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Non abbiamo ricevuto danni dalla cricca?


La Maddalena, ex Arsenale, fondale marino con lastre di amianto

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri.  Gian Carlo Fastame, chimico, è un cittadino di La Maddalena (OT) e si rivolge al Sindaco della Città riguardo l’ipotesi caldeggiata di costituzione di parte civile nel processo contro la cricca che ha gestito e s’è spartita lucrosi affari sotto l’ombrello della Protezione civile.  Naturalmente sottoscriviamo anche noi la richiesta.                  Sindaco, se ci sei, batti un colpo!

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

Egregio Sig. Sindaco di La Maddalena,

Il 23 aprile inizia a Perugia il processo controla Cricca, cosiddetta dei Grandi Eventi.

Le persone e le imprese coinvolte sono le stesse che hanno operato nei cantieri del G8: notizie stampa riferiscono che anche questo filone è compreso negli atti.

Il sindaco, prima del rinvio a giudizio, aveva dichiarato in Consiglio comunale che non risultava chela Criccaavesse operato aLa Maddalena.Dopoil rinvio a giudizio, quindi tempo fa, lo stesso ha dichiarato di aver dato mandato al legale di studiare la possibilità di richiesta di costituzione di parte civile da parte del Comune: non è dato di conoscere l’esito di tale studio. 

In Consiglio comunale siedono quattro avvocati tra i consiglieri: Montella, Olivieri, Tirotto, Cataldi. Chi sa cosa ne pensano?

La Maddalena, ex Arsenale, inqionamento del fondale marino

Io non so se il fatto di aver speso almeno 470 milioni di soldi pubblici, su beni demaniali collocati nell’isola, senza aver prodotto nessuno dei risultati dichiarati negli atti deliberativi (nuovo sviluppo economico, posti di lavoro, economia basta su un nuovo modello di turismo, etc.) possa aver comportato un danno alla comunità maddalenina. So solo che da allora, la “svolta epocale” promessa dal sindaco ha prodotto una situazione economica peggiorata, ben prima che iniziasse la crisi mondiale e ben più massicciamente, che i posti di lavoro sono stati sempre in diminuzione, mai in aumento e le attività economiche in chiusura.

Dal mio punto di vista, se fossi egoista, io non ho ricevuto danni: la mia pensione non ne ha risentito, non avevo da aprire attività nell’Arsenale, non avevo ristoranti da riempire, non avevo da chiedere un posto di lavoro. È probabile che altri fossero più interessati.

La Maddalena, lavori bonifica per mancato G8

Soffro invece molto per l’inquinamento prodotto (e non lo scrivo da oggi), aggiuntivo e peggiorativo rispetto al preesistente, per il danno all’immagine che ne deriva e per la conseguente compromissione di ogni attività. Ancora oggi non capisco l’atteggiamento del sindaco, che in polemica con me ha sempre difeso i responsabili come se fosse lui l’esecutore, anziché difendere la comunità, anziché mettersi la fascia tricolore e pretendere  la bonifica effettiva. Se l’avesse fatto tre anni fa oggi il problema sarebbe risolto.

Per questi motivi penso che non si costituirà mai parte civile: è sempre stato nelle Conferenze di servizi in cui si decideva, le stesse che Bertolaso in Senato cita a discolpa. Volontariamente o involontariamente (sarebbe peggio) figura in accordo dentro l’ex-segreto di Stato, fino a prova contraria auspicabile, mentrela Provincianon rilasciava i nulla osta (quindi il problema c’era ed era noto).

In queste condizioni sarebbe doveroso discuterne in Consiglio comunale e decidere per il sì o per il no: la costituzione di parte civile può avvenire solo entro il 23 aprile, non un giorno oltre. Dico bene Consiglieri avvocati?

Non dimentico di ringraziare l’On.le Claudia Zuncheddu, che su questo problema ha sempre avuto attenzione: spero che confermi il suo impegno.

Gian Carlo Fastame

 

(tabella da La Nuova Sardegna, foto da L’Espresso, per conto GrIG, archivio GrIG)

 

  1. aprile 15, 2012 alle 10:18 am

    da La Nuova Sardegna on line, 15 aprile 2012
    G8, i pm a caccia dei soldi sporchi della cricca. Dopo il sequestro di 32 milioni, sigilli a due palazzine riconducibili al costruttore legato alla Cricca. (Pier Giorgio Pinna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/04/15/news/g8-i-pm-a-caccia-dei-soldi-sporchi-della-cricca-1.4068951

    da La Nuova Sardegna, 15 aprile 2012
    LA MADDALENA. Claudia Zuncheddu: Regione parte civile. (Pier Giorgio Pinna)

    Sul G8 mancato alla Maddalena e sul grave danno d’immagine e ambientale provocato dalla cricca, ieri ha tenuto una conferenza stampa il consigliere regionale Claudia Zuncheddu. «La Regione Sardegna deve costituirsi parte civile», ha chiesto l’esponente indipendentista. Che in una lettera a Cappellacci ha spiegato: «Vogliamo che rientrino nell’isola i 100 milioni usciti dalle nostre casse per l’operazione G8. E naturalmente che ci vengano riconosciuti i danni ambientali e di immagine. La Maddalena ha avuto tanti problemi. A partire dai guai subiti dagli imprenditori turistici che hanno investito soldi convinti dai possibili vantaggi che un vertice come quello avrebbe potuto portare. E che invece ora si ritrovano pieni di debiti». Zuncheddu ha infine ricordato la battaglia personale – intrapresa con l’assistenza dei legali Luigi Azzena e Renato Margelli, specialisti in diritto amministrativo – per ottenere dal Tar Lazio i documenti della Struttura di missione sullo smaltimento dei rifiuti portati via dall’arcipelago.

