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C’è il modo per salvaguardare Tuvixeddu, basta volerlo.


Cagliari, Tuvixeddu, vincoli archeologico e paesaggistico, piano paesaggistico regionale

anche su Il Manifesto Sardo (“Tuvixeddu, basta volerlo “), n. 116, 16 febbraio 2012.

 

Che la sorte dell’area di Tuvixeddu sia un argomento “forte” a Cagliari da oltre vent’anni è cosa certa, anzi certissima.   Le polemiche di queste ultime settimane lo dimostrano ancora una volta.  

Da qualche mese, però, c’è un dato ulteriore da non tralasciare.  Infatti, Cagliari ha per la prima volta nella sua storia recente un’amministrazione comunale di centro-sinistra

Massimo Zedda e la sua coalizione hanno battuto nettamente gli avversari del centro-destra in buona sostanza perché lustri di governo locale hanno consegnato ai giorni nostri una città semplicemente bollita.     In più c’è stata anche la ventata nazionale anti-berlusconiana, senza sminuire in alcun modo l’effetto novità Kasteddaio.        E le aspettative.

Questo comporta però un assillo quotidiano da parte di mille parti che vorrebbero veder realizzate ora-subito-adesso le proprie istanze da parte del sindaco Zedda.    Che di nome fa Massimo, non Mandrake e nemmeno Merlino.   E nemmeno è uno studente atteso dal compito in classe che deciderà il suo primo quadrimestre.

Quanto accade in questi giorni riecheggia le vicende del settembre scorso.   Ricordiamole.

Il 5 settembre 2011 si era tenuta la riunione del Comitato di sorveglianza per l’attuazione dell’accordo di programma Regione – Comune – Privati su Tuvixeddu–Tuvumannu, a Cagliari.      Dalle cronache e dalle dichiarazioni di tutte le parti era emersa una disponibilità alla trattativa per concludere nel più breve tempo possibile la vicenda con una soluzione definitiva e – per quanto riguarda gli interessi pubblici – la realizzazione del parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu.   Seguivano varie polemiche, vivacissime su blog, sulla presunta arrendevolezza del Sindaco Massimo Zedda alle pretese immobiliari, arrendevolezza che – a ben vedere – non si comprendeva dove si fosse concretizzata.   E non lo si comprende tuttora.

Cagliari, Tuvixeddu, atti di vandalismo su tombe puniche

Dura la reazione del sindaco Zedda.  In riferimento al colloquio avuto da parte di Vincenzo Tiana (Legambiente), Maria Antonietta Mongiu (Sardegna Democratica), Maria Paola Morittu e Giorgio Todde (Italia Nostra) con alcuni consiglieri comunali di maggioranza  intervistato da Sardegna Quotidiano (11 settembre 2011) diceva testualmente:

D – Dicono che Renato Soru possa mettere bocca sulle sue decisioni…

R – Ci parlo, come faccio con tutti. Ho incontrato tante volte Soru, ma mai mi ha detto cosa dovrei e non dovrei fare. Sono altri quelli che pretendono di dettare la linea.

D – Chi, ad esempio?

R – Per esempio gli ambientalisti che l’altro giorno sono stati accolti in Municipio dai consiglieri comunali della maggioranza, proprio per parlare di Tuvixeddu. Beh, sappiano che non mi faccio dettare l’agenda da nessuno”.

Sulla pluriennale vicenda di Tuvixeddu, in realtà, era emersa l’esigenza di un approfondimento all’interno della maggioranza consiliare: Giuseppe Andreozzi (Rossomori), Francesco Ballero (P.D.) e Giovanni Dore (I.d.V.), consiglieri e avvocati, dovevano predisporre una base per una discussione comune per i  successivi sviluppi.

Nei giorni scorsi è nata una nuova durissima polemica, vivace (e per ciò positiva) ma pesante nei toni e nelle allusioni.   Avviata da un intervento dello scrittore Giorgio Todde (Italia Nostra) pubblicato su La Nuova Sardegna, proseguita sul blog del giornalista Vito Biolchini e ripresa in vari altri spazi web[1].            Finita, non casualmente, anche sulla stampa nazionale[2]

Una vera e propria arena di commenti dove insulti e prese di posizione tanto denigratorie quanto partigiane (e anche un po’ tafazziane) hanno soffocato ragionamenti e considerazioni, soprattutto dal punto di vista giuridico[3], aspetto che – piaccia o no – nella complessa vicenda di Tuvixeddu ha un peso determinante.

Si tratta, appunto, di una vicenda complessa, ma qualche punto fermo c’è e – per logica e buon senso – da qui si dovrebbe partire per raggiungere una soluzione definitiva che porti al soddisfacimento degli interessi pubblici per la salvaguardia e la realizzazione di un grande parco archeologico-ambientale.

Cagliari, Tuvixeddu, canyon di cava e panoramica

In primo luogo l’accordo di programma immobiliare (15 settembre 2000; art. 27 della legge n. 142/1990 e s.m.i., ora art. 34 del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i., nonché art. 11 della legge n. 241/1990 e s.m.i.),  deleterio per i valori storico-culturali e ambientali del sito, è valido ed efficace, fin quando non verrà revisionato o reso nullo da decisioni amministrative o giurisdizionali o da esercizi della facoltà di recesso, salvo eventuali penali.  Il Comitato di sorveglianza è l’organo (di fonte pattizia) per la “gestione” dell’accordo medesimo.    

Chi non tiene conto di questo elemento fondamentale non può che avere una visione parziale e – in ultima analisi – deleteria per la salvaguardia del Colle, prospettando scenari già sanzionati quali illegittimi dai Giudici amministrativi.

C’è da ricordare, specificamente, che la gran parte dei terreni compresi nell’area archeologica di Tuvixeddu sono pervenuti in proprietà al Comune di Cagliari proprio in forza del citato accordo di programma e un eventuale recesso unilaterale aprirebbe la strada ad azioni civili di rivendica da parte dei soggetti privati conferitori o – in caso di accessione invertita, applicabile quantomeno per i terreni oggetto dei lavori già avviati del parco archeologico-ambientale – a richieste di risarcimento dei danni nei confronti del Comune di Cagliari, ulteriori rispetto ai contenziosi già aperti.    Magari anche a riaprire contenziosi già chiusi con transazioni.                          E’ questo che si vuole?

Chiunque semplicemente mastichi un po’ di diritto non può ignorare questi argomenti. 

