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L’Unione europea si occuperà dell’ignobile diga di Monte Nieddu – Is Canargius.


Ci sono delle opere pubbliche inutili, distruttive dell’ambiente, occasione di spreco di denaro pubblico che con ottusa testardaggine vengono perseguite contro ogni evidenza e a ogni costo, tanto pagano i cittadini e la natura.

Così la diga di Monte Nieddu – Is Canargius, nel Sulcis, già teatro negli ultimi anni di uno degli scempi ambientali e finanziari più scandalosi d’Italia, con centinaia di milioni di euro già letteralmente sprecati fra lavori non conclusi (sono stati realizzati al 19,46%), contenziosi con le imprese esecutrici (oltre 60 milioni di risarcimento danni richiesto), mancanza di reti di distribuzione.

Il 12 marzo 2012 l’eurodeputato ecologista Andrea Zanoni (I.d.V.) ha presentato in proposito una durissima interrogazione parlamentare: infatti, come avevamo preannunciato, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale ha bandito una nuova gara d’appalto (56,6 milioni di euro a base d’asta) per la realizzazione delle opere priva di preventivi e vincolanti procedimenti di valutazione d’impatto ambientale cumulativa con le reti di distribuzione idrica (nemmeno progettate e finanziate), di valutazione ambientale strategica, di valutazione di incidenza.        L’eurodeputato ecologista Andrea Zanoni (I.d.V.) ha chiesto alla Commissione europea quali iniziative intenda attuare nei confronti dell’Italia e della Regione autonoma della Sardegna in considerazione delle autorizzazioni rilasciate “in palese violazione delle direttive n. 92/43/CEE, n. 11/92/UE (già n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE) e n. 01/42/CE … considerando che la Sardegna possiede già 32 bacini di medie/grandi dimensioni con capacità massima di 2 miliardi e 280 milioni di metri cubi di acqua (quasi un sesto della risorsa invasabile del territorio nazionale) e più di 350 milioni di metri cubi annui di reflui civili, depurati ma non utilizzati.

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Già lo scorso 23 gennaio 2012 le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia avevano inoltrato un ricorso avverso la realizzazione delle opere priva di preventivi e vincolanti procedimenti di valutazione d’impatto ambientale cumulativa con le reti di distribuzione idrica (nemmeno progettate e finanziate), di valutazione ambientale strategica, di valutazione di incidenza.

Interessati dal ricorso ecologista la Commissione europea, i Ministeri dell’ambiente e dei beni e attività culturali, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, la Direzione per i beni culturali e paesaggistici per la Sardegna, la Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari, il Servizio regionale tutela del paesaggio di Cagliari, la Direzione regionale valutazione impatti.

Si ricorda che l’area interessata è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), destinata a parco naturale regionale “Sulcis” (legge regionale n. 31/1989 – allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Foresta di Monte Arcosu” (codice ITB041105), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R., esecutivo con D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82, l’area appare ricompresa nell’ambito di paesaggio costiero n. 2 “Nora” (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata “aree naturali e semi-naturali – boschi” e “aree naturali e semi-naturali – macchia, dune, zone umide” (componenti di paesaggio con valenza ambientale), beni paesaggistici ambientali.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Ricordiamo anche alcuni dei numeri della scandalosa cattiva gestione dell’acqua in Sardegna.

Circa l’85% dell’acqua attualmente immessa nelle reti idriche in Sardegna va persa, come ha recentemente denunciato l’Ordine dei geologi della Sardegna, buona parte delle reti di distribuzione è in condizioni precarie, soprattutto nelle aree urbane e nella rete irrigua. Eppure dovremmo poter stare estremamente tranquilli, in teoria.

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).

La Sardegna ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (540 bacini medio/grandi per circa 13,35 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero Infrastrutture, 2007). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

Poiana (Buteo buteo)

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

Eppure non si pensa al restyling delle reti di distribuzione, al risparmio idrico.  Si pensa a realizzare nuove dighe.   Gestire l’acqua in Sardegna vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe!

E’ necessario voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell’acqua fallimentare e folle.  Anche l’Unione Europea dirà la sua.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia

Sarroch-Villa S. Pietro, cantiere diga Monte Nieddu, cartello "inizio lavori"

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. icittadiniprimaditutto
    marzo 13, 2012 alle 4:33 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Michele
    marzo 13, 2012 alle 11:11 pm

    Ma il danno è fatto e con tutte le autorizzazioni!