  2. capitonegatto
    aprile 15, 2012 alle 10:24 am

    Nei Tg regionali, la parola ” territorio ” e’ la piu usata , e molto spesso non per difenderlo.
    I lavori alla maddalena ne sono l’esempio. I Sardi non dovrebbero piu permettere di deturpare la loro bellissima terra con lavori inutili e molto spessi di dubbia qualita’.

  3. gian carlo fastame
    aprile 16, 2012 alle 10:08 am

    a livello regionale il danno è ancora più grave: per peggiorare la situazione ambientale di un Parco Nazionale hanno sottratto almeno 100 milioni di Euro destinati ai Sardi, dai Fondi FAS destinati alle aree in crisi; in pratica hanno distratto fondi destinati a Porto Torres, Ottana, Siniscola. Sulcis Iglesiente, ai pastori, etc., finanziati con le nostre tasse.
    la beffa è che La Maddalena è oggi dichiarata Area di Crisi, e deve competere con le altre aree per spartirsi il poco rimasto.
    gian carlo fastame

  4. aprile 21, 2012 alle 4:44 pm

    benissimo 😛

    da La Nuova Sardegna, 21 aprile 2012
    La Maddalena parte civile contro Balducci e la Cricca. G8, il Comune chiede il risarcimento: danneggiato dalla mancata realizzazione delle opere che avrebbero segnato la svolta per lo sviluppo turistico dell’isola. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. Il Comune si costituisce parte civile nel processo contro la Cricca che si apre lunedì a Perugia. La giunta guidata dal sindaco Angelo Comiti ha incaricato Tito Milella, avvocato penalista romano, di rappresentare l’ente nella vicenda processuale che vede sul banco degli imputati 18 persone. Tra queste alcuni dei funzionari attivi nei cantieri per il G8 alla Maddalena, fra il 2008 e il 2009, tra cui i fratelli Diego e Lorenzo Anemone, l’ex numero uno della Protezione Civile Guido Bertolaso, l’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis. Milella, che è anche legale della Federazione italiana gioco calcio, sarà affiancato da Gian Comita Ragnedda, legale del Comune. Al centro del processo di Perugia c’è il gelatinoso sistema di appalti e favori che hanno visto in azione la Cricca, alla Maddalena e non solo. Per l’isola, che aveva puntato sul G8 e sulle strutture legate al grande evento per accelerare il processo di riconversione da una economia legata ai militari a una puramente turistica, il metodo Anemone ha causato danni per i quali il Comune ora chiede il risarcimento. «Un danno duplice – spiega l’avvocato Gian Comita Ragnedda –. A quello di immagine si affiancano i mancati benefici che sarebbero derivati per La Maddalena se le opere del G8 fossero state realizzate». Già un anno fa il consiglio comunale aveva deliberato la costituzione di parte civile nel processo contro la Cricca, nel momento in cui fossero stati noti i capi di accusa. L’ordine del giorno era passato con i soli voti della maggioranza. A settembre, subito dopo il rinvio a giudizio per 18 indagati, la giunta di Angelo Comiti chiese un parere legale. «L’esperto sostiene che ci sono gli estremi perché il Comune si costituisca parte civile – spiega il sindaco Comiti –. E così faremo all’apertura del processo di Perugia. Perché siamo stati vittima del metodo portato avanti dagli imprenditori ai tempi del G8. Sarà un processo lungo e difficile ma speriamo che ci venga restituito il maltolto. Si tratta di danni di immagine ed economici procurati dal presunto sistema di malaffare, nonché dei ritardi abissali per la costruzione e il completamento di tutte quelle opere utili per il processo di riconversione economica dell’isola». Difficile al momento quantificare i danni. Dalle analisi fatte dalla Guardia di finanza è emerso un aspetto: i costi per il G8, grazie al “sistema gelatinoso” messo in piedi dai presunti responsabili del sistema delle tangenti sulle grandi opere, sarebbero lievitati, solo per l’arcipelago, del 44 per cento

  5. aprile 22, 2012 alle 10:15 am
  6. aprile 23, 2012 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 23 aprile 2012
    G8, la Cricca alla sbarra a Perugia. Comincia questa mattina il dibattimento. L’accusa: maxi-appalti gonfiati ad arte. Nessuno degli imputati è detenuto.
    IL PERSONAGGIO. La lunga ombra del costruttore Anemone.
    La doppia B (Bertolaso-Balducci) per gli inquirenti indica i cervelli delle operazioni tese a far lievitare i costi degli appalti, a cominciare dalla Maddalena. Ma c’è una grande A, l’iniziale di Anemone, che secondo gli investigatori avvicendatisi nelle indagini in questi anni proiettata un’ombra su tutti i versanti della complessa vicenda di corruzione. Il costruttore romano compirà 41 anni a luglio. Sarebbe stato lui il principale beneficiario degli intrallazzi nell’arcipelago e nel Lazio. Deve rispondere di aver agito in combutta con dirigenti pubblici e alti rappresentanti dei vertici ministeriali o dello Stato, secondo pm e gup pronti a sacrificare gli interessi collettivi per ottenere tornaconti personali. (Pier Giorgio Pinna, Antioco Fois)

