “eretico” parere (e non solo il mio, per fortuna), il Puc di Cagliari dev’essere modificato secondo quanto previsto nel Ppr e confermato dal Consiglio di Stato. Successivamente l’accordo di programma va modificato radicalmente in tal senso. In quella sede saranno previsti indennizzi, eventuali permute, ecc. Fino ad allora è chiaro che non sia possibile edificare. Di fatto, Giorgio Todde “puntella” un futuro di ulteriori ricorsi, eterne polemiche, nessun parco. Di questo ben pochi ne sentono il bisogno.

    Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento giuridico

  8. giugno 19, 2012 alle 2:55 PM

    dal blog di Vito Biolchini, 19 giugno 2012
    “Vergognatevi e tornatevene a casa”: la demagogia d’autore di Marcello Fois (a dimostrazione che gli intellettuali sono parte del problema Sardegna): http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/06/19/vergognatevi-e-tornatevene-a-casa-la-demagogia-dautore-di-marcello-fois-a-dimostrazione-che-gli-intellettuali-sono-parte-del-problema-sardegna/

  9. Giorgio Todde
    giugno 21, 2012 alle 11:40 PM

    Per completezza.
    “Caro Stefano, sono contento che la città e l’isola si appassionino al destino di Tuvixeddu, dato “per spacciato” dopo la sentenza contraria del 2008. Sintetizzo per non annoiare. Dico semplicemente che tra le conseguenze del giudizio che invece nel 2011 salva Tuvixeddu c’è l’inedificabilità del colle. E per conseguenza cessano anche altri effetti, non scritti dai giudici. Il Consiglio di Stato rimanda a un’intesa, certo. Ma la decisione fissa dei punti fermi. Il vincolo paesaggistico è più ampio di quello archeologico e mira a conservare la forma dei luoghi circostanti. Successivamente anche il Tar si allinea confermando il vincolo minerario ed estende l’area di tutela. E’ legittimo ritenere che sui cinquanta ettari oggetto dell’accordo di programma non si potrà più costruire. Solo su 50 dei 120 vincolati. E che tra gli effetti della sentenza ci sarà il ritorno della proprietà del Parco dal Comune al privato. La strada da seguire sarebbe quella dell’esproprio per pubblica utilità, ma per una cifra molto lontana da quella indicata dall’impresa. Ha avuto torto chi, come Gruppo d’Intervento Giuridico, riteneva che per Tuvixeddu ci si dovesse riferire all’articolo 15 del PPR, quello che fa salvi gli accordi precedenti l’entrata in vigore dello stesso piano. E’ l’articolo 49 che sancisce, per i giudici, la prevalenza del vincolo. E il Gruppo è stato smentito anche con l’annullamento della delibera del Comune di Cagliari di cui questo giornale ha riferito correttamente. Coltivo la speranza di avere un bel Parco, ma non un giardinetto con sepolcri.
    Infine, il progetto di asfalto, lampioni e parcheggi per Cala Fighera è stato annunciato da un Assessore del Comune di Cagliari che ha dichiarato di disporre di un finanziamento regionale per asfaltare e allargare la strada, per parcheggi e lampioncini. Mi pare una fonte autorevole. Ti è sufficiente o si deve aspettare il progetto esecutivo con timbri e bolli in ordine e Cala Fighera trasformata in un altro luogo volgare?”

