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Grandi opere, grandi disastri. Due parole sulla T.A.V.


Fra le mitiche Grandi Opere di questa povera Italia l’ alta velocità è sicuramente una delle più problematiche. Spesso dannosa, talvolta disastrosa, altre volte mal progettata o mal realizzata.  Da Firenze al Mugello, alla Val di Susa.  Ma non è ora di cambiare registro?!

Gruppo d’Intervento Giuridico

 da Il Fatto Quotidiano, 18 giugno 2011

Veri numeri di un’opera inutile. Flop ad Alta velocità.  Luca Mercalli

Le grandi opere non le vuole più nessuno, salvo chi le costruisce e la politica bipartisan che le sponsorizza con pubblico denaro. Dell’inutilità del Ponte sullo Stretto non vale più la pena di parlare, e dell’affaruccio miliardario delle centrali nucleari ci siamo forse sbarazzati con il referendum. Prendiamo invece il caso Tav Val di Susa. Per i promotori si tratterebbe di un progetto “strategico”, del quale l’Italia non può fare a meno, sembra che senza quel supertunnel ferroviario di oltre 50 kmdi lunghezza sotto le Alpi, l’Italia sia destinata a un declino epocale, tagliata fuori dall’Europa. Chiacchiere senza un solo numero a supporto, è da vent’anni che le ripetono e mai abbiamo visto supermercati vuoti perché mancava quel buco.

I numeri invece li hanno ben chiari i cittadini della Valsusa che costituiscono un modello di democrazia partecipata operante da decenni, decine di migliaia di persone, lavoratori, pubblici amministratori, imprenditori, docenti, studenti e pensionati, in una parola il movimento “No Tav”, spesso dipinto come minoranza facinorosa, retrograda e nemica del progresso. Numeri che l’Osservatorio tecnico sul Tav presieduto dall’architetto Mario Virano si rifiuta tenacemente di discutere. Proviamo qui a metterne in luce qualcuno.
Il primo assunto secondo il quale le merci dovrebbero spostarsi dalla gomma alla rotaia è di natura ambientale: il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Il che è vero solo allorché si utilizza e si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia. I calcoli sono stati fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California. In sostanza la cura è peggio del male. Veniamo ora all’essere tagliati fuori dall’Europa: detto così sembra che la Val di Susa sia un’insuperabile barriera orografica, invece è già percorsa dalla linea ferroviaria internazionale a doppio binario che utilizza il tunnel del Frejus, ancora perfettamente operativo dopo 140 anni, affiancato peraltro al tunnel autostradale. Questa ferrovia è attualmente molto sottoutilizzata rispetto alle sue capacità di trasporto merci e passeggeri, sarebbe dunque logico prima di progettare opere faraoniche, utilizzare al meglio l’infrastruttura esistente. Lyon-Turin Ferroviarie a sostegno della proposta di nuova linea ipotizza che il volume dell’interscambio di merci e persone attraverso la frontiera cresca senza limiti nei prossimi decenni. Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino dimostra che “assunzioni e conclusioni di questo tipo sono del tutto infondate”. I dati degli ultimi anni lungo l’asse Francia-Italia smentiscono infatti questo scenario: il transito merci è in calo e non ha ragione di esplodere in futuro. Un rapporto della Direction des Ponts et Chaussées francese predisposto per un audit all’Assemblea Nazionale nel 2003 afferma che riguardo al trasferimento modale tra gomma e rotaia,la Lione-Torino sarà ininfluente. E ora i costi di realizzazione a carico del governo italiano: 12-13 miliardi di euro, che considerando gli interessi sul decennio di cantiere portano il costo totale prima dell’entrata in servizio dell’opera a 16-17 miliardi di euro. Ma il bello è che anche quando funzionerà, la linea non sarà assolutamente in grado di ripagarsi e diventerà fonte di continua passività, trasformandosi per i cittadini in un cappio fiscale.

Ho qui sintetizzato una minima parte dei dati che riempiono decine di studi rigorosi, incluse le recenti 140 pagine di osservazioni della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, dati sui quali si rifiuta sempre il confronto, adducendo banalità da comizio tipo “i cantieri porteranno lavoro”. Ma suvvia, ci sono tanti lavori più utili da fare! Piccole opere capillari di manutenzione delle infrastrutture italiane esistenti, ferrovie, acquedotti, ospedali, protezione idrogeologica, riqualificazione energetica degli edifici, energie rinnovabili. Non abbiamo bisogno di scavare buchi nelle montagne che a loro volta ne provocheranno altri nelle casse statali, altro che opera strategica!

