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Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.


Il 22 e il 23 marzo 2026 noi cittadini italiani siamo chiamati a esprimerci sul referendum confermativo inerente la legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.

Il testo di legge costituzionale è stato approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera, per cui l’approvazione definitiva è demandata ai cittadini attraverso un referendum confermativo, privo di quorum. In parole povere, prevale la decisione (approvazione, non approvazione) che prende anche solo un voto in più a prescindere dal numero dei cittadini votanti.

Questo è il quesito referendario (D.P.R. 7 febbraio 2026):

Approvate il testo della legge di revisione degli artt.  87,decimo comma, 102, primo comma,104, 105, 106, terzo comma, 107,primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento epubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo”Norme in materia di ordinamento  giurisdizionale e di istituzionedella Corte disciplinare”?

Al di là del confuso e fin troppo aspro e polemico dibattito sulle differenti posizioni, proviamo a fare un po’ di informazione sui quesiti referendari e sulle conseguenze del voto nella vita quotidiana degli Italiani.

Innanzitutto, chiariamoci le idee su una cosa: non si tratta di un referendum sulla giustizia.

Dal voto referendario non dipende certo, a puro titolo di esempio, la fine di singolarità come il processo sui contestati abusi edilizi sull’Isola super-tutelata sulla carta di Tavolara o delle consuete lungaggini dei processi civili (qui le statistiche sulla durata media).

Non s’interviene su reali problemi della giustizia quali la forte carenza di personale amministrativo e di mezzi.

Non s’interviene sull’ormai sempre più diffusa sensazione di insicurezza che provano quotidianamente milioni di cittadini.

Roma, Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri

In sostanza, la riforma costituzionale riguarda tre punti: introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente (i pubblici ministeri), istituendo due distinti organi di autogoverno (C.S.M.), il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante e il Consiglio Superiore della Magistratura requirente.   Cambia, inoltre, la procedura di nomina dei rispettivi componenti e viene istituito un nuovo organismo, l’Alta Corte, con “giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari, giudicanti e requirenti”.

Per la verità, la separazione delle carriere di fatto esiste da tempo: infatti, la  c.d. Riforma Cartabia (art. 12, primo comma, lett. c, della legge 17 giugno 2022, n. 71 e s.m.i.) ha drasticamente limitato il passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante e viceversa, prevedendo la possibilità di un solo passaggio nell’arco dell’intera carriera, entro il termine di sei anni dalla data di prima maturazione della legittimazione al tramutamento ex art. 194 del regio decreto n. 12/1941 e s.m.i. (Ordinamento Giudiziario). Vi sono solo pochissime deroghe e, di fatto, la  statistica ha dimostrato una sostanziale separazione tra il requirente e il giudicante.

Quindi, il gioco vale la candela?

Fra i vari aspetti discutibili c’è senz’altro lo sdoppiamento del C.S.M. con ineludibile ’aumento dei costi e, soprattutto, la creazione di un’Alta Corte con meccanismi di composizione decisamente singolari: i membri di estrazione giudiziaria (requirente e giudicante) sarebbero sorteggiati, mentre quelli di estrazione parlamentare sarebbero sorteggiati fra quelli selezionati dal Parlamento (cioè dalla maggioranza parlamentare), con chiara possibilità di forti condizionamenti politici.

Il sorteggio dei componenti di estrazione giudiziaria sarebbe un’anomalia unica nel panorama degli organi di garanzia in Italia.   Ma non solo: certo non vengono sorteggiati fra tutti gli elettori i deputati e i senatori, nemmeno vengono sorteggiati, per esempio, i chirurghi e nemmeno gli idraulici o i piloti di Formula 1.

Dove c’è la necessità di una particolare competenza (e quando ci sono valutazioni da fare la necessità di competenza c’è), la scelta è fondamentale.

Se la motivazione espressa pubblicamente è quella di evitare le degenerazioni del correntismo nella magistratura emerse nel caso Palamara, la soluzione appare davvero peggiorativa.

Informarsi e riflettere per esprimere un voto consapevole è altrettanto fondamentale.

Di seguito una sintetica spiegazione del referendum e due interviste sui motivi per cui si può esser favorevoli o contrari al quesito referendario.

Ricordiamoci soprattutto una cosa fondamentale, il voto è un sacrosanto diritto, andiamo a votare!