  10. giugno 22, 2012 alle 3:05 PM

    e Giorgio Todde vuole “completare” il suo ondivago e contraddittorio percorso di distillazione della Verità su Tuvixeddu.
    Come il 29 febbraio, che piove ogni 4 anni, non ci si può far niente.
    Ne afferma la volontà di massima tutela e poi afferma che giudici e avvocati dello Stato ne richiedono la riconsegna all’imprenditore immobiliare.
    Allude, insinua, taglia giudizi come si taglia il civraxiu e il salame, assegna patenti e bandisce dal nòvero civile chi non segue la Verità.
    Sia il sindaco Zedda che “decide” di “cementificare Tuvixeddu” sia, più modestamente, il Gruppo d’Intervento Giuridico e Stefano Deliperi che vedono una strada diversa per salvaguardare integralmente Tuvixeddu e – finalmente – un grande parco archeologico-ambientale.
    A questo punto ha stancato (e così pure il suo malcelato livore), ma pur di far trionfare la Verità è disposto a tutto: “tra gli effetti della sentenza ci sarà il ritorno della proprietà del Parco dal Comune al privato”.
    Giuridicamente geniale.
    L’immobiliarista Cualbu ringrazia per l’insperato potere contrattuale ricevuto.
    Il parco archeologico-ambientale a Tuvixeddu – secondo la Verità – lo vedranno i nostri bis-nipoti, ma è tutt’altro che certo.
    Personalmente, non sono e non posso essere obbligato a seguire elucubrazioni simili, con questi toni.
    Non ne ho voglia, non ne ho il tempo e – soprattutto – penso che non sia minimamente utile “per” Tuvixeddu.
    Riguardo al famigerato accordo di programma immobiliare Regione-Comune-Privato che tanto pesa e ha pesato su Tuvixeddu, ricordo solo che non c’è uno straccio di sentenza o atto amministrativo che l’abbia annullato o modificato o che abbia comportato recesso di una parte. Né – per fortuna – che dica che “il terreno del Parco torni all’impresa”, come incredibilmente sostiene Giorgio Todde.
    In poche parole, secondo il mio “eretico” parere (e non solo il mio, per fortuna), il P.U.C. di Cagliari dev’essere modificato secondo quanto previsto nel P.P.R. e confermato dal Consiglio di Stato. Successivamente l’accordo di programma va modificato radicalmente in tal senso. In quella sede saranno previsti indennizzi, eventuali permute, ecc.
    Fino ad allora è chiaro che non sia possibile edificare.
    In proposito, la posizione espressa dal Gruppo d’Intervento Giuridico è nota, molto più articolata e complessa e non può esser ridotta a un giro di parole malizioso e malevolo: chi volesse approfondire può trovarla in https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/02/16/ce-il-modo-per-salvaguardare-tuvixeddu-basta-volerlo/ .
    Quanto al “il progetto di asfalto, lampioni e parcheggi per Cala Fighera”, posso solo ricordare che in precedenza Giorgio Todde parlava di “Cala Mosca”.
    Insomma, prima deve decidersi dove dovrà esser calato il solito “progetto arrogante” che ancora nessun altro ha visto ma – causa parole poco meditate di “un Assessore del Comune di Cagliari ” (quale?) – già alberga nella mente di Giorgio Todde.
    A Cala Fighera ci si arriva solo per sentieri scoscesi e per realizzare strada e parcheggi ci vogliono sbancamenti da far paura, a Cala Mosca c’è una vecchia strada militare dissestata e parcheggi “fai-da-te” in qualche spiazzo laterale disseminato di rifiuti.
    Non c’è bisogno dei “timbri e bolli” per fare i propri passi, ma di qualche straccio di concretezza in più rispetto a parole di seconda mano. Se e quando ci sarà, ne riparleremo.
    Per difendere la Sella del Diavolo da funivie, riflettori, strade, monumenti e pinnacoli non abbiamo certo aspettato Giorgio Todde.
    Ma nessuno glielo dica, però 😉

    Stefano Deliperi

  11. Occhio nudo
    giugno 22, 2012 alle 10:56 PM

    Onestamente, pur avendo trovato di scorrevole lettura un racconto del dottor Todde, non l’ho mai considerato un “maitre a penser” e nemmeno un intellettuale di particolare levatura, però mi fa sempre una certa impressione vedere a quale livello possa scendere la gente che “rosica” per motivi sconosciuti, forse per carattere, per spirito di competizione frustrato o chissà per cos’altro. Questi personaggi hanno stancato, sono più impegnati ad accarezzare il proprio ego che a dare un contributo utile alla collettività.

  12. novembre 18, 2012 alle 6:19 PM

    toh, l’avv. Giuseppe Andreozzi, consigliere comunale RossoMori, sostiene quanto dico da tempo.

    Stefano Deliperi

    da CagliariPad, 18 novembre 2012
    Via ai lavori nel parco, il Comune butta giù le “fioriere”.
    Riprendono le operazioni nella necropoli: sotterrate e rimodellate le grandi “gabbionate” finite nel mirino della magistratura. L’obiettivo è l’apertura del sito nella primavera 2013. (Ennio Neri): http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=272

    l’ennesimo tour pro-Coimpresa.

    Tuvixeddu, nuovo progetto in arrivo. L’autore è un noto paesaggista.
    Il professionista, il cui nome è ancora tenuto nascosto, è stato contattato dall’Urban center cittadino. Tour nella necropoli abbandonata: “A rischio le decorazioni delle sepolture puniche”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=269

    Coimpresa: “Progetto affossato dalle bugie dei No Tuv”.
    Secondo il project manager di Coimpresa Mauro Caria dietro i rovesci del piano “l’inganno” diffuso in città della “ditta che costruisce sopra le tombe”. Bacchettate a Cappellacci: “Rispetto ai tempi di Soru per noi non è cambiato nulla”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=271

  13. gennaio 23, 2013 alle 9:09 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

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