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A Quirra si muore per “colpa” del procuratore Fiordalisi?


L'Unione Sarda, 22 luglio 2011

Maria Francesca Chiappe è una giornalista specializzata in cronaca giudiziaria.  A mio parere, è molto brava e ne ho stima.  Proprio per questo leggere il suo editoriale “Ma come faranno a vivere tante povere famiglie?”, pubblicato in prima pagina su L’Unione Sarda, edizione del 22 luglio 2011, mi ha lasciato molto, molto perplesso.

Presi di mira sono i provvedimenti conseguenti alle indagini condotte dal Procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi sullo “strano” inquinamento di Quirra, in particolar modo il sequestro preventivo delle aree del Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Quirra, la grande industria del Sarrabus e dell’Ogliastra, con le sue centinaia di posti di lavoro militari e civili, diretti e indiretti.

“Insomma, provvedimenti così devastanti come il sequestro del territorio e degli stessi animali andrebbero presi soltanto davanti alla certezza che i morti sono stati uccisi dall’uranio impoverito, o altri elementi radioattivi, e che l’inquinamento del territorio si traduce in un pericolo concreto per la salute pubblica. Inchieste penali recenti hanno, invece, escluso l’esistenza di un nesso di causalità fra l’esposizione a quegli elementi in quei territori e la morte per tumore.”  

In poche righe ha tacciato l’inchiesta d’infondatezza, i provvedimenti presi di assurdità.  Le cause di morte vengono consegnate all’uranio impoverito “o altri elementi radioattivi”, scartando qualsiasi altra ipotesi (es. inquinamento elettromagnetico, inquinamento da nanoparticelle, ecc.), quasi conoscesse le carte dell’inchiesta meglio del p.m., del g.i.p. e del Tribunale del riesame di Lanusei.

Quirra, cartello

Per giunta “la visita del procuratore Fiordalisi al cimitero di Lanusei, nel giorno della protesta dei pastori, sa tanto di mossa studiata per sviare l’attenzione dei mass media. Un magistrato non indaga davanti alle lapidi: per sapere chi è morto, dove e per quale motivo, va all’anagrafe, in ospedale e alla Asl”.  E così il procuratore Fiordalisi – che s’è recato al cimitero di Perdasdefogu e non a quello di Lanusei – è dipinto come un incapace desideroso di notorietà.  Sulla base di quali comprovati motivi non è dato saperlo.

In verità,  il Procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi ha aperto un’indagine penale, ha fatto sopralluoghi, ha mandato la polizia giudiziaria a svolgere tutte le attività di competenza, ha nominato consulenti tecnici, ha interrogato testimoni, verificato date, immagini, relazioni sanitarie, ha fatto analizzare “reperti”, ha raccolto dati e informazioni dalle fonti più disparate,ha iscritto nel registro degli indagati varie persone, fra cui autori di indagini poco scientifiche.     Ha agito quale un magistrato investito delle funzioni inquirenti deve fare, in tutte le direzioni plausibili, senza preconcetti.         Ha tratto delle conclusioni provvisorie del suo ampio lavoro: vi sarebbero elementi seri e fondati che proverebbero l’inquinamento ambientale dell’area del Poligono e i rischi sanitari, per cui ha chiesto un provvedimento cautelare e, il 12 maggio 2011, l’ha ottenuto dal G.I.P. Paola Murru.  Il decreto di sequestro preventivo relativo a quasi tutta l’area del Poligono è stato confermato dal Tribunale del riesame di Lanusei in composizione collegiale.

Domenico Fiordalisi ha fatto in pochi mesi quello che nessun altro magistrato, nessun Presidente di Regione, nessun Assessore regionale, nessun amministratore locale, nessun direttore generale di A.S.L. ha fatto in vent’anni per scoprire le cause dello “strano” inquinamento di Quirra.  Amministratori pubblici che nulla hanno fatto per trovare soluzioni alternative per pascoli e bestiame, men che meno per indennizzi che aiuterebbero l’economia locale.

Dieci allevatori su diciotto, impegnati in sette aziende agro-pastorali sulle dodici esistenti nell’area di Quirra (aziende operanti in un raggio di 2,7 km dal poligono) hanno contratto patologie tumorali nel periodo 2000-2010. Frequenti le malformazioni di animali da allevamento. Secondo i dati raccolti dal comitato “Gettiamo le basi”, i malati di tumori o linfomi sarebbero complessivamente ben 68 dal 2001 a oggi (23 militari e familiari di militari e lavoratori presso il Poligono, 6 dipendenti della Vitrociset, 21 residenti a Quirra).

Quirra, lancio missile (da http://www.nsd.it)

Domenico Fiordalisi sicuramente disturba su connottu amministrativo, economico-sociale, giudiziario di questa splendida Isola e anche per questo merita quantomeno rispetto e gratitudine per il difficile lavoro che sta conducendo.  E in tanti hanno la coscienza sporca.  Forse due parole le meritano soprattutto queste persone, no?

Stefano Deliperi

(foto da http://www.nsd.it, per conto GrIG)

  1. luglio 24, 2011 alle 9:38 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 24 luglio 2011
    Ex comandante del poligono indagato per disastro ambientale.
    Autorizzò i pastori a far pascolare il bestiame all’interno della base nonostante l’allarme sanitario fosse già alto: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/07/24/news/ex-comandante-del-poligono-indagato-per-disastro-ambientale-4670533

  2. Juri
    luglio 25, 2011 alle 9:04 am

    Davvero paradossali e assurde queste accuse al valoroso procuratore Fiordalisi. Sembra che il voler accertare la verità sia una colpa che supera persino quella di chi nei decenni scorsi ha omesso controlli, ha ignorato i segnali di allarme sanitario manifesti, non ha fatto il suo dovere in ambito giudiziario e di presidio sanitario del territorio. E che davanti a statistiche spaventose, l’unico sforzo che faceva era quello di trovare qualche altra statistica, pazienza se farlocca o elaborata ad arte, per poter continuare a dire che andava tutto andava madama la marchesa. Del resto il Poligono fa girare tanti soldi e se il prezzo da pagare è qualche leucemia in più pazienza e migliaia di ettari persi per sempre, meglio non approfondire troppo.
    E anche chi ha trasformato un’enorme porzione della nostra isola (un territorio molto bello e di elevato valore ambientale nonostante il grave degrado per gli incendi e il sovrapascolo) in carne di porco, in immensa discarica di residuati militari contaminandola con le sostanze più pericolose e infide, non mi pare sia mai stato oggetto di tanta severità giornalistica. Eppure ci sono nomi e cognomi, responsabilità ben precise che sarebbe facile individuare ( e parlo non di responsabilità penali, ma politiche e amministrative). Come hanno dimostrato alcune coraggiose inchieste giornalistiche.
    Ma forse il punto è che non stiamo mica parlando di parco naturale. In quel caso, si sarebbe gridato all’esproprio, alla riserva indiana, al territorio rubato, alle popolazioni vessate e ai forestieri che vogliono comandare nelle “nostre terre”. Esattamente quello che hanno fatto militari, imprese belliche private, multinazionali delle armi provenienti da tutto il mondo. Solo che, a quanto pare, se anziché tutelarlo, il territorio viene ucciso, allora tra sindaci, assessori, presidenti di comunità montane e tutto il sottobosco amministrativo locale (per non parlare di quello regionale e nazionale) non si muove una foglia. C’è l’indotto da salvare! E se tra questo ci sono da annoverare le agenzie funebri, meglio non saperlo, caro dott. Fiordalisi.

