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Marea gialla su Alghero.


Le spiagge di Alghero, soprattutto di Maria Pia, sono ancora una volta percorse da una marea gialla.   Fra le proteste degli operatori del settore e le immancabili vele blù di Legambiente, sono evidenti i danni alla stagione turistica.   Ancora più evidenti i danni ambientali, soprattutto allo Stagno del Calich.   Credibile come una moneta da 1 euro e 37 centesimi, l’indignazione sorpresa del Sindaco di Alghero Marco Tedde.

La vicenda, infatti, è ormai stranota, comprese le cause: il nuovo depuratore di Alghero e i fenomeni di eutrofizzazione determinati nello Stagno del Calich e sul litorale.

Nel gennaio 2011 sarebbe stato ultimato il potenziamento del nuovo depuratore algherese e, nel successivo maggio 2011, la Provincia di Sassari avrebbe autorizzato lo scarico dei reflui depurati dall’impianto di San Marco nella rete di irrigazione della Nurra.

Risultato: a giugno la situazione è disastrosa.

Nel settembre 2010 l’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Sardegna – A.R.P.A.S. (Dipartimento di Sassari) aveva risposto alla specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi inoltrata (13 agosto 2010) dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra alle amministrazioni pubbliche competenti riguardo i forti fenomeni di eutrofizzazione subìti dallo Stagno del Calich.   Tali fenomeni, ormai con evidenza, sarebbero determinati dall’immissione dei reflui depurati (sembrerebbe 750 mc/ora) dal depuratore in località San Marco, attraverso il Rio Filibertu e il Riu Barca, interessando anche il litorale marino algherese.

Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus)

L’ A.R.P.A.S. in sostanza ha confermato i peggiori timori.

L’Agenzia regionale ambientale ha affrontato l’emergenza  Calich dell’estate 2010 con un monitoraggio continuo nel periodo maggio-agosto attraverso vari punti di campionamento e analisi dei sedimenti nello Stagno e negli affluenti (Canale Urune, Rio Barca, Rio Filibertu), oltre a campionamenti a mare nelle località di Fertilia, Hotel Catalunya (discesa a mare) e Ospedale Marino, soprattutto in relazione alla colorazione delle acque, e – naturalmente – analisi dei reflui provenienti dal depuratore comunale.

La campagna di rilevamenti, confermando i risultati del monitoraggio ambientale condotto dall’A.R.P.A.S. – Dipartimento provinciale di Sassari (“Indagini sullo stato trofico dello Stagno del Calich”, agosto 2009), che aveva evidenziato “un processo di eutrofizzazione che se non arginato potrebbe determinare un pericolo per la salute del corpo idrico”, ha affermato chiaramente che “il Calich versa in condizioni ambientali precarie”.   “E’ noto” – continua l’A.R.P.A.S. – “che gli ambienti di transizione … sono per loro natura degli ecosistemi molto sensibili, nei quali gioca un ruolo fondamentale il delicato equilibrio fra gli apporti di acque dolci e l’ingresso di acque marine a maggiore salinità.  Da questa considerazione risulta evidente come nel Calich sia di basilare importanza la qualità delle acque dei tre immissari e degli apporti a monte.

Dal canto suo, il Direttore generale di Abbanoa s.p.a. ha comunicato (nota n. AD/66910/PA/10 del 14 settembre 2010) che, “non avendo realizzato l’opera e non essendo per ora titolare dell’autorizzazione allo scarico non si è in possesso di dati e/o informazioni … se non relative al processo eseguito ed alla rilevazione dei parametri dei reflui, sempre a norma nel periodo. Si evidenzia che Abbanoa S.p.A., in qualità di affidataria del servizio idrico integrato opera nella gestione delle opere funzionali al servizio stesso; gli atti relativi alla programmazione e, come in questo caso, anche alla realizzazione, degli interventi sono prerogativa degli Enti e Amministrazioni all’uopo deputate. Nel caso specifico le attività di realizzazione del nuovo depuratore sono a carico dell’Amministrazione Comunale”.

Insomma, se il depuratore di San Marco è inadeguato, è “colpa” del Comune di Alghero.

Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus)

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato la richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi del 13 agosto 2010 alle amministrazioni pubbliche competenti – fra cui l’A.R.P.A.S., il Ministero dell’ambiente, la Provincia di Sassari (Assessorato tutela ambiente), il Comune di Alghero, l’Azienda speciale Parco naturale regionale “Porto Conte” – al gestore Abbanoa s.p.a., al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E. ed all’Ufficio circondariale marittimo.   Interessate anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari e la Procura regionale della Corte dei conti per gli aspetti di rispettiva competenza.

Il depuratore in loc. San Marco (approvazione definitiva del progetto con deliberazione Giunta comunale n. 328 del 15 ottobre 2003) è entrato in funzione nella primavera del 2009 e avrebbe una potenzialità di depurazione pari a 77.500 abitanti, pari a 6.500.000 metri cubi annui di reflui depurati.   Tale ingente quantitativo idrico sembrerebbe quasi interamente destinato al recapito nello Stagno del Calich alterandone così le caratteristiche naturali, in quanto l’utilizzo per l’irrigazione sarebbe limitato a brevi periodo durante l’anno (fine primavera – estate) in base alle coltivazioni presenti nella Nurra e non sussisterebbero invasi di accumulo idonei. Non si è a conoscenza dell’avvenuta sottoposizione dell’impianto di depurazione in argomento ad alcun procedimento di valutazione degli impatti ambientali (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.), nonostante parecchi dubbi e perplessità sulla effettiva bontà progettuale.

Nonostante assicurazioni in senso differente provenienti da amministrazioni pubbliche attivatesi successivamente ai fenomeni di inquinamento, i reflui depurati provenienti dal depuratore continuerebbero ad esser recapitati nello Stagno del Calich per lungo tempo (vds. http://notizie.alguer.it/n?id=35471).

Lo Stagno del Calich, permanentemente collegato al mare, appartiene al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.), rientra nel parco naturale regionale “Porto Conte” (leggi regionali n. 31/1989 e n. 4/1999) ed è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Un importantissimo patrimonio naturalistico che merita cura e salvaguardia una volta per tutte.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

da La Nuova Sardegna, 19 giugno 2011

Alghero, arriva il commissario per l’acqua. Il sindaco assicura l’intervento di un tecnico, la marea gialla non tornerà sul litorale. Avrà pieni poteri e conosce bene i problemi per i quali il Calik sta soffrendo.

 ALGHERO. Anche ieri a Maria Pia non si è visto un costume da bagno. Turisti e gitanti nemmeno si sono accertati del colore del mare. Sono andati dritti a tuffarsi al Lazzaretto e alle Bombarde per non rischiare di schizzare dall’acqua in caso di marea gialla. A vigilare è stato Marco Tedde. Il sindaco, per due, tre volte ha buttato lo sguardo sul litorale mentre veniva costantemente informato dai gestori degli stabilimenti che pare si stiano riprendendo dal terrore di vedere sfumare la stagione: la melma e la schiuma striata di verde infatti ieri non è arrivata.    Solo un caso, per i pessimisti. Non è un caso, per Marco Tedde. «Sono convinto che tutto sia dipeso dal guasto a uno dei filtri per cui l’acqua del depuratore è arrivata con maggiore potenza nel Calik. Ci vorrà qualche giorno perchè si ritorni alla normalità». Ma questo non significa che il problema delle acque, ad Alghero, non esista. I gestori degli stabilimenti incrociano le dita e vogliono credergli quando dice «sta per arrivare un commissario straordinario». Non svela il nome ma il pedigree: un tecnico competente, viene dall’università, ha in tasca la diagnosi del Calik ed è capace di curarlo. «Così – sottolinea – una volta per tutte, si troverà una soluzione alla gestione dei depuratori e dello stagno». Il lieto evento dovrebbe avvenire esattamente nove mesi dopo la prima sollecitazione di Marco Tedde al governatore e a tre dalla visita di Cappellacci che, con la sua segreteria, prese l’impegno di affrontare il problema del risanamento del Calik. A chi mette in dubbio che nel cuore del governatore ci sia spazio per gli algheresi in sindaco rissponde. «Insieme alla nostra richiesta sono state bocciate quelle per gli stagni di Cabras, non ci sono figli e figliastri. La verità è che mancano i fondi». E a dirla tutta, è anche vero che della pessima salute del Calik si parla da almeno trent’anni «ma magari – dice Tedde – questa è la volta buona». «La marea gialla – aggiunge – è la rappresentazione del problema degli stagni di tutta l’isola considerati a torto aree di serie B». Sul tema interviene Italia nostra da tempo impegnata a monitorare il Calik, e che ha un suo progetto: «Il problema complessivo della depurazione delle acque dovrebbe essere affrontato con la costruzione di un bacino o un sistema di bacini artificiali a valle del depuratore attraverso un metodo, utilizzato in molti paesi europei, chiamato fitodepurazione, metodo depurativo sostenibile con l’utilizzo di vegetazione e piante acquatiche», spiega Roberto Salmon ricordando che cinque o sei milioni di metri cubi d’acqua ricca di sali minerali vengono immessi nella laguna annualmente contribuendo massicciamente al fenomeno di eutrofizzazione che ha messo in ginocchio attività come la mitilicolutra e l’itticoltura nello stagno. «Saranno i tecnici a decidere – stigmatizza il sindaco – e sono certo che si arriverà presto alla soluzione del problema perchè non possiamo permetterci di mettere in crisi l’immagine e l’economia del territorio». Ma come è stato possibile che Legambiente abbia assegnato quattro vele blu? «Perchè tra i parametri che valutano c’è anche quello relativo al depuratore, e il nostro è di ultima generazione. Comunque non hanno mai avuto contatto con l’amministrazione, hanno fatto tutto da soli: le hanno assegnate e ora le tolgono. Sinceramente non ci sembra un problema. Le vere bandiere sono quelle dell’Arpas, e siamo in attesa della loro relazione».

