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Cagliari, l’eredità di cemento dell’Amministrazione Floris.


Cagliari, la Torre dell'Elefante

L’abbiamo detto e denunciato in tutte le sedi competenti e in tutte le salse possibili.  La vera e propria libidine cementizia che Cagliari ha dovuto subìre in questi ultimi lustri lascia un vero e proprio disastro ambientale e urbanistico con la perdita secca – fra le varie cose – di quel verde pubblico di quartiere e di quei servizi pubblici fondamentali per una città semplicemente vivibile.   Oggi, nonostante ben 1.192.935 metri cubi di volumetrie residenziali approvati negli ultimi 5 anni dell’Amministrazione Floris, Cagliari si ritrova con 50 mila metri quadrati di servizi pubblici (verde pubblico, parcheggi, ecc.) e 10 mila abitanti in meno.

Quanto denuncia il nuovo Assessore comunale all’ambiente e urbanistica Paolo Frau è purtroppo drammaticamente vero.   

Le zone “BS3*” sono mostri prodotti dal connubio fra Amministrazione comunale Floris e la speculazione immobiliare kasteddaia.  Si tratta di zone urbanistiche del piano urbanistico comunale – P.U.C. dove il proprietario può edificare sul 60% della superficie (con un indice volumetrico di 5 metri cubi per ogni metro quadro di superficie) in cambio della cessione gratuita del 40 % al Comune per la realizzazione di quei servizi pubblici (verde, parcheggi, ecc.) che, comunque, si ritengono necessari. Con, tanto per cambiare, la possibilità di deroga in favore dei costruttori: se si dimostra che l’intervento edilizio con le condizioni ordinarie non è redditizio, si può chiedere di monetizzare una parte della quota destinata ai servizi pubblici.

Cagliari, Castello, l'Elefante sulla Torre

Forse, comunque, c’è una remota possibilità di arginare questa marea di cemento: un provvedimento consiliare di sospensione temporanea di ogni procedimento di nuova trasformazione edificatoria per l’avvio della redazione dell’adeguamento del P.U.C. al piano paesaggistico regionale – P.P.R., come previsto dalla norma.   In fondo i diritti acquisiti sorgono con il rilascio del permesso di costruire.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

P.S.   bene ha fatto la Commissione consiliare “urbanistica” presieduta da Andrea Scano a dare parere negativo sulle nuove proposte edificatorie a Terramaini e al Fangario, basta con il consumo di territorio speculativo. Invece, solo due parole sul capogruppo P.d.L. al Consiglio comunale di Cagliari, Giuseppe Farris: dovrebbe solo tacere, visto che ha contribuito con forza a questo bel risultato.

Cagliari, Faro di Cala Mosca

L’Assessore Paolo Frau: “Obbligati ad autorizzare costruzioni in aree destinate al verde e servizi”.

Ci troviamo per un crudele scherzo del destino a mettere la firma su provvedimenti che il centrosinistra negli anni scorsi ha contestato in Consiglio comunale e che consentiranno di costruire in zone destinate in origine a servizi e verde pubblico”. Così l’Assessore all’Urbanistica Paolo Frau ha chiarito la posizione della Giunta sull’approvazione prevista per oggi dell’ edificabilità in via Ravenna, riservata dal Puc ai servizi. Un chiarimento necessario affinchè “non passi il messaggio che l’ attuale Giunta  sia favorevole alle palazzine in aree per le quali l’attuale maggioranza si è trovata in disaccordo con le Amministrazioni precedenti.

Ma come si è arrivati all’adozione di provvedimenti controvoglia? “35 aree di proprietà privata erano state riservate dal Puc a verde pubblico e servizi. Entro 5 anni l’amministrazione avrebbe dovuto perlomeno manifestare al proprietario della singola zona il proprio interesse ad acquistarla”.  Ciò però non è accaduto. Scaduto il termine, in seguito a semplice istanza di intervento, i proprietari hanno ottenuto il diritto ad edificare.

Dunque, secondo le spiegazioni fornite dall’Assessore all’Urbanistica, l’iter per la costruzione in queste parti della città è ormai irreversibile e non può essere bloccato. In sintesi,la Giunta ha le mani legate: “In gran parte di queste vie le palazzine sono già nate, alcune in luoghi di particolare rilievo (viale Poetto, via Castiglione, via Italia). Per le altre zone il provvedimento autorizzatorio è ormai obbligatorio,  senza alternative reali”.

VIDEO: Le dichiarazioni di Paolo Frau in conferenza stampa

Cagliari, panorama

 

da Sardegna 24, 4 novembre 2011

«Il cemento è inarrestabile». Va avanti la lottizzazione di via Milano, contestata dai residenti. A ruota gli interventi edilizi approvati nelle zone verdi L’assessore Frau ammette: «È l’eredità dalla vecchia Giunta. Uno stop ci condannerebbe a pagare risarcimenti milionari».   Ennio Neri