  3. Bio IX
    luglio 25, 2011 alle 11:11 am

    Infatti, tanto per non smentirci, mentre la NASA convoca l’Ing. Andrea Rossi per discutere le modalità e le strategie di un programma congiunto sull’ E-Cat (hai visto mai la casualità, ancora la “fusione fredda”, questa volta però a fini pacifici), come principale fonte di energia al mondo ( http://ildemocratico.com/2011/07/23/fusione-fredda-la-nasa-convoca-andrea-rossi/ ), in Italia fervono i lavori per le centrali a carbone “pulito”, che porta tanto benessere e tanti posti di lavoro, becchini in primis.

  4. cla
    luglio 25, 2011 alle 1:14 pm

    certo che Stefano Deliperi sei stato proprio equilibrato. Tutti vogliono l’inchiesta, tutti vogliono la verità. ma le prime donne sono in tv non in procura. Alla fine hai mostrato quali sono le tue fonti (gettiamo le basi) che sono sicuramente piu affidabili di tante altre ufficiali IstSup Sanità, usl, arpas etc. vero? per carità. comunque vorrei farti notare che il capo d’imputazione per il Gen Molteni non è come prima omicidio plurima e disastro ambientale. è rimasto solo il secondo. Forse il procuratore sta iniziando a tornare sui suoi passi?

    • luglio 25, 2011 alle 3:06 pm

      anonimo Cla, sei proprio fuori strada. Le fonti non sono certo limitate a quanto pubblicizzato dal Comitato “Gettiamo le Basi”, così come non sono limitate a quelle informazioni forniteci tempo fa dall’Azienda USL n. 8 che tendevano a far apparire questo “strano” inquinamento come determinato unicamente dall’arsenico derivante dalla miniera di Baccu Locci.
      Ci sono vari articoli su questo blog in proposito. Leggili, se ti va.
      Io non conosco gli atti dell’inchiesta in corso da parte della Procura della Repubblica di Lanusei, così come non li conosci tu.
      Ripeto: sono stati vagliati da un G.I.P. e da un Tribunale del riesame. Sono giunti a delle conclusioni “provvisorie” e le indagini proseguono. Forse ne sanno più di me e più di te messi insieme.
      Un briciolo di prudenza nelle affermazioni e un po’ di rispetto per chi sta facendo quello che nessun altro ha fatto in vent’anni credo che sia semplicemente doveroso. Oppure preferisci che venga messo tutto a tacere e si continui serenamente ad ammalarsi e morire per cause sconosciute?
      Stefano Deliperi

    • valentina
      luglio 29, 2011 alle 12:00 pm

      Tanto per portare un’altro esempio di attendibilità delle fonti ufficiali a cui dai credito tu, vorrei ricordarti (o magari le ignori totalmente) le vergognose dichiarazioni fatte dal generale Molteni che “però non si può dire altrimenti i Sardi si offendono”;
      Ebbene, sappi che il generale ha impunemente dichiarato che, se ci sono casi di deformazione o di tumori in percentuale superiore ad altre zone, è perchè i Sardi hanno l’abitudine di accoppiarsi tra parenti, anche molto stretti (goditi l’intervista, la trovi su Youtube).
      Solo per aver avuto l’improntitudine di affermare quanto sopra, l’aeronautica militare avrebbe dovuto destituirlo dal suo “alto incarico”, e invece, ovviamente è rimasto saldamente al suo posto.
      Il generale, probabilmente pensa anche che i Sardi abbiamo l’anello al naso, ma per fortuna non è così; se tu sei Sardo sei uno dei pochi che non crede alla validità del coraggioso lavoro del PM, oppure che sia isolano o no, sei uno che interviene strumentalmente.

  5. Bio IX
    luglio 25, 2011 alle 6:28 pm

    E quali sarebbero le fonti ufficiali “affidabili”? Forse la Regione Sardegna, che non è riuscita ancora ad istituire uno straccio di Registro Tumori ( http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/01/22/news/incompleta-la-rete-regionale-dei-registri-tumori-3249680 )? Forse la Asl di Cagliari, che nel 2002 si impegnò a effettuare un’indagine epidemiologica ma poi si limitò a uno screening su 131 militari e dipendenti civili del poligono, peraltro su base volontaria ( http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/01/20/news/quirra-indaga-l-istituto-superiore-di-sanita-3232701 )? Forse l’Arpas, che non è in grado di monitorare neppure le PM 2,5? O, meglio ancora, gli “scienziati” citati in occasione della audizione presso la Commissione parlamentare di indagine sull’uranio impoverito (“Sulle patologie riscontrate nella zona del PISQ, vi sono pareri molto discordanti: in un recente intervento, il prof. Veronesi ha sostenuto la scarsa tossicità dell’uranio impoverito, e c’è chi afferma che nell’area del Poligono non vi è alcun rischio specifico per la salute umana…” http://www.senato.it/Web/16Lavori.nsf/All/CF18ACE6DFCDC9F6C12578CC00780E6D?OpenDocument )? Ah già, dimenticavo l’ISS, sperando che stavolta non si occupi soltanto della salute dei licheni …

  6. m.
    luglio 25, 2011 alle 8:25 pm

    giustamente sulfureo, M.F.C. sopra le righe.

  7. Occhio nudo
    luglio 25, 2011 alle 8:47 pm

    “Come faranno a vivere tante povere famiglie?” me lo sono chiesto tante volte, anzi, per l’esattezza, me lo chiedo ogni volta che mi capita di vedere pascoli o colture vicinissimi a zone inquinate o, visto che nulla vi è di certo, probabilmente inquinate. Mi chiedo come possano sfamare i propri figli e sè stessi con cibi coltivati (o allevati) in zone a rischio, mi chiedo come possano vendere quegli stessi prodotti a consumatori in genere così attenti a ciò che mangiano, quelli che magari buttano via una mozzarella il giorno prima della scadenza perchè “non si sa mai”. Però, ora mi chiedo anche per quale motivo le amministrazioni pubbliche non collaborino per trovare una soluzione alla grave situazione in cui si trovano gli abitanti della zona e perchè i lavori alla base stiano proseguendo.

  8. Bio IX
    luglio 26, 2011 alle 9:59 am

    Acqua, acqua, fuochino, fuocherello …

  9. Francesco
    luglio 26, 2011 alle 1:38 pm

    mi trovi d’accordo, ma qui è meglio non dirlo anche se siamo tanti a voler sapere la verità.

  10. luglio 26, 2011 alle 2:42 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 luglio 2011
    Perdasdefogu, sotto accusa i nulla osta al pascolo.
    Poligono, sindaco sentito come testimone. L’Aeronautica difende Molteni.