Seguendo lo stesso criterio, anche l’Expo 2015 di Milano sarebbe semplicemente da non fare, chiuso il discorso. Sono eventi che andavano bene cent’anni fa. Se oggi in Italia tanti comitati si stanno organizzando per dire “no” alle grandi opere e per difendere i beni comuni e gli interessi del Paese, non è per sindrome Nimby (non nel mio cortile), bensì perché, come ho scritto nel mio “Prepariamoci” (Chiarelettere), per troppo tempo si sono detti dei “sì” che hanno devastato il paesaggio e minato la nostra salute fisica e mentale.

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  1. giugno 23, 2011 alle 3:23 pm

    da L’AltraCittà, 17 giugno 2011
    Perquisizioni contro i No TAV della Val di Susa. Tutti i dubbi sull’opera: http://www.altracitta.org/2011/06/17/perquisizioni-contro-i-no-tav-della-val-di-susa-tutti-i-dubbi-sullopera/

  2. Mara
    giugno 25, 2011 alle 9:29 pm

    Non ce la faranno mai a costruire la TAV. Conosco i valsusini, sono montanari duri, intelligenti e determinati. Vinceranno, e con loro vincerà la parte migliore d’Italia.

  3. giugno 27, 2011 alle 8:20 am

    A.N.S.A., 27 giugno 2011
    Scontri a presidio No-Tav, venticinque agenti feriti.
    L’area del cantiere e’ stata consegnata alla ditta per l’avvio dei lavori: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/06/26/visualizza_new.html_812824071.html

  4. Mara
    giugno 27, 2011 alle 3:30 pm

    Chiedo a chi legge: come mai praticamente tutti i giornali riportano le dichiarazioni dei vari boiardi di stato e NON le ragioni di chi si oppone alla TAV? E’ una battaglia che dura da 22 anni, i valsusini sono pronti a combattere per altri 22 pur di evitare lo scempio della loro valle con un’opera INUTILE e costosa che infine pagheremo tutti noi.
    Sostegno alla disobbedienza civile!

    • giugno 29, 2011 alle 7:09 pm

      da Il Fatto Quotidiano, 28 giugno 2011
      Tav, propaganda ad alta velocità. (Luca Mercalli)

      Mentre i miei concittadini si prendono botte su per i boschi della Valsusa, braccati da un paio di migliaia di agenti pagati con pubblico denaro e mandati a far vedere come si fanno le grandi opere in Italia, i notiziari continuano a diffondere il pensiero unico dell’Alta velocità Torino-Lione: “Opera strategica, fondamentale per lo sviluppo del Paese, non se ne può fare a meno, impegno internazionale, la vuole l’Europa, una minoranza non può mettere a repentaglio l’interesse nazionale, porterà lavoro, se non la faremo perderemo i fondi europei”. Ma fin qui, ci sta.
      Chi ha messo le grinfie su un affare da oltre 15 miliardi di euro non molla facilmente l’osso ed è disposto a diramare le veline più trionfali pur di aprire il cantiere. Ma qui entra in gioco il buon giornalista, che si dovrebbe domandare come mai tutti questi ribelli, che sono in realtà dei cittadini italiani, il mio collega ingegnere elettronico, il mio amico docente di fisica, il mio vicino bancario, il funzionario provinciale, l’agricoltore, il decoratore, il pensionato, il parroco, la mamma e i figli suoi, passino le notti in tenda, si becchino manganellate, lacrimogeni, denunce, nel disperato tentativo di far sentire la propria voce affermando che vi è una verità diversa, fatta di cifre, dati, scenari, sviscerata da studi qualificati che mai vengono contrapposti in un dibattito razionale alla propaganda ufficiale. Il 18 giugno ho proposto su queste pagine alcune obiezioni al progetto, avanzate da un ente istituzionale, la Comunità Montana Bassa Valle di Susa, e avallate da decine di sindaci, un pezzo di Repubblica italiana.