    PERUGIA. Via in Umbria al processo dell’anno per corruzione. Gli ultimi rebus sulle incompiute e sugli appalti gonfiati per il G8 alla Maddalena troveranno presto soluzione. Da oggi a Perugia la Cricca è alla sbarra. Diciotto gli imputati: tutti eccellenti, e intoccabili sino a qualche anno fa, coinvolti nel filone principale dell’inchiesta sui Grandi eventi. A febbraio 2010 le manette scattarono per cinque di loro, ora nessuno è più in cella. Secondo la Procura di Perugia, Bertolaso e presunti complici in affari avrebbero agevolato imprenditori amici, in special modo Diego Anemone, anche lui rinviato a giudizio. Tutto in cambio di denaro, prestazioni sessuali, favori, prebende e regali. Con un danno gravissimo per la comunità dell’arcipelago sardo. Ma il sistema gelatinoso non riguarda soltanto i lavori alla Maddalena. Nonostante gli accusati si proclamino innocenti, o addirittura estranei, il Gup Claudia Matteini si è convinta della loro responsabilità in parecchie faccende dai lati oscuri. Da qui le incriminazioni, che vanno dalla corruzione all’associazione per delinquere (non contestata, quest’ultima, all’ex capo della Protezione civile). Sono storie di traffici sospetti nell’esecuzione di lavori pubblici. Legate anche ai Campionati mondiali di nuoto (Roma 2009), allo stadio centrale del tennis al Foro italico, al Museo dello sport italiano a Tor Vergata, alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità. E, ancora, alla caserma Zignani dei servizi segreti, sempre nella capitale, per ristrutturazioni che si erano rese necessarie nel 2004. Tra le carte spunta persino la prostituzione. Alcune «professioniste» sarebbero infatti state reclutate da Anemone per offrire serate hard a Bertolaso, al provveditore delle opere pubbliche De Santis e al suo collega Della Giovampaola. Secondo l’accusa, in cambio dei vantaggi ricevuti dagli imprenditori, Bertolaso avrebbe ottenuto la disponibilità di un appartamento a Roma e quella di una massaggiatrice nel complesso sportivo del costruttore, il Salaria Village. Spicciolo più spicciolo meno, le imprese facenti capo ad Anemone avrebbero realizzato illecitamente utili per complessivi 75 milioni. Finora un solo indiziato è stato prosciolto nello scorso settembre, al termine della fase preliminare di lunghe indagini contrassegnate da pedinamenti, intercettazioni e messa a punto di una valanga di documenti a corredo delle prove: è l’ex vicepresidente dell’istituto per il credito sportivo ed ex senatore del Pd Alberto Covello. Non è detto che la prima udienza di stamane, davanti al tribunale di Perugia, superi la raffica di eccezioni e richieste di rinvio che molti legali si preparano a presentare. Se il processo non slitterà e sarà comunque avviato sul piano formale, potranno costituirsi parte civile i danneggiati. Il Gup ha individuato tra le istituzioni lese la presidenza del Consiglio e il ministero delle Infrastrutture, le stesse autorità che avrebbero dovuto vigilare sul sistema gelatinoso attribuito alla Cricca della Ferratella. Ma il Comune della Maddalena ha già annunciato che intende a sua volta chiedere un risarcimento attraverso l’assistenza degli avvocati Tito Milella e Gian Comita Ragnedda. E non si esclude che faccia un passo verso questa direzione la stessa Regione Sardegna. Erano infatti suoi quasi la metà dei soldi pubblici investiti nel vorticoso giro di conti alla Maddalena: 280 dei 410 milioni spesi in tutto per le Grandi opere dal 2008 in Italia.

    Tutti gli uomini di Bertolaso & Company. Diciotto imputati eccellenti, alcuni devono rispondere anche d’irregolarità in altre grandi opere.

    PERUGIA. Imprenditori, professionisti, funzionari di alto rango. In aula si profila un panorama ricco d’imputati di primo piano. Nessun sardo. Ecco i nomi . La lista si apre col costruttore romano quarantenne Diego Anemone (indagato con lui il fratello Daniele, più giovane di qualche anno). A breve distanza l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, 62 anni appena compiuti. Segue Angelo Balducci, 63 anni, nato in Puglia e attivo per decenni nella capitale come grand commis. Per un certo periodo era stato riconosciuto degno di ricevere importanti onorificenze addirittura dal Vaticano, in occasione del Giubileo del 2000. Ultimo incarico prima dell’arresto? Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Nell’elenco ci sono poi gli ingegneri romani Mauro Della Giovampaola, 45 anni, a suo tempo incaricato della gestione dei Grandi eventi, e Fabio De Santis, 48 anni, ex provveditore alle opere pubbliche per la Toscana. Entrambi, come Balducci, Anemone e Bertolaso, tra il 2008 e il 2009 sono rimasti mobilitati per mesi alla Maddalena in vista del G8 poi spostato all’Aquila. Sotto accusa, inoltre, altri cinque romani. Sono i collaboratori di Anemone Simone Rossetti (37 anni), Alida Lucci (44) e Stefano Gazzani (49 ). Oltre al sottufficiale della Finanza Marco Piunti (50), a Emmanuel Giuseppe Messina (40 ) e a Edgardo Azzopardi (55 ), gli ultimi due chiamati in causa per aver rivelato notizie riservate sulle indagini, insieme con l’ex magistrato Achille Toro, che ha già patteggiato in un altro processo. Infine, i funzionari Claudio Rinaldi e Maria Pia Forleo, e gli imprenditori Pierfrancesco Murino, Bruno Ciolfi ed Enzo Maria Gruttadauria. Mentre Regina de Fatima Profeta è accusata di aver reclutato donne per serate a sfondo sessuale.

    PER ILLECITI AMMINISTRATIVI. Undici le società citate in giudizio.

    PERUGIA Non ci sono soltanto 18 imputati. Citate in giudizio, «per illecito amministrativo», anche 11 società. Sono la Anemone Costruzioni, la Tecnocos, la Redim 2002, la Appalti-Lavori per progetti internazionali, la Amp, la Tecnowood, la Partecipazioni e servizi, la Medea progetti, la Cogecal, la Salaria Sport Village, la Società sportiva romana. Nel 2008 alla Maddalena il Main Conference progettato dall’archistar Stefano Boeri e le zone adiacenti, per quanto concerne le ristrutturazioni che avrebbero dovuto rilanciare l’ex arsenale militare sul piano turistico, sono state prese in carico «per gli interventi strutturali e complementari» da una associazione temporanea d’imprese guidata dalla Anemone Costruzioni. Risultato: da un primo importo per 52 milioni, con due revisioni prezzi in corsa, il costo complessivo delle opere è lievitato sino a raddoppiare, oltrepassando alla fine i 105 milioni. La Redim 2002 ha invece agito per rendere possibili altre infrastrutture in questa stessa area di Moneta nell’ambito di una seconda Ati. Cambia il tipo di lavori, non la procedura: dai 48 milioni iniziali, sempre grazie a due «atti aggiuntivi» del 2009 si raggiungono quasi 54 milioni. Per il sesto lotto di lavori (area stampa e servizi collegati) forse per via del trasferimento del vertice in Abruzzo si è invece assistito a un calo delle spese (da 23 a 21 mln). In questo caso, fra le tre società coinvolte, è stata citata in giudizio, magari per questioni collegate, esclusivamente la Tecnocos. A ogni modo, per capire quanto la politica di continuo rialzo dei prezzi abbia nuociuto alla Maddalena, è sufficiente vedere le incompiute che ancora segnano la mancata conclusione dei lavori per il G8.