    PERDASDEFOGU. Perché pastori e bestiame sono stati lasciati liberi di pascolare nei terreni del Poligono di Quirra? Le autorità sanitarie del territorio sapevano che in quei terreni esplodevano bombe inquinanti? E che cosa hanno fatto per evitare che uomini e animali entrassero in contatto con sostanze pericolose? Sono le domande che la squadra mobile di Nuoro farà per conto del procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi al sindaco di Perdasdefogu Walter Mura, al capo dell’ufficio tecnico comunale e alle autorità sanitarie del territorio. Mentre inviava l’informazione di garanzia al generale Fabio Molteni, indagato per disastro ambientale e omissione di atti di ufficio, il magistrato decideva anche di sentire come testimoni i rappresentanti degli enti coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni al pascolo nelle aree del Pisq. Mura e gli altri verranno sentiti in questi giorni. Giovedì, invece, Fabio Molteni, comandante del Poligono dal 2004 all’ottobre 2006, dovrà presentarsi alla procura di Lanusei per essere interrogato. Le indagini hanno accertato che nell’area del poligono sono state svolte attività ritenute incompabili con la presenza di uomini e animali perché sospettate di inquinamento chimico e radioattivo capace di provocare tumori e linfomi. Ad esempio i brillamenti di tonnellate di vecchie bombe arrivate da tutta Italia, l’esplosione di circa 1200 missili Milan, l’abbandono in località Is Pibiris di rifiuti militari (dagli accenditori di missili all’amianto). Molteni attualmente comanda la seconda divisione logistica dello Stato maggiore dell’Aeronautica militare a Roma. È stato iscritto nel registro degli indagati per aver dato i nulla osta che hanno permesso il rilascio delle autorizzazioni ai pastori. L’Aeronautica, ieri, ha ribadito «incondizionata disponibilità verso tutte le attività di indagine della Procura di Lanusei» ma ha difeso Molteni. «L’operato dei comandanti – si legge in una nota – è sempre stato informato al rispetto della normativa vigente, alla reale collaborazione con le istituzioni locali e alle regole di prudenza dettate dalle conoscenze scientifiche a disposizione nel corso della lunga storia del poligono in Sardegna». (a.se.)

  11. Bio IX
  12. luglio 30, 2011 alle 8:14 pm

    Juri :
    Davvero paradossali e assurde queste accuse al valoroso procuratore Fiordalisi. Sembra che il voler accertare la verità sia una colpa che supera persino quella di chi nei decenni scorsi ha omesso controlli, ha ignorato i segnali di allarme sanitario manifesti, non ha fatto il suo dovere in ambito giudiziario e di presidio sanitario del territorio. E che davanti a statistiche spaventose, l’unico sforzo che faceva era quello di trovare qualche altra statistica, pazienza se farlocca o elaborata ad arte, per poter continuare a dire che andava tutto andava madama la marchesa. Del resto il Poligono fa girare tanti soldi e se il prezzo da pagare è qualche leucemia in più pazienza e migliaia di ettari persi per sempre, meglio non approfondire troppo.
    E anche chi ha trasformato un’enorme porzione della nostra isola (un territorio molto bello e di elevato valore ambientale nonostante il grave degrado per gli incendi e il sovrapascolo) in carne di porco, in immensa discarica di residuati militari contaminandola con le sostanze più pericolose e infide, non mi pare sia mai stato oggetto di tanta severità giornalistica. Eppure ci sono nomi e cognomi, responsabilità ben precise che sarebbe facile individuare ( e parlo non di responsabilità penali, ma politiche e amministrative). Come hanno dimostrato alcune coraggiose inchieste giornalistiche.
    Ma forse il punto è che non stiamo mica parlando di parco naturale. In quel caso, si sarebbe gridato all’esproprio, alla riserva indiana, al territorio rubato, alle popolazioni vessate e ai forestieri che vogliono comandare nelle “nostre terre”. Esattamente quello che hanno fatto militari, imprese belliche private, multinazionali delle armi provenienti da tutto il mondo. Solo che, a quanto pare, se anziché tutelarlo, il territorio viene ucciso, allora tra sindaci, assessori, presidenti di comunità montane e tutto il sottobosco amministrativo locale (per non parlare di quello regionale e nazionale) non si muove una foglia. C’è l’indotto da salvare! E se tra questo ci sono da annoverare le agenzie funebri, meglio non saperlo, caro dott. Fiordalisi.

  13. agosto 4, 2011 alle 10:15 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 4 agosto 2011
    Perdasdefogu, i centenari della discordia.
    La Gatti: «Paese di longevi perché le particelle ricadono su Quirra e Villaputzu». La scienziata scrive al sindaco Mura che replica proponendo un confronto pubblico. (Valeria Gianoglio): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/08/04/news/perdasdefogu-i-centenari-della-discordia-4726720

  14. agosto 5, 2011 alle 9:40 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 agosto 2011
    I radar saranno dissequestrati. Obiettivo: evitare la cassa integrazione per 150 alla Vitrociset. I pastori attendono ancora gli indennizzi della Regione. (Valeria Gianoglio)

    PERDASDEFOGU. Sarà l’estate che ispira pensieri positivi, sarà il clima di vacanza che rende tutti più rilassati, certo è che, negli ultimi giorni, il caso Quirra registra una inaspettata svolta buonista, e sotto diversi fronti. L’ultimo risale a ieri e tocca i radar del poligono e la Vitrociset.
    Per salvare i posti di lavoro di questi ultimi – si tratta, in totale, di 150 dipendenti dell’azienda -, infatti, gli investigatori hanno deciso di accelerare gli accertamenti sui sedici radar messi sotto sequestro lo scorso 16 giugno dal procuratore Domenico Fiordalisi, e di consentire subito dopo che i tecnici Vitrociset li possano utilizzare ma solo dopo averne chiesto in modo formale il via libera. A quanto pare si va, insomma, verso il dissequestro. Dovrebbe essere solo questione di tempo. Certo è che ieri mattina, le manovre intorno ai sedici radar – dodici fissi più quattro mobili – sparsi nei tredicimila ettari del poligono sono state notate da molti. Attorno alle postazioni dei macchinari si stavano muovendo gli uomini della squadra mobile nuorese, guidati da Fabrizio Mustaro e alcuni tecnici Vitrociset.
    Gli agenti di polizia, ieri mattina, hanno registrato tutti i numeri di matricola dei radar, fotografato con precisione le valvole che consentono al radar di aumentare la propria potenza. Hanno, in sostanza, congelato la situazione: tutto il materiale che hanno raccolto finirà in questura a Nuoro, a disposizione per controlli e per altre analisi.
    Da adesso in poi, dunque, i tecnici della Vitrociset potranno riprendere la loro attività sui radar, anche se entro alcune limitazioni: si occupano in particolare della manutenzione. Se il sequestro del radar fosse proseguito, infatti, molti di loro rischiavano la cassa integrazione. Gli inquirenti hanno valutato la situazione e deciso che potevano fare qualcosa per evitare questo pericolo a decine di lavoratori. Ieri mattina l’hanno fatta. Sul fronte pastori, intanto, la situazione registra una fase di stallo. Gli allevatori con pascoli nel poligono attendono con ansia, infatti, che la Regione conceda gli indennizzi promessi nel corso di diverse assemblee. Sinora, tra Perdasdefogu, Villaputzu, Tertenia, Villagrande e dintorni, non è arrivato neppure un solo euro di risarcimento per i danni economici subiti e molte famiglie si trovano in grande difficoltà economica, anche perché è diventato quasi impossibile vendere i prodotti lattiero-caseari della zona.

  15. agosto 7, 2011 alle 5:03 pm

    da Sardegna Quotidiano, 7 agosto 2011
    La Commissione: Ecco cosa bisogna fare per Quirra”.

    “Quirra va bonificata, ma attenzione: non tutte le aree del poligono sono inquinate. Pensare di intervenire allo stesso modo sui 13 mila e 200 ettari della base è inverosimile, ma molto può essere fatto, e anche subito”. Antonio Onnis è il medico che ha guidato la commissione di esperti che, su mandato del Ministero della Difesa, ha stilato l’ultimo rapporto sulla situazione ambientale e sanitaria nelle aree del poligono. Ora che la Camera ha nuovamente sollecitato il Governo ad intervenire, insieme ad altri due componenti la commissione, il docente di igiene all’Università di Cagliari Marco Schintu e il fisico e ingegnere Fernando Codonesu, prova a tracciare una linea di demarcazione. “Per fare chiarezza anche sul nostro ruolo di assoluta indipendenza”, spiegano. “Abbiamo da subito fatto le pulci al progetto presentato dalla Difesa. Chi immaginava che ci saremmo limitati a mettere solo qualche firma, si è dovuto ricredere. Ed ora sollecitiamo la politica perché prenda in mano l’iniziativa”.