 

 

L’allarme ignorato dalla Regione. In una lettera l’appello al governatore Cappellacci. IL CASO. Nove mesi fa la prima segnalazione. Andrea Massidda

ALGHERO. La Regione sapeva tutto sulla macchia gialla che ora sta sconvolgendo una parte della Riviera del Corallo. Sapeva che lo stagno del Calik era agonizzante, sapeva che il fenomeno dell’eutrofizzazione stava producendo danni incalcolabili all’industria turistica e all’immagine della città catalana, sapeva che prima o poi gli imprenditori balneari della zona sarebbero insorti. A confermarlo sono due lettere (tra le quali una «riservata personale») spedite dal sindaco di Alghero (Pdl), all’indirizzo del governatore Ugo Cappellacci. «Credimi presidente – scriveva il primo cittadino Marco Tedde nel febbraio scorso -, in assenza di interventi celeri la prossima estate algherese sarà molto difficile da affrontare. Per tutti». Insomma, dal mare delle polemiche di questi ultimi giorni sono venute a galla due missive destinate a far molto discutere. Non foss’altro perchè dimostrano chiaramente che la giunta regionale conosceva alla perfezione da almeno nove mesi quanto stava e sta tuttora accandendo al sito tutelato dall’Unione europea e alle spiagge tra l’Ospedale Marino e Fertilia. Non è roba da poco, specie se si tiene conto che proprio una decina di giorni fa l’esecutivo guidato da Cappellacci ha espresso parere contrario all’emendamento al collegato alla Finanziaria presentato dai due consiglieri regionali algheresi Mario Bruno (Pd) e Carlo Sechi (Sel). Emendamento che, guarda caso, prevedeva lo stanziamento di un milione di euro per un accurato studio dello stagno e per la sua successiva bonifica. Ma tant’è.  La prima lettera è in forma ufficiale ed è datata 24 settembre 2010. Dopo una breve premessa sullo stato di salute dello stagno («gravemente malato»), Tedde spiega al governatore quanto la situazione sia da considerarsi critica, se non addirittura emergenziale. «L’avvio del depuratore di San Marco – si legge – ha purtroppo contribuito a peggiorare un quadro già preoccupante. La notevole massa di acqua dolce che viene immessa nello stagno ha alterato probabilmente il naturale e delicato meccanismo di scambio con le acque salmastre». Di seguito viene descritto il fenomeno di eutrofizzazione, con la colorazione verdastra delle acque dove cittadini e turisti sono soliti andare a fare il bagno. Poi il sindaco continua: «Il fenomeno si manifesta più volte nell’arco della giornata compromettendo seriamente l’immagine del sito turistico, con conseguenti lamentele degli operatori del settore e dei bagnanti che abbandonano il litorale, ma anche con seri danni economici e ambientali per il nostro territorio». Tedde, infine, conclude il suo appello chiedendo a Cappellacci di nominare nel più breve tempo possibile un commissario straordinario «che possa occuparsi del problema in maniera esclusiva e continuativa». Un grido di dolore rimasto evidentemente inascoltato, se è vero – ed è vero – che il primo cittadino il 28 febbraio scorso tenta di nuovo di sollevare la questione. Questa volta attraverso una lettera privata indirizzata sempre al presidente della Regione. «Carissimo Ugo – scrive Marco Tedde – ti chiedo di prendere in seria considerazione l’accorata istanza del 24/9/2010 perchè nella Riviera del Corallo stiamo arrivando al vero e proprio disastro ambientale. La colorazione delle acque di balneazione ha allontanato e allontana i turisti e sta provocando pesanti danni economici al territorio, con segnalazioni e denunce alla procura della Repubblica da parte di imprenditori e cittadini». E infine: «Non sto enfatizzando, ti prego di affrontare il problema con la tempestività che il dramma del caso richiede».

 

 

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. giugno 19, 2011 alle 8:10 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 19 giugno 2011
    Marea gialla, arriva il commissario per l’acqua. Il sindaco assicura l’intervento di un tecnico, la marea gialla non tornerà sul litorale. (Chiaramaria Pinna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/06/19/news/marea-gialla-arriva-il-commissario-per-l-acqua-4466111

    da Alguer.it, 19 giugno 2011
    La regione è in campo con 800mila euro per il sistema fognario, dichiara il presidente, che respinge le accuse di aver sottovalutato il problema. Lamentele di turisti e bagnanti ad Alghero. Marea gialla, Cappellacci: Incontro operativo in Regione: http://notizie.alguer.it/n?id=41764

    da L’Unione Sarda on line, 19 giugno 2011
    Alghero, marea gialla sul litorale. Cappellacci: “La Regione è mobilitata”: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/226532

  2. fabio
    giugno 20, 2011 alle 7:35 am

    Il comune di Alghero è interessato alla tutela ambientale come il fuoco all’acqua! Speriamo presto di fargli cambiare aria … Per ora stanno distruggendo Maria Pia dal mare sino alle dune … Le dune sono in disfacimento totale cosi come la spiaggia. Pero in cantiere c’e’ gia un bel progetto di allargare il porto (che a causate i danni alla spiaggia) e un puc che prevede cemento dappertutto .

    Saluti

  3. giugno 20, 2011 alle 3:30 pm

    da Alguer.it, 20 giugno 2011
    Due consiglieri comunali già otto anni fa ipotizzavano i problemi alla laguna del Calich. Non furono presi in considerazione, giochi della politica. Leggendo il Piano di Gestione targato 2011 è certificato come i reflui continueranno ad andare verso il Calich durante tutto l´anno. Disastro previsto dal 2003. Ecco il Piano di Gestione: http://notizie.alguer.it/n?id=41745

  4. fabio
    giugno 21, 2011 alle 8:35 am

    Ecco qui come anticipato nel commento precedente …. Incominciano i lavori su San giovanni … la cementificano tanto poi in seguito li davanti ci verra un altra parte di porto !!!! Poveri noi … un posto deturpato giorno dopo giorno

    http://notizie.alguer.it/n?id=41795

  5. fabio
    giugno 21, 2011 alle 8:38 am

    scusate qui è tutto più chiaro http://notizie.alguer.it/n?id=38066

  6. giugno 21, 2011 alle 3:38 pm

    da Alguer.it, 21 giugno 2011
    Una mappatura è in possesso del Parco Regionale di Porto Conte che si dice pronto a metterla a disposizione se servisse per affrontare il problema della colorazione delle acque lungo la fascia costiera
    Parco Porto Conte in campo. Due anni di campionamenti: http://notizie.alguer.it/n?id=41800

  7. Gianfranca
    giugno 21, 2011 alle 5:48 pm

    @Gruppo d’Intervento Giuridico
    Non so voi ma io non mi sento per niente tranquilla dal fatto che adesso le acque reflue vengano utilizzate in agricoltura. Possibile che le scelte siano tra farsi il bagno in queste acque o mangiarle?
    Lo scandalo è che il controllato e il controllore di queste acque sono la stessa persona, la pressione allo smaltimento attraverso l’irrigazione in agricoltura è fortissima e i controlli non sono puntuali.

    • fabio
      giugno 22, 2011 alle 9:05 pm

      a mio avviso anche se il depuratore è sottodimensionato per la maggior parte dell’anno irrigare in campi non desta problema l’acqua che esce dal depuratore è solo troppo ricca di carico organico per uno stagno o meglio per una laguna che va facilmente in tilt

      ps
      peccato che queste cose dovevano essere valutate prima e monitorate poi .. chissa perche quegli “scienziati” che ora vogliono essere consultati e investiti prima non hanno detto nulla ….

  8. fabio
    giugno 21, 2011 alle 9:41 pm

    Adesso si sveglia chi sapeva e non diceva nulla … chissa perche ? Vedi universita di sassari scienze botaniche … ora aspettano i soldi della regione … per “sistemare” le cose che equivale = mangiarci!!! Prima nessuno a scritto una riga … una laguna come sanno tutti vive di equilibri delicati , se tu bene che ti va ci sversi dentro acque reflue uscite da depuratore anche se fossero bevibili e perfette sono acque dolci che alterano l’equilibrio salino della laguna … e in piu tutti i nutrienti e non solo che ci finiscono ?? Ma dove erano questi “scienziati ” osservatori responsabili prima? Aspettavano forse il “danno ” con la conseguente “torta” da spartirsi per ripristinare le cose ??? A pensar male si fa sempre peccato … pero …

    ps
    avevo scritto preventivamente del calik circa un anno fa su questo blog ? saro un vegente?

  9. fabio
    giugno 29, 2011 alle 8:32 am

    Come previsto con la prospettiva dei soldi della regione arrivano i “nostri” e ci spiegano quello che dovevamo fare … ma non l’hanno fatto e che ora dobbiamo fare e sicuramente loro “ora ” sanno come fare !

