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Dure condanne per il traffico illecito di rifiuti industriali da Portovesme.


Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit-in ecologista

Sentenza storica quella pronunciata oggi, 28 febbraio 2012, dal Tribunale di Cagliari (G.I.P. Giovanni Massidda) al termine del processo con rito abbreviato nei confronti di due dirigenti della Portovesme s.r.l.: due anni e due mesi di reclusione per Maria Vittoria Asara (responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme s.r.l.) e due anni e otto mesi di reclusione per Aldo Zucca (responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme s.r.l.), 1.800 euro per spese legali e separata liquidazione in sede civile per il risarcimento in favore delle parti civili.

Per la prima volta in Sardegna è stato sanzionato penalmente un traffico illecito di rifiuti di così rilevanti dimensioni.    Forte soddisfazione da parte dei partecipanti al sit in promosso – come per ogni udienza – dal Comitato popolare Carlofortini preoccupati all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari con le richieste di giustizia, monitoraggi ambientali e sanitari, salute pubblica.  Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata ancora recentemente coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

Quello conclusosi è il primo troncone dell’unico procedimento n. 5890/2007 G.I.P. (e R.N.R. 2930/2007) concernente l’importantissima indagine condotta dai Carabinieri del N.O.E. di Cagliari su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo relativamente al  traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme s.r.l. smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e, addirittura, nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali.

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Oggi la conclusione del processo, con momenti di tensione alla lettura del dispositivo (le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni).  In precedenza, nell’udienza dello scorso 14 febbraio erano state depositate memorie difensive da parte degli imputati ed era terminata la lunghissima arringa di Gioacchino Genchi, l’ex esperto informatico giunto alla cronaca per il famoso ”archivio Genchi” con migliaia di intercettazioni telefoniche, avviata nell’udienza del 22 dicembre 2011 e proseguita nella successiva udienza del 24 gennaio 2012.

Anche in occasione dell’ultima udienza s’è svolto un sit in promosso dal Comitato popolare Carlofortini preoccupati all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari con le richieste di giustizia, monitoraggi ambientali e sanitari, salute pubblica.  Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata ancora recentemente coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

Il 13 marzo prossimo compariranno, poi, nel secondo troncone del procedimento penale davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. II, in composizione monocratica gli altri indagati (Massimo Pistoia, amministratore unico della Tecnoscavi;  Lamberto Barca, gestore della società Gap service s.r.l.; i dipendenti della Tecnoscavi Stefano Puggioni, Giampaolo Puggioni, Larbi El Oualladi; Danilo Baldini, socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem s.r.l.).  L’inizio del dibattimento era previsto per il 15 novembre 2011, ma è stato subito rinviato a causa dell’astensione di un giudice.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – parti civili nel presente procedimento penale (avv. Lia Pacifico) – esprimono decisa soddisfazione per l’importante pronunciamento giurisdizionale in favore della giustizia, della salvaguardia ambientale, della tutela della salute pubblica e assegnano grande importanza alle conclusioni di questi procedimenti penali, i primi in Sardegna relativi a traffici illeciti di rifiuti di origine industriale di tali proporzioni.

Oggi è davvero una bella giornata per il popolo inquinato, per l’ambiente, per la giustizia, per la salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. frnoli
    febbraio 28, 2012 alle 3:48 PM

    i miei più sentiti complimenti per questa sentenza epocale ai giudici e a voi perchè era ora!

  2. febbraio 28, 2012 alle 5:07 PM

    A.N.S.A., 28 febbraio 2012
    Traffico rifiuti tossici Portovesme srl, due condanne. Sentenza Gup Cagliari per i vertici gestione ambientale: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/02/28/visualizza_new.html_105245183.html

    da Casteddu on line, 28 febbraio 2012
    Rifiuti tossici della Portovesme srl: condannati Asara e Zucca: http://www.castedduonline.it/cronaca/rifiuti-tossici-della-portovesme-srl-condannati-asara-e-zucca/10145

  3. Mario
    febbraio 28, 2012 alle 6:05 PM

    Complimenti a tutti.
    Grazie Carlofortini Preoccupati

  4. valentina
    febbraio 28, 2012 alle 7:56 PM

    Condivido con tutti gli attivisti del GrIG, Amici della Terra e Carlofortini, la grandissima soddisfazione per il raggiungimento dello storico traguardo.
    Sarò sempre una sostenitrice del Gruppo!