    IL CONTEGGIO DEI DANNI. Bonifiche mai finite e tante incompiute.

    PERUGIA. Il caso delle bonifiche mai finite nell’ex arsenale militare grida vendetta da anni e proprio per questo figura in primo piano nelle carte del processo che si apre a Perugia. Il costruttore Diego Anemone e il funzionario De Santis, oltre che per i lavori destinati a Caprera per i 150 anni dell’Unità d’Italia, devono rispondere d’irregolarità negli appalti sul 4°, sul 5° e sul 6° lotto a suo tempo previsti per la riconversione economica dell’arcipelago. Sono gli interventi per palazzo della conferenza e area delegati, residenze e zona in origine destinata alla stampa e ai servizi in vista del summit tra i Grandi. Grosso modo le stesse accuse vengono mosse a Della Giovampaola e a Balducci. Per l’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, del quale molti ricordano le visite alla Maddalena in compagnia dell’ex premier Berlusconi, gli inquirenti hanno raccolto una mole impressionante di prove. Più defilate le posizioni degli imputati minori. Mentre nel decreto di rinvio a giudizio ci si sofferma sul ruolo di Bertolaso. Una posizione strettamente legata, negli atti dell’inchiesta, con quella di Anemone, alla cui famiglia la Procura di Roma ha di recente sequestrato durante indagini parallele beni per 32 milioni. Entrambi, scrive il gup,ni, «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso», sono accusati di aver concorso a determinare nell’arcipelago «scelte economiche svantaggiose per la pubblica amministrazione». In particolare l’ex capo della Protezione civile avrebbe «illegittimamente operato per consentire che le imprese del gruppo Anemone risultassero aggiudicatarie degli appalti e e che il costo aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando». Anche, conclude il giudice, «con atti aggiuntivi e spese incongrue o eccessive».

    • aprile 24, 2012 alle 2:44 pm

      da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2012
      G8, il processo slitta a settembre. Il tribunale di Perugia rinvia per difetto di notifica. Ieri assenti tutti gli imputati. (Pier Giorgio Pinna, ha collaborato Antioco Fois)

      PERUGIA. Slitta a fine settembre il processo alla Cricca: rinvio imposto da difetti di notifica degli atti agli imputati. Ma nell’aula del tribunale di Perugia, come dal cilindro di un prestigiatore, saltano fuori all’improvviso importanti novità. Accusa e difesa hanno presentato le loro prime liste di testimoni. Chiedono che compaiano davanti ai giudici per spiegare strategie e scelte politiche alcuni personaggi di primo piano di due governi precedenti a Monti. Si parte con l’ex premier Romano Prodi, in carica quando fu deciso che il vertice del G8 si sarebbe tenuto alla Maddalena. Per lo stesso motivo vengono citati l’ex ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro (Idv), e l’ex leader della Margherita Francesco Rutelli L’elenco prosegue con Gianni Letta, che ha rappresentato la presidenza del Consiglio dei ministri durante l’esecuzione dei lavori nell’arcipelago della Maddalena, quindi all’epoca dei presunti traffici e degli appalti gonfiati. Nessuno degli accusati ha preso parte all’udienza. Chi aspettava di veder comparire Bertolaso, Balducci, Anemone è rimasto deluso. Ma ieri mattina, nell’austero palazzo di giustizia del capoluogo dell’Umbria, sono state trovate le giuste strade per incardinare il dibattimento verso vie rapide. Intanto, affidando l’individuazione degli indirizzi di tre imputati (tra cui il funzionario pubblico Fabio De Santis e la donna accusata di aver organizzato serate hard per alcuni dei protagonisti del “sistema gelatinoso”, Regina Profeta De Fatima) ai carabinieri della squadra di polizia giudiziaria del tribunale. Poi, accettando già da ieri la costituzione di parte civile del ministero delle Infrastrutture, rappresentato da un avvocato dello Stato sardo, Maria Grazia Scalas. E infine considerando acquisibili quelle del Comune della Maddalena e della Regione Sardegna ( sollecitata dalla consigliera Claudia Zunchedda eventualmente si dovesse decidere in questo senso a settembre).Parte lesa la presidenza del Consiglio dei ministri, che finora non ha reso noto che cosa intende fare sotto questo profilo. Se in aula mancavano gli imputati, perciò considerati quasi tutti contumaci sul piano tecnico, eccetto quelli che non hanno ricevuto le notifiche in modo regolare, a tenere banco ha pensato il nutrito pool di difensori. Per il processo che chiama in causa il malaffare nei Grandi eventi sono in campo penalisti di fama, a cominciare dall’avvocato Franco Coppi, che assiste l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci. I legali, a quanto è sembrato sin dall’udienza di ieri, avranno il loro da fare. A darne conferma indiretta, del resto, bastavano le due casse di documenti raccolti dall’accusa (in aula rapppresentata dal pm Massimo Casucci). Decine di faldoni con le prove raccolte dai Ros e da diversi nuclei della Finanza. Oltre a Balducci, al costruttore romano Diego Anemone e al fratello Daniele e all’ex capo della Protezione civile, sono sotto processo l’ex provveditore alle opere pubbliche De Santis, il suo collega ingegnere Mauro Della Giovampaola e la funzionaria ministeriale Maria Pia Forleo. Tutti, a vario titolo e con diversi ruoli, incaricati di svolgere controlli o coordinare i Grandi eventi. E tutti con storie professionali che, in qualche modo, portano sempre all’ex arsenale della Maddalena e alle altre aree dell’arcipelago che avrebbero dovuto diventare il volàno del nuovo turismo. Assenti anche i delegati delle 11 società citate per illeciti amministrativi: dalla Anemone Costruzioni alla Salaria Sport Village, il complesso dove Bertolaso avrebbe beneficiato di massaggi particolari da parte di una professionista, almeno stando alle imputazioni della Procura di Perugia. Ricordati in udienza i nomi e le posizioni di altri accusati. Come il commercialista romano Stefano Gazzani e l’ex commissario straordinario per i mondiali di nuoto Claudio Rinaldi. O come la (presunta) moderna maîtresse Profeta. Pronunciando il suo cognome per intero e aggiungendo a Regina l’appellativo De Fatima, il presidente del collegio, Aldo Criscuolo, ha scosso il capo in maniera impercettibile. Forse perché alle sue spalle, sulla parete dell’aula, si stagliava un grande crocifisso con il figlio sofferente della vera regina dei cieli.