    Come da copione !!!!

  10. luglio 17, 2011 alle 9:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 luglio 2011
    Aperto un fascicolo dopo gli esposti sul fenomeno che deturpa le spiagge della Riviera del Corallo. Marea gialla, ora indaga la Procura. Gli agenti della Forestale avevano già depositato un corposo dossier. (Elena Laudante)

    ALGHERO. Passata la fase acuta, il problema resta. Ecco perché la procura della Repubblica ha deciso di avviare accertamenti approfonditi sulle cause della “marea gialla” che deturpa il litorale di Alghero. E soprattutto, su eventuali responsabilità.
    Il fascicolo d’inchiesta è stato appena aperto, sulla base di esposti che l’anno scorso e al principio di quest’estate sono fioccati soprattutto da parte di operatori turistici.
    Il fenomeno che ormai si registra ogni anno, tra la primavera e l’estate, non lascia indifferente la magistratura. Il procuratore Roberto Saieva ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato, ma non è chiaro se l’inchiesta sia stata già assegnata ad un sostituto. La fase delle indagini preliminari ovviamente impone il riserbo assoluto.
    Di certo, quando il fenomeno è tornato alla ribalta – a metà maggio – il Corpo Forestale si era mosso per analizzare il fenomeno dell’eutrofizzazione dello stagno Calik. Ma già lo scorso anno, i ranger avevano lavorato a lungo sull’argomento e inviato un faldone corposo in procura. Non è chiaro se l’indagine aperta in questi giorni muova i passi proprio da quel dossier oppure dalle nuove segnalazioni. Competenti per materia potrebbero essere i Forestali ma anche il Noe dei Carabinieri.
    L’emergenza è finita, si diceva, ma il colore giallastro dell’acqua, spesso maleodorante, affligge ancora bagnanti e operatori in alcune parti del litorale, dal parto di Fertilia fino all’Ospedale Marino. L’inchiesta può contare su un presupposto importante: le cause sono chiarissime, e si spiegano con un fenomeno naturale, che però potrebbe avere origine in comportamenti umani. Tutto parte dal depuratore San Marco, che ha contribuito a riversare sempre maggiori quantità di acqua dolce in uno stagno salmastro come il Calik (sito tutelato a livello comunitario). L’impatto è devastante, scatena l’eutrofizzazione, ovvero una sorta di overdose di organismi nutrienti che destabilizzano l’ecosistema. E alimentano alghe, che a loro volta si sfilacciano e si dissolvono nelle acque, mentre queste passano dal Calik al porto canale di Fertilia, attraverso il Rio Filubertu. Tutto naturale, dunque? Sì, ma forse quantomeno contenibile, almeno rispetto ai quantitativi di acqua depurata immessa nello stagno.
    C’è da sottolineare che la sostanza giallastra è brutta a vedersi, ma non inquina il mare. Eppure fa ugualmente molti danni: a chi di vive anche di sola immagine, come gli operatori turistici. Tra maggio e giugno si era registrata una vera e propria rivolta dei proprietari degli stabilimenti di Maria Pia, che il 15 giugno avevano attraversato la città per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che rischia di alterare un altro ecosistema, quello dell’economia algherese. Spaventato, già in inverno il sindaco Marco Tedde aveva provato a chiedere aiuto al governatore Ugo Cappellacci, con due lettere, una delle quali personale.
    «Credimi presidente – scriveva il primo cittadino – in assenza di interventi celeri la prossima estate algherese sarà molto difficile da affrontare. Per tutti». Ma nessuno aveva mosso un dito.
    Poi a bomba esplosa, Tedde aveva dato una spiegazione del disastro, che potrebbe essere spunto per gli inquirenti. «Sono convinto che tutto sia dipeso dal guasto a uno dei filtri per cui l’acqua del depuratore è arrivata con maggiore potenza nel Calik».

  11. ottobre 25, 2011 alle 2:47 pm

    da Alguer.it, 25 ottobre 2011
    Il sindaco ammette il disastro in atto, convoca tutti gli enti interessati al problema ma non cita mai i reflui del nuovo impianto di depurazione, tra le cause del disastro.
    Calich in overdose, Tedde riconosce il disastro: http://notizie.alguer.it/n?id=44549

    da La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2011
    Il sindaco convoca gli esperti per cercare di trovare soluzioni prima della prossima estate. Super vertice per salvare il Calich. Tutti al capezzale dello stagno per scongiurare la «marea gialla». L’obiettivo comune è il risanamento della laguna protetta. (Andrea Massidda)

    ALGHERO. Un supervertice per salvare il Calich. Tra una decina di giorni – precisamente venerdì 4 novembre – esperti e soggetti pubblici interessati alle sorti dello stagno agonizzante si ritroveranno negli uffici comunali di Sant’Anna per elaborare le azioni di risanamento.
    A fissare la data dell’incontro è stato il sindaco Marco Tedde attraverso una lettera inviata ieri mattina alle istituzioni e agli enti a vario titolo coinvolti nella gestione e controllo della laguna e delle attività che con essa interferiscono (si va dall’Arpas alla Provincia di Sassari, dal Consorzio di Bonifica della Nurra ad Abbanoa, dall’ Agenzia Laore al Parco di Porto Conte, passando per gli assessorati regionali all’Agricoltura e all’Ambiente e l’Enas). L’obiettivo dichiarato è quello di mettere insieme una squadra che possa seriamente occuparsi dei problemi del Calich, in modo che si possa arrivare preparati alla prossima stagione balneare, evitando – tanto per fare un esempio – che si ripeta il fenomeno della cosiddetta marea gialla. «È necessario intervenire – spiega il primo cittadino – iniziando dalla elaborazione del Contratto di stagno, già previsto come misura nel Piano di gestione del Distretto idrografico della Sardegna». L’invito di Tedde è piuttosto fermo. «Il tempo trascorre e c’è tanto da fare – si legge nella lettera – anche perché sono necessari analisi, approfondimenti e procedure amministrative di per sé lunghe e laboriose. È dunque indispensabile intervenire immediatamente e anche se tra i soggetti direttamente coinvolti non vi è il Comune di Alghero è evidente che il nostro interesse prescinde da competenze burocratiche». L’imperativo è monitorare gli scarichi, bonificarli, trasformarli in riuso ambientale e bonificare il porto canale di Fertilia con il dragaggio per il ricambio d’acqua e l’ossigenazione, valutando il trattamento delle alghe presenti nello stagno con metodi naturali o chimici.«Gli studi svolti – prosegue Tedde – hanno definitivamente accertato che non c’è tempo da perdere e che lo stagno è gravemente malato, sia in ordine allo stato di manutenzione generale che a quello delle acque». Il riferimento è al fenomeno del Bloom algale, che colora di verde il mare compromettendo l’immagine della zona, con conseguenti lamentele degli operatori del settore e dei bagnanti. «Agiamo subito – conclude il sindaco – altrimenti lo stagno cesserà di esistere con conseguenze disastrose per l’ecosistema e per il fondamanentale comparto turistico».

  12. novembre 6, 2011 alle 7:19 pm

    da Alguer.it, 5 novembre 2011
    «La Provincia non parteciperà a nessun incontro pubblico pensato con lo scopo di dividere, tra tutti i soggetti precettati, le responsabilità per quello che succede nel Calich»
    Calich: Rottura istituzionale. Denegri scarica Tedde: http://notizie.alguer.it/n?id=44779

    qui il precedente:
    Ecco la lettera integrale inviata dal sindaco Marco Tedde all´attenzione degli enti coinvolti nella gestione delle acque in Sardegna. E´ arrivato il momento di agire: http://notizie.alguer.it/n?id=44551

  13. novembre 10, 2011 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 novembre 2011
    Il Calich è sempre malato «Spetta a Regione e Laore controllare la laguna». Arpas e Provincia assenti dal vertice convocato in Comune. (Andrea Massidda)

    ALGHERO. Il Calich è malato sin dal 1981 e il compito di verificare con attenzione la qualità degli scarichi che finiscono nello stagno è della Regione e dell’Agenzia Laore, titolari della laguna. È quanto emerso martedì dal vertice convocato in Comune dal sindaco Tedde.
    All’incontro, svoltosi a porte chiuse negli uffici di Sant’Anna, hanno partecipato il Servizio demanio regionale, l’Agenzia Laore, il Parco di Porto Conte, il Dipartimanto forestale, l’Enas, il Genio civile e la Capitaneria di porto. Ma tante e di rilievo sono state le defezioni, e questo nonostante il summit fosse stato rinviato di qualche giorno proprio per permettere a tutti i soggetti invitati di intervenire. Tra gli assenti, la Regione, che ha competenze sul Calik, l’Arpas, che ha la titolarità delle analisi sui reflui, il Consorzio di bonifica della Nurra (l’ente gestore dei reflui per uso agricolo e del bacino del Cuga), Abbanoa (che gestisce il Depuratore di San Marco) e infine la Provincia di Sassari, titolare delle autorizzazioni allo scarico delle acque del depuratore, che aveva peraltro annunciato di non partecipare attraverso le dichiarazioni al vetriolo dell’assessore all’Ambiente Paolo Denegri.
    Secondo quanto riferiscono dal Comune, il vertice è servito a verificare lo stato di salute del Calick e i fenomeni di colorazione degli ultimi due anni, ma anche a ipotizzare soluzioni al riguardo. Dalle varie relazioni sarebbe emerso che il progetto e l’ubicazione del nuovo depuratore di San Marco è la migliore possibile, «in quanto già operante in loco il depuratore dell’Asi e in quanto si tratta di area a destinazione industriale». Poi è stato sottolineato che nello stagno sversa anche il depuratore di Olmedo. A questo proposito il tavolo tecnico ha analizzato con attenzione le parole del rappresentante della Provincia di Sassari verbalizzata nella conferenza di servizi tenutasi a Cagliari nel giugno scorso («il depuratore di Olmedo non funziona, è sicuramente sottodimensionato per la portata attuale dei reflui: non sono previsti interventi di manutenzione straordinaria ed è stato riscontrato che anche quella ordinaria viene seguita in modo alquanto approssimativo». Secondo il Comune di Alghero i partecipanti avrebbero commentato che si tratta di «dichiarazioni gravissime che potrebbero richiedere l’intervento di altre autorità» e che tuttavia «esiste una condizione di psicosi e allarme ingiustificato soprattutto alla luce delle analisi effettuate dall’Arpas, le quali attestano che sotto il profilo batteriologico e chimico sono rispettati i parametri di legge». Tutto fa pensare che seguiranno polemiche.