Paolo Frau, per un decennio ha combattuto in consiglio comunale dai banchi dell’opposizione la raffica di Bs3* (aree verdi trasformate in edificabili) approvate dalla Giunta Floris. E ieri, per ironia del destino, da assessore all’Urbanistica di un esecutivo di centrosinistra, ha approvato una delibera di Giunta che da il via alla costruzione di una palazzinain una area verde in via Milano, contestata, peraltro, dai comitati residenti. Poco prima, nel tentativo di ritrovarsi addosso l’etichetta di “cementificatore”, nel corso di una conferenza stampa, ammetteva con amarezza: «non possiamo più fermare il cemento nelle aree verdi: ci costerebbe troppo». E cosìla Giunta Zeddanon si fermerà a via Milano. Arriveranno anche via Nuoro, via Rossini, via Biasi e via Toti. E proseguiranno il loro iter fino alla concessione edilizia via Praga, via Vesalio, via Torricelli, via della Coccinelle, via dei Gherardeschi e il piano Oliveto che investe mezza Fonsarda. «Su pratiche di questo tipo è impossibile qualunque marcia indietro», ha spiegato Frau, «se l’amministrazione precedente avesse acquisito le aree avrebbe pagato solo l’esproprio. Ora, intervenendo su un iter arrivato alla approvazione definitiva, noi dovremmo comprare l’area e pagare anche il valore delle volumetrie già approvate esponendoci ad azioni risarcitorie che questa amministrazione non si può permettere: troppo oneroso per le casse comunali, nonostante», conclude, «il centrosinistra abbia costantemente osteggiato questo tipo di interventi in aree originariamente destinate a verde pubblico e servizi». L’amministrazione Floris, secondo Frau, avrebbe potuto impedire le costruzione ovunque, semplicemente manifestando l’interesse per il mantenimento del verde nell’area. Avrebbe però dovuto farlo entro cinque anni dall’approvazione del puc (piano urbanistico comunale), ma ormai i tempi sono scaduti. Così si trasformeranno tutte in mattone le 35 Bs3 * cittadine che si estendono su una superficie di 112 mila metri quadrati e produrranno volumi (appartamenti non certo a basso costo) per oltre 300 mila metri cubi. Così sarà portato a termine l’intervento edilizio della ditta Saico tra via Nuoro e viale Cimitero. Così suddiviso: nella parte privata (via Nuoro), realizzazione di una volumetria complessiva a 15 mila e 61 mc destinata a uffici (mille e 900 mq) e residenza (2 mila 937 mq) caratterizzato da un fabbricato ad U collegato alla Stazione esistente con un numero di piani variabile (da3 a5 fuori terra) ed un altezza complessiva pari a18,50 metricomprensivo dei parcheggi di pertinenza interrati (3 mila e 350 mq), mentre parte pubblica (viale Cimitero), realizzazione di una autorimessa interrata di 2 mila 630mq(94 posti auto) e di una sistemazione a verde e a parco che prevede un collegamento pedonale con via Nuoro. C’è poi il piano di via Rossini, presentato dalla ditta “Immobili belli”: 4mila 475metri cubi su una superficie di mille e494 metri quadrati, quello della Real estate project e singoli privati in via Toti a Pirri: oltre 12 mila metri cubi di cemento e mattoni in un’area di oltre 4mila metri quadrati. E infine via Biasi: quila Edilhousecostruirà 5 mila metri cubi in una superficie di mille e seicento metri quadrati. Mentre sarà approvato il piano “Oliveto” alla Fonsarda: consente ai privati l’edificazione di 52 mila metri cubi di edificazione su una superficie di 17 mila metri quadrati tra via Biasi e via Chiabrera e destina a verde e parcheggi quattro sterrati del rione: uno tra le vie giudice Chiano, dei Giudicati, dei Visconti e dei Capraia, la seconda tre le vie giudice Chiano e giudice Mariano, la terza tra le vie dei Donoratico, dei Visconti e giudice Costantino e l’ultima in via dei Donoratico.

Cagliari, Piazza Maxia, lavori in corso dopo la "deportazione" delle Jacarandae

«Un affare solo per i costruttori». LA POLEMICA. IL PARERE DELLE ASSOCIAZIONI ECOLOGISTE.

Un affare per i costruttori. Così Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento Giuridico, bolla la pratica delle Bs3*. Nel suo blog, spiega il meccanismo. «Una delle più evidenti dimostrazioni», scrive Deliperi a proposito dell’assalto mattonaro alle ultime aree libere della città, «è stata con la trasformazione delle tante, piccole o grandi, zone ‘S3 – servizi pubblici’ (verde urbano, parcheggi pubblici, scuole, ecc.) destinate a fornire i quartieri cagliaritani dei necessari ‘strumenti’ per una buona qualità della vita mediante esproprio in zone ‘BS3*’, acronimo dal sapore iniziatico », spiega, «che indica le aree dove il proprietario può edificare per il 60% della superficie (con un indice volumetrico di5 metri cubi per ogni metro quadro di superficie) e deve cedere gratuitamente il 40% al Comune per la realizzazione di quei servizi pubblici (verde, parcheggi, ecc.) che, comunque, si ritengono necessari». Con un escamotage. «C’è», aggiunge l’ecologista, «tanto per cambiare, anche la possibilità di una deroga, ovviamente», sottolinea, «in favore dei costruttori: se si dimostra che l’intervento edilizio con le condizioni originarie non è redditizio, si può chiedere di monetizzare una parte della quota destinata a servizi pubblici. Bontà dei signori del mattone. Vien da sé», conclude, «che queste aree siano state di gran carriera accaparrate dai costruttori locali. L’affare è evidente». Approvata così la lottizzazione di via Milano. Sarà destinata a verde pubblico l’area tra via Milano e via Ravenna.

