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“Finestre sul paesaggio”, importante occasione di dibattito su ambiente, pianificazione, legalità.


Sardegna, costa meridionale

“Gli interventi di cui agli articoli 2, 3, 4, 5 e 6 sono realizzati in deroga alle previsioni dei regolamenti edilizi e degli strumenti urbanistici comunali vigenti ed in deroga alle vigenti disposizioni normative regionali; possono essere superati gli indici massimi di fabbricabilità. È in ogni caso fatto salvo il rispetto delle disposizioni del Codice civile e i diritti dei terzi” (art. 7, comma 1°, lettera f, della legge regionale 21 novembre 2011, n. 21, l’integrazione del c.d. piano per l’edilizia sardo).

Si tratta degli interventi di adeguamento e ampliamento del patrimonio edilizio esistente, interventi di ampliamento per le costruzioni in zona agricola, interventi di ampliamento degli immobili a finalità turistico-ricettiva, interventi di demolizione e ricostruzione, interventi sul patrimonio edilizio pubblico, in buona sostanza svincolati dal rispetto delle previsioni degli strumenti urbanistici comunali, dei regolamenti edilizi e delle normative regionali vigenti, fra le quali – senza malizia interpretativa – è facile ritenere vi siano anche le disposizioni di attuazione del piano paesaggistico regionale, dirette e indirette (attraverso le previsioni dei P.U.C.).

Ecco come – nei fatti – l’Amministrazione Cappellacci intende difendere il paesaggio e il piano paesaggistico, nonché porli al centro del sistema economico-sociale isolano.

Questo è il succo del mio intervento all’importante e affollato convegno Finestre sul Paesaggio, curato dai magistrati Carlo Renoldi e Daniele Caria per il C.S.M. – Formazione decentrata di Cagliari.   Molto interessanti e argomentate le relazioni di Edoardo Salzano (prof. emerito di urbanistica all’I.U.A.V. di Venezia), Alberto Roccella (docente di diritto urbanistico presso l’Università statale di Milano), Luca Monteferrante (magistrato Ufficio studi e Massimario del Consiglio di Stato), Aldo Fiale (consigliere Suprema Corte di Cassazione), Giulio Steri (consigliere regionale, avvocato dello Stato), Luca Ramacci (consigliere Suprema Corte di Cassazione).

Teulada, Tuerredda, cantiere Sitas s.p.a.

Su questo blog sono pubblicate le relazioni disponibili.

Qui il mio contributo: La pianificazione paesaggistica in Sardegna. Evoluzione, realtà, prospettive

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

qui la relazione di Edoardo Salzano, Il significato del patrimonio culturale e del paesaggio

 

 

qui la relazione di Alberto Roccella, La pianificazione paesaggistica e urbanistica del territorio tra normativa statale e legislazione delle Regioni a statuto speciale: quadro costituzionale. (parte prima)

qui la relazione di Alberto Roccella, La pianificazione paesaggistica e urbanistica del territorio tra normativa statale e legislazione delle Regioni a statuto speciale: quadro costituzionale. (parte seconda)

 

 

qui l’intervento di Ugo Cappellacci, Presidente della Regione autonoma della Sardegna

 

 

qui la replica di Edoardo Salzano all’intervento del Presidente della Regione Cappellacci:
http://www.archive.org/download/InterventoFinale_salzano_finestre_sul_paesaggio_2_dic_2011.wav/InterventoFinale_salzano_finestre_sul_paesaggio_2_dic_2011.wav

 

 

qui l’intervento di Andrea Padalino Morichini (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Oristano): http://www.archive.org/download/intervento_padalino_finestre_sul_paesaggio_2_dic_2011.wav/intervento_padalino_finestre_sul_paesaggio_2_dic_2011.wav

 

 

qui la relazione di Giulio Steri (Consigliere regionale, Avvocato dello Stato): La pianificazione del territorio tra tutela e valorizzazione del paesaggio e sviluppo sostenibile della Regione

 

 

rustico edilizio

 

da www.regione.sardegna.it, 2 dicembre 2011

Cappellacci “Paesaggio valore condiviso e identitario, revisione Ppr non e’ smantellamento”. “Sono convinto – ha detto il presidente – che l’ambiente e il paesaggio rappresentano il punto di partenza di un nuovo modello economico sociale che, partendo dalla salvaguardia di essi, può generare nuova impresa e nuova occupazione che migliorino la qualità della vita dei Sardi”: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7873

 

 