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Roma, Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale

A.G.I., 31 gennaio 2026

Il referendum sulla giustizia spiegato in 7 domande e 7 risposte.

Il 22 e 23 marzo gli italiani sono chiamati alle urne. Ma per cosa si vota nello specifico? Eccolo punto per punto. (Sonia Montrella)

Il 22 e 23 marzo si voterà per il referendum sulla riforma della Giustizia, voluta dal governo Meloni e approvata, in 4 letture, da Camera e Senato. Ma per cosa si vota nello specifico? E cosa ha di diverso rispetto agli altri referendum? Ecco il referendum spiegato in 7 semplici punti.

Che tipo di referendum è?

Quello sulla riforma della giustizia è un referendum costituzionale confermativo, regolato all’articolo 138 della Costituzione. Questo vuol dire che gli elettori potranno votare “Sì” se sono d’accordo con l’approvazione della riforma, “No” se sono contrari. Non è previsto il quorum (a differenza dei referendum abrogativi), quindi il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti.

Cosa si vota?

La riforma costituzionale al vaglio, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025, modifica l’ordinamento giurisdizionale italiano per separare le carriere di giudici e dei pm, istituendo due Consigli superiori della magistratura. Il primo è per i giudicanti e l’altro per i requirenti). Nasce inoltre una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari (composta da 15 giudici, tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati). Ma ecco i quesiti:

Giudice o pm?

La modifica sostanziale della riforma della giustizia, spiega il Corriere, interviene sull’articolo 104 della Costituzione: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, recita fin qui. Ora si aggiunge una frase: “Essa è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.

Come funziona oggi?

In base alle regole attuali, ricorda Pagella Politica, tutti i magistrati seguono lo stesso percorso formativo e nel corso della carriera possono decidere di cambiare funzione, passando dal ruolo di giudice a quello di Pm al massimo una volta, ed entro i primi dieci anni della sua attività. Fino al 2022, anno in cui è stata approvata la riforma della giustizia voluta dall’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, i magistrati potevano cambiare funzione fino a un massimo di quattro volte.

La riforma costituzionale presentata dal governo propone di separare le carriere dei magistrati requirenti da quelli giudicanti: in questo modo, ogni magistrato dovrà scegliere all’inizio della propria carriera se assumere il ruolo di giudice o quello di Pm, senza la possibilità di cambiamenti successivi.

Come cambia il Csm?

Per effetto della separazione delle carriere, si sdoppia anche il Consiglio superiore della magistratura. Uno sarà il Csm della magistratura giudicante, l’altro il Csm della magistratura requirente.

La riforma prevede per entrambi che siano “presieduti dal Presidente della Repubblica”, come l’attuale Csm. I membri di diritto saranno, rispettivamente il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.

Perché le proteste?

A scatenare le proteste di opposizione e dell’Associazione nazionale dei magistrati è il fatto che i componenti degli organi non saranno più eletti ma estratti a sorte: i membri togati tra tutti i magistrati, giudicanti e requirenti, quelli laici (un terzo) da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune.

Qual è il ruolo dell’Alta corte?

L’ultima novità: l’introduzione di un’Alta corte disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari. Dell’Alta corte faranno parte 15 membri, per lo più togati, mentre il presidente è eletto tra i membri laici.

Roma, Corte di cassazione

da Sardinia Post, 19 febbraio 2026

Referendum, perché no. Carlo Augusto Melis Costa: “La politica sarà egemone sulla magistratura”.

Carlo Augusto Melis Costa, avvocato cassazionista“Un organo composto in modo asimmetrico da membri politici selezionati con logiche di maggioranza e da magistrati estratti a sorte non è un organo bilanciato“. (Maria Carrozza)

In vista del referendum confermativo del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia, il dibattito si concentra sui nuovi equilibri tra politica e magistratura. La separazione delle carriere, l’istituzione di due distinti Csm e la nascita dell’Alta Corte disciplinare rappresentano, secondo i sostenitori, un passo verso maggiore chiarezza e responsabilità. Ma per Carlo Augusto Melis Costa, avvocato cassazionista, la riforma rischia di alterare i contrappesi costituzionali e di rafforzare il controllo della maggioranza di governo sull’ordine giudiziario. In questa intervista spiega perché, a suo giudizio, il nuovo assetto potrebbe incidere sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura.