  3. marzo 21, 2012 alle 3:07 pm

    da L’Unione Sarda, 21 marzo 2012
    Sarroch. Interrogazioni parlamentari per chiedere un immediato intervento della commissione Ue. La diga finisce a Bruxelles. Raffica di proteste per il progetto del mega invaso idrico di Monte Nieddu. (I.S.): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/51157_La_diga_finisce_a_Bruxelles.pdf

  4. marzo 21, 2012 alle 5:52 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 21 marzo 2012 (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/cagliari/199065/)
    Cagliari, 80 milioni per “resuscitare” la diga abbandonata. “Uno scempio e uno spreco”.
    L’Idv presenta un’interrogazione europea sulla ripresa di un progetto fermo da dieci anni, l’invaso Monte Nieddu-Is Canargius. “Va bloccato, non c’è neppure la valutazione di impatto ambientale”. (Monia Melis)

    Ha attraversato le cronache sarde degli ultimi trent’anni: finanziamenti, progetti, appalti, lavori incompiuti e poi il contenzioso. E ora è di nuovo alla ribalta. Per la diga di Monte Nieddu-Is Canargius, estrema propaggine a sud ovest della provincia di Cagliari, si profila una seconda vita. A suon di milioni di euro e, secondo gli ambientalisti, di scempi. Tanto che il caso è arrivato anche alla Commissione europea: l’eurodeputato Andrea Zanoni (Idv) ha presentato la scorsa settimana un’interrogazione scritta con oggetto “Il devastante impatto ambientale del progetto di costruzione della diga Monte Nieddu in violazione delle direttive di tutela ambientale”.
    Perché la diga, con una capacità potenziale di 35,4 milioni di metri cubi d’acqua, si trova in un’area protetta, sito di interesse comunitario, all’interno della “Foresta Monte Arcosu“, a cavallo del Sulcis. E ora ci si appresta a far ripartire quei cantieri iniziati a gennaio del 1999 e fermi da ormai dieci anni. Il precedente appalto, infatti, è stato sospeso nel 2002, per “dichiarate carenze progettuali e attuattive”, si legge ancora nell’interrogazione. E con l’associazione di imprese spagnole è ancora sospeso un contenzioso da 60 milioni di euro con opere realizzate al 20 per cento. A fine dicembre il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale ha bandito una nuova gara con base d’asta 56,6 milioni di euro e solo due mesi prima c’era stato l’annuncio ufficiale della ripresa.
    Il progetto e i soldi – Gli oltre 56 milioni di euro serviranno per la costruzione dell’invaso e basta. Sommando le opere collaterali (strade, un’altra traversa sul rio Is Canargius e le gallerie di collegamento tra i due bacini) si arriverà a una spesa totale di 83 milioni, finanziati dal Cipe e dalla Regione. I tempi previsti sulla carta sono di 42 mesi, ossia tre anni e mezzo con consegna nel 2016. In questo periodo si dovrebbe costruire lo sbarramento principale in calcestruzzo alto 87 metri e mezzo per un fronte di 340.
    Le contestazioni – Nessun risparmio idrico, né riutilizzo delle acque depurate ma soprattutto nessuna valutazione ambientale sulle opere, anche complementari, in palese violazione delle direttive europee. Per questo l’europarlamentare Zanoni chiede nell’interrogazione depositata il 13 marzo “iniziative urgenti” nei confronti delle autorità locali visto che nel progetto non sono contemplate né la procedura di incidenza, né la valutazione di impatto ambientale, né quella ambientale strategica per un’opera definita “devastante sia per l’ambiente sia per le finanze pubbliche”.
    Una situazione denunciata a più riprese e documentata negli anni dalle associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra che per lo stesso motivo, a gennaio, avevano presentato un ricorso alla commissione europea e al ministero dell’Ambiente. “Bisognerebbe puntare sul riciclaggio dell’acqua – sostiene Stefano Deliperi, del Grig – la Sardegna, con il sistema di invasi realizzato finora, ha la piena autosufficienza. La follia si aggiunge a follia con l’enorme spreco di denaro pubblico che potrebbe essere utilizzato, invece, per il ripristino dei lavori incompiuti”. Ma si può tornare indietro? “Sì – sostiene Deliperi – basterebbe un po’ di coraggio da parte della politica”.
    L’urgenza e l’utilità – Per l’assessorato ai Lavori pubblici e lo stesso Consorzio di Bonifica la diga è un’opera urgente: sia per le esigenze d’acqua potabile dell’area “in piana espansione” e addirittura per la riduzione del rischio inondazione di tre paesi (Pula, Sarroch e Villa San Pietro). E lo stesso ex assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni difende la costruzione come “male minore”. “Il territorio è già compromesso – dice – e non mi sembra uno spreco di soldi anche se credo che sia comunque importante la manutenzione delle reti di adduzione. A ciò si aggiungono due ragioni fondamentali per cui l’opera serve: la prima è la laminazione delle piene, una sorta di funzione di controllo, la seconda è invece che la siccità torna ciclicamente e uno stoccaggio d’acqua è una risorsa strategica”.
    Gli ambientalisti e l’ordine dei Geologi non la pensano così e ricordano che nell’isola si perde circa l’85 per cento dell’acqua immessa nelle condotte. E ancora per una popolazione di un milione e 600 mila persone si arriva ad avere una capacità di invaso che è sesta in tutta Italia (pari a circa 13,35 miliardi di metri cubi) con 32 bacini medio-grandi. A cui si sommano i reflui civili depurati che finiscono in mare: il solo depuratore del Consorzio industriale della provincia di Cagliari ne produce 20 milioni di metri cubi l’anno. Per ora la gara non è stata aggiudicata e ancora si aspetta, tra burocrazia e una montagna di carte. Mentre anche i sindaci dei centri si dicono soddisfatti della riesumazione del progetto.

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