Sardegna, paesaggio agrario

 

da L’Unione Sarda, 3 dicembre 2011

Il governatore Cappellacci nel confronto organizzato dal Csm: “E’ un bene universale”. Convegno sulla tutela del paesaggio.   Sergio Atzeni

“Il paesaggio è un valore condiviso che deve unire e non contrapporre perché è un bene universale e fa parte dell’identità”. Lo ha detto ieri, nell’aula magna del Palazzo di Giustizia di Cagliari, il presidente della Regione Ugo Cappellacci nel suo intervento al convegno “Finestre sul paesaggio” organizzato dalla Formazione decentrata di Cagliari del Consiglio Superiore della Magistratura. Al convegno imperniato sulla tutela e valorizzazione del paesaggio con riferimento alle normative statali e delle regioni a Statuto Speciale, oltre ai relatori e al presidente Cappellacci sono stati invitati anche il presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo, il dirigente regionale del ministero dei Beni culturali Maria Assunta Lorrai, il docente di diritto costituzionale Benedetto Ballero e il presidente dell’associazione ambientalista Gruppo di intervento giuridico Stefano Deliperi. Il presidente della Giunta regionale ha sottolineato che “l’ambiente e il paesaggio rappresentano il punto di partenza di un nuovo modello economico sociale che può generare nuova impresa e nuova occupazione portando un miglioramento nella qualità della vita dei sardi. Un nuovo modello che non sia più soggetto come il vecchio sistema industriale a decisioni di multinazionali che hanno sede dall’altra parte del mondo”. Per Lombardo “l’ambiente in Sardegna non esprime unicamente una risorsa territoriale: quando si definì l’Isola come quasi un continente fu per dare evidenza non solo alle biodiversità ambientali e faunistiche ma anche alla formazione di un percorso storico e umano che ha sviluppato sensibilità e aspirazioni nei popoli”. “Il ministero ritiene fondamentale l’attività di pianificazione paesaggistica”, ha detto Maria Assunta Lorrai, “avviata nella maggior parte delle Regioni italiane. Importante l’attività congiunta di Regioni e Ministero”.

 

 

Sardegna, dune e ginepri sul mare

 

da La Nuova Sardegna, 3 dicembre 2011

In corso al palazzo di giustizia il convegno organizzato dalla magistratura sulle norme di tutela del paesaggio. Salzano: «Oggi valorizzare significa lottizzare».  Grande successo di pubblico, stamane il dibattito.  Mauro Lissia

CAGLIARI. «La sola regione italiana che ha recepito in pieno le norme statali a tutela del paesaggio è la Sardegna col piano paesaggistico varato nel 2004 ed è un sistema di norme talmente efficace che ora appare difficile smantellarlo»: parole di Edoardo Salzano, docente di urbanistica e pianificatore di livello internazionale, che hanno aperto la prima sessione del convegno «Finestre sul paesaggio» organizzato dalla sezione sarda del Consiglio superiore della magistratura e in corso nell’aula magna del tribunale. Non è un caso che gli organizzatori dell’incontro, imprevedibilmente affollatissimo, abbiano affidato proprio a lui, padre del Ppr sardo, la prima relazione. Perchè se è vero che la grande questione italiana del paesaggio riguarda soprattutto i giuristi è altrettanto vero che la sensibilità al problema viaggia sul filo della cultura, della sensibilità e spesso anche della comunicazione. Non a caso Salzano, prima di compiere una carrellata critica sulla storia delle normative paesaggistiche, ha denunciato gli abusi linguistici commessi soprattutto dalla politica: «Le parole contano – ha detto il grande professore napoletano – sono uno strumento di potere, per questo bisogna fare chiarezza sulle parole perchè siano chiare le idee che ne stanno alla base». Un concetto su tutti, quello di valorizzazione: «I significati sono due e opposti, uno indica il ricavare vantaggi economici con la trasformazione di beni paesaggistici e culturali, che diventano merce. L’altro è disvelarne il valore. Oggi purtroppo prevale il primo». Basta richiamarsi ai casi di Tuvixeddu e Malfatano, i più clamorosi: beni inestimabili che diventano prodotti commerciali svenduti con la pubblicità-miraggio dei posti di lavoro. Efficace la sintesi di Salzano, che ha ripreso l’ultimo volume di Salvatore Settis: «Oggi valorizzare è sinonimo di lottizzare». Mentre l’altro termine in bilico sul baratro della banalizzazione politica è patrimonio: «E’ l’eredità che ci hanno lasciato i nostri nonni e padri, quindi va conservato e non dissipato». Implicito il riferimento al paesaggio, patrimonio diffuso e collettivo che la Costituzione tutela fra i beni di primaria importanza, come la libertà di pensiero e il diritto al lavoro. Implicita anche la critica all’amministrazione Cappellacci, impegnata a indebolire le regole di tutela del paesaggio. Hanno parlato anche autorevoli giuristi – Alberto Roccella e Luca Monteferrante – e dopo di loro Ugo Cappellacci, Claudia Lombardo, Maria Assunta Lorrai, Benedetto Ballero e Stefano Deliperi. Oggi – dalle 9.15 – i due magistrati che hanno curato l’organizzazione, Daniele Caria e Carlo Renoldi, daranno la parola ai giuristi Aldo Fiale e Giulio Steri. Poi parleranno ancora Maria Paola Morittu, Alberto Scanu, Gianluca Cocco e Tullio Angius.

