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Il complesso dunale di Porto Pino e il turismo.


Promontorio di Porto Pino

La vegetazione del promontorio di Porto Pino (S. Anna Arresi) e l’impatto del fenomeno turistico.

L’evoluzione nel tempo.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Ginepro, mare, cielo

DINAMICA DELLA VEGETAZIONE FORESTALE NEL COMPLESSO DUNALE DI PORTO PINO (SARDEGNA SUD-OCCIDENTALE) IN RELAZIONE ALLA PRESSIONE TURISTICA

Michele Puxeddu1, Giorgio Citterio1, Raffaello Giannini2

1Laureato in Scienze Forestali, Cagliari

2GESAAF Università degli Studi, Firenze

(corresponding author: mipuxe@alice.it)

Riassunto – E’ stato analizzato il dinamismo spazio/tempo dell’ecotopo costiero di pino d’Aleppo (Pinus halepensis Mill.) nell’area di Porto Pino, in provincia di Carbonia Iglesias, Sardegna sud-occidentale. Mediante analisi cartografiche multitemporali con applicativi GIS e analisi strutturali si sono documentate le principali variazioni subite dalla pineta durante gli ultimi 54 anni (1954-1977-2008). La riduzione della superficie è risultata evidente a favore di una urbanizzazione turistica privata realizzata all’interno del popolamento per il quale sono indispensabili, viceversa, interventi di cura e protezione integrale.

Abstract – The space/time succession in Porto Pino (CI) Aleppo pine (Pinus halepensis Mill.) natural stand was analized in 1954-2008 years by GIS software and by multitemporal cartographic analyses. Some data about the stand structure are also reported. The study showed some alterations of the Aleppo pine stand mainly by the urban private enterprise; just for this reason it is necessary a total protection of the area.

Introduzione

Le ampie e puntuali ricerche fitosociologiche condotte da Martinoli [5] e da Agostini e Sanfilippo [1], mettono bene in luce il ruolo e l’importanza, sotto l’aspetto della conservazione, delle aree relitte di pino d’Aleppo (Pinus halepensis Mill.) e di quercia spinosa (Quercus coccifera L.) nell’area costiera di Porto pino (Carbonia-Iglesias) in Sardegna.

La presenza dell’indigenato del pino d’Aleppo viene confermata non solo da sicure notizie storiche e fisionomiche della vegetazione stessa, ma anche da quelle toponomastiche. Queste ultime, che fanno riferimento a Porto Pineddu, sono confortate anche da una ricca cartografia, citata da Agostini e Sanfilippo [1], che riguarda il periodo storico 1753 (Carta degli ingegneri piemontesi) – 1842 (Carte particuliere).

Così l’ecotopo naturale di quercia spinosa descritto da Martinoli [5] rappresenta un relitto climax vicariante e distinto del Quercetum ilicis da collocarsi tra l’Oleo-Ceratonion ed il Quercion ilicis [1] la cui tipologia e diffusione è dovuta alle caratteristiche eco-stazionali locali [8] più che dal risultato dell’azione disturbatrice da parte dell’uomo che si è ripetuta nel tempo (utilizzazioni legnose, incendi, pascolo). 

Per questa specie, che si differenzia dalla Quercus calliprinos [6;7], la popolazione di Porto pino rappresenta uno dei tre nuclei autoctoni in Sardegna.

Ciò sta a sottolineare come in tutta quest’area costiera la vegetazione forestale rappresenti componente di peso nella valorizzazione di hot-spot di diversità che impongono priorità gestionali basate su azioni di conservazione.

Nello stesso tempo è nota la presenza nell’area ed in particolare lungo i cordoni dunali a mare, di rimboschimenti eseguiti nel passato a seguito di interventi di  bonifica totalmente finanziati dallo Stato con il Regio Decreto 30 dicembre 1923 n.3267 o “Legge Forestale” ed attraverso la Legge 24 dicembre 1928 n.3124 sulla Bonifica Integrale e sue successive integrazioni nonchè con la Legge 10 agosto 1950 n.646, i cui risultati sono da giudicare eccellenti [8].

L’area rientra nella Rete dei Siti Natura 2000, SIC ITB040025 “Promontorio, dune e zona umida di Porto Pino”, approvato con Decreto dell’Assessore Regionale Difesa dell’Ambiente n. 11 del 28 febbraio 2008 e dunque, ai sensi della L.R. n. 9 del 12 giugno 2006 dotato di Piano di Gestione Regionale.

Invero negli ultimi decenni le aree costiere con maggiore attrattiva sono state – e lo sono tuttora – oggetto di una forte pressione antropica che in molti casi ha causato e sta causando situazioni di degrado che devono essere fermate.

D’altra parte i cambiamenti socio-economici che si sono succeduti hanno profondamente modificato modi e stili di vita per cui l’uso stesso del territorio ha subito forti mutamenti.