    Partiamo allora dalle bonifiche. Dottor Onnis, come si può procedere?
    “La relazione lo spiega molto chiaramente. In tempi relativamente brevi si può stilare una mappa dei pericoli e recintare aree precise”.

    Non occorrono altri studi?
    “No. Tutti i dati prodotti negli ultimi sette-otto anni sulla situazione ambientale nell’area del poligono consentono di capire i problemi e di prendere decisioni per lavorare a definire gli interventi di bonifica necessari e vietare determinate attività”.

    Quali, ad esempio?
    “Senza le opportune modifiche, penso alle esercitazioni a maggiore impatto come i brillamenti, le prove del motore Zefiro e le attività che, provocando impatti importanti sul terreno, rilasciano componenti utilizzati e determinano risospensione di elementi e contaminanti naturali. Inoltre andrebbero resi più efficaci gli interventi di bonifica da attuare al termine di ogni attività”.

    Che però non arrivano, e c’è chi teme per la salute di chi vive in quelle zone…
    “E’ dal dicembre del 2008 che la commissione da me coordinata chiede che venga effettuata un’indagine sanitaria per stabilire una volta per tutte la natura e la consistenza della sindrome di Quirra”.

    Ci sono i dati raccolti dai veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei, secondo cui il 65 per cento dei pastori di Quirra si è ammalato di tumore.
    “Prendiamo atto di questo dato. E proprio per questo riteniamo che le verifiche da fare siano ancora più urgenti. Serve una seria indagine epidemiologica. Anche il Senato sei mesi fa con una doppia mozione lo ha sollecitato”.

    Nei terreni della base è stato trovato uranio impoverito?
    “No, nemmeno nei carri armati bersaglio”, spiega Codonesu.

    Le nanoparticelle?
    “Sono un elemento importante, ma il mondo scientifico non ha una posizione univoca sul ritenere che la sola loro presenza nei tessuti del corpo umano sia causa dell’insorgere di malattie”.

    E l’arsenico?
    “La base è sorta in un’area estremamente mineralizzata e vulnerabile”, spiega Schintu “ed essendo mancata in partenza una valutazione su questo aspetto, i rischi si sono moltiplicati”.

    E allora, in definitiva, perché a Quirra ci si ammalerebbe?
    “Posto che questo lo dirà solamente un’indagine epidemiologica”, continua Schintu, “siamo davanti ad una serie di fattori di rischio complessi, con eventuali malattie legate a situazioni diverse. Non a caso si parla di patologie multifattoriali”.

    Dottor Onnis, ma se le aree del poligono non sono inquinate tutte allo stesso modo, perché il procuratore Fiordalisi le ha fatte sgomberare senza alcuna distinzione?
    “Noi non disponiamo delle informazioni che i consulenti della Procura hanno prodotto e che possono essere stati alla base di questa decisione. Mi sembra però che si sia aggiustato il tiro: i pastori che non hanno trovato nuovi terreni, sono rimasti dentro la base. E anche noi abbiamo a cuore la sorte dei pastori”.

    La situazione però si è fatta incandescente, la situazione sembra essersi polarizzata.
    “E’ vero, oggi sarebbe anche difficile pronunciarsi su come applicare il principio di precauzione senza essere percepiti come schierati in maniera pregiudiziale con una delle due tesi in campo: quella che non fa distinzioni e scambia Quirra per una specie di Chernobyl, e quella che afferma che nella base vada tutto bene”. “Anche le manifestazioni a sostegno dei pastori rischiano di essere scambiate per delle iniziative a favore della base, ma non può essere così”, continua Codonesu.

    Cosa rispondete a chi ha messo in dubbio la vostra imparzialità?
    “Che siamo una commissione indipendente. I primi a contestare i criteri imposti dalla Difesa siamo stati noi. E non abbiamo fatto sconti a nessuno”.

    Però quanto ci si può fidare di una relazione basata su dati acquisiti da società scelte dalla Nato?
    “Le ditte sono state selezionate attraverso una gara europea e possiedono i requisiti di affidabilità necessari. Del resto, oltre ai rilievi di questa Commissione, a garanzia della qualità dei metodi e dei risultati c’è stata la preziosissima opera di ARPAS che ha controllato e validato i percorsi seguiti e che ha arricchito enormemente le informazioni a oggi disponibili. Ci sembra che questo non sia un problema prioritario”.

    Ora cosa vi aspettate?
    “La commissione ha certificato l’esistenza di zone in cui l’attività militare ha prodotto reali impatti negativi. Bisogna lavorare ad una soluzione politica che tenga conto di quanto finora è stato scoperto. Non si può proseguire facendo finta di nulla”.

  16. agosto 25, 2011 alle 2:18 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 agosto 2011
    Perdasdefogu. Si riaccende il botta e risposta a distanza tra esperti
    «Nessun tumore fuori norma». Caso Quirra, l’ematologo Broccia scrive a Fiordalisi e a Mura. «Lo dimostrano i dati che abbiamo studiato negli ultimi 30 anni».

    PERDASDEFOGU. Negli ultimi sette mesi in particolare, in quel di Quirra, ha sentito parlare di tumori in aumento e di patologie insidiose. Giorgio Broccia, da medico esperto e navigato, ha pensato che qualcosa, in tutto questo, decisamente non gli tornava. E che anzi era arrivata l’ora di darci un taglio, perché a lui, trent’anni di monitoraggio e dati, dicevano esattamente il contrario. Dicevano che a Quirra non si è registrato «un eccesso di casi di emopatie maligne».
    Così, in queste ore, il professionista e fondatore del centro trapianti dell’ospedale Businco di Cagliari, ha preso carta e penna, ha rispolverato i dati scovati insieme alle sua equipe in decine di ospedali sardi, e ha scritto una lettera piuttosto sintetica indirizzata al procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi e al sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura. La lettera ha un unico grande messaggio: «Nei comuni circostanti il salto di Quirra, il rischio di diagnosi di emopatia maligna non è risultato significativamente differente da quello riscontrato nella restante popolazione in Sardegna». Giorgio Broccia lo scandisce bene, sul finale del suo breve scritto. Al procuratore Fiordalisi e al sindaco Mura, scrive che «per poter valutare meglio» il problema «di un possibile eccesso di tumori maligni, probabilmente ematologici, nel territorio intorno al poligono, da tanti anni dibattuto dai mezzi d’informazione», «riteniamo utile richiamare l’attenzione sui risultati della nostra analisi», e di focalizzare poi l’attenzione sui dati relativi a Quirra. L’esperto ematologo, che ora è in pensione ma continua a seguire lo studio in Sardegna dei casi di emopatia maligna, spiega anche che la sua analisi si fonda sui dati di una ricerca che è cominciata 30 anni fa ed è tutt’ora in corso. «Nel corso dei trent’anni che vanno dal 1974 al 2003 – scrive Broccia – si è riscontrato un rilevante aumento dei casi di emopatia maligna». Ma questo, precisa, è legato «all’invecchiamento della popolazione, a un aumento dell’incidenza di alcuni tipi di emopatie maligne, come avvenuto in tutto il mondo occidentale». Ma anche focalizzando l’attenzione sugli otto comuni circostanti il salto di Quirra – Armungia, Ballao, Escalaplano, Perdasdefogu, San Vito, Tertenia, Villaputzu e Villasalto – il professionista spiega che nel «periodo 1974-1993, in nessuno dei comuni considerati è stato riscontrato un eccesso di emopatie maligne». «In conclusione – aggiunge – in base ai dati raccolti dal ’74 al 2003, nella popolazione dei comuni circostanti il Salto di Quirra, il rischio di diagnosi di emopatia maligna non è risultato significativamente differente da quello riscontrato nella restante popolazione sarda. Questi risultati non concordano con le ripetute segnalazioni di un eccesso di emopatie maligne in questo territorio: sarebbe certamente utile confrontare i nostri dati con quelli».