  5. febbraio 29, 2012 alle 3:03 PM

    da Il Minuto, 29 febbraio 2012
    Processo Portovesme srl: condannati responsabile del sistema gestione ambientale e responsabile della gestione rifiuti: http://www.ilminuto.info/2012/02/processo-portovesme-srl-condannati-responsabile-del-sistema-gestione-ambientale-e-responsabile-della-gestione-rifiuti/

    da Sardegna Quotidiano, 29 febbraio 2012
    Tribunale. Veleni all’Oncologico, condanne per la Portovesme Srl: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20120229084138.pdf

  6. febbraio 29, 2012 alle 3:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 29 febbraio 2012
    Le scorie erano state mischiate ai materiali utilizzati per realizzare aree di sosta, come quella di fronte all’ospedale oncologico. Rifiuti tossici per costruire strade, 2 condanne. Cagliari, prima sentenza per il traffico di fumi d’acciaieria alla Portovesme srl.
    Le operazioni illecite sono state condotte dal 2005 al 2007. L’esultanza degli ambientalisti. (Mauro Lissia, http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/29/news/rifiuti-tossici-per-costruire-strade-2-condanne-5658796)

    CAGLIARI. C’è il primo giudizio sulla vicenda dei fumi d’acciaieria della Portovesme srl usati come sottofondo stradale: dopo una camera di consiglio durata circa due ore il gup Giovanni Massidda ha condannato il responsabile della gestione ambientale Aldo Zucca (58 anni) di Gonnosfanadiga a due anni e otto mesi di reclusione, due anni e due mesi la pena inflitta alla responsabile gestione rifiuti dello stabilimento Maria Vittoria Asara (39 anni) di Sestu. Il pubblico ministero Daniele Caria aveva chiesto tre anni per entrambi.
    Non sono servite a evitare la condanna le dichiarazioni spontanee rese dagli imputati, che nel corso di una recente udienza avevano spiegato di essere del tutto estranei alla scelta, assunta da altri, di smaltire illegalmente le scorie trasportandole alla discarica di Settimo San Pietro. Come dire che tutto si sarebbe verificato a loro insaputa.
    Il giudice ha disposto la restituzione delle aree sottoposte a sequestro e ha disposto il risarcimento dei danni, affidandolo però alla valutazione del giudice civile.
    Ad attendere la sentenza un folto gruppo di ambientalisti di Portoscuso e di Cagliari, con striscioni e cartelli, davanti all’ingresso principale del palazzo di giustizia.
    Il consigliere provinciale del Sulcis Angelo Cremone ha ricordato – dopo la lettura del dispositivo – come questa sentenza segua a distanza di molti anni lo storico verdetto dell’allora pretore Vincenzo Amato, che condannò i vertici della Samim per una vicenda simile, legata allo smaltimento illegale di scorie industriali: «Speriamo che questo processo riapra la strada a una reale repressione dei reati ambientali commessi sull’altare del profitto e del dispregio della salute pubblica». Sulla stessa linea il commento di Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo di intervento giuridico.
    La vicenda è ormai nota. I fumi d’acciaieria prelevati alla Portovesme srl sono finiti in una discarica di Settimo San Pietro, diecimila tonnellate di scorie pericolosissime per la salute, una miscela di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, fosfati e fluoruri.
    Poi le scorie, una quantità che corrisponde al carico di settecento autoarticolati come quelli che ogni giorno fanno la spola tra il porto di Cagliari, lo stabilimento sulcitano e il sito di smaltimento di Genna Luas, sono state lavorate in mezzo ai materiali usati per costruire sottofondi di strade e aree di sosta. Una è certamente quella di fronte all’oncologico Businco, a Cagliari.
    Tutto questo è accaduto tra il 2005 e il 2007 e a scoprirlo sono stati i carabinieri del Noe grazie a una segnalazione che si è rivelata fondata.
    Zucca e Asara hanno scelto il rito abbreviato, mentre al giudizio ordinario – che è in corso – sono andati l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia (48 anni) di Monserrato, i dipendenti della società Stefano Puggioni (24 anni) e Giampaolo Puggioni (59) entrambi di Quartu e Larbi El Oualladi (38) di Bouznica (Marocco), residente a Selargius. Con loro anche il socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio Tecnochem Srl Danilo Baldini (53 anni) di Iglesias, il gestore della società Gap service Srl Lamberto Barca (58 anni) di San Giovanni Suergiu. Parti civili sono i comuni di Portoscuso, Settimo San Pietro e Serramanna, l’Asl 8 di Cagliari e le associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo di Intervento giuridico.