E così l’area di Porto pino, come la stragrande maggioranza dei rimboschimenti e dei popolamenti forestali naturali, veri e propri capisaldi dell’ambiente costiero in Sardegna,  ha assunto funzioni ed attrattive diverse la cui sostenibilità è ormai difficilmente compatibile con quanto è stato realizzato a favore del ripristino e della conservazione di habitat naturali di interesse comunitario così importanti.

Nel presente lavoro vengono esposti i risultati di uno studio incentrato sull’analisi spazio/tempo dei cambiamenti avvenuti nella destinazione e nell’uso del popolamento naturale costiero di pino d’Aleppo di Porto Pino, in provincia di Carbonia Iglesias, Sardegna sud-occidentale (Fig.1), ponendo anche attenzione sulla caratterizzazione del soprassuolo e sulla valutazione  dell’attuale stato di conservazione.

Aree di studio

L’area di studio di Porto Pino ricade nell’ambito territoriale del litorale del Comune di S.Anna Arresi, in provincia di Carbonia Iglesias, Sardegna sud-occidentale,  caratterizzato da un popolamento forestale naturale di pino d’Aleppo (Pinus halepensis Mill.), spesso associato a quercia spinosa (Quercus coccifera L.), totalmente rientrante nell’ambito vincolistico della “Legge Forestale”, mediante specifica ordinanza ripartimentale del 5 luglio 1957 tuttora vigente, e del SIC ITB040025 “Promontorio, dune e zona umida di Porto Pino”, approvato con Decreto dell’Assessore Regionale Difesa dell’Ambiente n. 11 del 28 febbraio 2008. 

La pineta è insediata su suoli classificabili tra i Typic Xeropsamments a profilo A-C, generati da substrati pedogenetici  da sabbie eoliche dell’Olocene, e tra i Lithic Xerorthents a profilo A-R, generati da substrati pedogenetici rappresentati da calcari del Mesozoico [2,3], sviluppati dal livello del mare fino a circa 100 m. di quota.

Dalle indagini di Agostini e Sanfilippo [1] eseguite nella metà degli anni ’60 del secolo scorso, la pineta presentava densità medie per il pino d’Aleppo di 600 p ha-1, con diametro medio di 21 cm, area basimetrica (G ha-1) di 22 m2  ed altezza media di 6 m.

Lo strato arbustivo ed erbaceo era rappresentato da Quercus coccifera, Juniperus phoenicea, Pistacia lentiscus, Rosmarinus officinalis, Phillyrea angustifolia, Calycotome villosa, Smilax aspera, Asparagus acutifolius, Asparagus albus, Asparagus aphillus,   Teucrium marum, Teucrium polium, Prasium majus, Cistus salvifolius, Cistus villosus, Cistus monspelliensis e Rubia peregrina, Juniperus macrocarpa, Juniperus phoenicea, Pistacia lentiscus, Calycotome villosa, Smilax aspera, Asparagus acutifolius, Asparagus aphillus e Prasium majus [1;2].

In quegli anni, ma anche in quelli immediatamente successivi, il popolamento venne sottoposto a vari  interventi che consideravano il rimboschimento con le stesse specie autoctone (pino d’Aleppo) delle aree scoperte limitrofe (pascoli degradati)  alla pineta ed a diradamenti troppo spesso di maggiore intensità rispetto a quanto prescritto dalle PMPF. Questi ultimi  generalmente operati dal basso, a carico delle piante con la chioma ricadente nel piano dominato, hanno favorito una struttura di tipo monoplano del soprassuolo boschivo [1].  In tale periodo hanno anche avuto inizio opere di infrastrutturazione edilizia, con connessa realizzazione di strade, reti idriche ed elettriche.

Analisi cartografiche multitemporali e rilievi strutturali 

Si è operato facendo ricorso ad un approccio multimediale che ha previsto l’utilizzo di dati telerilevati in momenti successivi [4], facendo ricorso a sezioni fotografiche IGMI del 1954 e del 1977,  nonché alle ortofoto costiere R.A.S. del 2008. Mediante digitalizzazione a video, con applicativo ArcMap di ArcGis Desktop, si è proceduto a delineare per poligoni omogenei, lo stato della pineta costiera nell’area di studio considerata.

La documentazione sulle variazioni di uso del territorio ha previsto il rispetto dei requisiti minimi di copertura e superficie stabiliti dal D.Leg.vo 227/2001 come modificato dal D.L.5/2012 e si è basata sull’elaborazione cartografica in scala 1:10.000, nel periodo  dal 1954 al 2008. 

Le caratteristiche dei soprassuoli sono state studiate localizzando a terra, mediante GPS, 4 transect delle dimensioni di 20 x 50 m (1000 m2), con dimensione maggiore parallela alla linea di costa, nei quali sono stati eseguiti rilievi demografici e dendrometrici.