Cagliari, Tuvixeddu, foto aerea

In secondo luogo, il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1366/2011 – molto importante, ma non risolutiva – ha dato forza alle ragioni della tutela delineando il percorso amministrativo che si dovrà seguire.   Lo ricordiamo.

Il Consiglio di Stato, VI Sezione, con sentenza 3 marzo 2011, n, 1366 ha accolto il ricorso della Regione autonoma della Sardegna (Amministrazione Soru) avverso la sentenza del T.A.R. Sardegna, II Sezione, 14 novembre 2007, n. 2241, che aveva annullato le disposizioni di tutela discendenti dal piano paesaggistico regionale – P.P.R.

La Regione aveva impugnato la sentenza del Giudice amministrativo sardo nella parte in cui aveva accolto i motivi di ricorso del Comune di Cagliari (difetto di istruttoria e di motivazione, illogicità delle previsioni di piano) relativi all’individuazione del complesso Tuvixeddu-Tuvumannu (circa 50 ettari) fra le “aree caratterizzate da preesistenze con valenza storico culturale” tutelate ai sensi dell’art. 49 delle norme di attuazione del P.P.R.     Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso, confermando (come già il T.A.R. Sardegna) che la Regione possa mediante il piano paesaggistico prevedere motivatamente una specifica disciplina di tutela su aree di valore ambientale e storico-culturale (artt. 131 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ricordando che “il piano paesaggistico è cogente e immediatamente prevalente sulla strumentazione della programmazione urbanistica degli enti locali” (art. 145, comma 3°, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).         

La sentenza, come prevedibile, aveva già suscitato reazioni contrastanti, molto “vivaci”, riguardo le conseguenze sulle sorti di un’area che accoglie il più importante sito sepolcrale punico-romano (con testimonianze fino all’epoca alto-medievale) del Mediterraneo.

Proviamo, quindi, in estrema sintesi, a verificare quale via abbia indicato il Consiglio di Stato per il futuro di Tuvixeddu.

La sentenza rappresenta un deciso riconoscimento del valore ambientale, archeologico e paesaggistico di Tuvixeddu e riporta l’area nell’alveo della tutela del piano paesaggistico regionale, con tutte le disposizioni di carattere generale e particolare.       Fra le disposizioni di carattere generale (Parte prima, Titolo II “Disciplina generale” delle norme di attuazione del P.P.R.) c’è, comunque, l’art. 15, comma 3°, delle norme di attuazione, che consente “per i Comuni dotati di P.U.C. approvato … nelle … zone C, D, F e G” la realizzazione degli “interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi purchè approvati e con convenzione efficace alla data di adozione del Piano Paesaggistico Regionale”.    Tali disposizioni si applicano agli “ambiti di paesaggio costieri di cui all’articolo 14″, cioè a tutto il territorio del Comune di Cagliari, già dotato di P.U.C. e rientrante nell’ambito di paesaggio costiero n. 1 “Golfo di Cagliari”.

Il noto progetto edilizio Iniziative Coimpresa è oggetto di un accordo di programma immobiliare, cioè uno strumento attuativo del P.U.C. di Cagliari, approvato e convenzionato prima della data di adozione del P.P.R. Anche le opere di urbanizzazione primaria sono state avviate prima della data di adozione del P.P.R.    

Cagliari, Tuvixeddu, atti di vandalismo su tombe puniche

   La previsione della subordinazione a successiva “intesa” Regione-Provincia-Comune delle parti di tali interventi non munite di titoli abilitativi (es. concessioni edilizie), disposta dal successivo comma 4°, è stata annullata dai Giudici amministrativi.

Però le parti del progetto immobiliare Iniziative Coimpresa, così come di altri progetti immobiliari presenti nelle aree interessate, ricadenti nelle zone C–completamento, D–industriali e G–servizi (zone F–turistiche non ve ne sono) non riguardano certo tutta l’area disciplinata ora nuovamente con il P.P.R.        Anzi.

E qui interviene chiaramente il Consiglio di Stato che ha esplicitamente affermato: “Resta stabilito, quanto alla concreta ed autonoma disciplina di salvaguardia, che la regolamentazione definitiva dell’area è rinviata ad un’intesa tra Comune e Regione, fermo che ‘all’interno dell’area individuata è prevista una zona di tutela integrale, dove non è consentito alcun intervento di modificazione dello stato dei luoghi, e una fascia di tutela condizionata’ (art. 48, comma 2, delle NTA)”.

In buona sostanza – al di là di divergenze interpretative sempre possibili – il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno ricordare che c’è “una zona di tutela integrale”, “una fascia di tutela condizionata” e una restante area da disciplinare mediante intesa fra Regione e Comune.     Sicuramente oggi è radicalmente complicata la vita ai progetti edilizi nelle aree interessate, le esigenze della tutela sono state nettamente rafforzate, ma sarà fondamentale seguire attivamente le fasi di formazione della prevista “intesa” Regione-Comune indicata dal Consiglio di Stato.[4]         

I tentativi scomposti di variante urbanistica effettuati nel giugno 2011 dalla vecchia Amministrazione Floris sono giunti all’attenzione della magistratura inquirente proprio su segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.    

A tutt’oggi, però, rimangono necessari la revisione del piano urbanistico comunale nel senso indicato dal Consiglio di Stato e la revisione dell’accordo di programma.   A meno che non si voglia puntare sul recesso comunale dall’accordo di programma – sempre possibile – con tutte le conseguenze economiche del caso e la conseguente retrocessione delle aree ai Privati.   E nuovi probabili contenziosi oltre a quelli già aperti.

Tuvixeddu, tombe romane ad arcosolio in degrado

E qui si inserisce il primo atto rilevante della nuova Amministrazione Zedda in proposito.

Con la deliberazione n. 1 dell’11 gennaio 2012 la Giunta comunale di Cagliari ha proposto al Consiglio l’adozione dei criteri a cui attenersi per la definizione del futuro dell’area d’interesse archeologico-ambientale di Tuvixeddu in sede di attuazione del P.P.R., alla luce della nota sentenza Cons. Stato 3 marzo 2011, n. 1366.

La Regione autonoma della Sardegna (nota del 31 maggio 2011) aveva, infatti, da tempo invitato il Comune di Cagliari e le strutture del Ministero per i beni e attività culturali ad avviare la relativa procedura di co-pianificazione attraverso l’istituto dell’intesa. Proprio la via indicata dal Consiglio di Stato.