  7. febbraio 29, 2012 alle 7:21 PM

    da L’Unione Sarda, 29 febbraio 2012
    PORTOSCUSO. E il 13 marzo si aprirà il processo per gli altri cinque imputati. Traffico di rifiuti: stangata.
    Condannati due responsabili della Portovesme srl. Il primo troncone del processo sul traffico di rifiuti in partenza dalla Portovesme srl si conclude con due condanne. Il 13 marzo udienza per gli altri imputati. (Maria Francesca Chiappe)

    È nervoso il responsabile del sistema gestione ambientale della Portovesme srl Aldo Zucca. E si sfoga prima con l’operatore della Rai ( sei mi riprendi ti rompo il c. ) poi col fotografo dell’Unione Sarda. Alle sue spalle grida anche la responsabile della gestione rifiuti, Maria Vittoria Asara. Forse non si aspettavano la condanna a due anni e otto mesi Zucca, a due anni e due mesi la Azara. Fatto sta che, dopo la sentenza del gup Giovanni Massidda, al piano terra del Palazzo di giustizia di Cagliari scoppia una mezza gazzarra, presto sedata dagli avvocati Ivano Iai e Giaocchino Genchi che portano via i due imputati condannati per traffico illecito di rifiuti pericolosi e nocivi.
    E dire che Zucca e la Asara avevano perfino chiesto di procedere a porte aperte, nonostante il rito abbreviato: era stato il giudice a dire no perché la richiesta era arrivata prima delle arringhe difensive.
    SENTENZA STORICA. Comunque sia: il Gruppo d’intervento giuridico, gli Amici della terra, la Asl 8 di Cagliari, i comuni di Portoscuso, Serramanna e Settimo San Pietro, parte civile con gli avvocati Marco Aste, Antonio Avino, Rosalia Pacifico e Marcella Serra, sottolineano la storica importanza della sentenza sui veleni industriali dopo decenni di battaglie non solo giudiziarie.
    L’ALTRO PROCESSO. Gli altri imputati (l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia, il gestore della società Gap service srl Lamberto Barca, i dipendenti della Tecnoscavi Stefano e Giampaolo Puggioni, Larbi El Oualladi, il socio del laboratorio Tecnochem srl Danilo Baldini), saranno processati il 13 marzo.
    L’ACCUSA. Secondo il pm Daniele Caria, che per Zucca e la Asara aveva chiesto la condanna a tre anni, tra il 2005 e il 2007 dalla Portovesme srl, la società che recupera metalli dai fumi si acciaieria, sono partiti diecimila metri cubi, quindicimila tonnellate di rifiuti con alte concentrazioni di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, solfati, fluoruri. Si tratta di rifiuti che non possono essere smaltiti in Sardegna e che invece sono stati interrati in una cava delle campagne di Settimo San Pietro, in località Su Paiolu, adibita al recupero e all’estrazione di materiale per i sottofondi stradali, e in una zona di miglioramento fondiario, a Trunconi, nel territorio di Serramanna. Lì rifiuti sono stati miscelati con terre di cava e inerti da demolizione frantumati per poi essere riutilizzati per la costruzione di sottofondi stradali nei cantieri della Asl 8 di Cagliari, davanti all’ospedale Businco e alla cittadella sanitaria di via Romagna.
    La Portovesme srl in tre anni avrebbe lucrato fra i 585.000 e i tre milioni e 600.000 mila euro grazie alla riduzione dei costi aziendali di smaltimento.