      Mi sarei aspettato che il buon giornalista avesse iniziato a scavare, a vedere se i proclami dei proponenti, sempre privi di un sol numero a supporto, non mostrassero delle crepe. Il buon giornalista sarebbe stato colto dal dubbio: ma quei numeri sono credibili? Se fossero veri avrebbe ragione la protesta No-Tav, che farebbe un gran servizio al Paese, evitando sperpero di denari e devastazione ambientale. E poi sono pure di fonte istituzionale, uno scrupolo in più, forse bisogna leggere le 140 pagine di osservazioni, bisogna telefonare all’ingegner Sandro Plano, presidente della Comunità Montana, al professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino, al professor Marco Ponti di Milano e a questo e a quello. Il buon giornalista lo fa per amor di verità, o anche solo per sbugiardare chi si permette di sbandierare questi numeri così ingombranti! Magari sono tutti falsi, e hanno ragione Matteoli, Maroni, Fassino, la Tav o Tac Torino Lione è veramente strategica! Ma come mai non sono i proponenti a sbugiardare questi dati? Possibile che alla forza della ragione si debba anteporre l’autoblindo? Come mai si parla sempre solo di non essere tagliati fuori dall’Europa, di fondi comunitari che si perdono (ma quanti rispetto al totale dell’opera?), e mai di tracce di transito, di sottoutilizzo della linea storica, di milioni di tonnellate di merci, di megawatt-ora di consumo energetico, di emissioni climalteranti, di modelli economici e trasportistici di riferimento?
      Un sospetto, al buon giornalista dovrebbe sorgere, no? E invece, tranne che a un paio di radio locali e alle testate della Val di Susa che da decenni si battono per far uscire queste informazioni, solo silenzio. Il che è un’anomalia pesante, fonte di frustrazione tra le decine di migliaia di abitanti di questa vallata alpina, e fa perdere fiducia nelle istituzioni, nel-l’informazione e nella condivisione democratica del dibattito sui beni comuni.
      Qui sulla mia scrivania c’è il libricino grigio Sul giornalismo del vecchio Joseph Pulitzer, uscito nel 1904 e ristampato da Bollati Boringhieri nel 2009. A pagina 36: “Che cos’è un giornalista? Non un qualsiasi direttore amministrativo, editore, o persino proprietario. Un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello Stato. […] Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti. Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui”.
      Allora il buon giornalista va sul sito http://www.notavtorino.org, si legge con calma tutti i documenti raccolti in anni di lavoro gratuito, intervista i tecnici che possono aiutarlo a capire un problema così complesso, comincia a porre interrogativi alla sicumera di governo, chiede delucidazioni sulla strategicità della costosa opera, chiede l’istituzione di una commissione di verifica alternativa all’Osservatorio-che-ha-già-la-risposta-unica, va a Bruxelles e si sincera se è vero che questo super-tunnel ce lo chiede l’Europa, fa il punto su chi ci guadagna in tutta questa storia, chiede una pausa di riflessione.
      Perché se non farà così, e domani, come tante altre vicende italiane, si scoprirà

  5. luglio 3, 2011 alle 3:45 pm

    A.N.S.A., 3 luglio 2011
    Tav: Scontri, decine di feriti ‘In campo black block’. Polizia: ‘Violenza cancella ragioni protesta’: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/07/03/visualizza_new.html_809994855.html

  6. luglio 3, 2011 alle 8:38 pm

    dal blog di Beppe Grillo, 3 luglio 2011
    La voce della Val di Susa: http://www.beppegrillo.it/2011/07/per_chi_suonano/index.html

  7. luglio 4, 2011 alle 3:55 pm

    da Il Manifesto, 2 luglio 2011
    Cinque domande sulla Tav. (Paolo Beni, Ugo Mattei, Livio Pepino).

    Siamo tra i sottoscrittori dell’appello finalizzato ad evitare, in Val Susa, soluzioni militari contro il movimento No Tav. L’appello non è stato accolto e ha vinto, momentaneamente, la forza. Hanno vinto il partito degli affari, un governo agonizzante e la lobby del cemento del Partito democratico torinese. Ma la partita non finisce qui. Anzi, l’improvvido intervento di polizia avrà un effetto boomerang determinando ulteriori mobilitazioni (come dimostrano le adesioni al nostro appello).

    Il movimento No Tav continuerà – non ci sono dubbi – a fare la sua parte con la costanza e l’intelligenza politica che lo hanno caratterizzato in oltre venti anni. Ma crescerà, al suo fianco, l’impegno delle donne e degli uomini che, costruendo il successo referendario, hanno affermato la centralità del bene comune contro gli interessi di pochi.