L’area archeologica di Tuvixeddu è un’area caratterizzata da edifici e manufatti di valenza storico culturale, un bene paesaggistico (art. 48, comma 1°, lettera a 3, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R., legge regionale n. 13/2008), tutelata con una fascia di rispetto esterna larga almeno mt. 100 “sino all’analitica delimitazione cartografica delle aree”, d’intesa fra Regione, Comune e Ministero per i beni e attività culturali, esclusivi soggetti pubblici individuati dalla norma.

La Giunta comunale ha ritenuto di proporre al Consiglio la linea da seguire nel corso della suddetta procedura indicando nell’area tutelata con il vincolo storico-culturale-archeologico (D.M. 2 dicembre 1996) quale fascia di tutela integrale, mentre l’area di tutela condizionata sarà esterna e della profondità di mt. 100 riducibili, se non si creano problemi per la tutela del bene e tenendo conto della zonizzazione urbanistica presente nel vigente P.U.C. (che ricalca l’accordo di programma immobiliare del 2000).    A esse si aggiungeranno i beni paesaggistici già individuati (es. Grotta della Vipera) e da individuare puntualmente.   

Naturalmente dovranno fare la loro parte – in particolare per le competenze in materia di tutela paesaggistica – la Regione e, soprattutto, gli organi del Ministero per i beni e attività culturali, ad esempio anche imponendo sacrosante “prescrizioni di tutela indiretta” per la salvaguardia e la migliore fruizione del “bene culturale”(Tuvixeddu), ai sensi degli artt. 45-47 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.

Cagliari, Tuvixeddu, tomba punica con disco rosso

Preferibile, comunque, eliminare ogni riferimento all’eventuale contrazione della fascia di rispetto, per evitare di offrire qualsiasi appiglio a chi di “rispetto” verso il bene culturale-ambientale ne ha sempre avuto poco.

In buona sostanza, si tratta della mera “base di partenza” (per conto del Comune) per la definizione puntuale dell’area come individuata nel P.P.R. e indicata dal Consiglio di Stato.       Difficile cogliere quando, dove e come l’Amministrazione Zedda abbia dato il “via libera al cemento sul colle di Tuvixeddu”.

A meno che non si voglia inibire rigorosamente qualsiasi attività edilizia in Via Is Mirrionis, in Via Asiago e dintorni o nell’Ospedale “SS. Trinità”, ad esempio, rientranti nella medesima individuazione del P.P.R. ma difficilmente qualificabili come “beni ambientali” o “beni culturali”

Ciò non toglie che un po’ di sana comunicazione istituzionale in favore dei cittadini non farebbe male, visto che si tratta di vicende complesse e scelte importanti perla Città.

Dopo la definizione puntuale dell’area dovrà esser avanzata la proposta di modifica del noto accordo di programma secondo le indicazioni del P.P.R. (così integrato) e del Consiglio di Stato.

Ultimi, non marginali, elementi.

E’ stato avviato l’intervento di bonifica ambientale, messa in sicurezza e valorizzazione della via sepolcrale romana alle pendici di Tuvixeddu, verso Viale S. Avendrace.   Qui non ci sono ricorsi, giudizi, procedimenti penali, sequestri, rinvii a giudizio e polemiche di alcun genere.   Può e deve esser tutelata, in sicurezza, visitabile e fruibile.        Oggi, subito, adesso.

Infine, davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. I (presidente Mauro Grandesso, giudici Carlo Renoldi e Alessandra Angioni) è in corso il dibattimento penale relativo a varie ipotesi di reato concernente lavori edilizi e opere finalizzate al parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu (prossima udienza il 16 aprile 2012).  Sono costituiti parte civile (avv. Lia Pacifico) le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico.  In splendida solitudine, perché?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

P.P.R., area di Tuvixeddu


[1]  da La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2012, Dalla giunta Zedda via libera al cemento sul colle di Tuvixeddu. (Giorgio Todde): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cronaca/2012/02/06/news/dalla-giunta-zedda-via-libera-al-cemento-sul-colle-di-tuvixeddu-5603197

dal blog di Vito Biolchini, 7 febbraio 2012, Apocalittico Todde! “Con Zedda, cemento selvaggio a Tuvixeddu e in tutta Cagliari!”. È vero? Secondo me no. E vi spiego il perché: http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/02/07/apocalittico-todde-con-zedda-cemento-selvaggio-a-tuvixeddu-e-in-tutta-cagliari-e-vero-secondo-me-no-e-vi-spiego-il-perche/

9 febbraio 2012, Todde su Tuvixeddu l’ha sparata grossa, ma Zedda perché non ha risposto? La paura di “farsi dettare la linea” non può mortificare il confronto: http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/02/09/todde-su-tuvixeddu-lha-sparata-grossa-ma-zedda-perche-non-ha-risposto-la-paura-di-farsi-dettare-la-linea-non-puo-mortificare-il-confronto/

14 febbraio 2012, Tuvixeddu: trattare o contrapporsi? Ecco ciò che divide Zedda da Italia Nostra. La cui linea dura è minoritaria anche nel fronte ambientalista: http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/02/14/tuvixeddu-trattare-o-contrapporsi-ecco-cio-che-divide-zedda-da-italia-nostra-la-cui-linea-dura-e-minoritaria-anche-nel-fronte-ambientalista/

dal blog di Matteo Lecis Cocco Ortu (consigliere comunale P.D.), 6 febbraio 2012
Sicuri che la giunta Zedda dia il via libera al cemento?: http://matteoleciscoccoortu.wordpress.com/2012/02/06/sicuri-che-la-giunta-zedda-dia-il-via-libera-al-cemento/

dal sito web di Sardegna Democratica, 6 febbraio 2012, Dalla giunta Zedda via libera al cemento sul colle di Tuvixeddu: http://www.sardegnademocratica.it/culture/dalla-giunta-zedda-via-libera-al-cemento-sul-colle-di-tuvixeddu-1.25865

9 febbraio 2012, lettera aperta su Tuvixeddu (Italia Nostra): http://www.sardegnademocratica.it/culture/lettera-aperta-su-tuvixeddu-1.25933