Risultati

Nel periodo considerato (1954-2008) il monitoraggio ha consentito di rilevare una variazione della superficie della pineta. Inizialmente  è aumentata da 61,5 ettari nel 1954 a 77,5 ettari (+16 ha) nel 1977, anche per effetto indiretto degli interventi colturali che limitavano fortemente la fruizione dell’area da parte del pubblico. Successivamente si è ridotta fino a 55,4 ettari nel 2008 (Fig.2). Complessivamente, dal  1954 al 2008, la superficie boscata è diminuita del 10 %. 

Dai rilievi a terra sono scaturiti valori medi di copertura arborea pari a 43,75% , di densità di 722,50 p ha-1 e di area basimetrica (G ha-1) pari a 21,60 m2  con altezza media di 8,02 m (Tab.1 e Fig.3). Le distribuzioni dei diametri (diametro medio pari a 19,75 cm) confermano in prevalenza tipiche strutture monostratificate (Fig.4).

N. transectSpecieDensità (p ha-1)G ha-1   (m²)Dg (cm)Hm (m)Copertura (%)
1Pino d’Aleppo51017,6021835
2Pino d’Aleppo65026,50238,3040
3Pino d’Aleppo70030,90238,3045
4Pino d’Aleppo103011,40127,5055
Valori medi 722,5021,6019,758,0243,75

Tabella 1 – Parametri demografici e dendrometrici nei transect localizzati a Porto Pino

Table 1 – Average values of structural parameters at Porto Pino Aleppo pine stand

Discussione e conclusioni 

Il monitoraggio spazio/tempo della pineta costiera di Porto Pino (CI) ha evidenziato che dal 1954 al 2008 la superficie della pineta si è complessivamente ridotta del 10 %.  I rilievi demografici e dendrometrici hanno consentito di individuare tipologie strutturali non molto diverse da quelle presenti nel 1954, tipiche di popolamenti monostratificati (da considerarsi unità colturali di riferimento), sostanzialmente a causa di pregressi diradamenti dal basso che hanno colpito le piante con diametri del fusto più piccoli e con chioma sottoposta (dominata)

. 

La riduzione dell’estensione della pineta conferma il rischio, già rilevato anche in precedenti casi di studio [1;2], di una sua precoce scomparsa. Il popolamento, pur interamente compreso in area SIC, istituita con lo scopo principale di conservare e proteggere, da un uso esclusivamente produttivo, tutta l’area, oggi risulta fortemente minacciato da una massiccia espansione urbanistica con destinazione che trova vantaggio da una cosiddetta valorizzazione a soli fini turistici. 

Ciò deve far riflettere anche considerato quanto prescritto, già dal 1970, dalla V Sezione del Consiglio Superiore dell’Agricoltura e Foreste [9] per la totale esclusione  dall’utilizzazione a scopi edilizi sia dei terreni boscati e soggetti a vincolo idrogeologico, sia di quelli comunque rimboschiti con fondi dello Stato, posti lungo i litorali.

Bibliografia

[1]           Agostini R., Sanfilippo E. – Ricerche storiche, fitosociologiche e dendrometriche sulla pineta naturale di pino d’Aleppo a Porto Pino (Sardegna Sud-Occidentale). Annali Accademia Italiana  di Scienze Forestali, 1970, 19, 177-208.

[2]           Arrigoni P.V. – Ricerche sulla distribuzione del Pinus halepensis Mill. e del Pinus pinea L. in Sardegna. Webbia, 1967, 22, 405-418. 

[3]           Aru A., Baldaccini P., Vacca A. – Nota illustrativa alla carta dei suoli della Sardegna, Regione Autonoma della Sardegna, Cagliari, 1991.

[4]           Citterio G., Puxeddu M., Giannini R.  –  La foresta relitta di roverella dei Monti del Gennargentu, Sardegna. Forest@, 2007, 4 (1), 11-18 [online].

[5]           Martinoli G. – La Quercus coccifera L. var. embricata DC. in Sardegna e sua importanza fitogeografica. Nuovo Giornale Botanico Italiano, 1953, n.s., 518-564.

[6]           Paffetti. D., Puxeddu M., Giannini R. – Le popolazioni relitte di quercia spinosa in Sardegna: rapporti genetici. Atti Convegno Nazionale Biodiversità, Alghero, settembre 1998. Edizioni Carlo Delfino, 759-762.

[7]           Paffetti D., Vettori C., Giannini R. – Relict populations of  Quercus calliprinos Webb. on Sardinia island identified by chloroplast DNA sequences. Forest Genetics, 2001, 8, 1-11.

[8]           Philippis (de) A. – La sughera (Quercus suber)  ed il leccio (Q.ilex) nella vegetazione arborea mediterranea.  Saggio di fitogeografia ed ecologia comparata. Estratto da: Bullettin de la Silva Mediterranea, 1935, X, 1-109.

[9]           Puxeddu M., Citterio G., Giannini R. – Interventi pubblici di bonifica ambientale: contributo per uno sviluppo turistico privato. Atti del Quarto Simposio Internazionale Il Monitoraggio Costiero Mediterraneo: problematiche e tecniche di misura. Livorno, giugno 2012, 331-338.

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(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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