    Da oggi incalzeremo, in tutte le sedi possibili, i sostenitori della nuova linea ferroviaria con alcune domande, sfidandoli a quel confronto pubblico con il movimento No Tav che hanno sempre evitato (nascondendosi dietro slogan e luoghi comuni). Le domande sono queste:

    1. La linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione servirà – si dice – ad assicurare che l’Italia non sia tagliata fuori dall’Europa nel trasporto delle merci. Ora, è vero o non è vero che l’attuale linea internazionale a doppio binario, che corre nella valle utilizzando il traforo del Frejus, è tuttora perfettamente operativa e utilizzata al di sotto del 30% delle sue potenzialità? Ed è vero o non è vero che negli ultimi anni il traffico merci lungo l’asse Francia-Italia è in calo costante? In forza di quali previsioni si ritiene che questo trend sia destinato a subire una inversione nei prossimi anni? E perché non potenziare la linea esistente (la cui minore velocità non è certo decisiva per il trasporto di merci), rinegoziando, come altri Paesi hanno fatto, i possibili contributi europei?

    2. I costi della nuova linea ferroviaria sono stimati in 16-17 miliardi di euro, da impiegare nei prossimi dieci anni, e il famoso contributo europeo è una parte minima. Ora, anche a prescindere dal fatto che non c’è grande opera nel nostro Paese i cui costi non siano lievitati strada facendo, la questione è ineludibile: in tempi di grave crisi economica dove si pensa di trovare quei fondi? Forse con ulteriori tagli a scuola, salute, assistenza? Impiegare gli attuali finanziamenti europei per un cunicolo preparatorio (di oltre 7 chilometri: sic!) non è irresponsabile se non si hanno certezze in ordine all’opera finale?

    3. La linea ferroviaria ad alta capacità consentirà – si afferma – uno spostamento del traffico merci dalla gomma alla rotaia, notoriamente meno inquinante. Il confronto tra trasporto stradale e trasporto ferroviario è, in astratto, condivisibile, ma vale tra reti già esistenti o di agevole costruzione. Siamo proprio sicuri, invece che la realizzazione un’opera colossale, con oltre 70 chilometri complessivi di gallerie, dieci anni (se va bene) di lavori e di cantieri, un numero incalcolabile di viaggi di camion, enormi materiali di scavo (ricchi di uranio e di altre sostanze nocive) da smaltire e il corrispondente consumo di energia non finirebbero per vanificare i vantaggi del trasferimento (per di più ipotetico) dal trasporto stradale a quello ferroviario?

    4. La costruzione della «grande opera» – si continua – darà lavoro e benessere alla valle e a tutta l’area circostante. Ma ne siamo davvero sicuri? Non si era detto altrettanto per l’Olimpiade invernale del 2006 che ha interessato la stessa valle? Non dubitiamo della necessità di interventi diretti a incentivare l’occupazione, ma non sarebbe più utile cominciare dal risanamento del territorio, dalla messa a punto delle risorse idriche, dalla tutela del patrimonio artistico? E siamo certi che progetti del genere non avrebbero adeguato sostegno a livello europeo?

    5. Da quando si è cominciato a parlare della ferrovia ampi settori della popolazione locale (e i loro rappresentanti, i sindaci) hanno chiesto confronti pubblici e predisposto, con l’aiuto di tecnici di livello internazionale, proposte alternative. Ora, è vero o non è vero che questo confronto è stato eluso e che si è accettato di discutere solo sul come realizzare l’opera e non anche sulla sua effettiva utilità? È questo il modello di partecipazione praticato da chi parla quotidianamente di democrazia e di legalità (modello che ha come suggello finale l’uso della forza contro chi, non essendo stato ascoltato e coinvolto, si oppone)?

    Su queste domande continueremo a chiedere un confronto pubblico e trasparente. E, in assenza di risposte convincenti, ad opporci al Tav sul piano della iniziativa politica, del diritto, della informazione. Non si illuda chi ha sgomberato il presidio della Maddalena: la linea ferroviaria Torino-Lione è ancora di là da venire.

  8. agosto 9, 2011 alle 3:35 pm

    due cosette, così, giusto per capire.

    da Il Fatto Quotidiano on line, 9 agosto 2011
    Terzo valico, dal governo Berlusconi un miliardo in regalo ai privati.
    L’esecutivo si è ritirato da un contenzioso quasi vinto con le imprese che nel 1991, senza gara, si aggiudicarono i lavori del Tav. Ora l’arbitrato potrebbe costare alle casse pubbliche una cifra a nove zeri. (Ferruccio Sansa): http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/09/%E2%80%9Cun-regalo-da-un-miliardo-ai-privati-davvero/150578/

  1. luglio 19, 2011 alle 1:59 pm

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