  17. agosto 27, 2011 alle 9:34 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 27 agosto 2011
    Soldatessa denuncia: “In servizio a Quirra e ora ho il cancro. Voglio la verità”: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/08/27/news/soldatessa-denuncia-in-servizio-a-quirra-e-ora-ho-il-cancro-voglio-la-verita-4854529

  18. settembre 12, 2011 alle 2:54 pm

    da L’Unione Sarda on line, 12 settembre 2011
    Quirra, dissequestrati i radar della base. Riprendono le esercitazioni militari: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/235058

    da La Nuova Sardegna on line, 12 settembre 2011
    Quirra, la Procura ordina il dissequestro dei radar.
    La rimozione dei sigilli, apposti quest’estate, è stata affidata agli agenti della squadra mobile di Nuoro. La decisione è stata assunta per consentire il regolare svolgimento delle attività militari e delle esercitazioni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/09/12/news/quirra-la-procura-ordina-il-dissequestro-dei-radar-4948042

  19. settembre 23, 2011 alle 2:34 pm

    nessun indennizzo statale a Quirra.

    da L’Unione Sarda, 23 settembre 2011
    Quirra, no ai risarcimenti. Schirru: «Una brutta pagina per il nostro Paese»: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20110923081538.pdf

  20. settembre 30, 2011 alle 5:40 pm

    A.N.S.A., 30 settembre 2011
    Quirra: Procura Lanusei dissequestra Poligono. Disposta anche revoca dal 9/11 di tutti sequestri preventivi: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2011/09/30/visualizza_new.html_696467057.html

    da La Nuova Sardegna on line,30 settembre 2011
    Quirra, la Procura di Lanusei ordina il dissequestro del poligono.
    Il decreto di sequestro era stato emesso dal Gip lo scorso 12 maggio nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento all’interno della base e l’emissione di sostanze potenzialmente nocive per l’uomo, l’ambiente e gli animali: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/09/30/news/quirra-la-procura-di-lanusei-ordina-il-dissequestro-del-poligono-5055118

    da L’Unione Sarda on line, 30 settembre 2011
    Quirra, dissequestrata la base. L’area si conferma radioattiva: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/237189

  21. ottobre 1, 2011 alle 6:27 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 ottobre 2011
    Quirra. L’Aeronautica promette di avviare le bonifiche e mettere l’area in sicurezza. Dissequestrato il poligono. L’istanza dei militari accolta dal pm. I pastori restano fuori. (Valeria Gianoglio)

    PERDASDEFOGU. Dal 9 novembre, per la Procura di Lanusei, «verranno meno le esigenze cautelari» che lo scorso 12 maggio ne avevano motivato il sequestro preventivo. Entro il 9 novembre, infatti, l’Aeronautica farà alcune bonifiche dell’area.
    L’Aeronautica ha già deciso di sospendere «con decorrenza immediata le attività di brillamento della zona Torri» e ha deciso anche, dopo più di mezzo secolo di convivenza, di non rinnovare le concessioni ai pastori.
    I pastori restano fuori. E così, dopo sei mesi di congelamento della zona con annesse polemiche e manifestazioni in piazza, tra un mese e mezzo il poligono tornerà a disposizione della Difesa ma non degli allevatori. Da novembre torneranno tutti liberi: poligono, animali, fondali di Capo San Lorenzo, rio Quirra e altri corsi d’acqua, canali, pozzetti e rifiuti di vario genere scoperti tra Is Pibiris e dintorni. Ma a passarci e a lavorarci, potranno essere solo i militari, e non capre, pecore e loro proprietari, visto che il comando della base, per esigenze di sicurezza, sfratterà chiunque non indossi la divisa o le stellette.
    L’Aeronautica. Ieri mattina il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, decide di accogliere l’istanza di dissequestro – le notifiche le sta facendo in queste ore la squadra mobile di Nuoro – presentata lo scorso 28 settembre dal generale Maurizio Lodovisi, il comandante dell’ufficio logistico dell’Aeronautica militare. L’Aeronautica ha presentato una richiesta precisa al pm: revochi il sequestro preventivo del poligono, ne abbiamo bisogno per «le esigenze addestrative e le attività di ricerca». Alla domanda annette dieci punti: annuncia la messa in sicurezza dell’area, l’avvio di bonifiche nelle aree operative del poligono, la sistemazione di cartelloni segnalatori, la sospensione «delle attività di brillamento e di quelle svolte dalla ditta civile Centro sviluppo materiali». Perché, dice, è una zona «caratterizzata da un precario equilibrio ambientale». Al punto numero quattro l’annuncio-bomba. Si legge che tra le decisioni dell’Aeronautica, c’è anche quella della «mancata rinnovazione sia delle concessioni agropastorali già scadute, sia di quella in imminente termine di scadenza, il 9 novembre 2011, del Comune di Perdasdefogu». Il sindaco Walter Mura, proprio qualche giorno fa, aveva presentato la richiesta di rinnovo ma non ha ricevuto risposta.
    Le reazioni. La Coldiretti risponde decisa con il direttore regionale Luca Saba: «È una cosa incredibile: lo Stato ancora una volta sacrifica i pastori. Siamo diventati ladri in casa. Chiediamo che la Regione prenda posizione. Perché le bonifiche sono giuste ma è incredibilmente ingiusto che pagare le conseguenze di tutto siano sempre e solo gli allevatori. Ne parleremo lunedì in un tavolo di crisi che è stato convocato a Perdas, con l’assessore Oscar Cherchi, al quale nei giorni scorsi avevamo chiesto un incontro. In segno di protesta siamo pronti ad andare al ministero con le capre». Il sindaco Mura si mostra cauto ma tutto sommato fiducioso: «Sul contratto di co-uso non è detta l’ultima parola, rimaniamo in attesa di una risposta, poi valuteremo il da farsi. Continuo a ripetere quello che vado affermando sin dall’inizio: sono convinto, e al momento non ho dati che lo smentiscono, che il territorio di mia competenza sia “pulito”, non vedo perché dobbiamo essere sfrattati». L’Asl di Lanusei ha terminato le analisi su carne, latte e foraggio del bestiame del poligono. Ora è tutto nelle mani dell’Istituto zooprofilattico di Sassari. A metà ottobre dovrebbero arrivare i risultati.
    Il parere dei consulenti. Il procuratore e i suoi consulenti, intanto, trovano conferme alle loro convinzioni e indagini. Con una nota del 29 settembre il consulente tecnico Evandro Lodi Rizzini conferma la pericolosità di «concentrazioni di torio radioattivo», sia nell’area delle esercitazioni militari, sia nell’area delle prove di scoppio dei tubi del gas del Csm. Secondo Lodi Rizzini, la presenza del Torio 232 in alcune zone «comporta la non agibilità, se non con specifiche protezioni, per le implicazioni che potrebbero aversi sulla salute di persone e animali».

