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Spiaggia dell’Isola Rossa di Trinità d’Agultu, i rifiuti sotto il telone.


Trinità d’Agultu, Spiaggia Lomga di Isola Rossa, discarica abusiva sotto il telone (foto La Nuova Sardegna, agosto 2026)
Hide the dust under the carpet”.

Atmosfera very british sulla Spiaggia Longa dell’Isola Rossa di Trinità d’Agultu, dove si nascondono i rifiuti sotto il tappeto.
Da cinquant’anni è a ridosso della spiaggia una discarica abusiva di rifiuti di ignota natura.
Il Comune se ne sarebbe reso conto soltanto nel giugno scorso e avrebbe pensato bene di portar via qualche camion di rifiuti non si sa dove per poi coprirla con un mega-telone decisamente non appariscente per non turbare la stagione estiva e gli inconsapevoli turisti, che fan girare l’economia.
Poi, con calma, ci sarà la bonifica.
Follìa pura.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha immediatamente provveduto (14 agosto 2026) a inviare in proposito un’istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione dei provvedimenti di bonifica ambientale indirizzata al Ministero della Cultura, alla Regione autonoma della Sardegna, alla Provincia Nord Est Gallura, al Comune di Trinità d’Agultu, ai Carabinieri del NOE e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, informando nel contempo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di tempio Pausania.
L’area costiera è interamente tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e merita ben altra attenzione.
La salute dei bagnanti anche.

                                                  Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG)
rifiuti in spiaggia, testimonianze della “civiltà”

da La Nuova Sardegna, 13 agosto 2026

Discarica in spiaggia sotto il telone all’Isola Rossa, la Regione: «Subito la bonifica»..

Italia Nostra: «Le logiche turistiche non possono prevalere sull’ambiente».

(Ignazio Soriga)

Sassari Il telone verde non basta più. Perché sotto quella distesa di plastica lunga una settantina di metri, a un passo dagli asciugamani della spiaggia Longa di Isola Rossa, non c’è soltanto una discarica vecchia di mezzo secolo. Adesso ci sono anche parecchie domande. La prima: cosa c’è davvero lì sotto? La seconda: quei rifiuti hanno contaminato il terreno e il mare? La terza, forse la più imbarazzante: possibile che nessuno ne sapesse niente?

A quanto pare sì. Nemmeno la Regione. «Non ne sapevamo nulla», dice l’assessora regionale all’Ambiente Rosanna Laconi. Poche parole che pesano parecchio, soprattutto perché il Comune di Trinità d’Agultu sostiene di avere scoperto la discarica già a giugno, dopo che le mareggiate avevano scavato la collina riportando alla luce rifiuti sepolti, secondo il sindaco Giampiero Carta, da una cinquantina d’anni. E di avere già provveduto a rimuoverne una parte con una trentina di camion.

Ora la Regione aspetta che la vicenda segua un percorso decisamente meno creativo di quello dei teloni. «Attendiamo che il Comune faccia la notifica prevista dall’articolo 242 del decreto legislativo 152 del 2006», spiega Laconi. Poi i passaggi successivi: «Rimuova i rifiuti e quindi avvii il procedimento di bonifica».

Tradotto: bisogna capire cosa c’è sotto, portarlo via e verificare cosa abbia lasciato dietro di sé. Perché una discarica rimasta per decenni tra terra e mare non smette di essere un problema semplicemente perché qualcuno ci stende sopra un drappo verde.

Ed è proprio la scelta di rimandare il grosso dell’intervento alla fine dell’estate a far saltare sulla sedia Graziano Bullegas, segretario di Italia Nostra Sardegna. «La questione è estremamente preoccupante, oltre che piuttosto misteriosa per le dinamiche che la circondano».

Giglio di mare (Pancratium maritimum)

Per Italia Nostra il problema non è soltanto ciò che è stato trovato, ma anche ciò che è stato fatto dopo. «Riteniamo che l’approccio scelto per la gestione di questi rifiuti sia stato assolutamente sbagliato, in particolare nella decisione di limitarsi a coprire la discarica e rimandare ogni intervento alla fine dell’estate». Una scelta che, secondo Bullegas, «sembra anteporre le esigenze turistiche alla salute pubblica e alla salvaguardia ambientale, un errore che non possiamo permetterci. Sarebbe stato, ed è tuttora, doveroso procedere immediatamente con un’analisi approfondita della qualità e della pericolosità dei materiali rinvenuti, per avviare una bonifica tempestiva». E se le analisi dovessero dire che quei rifiuti rappresentano un rischio, per Italia Nostra Ferragosto può aspettare. «Se la situazione lo richiede, come temiamo, non si deve esitare a chiudere la spiaggia per garantire l’incolumità dei cittadini e dei bagnanti, al di là di qualsiasi calendario estivo».