  14. novembre 13, 2011 alle 9:56 am

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2011
    Calich «malato»: l’assessore attacca Tedde. Il delegato della Provincia Enrico Daga: «Il problema sottovalutato dal 2008».

    ALGHERO. Lo stato di salute del Calich continua ad alimentare polemiche. Domani Antonello Usai, direttore generale dell’agenzia Laore, presenterà un esposto in Procura. E oggi l’assessore provinciale Enrico Daga attacca il sindaco Marco Tedde.
    Daga – che è anche consigliere comunale dell’opposizione eletto con i voti del Pd – premette che in questa litigiosa vicenda la cosa per lui più importante è che i problemi dello stagno si risolvano al più presto. Tuttavia le sue parole nei confronti del sindaco, che nei giorni scorsi aveva convocato a Sant’Anna un vertice sul Calich disertato dall’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Denegri e da altri importanti soggetti istituzionali, non sono certo tenere. «Chissà se il sindaco ricorda – ironizza Daga – che sin dal 2008, attraverso un’interrogazione presentata in consiglio da me e dal mio collega Matteo Tedde, erano stati espressi tutti i rischi sull’apertura del depuratore. E chissà se ricorda come siano state minimizzate le nostre preoccupazioni. Certo è che dalla reazione stizzita che attraverso i suoi consiglieri comunali di riferimento ha avuto nei miei confronti, solo per aver sottolineato che la questione del Calich deve trovare una soluzione, mostra palesemente che si cerca di mistificare la realtà».
    Una premessa cui segue l’affondo: «È evidente – continua Daga che il mio invito pubblico rivolto al sindaco di portare prima in consiglio comunale la discussione sullo stagno e poi di presentare regolare denuncia alla procura della Repubblica e alla Corte dei Conti affinché si faccia chiarezza sui responsabili di questo disastro a Tedde non sia piaciuto. Credo sia vergognoso – conclude Daga – che, anziché rispondermi sulle questioni da me sollevate, il sindaco e i suoi accoliti abbiano tentato di denigrare il mio operato di assessore provinciale».

  15. dicembre 11, 2011 alle 2:31 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 dicembre 2011
    L’ufficio Lavori pubblici del Comune riferisce di un summit in Regione sull’inquinamento dello stagno del Calich. «Marea gialla: San Marco non c’entra». Secondo la nota il depuratore non sarebbe coinvolto nel malessere ambientale. (Gianni Olandi)

    ALGHERO. Il Calich è ammalato ma le cause della marea gialla, non possono essere imputate all’impianto di depurazione della zona industriale di San Marco. A queste conclusioni, riferisce il Comune, sono giunti i tecnici degli enti che hanno competenza sulla laguna.
    Lunedì scorso, a Cagliari, nella sede dell’assessorato all’Ambiente, si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato i rappresentanti, i tecnici dei numerosi enti che sovraintendono, per un verso o per l’altro, allo stagno. Presenti oltre al comune di Alghero, rappresentato da Ingrid Crabuzza del settore Lavori pubblici, che al termine dell’incontro ha diffuso una nota nella quale vengono evidenziati i contenuti della riunione, il distretto idrografico regionale, l’Arpas, l’agenzia della Regione deputata al monitoraggio sulla salute del mare, e dello stagno, la Provincia di Sassari, il Consorzio di Bonifica della Nurra, Abbanoa, l’ente gestore del depuratore, il servizio Demanio e Patrimonio di Sassari e Cagliari, assessorato ai Lavori pubblici, il servizio Porti, l’Agenzia Laore, l’ente Parco di Porto Conte, l’assessorato regionale all’Agricoltura, comparti lagune, quello all’Ambiente, Forestale, dipartimento di Sassari, capitaneria di Porto ed Enas.
    Un summit al capezzale dello stagno malato ma soprattutto un tavolo tecnico da dove debbono giungere soluzioni di tipo scientifico. Tutti hanno concordato della esigenza di mette in atto la stipula del Contratto di Stagno, già previsto dal piano idrografico e quindi inserire misure di risanamento e gestione della laguna. Nel corso della riunione sono stati esaminati i dati e i rilevamenti dell’Arpas, confrontati gli esiti delle conferenze di servizio svolte fino a oggi, ed è stato rilevato – come risulta dal comunicato diffuso da Ingrid Crabuzza del comune di Alghero – che le difficoltà del Calich non sono imputabili al nuovo depuratore di San Marco, il grande imputato della marea gialla. È stato evidenziati che l’impianto in questione ha un trattamento di riuso ambientale allo scarico autorizzato, in grado di mandare anche al riuso agricolo il 100 per 100 della produzione. Inoltre la qualità delle acque è superiore rispetto a quella dell’invaso del Cuga.
    Ma la marea gialla? Sempre secondo il Comune il tecnico avrebbe affermato che il fenomeno è determinato dalle alghe presenti nella laguna che soffrono della presenza di nutrienti e ossigeno provenienti da ben 10 impianti di depurazione che scaricano nel Calich che, a differenza di quello di San Marco, non posseggono tutte le autorizzazioni e non hanno le acque al riuso certificate.
    La punta dell’iceberg del fenomeno negativo secondo il com unicato sarebbe il depuratore di Olmedo, obsoleto e fuori norma. Dal summit sono giunte anche ipotesi di soluzione supportate da studi specifici come quella riguardante l’avvio di coltivazioni di mitili che sarebbero in grado di evitare il fenomeno della putrefazione delle alghe. Altra ipotesi vagliata dai tecnici è la modifica del molo di sopraflutto di Fertilia, che convoglia le acque giallastre verso il litorale. Per i tecnici non è invece una ipotesi ma un atto dovuto la bonifica di tutti gli scarichi, i famosi dieci depuratori fuori norma, che portano in laguna acque non depurate.

  16. marzo 13, 2012 alle 4:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 13 marzo 2012
    L’inchiesta sul fenomeno nel litorale. Sulla marea gialla la Procura ipotizza l’abuso d’uffici. (Elena Laudante)

    SASSARI. La procura della Repubblica di Sassari ipotizza il reato di abuso d’ufficio, oltre a contravvenzioni legate a questioni ambientali, nell’inchiesta sulla marea gialla. Il fenomeno aveva sconvolto il litorale di Alghero all’inizio della scorsa estate, ed è causato dall’eutrofizzazione dello stagno del Calik, dove si formano alghe gialle provocate dall’impatto sullo specchio dell’acqua che parte dal depuratore della zona industriale di San Marco, attivano nel 2009. Relui che attraverso un rio vanno a finire nel porto di Fertilia. Ed è sul funzionamento di questa struttura, sul suo collaudo e sulle modalità di realizzazione che si concentrano gli accertamenti del Corpo forestale, coordinati dal sostituto procuratore Roberta Pischedda. Si tratta di un lavoro complesso perché bisognerà capire se a monte di quel fenomeno, che ha un forte impatto visivo ma secondo l’Arpas non è inquinamento, c’è malagestione di un’opera pubblica, come l’iniziale ipotesi associata all’apertura del fascicolo di inchiesta lascia intuire. A fine febbraio la polizia giudiziaria era andata in Comune e aveva preso i documenti che riguardano l’appalto e il collaudo del depuratore. Ma altri atti importanti potrebbero finire in quel fascicolo: sono quelli scritti dal magistrato Francesco Gigliotti, sostituto procuratore che ha lasciato Sassari da qualche anno, in una precedente inchiesta. Inchiesta che poi era finita in archivio.
    Sui problemi del Calik il commissario Michele Casula ha scritto scritto una lettera a Ugo Cappellacci per chiedere un intervento della Regione prima che inizi la stagione turistica. Ma il centrosinistra ha ricordato l’interrogazione presentata dai consiglieri comunali del Pd Enrico Daga e Matteo Tedde il 17 gennaio 2008, nella quale si mettevano in evidenza i rischi dell’attivazione del depuratore all’epoca non ancora spento.