  22. ottobre 4, 2011 alle 2:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 ottobre 2011
    Quirra, risarcimenti incerti. Ieri un tavolo tecnico: si rischiano sanzioni Ue. (Valeria Gianoglio)

    PERDASDEFOGU. Gli allevatori di Quirra chiedevano un po’ di certezze per il futuro, i rimborsi per la carne, il latte e i formaggi che faticano a vendere, la speranza di non vedersi sfrattati da terreni dove pascolano da più di mezzo secolo. Per il momento si dovranno accontentare di qualche promessa, dei dati dell’Asl di Lanusei che verranno diffusi il 20 ottobre, e di una presenza che reclamavano da tempo: quella di Giuseppe Cossiga. Per sbrogliare la matassa-indennizzi, entro i prossimi 15 giorni, a Perdasdefogu arriverà proprio il sottosegretario alla Difesa. Lo ha annunciato ieri sera al termine del tavolo tecnico convocato nel paese ogliastrino sede della base militare, l’assessore regionale all’Agricoltura, Oscar Cherchi. Che ha anche garantito, di fronte a un folto pubblico di allevatori, di fronte al manager dell’Asl di Lanusei, Francesco Pintus, ai sindaci, e ai vertici provinciali e regionali della Coldiretti – con Luca Saba e Aldo Manunta – che avrebbe studiato tutte le possibilità per andare incontro ai bisogni economici dei pastori di Quirra senza per questo incorrere nelle rigide sanzioni dell’Unione europea.
    Dall’incontro di ieri, insomma, nonostante tanta buona volontà, l’unica certezza emersa è che quello degli indennizzi sia un caso piuttosto complicato. Tanto che la stessa Regione dovrà studiare altre vie e vari escamotage per aiutare gli allevatori in crisi nera senza eludere le norme. Un caso difficile da risolvere, dunque, e per diversi motivi. La Coldiretti, in una lettera alla Regione di qualche giorno fa, aveva chiesto che venissero sbloccati i 500mila euro di indennizzi che la stessa Regione aveva promesso ai pastori come anticipo rispetto alle somme dovute dallo Stato. Durante l’incontro di ieri nella biblioteca di Perdasdefogu, è stato più volte ricordato che lo Stato, in realtà non può riconoscere alcun indennizzo perché ha sempre spiegato di non avere risultanze scientifiche circa la correlazione tra poligono, inquinamento e malattie. E se lo Stato non riconosce gli indennizzi, perché la Regione dovrebbe anticiparglieli? L’assessore Cherchi ha comunque ribadito più volte che avrebbe fatto tutto il possibile per trovare una via d’uscita e che assicurava di tornare a Perdas nelle prossime settimane con il sottosegretario Cossiga per incontrare i pastori.
    Le analisi dell’Asl. Una certezza, invece, arriva dalle analisi sulla carne, sul latte e sul foraggio del bestiame che pascola nei terreni del poligono, eseguiti dall’Asl di Lanusei. I risultati di queste analisi, è stato annunciato ieri, arriveranno il 20 ottobre. Sono i primi che accerteranno l’effettivo stato di salute del bestiame di Quirra. Li aspetta anche il sindaco di Perdas, Walter Mura. Che anche ieri ha ribadito come, nel caso nel quale queste analisi non abbiano trovato anomalie, egli stesso presenterà un ricorso contro le decisioni della Procura e del gip. Per i consulenti della Procura, quei terreni, sono inquinati anche dal Torio. «Se, come risulta dalle carte, l’area inquinata è di sette ettari su 13mila, recintiamo solo quelli – ha chiesto Aldo Manunta, della Coldiretti – in ogni caso bisogna trovare il modo di far arrivare gli indennizzi ai pastori e di non farli uscire dalla base».

    da La Nuova Sardegna on line, 4 ottobre 2011
    Bloccati dalla Ue i risarcimenti ai pastori di Quirra: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/04/news/bloccati-dalla-ue-i-risarcimenti-ai-pastori-di-quirra-5079872

    da Sardegna 24, 4 ottobre 2011
    Quirra, l’Europa pronta al veto: http://www.sardegna24.net/regione/quirra-l-europa-pronta-al-veto-1.28302

  23. ottobre 6, 2011 alle 6:40 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 6 ottobre 2011
    Quirra, Cossiga: da novembre bonifiche nel poligono. Schirru: subito aiuti per i pastori: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/06/news/quirra-cossiga-da-novembre-bonifiche-nel-poligono-schirru-subito-aiuti-per-i-pastori-5094141

  24. Bio IX
    ottobre 6, 2011 alle 8:14 pm

    Sicuramente a Quirra non si muore a causa delle nanoparticelle, garantiscono gli esperti del Ministero: http://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/Convegnonanotecnologie.aspx

    P.S. Ma se le nanoparticelle sono innoque e non c’è traccia di uranio impoverito, cosa c’è da bonificare?

  25. ottobre 11, 2011 alle 2:44 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 ottobre 2011
    Allarme uranio a Quirra. «Il vero pericolo sono le contaminazioni».
    All’università di Sassari parla l’esperto Riccardo Cerri «Gravi rischi dalle polveri sottili e dalle nanoparticelle». (Pier Giorgio Pinna): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20111011090307.pdf

  26. ottobre 21, 2011 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 ottobre 2011
    I militari: «Poligono, tutti fuori». Perdasdefogu, ordinanza dell’Aeronautica: stop alle concessioni. (Valeria Gianoglio)

    PERDASDEFOGU. Tutti fuori, caso mai qualcuno non lo avesse ancora capito: non solo gli ultimi pastori rimasti, ma anche i civili che ancora ci transitavano furtivi. Se ancora c’era chi sperava in una riapertura, almeno parziale, del poligono di Quirra o nel rinnovo di alcune concessioni agropastorali, da adesso può mettere da parte i propri sogni di gloria. In queste ore, infatti, l’Aeronautica militare, ha messo la pietra tombale alle ultime speranze di molti attraverso un’ordinanza datata 17 ottobre e firmata dal generale Sanzio Bonotto, il comandante del poligono interforze. La paginetta in questione, trasmessa a tutti i sindaci dei comuni interessati – oltre a Perdasdefogu ci sono Tertenia, Villagrande, Lotzorai, Jerzu, Arzana, Ulassai, Villaputzu, Ballao e Armungia – stabilisce, in sostanza, che visti gli ultimi atti del gip e della Procura di Lanusei, tra sequestri dell’area ed esigenze cautelari, visto in particolare il decreto di dissequestro del poligono a partire dal 9 novembre e il contemporaneo avvio delle bonifiche promesse dall’Aeronautica e annunciate anche dal sottosegretario Giuseppe Cossiga, ebbene, “visti” tutti questi punti, il comandante Bonotto «ordina l’allontanamento degli allevatori e degli agricoltori attualmente presenti» nel poligono, «nonché il divieto di accedere e transitare all’interno dell’area terrestre del poligono sperimentale e di addestramento interforze di Salto di Quirra, di qualunque soggetto civile non debitamente e preventivamente autorizzato da questo comando». «La presente ordinanza – si legge sul finale – si applica dal 9 novembre 2011».
    Porte chiuse, dunque, per tutti, tranne che per i militari, visto che devono anche fare le bonifiche. In realtà, la chiusura del poligono a esterni, era stata già annunciata da più di un mese fa, ma ora la si vede scritta su carta e assume le forme di una vera e propria ordinanza. E chi trasgredisce alle nuove regole, precisa la stessa ordinanza, rischia «l’applicazione delle sanzioni previste dalle norme di legge». C’è un ultimo punto, che consegue all’ordinanza. Ultimo ma non in ordine di importanza. Sempre la stessa Aeronautica, infatti, precisa che «le incombenze da porre in essere» nel poligono, ovvero le bonifiche, oltre a richiedere «l’allontanamento degli agricoltori e pastori», costituiscono «una ragione ostativa al rinnovo dell’unica concessione agropastorale tuttora in corso con il comune di Perdasdefogu e/o di qualsiasi concessione agropastorale».

