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Stop ai nuovi radar sulle coste sarde!


Cagliari, Faro di Cala Mosca

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra hanno inoltrato (30 dicembre 2011) un nuovo ricorso (il precedente era del 12 agosto 2011) relativamente a ben 15 radar (dei quali due esistenti, a Guardia Vecchia, sull’Isola di La Maddalena, e a Capo S. Elia, Cagliari) facenti parte – a quanto pare – di un unico sistema coordinato da posizionarsi lungo i litorali sardi.

Sono stati interessati la Commissione europea, i Ministeri dell’ambiente e dei beni e attività culturali, la Presidenza della Regione autonoma della Sardegna, la Direzione regionale della pianificazione territoriale, la Direzione regionale valutazione impatti, le strutture periferiche del Ministero per i beni e attività culturali, i Comuni territorialmente interessati, l’A.R.P.A.S., gli Enti gestori delle aree naturali protette interessate.

Nei giorni scorsi è stata resa nota dall’Avvocatura dello Stato[1] una modifica dell’originario programma con la rinuncia da parte della Guardia di Finanza ai siti precedentemente individuati (Capo Sperone, S. Antioco; S. Vittoria-Ischia Ruja, Tresnuraghes; Argentiera, Sassari; Capo Pecora, Fluminimaggiore): da comunicazioni del Comando generale della Guardia di Finanza (nota VII Reparto – Ufficio telematica – Servizio telecomunicazioni prot. n. 196160 dell’1 luglio 2011) e dello Stato Maggiore della Marina Militare (nota 3° Reparto Pianificazione generale prot. n. 72617 dell’11 ottobre 2011) emerge una richiesta di modifica delle ubicazioni previste, da realizzarsi in immobili appartenenti al demanio militare – ramo Marina, presso strutture già in uso al Corpo delle Capitanerie di Porto.

Cagliari, S. Elia, Torre dei Segnali, radar VTS Guardia costiera

Tuttavia, si ignora se le nuove ubicazioni proposte dei radar della Guardia di Finanza siano sostitutive o aggiuntive rispetto a ulteriori radar del Corpo delle Capitanerie di Porto.

Della rete n. 4 radar farebbero capo al Corpo della Guardia di Finanza (“Rete Radar Costiera di Profondità della Guardia di Finanza”) e n. 11 farebbero capo al Corpo delle Capitanerie di Porto. Gli 11 radar previsti per il Corpo delle Capitanerie di Porto farebbero parte del sistema VTS (Vessel Traffic Service) promosso dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture per il controllo del traffico marittimo di qualsiasi genere, integrabile con il sistema C4ISR (Command, Control, Communications, Computers, Intelligence, Surveillance and Recoinnaissance) a fini fondamentalmente di intelligence militare e di sicurezza. 

Gli 11 radar previsti per il Corpo delle Capitanerie di Porto sarebbero dislocati nei seguenti siti:

* Punta della Scomunica, Isola dell’Asinara, (Porto Torres, SS), rientrante nel parco nazionale dell’Asinara (legge n. 394/1991 e s.m.i., D.P.R. 3 ottobre 2002), tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Isola Asinara” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

Capo Testa (Santa Teresa di Gallura, OT), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Capo Testa” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

* Isola di Razzòli, Arcipelago della Maddalena (La Maddalena, OT), rientrante nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena (legge n. 394/1991 e s.m.i., legge n. 10/1994, D.P.R. 17 maggio 1996), tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Arcipelago di La Maddalena”(direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

Falco pescatore (Pandion haliaetus)

* Guardia Vecchia, Isola di La Maddalena, Arcipelago della Maddalena, Comune di La Maddalena (OT), operativo dal 2003;

* Isola della Bocca (Olbia, OT), tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

* Capo San Marco, Sinis (Cabras, OR), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

Capo Sandalo, Isola di San Pietro (Carloforte, CI), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Isola di San Pietro” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

Capo Spartivento (Domus de Maria (CA), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

S. Elia (Cagliari, tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Monte S. Elia, Cala Mosca, Cala Fighera” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

Capo Ferrato (Muravera, CA), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

Capo Bellavista, Arbatax (Tortolì (OG), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993).

Cabras, penisola del Sinis

Invece, i 4 radar previsti per la Corpo della Guardia di Finanza sarebbero dislocati nei seguenti siti:

* Capo San Marco, Sinis (Cabras, OR), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993);

Capo Sandalo, Isola di San Pietro (Carloforte, CI), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Isola di San Pietro” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

S. Elia (Cagliari), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Monte S. Elia, Cala Mosca, Cala Fighera” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali);

* Capo Caccia (Alghero), tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), rientrante nel sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Capo Caccia – Punta del Giglio” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali) e nel parco naturale regionale “Porto Conte” (legge regionale n. 4/1999).