[2]   da La Repubblica on line, 10 febbraio 2012, Tuvixeddu ancora in pericolo, il cemento rimane in agguato. La necropoli fenicia di Cagliari torna al centro della polemica politica e divide il fronte che ha sostenuto il sindaco Massimo Zedda. Motivo dello scontro una delibera comunale sospettata di voler riaprire le porte alla speculazione. (Francesco Erbani):  http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/10/news/nuovo_rischio_cemento_necropoli_tuvixeddu-29660890/?ref=HREC2-23

da L’Unità on line, 12 febbraio 2012, Cos’è Tuvixeddu (Ella Baffoni): http://cittaecitta.comunita.unita.it/2012/02/12/cose-tuvixeddu/

[3]   fra i pochi contributi in tal senso sicuramente quello di Andrea Pubusa, apprezzato docente di diritto amministrativo presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo cagliaritano. Vds. , “Tuvixeddu, la chanche di vittoria è alta, a condizione…” (14 febbraio 2012): http://www.democraziaoggi.it/?p=2355; “Tuvixeddu: è ragionevole l’alea del giudizio?” (13 febbraio 2012): http://www.democraziaoggi.it/?p=2352; “Tuvixeddu: Zedda ha paura, Italia nostra incalza. Che fare?” (11 febbraio 2012): http://www.democraziaoggi.it/?p=2351 .

[4]  Inoltre, sarà importante l’esito del ricorso n. 4444/2010 degli Amici della Terra pendente sempre davanti al Consiglio di Stato e riguardante l’autorizzazione paesaggistica emanata nel lontano 1999 in favore dell’intero accordo di programma immobiliare. Se sarà annullata, cade l’accordo di programma immobiliare.

Cagliari, Tuvixeddu, interno tomba punica

 
(cartografia Comune di Cagliari e Regione autonoma della Sardegna, foto Sopr. Arch. CA, S.D., archivio GrIG)
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  1. febbraio 16, 2012 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 febbraio 2012
    Attacchi a Zedda: «Non adegua il Puc al piano paesistico».
    Cagliari, urbanisti e ambientalisti: rispetti l’impegno preso prima del voto. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/16/news/attacchi-a-zedda-non-adegua-il-puc-al-piano-paesistico-5626032

  2. febbraio 16, 2012 alle 6:26 pm

    da ArcheoloGGia NuraGGica
    Tuvixeddu, ascoltiamo Settis che ne capisce (15 febbraio 2012): http://exxworks.wordpress.com/2012/02/15/tuvixeddu-ascoltiamo-settis-che-ne-capisce/

    Tuvixeddu, la risposta di Massimo Zedda (16 febbraio 2012): http://exxworks.wordpress.com/2012/02/16/tuvixeddu-la-risposta-di-massimo-zedda-2/

    dal blog di Vito Biolchini, 16 febbraio 2012
    Tuvixeddu: Deliperi molla due schiaffoni a Todde, La Nuova ancora contro Zedda e il centrosinistra alla Regione presenta una proposta di legge sul colle!: http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/02/16/tuvixeddu-deliperi-molla-due-schiaffoni-a-todde-la-nuova-ancora-contro-zedda-e-il-centrosinistra-alla-regione-presenta-una-proposta-di-legge-sul-colle/

    in realtà Stefano Deliperi non vuol dare “due schiaffoni” proprio a nessuno, ma vuol indicare semplicemente quella che, a suo parere, è una strada percorribile per salvaguardare Tuvixeddu, evitare nuovi assurdi contenziosi e realizzare un grande parco archeologico-ambientale esteso su tutto il Colle di Tuvixeddu 🙂

  3. febbraio 17, 2012 alle 9:43 pm

    da Radio Press, 17 febbraio 2012
    Tuvixeddu, parla Zedda: “In tempi brevi adegueremo il Puc al Ppr”: http://www.radiopress.it/2012/02/tuvixeddu-parla-zedda-in-tempi-brevi-adegueremo-il-puc-al-ppr-per-restituire-la-necropoli-ai-cagliaritani/

  4. frnoli
    febbraio 18, 2012 alle 1:30 pm

    un esame molto chiaro per una storia incasinatissima, sono d’accordo: non se ne puó uscire a colpi di consiglio di stato e basta

  5. febbraio 18, 2012 alle 10:57 pm

    cara Francesca Ghirra, lo stiamo sostenendo da vent’anni 😉

    da Casteddu on line, 18 febbraio 2012
    Tuvixeddu, la Ghirra: “Ridiamo quel paradiso alla città”: http://www.castedduonline.it/politica/sopralluogo-a-tuvixeddu-francesca-ghirra-restituiamo-quel-luogo-magico-alla-citta/8537

  6. febbraio 19, 2012 alle 3:06 pm

    da La Nuova Sardegna. 19 febbraio 2012
    IL CASO TUVIXEDDU. Non siamo cementificatori ma per difendere la necropoli è necessaria una mediazione. Non serve a nessuno affrontare un complicato caso burocratico in modo manicheo, si perde il contatto con la realtà. (Andrea Scano, presidente della Commissione consiliare “urbanistica” del Comune di Cagliari).