    da Sardegna 24 on line, 21 ottobre 2011
    Quirra: prosegue indagine su tumori e malattie sospette: http://www.sardegna24.net/nuoro/quirra-prosegue-indagine-su-tumori-e-malattie-sospette-1.32993

  27. novembre 3, 2011 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 novembre 2011
    «Sì, una pastorizia diversa è possibile». La proposta di Maria Antonietta Gatti, studiosa di nanoparticelle. Per alimentare il bestiame colture idroponiche di orzo e avena fuori dal poligono. (Piero Mannironi)

    VILLAPUTZU. Il principio di precauzione è stato ormai metabolizzato dalla giurisprudenza della Suprema corte di Cassazione sulla spinta delle normative europee. È diventato infatti quasi un corollario giuridico per la tutela di due valori fondamentali, e non negoziabili, della vita civile: il diritto alla tutela della salute e il diritto alla tutela dell’ambiente.
    Lo sgombero dei pastori dal Poligono interforze è stato perciò un atto dovuto. Non solo dettato dal buonsenso, ma da un obbligo giuridico di tutela. Magari oggi diventa difficile comprendere come sia stato possibile consentire finora la presenza di uomini e animali all’interno di un’area dove, per 55 anni, si è sparato con proiettili di tutti i tipi, sperimentato sistemi d’arma, provato missili e provocato esplosioni. Non era poi difficile immaginare che quelle attività causavano (e causano) un inquinamento terribile. Che i rischi per la salute erano (e sono) non un’eventualità, ma una concreta possibilità. E purtroppo una lunga teoria di croci e un universo silenzioso di sofferenze non hanno modificato prassi e abitudini che non sarebbero mai dovute nascere e che hanno come unica spiegazione una concessione in cambio di un consenso: ti lascio il pascolo e in cambio tu accetti la mia presenza.
    Il procuratore di Lanusei, facendo il proprio dovere di ricerca della verità, ha rotto quel patto. E i pastori, per i quali la vita è declinata al presente e la morte è invece un’eventualità ineluttabile che appartiene comunque all’indeterminatezza del futuro, oggi rivendicano il loro diritto ad esistere. E nonostante le loro pretese siano contrarie al principio di precauzione e al buonsenso, hanno paradossalmente ragione. Per loro, per decenni, il diritto al pascolo è stato più importante di un’ipoteca seria sulla salute e sulla vita. È la scelta triste del vuoto. O meglio, la rassegnazione a un vuoto che sostituisce speranze, prospettive e progetti.
    La ricerca della verità sembra oggi quasi assediata dalla fiammata delle proteste e delle tensioni sociali, da legittime rivendicazioni, ma, per onestà intellettuale, si deve dire anche da posizioni sospette e strumentali.
    In questo clima c’è oggi chi lancia una proposta che potrebbe modificare profondamente lo scenario. Si tratta di Maria Antonietta Gatti. È lei, fisico e bioingegnere, direttore del Laboratorio dei biomateriali dell’Università degli studi di Modena, che ha cercato e trovato cosa si nascondeva dietro l’escalation di tumori dell’emolinfatico tra i soldati che erano stati nei teatri di guerra o lavorato all’interno dei poligoni. La risposta l’ha trovata nell’immensamente piccolo. In quelle particelle di metallo di dimensione nanometrica, capaci di superare non solo la barriera polmonare e quella intestinale, ma perfino di penetrare nel nucleo delle cellule. Come micidiali proiettili invisibili, capaci di uccidere lentamente.
    La dottoressa Gatti premette: «Le evidenze di patologie a carico di uomini e di animali erano e restano tali e tante da rendere impossibile far finta di niente. Aspettando la conclusione degli accertamenti disposti dalla magistratura, credo che sia doveroso applicare il principio di precauzione. Cioè una linea di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse. Questo significa che, quando ci sono questioni sulle quali la scienza non offre certezze, aspettando nuovi dati ed evidenze, occorre studiare provvedimenti di prevenzione».
    Continua la scienziata: «Le misure di tipo ambientale che ho eseguito a suo tempo nel Poligono, quelle su persone ed animali, ma soprattutto quelle relative al monitoraggio ambientale messo in atto lo scorso anno da ditte private, hanno rafforzato la mia convinzione secondo cui le attività che comportano combustioni ad altissime temperature e, di conseguenza, la formazione di polveri sottili ed ultrasottili, possano creare un particolare inquinamento ambientale che impatta non solo su suolo e aria, ma anche su persone ed animali. A tale proposito, esiste ormai una letteratura scientifica costante».
    Partendo da questa premessa, la dottoressa Gatti propone una soluzione, che può essere una possibilità e una speranza per i pastori “sfrattati” dal Poligono.
    «La prima misura cautelativa che mi sentirei di proporre – dice infatti – riguarda i pastori. Per loro si deve trovare subito una soluzione. E per me è possibile. Si deve pensare a un tipo di pastorizia diverso che, alla lunga, darebbe anche un valore aggiunto non indifferente all’economia locale. Cerco di spiegarmi. Per prima cosa andrebbe bandita la transumanza verso le zone alte del Poligono. La prima misura è infatti quella di evitare di dare al bestiame foraggio cresciuto in zone dove esiste attività militare».
    «Si tratta di un concetto molto semplice e logico – spiega l’esperta in nanoparticelle – la cui comprensione è alla portata di chiunque: le polveri create con esplosioni hanno grandissime probabilità di ricadere sull’erba di cui gli animali si nutrono. Perciò è indispensabile che il bestiame disponga di vegetali cresciuti in zone in cui il grado d’inquinamento sia sotto controllo e certo non sotto la ricaduta delle polveri da combustione. E ciò è possibile allestendo coltivazioni protette».
    «Come? – continua la dottoressa Gatti – Per esempio, allestendo coltivazioni in serre al cui interno si attuino colture idroponiche di orzo e di avena. In questo modo, controllando l’acqua e l’ambiente, si potrà ottenere un foraggio di qualità. Una qualità che si ritroverà poi, con valore aggiunto, nella carne e nei latticini. Questo tipo di prodotto è infatti sempre più richiesto dal mercato».
    «È ovvio che produrre foraggio con colture idroponiche comporti un costo non paragonabile all’uso del fieno che cresce spontaneo nel Poligono – dice ancora la professoressa Gatti -, ma i risultati economici finali sarebbero superiori, potendo poi proporre al mercato prodotti alimentari certificati e ricercati, sia per il loro alto valore nutrizionale sia per la loro sicurezza sanitaria. Questa soluzione avrebbe anche il vantaggio di non dover trasferire i pastori che potrebbero così rimanere nella zona attorno al Poligono senza dover cercare altre sistemazioni. Non solo, ma si ricaverebbe anche il vantaggio di rimediare all’immagine negativa e di sospetto che si è venuta a creare in questa zona della Sardegna».
    Una proposta, questa della Gatti, che sembra ragionevole. Per renderla praticabile manca solo una cosa: un sostegno politico ed economico.