Cagliari, panorama

 

da Sardegna Quotidiano,4 novembre 2011

La colata di cemento avanza.     Lorenzo Manunza

LA MAPPA. Da via Biasi a via Nuoro, da via Castiglione a viale Poetto: gli interventi di edilizia privata sono distribuiti su tutto il territorio cittadino

L’ASSESSORE. «Il Comune ha le mani legate: in caso di stop, le penali che dovremmo pagare sarebbero troppo alte»

I PROGETTI. Da Pirri al centro, da via Nuoro a via Biasi, addio alle aree verdi: in arrivo trentacinque nuovi edifici 

 I NUMERI. 35 Gli interventi edilizi previsti in tutta la città sulle aree S3* e Bs3*, quelle destinate a verde pubblico. 112 Le migliaia di metri quadrati di territorio cittadino su cui caleranno o sono già calate in totale oltre 310mila metri cubi di cemento.

 L’assessore all’Urbanistica, Paolo Frau, dice che «il Comune ormai ha le mani legate e non può che dare continuità alle decisioni lasciate in eredità dalla giunta Floris ». Niente da fare, quindi, per chi sperava che la nuova amministrazione guidata da Massimo Zedda si mettesse di traverso al fiume di mattoni che negli ultimi anni – dal Poetto fino a Pirri passando per via Castiglione – ha fatto colare 310mila metri cubi di cemento su 35 aree della città estese 112mila metri quadri: spazi che il Piano urbanistico comunale etichetta con le sigle S3* e soprattutto BS3* (dovela Ssta per servizi e verde pubblico), ma che finora hanno ospitato soprattutto grandi palazzi, oggi finiti e in certi casi già abitati. Solo dieci interventi restano da realizzare in aree BS3*, ma «anche quelli ha spiegato Frau sono già molto avanti nelle procedure burocratiche e non si possono fermare, a meno di non voler pagare risarcimenti milionari in tempi di crisi nera». I cantieri già in corso proseguiranno, quindi, e ne apriranno di nuovi, come quello per la costruzione di una palazzina di una dozzina di metri tra le vie Taranto, Milano e Ravenna, che tanto aveva fatto arrabbiare i cittadini (capeggiati nella protesta dal regista Enrico Pau) e proprio ieri ha invece ottenuto il via libera definitivo dalla giunta Zedda. Insomma, il tunnel-parcheggio sotterraneo di via Roma sì, il Comune lo ha voluto e potuto bloccare (nonostante il rischio più che concreto di dover pagare una penale milionaria ai vincitori della gara d’appalto bandita da Palazzo Bacaredda), la colata di cemento ai quattro angoli della città laddove sarebbe stato previsto il verde pubblico quella no. 

LE RAGIONI DI FRAU. Come tutto questo sia potuto succedere, l’ha spiegato lo stesso assessore all’Urbanistica. «Entro cinque anni dall’approvazione del Puc – attacca Frau – l’amministrazione di centrodestra avrebbe potuto espropriare ai privati le aree classificate come S3* e BS3* per fare nuovi servizi: il tempo c’era e si potevano trovare anche i soldi per l’acquisizione dei terreni. Invece, si è preferito lasciare andare le cose senza fare nulla e così, passati gli anni, sono cominciati a piovere i progetti delle imprese edili». Nelle zone siglate S3 e BS3 con l’asterisco, infatti, nel caso in cui il Comune non faccia nulla per evitarlo, il Puc riconosce ai privati la possibilità di destinare all’edificazione rispettivamente il 40 e il 60 per cento della superficie, cedendo gratuitamente la restante parte alla collettività per il godimento di servizi pubblici come il verde o i parcheggi. E così è successo in città, dove, nell’inerzia del Comune, negli anni sono sorti come funghi i palazzi tra viale Poetto e via S’Arrulloni, in via Castiglione, in viale Italia (accanto alla Vetreria di Pirri), in via Peretti e altri ancora. Le aree interessate, in tutto, sono trentacinque e solo in dieci di esse gli interventi edilizi non sono stati ancora completati: nelle vie Nuoro, Rossini, Chiabrera e Toti, che hanno già ottenuto il parere preventivo dal Comune; nelle vie Praga, Biasi, Vesalio, Torricelli, delle Coccinelle e dei Gherardeschi, i cui progetti per le nuove costruzioni sono stati addirittura già approvati; e, infine, la Fonsarda, dove i terreni, tramite convenzione, verranno ceduti dai privati al Comune in cambio di un passaggio delle relative volumetrie in via Biasi, ancora una volta al limite tra Pirri e il Cep. Mattone su mattone, considerando solo le aree BS3*, la città si ritrova con alcune decine di migliaia di metri quadri di verde in meno e una Giunta costretta a portare avanti progetti mai condivisi. «Sembra uno scherzo del destino, ma è così – ha preso atto l’assessore Frau –. I soldi per bloccare tutto non ci sono, né per i risarcimenti, né per gli espropri che comprenderebbero le aree e le volumetrie costruite sopra. Noi, d’accordo con l’Ance, pensiamo che il futuro non sia nelle nuove costruzioni ma nella riqualificazione dell’esistente. Prima di voltare pagina, però, dobbiamo fare i conti con quest’eredità, che francamente ci saremmo risparmiati». 

Cagliari, speculazione immobiliare (Via Asti - Via Padova - Via Genova)

Le reazioni. «La giunta doveva bloccare tutto». I COMMENTI. Giuseppe Farris (Pdl) polemico: «Sono uomini di lotta o di governo?».  Pau e Deliperi: servono soluzioni.