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna – Sede coordinata di Cagliari, con rispettive note del febbraio 2011, ha comunicato la raggiunta intesa per la localizzazione di opere di interesse statale (art. 3 del D.P.R. n. 383/1994) alle Amministrazioni pubbliche competenti riguardo la realizzazione dei detti radar rientranti nel programmadella Guardia di Finanza. 

Alghero, Capo Caccia

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra avevano già inoltrato (28 marzo 2011 e 17 maggio 2011) anche specifiche richieste di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi riguardo il progetto per l’installazione del radar a Capo Sperone (S. Antioco).

Gli impianti radar producono campi elettromagnetici i cui limiti di tollerabilità sono stabiliti dalla legge n. 36/2001 e dai DD.PP.CC.MM. 8 luglio 2003, tuttavia  non risultano preventivamente valutati in alcun modo, aspetto ancor più grave in quanto trattasi di aree di rilevante interesse ambientale, naturalistico, turistico.   Si ricorda in proposito che diversi siti individuati (Capo Sandalo, Capo Caccia, Capo S. Elia, Capo S. Marco, Punta della Scomunica, Capo Testa, Capo Spartivento) sono luoghi di nidificazione di avifauna particolarmente protetta ai sensi della direttive n. 92/43/CEE e n. 2009/147/CE (es. Falco della Regina, Falco eleonorae; Falco pellegrino, Falco peregrinus; Gabbiano corso, Larus audouinii, ecc.) che potrebbero risentire pesantemente – al pari naturalmente dei residenti e turisti – delle emissioni elettromagnetiche prodotte dagli impianti.

Il Comune di Carloforte, con deliberazione Consiglio comunale n. 17 del 29 novembre 2011 ha opportunamente formalizzato specifico parere negativo relativo all’eventuale installazione di uno o più radar in loc. Capo Sandalo.

Carloforte, Mezzaluna e Capo Sandalo

Particolarmente rilevante l’assenza di preventiva procedura di valutazione ambientale strategica – V.A.S., prevista dalla direttiva n. 2001/42/CE, che interessa piani e programmi aventi effetti sensibili diretti ed indiretti sull’ambiente e le varie componenti ambientali (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).  La conclusione del procedimento di V.A.S. è precedente e vincolante all’approvazione definitiva ed all’efficacia dei piani e programmi ad essa assoggettati. Infatti, “la valutazione ambientale strategica e’ avviata dall’autorita’ procedente contestualmente al processo di formazione del piano o programma” (art. 11, comma 1°, del decreto legislativo n. 152/2006 e .m.i.).  E ancora, “La fase di valutazione e’ effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua approvazione o all’avvio della relativa procedura legislativa. Essa e’ preordinata a garantire che gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione di detti piani e programmi siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro approvazione” (art. 11, comma 3°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.). 

Fondamentale è la fase della consultazione del pubblico con le specifiche modalità (art. 14 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.). Si ricorda, inoltre, che la VAS costituisce per i piani e programmi a cui si applicano le disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge(art. 11, comma 5°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).

Domus de Maria, Capo Spartivento, faro

Da notare è l’ormai consueta velleitaria politica regionale in materia: lo scorso 28 dicembre 2011 la Giunta regionale deliberava con gran clamore la futura concessione – tramite un’Agenzia della Conservatoria delle coste sarde sempre più ridotta a piazzista – di alcuni fari e installazioni a privati per usi in ambito turistico, fra cui quello di Capo S. Elia, dov’è già operativo un radar della Guardia Costiera.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra auspicano un rapido intervento degli organi comunitari e delle amministrazioni pubbliche coinvolti.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra

 
 
 
da La Repubblica, 30 dicembre 2011
I “guardiani del mare” diventano resort, la seconda vita dei fari in Sardegna: articolo fari resort
 
 
(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)


[1] il T.A.R. Sardegna aveva adottato (ottobre 2011) provvedimenti cautelari sospensivì delle autorizzazioni per la realizzazione dei radar previsti nei territori comunali di Tresnuraghes, S. Antioco e Fluminimaggiore fino all’udienza prevista per la discussione nel merito.