  17. aprile 4, 2012 alle 2:44 pm

    da L’Unione Sarda, 4 aprile 2012
    Anche le analisi dell’Arpas confermano lo stato di eutrozzazione della laguna generato dagli scarichi.
    Allarme, il Calich è un tappeto verde. L’aumento delle temperature ha fatto proliferare milioni di alghe. (Pierpaola Pisanu): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20120404085923.pdf

  18. maggio 21, 2012 alle 9:54 pm

    da Alguer.it, 21 maggio 2012
    Nei prossimi giorni commissari europei ad Alghero per verificare il rispetto delle prescrizioni progettuali. Continuano nel frattempo le visite dei Forestali a Sant´Anna, la scorsa settimana ancora perquisizioni.
    Il Depuratore scomoda l’Ue: http://notizie.alguer.it/n?id=49093

    da L’Unione Sarda, 22 maggio 2012
    Depuratore, visita dei commissari Ue. Dopo l’interrogazione parlamentare, il caso approda a Bruxelles: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20120522084907.pdf

  19. giugno 30, 2012 alle 3:30 pm

    da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2012
    Ritorna la marea gialla: grande fuga dalle spiagge. Disappunto tra i bagnanti , immediato intervento della Guardia Costiera I tecnici dell’Arpas hanno prelevato campioni di acqua, attesa per le analisi. MARIA PIA»MAZZATA SUL TURISMO. (Andrea Massidda)

    ALGHERO. Dopo una ventina di giorni di tregua (curiosamente in coincidenza con la campagna elettorale), nel primissimo pomeriggio di ieri in tutto il litorale di Maria Pia si è rifatta viva la famigerata «marea gialla». In altre parole, l’acqua cristallina di quel tratto di spiaggia che va dal porto turistico di Fertilia sino all’ospedale marino ha assunto improvvisamente il colore del Tevere, scatenando il fuggi fuggi generale tra i bagnanti. Alcuni turisti ospiti dell’hotel Villa Maria Pia, inorriditi, sono addirittura tornati in albergo decisi a concludere subito la vacanza. Molti altri hanno invece chiamato la guardia costiera per segnalare il fenomeno, che a quanto pare stavolta si è presentato inquietante come non mai. Tanto è vero che il comandante della capitaneria di porto di Alghero, il tenente di vascello Giuseppe Prigigallo, in accordo con il dirigente del Comune Marco Saba, intorno alle 14 ha ritenuto opportuno allertare gli esperti dell’Arpas, i quali sono arrivati in città immediatamente per prelevare alcuni campioni d’acqua da far analizzare in laboratorio. Un’operazione durata più di due ore e della quale si conosceranno gli esiti forse già nella giornata di oggi. Nel frattempo, i vari operato ri balneari della zona – che da almeno due anni protestano invano lamentando grosse perdite in termini economici e d’immagine per la Riviera del Corallo – erano sull’orlo di una crisi di nervi. Uno di loro si è addirittura precipitato negli uffici comunali di Sant’Anna, dove da due giorni lavora il nuovo sindaco Stefano Lubrano, per chiedere un incontro urgente con il primo cittadino. «Io l’ho ricevuto – spiega Lubrano – e ho tentato di tranquillizzarlo garantedogli la mia massima disponibilità a risolvere una volta per tutte il problema. Ora però non c’è davvero più tempo da perdere. Entro giovedì prossimo convocherò qui in città un vertice con tutti i soggetti interessati a vario titolo della questione: da Abbanoa, che gestisce il depuratore di San Marco, al Consorzio di bonifica della Nurra, passando per l’Arpas, la guardia costiera, la Provincia e naturalmente la Regione. E a proposito di Regione, impossibile non ricordare che appena una decina di giorni fa ad Alghero era arrivato l’assessore ai Lavori pubblici Angela Nonnis per annunciare lo stop perentorio all’immissione di reflui nel Calich. Sarebbe infatti l’acqua depurata a San Marco, calda e dolce, a scatenare nello stagno quel fenomeno di eutrofizzazione responsabile della «marea gialla».

  20. luglio 1, 2012 alle 4:37 pm

    ..aaahhh…ha fatto le analisi Goletta verde..allora possiamo stare tranquilli.

    da La Nuova Sardegna on line, 1 luglio 2012
    Marea gialla ad Alghero, protestano turisti e operatori.
    Solo domani si conoscerà l’esito delle analisi dell’Arpas sui campioni di acqua prelevati tra Maria Pia e Fertilia. (Andrea Massidda): http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2012/07/01/news/marea-gialla-ad-alghero-protestano-turisti-e-operatori-1.5344357

  21. luglio 2, 2012 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 2 luglio 2012
    Ore 11: il mare di Alghero diventa giallo. Non sarebbe inquinamento, ma il Consorzio della Nurra non utilizza l’acqua depurata per la presenza di coliformi fecali. (Pier Luigi Piredda): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120702083147.pdf

    Federalberghi: «Subito una soluzione». Il presidente Macciocu chiede un incontro urgente a Cappellacci per evitare il tracollo: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120702083217.pdf

  22. luglio 3, 2012 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2012
    «Il mare non è inquinato, sono le alghe del Calich». Sono tranquillizzanti i risultati delle analisi effettuate dai tecnici dell’Arpas. Vere e proprie psicosi tra i bagnanti. Operatori turistici pronti a licenziare.
    MAREA GIALLA»NESSUN RISCHIO PER LA SALUTE. (Andrea Massidda)

    ALGHERO. Il tratto di mare che va dall’ospedale Regina Margherita sino al piccolo porto di Fertilia presenta una colorazione giallastra tendente al marrone (e per accorgersene non c’è certo bisogno del microscopio), ma non è inquinato. Nel senso che a fare il bagno in quelle acque non si rischia la salute. Lo dice l’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che dopo aver ufficiosamente escluso la presenza di colibatteri e streptococchi al di sopra dei valori tollerati dalla legge, ieri mattina – quindi passate le 48 ore necessarie ad avere certezze scientifiche – ha comunicato l’esito definitivo delle analisi svolte sui campioni prelevati venerdì pomeriggio in quattro distinti punti del litorale di Maria Pia. Le analisi. «Dal punto di vista microbiologico tutto rientra nella norma – spiega Pietro Caria, responsabile del laboratorio regionale -, tuttavia l’esame ha confermato un’infiorescenza algale piuttosto importante, giustificata verosimilmente dal gran caldo e dalla bonaccia di questi giorni». Un fenomeno che da una parte spiegherebbe l’intensa marea gialla del weekend e che comunque si sta ulteriormente analizzando. L’obiettivo è infatti capire se queste alghe sfilacciate provenienti dal Calich possano rivelarsi tossiche. «I nostri tecnici sono al lavoro proprio per verificare questo aspetto – continua l’esperto dell’Arpas – e non escludo che ci sia la necessità di inviare i campioni nel centro specializzato di Cesenatico». In questo caso per il verdetto bisognerà aspettare ancora sino a venerdì prossimo. Psicosi. Intanto tra i bagnanti si sta creando una vera e propria psicosi. Negli ultimi giorni alcuni bambini che avevano fatto il bagno nelle spiagge cittadine sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale civile perché nel corpo presentavano «lesioni populo-pustolose compatibili con l’impetigine». Bolle, per intendersi. I medici del reparto di Pediatria parlano di effetti da puntura d’insetto ed escludono che possa trattarsi di qualcosa da legare alla nocività dell’acqua. Ma sabato sera due genitori tempiesi molto preoccupati sono andati a segnalare l’accaduto ai carabinieri. Licenziamenti. Non si placano nel frattempo le proteste da parte degli operatori turistici, che lamentano la fuga in massa di turisti inorriditi dal brown sea. «Da noi non viene più nessuno – avverte Bruno Costantino, presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio -, tanto che stiamo valutando la possibilità di licenziare i bagnini». Fabio Fois, leader dell’Associazione balneari di Alghero, chiede di far parte del tavolo, previsto per giovedì in Comune, nel quale i vari soggetti interessati discuteranno di come risolvere i problema. «Un vertice necessario e decisivo», dice Roberto Salmon, di Italia Nostra

  23. luglio 5, 2012 alle 10:31 pm

    da Alguer.it, 5 luglio 2012
    Incontro partecipato a Sant´Anna, si cercano soluzioni. «Si attende la verifica di ulteriori analisi per dirottare le acque in agricoltura garantendo la massima sicurezza per il mondo agricolo». Nuovo incontro martedì. Tutti al capezzale del Calich. Rimangono grossi dubbi: http://notizie.alguer.it/n?id=50149

  24. aprile 12, 2013 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 aprile 2013
    «Subito un commissario per la marea gialla». L’assessore all’Ambiente Elena Riva spiega che per risolvere il problema deve intervenire la Regione. (Andrea Massidda)

    ALGHERO. Per affrontare e tentare di risolvere il fenomeno della famigerata marea gialla il Comune è intenzionato a chiedere alla Regione la nomina di un commissario straordinario. Lo rivela l’assessore comunale all’Ecologia Elena Riva, che – anche dopo i recenti solleciti delle associazioni ambientaliste – entra nel vivo del problema segnalando alcuni dati di ordine generale, ma utili a comprenderne la complessità. «L’ipertrofia del Calich – spiega l’assessore riferendosi alla causa della marea gialla – è il risultato di impatti comulativi sinergici che nel corso di svariati decenni hanno portato l’ecosistema lagunare a uno stato di sofferenza, amplificata dall’arrivo dello scarico del depuratore. Ma per risolvere un problema ambientale bisogna prima di tutto riuscire a dimensionare i fattori che influiscono sul processo: nel nostro caso almeno la portata delle acque e il carico di nutrienti». Poi chiarisce: «Ad Alghero non esiste un sistema di separazione tra le acque nere e le acque bianche e questo comporta che le acque che portiamo al depuratore siano estremamente diluite con impatti significativi sulla qualità del processo depurativo Per questo l’amministrazione comunale sta lavorando con Abbanoa per predisporre il ripristino della condotta del solaio, ex scarico a mare del depuratore Mariotti, che oggi potrebbe avere la funzione di scarico di emergenza per le acque bianche». Poi l’assessore Riva parla del sistema dei depuratori che insistono sugli affluenti del Calich, evidenziando tabelle Arpas alla mano che l’impianto di Olmedo risulta quasi sempre fuori norma, così come il quello di Santa Maria La Palma, che però è quattro volte più grande e presenta le stesse problematiche per il superamento degli enterococchi fecali. «La nostra amministrazione – conclude – ha tutto l’interesse a dialogare politicamente con Olmedo affinchè provveda alla messa a norma dell’impianto, ma l’azione deve concentrarsi sul risolvere i problemi strutturali presenti nei nostri depuratori e ottimizzarne il funzionamento».