«O si è di governo o si è di lotta». Giuseppe Farris, capogruppo Pdl in Consiglio comunale, critica la scelta dell’assessore Frau di contestare ma mandare avanti la pratica di via Milano. «È un gruppo dirigente ancorato a schemi dell’opposizione – attacca Farris – e Frau esprime la posizione di un soggetto che non decide: se un assessore non è convinto di una delibera, non la porta in Giunta». Le aree definite BS3* sono sterrati rimasti liberi dall’urbanizzazione selvaggia del passato. Da quando il Comune ha deciso di renderle edificabili, il privato per costruire deve cedere il 40 per cento dell’area al Comune. «In modo completamente vincolatoperché è da destinare a verde pubblico o parcheggi – continua Farris – comunque Frau in Consiglio comunale ha sempre votato contro le BS3 asterisco a prescindere dalla fase dell’iter in cui si trovavano le pratiche, mentre ora sostiene che non può opporsi perché è troppo tardi…». Chi si è opposto all’intervento specifico di via Milano, alla guida del comitato di residenti, è il regista Enrico Pau. «Sono addolorato per il quartiere è una cosa triste – commenta – è la pesante eredità delle passate amministrazioni, però si dovrebbero cercare soluzioni: come proporre un’altra zona su cui costruire salvaguardando quella di Bonaria. La Giuntauno sforzetto l’avrebbe potuto fare». Anche secondo il Gruppo d’intervento giuridico una via d’uscita per arginare il cemento ci sarebbe. «Sono strade già segnate dalle altre amministrazioni – commenta Stefano Deliperi – però si potrebbe bloccare tutti gli interventi sulle BS3 asterisco, nel rispetto delle leggi, in attesa dell’adeguamento del Puc al Ppr: sarebbe lo strumento più semplice e valido. Speriamo che cerchino di bloccare il cemento» . 

Cagliari, Tuvixeddu, canyon di cava e panoramica

 

da L’Unione Sarda, 4 novembre 2011

In arrivo 11 nuovi palazzi. COMUNE. L’assessore all’Urbanistica: «Non possiamo bloccare i progetti». Approvato il primo intervento in via Milano. Michele Ruffi

 La premessa è che «il centrosinistra, quando era all’opposizione, ha combattuto una accesa battaglia contro l’edificazione in queste aree della città». E allora il fatto chela Giuntaguidata da Massimo Zedda dia il via libera definitivo al contestatissimo cantiere di via Milano, di fronte alla basilica di Bonaria, o si appresti a dire sì ad altri progetti, suona un po’ come un contrappasso. O come «uno scherzo del destino», come dice l’assessore all’Urbanistica Paolo Frau.

LE AREE. In tutto le zone Bs3*, quelle dove i proprietari possono costruire cedendo il 40 per cento dell’area al Comune dopo aver realizzato verde pubblico, nel Puc sono 35. E l’amministrazione di centrosinistra si troverà ad approvarne almeno 11: «Non possiamo bloccarle perché la procedura amministrativa è già andata troppo avanti e ci esporremmo a richieste di risarcimento danni e ad altri rischi che in questo momento le casse comunali non possono permettersi», precisa Frau. Le Bs3* sono state individuate dal Piano urbanistico comunale del 2001, e dopo 5 anni «sono diventate aree edificabili visto che il Comune non ha dato un’altra destinazione», come ha ricordato l’assessore durante una conferenza stampa, convocata ieri non a caso: è proprio di ieri la delibera della Giunta che ha dato il via libera al «piano attuativo del progetto per la costruzione della palazzina tra via Milano e via Taranto». Una pratica che ha ottenuto tutti i nulla osta necessari: dal via libera dell’Ufficio tutela del paesaggio della Regione, al sì delle soprintendenze ai Beni ambientali e paesaggistici e ai Beni archeologici.

I PROGETTI.  In tutto, su queste aree (112 mila metri quadri) verranno costruiti palazzi per 310 mila metri cubi. E saranno circa 62 mila i metri quadri di terreni ceduti al Comune dopo essere stati trasformati in verde pubblico e altri servizi per la città. Dopo via Milano, arriveranno altri progetti. Come quelli in fase di approvazione definitiva di via Praga, via Biasi, via delle Coccinelle, via Gherardeschi, via Vesalio e via Torricelli. Poi ci sono quelli che hanno già ricevuto un parere preventivo positivo, come i palazzi di via Nuoro, via Rossini, via Chiabrera, via Toti.

LE CONTROINDICAZIONI. «Se l’amministrazione precedente avesse acquisito le aree avrebbe pagato solo l’esproprio», dice Frau. «Ora, intervenendo su un iter arrivato alla approvazione definitiva, noi dovremmo comprare l’area e pagare anche il valore delle volumetrie già approvate esponendoci ad azioni risarcitorie che questa amministrazione non si può permettere: troppo oneroso per le casse comunali, nonostante il centrosinistra abbia costantemente osteggiato questo tipo di interventi in aree originariamente destinate a verde pubblico e servizi».

“Ma i cantieri si possono fermare”.