La riforma inserisce in Costituzione due distinti Csm per ciascuna delle due carriere, giudicante e requirente. L’estrazione a sorte dei componenti dei due Csm, anziché l’elezione, rafforzerà oppure indebolirà l’organo di autogoverno?
È qui che si manifesta la strategia. Perché un organo composto in modo asimmetrico da membri politici selezionati con logiche di maggioranza e da magistrati estratti a sorte non è un organo bilanciato. Da una parte c’è una squadra compatta, organizzata, con un progetto. Dall’altra un gruppo eterogeneo, inesperto, privo di una visione comune. Il risultato è che la componente politica diventa egemone.

La legge di riforma costituzionale introduce il nuovo organo, l’Alta Corte, con giurisdizione disciplinare. Qual è il suo giudizio sulla separazione della funzione di auto governo da quella disciplinare?
Davanti all’Alta Corte scompare la separazione. Inoltre si delega a leggi che verranno emanate l’individuazione degli illeciti, la natura delle sanzioni, e addirittura la composizione stessa dei collegi, dove potrebbero essere anche assenti i magistrati. Le pronunce, caso unico, non saranno ricorribili per Cassazione. La mancanza della garanzia di legittimità provocherà una pressione .

La riforma prevede l’estrazione a sorte di 12 su 15 componenti dell’Alta Corte. Vi è o no
il pericolo che la maggioranza di Governo possa controllarla?
Anche qui si tratta di estrazione asimmetrica. Mentre il sorteggio dei magistrati è generalista, i membri politici verranno estratti a sorte da un elenco preformato. Viene meno la garanzia della presenza del Capo dello Stato. E’ facile immaginare le conseguenze.

La riforma delega ad una legge ordinaria la definizione di procedimento disciplinare,
illeciti disciplinari e relative sanzioni. È giusto far decidere al Parlamento cosa è illecito
disciplinare per un giudice?
E’ una delle chiavi del controllo della magistratura. Sarà la maggioranza, presumibilmente a colpi di voti di fiducia, a decidere. Risulterà che una decisione sgradita alla politica può
diventare “illecito” domani mattina. E che a giudicare il magistrato sarà un organo modellato dalla politica.

Quanto è urgente questa riforma? L’introduzione in Costituzione del principio del giusto
processo e prima ancora la riforma Vassalli del processo penale non bastavano?
La riforma Nordio non assicura il giusto processo e nulla fa per l’efficientamento della giustizia Indebolendo i contrappesi costituzionali, si svuota il controllo di legalità, rendendo più facile l’adozione di norme restrittive dei diritti dei cittadini. Per questo la riforma Nordio non va verso l’efficienza, come ha ammesso il governo, ma verso una democrazia più debole e meno libera.

Di quali altre riforme ha urgenza oggi il nostro sistema giudiziario?
Ha bisogno di risorse e di risorse umane e di riforma del patrocinio a spese dello Stato. La riforma Nordio è fatta per proteggere i politici di governo. La separazione delle carriere è solo uno specchietto per le allodole. Dopo l’eliminazione dell’abuso d’ufficio, dopo la neutralizzazione delle intercettazioni e la museruola alla corte dei Conti questo è il passaggio ulteriore.

Cagliari, Palazzo di Giustizia

Referendum, perché sì. Franco Villa: “Così garantiamo l’indipendenza dei giudici e impediamo logiche correntizie”.

Villa, avvocato penalista e presidente della Camera penale di Cagliari: “l’attuale sistema presenta evidenti distorsioni”. (Maria Carrozza)

In vista del referendum confermativo del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia, il confronto si concentra sulle misure destinate a ridisegnare l’assetto della magistratura. Dalla separazione delle carriere alla riorganizzazione del Consiglio superiore della magistratura fino all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, per Franco Villa, avvocato penalista, la riforma rappresenta un passaggio necessario per rafforzare autonomia, imparzialità e terzietà del sistema. In questa intervista spiega perché il nuovo modello potrebbe superare le logiche correntizie e completare il percorso verso un processo realmente equilibrato tra accusa e difesa.  

La riforma inserisce in Costituzione due distinti Consigli superiori della Magistratura per ciascuna delle due carriere, giudicante e requirente. L’estrazione a sorte dei componenti, anziché l’elezione, rafforzerà o indebolirà l’organo?