  7. giugno 1, 2012 alle 3:00 pm

    la Corte dei conti chiede i danni a Bertolaso & Co.

    da La Nuova Sardegna, 1 giugno 2012
    LAMADDALENA. G8, la Corte dei conti chiede 40 milioni a Bertolaso. (Giampiero Cocco)

    ROMA. I tre inquirenti della Corte dei conti Marco Smiroldo, Ugo Montella e Massimiliano Minerva hanno chiuso la fase istruttoria avviata, dopo il mancato G8, sull’affidamento alla “Mita Resort” del Main Conference dell’isola di La Maddalena. E, come anticipato ieri dal Fatto Quotidiano, hanno inviato il conto da saldare a Guido Bertolaso e a 4 componenti della potente “Struttura di missione” che gestiva gli appalti per l’ex G8. Nell’invito a dedurre, notificato all’ex capo della Protezione civile, a Giacomo Aiello, Mauro Della Giovanpaola e a Irene Sallusti viene contestato un «danno erariale» pari a 40 milioni di euro (addebitato all’ex capo del dipartimento Guido Bertolaso), mentre 24 milioni di euro sono stati richiesti, in solido, agli altri quattro membri della struttura di missione che affidò alla “Mita Resorts”, con un bando di gara contestatissimo, l’albergo a cinque stelle realizzato negli spazi dell’ex arsenale militare della Maddalena, compresa la gestione per lo specchio d’acqua (inquinato) davanti al Main Conference. Quella che si è conclusa la scorsa settimana è soltanto la prima delle tre istruttorie contabili avviate dalla Corte dei conti sulla gestione dei grandi eventi affidata alla Protezione civile guidata da Guido Bertolaso. Le altre due riguardano le somme spese negli appalti per la realizzazione delle strutture per accogliere i grandi della terra e le opere di bonifica effettuate dalla struttura di missione in terra e acque sarde. A dare la stura alle inchieste penali e della Corte dei conti, oltre alle intercettazioni telefoniche sulla “cricca della Ferratella”,furono i ricorsi presentati da due holding delle vacanze che operano nell’isola, la “Marina di Porto Rotondo Srl” che fa capo alla famiglia Molinas (che si affidarono alle competenze del civilista Pietro Corda) e la “Delphina srl” degli imprenditori galluresi Peru e Muntoni i quali, davanti al consiglio di Stato, citarono in giudizio la Regione sarda, la Protezione civile, la Presidenza del consiglio dei ministri e la “Mita Resort” di Emma Marcegaglia. Chiedendo – per una sterminata serie di irregolarità sul piano civilistico e amministrativo – l’annullamento della gara d’appalto con la quale la struttura di missione, sostituendosi senza titoli alla Regione Sarda, affidò a “Mita Resort” il Main Center, l’area portuale e le altre strutture da completare dopo il mancato G8 per una offerta (l’unica presentata) di 40 milioni di euro e un canone annuo, per i 30 anni di concessione, di soli 60mila euro. Gli inquirenti della Corte dei conti (gli unici a mettere il naso tra le carte secretate del mancato G8) hanno rilevato che il danno erariale subito dallo Stato e dalla Regione Sarda – mai costituita parte civile – ammonta ad oltre 64 milioni di euro, e ne pretende il risarcimento. Questo è soltanto il primo atto notificato alla ex struttura di missione e al suo capo, ma la Corte dei conti ha ancora aperti due contenziosi contro Guido Bertolaso e il suo staff direttivo e riguardano i danni ambientali causati all’isola della Maddalena e le mancate bonifiche dello specchio d’acqua davanti al Main Center. I costi, anche in questo caso, lieviteranno, e speriamo che qualcuno, finalmente, li paghi.

    • giugno 2, 2012 alle 11:34 am

      da La Nuova Sardegna, 2 giugno 2012
      Marcegaglia non paga il demanio. La Maddalena, lo Stato pretende i 64 milioni di arretrati da Bertolaso e soci. (Giampiero Cocco)