Procedura troppo avanzata per essere bloccata? Sui palazzi progettati nelle aree Bs3* il capogruppo del Pdl Giuseppe Farris ha un’idea completamente diversa da quella dell’assessore all’Urbanistica Paolo Frau: «Quando vuole, questa amministrazione sa dove trovare i soldi per bloccare i progetti. I parcheggi interrati di via Roma sono un esempio: si pagheranno penali da centinaia di migliaia di euro». Ma secondo l’esponente del centrodestra in Consiglio comunale Frau «dimostra l’incapacità di rappresentare la classe di governo. Da assessore all’urbanistica si sente in dovere di dire che è contrario a un atto che sta firmando. Dice che l’iter è troppo avanzato. Eppure da consigliere comunale votava contro le Bs3* a prescindere dal punto dell’iter amministrativo in cui si trovavano. Frau rimane un uomo di opposizione, che si trova a fare l’assessore all’Urbanistica». Poi aggiunge: «Le Bs3 * sono aree abbandonate, che verranno recuperate. E il 40 per cento dei terreni entreranno nel patrimonio comunale».

Cagliari, Poetto e Marina Piccola dalla Sella del Diavolo

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. simone
    novembre 4, 2011 alle 5:12 pm

    una domanda: è rilevante che l’Edil House bbia avuto autorizzazione dal Comune di Cagliari a costruire nell’area BS3* di San Michele a Cagliari con un consiglio comunale fatto da 16 presenti e 26 assenti? Non è che son state fatte cose come dire “a umma umma”?

  2. Nora Gugume
    novembre 7, 2011 alle 6:51 pm

    Il nodo della questione è sempre lo stesso,dal 1946 a oggi. Il “plus valore” delle aree edificabili è lasciato ai privati. Questo fatto ha generato le più grandi fortune economiche
    del nostro paese .Una vera corsa all’oro griggio,che ha coperto di cemento di infima qualità l’intero territorio nazionale lasciando, quasi sempre , gli inserimenti urbanizzativi a carico dello Stato e spesso ,conseguenti disastri ambientali. Un bene pubblico essenziale (territorio edificabile) lasciato in mano ai furbi e disonesti di ogni risma. Questo fatto ha escluso una seria programmazione del territorio ed ha scattenato gli appetiti dei peggiori affaristi, i quali hanno occupato le rappresentanze pubbliche e gli organi democratici , a prescindere dai partiti.
    Possiamo affermare che l’oro griggio è stata ed è la fonte di ogni corruzione publica .Ha minato in modo profondo il concetto di sana imprenditoria.Ha deviato l’intrapprendenza in altri settori produttivi ,vista la estrema facilità di arrichimento che si realizza quando-con un colpo di matita magica su una planimetria -si trasforma un’area agricola in edificabile.
    E’ stato abolito lo “Ius Edificandi” per il rilascio delle licenze edilizie fissando il principio del “permesso di costruire” dando cioè al pubblico il giusto potere della concessione edilizia edificatoria ma, ci si dimentica di acquisire il plus valore delle aree edificabili allo Stato; come in effetti avviene in tutti i paesi civili. E’ lo Stato che acquisisce i terreni agricoli dai proprietari:E’ lo Stato che redige i progetti espansivi delle città e che poi li concede ai privati costruttori e alle cooperative. Si calmierano così i prezzi delle aree edificabili e si consente all’ente pubblico di programmare nel modo giusto l’espansione edilizia.
    Averrà mai in Italia?

  3. dicembre 12, 2011 alle 2:48 pm

    da Sardegna Quotidiano, 12 dicembre 2011
    Deliperi ci prova: ora la Giunta fermi il cemento. (http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/45923_Deliperi_ci_prova_ora_la_Giunta_fermi_il_cem.pdf)
    URBANISTICA. Secondo il presidente del Gruppo d’intervento giuridico sulla città potrebbero piovere un milione 900mila metri cubi di nuove costruzioni. E chiede un intervento deciso. (Francesca Ortalli)

    Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’Intervento giuridico, da anni in prima fila nella tutela del paesaggio, lancia l’allarme: «A Cagliari per colpa delle amministrazioni precedenti potrebbero piovere un milione e novecentomila metri cubi di cemento ».
    Di che cosa si tratta? A rischio sono soprattutto le zone BS3*, quelle, per capirci, ancora edificabili. Nel 2001 dall’allora giunta comunale fu approvata una delibera secondo la quale entro cinque anni in queste aree dovevano essere allestiti dei servizi, tipo giardini pubblici o altro. Se non fosse stato fatto entro 5 anni fa potevano essere utilizzate per altri scopi. Nel 2006, alla scadenza, l’amministrazione ha pensato bene di andare incontro alle esigenze dei costruttori, così sono state riqualificate e rese edificabili. Rientra in questa categoria per esempio la zona di via Milano dove si vuole costruire una palazzina.
    Oggi palazzo Bacaredda può fare qualcosa per impedire questa nuova colata di cemento? Si potrebbe subito fare una delibera che congeli per 12 o 18 mesi tutti i pregressi in attesa che il Piano Urbanistico Comunale venga adeguato al PPR (piano paesaggistico regionale): cosa che doveva essere fatta già nel 2007, così come previsto dalla legge. Certo, in molte aree i lavori sono stati già avviati e tornare indietro costerebbe tantissimo, anche in termini legali. Ma in altre è ancora tutto fermo, lì si può ancora intervenire. È chiaro che non si può emettere un provvedimento solo per un caso particolare, il rischio di illegittimità sarebbe alto.
    La spinosa questione dei chioschi del Poetto: il Tar ha riaperto la stagione balenare per difendere le attività economiche. Possono convivere con la salvaguardia della spiaggia? Sia chiaro: le loro concessioni erano scadute da molto tempo. Ed era sotto gli occhi di tutti che molti si erano allargati oltre misura, facendo il bello ed il cattivo tempo con la complicità delle precedenti amministrazioni. Ora si sta cercando di recuperare il tempo perduto. Ma bisogna partire da un elemento fondamentale: la spiaggia è un bene pubblico che non va lasciato in mano ai privati. Quindi bisogna pensare un piano del litorale che elimini il più possibile le strutture fisse, principale fattore di erosione. Non possono esistere in una zona così delicata ristoranti enormi che arrivano fino al mare. Poi si deve ragionare su viabilità e tipo di intrattenimento che si vuole creare. Solo così può essere chiaro quali concessioni rinnovare e quali no, tenendo presente che non si può lucrare su un bene pubblico.
    Altro tema scottante: Tuvixeddu. Come giudica le manovre del sindaco Zedda sulla vicenda? Fino ad ora si è mosso con la dovuta cautela. C’è ancora in piedi un vecchio accordo di programma che va sicuramente rivisto alla luce delle due sentenze del Consiglio di Stato. Che sono state molto chiare al riguardo: lì non si può costruire. Nel frattempo l’impren – ditore Cualbu ha avviato tutta una serie di azioni di risarcimento. Ma le novità della giurisprudenza hanno dato molto più spazio alla tutela e la strada deve essere quella, così come è positivo che sia incominciata la realizzazione del Parco».

  4. dicembre 16, 2011 alle 5:12 pm

    da Sardegna 24, 16 dicembre 2011
    La mappa degli abusi edilizi, trenta nuovi casi in due anni. Colpite anche le zone sensibili come Poetto e centro storico. La ricetta ecologista: «Situazione grave. Via alle demolizioni». (http://www.sardegna24.net/cagliari-e-provincia/la-mappa-degli-abusi-edilizi-1.47084)
    Ampliamenti senza autorizzazioni e posti auto trasformati in case. Grazie ai condoni incamerati oltre 70 mila euro nel 2011. (Ennio Neri)

    Oltre trenta casi in due anni. Da Stampace al Poetto, da Barracca Manna a Molentargius. Gli abusi spuntano in tutta la città a macchia di leopardo, alterando il paesaggio. Finestre e tettoie abusive, volumi che crescono senza permesso, nuove costruzioni non autorizzate e studi professionali e posti auto che si trasformano in abitazioni. Non vengono risparmiate nemmeno le aree sensibili come il centro storico e il Poetto. Pochissime le demolizioni, tanti invece i condoni. Il Comune ha incassato nell’anno in corso più di 70 mila euro. La pratica, del resto, è diffusa e pochi la percepiscono realmente come reato. A combattere il fenomeno gli ambientalisti, che in proposito hanno le idee chiare: «Il Comune punti sulla linea dura e le demolizioni coattive, almeno per i casi più gravi ».
    Nel 2011, per ora, i casi segnalati sono 7. I primi sono a Pirri: un varco, con tettoia e scala, aperto senza la concessione edilizia, in via Toti e un vano di 20 metri quadrati realizzato in un cortile di via delle Lucciole, anche questo senza concessione. Poi Genneruxi. In via dell’Abbazia uno studio professionale è stato trasformato in abitazione civile, in seguito ad una comunicazione dei lavori non idonea. C’è poi un immobile in via Pepe che è cresciuto senza concessione edilizia. Il fabbricato è stato ampliato con più incrementi di volume: 245 mc al primo piano (chiusura della veranda e innalzamento del solaio) e e 348 mc al secondo e al terzo (due nuovi livelli). Ci sono poi le attività commerciali: in via Nuoro è stata ordinata la demolizione della canna fumaria di un ristorante. Irregolarità anche sulla spiaggia: al Lido carte bollate per buttare giù 22 cabine spogliatoio e due recinzioni lunghe 50 metri, realizzate senza concessione edilizia e autorizzazione paesaggistica. Per tutte il Comune ha ordinato la demolizione.
    Nel 2010 invece le ordinanze di sono state 27, molte di più. Tettoie che spuntano in via Fratelli Bandiera e in via Piave, un frazionamento di un appartamento non autorizzato in viale Trento, irregolarità in una lottizzazione in fase di realizzazione in via dei Falconi, mentre in via Palomba un posto auto è diventato un’abitazione e ampliamenti in via Barracca Manna. Casi minori in via Baudi Vesme, via Giotto e via Conte Verde. Colpito anche il centro storico: ampliamenti volumetrici in via Porcile, piazza Yenne, via Ospedale (con demolizioni del solaio e rimozione degli infissi) e una nuova copertura in via Santa Croce, finestre senza autorizzazione in via Lamarmora e demolizione di solaio e tetto e realizzazione di nuovo soppalco in via Giardini. Fuori norma anche insegne commerciali in via Università e in via Santa Margherita e, lontano dal centro storico, ma sempre in area paesaggisticamente sensibile, in viale Calamosca.
    Non sempre si arriva alle demolizioni. La procedura può concludersi con il condono e l’oblazione. Nel 2011, grazie ai condoni (chiusura di verande, cortili e terrazze) l’amministrazione ha incamerato poco più di 73 mila euro. «Ma quella del condono è una pratica che è meglio limitare ai casi minori», spiega Stefano Deliperi dell’associazione ecologista Gruppo di Intervento giuridico, «mi auguro invece che l’amministrazione adotti una linea più severa, per evitare casi come i 190 fabbricati abusivi a Molentargius. È sufficiente», conclude, «applicare la legge attuale. È provato che dopo le demolizioni il fenomeno rallenta. Nei casi di mancato ripristino dopo l’ordinanza, scatti la demolizione coattiva».