  25. luglio 25, 2013 alle 3:00 pm

    ecco qui, archiviazione con patente di cialtronaggine per chi ha operato.

    da La Nuova Sardegna, 25 luglio 2013
    «La marea gialla causata dagli errori degli enti».
    LE ALGHE A MARIA PIA. La Procura chiede l’archiviazione dell’inchiesta sul depuratore di San Marco Ma il documento scritto dal pm è un atto d’accusa per le amministrazioni. (Elena Laudante)

    ALGHERO. Non è colpa di nessuno. O meglio, nessuno ha commesso reati. Però di errori, nella vicenda del depuratore San Marco che ci ha regalato la marea gialla davanti a Maria Pia, ne sono stati commessi. Quantomeno «si è trattato di un errore di valutazione e di previsione in cui sono incorsi sia gli enti locali sia quelli regionali, nell’approvare il progetto originario relativo alla realizzazione dell’impianto che continuerà ad incidere negativamente, se non si troveranno soluzioni alternative allo scarico ordinario sul Rio Filibertu». È questa la pietra tombale sull’inchiesta che la procura della Repubblica ha condotto in quasi tre anni. Ci sono voluti mesi per studiare una montagna di relazioni, analisi, atti amministrativi, che dal 2002 scadenzano progettazione e funzionamento dell’impianto. Si tratta del cuore del problema: la marea gialla è causata dall’eutrofizzazione del Calich dove arrivano i reflui ripuliti dal depuratore San Marco, attraverso, appunto, il Rio Filibertu. Da almeno quattro anni il fenomeno fa disperare bagnanti e titolari delle attività commerciali di Maria Pia, la più colpita dalle alghe marroncine che si accompagnano a sostanze mucillaginose quando il caldo alimenta l’eutrofizzazione nello stagno. Quelle che ti aspetteresti a Ostia, non ad Alghero. Nel 2010 la Federazione italiana imprese balneari di Alghero, attraverso l’esposto dell’avvocato Claudio Montalto, aveva chiesto l’intervento della procura. Ma dopo le indagini del Corpo forestale, il pm Roberta Pischedda ha dovuto chiedere l’archiviazione del fascicolo. Semplicemente perché nel comportamento di chi è finito sotto inchiesta – l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, Antonio Era indagato per falso in atti pubblici) – ma soprattutto nella gestione del depuratore e del problema dei suoi reflui, non è possibile individuare responsabilità penali. Al massimo, chiarisce il pm, chi gestisce l’impianto (prima il Comune, oggi Abbanoa) può essere punito con sanzione amministrativa. E l’organismo chiamato a bacchettare eventuali violazioni dell’autorizzazione agli scarichi, è la Provincia. Ma nel chiedere al giudice preliminare di archiviare il caso, il pm ricostruisce nel dettaglio azioni ed «errori» che hanno causato la marea gialla. Pur ammettendo che non si tratta di inquinamento (come aveva già sentenziato l’Arpas), il magistrato ricorda che è frutto «dell’eccessiva quantità di reflui che vengono scaricati sul Riu Filibertu (previsto nell’autorizzazione provinciale allo scarico come “corpo idrico recettore”)». In base all’analisi di un ingegnere, il pm annota come sia verosimile che gli apporti dello scarico del depuratore determinino un problema ambientale in corrispondenza dello sbocco dello stagno Calich, «causando un’inversione del flusso naturale delle correnti dallo stagno verso il mare, con conseguente trasporto delle alghe e delle mucillagini presenti nello stagno». Ma perché è accaduto? Perché la portata del depuratore, così come prevista nel progetto del 2003 e poi modificata, non ha tenuto conto della situazione attuale, dell’odierna capacità dei terreni di assorbire i reflui e impiegarli per l’irrigazione. Emerge «una discrepanza» – la chiama il pm – tra i dati attuali e quelli previsti nel progetto originario del depuratore, l’aumento delle portate dei reflui da depurare rispetto a quelli attesi dal progetto e la presenza di «alte concentrazioni di cloruri (dovuti allo sversamento di acqua salina)». A far precipitare la situazione negli ultimi anni, paradossalmente, è stata l’aumento delle piogge e la fine della siccità. Il Consorzio di bonifica della Nurra non ha più bisogno dei reflui affinati dal depuratore per irrigare i campi. E questi liquidi di troppo finiscono nel Riu Filibertu, che nel progetto preliminare del 2003 era previsto come corpo recettore per lo sole portate eccezionali. Invece, in seguito divenne scarico ordinario. Per capire come sia potuto accadere, in una zona di grande pregio ambientale, bisogna tornare indietro di qualche anno. Costati 18,9 milioni di euro, i lavori per il depuratore iniziano nel 2005, ad opera della Ati Siba, Sa.Gi.Dep. e Mario Ticca, ma ne saranno necessari altri nel corso degli anni. Il collaudo, però, arriva solo nel 2011, dopo mesi di attività. Nel frattempo cambiano le condizioni climatiche. E l’iniziale destinatario dei reflui depurati (il Consorzio) non ne ha più bisogno. Nel 2008, dopo le richieste del Comune, la Provincia concede per 4 anni l’autorizzazione allo scarico dei reflui del depuratore nel Rio Filibertu, forte del parere di conformità della Regione. Ma l’impianto, sottolinea il pm, «all’epoca non aveva superato il collaudo finale». Eppure «nessun rilievo veniva mosso sulla mancata evidenza della zona sensibile né sulla mancanza di dati sul corpo recettore di emergenza». Dell’impatto sul fiume collegeato al Calich, in sostanza, non si sapeva nulla. E nel 2010 il Consorzio di Bonifica chiede formalmente la riduzione della portata di reflui. L’agenzia del Distretto idrografico della Regione li dirotta verso il rio. Dopo dieci anni di diffide, autorizzazioni, studi e competenze frammentarie, responsabilità difficilmente riconducibili a chicchessia, la marea gialla resta lì.

  26. agosto 14, 2013 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 agosto 2013
    «Marea gialla? Un disastro ambientale». La Fiba chiede alla Procura di continuare le indagini sul fenomeno al centro dell’inchiesta che sta per essere archiviata.
    Le carte. «Errori nel progetto del depuratore». (Elena Laudante)

    L’inchiesta della procura della Repubblica sulla “marea gialla” viene aperta dal pm Roberta Pischedda nel 2011, su esposto della Federazione italiana balneari. Aperto il fascicolo per falso in atto pubblico, il pm cerca di capire se ci siano stati errori nella progettazione o nella esecuzione dell’impianto San Marco, causa del fenomeno perché scarica i reflui depurati nel Rio Filibertu, che li porta al Calich. Qui, dall’impatto con le acque saline dello stagno, viene generata l’eutrofizzazione, e le alghe giallognole che poi colorano l’acqua. Il pm scopre che nel parere di conformità del Servizio regionale tutela delle acque, l’impianto progettato nel 2002 deve conferire reflui trattati al Consorzio bonifica della Nurra per irrigare i campi, e solo per le emergenze nel Rio Filibertu. Ma il Consorzio Nurra non ha più bisogno dei reflui. E tutto finisce nel Rio. Il pm chiede l’archiviazione. Ma scrive: «È stato un errore di valutazione e di previsione in cui sono incorsi gli enti nell’approvare il progetto originario che continuerà ad incidere negativamente, se non si trovano soluzioni alternative allo scarico ordinario sul Rio».