È necessario chiarire che il Csm non è un organo di rappresentanza, ma un organo di alta amministrazione, come dimostra l’art. 105 della Costituzione, che gli attribuisce competenze su assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e disciplina. Da questa premessa discende che il sorteggio non ne indebolisce l’autonomia esterna, garantita dall’art. 104 della Costituzione per giudici e pubblici ministeri. Al contrario, riequilibra il funzionamento interno del Consiglio, sottraendolo alle logiche correntizie dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’accesso al Csm non avverrebbe più attraverso competizioni elettorali condizionate dalle correnti, ma tramite una selezione neutra. La riforma rafforza quindi il Consiglio, interrompendo dinamiche di potere estranee all’autonomia della magistratura. Non a caso, il 42% dei magistrati votanti iscritti all’Anm si è già espresso a favore del sorteggio.

La riforma introduce l’Alta Corte disciplinare. È giusta la separazione tra autogoverno e
disciplina?

Sì, perché l’attuale sistema presenta evidenti distorsioni: i magistrati eletti nel Csm
giudicano i propri elettori, in un contesto fortemente condizionato dalle correnti.
I dati lo confermano: nel 2025, su 1.587 esposti, solo 76 sono giunti alla Sezione
disciplinare, mentre 1.067 sono stati archiviati de plano. Le condanne sono state appena
35, per lo più lievi, e le sospensioni solo quattro. Anche il caso Palamara dimostra
l’inefficacia del modello attuale. L’esternalizzazione della giurisdizione disciplinare è quindi
necessaria.

L’estrazione a sorte di 12 componenti dell’Alta Corte espone a rischi di controllo
politico?

No. Tre componenti sono nominati dal Presidente della Repubblica; gli altri dodici sono
estratti a sorte da categorie di altissimo profilo: professori ordinari di materie giuridiche,
avvocati con almeno venti anni di esercizio e magistrati con analoga anzianità ed
esperienza di legittimità. Il sorteggio impedisce logiche correntizie e garantisce l’indipendenza dell’organo.

È corretto che il Parlamento definisca gli illeciti disciplinari dei magistrati?

Sì, ed è già così. L’art. 105 della Costituzione rinvia alla legge ordinaria la definizione di illeciti, sanzioni e procedimento. La riforma non introduce nuove deleghe, ma rende esplicito un meccanismo esistente. È una scelta coerente con il principio di legalità, poiché le sanzioni disciplinari incidono su diritti fondamentali e devono essere tipizzate per legge, evitando discrezionalità e usi politici.

Quali altre riforme sono necessarie?

Servono una reale informatizzazione del processo, con un fascicolo telematico unico
accessibile anche alla difesa, e la separazione delle funzioni di GIP e GUP, per una
maggiore specializzazione. Ma senza la separazione delle carriere, ogni altra riforma rischia di restare inefficace: è una scelta architettonica di fondo, indispensabile per la coerenza del sistema.

Perché questa riforma è urgente? Non bastavano il giusto processo e la riforma
Vassalli?

No. Il giusto processo è rimasto in larga parte inattuato e il modello accusatorio
incompiuto. Solo la separazione delle carriere consente una reale terzietà del giudice,
intesa come effettiva equidistanza tra accusa e difesa. Lo stesso Vassalli la riteneva necessaria. Già la Costituzione del 1948 (VII Disp. Trans.) riconosce l’inadeguatezza dell’ordinamento del 1941, fondato sull’unitarietà delle carriere.

Roma, Corte di cassazione

(foto da mailing list sociale, S.D., archivio GrIG)

  1. marzo 16, 2026 alle 9:09 PM

    in tema di giustizia in materia ambientale.

    da Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2026

    Referendum, l’avvocato esperto di processi ambientali: “La riforma Nordio lascia indifese le vittime dei reati. A rischio le sentenze più coraggiose”.