      LAMADDALENA. L’affaire G8, per la “Mita Resort srl ” di Emma Marcegaglia, consisteva nella convenzione, firmata il 28 maggio del 2009, e per la durata di anni 40, «dell’uso di tutte le aree, gli immobili, le strutture, anche portuali, all’ex arsenale della Maddalena, un compendio immobiliare di complessivi 114mila metri quadrati a terra e più di 110 mila metri quadri di specchio d’acqua». Un’asta per la quale si doveva versare una “una tantum” di 31 milioni di euro e un canone annuo irrisorio, a partire dal 2009, di 60 mila euro. Somme mai pagate dalla “Mita Resort srl”, che hanno procurato, all’erario, un danno stimato di 64 milioni di euro. Che ora lo Stato pretende da Guido Bertolaso e dai vertici della struttura di missione. Per capire l’inghippo G8 che affiora dalle carte depositate dai magistrati inquirenti della Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio e necessario partire dal 2009. Quando il G8, trasferito per il terremoto dalla Maddalena all’Aquila, portò la struttura di missione modificare i termini del singolare e segretissimo (?) appalto, allungando da trenta a quarant’anni la concessione demaniale e riducendo di dieci milioni il corrispettivo «una tantum» da versare alla Protezione civile (?), inizialmente fissato in 41 milioni di euro. Provvedimenti adottati dal capo del dipartimento della protezione civile Guido Bertolaso in riunioni di vertice dove non venne verbalizzato alcunché, come ebbe a dichiarare ai magistrati inquirenti della Corte dei Conti Angelo Borelli, direttore dell’ufficio amministrazione e bilancio della protezione civile, delegato da Bertolaso alla firma della convenzione con la “Mita Resort srl”. Un sostanzioso sconto deciso – inaudita altera parte, ovvero la Regione Sarda, titolare dei diritti sulle infrastrutture maddalenine –, nella stanze romane da Guido Bertolaso e i componenti la struttura di missione. Gli inquirenti della Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio contestano a Bertolaso e soci «l’inesistenza di un procedimento amministrativo volto alla determinazione e quantificazione della base d’asta (una tantum e canone di concessione) di congruità della stessa». E dire che sul G8 erano puntate le speranze di rilancio dell’economia dell’isola della Maddalena, orfana dei gettiti milionari della Marina statunitense e dell’abbandono progressivo delle strutture operative e formative della Marina Militare italiana. Un qualcosa che prevedeva, nei programmi del dopo G8, «l’immediata reddittività degli investimenti, 320 milioni di euro, provenienti da fondi Fas».

  8. giugno 22, 2012 alle 2:42 pm

    da Sardegna Quotidiano, 22 giugno 2012
    LA MADDALENA. Le grandi opere due anni dopo arsenale a pezzi: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20120622084546.pdf

  9. agosto 23, 2012 alle 2:49 pm

    da L’Unione Sarda, 23 agosto 2012
    La Maddalena. La cricca. Bonifiche bluff del G8 sardo: appalti spariti: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_370_20120823084833.pdf

  10. settembre 24, 2012 alle 2:38 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 24 settembre 2012
    Processo alla Cricca, domani in aula un nuovo capitolo. Gli appalti gonfiati dei lavori del G8 alla Maddalena: udienza a Perugia per i diciotto imputati eccellenti. (Pier Giorgio Pinna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/09/24/news/processo-alla-cricca-domani-in-aula-un-nuovo-capitolo-1.5743432

  11. settembre 26, 2012 alle 2:59 pm

    e il Comune di La Maddalena ha presentato istanza di costituzione di parte civile, la Regione autonoma della Sardegna no, lo Stato sì.

    da a Nuova Sardegna, 26 settembre 2012
    G8, processo alla Cricca. «Risarcite La Maddalena». Comune parte civile: «Nell’arcipelago i danni maggiori per le incompiute». A Perugia in aula soltanto De Santis e Rinaldi, nuova udienza il 28 novembre. (Antioco Fois): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120926082457.pdf

  12. novembre 28, 2012 alle 6:21 pm

    A.N.S.A., 28 novembre 2012
    Processo G8: La Maddalena parte civile. Tribunale Perugia accoglie istanza del Comune: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/11/28/Processo-G8-Maddalena-parte-civile_7869642.html

    • novembre 29, 2012 alle 2:50 pm

      da L’Unione Sarda, 29 novembre 2012
      Claudia Zuncheddu attacca la Giunta regionale. Cricca del G8 a processo, la Sardegna è assente. (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20121129082410.pdf)

      La consigliera regionale indipendentista Claudia Zuncheddu non rinuncia alla sua battaglia a proposito della costituzione della Regione come parte civile nel processo di Perugia contro la cricca che avrebbe distratto i fondi destinati al G8 di La Maddalena. «Abbiamo appreso che il Tribunale ha accolto la costituzione del Comune maddalenino, così come quella di diversi Ministeri e della Guardia di Finanza – specifica la consigliera di Sardigna libera – con la mancata partecipazione della Sardegna al processo abbiamo perso un’opportunità non solo di far giustizia per l’Isola ma anche per mettere a disposizione del pm le testimonianze e la ricca documentazione in possesso degli uffici regionali su questa faccenda. Già nei giorni scorsi la consigliera aveva rivolto analogo appello: «Al governatore non abbiamo chiesto informazioni sui suoi predecessori, ci siamo limitati a ricordargli che la sua è l’unica figura istituzionale deputata a costituirsi parte civile per difendere i diritti e gli interessi di un popolo che lo ha eletto per essere ben rappresentato, a partire dal recupero dei 100 milioni di fondi Fas sottratti dalle casse sarde nel corso dei preparativi di un evento che poi non si è svolto a La Maddalena. Quella del 28 novembre potrebbe essere stata l’ultima possibilità per rivendicare i crediti a noi dovuti». Secca la replica da Villa Devoto: «Claudia Zuncheddu finge di non sentire che la Regione, come ribadito qualche giorno fa, esperirà le azioni risarcitorie nei confronti dei responsabili dello scandalo G8».