  8. febbraio 29, 2012 alle 7:22 PM

    da L’Unione Sarda, 29 febbraio 2012
    Un prezzo ambientale non più accettabile. (Marco Noce)

    Arsenico. Piombo. Zinco. Cadmio. Rame. Tutta roba che, vista sulla tavola degli elementi, non fa impressione. Tutt’altro effetto fa sapere che queste sostanze (ma anche nichel, solfati, fluoruri), mescolate a terra e inerti da demolizione, siano finite perfino sotto l’asfalto attorno a degli ospedali, a Cagliari.
    Parliamo di migliaia di tonnellate di veleni. A Portoscuso ci si convive: da poco la Asl 7 (intervenendo in supplenza del Comune che, Puddu sindaco, non si decideva a emettere un’ordinanza) ha diffuso un comunicato: care mamme, ai vostri bimbi non date da mangiare soltanto verdure e frutta coltivate nelle campagne del paese. Differenziate.
    L’inchiesta che ha portato ieri alle condanne di due dirigenti della Portovesme srl ha rivelato che a pagare un prezzo ambientale inaccettabile, tra il 2005 e il 2007, non è stato solo il Sulcis ma gran parte della Sardegna meridionale. Un prezzo per cosa? Per il lavoro, ovvio.
    Le industrie producono rifiuti tossici. E sono le stesse industrie per la cui sopravvivenza tanti sardi si battono giustamente con le unghie e con i denti: se chiudessero, migliaia di famiglie resterebbero senza lavoro. Una catastrofe sociale.
    Sono industrie che competono in un mercato globale, dove vince chi fa il prezzo migliore. E a determinare il prezzo sono i costi: anche quello per gli smaltimenti. Una voce che, in nazioni meno civili della nostra (e per questo, drammaticamente, più competitive) si traduce in licenza di inquinare. Una licenza che il Sulcis, la Sardegna, l’Italia, l’Europa non possono più concedere.
    Un dilemma. Il problema è come uscirne.

  9. febbraio 29, 2012 alle 7:23 PM

    da L’Unione Sarda, 29 febbraio 2012
    LA PROTESTA. Sit-in del comitato “Carlofortini preoccupati”. «I controlli a Regione e Asl».

    Sono soddisfatti ma amareggiati. «Diciamo che siamo sconvolti, non per la sentenza, per cui non si può che essere felici, ma perché è stato certificato che la nostra terra è stata inquinata»: il comitato popolare “Carlofortini preoccupati” non ha perso un’udienza importante del caso Portovesme srl. Ogni volta davanti al Palazzo di Giustizia di Cagliari riuniti in un sit-in con striscioni, cartelloni e volantini. Figurarsi se poteva mancare ieri, alla lettura della sentenza.
    LA RICHIESTA «Ora ci aspettiamo che i politici che hanno appoggiato questo sistema vengano chiamati alle loro responsabilità», tuona Paolo Aste, un altro dei cittadini – «non chiamateci ambientalisti», specifica – del comitato. I Carlofortini preoccupati ora chiedono che «Regione, Asl e Agenzia regionale per l’ambiente (Arpas) diventino i gestori del portale di controllo dei materiali in entrata, dei camion in uscita e delle bocche delle ciminiere della Portovesme srl, per vedere se transitano o vengono bruciati metalli radioattivi».
    I PERICOLI Ma perché intervengono i carlofortini in un fatto che riguarda Portovesme? «Perché Carloforte, pur non essendo stata inclusa nella zona ad alto rischio ambientale», spiega Salvatore Parodo, «vede un aumento di tumori e di problemi alla tiroide tra i suoi residenti». Non a caso, di recente, il Comitato ha fatto analizzare acqua e frutta. «Sono risultati valori di piombo altissimi: nelle nespole, doppi rispetto ai limiti consentiti».
    Il rischio non riguarda solo il Sulcis-Iglesiente: «I materiali velenosi non sono stati utilizzati solo nei cantieri di Cagliari, quelli sono solo i siti conosciuti». Insomma, «il rischio è che buona parte della Sardegna sia stata avvelenata».
    L’AUSPICIO Il Comitato, però, è fiducioso. «Ora speriamo che i lavoratori vengano impiegati nel ripristino ambientale e che le multinazionali non scappino dopo aver “mangiato”. E soprattutto, «che si avii uno sviluppo sostenibile». (m. g.)