    Il legale è uno dei massimi esperti dei processi per la tutela dell’ambiente e della salute ed ha rappresentato le persone offese nei processi per Porto Marghera, le centrali di Porto Tolle e Vado Ligure: “Temo giudici timidi e indifesi di fronte a poteri forti”. (Ferruccio Sansa)

    “Nel mio lavoro ho rappresentato tanti cittadini, associazioni, comitati vittime di disastri ambientali e inquinamento. E oggi sono seriamente preoccupato che la Riforma possa lasciare queste persone senza difesa e comunque indebolite”. Matteo Ceruti, avvocato di Rovigo, è uno dei massimi esperti dei processi per la tutela dell’ambiente e della salute. Nella sua carriera, tra l’altro, ha rappresentato le persone offese nei processi per Porto Marghera, le centrali di Porto Tolle e Vado Ligure, e più recentemente l’inquinamento da Pfas (le sostanze perfluoroalchiliche, i cd. “inquinanti eterni”) che ha contaminato centinaia di migliaia di veneti.

    Avvocato, perché la Riforma Nordio potrebbe lasciare disarmate le vittime di questi reati?
    Vorrei fare una premessa generale. Io non sono pregiudizialmente contrario alla separazione delle carriere dei magistrati che tuttavia poteva essere ottenuta con una legge ordinaria invece di mettere mano a una riforma costituzionale pesantissima. Ma le questioni in gioco sono altre.

    Quali?
    Prima di tutto ci sono i modi: è stata presentata una Riforma blindata, una proposta del Governo che non è stata modificata di una virgola. Così si è umiliato il Parlamento. Ma soprattutto si è scaricata la tensione del dibattito, che doveva avvenire in aula, sull’opinione pubblica e sugli operatori giuridici. Così si polarizzano le posizioni, si mettono i cittadini gli uni contro gli altri. E si avvelenano anche i rapporti tra magistrati e avvocati. E poi…

    E poi?
    Una Riforma non va giudicata soltanto in se stessa, ma insieme a tutte le altre norme che questo Governo ha approvato negli anni e che insieme contribuiscono a capire quale sia il disegno. C’è quasi la sensazione che l’intento del testo proposto da Nordio sia quello di rivalsa nei confronti della magistratura che si ritiene abbia invaso gli spazi della politica.

    Facciamo esempi concreti.
    Sono tutte norme che sembrano mirare a sottrarre le responsabilità pubbliche al controllo di legalità. Tanto per cominciare penso all’abolizione dell’abuso d’ufficio che prevedeva sanzioni penali anche per chi non rispettava l’obbligo di astensione in caso di conflitto di interessi. Sarebbe stato essenziale conservarlo per punire comportamenti che continuano a rappresentare un disvalore sociale nella coscienza comune, come già si vede in inchieste come quella sull’urbanistica a Milano. Poi c’è l’ultima riforma devastante della Corte dei Conti che avrà come conseguenza lo scasso del pubblico erario. E adesso arriva questa Riforma. Fa tutto parte di un disegno unitario e va valutato insieme nel momento del voto.

    Che cosa la preoccupa di più, soprattutto in relazione ai reati legati all’ambiente e alla salute pubblica di cui si occupa?
    Mi preoccupa molto, per esempio, la composizione dell’Alta Corte che dovrà valutare l’operato dei giudici.

    Intende il peso della componente politica?
    Certo, c’è uno squilibrio verso la politica a causa del sorteggio asimmetrico. Ma anche la componente togata, cioè i magistrati, sarà limitata ai giudici di Cassazione che avranno l’ultima parola sia per decidere le cause – com’è naturale che avvenga – sia quando si tratterà di sanzionare i colleghi magistrati di Tribunale e Corte d’appello che quelle cause hanno deciso.

    Si preoccupa dei magistrati?
    Penso anche al nostro lavoro di avvocati e soprattutto alle vittime dei reati. Per questo noi legali e tutti i cittadini dovremmo essere molto attenti al rischio che l’Alta Corte possa trasformarsi in strumento di pressione sui magistrati di merito.

    Ci spieghi…
    Due cose: primo, la storia della magistratura e la prassi insegnano che i magistrati di Cassazione per età media e per esperienza sono quelli più propensi a interpretazioni conservatrici, salvo eccezioni ovviamente. Secondo, la legge che regola la progressione in carriera dei magistrati indica già tra i fattori di valutazione la percentuale di sentenze che hanno trovato conferma nei gradi successivi di giudizio. Infine, il prossimo utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle decisioni giudiziali, anche di questo bisogna tenere conto, comporterà l’uso di algoritmi che inevitabilmente guardano al passato. Ora con l’Alta Corte il rischio di conformismo giudiziario rischia di essere ulteriormente accentuato.