  1. dicembre 30, 2011 alle 4:40 PM

    A.G.I., 30 dicembre 2011
    GUARDIA COSTIERA: TRE NUOVI RADAR IN SARDEGNA NEL 2012: http://www.agi.it/cagliari/notizie/201112301307-cro-rca1032-guardia_costiera_tre_nuovi_radar_in_sardegna_nel_2012

  2. dicembre 31, 2011 alle 1:26 PM

    nessuno mette in dubbio l’onestà del cap. De Marco, però – a tutt’oggi – non c’è informazione e chiarezza su quanti radar intendono installare Guardia Costiera e Guardia di Finanza, i luoghi, le emissioni elettromagnetiche, gli obiettivi stessi, le eventuali autorizzazioni, ecc.
    Nessuno vuole fare “autogol”, ma nemmeno firmare “cambiali in bianco” 😉

    da La Nuova Sardegna, 31 dicembre 2011
    Radar: la guardia costiera li difende, gli ambientalisti fanno un nuovo ricorso. (Sergio Casano)
    (http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/12/31/news/radar-la-guardia-costiera-li-difende-gli-ambientalisti-fanno-un-nuovo-ricorso-5481954)

    CAGLIARI. Approfittando della conferenza stampa di fine d’anno sull’attività della Direzione marittima, il neocomandante della capitaneria di porto di Cagliari, capitano di vascello Vincenzo Di Marco, cerca di smorzare le polemiche sui radar che verranno installati in alcuni siti costieri.
    «Grazie agli operatori del centro Vts di Guardia Vecchia, nell’arcipelago della Maddalena – spiega il comandante della Direzione marittima di Cagliari – si è evitato che il mercantile olandese Rhodanus (che durante la navigazione aveva perso la rotta uscendo dai confini del canale di transito delle Bocche di Bonifacio) si schiantasse sugli scogli. Sarebbe stato un disastro, non solo per l’equipaggio e la nave ma anche per le gravi conseguenze sotto l’aspetto ambientale».
    Le rassicurazioni del capitano De Marco arrivano proprio nel giorno in cui le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico, Lega per l’abolizione della caccia e Amici della Terra hanno inoltrato un nuovo ricorso (il precedente era del 12 agosto 2011) su ben 15 radar, sia della guardia costiera sia della guardia di finanza, che farebbero parte di un unico sistema coordinato da posizionarsi lungo i litorali sardi. Gli ambientalisti hanno interessato la Commissione europea, i ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali, la Regione, i i Comuni territorialmente interessati, l’Arpas e gli enti gestori delle aree naturali protette interessate.
    Il comandante della capitaneria di porto cagliaritana ha ricordato che sono già due i radar Vts (Vessel Traffic Service) già operativi in Sardegna: uno alla Maddalena e uno a Cagliari, a Capo Sant’Elia, installato da quasi due anni nella struttura del faro di Calamosca.
    «Il radar Vts – continua Vincenzo De Marco – non è altro che un sistema molto utile per il controllo del traffico marittimo e le emergenze in mare. Grazie a questa tecnologia, capace di trasmettere importanti dati su qualsiasi mezzo navale, è possibile monitorare anche i flussi migratori. Il sistema Vts è adottato in tutta Europa: non installarlo in Sardegna significherebbe tornare indietro per quanto riguarda la sicurezza della navigazione. Perdonatemi il termine calcistico, fermarsi sui radar sarebbe un vero e proprio autogol».
    Per il comandante è necessaria la massima condivisione e il coinvolgimento di tutti: Regioni, Comuni, Province e comunità. «Non abbiamo nulla da nascondere – conclude De Marco – siamo disponibili a ogni chiarimento e aperti alla massima collaborazione per la loro localizzazione, nel rispetto paesaggistico. I radar sono ad emissioni non continue: vengono attivate solo durante le emergenze. Noi non intendiamo mettere a rischio la salute delle persone».

  3. gennaio 3, 2012 alle 2:33 PM

    da La Nuova Sardegna, 3 gennaio 2012
    «Faro di Capo d’Orso, il Comune è in grado di ridargli nuova vita». Lungo l’elenco di siti vecchi e degradati che sono stati trasformati. (Serena Lullia)