    Alcuni hanno interpretato la complessa e intricata vicenda di Tuvixeddu in una maniera che oserei dire mistica. O forse, meglio ancora, manichea. Per costoro esistono due principi opposti: la Luce e le Tenebre. La Verità e la Menzogna. Ovviamente, costoro sono assolutamente certi di essere portatori di Luce e Verità. Ai loro occhi gli altri, i diversi, appaiono soltanto demolitori di stadi, costruttori di inutili opere (quali i campus universitari…) e cementificatori senza scrupoli.
    Questi personaggi sono vittime di un’ossessione: spararla grossa per produrre effetti sensazionali. Perdono così il contatto con la realtà (che molto più frequentemente è fatta di sfumature, possibilità, gradazioni di luce e colore). E perdono, conseguentemente, la possibilità di incidere sulla realtà stessa. Ma non importa: se la filosofia è “Ciò che non è sensazionale non è reale”, allora ogni iperbole è valida, ogni estremizzazione è giustificata. Francamente mi viene difficile pensare al sindaco Zedda, alla sua giunta e a noi consiglieri di maggioranza, come a una congrega di cementificatori che, armati di ruspe e betoniere, si apprestano a devastare ciò che rimane di Cagliari. Forse qualcuno degli Apostoli della Luce si sarebbe aspettato soluzioni pronte in tempi rapidissimi su tutti i “grandi temi” che riguardano la città: metropolitana-piano centro storico-lungomare Poetto-raccolta differenziata-baretti-anfiteatro-housing sociale-Molentargius-periferie-stadio-Tuvixeddu-adeguamento PUC a PPR tutto e subito. La Luce che si impone con forza e immediatezza sulle Tenebre… Mi dispiace deluderli: ci stiamo lavorando, ma occorreranno tempo, pazienza e disponibilità a qualche compromesso. Purtroppo chi ha un approccio di tipo dogmatico, da Verità Assoluta, non è interessato a risolvere concretamente i problemi. E’ appagato dal poter ribadire in maniera intransigente la propria posizione di principio. Che, ai suoi occhi, appare come l’unica connotata da caratteristiche di Verità e di Luce. Si parla tanto dell’adeguamento del PUC al PPR. E’ necessario e doveroso farlo. Ma con questo adeguamento non sarà possibile ottenere per magia “zero metri cubi di cemento e un parco pubblico gratis subito”. Piacerebbe tanto anche a noi, ma la realtà è diversa. Nella realtà ci dovrà essere un accordo tra comune, regione, soprintendenza.
    In una cornice costituita da legittimi interessi pubblici e da interessi, altrettanto legittimi, dei privati. Mettere insieme tutte queste istanze per produrre un risultato (e non chiacchiere) comporta la disponibilità a porsi da un altro punto di vista. E’ necessario rinunciare a tutte quelle “lettere maiuscole” per riuscire a leggere una realtà fatta di luci e ombre (scritte con lettera minuscola); luci e ombre che spesso si mischiano e confondono.
    Per risolvere i problemi concreti servono volontà, capacità e coraggio. Anche il coraggio di togliersi l’elmetto, quando è necessario.

    anche sul blog di Andrea Scano: http://andreascano.blog.tiscali.it/2012/02/19/tuvixeddu-non-servono-le-lettere-maiuscole-la-nuova-sardegna-19022012/

  7. febbraio 19, 2012 alle 3:07 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 febbraio 2012
    Il regista Enrico Pau sulla politica urbanistica della giunta Zedda. «Esiste cemento e cemento, ma quello di sinistra è buono?» (Enrico Pau)

    CAGLIARI. Ho scoperto in queste ultime settimane che c’è il cemento di sinistra, che non è come quello di destra, è diverso. Quello di sinistra è un cemento che non si può discutere, nemmeno su un piano estetico, come quello del futuro cardampone della casa dello studente, che, ci hanno spiegato, si doveva fare in fretta, quindi: «Si, è brutto! Ma cosa facevamo perdevamo quaranta milioni di euro?». L’architettura che è necessaria, come è necessaria finalmente per la città la casa dello studente, che nessuno discute, può essere anche bella, e a volte riesce a rispettare la storia e la natura originaria dei luoghi, la loro memoria, vedi il meraviglioso Mem. Certo ci vuole un po’ di talento, anche nelle progettazioni più frettolose. Vedere il rendering dove la vecchia nobile semoleria appare sepolta e oscurata da nove esuberanti, voluminosi e anonimi piani fa male «ma – ci spiegano – è inevitabile». Quello di sinistra è un cemento che addolora, come in via Milano, dove con sincera sofferenza, prima l’Assessore, il buon Paolo Frau, poi alcuni giovani contriti consiglieri hanno dovuto prendere atto che era impossibile fermare la palazzina davanti alla Basilica, quella che prima, e durante la campagna elettorale «non si doveva costruire» ma ora invece, perché «la politica vuol dire prendersi le responsabilità, governare, non si può non costruire».
    Poi c’è il cemento sostenibile, l’ho scoperto leggendo i giornali, come quello dei nuovi palazzi, ma “piccoli”, che sorgeranno davanti allo stagno di Santa Gilla a pochi metri dalle Torri di Zuncheddu. «Abbiamo chiesto ai costruttori di regalare un grande giardino davanti ai palazzi così riqualifichiamo la zona» dicono gli assessori, si sa il cemento buono riqualifica, è sostenibile e impreziosisce: «il giardino con il buco intorno».
    Poi c’è il cemento confuso, quello che va spiegato, quello di una delibera della Giunta che prima che ai soliti ambientalisti non è piaciuta ad alcuni consiglieri, fra i pochi che in queste settimane sono riusciti a mantenere la rotta e la freddezza necessaria per dire quello che pensavano anche prima delle elezioni.
    Gli altri hanno spiegato nei loro blog quello che non si poteva spiegare, perché, forse, quella delibera è stata istruita con una certa fretta, sicuramente in modo almeno superficiale, probabilmente dagli uffici comunali, dentro i quali le ragioni dei costruttori hanno trovato sempre conforto e calore umano. Quello che è successo dopo ha avuto alcuni effetti. Gli ambientalisti «ma non tutti», solo i più cattivi, sono ormai rinchiusi dentro un recinto dal quale non potranno uscire per i secoli a venire, per raggiungere lo status a cui ambirebbero di essere chiamati semplici cittadini che amano la città. Sono gli stessi che qualche costruttore definiva talebani e che le giovani speranze della politica cagliaritana sedute in consiglio, che, lo ricordo, solo qualche mese fa erano romantici incendiari, ora guardano con una certa distante, ostile e malcelata insofferenza. Da piccolo i miei genitori mi hanno insegnato a pensare da solo e a dire sempre quello in cui credo sinceramente, soprattutto agli amici. Credo che sarebbe utile aiutare il nostro sindaco nel suo compito immane, non con il conformismo, ma con la sincerità.
    Ho visto che Giorgio Todde l’ha fatto con il solito amore profondo per il corpo della città, con la sua poesia che a volte può essere anche aspra, ma è necessaria a Cagliari, come erano necessari gli anatemi di Aquilino Cannas, anche lui di Italia Nostra, contro quei “faineris e benduleris” che hanno smembrato i colli di Cagliari nel dopoguerra. Politica vuol dire pensare al futuro, so che Massimo Zedda lo sa, lo dice la sua storia, lo dicono alcune scelte della sua giunta. Prima fra tutte quella di mantenere la promessa di smembrare la legnaia dell’Anfiteatro. Quando tutti i cagliaritani avranno scoperto Tuvixeddu, la sua bellezza, la sua grazia, sarà difficile spiegare ai cagliaritani, ai semplici cittadini, che quei palazzoni e quelle ville di lusso, che quel «nuovo quartiere nel cuore della città, dove abitare non è mai stato così piacevole, lontano dai luoghi comuni» ma vicinissimi alle tombe «non si poteva non costruire».