    Me lo spieghi in soldoni, perché tutti possano capire…
    Le grandi innovazioni giuridiche, soprattutto in temi di diritti, di lavoro, di ambiente, di salute e anche di contrasto allo strapotere di soggetti forti dell’economia, sono arrivate da sentenze coraggiose di giudici di merito che hanno indicato strade nuove. Spesso in contrasto con la precedente giurisprudenza consolidata. Cosa succederà, dopo la riforma, se un giovane magistrato dovrà decidere sotto la spada di Damocle del rischio di non fare carriera o, peggio, di essere sanzionato disciplinarmente, se la sua sentenza non sarà confermata.

    Mi faccia qualche esempio concreto.
    Penso ai Pretori d’assalto degli anni Settanta in materia di inquinamento e corruzione che hanno vissuto sulla loro pelle il timore delle sanzioni disciplinari. È grazie a pronunce che hanno rotto con le decisioni precedenti, che non sono state condizionate dalla pressione delle gerarchie se i cittadini comuni hanno trovato finalmente una tutela.

    Le leggi quindi devono adeguarsi ai tempi?
    Proprio così. Facciamo esempi concreti per non limitarci a discorsi di principio: le leggi a volte fanno elenchi di sostanze dannose per la salute, ma i progressi scientifici dimostrano che ci sono altri inquinanti che ci fanno male, ci uccidono. Proprio come i Pfas. Sono proprio i magistrati di primo grado, più giovani, più attenti ai cambiamenti, più vicini al territorio, che hanno permesso di ampliare le tutele in materia di nuovi inquinanti ambientali. Per non dire delle azioni legali in materia climatica che alcune associazioni stanno tentando di portare avanti contro i colossi dell’energia fossile. Dobbiamo affrontare nuove sfide come le conseguenze di alcune attività industriali sul cambiamento climatico cui anche la giustizia deve dare una risposta. Catastrofi come il ciclone Vaia, come le inondazioni in Liguria o in Emilia potrebbero avere delle risposte di tutela anche giudiziaria. Per questo servono magistrati che possano decidere senza timore di conseguenze per la loro carriera.

    Teme giudici condizionabili?
    Temo giudici timidi e indifesi di fronte a poteri forti.

    La Riforma mina l’indipendenza e la libertà dei magistrati?
    Vedo rischi esterni, cioè di condizionamenti da parte della politica. E rischi interni, perché con il nuovo Csm e l’Alta Corte disciplinare ci sarà una verticalizzazione pericolosa della magistratura, la restaurazione di una gerarchia di tempi che pensavamo definitivamente superati. Invece la forza della magistratura italiana era anche nel suo potere di tipo diffuso.

    Eppure tanti avvocati sono favorevoli alla Riforma…
    Non nego che esistono dei problemi. Capisco la frustrazione dell’avvocatura di fronte a vicende di scarsa considerazione da parte dei giudici. A volte penso però che la mia categoria rischi di smarrire il senso del proprio ruolo. E di vederlo riconosciuto. Ma le strade per recuperarlo sono altre.

    Quali, in concreto?
    Penso a una riforma dell’articolo 24 della Costituzione dove non sia previsto soltanto il diritto alla difesa, ma a una difesa tecnica, cioè svolta in giudizio da un avvocato abilitato. Credo, poi, che sarebbe utile prevedere finalmente una formazione unica per magistrati e avvocati. Una sola scuola di formazione così che le due professioni crescano insieme e comprendano meglio le reciproche esigenze. Così si ridurrebbe anche questa contrapposizione che nuoce a tutti.

    Che cosa direbbe ai suoi colleghi che sostengono la Riforma?
    Che non devono decidere in base ad istinti che in parte comprendo, ma dobbiamo valutare razionalmente gli effetti profondi di questa Riforma, che rischia di privare di tutele i cittadini che difendiamo, siano essi accusati o vittime. Che, se passasse, avrebbe l’effetto di rendere inefficace il nostro lavoro. E, in fondo, di ridurre il nostro ruolo. Chi pensa che questa Riforma riguardi soltanto i magistrati, sbaglia. Riguarda da vicino tutti.

  2. marzo 24, 2026 alle 6:15 am

    i risultati: in netta maggioranza gli Italiani non vogliono proprio che sia modificata la Costituzione.

    A.N.S.A., 23 marzo 2026

    Referendum Giustizia 2026

    Referendum GIUSTIZIA

    «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?»

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