  13. marzo 28, 2013 alle 2:51 pm

    da Sardinia Post, 27 marzo 2013
    G8 alla Maddalena, le società del gruppo Anemone hanno evaso 166 milioni di euro: http://www.sardiniapost.it/cronaca/g8-alla-maddalena-le-societa-del-gruppo-anemone-hanno-evaso-166-milioni-di-euro/

    __________________________________

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2013
    La Maddalena » NUOVE ACCUSE. G8, maxi-evasione fiscale 166 milioni mai dichiarati. La Finanza chiama in causa il gruppo del costruttore romano Diego Anemone Cricca della Ferratella, l’imprenditore è indagato con Bertolaso e 16 presunti soci. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Scandalo G8 senza tregua. Adesso i finanzieri del Comando provinciale di Roma contestano un’evasione fiscale da 166 milioni all’Impresa Anemone Costruzioni Srl e denunciano per reati tributari 5 amministratori della società. L’azienda è quella che più di ogni altra, tra il 2008 e il 2009, ha operato nell’arcipelago sardo per le Grandi opere legate al summit, poi spostato all’Aquila. L’indagine si affianca a una parallela avviata dalla Corte dei conti per danno erariale. E rappresenta, sul fronte delle presunte irregolarità nei riguardi dell’Agenzia delle entrate, l’altra faccia della medaglia dell’inchiesta penale. Su quest’ultimo versante, assieme all’imprenditore romano Diego Anemone, sono indagati l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso e 16 alti dirigenti pubblici della Struttura di missione attiva alla Maddalena per le bonifiche dell’ex arsenale e la riconversione per usi turistici delle strutture militari. Il processo, sospeso mesi fa a Perugia, dovrebbe presto riprendere nella capitale. Nel frattempo, come mostra la svolta di queste ore, ad Anemone e presunti soci in affari si addebita il mancato versamento della colossale somma all’Erario. Il perché della “svista” appare evidente agli investigatori. Durante gli accertamenti penali è stato finora contestato a 18 imputati, compreso il costruttore romano, di essersi impadroniti di quasi la metà dei 480 milioni stanziati da Stato e Regione per il G8 nell’arcipelago. E dato che gli inquirenti sono convinti che quella montagna di denaro sia frutto di appalti gonfiati, come avrebbero potuto denunciare al fisco queste somme gli uomini dell’imprenditore romano senza incorrere nella possibilità di farsi scoprire prima del tempo? L’ultima verifica della Finanza, comunque, ha tratto spunto da nuovi, accurati riscontri sui Grandi eventi. Oltre 100 controlli incrociati su fornitori e su altre società riconducibili al gruppo Anemone hanno portato alla scoperta di documenti criptati attraverso codici numerici dei committenti e dei luoghi di esecuzione dei lavori. Nel contesto delle indagini sono risultate coinvolte altre 4 società, per opere portate a termine solo sulla carta alla Maddalena, e documenti contraffatti per somme totali pari, in questo esclusivo caso, a 38 milioni. Anemone Costruzioni, negli anni, si era aggiudicata importanti appalti pubblici che le hanno consentito, tra il 2005 e il 2009, d’incrementare il proprio volume d’affari sino a raggiungere i 57 milioni di fatturato. Ma adesso gli uomini del Nucleo romano di polizia tributaria hanno decrittato la contabilità parallela della Srl e scoperto tanti lavori edili mai fatturati e mai dichiarati al fisco. In particolare, è stato accertato che l’Anemone Costruzioni «figurava sia quale società facente parte del consorzio Maddalena Scarl (di cui l’impresa del gruppo deteneva il 93,5% di quote) sia come esecutore materiale di alcune opere: le fatture emesse dall’Impresa Anemone nei confronti della Maddalena Scarl, ammontanti a 21 milioni a fronte di lavori nell’isola, erano in realtà relative a operazioni oggettivamente inesistenti». «I riscontri in loco sui documenti riportanti i nominativi delle maestranze intervenute nei diversi cantieri – si legge ancora nelle carte giudiziarie – hanno infatti evidenziato la totale assenza di personale dipendente o riconducibile alla Anemone Costruzioni». Non solo: la stessa impresa, «al fine di consentire a ulteriori tre società riconducibili al gruppo (Arsenale Scarl, Cogecal Srl e Tecno-Cos Srl), anche loro impiegate alla Maddalena, di sottrarre a tassazione gli ingenti ricavi derivanti dall’assegnazione dell’appalto, risulta aver emesso, nei loro confronti, fatture per operazioni inesistenti per un ulteriore importo complessivo di 17 milioni». I finanzieri hanno passato al setaccio decine di conti correnti bancari. Conti intestati a diverse aziende, amministratori pro-tempore e soci. L’analisi ha permesso di ricostruire “movimentazioni” per un totale di circa 86 milioni, «non supportate da documentazione che le riconducesse a operazioni contabili fiscalmente dichiarate». Alla fine, le indagini hanno così consentito di definire il reale fatturato della società romana negli ultimi anni. Oltre che di quantificare una base imponibile sottratta alla tassazione da imposte dirette e Irap per un ammontare complessivo di circa 140 milioni, unita un’Iva evasa per più di 26 milioni.