  8. febbraio 19, 2012 alle 4:43 pm

    il problema per “liberare” Tuvixeddu non è certo questo.

    da Eddyburg, 17 febbraio 2012
    Inedificabilità sopravvenuta e preteso diritto al rimborso dell’ICI. (Alberto Roccella): http://www.eddyburg.it/article/articleview/18551/0/233/

  9. febbraio 26, 2012 alle 5:41 pm

    Cagliari Social Forum, Italia Nostra, Cappellacci e Oppi…..

    da Casteddu on line, 26 febbraio 2012
    Zedda contestato dagli ambientalisti in piazza, arrivano Cappellacci e Oppi: http://www.castedduonline.it/cronaca/zedda-contestato-dagli-ambientalisti-in-piazza-arrivano-cappellacci-e-oppi/9816

  10. aprile 15, 2012 alle 7:44 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 aprile 2012
    Tuvixeddu, la Regione blocca Cualbu. Negata in base al Ppr l’autorizzazione a realizzare alcune strade nell’area edificata che fiancheggia via Is Maglias. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI A Tuvixeddu non è possibile metter su un solo mattone, la sentenza emessa ad aprile 2011 dal Consiglio di Stato ha fermato qualsiasi iniziativa immobiliare. La conferma è arrivata in queste ore: la Regione ha negato l’autorizzazione richiesta da Nuova Iniziative Coimpresa per alcune strade previste nell’accordo di programma del 2000. La decisione è quasi un atto dovuto, perchè la sovrintendenza architettonica ha dato parere negativo in base all’articolo 49 del piano paesaggistico regionale. Ecco che cosa significa: quell’articolo, cui il Consiglio di Stato ha fatto riferimento nell’ormai celebre sentenza, prevede che i livelli di vincolo da imporre sull’area dei colli punici vengano ridefiniti sulla base di un accordo tra ministero dei Beni culturali, Regione e comune di Cagliari. Fino al giorno in cui l’intesa sarà stata raggiunta il vincolo efficace è quello stabilito dall’amministrazione Soru col Ppr e confermato dai giudici di Roma. Quindi non si può costruire nulla, neppure una strada e neppure nell’area privata che fiancheggia via Is Maglias, dove il gruppo Cualbu ha già realizzato tre palazzine. Chi era convinto che l’accordo di programma firmato nel 2000 garantisse ancor’oggi al costruttore la possibilità di andare avanti col progetto adesso è servito: il contenuto dell’accordo – un contratto civile a tutti gli effetti – dev’essere verificato punto per punto alla luce delle norme imposte col Ppr, quindi in base ai vincoli e alle prescrizioni dello strumento di pianificazione. Prevale il Ppr e se qualcosa potrà essere realizzata in futuro su Tuvixeddu e Tuvumannu prima il Comune dovrà allineare il Piano urbanistico comunale al Ppr oppure – questa è la linea dell’ufficio legale della Regione – procedere con intese punto per punto, che coinvolgano Regione e Beni culturali. Fuori dagli aspetti tecnici e dalle vertenze in corso per gli eventuali risarcimenti: per Tuvixeddu si ritorna al punto zero e archiviata la gestione contradditoria del passato stavolta gli uffici territoriali dei Beni culturali sembrano decisi a far rispettare le norme sino in fondo. In questo caso, aperto dalla richiesta di nullaosta presentata da Coimpresa, le norme efficaci sono soltanto quelle contenute nel Ppr e a quelle ha fatto riferimento il sovrintendente Gabriele Tola. Per Nuova Iniziative Coimpresa non resta ora che attendere. Il futuro del progetto immobiliare è piuttosto nebuloso e dall’orizzonte dell’impresa privata sembra ormai scomparso anche il tentativo involontario dell’amministrazione Zedda di riportare l’orologio della vicenda Tuvixeddu indietro di un anno: la delibera che faceva riferimento al Puc attuale è rimasta nei cassetti della giunta e il lavoro di adeguamento dello strumento urbanistico al Ppr è cominciato in perfetta coincidenza con le proteste delle associazioni. Ora l’attenzione si sposta sulle decisioni del la Corte d’Appello civile di Roma, che il 24 aprile tratterà in camera di consiglio il ricorso presentato dalla Regione e dall’ex governatore Renato Soru con l’ex assessore Gianvalerio Sanna contro il lodo parziale emesso dal collegio arbitrale nella vertenza sui risarcimenti, aperta dai legali di Nuova Iniziative Coimpresa con una richiesta complessiva di 72 milioni di euro. Nel giro di pochi giorni dovrebbe arrivare anche la relazione dell’advisory Deloitte srl sull’ammontare dell’eventuale indennizzo che la Regione dovrebbe versare.

  11. maggio 2, 2012 alle 9:29 pm

    ad abundantiam 😛

    da L’Unione Sarda on line, 2 maggio 2012
    Tuvixeddu area di importanza storica. Il Tar conferma anche i vincoli minerari: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/269650

    da Casteddu on line, 2 maggio 2012
    Il Tar ha deciso: Tuvixeddu resterà un bene minerario da proteggere: http://www.castedduonline.it/

  12. giugno 6, 2012 alle 2:55 pm

    da Sardegna Quotidiano, 6 giugno 2012
    Tuvixeddu. La delibera in Aula. «Le condizioni sono cambiate». (Marcello Zasso): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20120606083107.pdf

  13. giugno 7, 2012 alle 2:48 pm

    da Sardegna Quotidiano, 7 giugno 2012
    Tuvixeddu. «Ci sarà una nuova delibera». (Marcello Zasso): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20120607083603.pdf

  14. giugno 8, 2012 alle 2:50 pm

    da Sardegna Quotidiano, 8 giugno 2012
    Tuvixeddu Rabbia di Cualbu: nessuna trattativa in corso: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20120608082747.pdf

    da La Nuova Sardegna, 8 giugno 2012
    Tuvixeddu e la delibera impresentabile. (Mauro Lissia): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120608080745.pdf

  15. giugno 10, 2012 alle 9:35 am

    e Giorgio Todde continua a far finta che i terreni di Tuvixeddu siano finiti al Comune perchè piovuti dal cielo e non in forza di un accordo di programma.
    Pazienza.