  10. PS
    marzo 2, 2012 alle 3:04 PM

    Dura condanna? A me non sembra affatto una dura condanna per chi ha commesso un simile crimine! Questi hanno inquinato e devastato il territorio e chissà quanti soldi hanno intascato per fare questo e non faranno neppure un giorno di carcere. Altro che dura condanna, questo suona come un monito a continuare a devastare e a rubare, con la certezza che si possono commettere tali nefandezze, intascare soldi, tanti, e farla franca senza nemmeno un giorno di carcere!!!! Una porcheria!

  11. mc
    marzo 2, 2012 alle 3:05 PM

    Come fa a rendervi felici una sentenza che non fa scontare nemmeno un giorno di carcere ai colpevoli di tanto disastro?

    • marzo 2, 2012 alle 4:41 PM

      PS, MC, dal momento che sei la stessa persona, ti diamo un’unica risposta: quella nei confronti dei dirigenti della Portovesme s.r.l. è una sentenza storica, per la prima volta in Sardegna viene condannato un traffico di rifiuti di quelle dimensioni, e siamo soddisfatti poichè rappresenta un segnale positivo e un monito per chiunque svolga attività illecite del genere, o abbi intenzione di farlo, significa che gli organi preposti ai controlli li svolgono concretamente, anche grazie alle denunce delle associazioni. Per il resto, non possiamo essere “felici”, perchè in questa vicenda non c’è nulla di cui rallegrarsi.

  12. francesca
    marzo 2, 2012 alle 6:53 PM

    COMPLIMENTI PER IL VOSTRO CONTINUO IMPEGNO, PER LA VITTORIA DI QUESTA SENTENZA E PER QUELLE CHE MI AUSPICO SEGUIRANNO. UNA VITTORIA PER LA SARDEGNA MAGICA ISOLA CHE TROPPE VOLTE E’ STATA VIOLATA INGIUSTAMENTE, IN CUI SI SPECULA E SI DEGRADA L’AMBIENTE CON TROPPA FACILITA’. MA I GUARDIANI CI SONO , VIGILANO E SI BATTONO , GRAZIE .

  13. marzo 5, 2012 alle 9:45 PM

    anche a Porto Torres l’inquinamento và a giudizio.

    da La Nuova Sardegna on line, 5 marzo 2012
    Veleni a Porto Torres, il ministero dell’Ambiente si costituisce parte civile.
    Un lungo elenco di richieste di costituzioni di parte civile è stato depositato al processo per gli sversamenti in mare dal petrolchimico di Porto Torres. Sotto accusa manager di Ineos Vinyls Italia, Syndial e Sasol: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/03/05/news/veleni-a-porto-torres-il-ministero-dell-ambiente-si-costituisce-parte-civile-5676467

  14. gennaio 12, 2013 alle 10:09 PM

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  15. Nicola
    giugno 2, 2014 alle 11:27 am

    ciao a tutti,sapete se nelle cave di Serramanna zona trunconi e Settimo San Pietro, in località Su Paiolu, siano state fate le bonifiche e se ci sono effettivi danni ambientali?
    in che condizioni sono le falde?
    grazie

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