C’è poi Stefano Deliperi, del Gruppo d’Intervento Giuridico. Anche lui cade dalle nuvole. «Una situazione completamente sconosciuta. Quali effetti negativi ha già avuto sul suolo e sul mare finora?».

È questo il pezzo della storia che ancora manca. Non tanto sapere da quanti anni i rifiuti siano lì, ma cosa sia successo durante tutto quel tempo. «Mi pare che non vi siano state analisi e perizie approfondite in proposito, prima si fanno e meglio è», dice Deliperi. Il Gruppo d’Intervento Giuridico non intende fermarsi alle dichiarazioni. «È incredibile che nessuno ne sapesse nulla. Nei prossimi giorni interverremo in maniera formale, chiederemo un esame approfondito dei materiali presenti e di avviare al più presto le bonifiche».

Alla fine il grande telone verde, nato per coprire il problema, ha ottenuto esattamente l’effetto contrario. La puzza di cinquant’anni di silenzi sta inesorabilmente venendo a galla.

rifiuti in spiaggia

da La Nuova Sardegna, 12 agosto 2026

Dalla spiaggia emerge una discarica abusiva, il Comune copre tutto con un maxi telo. Il sindaco: «Soluzione temporanea».

Giampiero Carta: «Era lì da 50 anni, non sapevamo niente, interverremo».

(Paolo Ardovino)

Sassari Di solito si dice nascondere la polvere sotto al tappeto. A Trinità d’Agultu le cose sono state fatte in grande. E una discarica abusiva scoperta dalle mareggiate che hanno scavato nella collina dietro Isola Rossa è stata coperta con due teloni verdi.

«È materiale inquinante depositato lì da cinquant’anni», racconta il sindaco, ma a quanto pare non ne sapeva niente nessuno e la montagna di rifiuti, in senso letterale, quando è uscita fuori è stata prima recintata, poi si è messa una pezza su. Una pezza lunga circa settanta metri.

Proprio adesso, a due giorni da Ferragosto, sarebbe stato un peccato chiudere la spiaggia, avranno pensato. Il problema è che per molto meno in genere si parla di bomba ecologica. Ora sarà pure stata messa sotto un telone, ma rimane una bomba ecologica.

Qui gli asciugamani dei bagnanti – che eppure continuano a venire – stanno a neanche un metro dai rifiuti incastrati tra le radici e i massi del retro spiaggia. Il mega drappo verde è un’idea (geniale? Futuristica? Ingenua?) nata per coprire i rifiuti e invece ha attirato la curiosità sulla spiaggia Longa di Isola Rossa, che a quanto pare conviveva con la discarica clandestina sotto al sole da inizio estate.

Sardegna, Ginepro sul mare

«Soluzione temporanea»

Le mareggiate dei mesi scorsi hanno portato alla luce la spazzatura che da mezzo secolo se ne stava lì sotterrata tra la macchia mediterranea e l’acqua del mare. Il Comune se n’è accorto «a giugno». Il primo cittadino, Giampiero Carta, si è «messo le mani nei capelli», poi «abbiamo portato via alcuni rifiuti con una trentina di camion» mentre l’area è stata recintata con dei paletti. Con l’arrivo dell’alta stagione e il litorale pieno di ombrelloni e asciugamani il litorale, però, «non potevamo far viaggiare altri camion», ed è lì che arriva la soluzione creativa. «L’assessorato competente mi ha consigliato di coprire il materiale». Precisa: «È una soluzione temporanea, abbiamo ricevuto un finanziamento per il ripascimento di quella spiaggia che faremo a ottobre».

Conseguenze

Sembra un’opera di Christo, l’artista che copriva i monumenti con lenzuola giganti. Qualcuno avrà anche pensato all’installazione di arte contemporanea, invece no, una toppa taglia maxi sopra la discarica che a quanto pare era lì dagli anni ’70. Ma la distesa di teli, minimizza il sindaco, «è più piccola di quel che sembra» dalle foto e comunque «verrà coperta con la sabbia e non si vedrà, il lavoro non è ancora completo».

Centinaia, forse migliaia di persone in queste settimane hanno preso il sole alla spiaggia Longa senza domandarsi più di tanto su quel cumulo di spazzatura – come abbiano fatto, poi, è un’altra storia –, ora la soluzione originale del Comune ha dato eco al problema. «Ma è un’operazione a vantaggio di tutti per evitare il danno ambientale», sostiene Carta, si legga tra le righe anche: per evitare di chiudere la spiaggia e rispedire a casa tutti i turisti di Isola Rossa.

«Se la minoranza avesse collaborato – precisa il focoso sindaco – anziché sollevare problemi in continuazione per creare un danno d’immagine al paese, sarebbe stato più produttivo per tutti». 

Aglientu, accesso alla spiaggia di Rio li Saldi, rifiuti sparsi

 

(foto da La Nuova Sardegna, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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