    da La Nuova Sardegna, 10 giugno 2012
    Da Frau a Bacone il cammino della verità.
    A Cagliari un assessore della giunta Zedda che su Tuvixeddu torna indietro ma fatica a riconoscere l’errore, mentre progettano di devastare Calamosca. (Giorgio Todde)

    La verità scaturisce più dall’errore che dalla confusione, dice Bacone. L’aforisma ci è venuto alla mente quando abbiamo appreso come sia finita in nulla la delibera di Giunta del Comune di Cagliari che avrebbe permesso di costruire accanto alla necropoli di Tuvixeddu. L’Assessore all’urbanistica Paolo Frau ha comunicato l’annullamento. E nel tragitto da Frau a Bacone, quello dell’aforisma, ci siamo ricordati con quale energia la delibera è stata difesa dagli stessi che oggi l’hanno cancellata. Così riconosciamo all’Assessore Frau la capacità di tornare sui propri passi e di ristabilire la verità, anche se con trotto incerto. Non è vero, infatti, che nuove condizioni hanno determinato la cancellazione della delibera. Nessun fatto nuovo. Era solo un errore, tutto qui. Un sito metafora dell’isola e un’intera visione della città però erano in bilico. La verità non affiorava a causa della confusione generata da grandi e minuscoli interessi individuali, da anonimi spericolati del web, mammane della rete, oracoli online e perfino da un’associazione ambientalista che puntellava la validità della delibera e dell’accordo di programma tra Comune e impresa, senza effetto per il Consiglio di Stato, ma non per il Gruppo di Intervento Giuridico. Mentre Italia Nostra, additata come temeraria, si opponeva al provvedimento oggi revocato perché illegittimo. Ora i vati tacciono. Insomma, quello che al proposito si è letto su questo quotidiano era, come d’abitudine, documentato e verificato. E rappresentava un civile uso del diritto di critica. Ma, salvata da altri mattoni la necropoli, serpeggia ancora il virus sviluppista. Quando si dice che Cagliari è bella non ci si riferisce certo al suo deforme disegno urbanistico recente, ma ai quattro quartieri storici e, sopratutto, alla scenografia naturale che si è difesa da architetti, ingegneri, sindaci e assessori benché ferita a morte. L’intatto resiste anche se il Poetto è annichilito e gli stagni violati. Intatto il promontorio di Sant’Elia, intatta una parte degli stagni. Integro sino a oggi il sito di Calamosca dove non arriva il rumore della città e la notte si distinguono le stelle. La strada, i pini e la macchia. Un paesaggio scampato a speculazioni, riqualificazioni, valorizzazioni, strategie, crescite e sviluppi. E nessuno, proprio nessuno, sogna oggi un progetto che abbellisca la Sella del Diavolo perché è perfetta e non la si può rendere più perfetta. Ma la pazzia di abbellire il bello resuscita di continuo. E ora un progetto arrogante pretende di impreziosire Calamosca, di allargare la stradina bianca per Cala Fighera, di usare lampioni desolanti, di portare in automobile – previsti perfino parcheggi – più gente possibile. Il solito disegno di consumo feroce dei luoghi. Saranno il bitume e lampioncini squallidi a rendere più bella la costa così bella ai raggi della luna? Alle stelle preferiscono i lampioni. Il medesimo eretismo del fare ricopre il centro storico di un cerone volgare. A Tuvixeddu un’area sepolcrale ha perduto l’incanto per la pretesa insolente di adeguare la necropoli al Parco archeologico e non il Parco alla necropoli. Da queste parti si conserva bello solo quello che viene dimenticato e la dimenticanza è l’unico modo che conosciamo per custodire lo spirito di un luogo. Eppure viaggiamo cercando città, borghi, piazze, quartieri, paesaggi dove si conserva la sensazione di autentico e unico che magari abbiamo a fianco. Cerchiamo la bellezza, ma non vicino a noi. Accettiamo la crosta rosa che ricopre i nostri centri storici e la distruzione di interi paesaggi perché così ci sentiamo al passo. Pazienza se poi non riconosciamo i luoghi e, per conseguenza, neppure noi stessi. Tanto l’antico, il naturale, il bello e il conservato lo cerchiamo, con sottomessa ostinazione, altrove.

  16. gennaio 15, 2013 alle 10:22 pm

    Il T.A.R. Sardegna, sez. II, con sentenza n. 33 del 15 gennaio 2013, ha ribadito – riguardo la strada progettata nel canyon di cava e viabilità varia – che il P.P.R. salvaguarda Tuvixeddu e qualsiasi nuova disciplina dell’area dovrà andare in questa direzione: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Cagliari/Sezione%202/2012/201200241/Provvedimenti/201300033_01.XML

    Cualbu & Co., ruote di scorta ed “esperti” se ne facciano una ragione.

    • gennaio 16, 2013 alle 2:43 pm

      da La Repubblica on line, 16 gennaio 2013
      Tuvixeddu, il Tar ferma il cemento: stop alle ville affacciate sulla necropoli. Cagliari: accolta l’istanza della Regione, della Soprintendenza ai beni paesaggistici e di Italia Nostra. Respinta quella della società che vorrebbe costruire 270 mila metri cubi di abitazioni affacciate sulle tombe risalenti al VI secolo avanti Cristo. (Francesco Erbani): http://www.repubblica.it/ambiente/2013/01/16/news/tivuxeddu_svolta-50688979/?ref=HREC2-7

      da L’Unione Sarda, 16 gennaio 2013
      Il Tar respinge il ricorso di Coimpresa. (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=29527)

      Confermata anche dai giudici del Tar Sardegna la decisione con cui, nel febbraio 2012, il Direttore del Servizio per la Tutela paesaggistica della Regione aveva negato alla società Nuove Iniziative Coimpresa il rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica per le urbanizzazioni della zona di Tuvixeddu. Ieri i giudici della seconda sezione presieduta da Tito Aru (a latere Antonio Plaisant e Gianluca Rovelli) hanno respinto il ricorso della società del Gruppo Cualbu, rappresentata dagli avvocati Antonello Rossi e Pietro Corda. La Regione era rappresentata in aula dagli avvocati Roberto Murroni, Mattia Pani e Giovanni Parisi, mentre il legale Carlo Dore si era costituito per Italia Nostra. Depositata ieri in segreteria, la sentenza di oltre trenta pagine rimarca il «cambio di linea» impresso ormai da qualche tempo dai giudici amministrativi su Tuvixeddu dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato sul vincolo paesaggistico. «È del tutto evidente» scrivono i magistrati, riferendosi alla sentenza romana «come questa “autorevole svolta” abbia impresso una direzione diversa all’intera vicenda». (fr.pi.)