  5. marzo 6, 2012 alle 3:00 pm

    acqua depurata per l’irrigazione delle aree verdi, ottima scelta (e finalmente)!

    dal sito web istituzionale del Comune di Cagliari, 5 marzo 2012
    Lavori in Giunta: altri 500mila euro per la manutenzione degli edifici scolastici. Approvata inoltre, la proposta di sfruttare le acque depurate per l’irrigazione: http://www.ufficiostampacagliari.it/news.php?pagina=6174

  6. marzo 9, 2012 alle 10:04 pm

    e questa è l’eredità della “Cagliari da bere”….

    da La Nuova Sardegna on line, 9 marzo 2012
    Colpo di spugna sul caso Ranno, assolti 9 imputati.
    Il processo in appello sulla presunta truffa agli enti strumentali della Regione, durato dieci anni, finisce con un solo colpevole (due anni condonati): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/03/09/news/colpo-di-spugna-sul-caso-ranno-assolti-9-imputati-5687459

    da L’Unione Sarda on line, 9 marzo 2012
    Fideuram, è colpo di scena. In appello una sola condanna. Si è chiuso con una raffica di prescrizioni, varie assoluzioni ed un’unica condanna a due anni, condonata, per ricettazione nei confronti dell’imprenditore Francesco Soldati, il processo davanti alla Corte d’Appello di Cagliari nato dall’inchiesta “Fideuram”, che vedeva coinvolti un ex assessore regionale e alcuni dirigenti di enti regionali: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/257016

  7. aprile 21, 2012 alle 4:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 aprile 2012
    No alle ville: i Fantola ricorrono al Tar.
    Iniziativa legale contro lo stop del consiglio comunale di centrosinistra al progetto Residenza del Parco a Terramaini. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Si chiama Residenza del Parco, un villaggio fatto di case a due piani da realizzarsi a Terramaini. I proprietari erano pronti a partire coi lavori quando il nuovo consiglio comunale ha bocciato il progetto di Enrico Sandoli lasciando i proprietari con un palmo di naso. Era il 18 ottobre dell’anno scorso: quel «no» chiaro e irrevocabile espresso dal centrosinistra è stato uno dei primissimi atti della nuova maggioranza di governo comunale, ispirata a una politica di contrasto al cemento generalizzato. La partita sembrava chiusa, ma ora il consorzio dei proprietari – di cui curiosamente fa parte la Regione, che possiede il 18 per cento dell’area – ha deciso di rivolgersi al Tar perchè i giudici dichiarino illegittima la delibera con la quale il consiglio comunale ha fermato le betoniere vicino allo stagno di Molentargius. Il ricorso firmato dagli avvocati Giampiero Contu e Carlo Castelli è stato depositato in questi giorni. Le parti rappresentate sono nomi eccellenti: Cesare, Guglielmo, Maddalena e Adele Fantola, Daniela Sicbaldi, poi il costruttore Raimondo Cocco e l’imprenditore Paolo Bayre, titolare del ristorante il Convento di San Giuseppe. La vicenda, ricostruita nelle venti pagine dell’atto, appare chiara. Si parte a febbraio del 2008, quando l’ingegner Sandoli chiede formalmente al Comune l’assenso al programma di riqualificazione urbana «Residenza del parco». Trattandosi di un piano di attuazione serve un parere preventivo e il 22 ottobre 2009 arriva l’ok dell’amministrazione a partecipare al progetto. Ci sono infatti aree destinate a servizi pubblici da gestire. Il 24 ottobre 2008 il progettista incassa anche la valutazione positiva della Regione, che come proprietaria di una parte dell’area interessata dal piano viene invitata a parteciparvi. Da viale Trento arriva l’autorizzazione a richiedere il parere preventivo al Comune, come prevede l’articolo 15 del regolamento edilizio comunale. Il dialogo con le amministrazioni va avanti e circolano anche sui giornali le simulazioni grafiche del villaggio, sicuramente non un quartiere popolare ma un insieme di villette mono e bifamiliari alte al massimo due piani. Contro l’iniziativa immobiliare si sollevano alcune voci di ecologisti, che ne mettono in dubbio la validità. Sembra che tutto fili liscio fino al 18 ottobre scorso, quando il nuovo consiglio comunale vota per la bocciatura. Non c’è una delibera ma il «no» risulta dal verbale della seduta. Per gli avvocati Contu e Castelli quel diniego è illegittimo perchè ispirato da «motivazioni di carattere politico che non tengono conto dell’iter procedimentale del progetto». Sul piano formale poi – stando al ricorso – mancano una serie di passaggi che avrebbero consentito al progettista di proporre valutazioni di merito. Come dire che quella bocciatura – così sostengono i legali – viola il regolamento edilizio comunale.Ora la questione va nelle mani del Tar. La causa dev’essere ancor assegnata, impossibile prevedere i tempi della decisione