    ALGHERO. «Quello causato dalla marea gialla è un disastro colposo». Ci si deve barcamenare in un sistema penale che non contempla – non nel dettaglio – il reato di “disastro ambientale”. Anche questo vulnus giuridico rende complesso il lavoro di chi vuole dire no all’archiviazione dell’inchiesta sul funzionamento del depuratore San Marco, causa indiretta del fenomeno di eutrofizzazione dello stagno Calich, dove ha origine l’acqua giallognola e melmosa che deturpa, spesso, il litorale di Maria Pia. Una settimana fa la Fiba, federazione italiana imprese balneari, per mano del suo segretario, Franco Pedrini, ha depositato una memoria al giudice delle indagini preliminari che valuta la richiesta di archiviazione della Procura. Richiesta che arriva dopo due anni di indagini da parte del pm Roberta Pischedda, che ipotizzata il reato di falso in relazione al progetto dell’impianto di depurazione risalente al 2002-2003, probabilmente realizzato con stime poco lungimiranti rispetto ai reflui da depurare. E che oggi finiscono regolarmente nel Rio Filibertu, dunque nel Calich, inizialmente previsto come scarico d’emergenza. Starebbe qui il peccato originale intravisto dalla magistratura. Ma a parte macroscopici «errori» commessi da enti regionali e locali, aveva scritto il pm nella richiesta di archiviazione, non è stato possibile contestare violazioni penali. Dopo aver analizzato ogni riga della richiesta di archiviazione, il legale che tutela Pedrini, Claudio Montalto, ha depositato al gip Antonello Spanu una memoria (equivalente a una richiesta di opposizione), che ripercorre la vicenda e ipotizza che quello della marea gialla possa essere inquadrato nella categoria giuridica del disastro ambientale, previsto da una direttiva comunitaria ma non dal nostro codice penale, se non nella forma generica del disastro colposo. E allora, fermo restando questo vuoto normativo, il penalista interpreta il fenomeno che tanto fa dannare bagnanti e operatori come un evento disastroso capace di comportare danni agli operatori, seppur “solo” economici. Spetta ora al gip capire se questo spunto di riflessione meriti di essere discusso in una udienza formale, dove legale della persona offesa (la Fiba, appunto), e la Procura possano confrontarsi sulla possibilità o meno di andare avanti nell’inchiesta. E convincere il gip delle loro argomentazioni. A quel punto, il giudice potrà ordinare nuovi accertamenti, oppure stabilire se nulla si può aggiungere all’indagine condotta dal Corpo forestale. Ma una strada, forse, non è stata ancora intrapresa. Quella della perizia. I balneari chiedono al gip di nominare un tecnico al di sopra delle parti, che valuti – in maniera completamente indipendente – quale sia l’impatto della marea gialla sull’acqua, sebbene Arpas e ambientalisti assicurino che non è inquinante. Dalle analisi effettuate finora, sembra sia chiaro che si tratti di un fenomeno naturale causato dall’impatto delle acque “dolci” depurate dall’impianto San Marco con quelle saline del Calich, dove arrivano attraverso il Rio Filibertu. Fenomeno noto come “eutrofizzazione”. Poi dallo stagno, attraverso il canale di Fertilia, l’acqua giallastra arriva al mare.

  27. agosto 18, 2013 alle 5:35 pm

    da Alguer.it, 16 agosto 2013
    L’opinione di Enrico Muttoni. Marea gialla frutto d’ignoranza: http://notizie.alguer.it/n?id=61340

  28. agosto 23, 2013 alle 2:51 pm

    da Alguer.it, 22 agosto 2013
    Alghero: odori nauseabondi. «Solo una gestione carente».
    Spuntano fuori altri importanti documenti successivi alla comunicazione a firma della direzione generale di Abbanoa, con la responsabile del procedimento che rispedisce al mittente le risultanze e parla di «responsabilità per carente conduzione». Molto critico anche l’ex sindaco Marco Tedde: http://notizie.alguer.it/n?id=61528

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    da La Nuova Sardegna, 23 agosto 2013
    MIASMI IN CITTÀ » VERTICE TRA COMUNE E ABBANOA. Il depuratore di San Marco non basta più. L’impianto non regge l’impatto dei 100mila residenti estivi. Zanetti (Riformatori) denuncia le criticità del sistema fognario.
    Alberto Zanetti. Gli impianti di emergenza del “troppo pieno” sono ostruiti. Si rischiano danni all’ambiente. (Pinuccio Saba)

    ALGHERO. Comune a Abbanoa al capezzale del depuratore. Ieri un primo incontro fra l’amministrazione municipale e due tecnici della società che gestisce il sistema idrico fognario di tutta la Sardegna mentre oggi si terrà una riunione “formale” per cercare una soluzione al problema della puzza che in questi giorni ha ammorbato l’aria. Un problema vecchio nonostante il depuratore di San Marco sia relativamente recente che periodicamente si fa sentire, con maggior frequenza durante la stagione estiva, quando gli abitanti di Alghero da 43mila circa, superano facilmente l’asticella dei 100mila residenti. E uno dei problemi è anche questo: il depuratore è stato progettato e realizzato per far fronte alle esigenza di 77mila, forse 80mila persone, un impianto sottodimensionato soprattutto quanto l’impatto antropico raggiunge (fortunatamente, per l’industria turistica) le dimensioni di queste settimane. Un problema al quale si è trovata una soluzione provvisoria, giostrando con la mandata delle stazioni di pompaggio, soprattutto con quella di via Degli Orti dove vengono stoccati gli eccessi di portata prodotti dalla presenza di tanti turisti. E proprio nella stazione di sollevamento di via Degli Orti (dove è stato effettuato un sovralluogo del vice sindaco Pietro Monte accompagnato dagli assessori Massimo Canu ed Elena Riva) sarebbe stata individuata l’origine dei miasmi di questi giorni. I tecnici di Abbanoa, ieri mattina, avrebbero prospettato un primo intervento urgente facendo ricorso a un’ulteriore infornata di enzimi che accellererebbero in processo di decomposizione abbattendo nel contempo l’emissione di gas nell’atmosfera. Un provvedimento per far fronte al contingente ma che non ha alcuna incidenza strutturale. Argomento che dovrebbe essere affrontato nella riunione odierna che metterà di fronte l’amministrazione municipale e la poco amata (soprattutto dai cittadini) Abbanoa. Problemi strutturali che riguardano l’intero sistema per il trattamento delle acque cittadine, nere e reflue, trattate dal depuratore di San Marco a sua volta alimentato da alcuni impianti di sollevamento che interagiscono principalmente col vecchio depuratore di via Degli Orti, la più importante stazione di pompaggio e – nei giorni scorsi – di stoccaggio delle acque reflue. E su questo aspetto si inserisce un’interrogazione del consigliere comunale dei Riformatori Alberto Zanetti. Che evidenzia una situazione di potenziale rischio ambientale a causa dello scarico di emergenza (il “troppo pieno”) che a tutt’oggi «sarebbe ostruito». Il rappresentante dei Riformatori evidenzia una serie di criticità – che, riconosce, non sono da addebitare esclusivamente alla classe polituca di ieri e di oggi visto cher alcune scelte sono di carattere tecnico – e si chiede, e chiederà all’amministrazione, come e con che tempi quest’ultima intenda muoversi vista l’urgenza del caso. Ma l’esponente dei Riformatori chiede anche che «vista la sordità di Abbanoa, non sia il caso di rivolgersi alla magistratura, soprattutto se la società controllata dalla Regione non dovesse provvedere alla sistemazione dello “sfioro” delle stazioni si sollevamento». Zanetti, però, va oltre i problemi contingenti e chiede che l’amministrazione municipale risolva una volta per tutte (con tavoli tecnici o conferenze di servizio) insieme alla Regione, all’Arpas, alla Provincia di Sassari e a tutti gli altri enti interessati il “problema depuratore”

  29. agosto 25, 2013 alle 9:42 am

    da La Nuova Sardegna, 25 agosto 2013
    Occorrono tre anni per rendere efficace il nuovo depuratore. Lubrano: «Scontiamo errori delle passate amministrazioni» Abbanoa proverà ad attenuare il tanfo con nuovi enzimi. (Pinuccio Saba)

    ALGHERO. Gli algheresi devono rassegnarsi: per i prossimi due o tre anni dovranno convivere con la puzza che arriverà non dal depuratore di San Marco, ma dal vecchio impianto del Mariotti, nel frattempo trasformato in stazione di sollevamento e, all’occasione, sito di stoccaggio per le acque nere e reflue. La sentenza (indiretta) è dell’amministratore unico di Abbanoa che avantieri avrebbe dovuto incontrare il sindaco Stefano Lubrano e che invece ha inviato una lettera con la quale ha spiegato di conoscere perfettamente i problemi del depuratore, problemi che possono risolti solo con un intervento di “potenziamento” degli impianti con una spesa da un milione di euro. Il depuratore di San Marco, e questa non è una novità, è infatti sottodimensionato: nel 2003 era stato progettato per far fronte alle esigenze di 77 mila e 500 abitanti equivalenti perché “non è prevedibile un aumento delle presenze turistiche”, era stato detto dagli esperti. «Invece è stato un clamoroso errore di progettazione – sottolinea il sindaco Stefano Lubrano – e la città ne sta pagando le conseguenze. Già da allora si sapeva che il depuratore sarebbe stato insufficiente a sopportare l’impatto delle presenze turistiche, ma l’amministrazione dell’epoca aveva preferito non chiudere una strada per facilitare la modifica e l’ampliamento del nuovo impianto». Il problema è quindi noto e i numeri non danno scampo: San Marco può trattare 1300 metri cubi di reflui l’ora, ma ne stanno arrivando 1800. Reflui che vengono prodotti dai 43mila residenti, dai 15 mila ospiti delle strutture ricettive e dai 50 mila turisti delle seconde case. Ai quali bisogna aggiungere i cinquemila “turisti per un giorno” e i locali pubblici che hanno un impatto superiore alle semplici presenze residenziali. Un esempio su tutti: un litro di latte che finisce nelle fogne impegna il depuratore come sessanta residenti equivalenti. Questo obbliga a dirottare (i meglio rimandare) i reflui al vecchio impianto del Mariotti dove i reflui vengono stoccati in attesa di essere trasferiti ala nuovo depuratore. E proprio questa “attesa” è l’origine dei miasmi che si avvertono quasi quotidianamente in città. Con un paradosso che ha anche il sapore della beffa: gli ultimi sei mesi di vita del vechio depuratore del Mariotti sono filati via senza alcun problema proprio perché l’impianto era stato potenziato su un’utenza di 110 mila abitanti. «Purtroppo non esistono soluzioni a breve termine – aggiunge il sindaco –. L’amministratore unico di Abbanoa ci ha comunicato che verranno utilizzati nuovi enzimi in grado di attenuare la puzza, ma non di eliminarla. Una soluzione che non ci piace affatto perché i primi a risentirne saranno i cittadini e i turisti, ma non abbiamo alcun potere di intervento». La soluzione è nelle mani di Abbanoa, che dovrà impegnarsi per reperire un milione di euro, bandire la gara di appalto e infine realizzare l’opera. Tre anni, appunto, sempre che riesca a trovare le risorse necessarie. «Una situazione che abbiamo eredito dalla precedenti amministrazioni – Lubrano si toglie un sassolino dalla scarpa –, un impianto costato una ventina di milioni di euro che però non funziona e per il quale è necessaria una spesa supplementare di un altro milione per rendere il depuratore pienamente funzionante».