    PALAU. Con orgoglio mostra come ha trasformato decadenti fortini e vecchi fari in gioielli della storia e della scienza. Il Comune rivendica un ruolo nella gestione del faro di Capo d’Orso passato alla Conservatoria delle coste. Lo fa esibendo esempi concreti della sua capacità di dare una seconda vita ai beni ceduti dal demanio. La fortezza di Monte Altura, il faro di Punta Sardegna, Montiggia.
    Il faro di Capo d’Orso, fino a pochi giorni fa di proprietà del demanio, è ora nelle mani della Conservatoria insieme ad altri 11 siti isolani. Per loro la Regione immagina un futuro di gestione privata. Una idea che non raccoglie grandi applausi dai primi cittadini. «Gli enti locali devono giocare un ruolo di primo piano nella gestione di questi siti – spiega il sindaco Piero Cuccu -. Sul faro di Capo d’Orso e l’intera area, che comprende anche una antica fortezza, 4 anni fa avevamo presentato alla Regione un progetto che prevedeva il restauro e la valorizzazione di tutta la zona in chiave turistica e naturalistica. Sono convinto che i comuni siano i più legittimati a intervenire su questi beni. E credo che Palau possa dire la sua. Abbiamo esempi concreti di come siamo riusciti a valorizzare tutti i beni che ci sono stati concessi dal Demanio. Quelli che non ci sono stati dati sono ruderi abbandonati». Tra i gioielli che sono ritornati a splendere c’è la fortezza di Monte Altura, imponente costruzione della seconda guerra mondiale che domina il paese. L’edificio restaurato è aperto alle visite guidate ed è spesso suggestivo scenario di concerti e rappresentazioni teatrali. Il faro di Punta Sardegna, datato 1913, è invece sede dell’Oceans, l’osservatorio Coste e ambiente naturale sottomarino, centro di eccellenza per lo studio delle coste e dei fondali marini riconosciuto a livello internazionale. «E poi c’è il complesso di Montiggia in cui abbiamo recuperato in modo completo i casermoni militari facendoli diventare centro di documentazione, cineteatro, laboratori musicali – spiega il primo cittadino -. La linea a cui abbiamo sempre puntato è questa. Utilizzare il patrimonio edilizio esistente, ristrutturarlo e riconvertirlo per renderlo fruibile alla comunità. In questo modo si conserva la storia del paese, si creano servizi e non si consuma altro territorio. Esempi che dimostrano come siamo stati capaci non solo di recuperare i beni ceduti dal Demanio, ma di metterli a disposizione della comunità. Ecco perché il Comune deve essere privilegiato anche nella gestione del faro di Capo d’Orso».

  4. SABINA NURRA
    gennaio 9, 2012 alle 5:25 PM

    Grazie per tutto il lavoro svolto…in futuro cercherò d’essere presente per preservare il territorio da assurdi giochi di potere che in questi anni ne hanno determinato il continuo depauperamento.

  5. gennaio 12, 2012 alle 2:47 PM

    da La Nuova Sardegna, 12 gennaio 2012
    Il Consiglio dice no al radar. Nessun impianto nel Sinis, spunta l’ipotesi Capo Frasca.

    CABRAS. «Il radar si farà, anche se ancora non si sa dove e quando». L’intervento del comandante della capitaneria di porto di Oristano, Alberto Bottarel, al consiglio comunale “aperto” convocato dal sindaco ha prodotto una certezza: il radar s’ha da fare. Bottarel ha concluso lasciando qualche dubbio in sospeso dato che il procedimento non è stato ancora avviato.
    Ci sono i margini per intavolare una trattativa sull’eventuale locazione dell’impianto di radiorilevazione. Nel frattempo, nonostante il consiglio fosse stato organizzato come una riunione aperta a tutto il territorio regionale, e agli amministratori di Comuni, Province e Regione, l’assemblea lagunare si è espressa contro l’installazione dell’impianto nel territorio del Comune di Cabras. Meglio di niente ma forse sarebbe stato lecito attendere un pronunciamento contro l’installazione su scala regionale o, perlomeno, provinciale. Chissà, forse la lacuna sarà colmata in futuro. Nel frattempo, il campo delle ipotesi è stato ingombrato da altre possibilità. Alcune sono relative alle modalità di utilizzo del radar, le altre riguardano le possibili locazioni “alternative”. Per quanto riguarda le applicazioni dell’apparecchiatura della guardia di finanza si è parlato di qualcosa di più concreto del controllo del flusso dei migranti nord africani e del contrabbando d’armi e di sostanze stupefacenti, tutte attività poco attinenti con le coste del Sinis. Il radar potrebbe entrare a far parte del sistema di controllo dei pescherecci che praticano la pesca a strascico all’interno delle acque tutelate dall’Area marina protetta, un vero flagello per i fondali del Sinis. Anche se, le imbarcazioni da pesca dovrebbero già essere monitorate costantemente tramite i segnali tramessi dalle apparecchiature “Blue box” che, però, non offrirebbero sufficienti garanzie di controllo. Sulle locazioni alternative, invece, sta prendendo corpo l’ipotesi di un posizionamento dell’impianto radar sull’altro versante del golfo di Oristano. Capo San Marco, dunque, passerebbe la patata bollente all’altra estremità. I due radar della finanza potrebbero finire a Capo Frasca, una zona già compromessa dal poligono di tiro dell’aviazione. Un’ipotesi che, al momento, non ha trovato nessun riscontro da parte dei vertici del ministero della difesa. L’unica certezza rimane il pronunciamento formale da parte del consiglio comunale di Cabras (che ha votato all’unanimità) contro l’installazione di uno o due radar sulle falesie di Capo San Marco. Un atto che si aggiunge alle proteste del comitato spontaneo che sabato scorso ha occupato pacificamente la zona e che ha fissato per il 29 gennaio una tavola rotonda a Cabras per affrontare e discutere i nuovi argomenti.

  1. marzo 10, 2012 alle 3:59 PM

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