  8. argiolasfabio
    aprile 25, 2012 alle 10:09 pm
  9. icittadiniprimaditutto
    aprile 26, 2012 alle 8:49 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  10. settembre 28, 2012 alle 3:00 pm

    ecco qua, come volevasi dimostrare.
    Cagliari dal 2001 al 2011 perde 13 mila residenti, è piena di cantieri aperti e di appartamenti invenduti e ha più di 5.000 appartamenti vuoti: ecco che cosa succede a consegnare una città in mano alla speculazione edilizia.

    da La Nuova Sardegna, 28 settembre 2012
    CAGLIARI IN CIFRE. IL CENSIMENTO. Più di cinquemila appartamenti sfitti e la città si svuota.
    I primi dati: cresce del 180% il numero degli stranieri cala del 2% quello degli occupati, aumentano i laureati. La famiglia media? E’ composta da 2,22 persone. (Stefano Ambu)

    Una città di mezza età: 47,31 anni la media dei cagliaritani, decisamente in crescita rispetto al passato. I quartieri più giovani sono Sant’Elia, Barracca Manna, Is campus-Is corrias (primato con media di 39,97), quello più “anziano” è il Cep (51,04). Le famiglie più numerose (la media cagliaritana è di 2,22 componenti) sono a Sant’Elia (il record al nuovo borgo, 2,98), mentre a Castello si registra la media più bassa (1,83). Il quartiere più popoloso è Is Mirrionis con 12.455 residenti seguito da Sant’Alenixedda, a quota 9.547. i rioni che rispetto a dieci anni fa si sono svuotati maggiormente sono Borgo Sant’Elia, Mulinu Becciu e Is Mirrionis, quelli considerati popolari. Cresce invece la popolazione a Barracca Manna, Is campus-Is corrias, Marina e Monreale. Le famiglie più numerose (la media cagliaritana è di 2,22 componenti) sono a Sant’Elia (il record al nuovo borgo, 2,98), mentre a Castello si registra la media più bassa (1,83). I rioni con più laureati – e forse si sapeva già – sono Quartiere Europeo, Castello, Genneruxi e Monte Urpinu.

    CAGLIARI. Molti cagliaritani negli ultimi dieci anni sono fuggiti dalla città: il capoluogo ha perso oltre tredicimila residenti. In compenso ha assistito a un aumento di oltre il 180 per cento di stranieri, ormai oltre il tre per cento della popolazione all’interno dei confini del comune. La Marina, basta passeggiare tra via Sardegna e via Cavour, è al primo posto per percentuale di non italiani (11,76) seguita da Villanova (10,60). Sono i dati (provvisori perché devono essere eseguite ancora alcune verifiche) del quindicesimo censimento generale della popolazione e delle abitazioni presentato ieri mattina dal Comune. La cartella che raccoglie le cifre è intitolata “I numeri su cui disegnare la città del futuro”. E proprio questo ha detto il sindaco Massimo Zedda nella conferenza stampa di illustrazione dei risultati: «Cifre- ha spiegato- che sono fondamentali per impostare il lavoro per il futuro, sarà importante anche incrociare i dati con i numeri che arriveranno dagli altri centri dell’area vasta». A proposito di statistiche, nel capitolo alloggi salta subito all’occhio un dato che, come giá anticipato in conferenza stampa dall’assessore agli affari generali e vicesindaco Paola Piras, potrebbe essere la base per le prossime azioni dell’amministrazione: ci sono 5.090 abitazioni sfitte. E questo porta, giocando un po’ con le cifre a disposizione, a fare due calcoli: se ogni famiglia è composta (lo dice sempre il censimento) in media da 2,2 componenti, moltiplicando questo numero alle case vuote quanto si ottiene? Risultato: 11.198, una cifra che si avvicina molto a quella dei residenti in fuga dal 2001, 13.358. A scoraggiare i proprietari che tengono le case vuote ci ha già pensato l’Imu, con tariffe molto alte. Ma ci potrebbe essere dell’altro: «I dati sugli alloggi?- ha detto Piras- un punto di partenza molto importante per capire come si devono sviluppare le scelte urbanistiche nel nostro comune». Per quanto riguarda il lavoro si registra una diminuzione del due per cento del tasso di disoccupazione e visti i tempi sembra anche un dato positivo. Gli unici aumenti si registrano a Sant’Elia (vecchio borgo), Poetto-Medau Su Cramu, Cep, Quartiere Europeo, San Giuseppe-Santa Teresa- Parteolla, Stampace, Tuvumannu, Is Bingias-Terramaini, Monte Urpinu. Deve far riflettere però l’analisi nel dettaglio della situazione. Le “forze di lavoro” rappresentano il 51 per cento della popolazione. Questa fetta di torta è a sua volta suddivisa tra occupati (42,10 per cento del totale) e persone in cerca di occupazione (8,90 per cento). Il resto (“non forze di lavoro”) è rappresentato soprattutto da pensionati, studenti e casalinghe. In parole povere: lavora poco più del 42 per cento dei cagliaritani. Buone notizie arrivano invece dal capitolo istruzione: il numero dei laureati, forse anche perché buttarsi subito nel mondo del lavoro sarebbe quasi inutile, è aumentato in dieci anni del 29,77 per cento. Mentre diminuisce anche l’analfabetismo. Anche se rimangono 1.474 persone che non sanno nè leggere, nè scrivere.

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