  30. agosto 28, 2013 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 agosto 2013
    Depuratore, replica al vetriolo di Tedde. L’ex sindaco contesta i dati forniti da Stefano Lubrano e lo invita ad adoperarsi per far cessare il fetore.

    ALGHERO. Ha atteso qualche giorno, MarcoTedde, per replicare alle bordate del sindaco Stefano Lubrano che imputa alle passate amministrazioni la responsabilità dei miasmi che nell’ultimo mese hanno ammorbato la città. E ricorda, Marco Tedde, che «con l’entrata in funzione del nuovo depuratore di San Marco e la trasformazione del depuratore del Mariotti in stazione di pompaggio – avvenuta nel 2009 – questi fenomeni sono cessati, salvo che per qualche limitato episodio di ridotta potenzialità dovuto a problemi di corretta gestione da parte di Abbanoa. In questo agosto il problema s’è presentato in proporzioni addirittura maggiori rispetto a quelle delle estati precedenti il 2009». Secondo l’ex sindaco, Lubrano anzichè cercare una soluzione «tenta, come al solito, di scaricare le responsabilità sulla precedente amministrazione». Tedde si fa sarcastico quando ammette che «a essere sinceri Lubrano qualche problema sul sistema depurativo algherese negli scorsi anni se l’era posto. Ma solo relativamente all’allora vecchio depuratore di Maristella che sversava vicino al suo hotel prima che la precedente amministrazione con non poche difficoltà lo trasformasse in stazione di pompaggio verso l’impianto di Santa Maria La Palma». L’ex sindaco contesta poi i dati tecnici forni dal comune e ricorda che la stazione di sollevamento del Mariotti. « Lubrano sostiene che al depuratore di San Marco vengano inviati 42.000 mc. di liquami al giorno !Posto che secondo gli studi del Dipartimento di Architettura nell’agosto del 2010 abbiamo avuto picchi di 87.000 presenze giornaliere, non è pensabile che nell’agosto del 2011 queste presenze siano quasi raddoppiate tanto da passare dai 22.000 metri cubi al giorno ai 42.000 stimati da Lubrano. È improbabile che arrivino, in condizioni ordinarie (a eccezione di acquazzoni particolarmente intensi), portate in ingresso al Mariotti superiori alle portate del sollevamento (portate fino 1540 mc/h pari a circa 37.000 metri cubi al giorno)». Marco Tedde ipotizza che un aumento della porata possa essere dovuto a un’importante infiltrazione nel sistema fognario e anche su questo versante dovrebbe intervenire Abbanoa. «La domanda che Lubrano avrebbe dovuto porsi è: perché le vasche in disuso del Mariotti non sono state svuotate da Abbanoa? – conclude Tedde – Con un surplus di potenzialità di pompaggio di ulteriori 8.000 metri cubi c al giorno in pochi giorni le vasche in disuso del vecchio impianto potrebbero essere svuotate».

  31. ottobre 13, 2014 alle 2:50 pm

    da Alguer.it, 11 ottobre 2014
    Mancato riutilizzo dei reflui (nonostante il progetto ne vincolasse un uso irriguo), scorretta gestione dei rifiuti prodotti dal ciclo depurativo e carenza documentale. Sono le gravi inadempienze segnalate dalla Provincia a gestore, Regione, Comune, Azienda sanitaria, Arpas e forze dell’ordine.
    La Provincia scopre il Depuratore.
    Sospesa autorizzazione allo scarico: http://notizie.cagliarioggi.it/n?id=78790

    • ottobre 14, 2014 alle 2:53 pm

      da Alguer.it, 13 ottobre 2014
      Presa di posizione discutibile della Provincia che ha sospeso l’autorizzazione allo scarico dei reflui dell’impianto algherese sottolineandone gravi problemi. L’ex assessore comunale all’Ambiente Chiara Rosnati si toglie qualche sassolino dalla scarpa contro gli uffici di Sant’Anna.
      Reflui: scarichi di responsabilità.
      «Documenti negati, ora chiarezza»: http://notizie.alguer.it/n?id=78989

  32. luglio 10, 2015 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 luglio 2015
    Alghero, contratto di laguna per riqualificare l’area del Calich.
    Coinvolti Sassari, Ittiri, Olmedo, Putifigari, Uri e Villanova In arrivo la firma dell’accordo nella sede di Sant’Anna. (Gian Mario Sias): http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2015/07/10/news/alghero-contratto-di-laguna-per-riqualificare-l-area-del-calich-1.11753387

  33. settembre 4, 2015 alle 2:52 pm

    Alguer.it, 3 settembre 2015
    «Continuerà ad incidere negativamente se non si troveranno soluzioni alternative allo scarico ordinario sul rio Filibertu». Dura replica del sindaco di Alghero, Mario Bruno, agli ex amministratori di Forza Italia.
    «A volte è meglio tacere». «Il depuratore un errore»: http://notizie.alguer.it/n?id=95050

  34. dicembre 11, 2015 alle 2:54 pm

    da Alguer.it, 10 dicembre 2015
    Dopo il diniego allo scarico dell’impianto di Alghero (San Marco), la Magistratura con ogni probabilità potrebbe procedere con il sequestro giudiziario e la nomina di un custode-tecnico che dovrà calendarizzare dei rapporti sulla gestione da inviare al magistrato
    Ecco lo scarico non autorizzato.
    Depuratore, probabile sequestro: http://notizie.alguer.it/n?id=99872

    ————————————————-

    9 dicembre 2015
    Al primo rinnovo dell’autorizzazione allo scarico del depuratore (imposto per legge) saltano fuori le numerose criticità sempre evidenziate negli anni non solo da Abbanoa. L’impianto è sottodimensionato e scarica in zona sensibile: lo certifica la Provincia che richiama i dati reali d’impianto (fino a ieri autorizzato a 77500 abitanti equivalenti)
    Siti e portate, impianto alla sbarra.
    San Marco: autorizzazione negata: http://notizie.alguer.it/n?id=99658

  35. dicembre 15, 2015 alle 2:53 pm

    a Alguer.it, 13 dicembre 2015
    A distanza di sette anni dall´entrata in funzione del nuovo impianto di Alghero, che tanti danni sta causando alla città, ci si accorge che «scarica in un sito sensibile» e che risulta «sottodimensionato non soltanto dal punto di vista idraulico». A ciò si aggiunge l’indecorosa situazione in cui versa l’intero sistema idrico-fognario.
    Depuratore, la situazione peggiora.
    Riutilizzo reflui, la bufala datata: http://notizie.alguer.it/n?id=100066

  36. aprile 15, 2016 alle 9:49 pm

    era ora.

    A.N.S.A., 15 aprile 2016
    Lente Gdf su depuratori Alghero.
    Blitz in uffici Comune, sindaco denunciò inquinamento in mare: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2016/04/15/lente-gdf-su-depuratori-alghero_6cd5acf3-c048-46d9-a7e1-8434e1f28f69.html

    _____________________________________

    da Sardinia Post, 15 aprile 2016
    Alghero, mare inquinato: le Fiamme Gialle cercano documenti in Comune: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alghero-gdf-comune-si-cercano-documenti-sui-depuratori/

  37. dicembre 7, 2016 alle 4:55 pm

    da La Nuova Sardewgna, 6 dicembre 2016
    Primo finanziamento per la riqualificazione dello stagno di Calich.
    Le risorse passano per la Rete Transfrontaliera delle Lagune Sarà così possibile eliminare il fenomeno della marea gialla. (Gian Mario Sias): http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2016/12/06/news/primo-finanziamento-per-la-riqualificazione-dello-stagno-di-calich-1.14526807?ref=hfnsalec-2

  38. marzo 20, 2017 alle 10:44 am

    da La Nuova Sardegna, 18 marzo 2017
    Il “boom algale” causato dal caldo.
    Nessun inquinamento al Calich anche se è necessario monitorare i depuratori: http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2017/03/18/news/il-boom-algale-causato-dal-caldo-1.15053935?ref=hfnsalec-8

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