    —————–

    Bonifiche, vertice a metà aprile. Conferenza di servizi sulla ripresa dei lavori. Serrato dibattito in Comune. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Chi si attendeva che qualcosa di positivo sulla ripresa delle bonifiche a mare arrivasse da Roma, dopo l’incontro richiesto martedì dalla Regione al ministero dell’Ambiente, è rimasto deluso. Altrettanto amareggiati, ieri, i consiglieri comunali della Maddalena, che hanno ascoltato i risultati del vertice dettagliatamente esposti dal sindaco, Angelo Comiti. Di certo, c’è soltanto che a metà aprile ci sarà una nuova conferenza di servizi nella capitale. E che forse in quell’occasione si capirà meglio il da farsi. Per le bonifiche nell’ex arsenale di Moneta finora nel quadro dei lavori del G8 sono stati spesi 31 milioni (il doppio con le massicciate dei moli). E di recente, all’indomani del passaggio delle competenze dalla presidenza del consiglio dei ministri all’esecutivo guidato da Ugo Cappellacci, è stata resa nota la disponibilità di ulteriori 9 milioni per finire il risanamento, somma secondo molti esperti già del tutto insufficiente «L’incontro di martedì è stato lungo – ha detto Comiti – Ma restano ombre. Soprattutto dopo l’ultimo regalo del governo Monti, che ha scorporato dai siti di interesse nazionale l’area di Moneta, passando le competenze alla Regione». «Ora si spera che la giunta sarda riesca a reperire i fondi necessari per completare le bonifiche – ha saggiunto il sindaco – Le operazioni di risanamento a mare devono comunque venire portate a termine». Anche se la faccenda, a detta del primo cittadino, appare adesso tutt’altro che semplice. «Anche perché – ha aggiunto – nessuno ha ancora visto il progetto della Protezione civile». Per concludere un lavoro che da anni paralizza la gestione del portoarsenale – affidato alla Mita Resort, del gruppo Marcegaglia – occorrerebbero infatti ulteriori 19 milioni. All’appello ne mancano quindi una decina. In proposito, il sindaco ha detto che ci potrebbe essere una scappatoia: «La Mita – ha spiegato – deve restituire alla Protezione civile 30 milioni come risarcimento per i lavori eseguiti nella struttura in vista del G8. E quest’ultima potrebbe cederli alla Regione attraverso il concordato di un collegio arbitrale e un calcolo del dare-avere fra i due soggetti coinvolti. Solo cosi si potrebbe restituire alla struttura la condizione di una ripresa delle attività». «Grosso modo – ha detto ancora Comiti – ci sarà da asportare 40 tonnellate di materiale inquinante su una superficie di 6 ettari di specchio acqueo». Ma nel frattempo ogni decisione è stata rimandata alla nuova riunion edel 17 aprile, «con la speranza che la protezione civile presenti il progetto e i costi dell’operazione». Il sindaco intanto è intenzionato subito dopo Pasqua a convocare la commissione speciale per cercare di preparare ogni dettaglio e arrivare a Roma con le idee chiare e i progetti indispensabili a chiudere la partita. Chi più di altri ha criticato ancora una volta la situazione venuta a crearsi in passato e quella attuale è stato Pierfranco Zanchetta. Il consigliere di minoranza si è infatti detto certo che «la Mita quei soldi non li darà mai, anzi chiederà addirittura un rimborso per mancati guadagni». Zanchetta ha poi sollevato dubbi sulle procedure da seguire per bonifiche perché, a suo dire , «quello specchio d’acqua non è né della Mita né della Regione, ma del Demanio».

    ——————–

    LE CIFRE.

    410 MILIONI LE SOMME TOTALI SPESE ALLA MADDALENA PER IL G8. 70 I MILIONI IN PIÙ UTILIZZATI SECONDO UNO DEI FUNZIONARI PUBBLICI FINITO SOTTO ACCUSA, FABIO DE SANTIS. 18 GLI INDAGATI NELLA PRIMA INCHIESTA A PERUGIA. 9 I SITI SARDI DOVE SONO STATI SMALTITI I VELENI DELLE BONIFICHE.

  14. Walter S. Di Magli
    marzo 28, 2013 alle 4:59 pm

    QUALCUNO MI PUO’ SPIEGARE QUALCOSA SULLE RAGIONI CON LE QUALI I “SARDI” HANNO RIFIUTATO E CONTESTATO IL PROGETTO GIEE SVILUPPO SARDEGNA APPROVATO IN PIENO DA TUTTI I MINISTERI E DALLA CORTE DEI CONTI (IN QUANTO UTILIZZAVA SOLO CAPITALI PRIVATI E SENZA NULLA CHIEDERE ALLO STATO ITALIANO) .
    QUALCUNO MI PUO’ SPIEGARE COME MAI UNA GARA D’APPALTO PALESEMENTE “FASULLA” E NON RISPONDENTE AI REQUISITI LEGALI E’ STATA VALIDATA PER UNA SOCIETA’ SRL CON CAPITALE SOCIALE DI € 20.000?

    QUALCUNO MI SA SPIEGARE PERCHE’ ALLE SOCIETA’ APPARTENENTI AL GRUPPO GIEE (VEDI GRUPPO EDINVEST) QUALSIASI AZIONE LEGALE E’ STATA INVALIDATA?

    QUALCUNO MI SA SPIEGARE COME MAI I MADDALENINI HANNO CONTRASTATO LA POSSIBILITA’ DI ASSUNZIONE DI 1200 PERSONE CON UNO SVILUPPO PROGRAMMATO DI 25 ANNI ?

    LA CONCLUSIONE ? IL PROGETTO DI RICONVERSIONE DELL’EX ARSENALE PER DIVENTARE IL FOCAL POINT MEDITERRANEO DI COSTRUZIONE DI YACHT DAI 30-50 MT , DI CATAMARANI DA 45 M CON CONTRATTO DI 25 UNITA’ E’ FALLITO MISERAMENTE GRAZIE AI POLITICI LOCALI, PROVINCIALI E REGIONALI , SPOSTANDOSI SU ALTRO SITO ESTERO ED IL FUTURO SARA’ SEMPRE CONDIZIONATO DAI ,,,,,,,,MAGNIFICI VIGNETI DI VERMENTINO ED ALTRI VINI PREGIATI DELLA SARDEGNA E DALLA POLITICA ISOLANA .

    LO SI NOTA DAL FATTO CHE , ANCORA OGGI . LE STESSE PERSONE , CHE FURONO LA CAUSA DI QUEL FLOP MADDALENINO , VAGLIANO , SOSTENGONO TESI, DICONO E PARLANO, SPARLANO, PROPONGONO …IL NULLA ASSOLUTO…L’ARIA FRITTA.

    DUE COSE SONO PARAGONABILI ALL’INFINITO …..UNIVERSO E …LA STUPIDITA’ UMANA.

    AUGURI ALL’ISOLA DELL’ISOLA ED A QUEI POCHI CHE CON LA LUCE DELL’INTELLETTO E LA VOGLIA DI CAMBIARE, AVEVANO INTRAVISTO QUALCOSA .

    GIEE SVILUPPO SARDEGNA

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