 

 

bosco

 

da Sardegna 24 on line, 3 dicembre 2011

«Il Ppr resiste perché ben fatto»: http://www.sardegna24.net/regione/il-ppr-resiste-perche-ben-fatto-1.44027

 

 

(foto per conto GrIG, J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. PIERTO
    dicembre 4, 2011 alle 2:49 am

    lasciate la mia terra la nostra terra alla terra non al cemento
    GRAZIE

  2. capitonegatto
    dicembre 4, 2011 alle 10:42 am

    Nel vocabolario comune di politici e mass media la parola piu usata e’ TERRITORIO , basta ascoltare bene i telegiornali regionali. Ma c’e’ da chiedersi : a che fine ?
    La mia sensazione e’ che il territorio sardo e’ una risorsa , ma da usare solo nel modo fin qui concepito : costruire villaggi che fuori non c’e’ niente , casette da coniglietto, tutta roba di sola pura speculazione. Poi si degrada, funziona solo per un breve periodo ? Ma non importa.
    Costruire puo essere si una risorsa , ma occorre farlo pensando ad un contesto sociale aperto alla gente , a infrastrutture che rendano vivibile cio che si e’ costruito. Pensiamo a costa rey dove la strada che l’attraversa e’ stretta , mal tenuta, sempre allagata e con marciapiedi lillipuziani dove non passa neanche un passeggino. Mentre lo spazio per le costruzioni e’ stato utilizzato sino all’ultimo metroq.
    L’importante era speculare con la benedizione dei nostri amministratori locali.

    • fabio
      dicembre 4, 2011 alle 8:38 pm

      era quello che diceva Soru … progettare per dare valore … ma l’abbiamo cacciato come si fa coi malfattori .. per un pezzo di mattone sulla spiaggia

  3. dicembre 4, 2011 alle 2:23 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 dicembre 2011
    Il dibattito conclusivo al convegno organizzato dal Consiglio superiore della magistratura
    «Il paesaggio non può essere materia prima». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Quando Alberto Scanu, il presidente dell’Assoindustriali, ha parlato del paesaggio come «materia prima» per creare sviluppo il dibattito ha rischiato di accendersi: lo scrittore Giorgio Todde si è alzato, ha chiesto di intervenire e l’ha fatto, in pochi secondi. Il tempo di dire «mai mi sarei aspettato di sentir chiamare il paesaggio materia prima, è un termine che mi offende». C’è stato un applauso, ma in fondo la rapida e civile schermaglia tra i mondi dell’impresa e della cultura è servita a marcare la differenza tra chi – per dirla con l’urbanista Edoardo Salzano – vuole «valorizzare il paesaggio come merce» e chi vorrebbe solo «disvelarne il valore». Per il resto la seconda giornata di «Finestre sul paesaggio» – l’incontro organizzato dal Consiglio superiore della magistratura con l’ottimo lavoro di Daniele Caria e Carlo Renoldi – è andato avanti sul filo delle analisi giuridiche, accomunate dal desiderio di salvare dalla deriva cementizia quanto resta del territorio. Così Maria Paola Morittu di Italia Nostra ha rifatto in pillole la storia di Tuvixeddu, denunciando gli assalti prossimi venturi e le interpretazioni parziali dell’ormai celebre sentenza del Consiglio di Stato, quella che applicando il piano paesaggistico ha vincolato l’area e bloccato i piani immobiliari. Ha vincolato per tutelare, malgrado l’idea di porre regole illustrata da Scanu sia diversa da quella di Italia Nostra: «Tutelare – ha spiegato il rappresentante degli industriali – non significa blindare». Scanu è per una revisione del Ppr, come il governatore Ugo Cappellacci. Mentre l’esigenza di una legge urbanistica moderna è stata condivisa dal presidente degli architetti Tullio Angius «per dare corpo al Ppr interpretandone la volontà». Il rischio, richiamato da Carlo Dore di Italia Nostra, è che il Ppr venga modificato «in peggio». I dati indicano questa direzione: come si dovrebbe interpretare l’aumento delle volumetrie costiere? Per Gianluca Cocco, segretario dell’Ordine degli ingegneri, sarebbe ora di «smettere di edificare dove non è possibile farlo». Ma per realizzare l’obbiettivo servirebbe una «burocrazia tecnica efficiente». Come dire personale in grado di affrontare procedure di autorizzazione e valutazioni d’impatto ambientale con competenza e rapidità. Per dare quella «certezza delle regole» di cui ha parlato anche ieri Salzano, limitare i nuovi inutili metri cubi.