      da La Nuova Sardegna, 16 gennaio 2013
      IL TAR » NUOVO COLPO PER COIMPRESA. Tuvixeddu, bloccate anche le strade. Inattuabili gli accordi di programma del 2000: uno stop indiretto al progetto per il parcheggio di Cammino Nuovo. I Giudici del Tar La sentenza del Consiglio di Stato ha impresso una svolta alla vicenda resuscitando il vincolo paesaggistico. (Mauro Lissia) (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20130116084952.pdf)

      CAGLIARI. Su Tuvixeddu non si costruisce nulla, neppure le strade e le aree di parcheggio a servizio delle palazzine già edificate su via Is Maglias. L’ha stabilito il Tar, che con la sentenza elaborata dal giudice estensore Antonio Plaisant ha travolto in un colpo solo le residue speranze immobiliari di Nuova Iniziative Coimpresa e quelle dell’amministrazione Zedda, che resuscitato il progetto per il parcheggio interrato di Cammino Nuovo vorrebbe sventrare lo spazio sotto le mura storiche per ricavarci un garage pubblico. Le ottantacinque pagine della decisione ricalcano punto per punto le tesi della difesa regionale sostenuta da Roberto Murroni, Mattia Pani e Giovanni Parisi, quelle dell’avvocatura di stato patrocinata da Giandomenico Tenaglia e di Italia Nostra difesa da Carlo Dore. Ennesima bocciatura al contrario per i legali del gruppo Cualbu, l’avvocato Pietro Corda e il suo fido collaboratore Antonello Rossi, che si sono visti respingere sedici punti del ricorso su diciotto, dichiarati irrilevanti gli altri due. La sentenza è complessa ma a un’attenta lettura spazza via una volta per tutte la montagna di «osservazioni» più o meno di parte diffuse coi mezzi più disparati da aprile 2011 ad oggi, dal giorno in cui il Consiglio di Stato ha «dato una svolta – come spiega il tribunale – alla vicenda resuscitando il vincolo di 120 ettari sui colli di Tuvixeddu e Tuvumannu». Il punto di partenza è quello, solo che stavolta il Tar chiarisce che in presenza di quel vincolo «gli accordi di programma del 2000 sono inattuabili». Il che mette un punto fermo sull’impossibilità di continuare a costruire nell’area storica della città. Ma non è finita: i giudici sembrano voler mandare una raccomandata anche al Comune quando spiegano che in base agli articoli 48 e 49 delle norme di attuazione del piano paesaggistico regionale non è possibile realizzare volumetrie di alcun tipo vicino a monumenti e siti censiti come storici, esattamente come ha sostenuto nelle osservazioni al progetto Maria Paola Morittu di Italia Nostra. Un intervento come quello progettato dall’amministrazione Floris e ripreso dall’attuale per il Cammino Nuovo diventa dunque fuorilegge, a meno che il piano urbanistico comunale non sia stato adeguato al Ppr. Zedda, nel corso dell’ultima polemica su Tuvixeddu legata a una delibera cementificatrice firmata e poi rimangiata, aveva annunciato l’avvio della procedura. Poi però l’iter dev’essersi fermato, perché ancora non ne risulta traccia. In questa situazione il progetto del parcheggio-garage non potrà che riprendere la via del cassetto da dove è stato tirato fuori mesi fa. Ma torniamo alla sentenza Tuvixeddu. La Regione aveva negato al costruttore l’autorizzazione richiesta per alcune strade e aree di servizio previste nell’accordo di programma del 2000. Una decisione legata al parere negativo firmato dalla sovrintendenza architettonica in base all’articolo 49 del piano paesaggistico regionale, una scelta che i legali dell’impresa hanno contestato fermamente. Quell’articolo prevede che i livelli di vincolo da imporre sull’area dei colli punici vengano ridefiniti sulla base di un accordo tra ministero dei Beni culturali, Regione e comune di Cagliari. Fino al giorno in cui l’intesa verrà raggiunta il vincolo efficace è quello stabilito dall’amministrazione Soru col Ppr e confermato dal Consiglio di Stato ad aprile del 2011: sono 120 ettari e non 50 come indicato nella sentenza del Consiglio di Stato che giudici di primo grado, in quella depositata ieri, hanno corretto. Quindi non si può costruire nulla, neppure una strada e neppure nell’area privata che fiancheggia via Is Maglias, dove il gruppo Cualbu ha già realizzato tre palazzine. Anche in questo caso, in base al Ppr, se qualcosa potrà essere messa in piedi in futuro su Tuvixeddu e Tuvumannu, prima il Comune dovrà adeguare il piano urbanistico comunale al Ppr oppure – questa è la linea dell’ufficio legale della Regione, confermata dal Tar – procedere con intese punto per punto, che coinvolgano Regione e Beni culturali. Ma anche nel seguire questo nuovo percorso si dovrà tener conto del vincolo imposto dall’amministrazione Soru, confermato dai giudici di palazzo Spada che hanno stabilito «un cambio di linea» decisivo nell’annosa questione di Tuvixeddu. Scrive il giudice Plaisant: «E’ del tutto evidente come questa autorevole svolta abbia impresso un direzione diversa all’intera vicenda anche dal punto di vista amministrativo, tant’è vero che gli atti impugnati nel presente giudizio fanno ampio riferimento alla sentenza 1366/2011 e si fondano sulla “sopravvenienza” costituita proprio dalla reviviscenza del vincolo paesaggistico di piano che quella sentenza ha comportato». E’ molto probabile che questa decisione importantissima possa ora entrare nel giudizio arbitrale sulle richieste di risarcimento avanzate dal gruppo Cualbu.

      da CagliariPad, 16 gennaio 2013
      Stop ai lavori a Tuvixeddu. Il Tar boccia strade e parcheggi in via Is Maglias. I giudici amministrativi confermano il no di Regione e Soprintendenza a Coimpresa. Carlo Dore: “E’ stato confermato il principio espresso dal Consiglio di Stato nel 2011 il quale aveva stabilito che non si poteva costruire nulla”. (Andrea Deidda): http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=923

  17. febbraio 5, 2013 alle 10:47 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

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