  28. novembre 3, 2011 alle 2:59 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 novembre 2011
    Quirra, le prime analisi in arrivo domani. Risolto il giallo sul ritardo degli esami su carne e latte: garanzie dallo Zooprofilattico. (Valeria Gianoglio)

    PERDASDEFOGU. I pastori di Quirra le attendono da mesi e ci si aggrappano come se costituissero la loro ultima speranza per evitare lo sfratto definitivo dai terreni del poligono fissato per il 9 novembre. Eppure, le analisi sulla carne e sul latte del bestiame che pascola nella base di Perdasdefogu, stanno rischiando di trasformarsi in un mistero più impenetrabile del terzo segreto di Fatima. Da mesi tanti le chiedono, ma nessuno le ha viste. L’unica certezza è che nel frattempo gli allevatori non riescono più a campare dal loro lavoro perché nessuno vuole più i loro prodotti.
    La svolta tanto attesa, per quello che stava assumendo tutti i contorni di un giallo istituzionale, è finalmente arrivata ieri sera. Al termine di una giornata nella quale anche l’Asl di Lanusei aveva preso le distanze dal ritardo nel diffondere gli esisti delle analisi e aveva spiegato di aver fatto la sua parte a tempo di record già da mesi, schierando un mucchio di forze.
    Ieri sera, l’Istituto zooprofilattico di Sassari ha risolto il giallo: venerdì manderà sul tavolo dell’assessorato regionale alla Sanità la prima tranche – l’unica di sua competenza – di analisi sui prelievi fatti, tra il 7 giugno e il primo agosto, dai responsabili del servizio veterinario dell’Asl ogliastrina sul bestiame di Quirra. È la tranche che ha puntato a capire se sulla carne e sul latte degli animali del poligono siano presenti o meno metalli pesanti. A comunicarlo è stato lo stesso neo direttore generale dell’Istituto, Antonello Usai, già assessore regionale all’Agricoltura nella giunta Floris e veterinario di grande esperienza insediatosi in queste ore al vertice dello Zooprofilattico. È toccato proprio a lui pronunciare un impegno preciso sul caso-analisi.
    «Entro venerdì (domani, ndr) – spiega Usai – la relazione tecnica dell’Istituto zooprofilattico sarà sul tavolo dell’assessorato regionale alla Sanità e dell’Asl di Lanusei. Metteremo a disposizione, ovviamente, la parte di analisi che è di nostra competenza: quella che riguarda l’eventuale presenza di metalli pesanti sui prelievi di carne, latte e foraggio fatti dai veterinari dell’Asl di Lanusei. C’è un’altra parte di analisi che non è di nostra competenza: è quella che riguarda l’eventuale presenza di radiocontaminanti. Per quella parte, non dobbiamo avere fretta, la scienza ha bisogno dei suoi tempi. E siamo in attesa dei risultati delle analisi fatte dal centro di riferimento nazionale per la radioattività di Foggia».
    Per i pastori di Quirra, le notizie sono buone solo a metà: chiedevano i risultati delle analisi e qualche certezza in più per fugare i dubbi dei potenziali acquirenti sulla bontà dei loro prodotti e invece si dovranno accontentare solo di metà delle analisi.
    L’Asl di Lanusei, sempre ieri sera, attraverso un comunicato ha precisato che nel ritardo delle analisi non ha alcuna responsabilità. Perché già dal mese di maggio, come spiega il manager Francesco Pintus, «i veterinari hanno fatto i campionamenti nelle aree interne al poligono e li hanno completati entro i termini imposti dalla Procura. Tra il 7 giugno e il primo agosto sono stati effettuati i prelievi presso i mattatoi. I prelievi sono stati fatti in 47 aziende, interne ed esterne al poligono per un totale di 581 campioni prelevati. Tutti i campioni sono stati poi consegnati all’Istituto zooprofilattico di Sassari e al momento non disponiamo di alcun esito delle analisi».

  29. novembre 5, 2011 alle 11:18 am

    da La Nuova Sardegna on line, 5 novembre 2011
    Quirra, speranze per i pastori. Cresce l’attesa per i dati sulla radioattività in arrivo da Foggia. Gli esiti degli esami su carne e latte del bestiame del Poligono sarebbero negativi. (Lamberto Cugudda): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/05/news/quirra-speranze-per-i-pastori-5240503

  30. novembre 8, 2011 alle 3:10 pm

    da La Nuova Sardegna, 8 novembre 2011
    Cossiga: «No a sgomberi se il poligono di Quirra sarà messo in sicurezza». (Umberto Aime): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20111108084113.pdf

    da Sardegna Quotidiano, 8 novembre 2011
    PRIME VERITÀ SU QUIRRA. Avvelenati sette ettari di terreni. (Vincenzo Garofalo): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20111108093050.pdf

    da L’Unione Sarda, 8 novembre 2011
    Quirra, analisi su “prodotti” del Poligono. Carne e latticini non sono contaminati: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/241540

  31. Bio IX
    novembre 9, 2011 alle 2:05 pm

    Dati “rassicuranti”: sembra di sentire le note melodiose delle agenzie dall’armonioso acronimo a proposito di inquinamento atmosferico etc. Ma per quelli che preferirebbero non essere avvelenati “a norma di legge” o, ancora peggio (per loro, che non sanno quello che si perdono), che proprio non apprezzano “condimenti” come cadmio, piombo, diossina, arsenico etc. etc.? Tracciabilità dei prodotti no?

  32. Bio IX
  33. emilio
    novembre 20, 2011 alle 10:05 pm

    qualche dubbio però…
    (Adnkronos) – ”Le accuse rivolte ai chimici Sgs si basano su una serie di inesattezze, tra cui un clamoroso errore di traduzione della documentazione americana sull’uranio. Abbiamo quindi piena fiducia che il Pm riconoscera’ l’infondatezza dell’accusa di falso, come e’ gia’ successo con alcune delle imputazioni contestate inizialmente”. E’ la posizione della Sgs Italia, in relazione alla notizia di chiusura delle indagini sull’inchiesta della Procura di Lanusei relativa al Poligono Interforze del Salto di Quirra, che vede sei indagati dalla procura di Lanusei: sono tre ex comandanti del poligono di Perdasdefogu (Ca): il generale Fabio Molteni, il generale Alessio Cecchetti, il generale Roberto Quattrociocchi, due tecnici della societa’ Sgs, Gabriella Fasciani e Gilberto Nobile, accusati di falso ideologico perche’ avrebbero ”certificato dolosamente l’assenza di alcuna possibilita’ di inquinamento antropico di tipo militare per la ‘litologia naturale’ del terreno del poligono” e Francesco Riccobono, docente universitario esperto di ambiente.
    ”L’accusa – prosegue la Sgs – e’ di aver omesso dolosamente di evidenziare l’inutilita’ di una ricerca di uranio impoverito nel terreno dilavato dalle piogge stante la notoria solubilita’ dell’uranio impoverito”.

    Secondo la Societa’ ”l’accusa si basa su un errore di traduzione dall’inglese all’italiano della documentazione acquisita dalla Procura di Lanusei: l’espressione ‘molten uranium’, contenuta in un documento dell’Esercito Usa del 1978 – spiega la Sgs -, e’ stata erroneamente tradotta con ‘uranio sciolto’, quando invece significa ‘uranio fuso’. E’ notorio che un metallo fuso continua a non essere solubile in acqua. Pertanto l’accusa di falso e’ totalmente inconsistente e Sgs Italia – conclude la Societa’ – reputa che cio’ sara’ riconosciuto anche dal Pm”.
    11/11/2011

  34. course677divert
    gennaio 29, 2012 alle 2:41 pm

    Reblogged this on Fabio Argiolas.

  1. novembre 9, 2011 alle 5:25 pm

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