  4. Juri
    dicembre 4, 2011 alle 11:59 pm

    Venerdì sera il Cappellacci-transformer che il suo nuovo corso politico ci ha regalato, ha provato a vestire i panni dell’ambientalista senza se e senza ma, oltre che senza macchia ovviamente.
    Per farlo ha dovuto volare alto, molto alto, in modo da poter rimanere sul generico, senza allontanarsi dall’enunciazione seriale di declamazioni incontestabili per la loro stessa natura di ovvietà, tipo “il paeaggio è un patrimonio fondamentale per la nostra isola” e simili.
    Il tutto a uso e consumo di quello che sembra l’ unico obiettivo che nel suo mandato viene perseguito con impegno e determinazione,e cioè il marketing politico personale. A conferma che la massimizzazione dell’impatto mediatico era stato attentamente pianificato, solo quando ha preso la parola Capellacci sono spuntati un cameramen e qualche fotografo che con una certa agitazione hanno scattato e ripreso a destra e a manca. Prima e dopo niente, una copertura multimediale “ad personam”.
    Che ha ricalcato perfettamente, del resto, lo schema “giornalistico” con cui l’Unione Sarda ha trattato l’evento: prevalenza assoluta all’intervento di Cappellacci senza dire, nonostante fosse questa la vera notizia, che i successivi contributi l’hanno ricondotto alla sua unica natura di mera propanda lontana anni luci dalla realtà dell’azione legislativa della Regione.

    E’ bastato ricordare che nel processo di revisione del PPR il Ministero dei Beni Culturali è stato ignorato (Maria Assunta Lorrai, il cui intervento è stato presentato ai lettori dell’Unione sarda in modo del tutto sviante rispetto al suo contenuto critico nei confronti della Regione).
    E’ bastato ricordare il contenuto urbanisticamente eversivo dell’art.7 della legge 21 2011 (Stefano).

    E’ bastato ascoltare l’intervento di un architetto impegnato nella redazione di un PUC, che ha preso la parola per smentire Cappellacci che aveva parlato di enormi difficoltà dei Comuni con l’attuale PPR .

    E’ bastato ascoltare l’intervento finale di Edoardo Salzano che ha censurato la “quota eccessiva” del discorso di Cappellacci, volato tanto da alto da perdere di vista la realtà sottostante, molto meno idilliaca.

    Insomma, fortunatamente quello di venerdì sera non era un salotto televisivo o una redazione giornalistica amica, ma un convegno serio e ben condotto e il duro impatto della retorica falsamente ambientalista di Cappellacci con la realtà cementizia della sua politica è balzata agli occhi di tutti i partecipanti.

  5. vic
    dicembre 5, 2011 alle 10:41 am

    ci vorrebbe una bella manifestazione davanti al quirinale, di tutti gli ambientalisti, per rivendicare una rigorosa tutela del paesaggio

  6. Juri
    dicembre 5, 2011 alle 11:19 am

    E, aggiungo, l’ottimo intervento del procuratore di Oristano Padalino, ha ben illustrasto gli aspetti grotteschi (e incostituzionali), da un punto di vista penale, della legge regionale 21 2011, art.20, che dichiara irrilevanti ai fini urbanistici, edilizi e paesaggistici le installazioni, anche continuative, di case mobili, caravan, ecc e relativi accessori e pertinenze. Dunque, per un’antenna satellitare in zona tutelata paesaggisticamente può partire un procedimento penale, mentre un prefabbricato stabilmente installato nella stessa area, secondo questa legge, non si deve neppure chiedere l’autorizzazione edilizia.

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