Home > diritti civili, Italia, società > Tangentopoli, delinquenza istituzionalizzata ai danni dell’Italia.

Tangentopoli, delinquenza istituzionalizzata ai danni dell’Italia.


L’Italia è il Bel Paese, eccezionale e straordinario, unico per ambiente, cultura, storia, civiltà.

Nel corso della sua storia recente più volte è emerso uno dei peggiori aspetti, la corruzione diffusa che attraversa la vita pubblica e l’economia.

Eppure, a vent’anni dalla morte, si assiste alla singolare riabilitazione di protagonisti di una delle devastanti stagioni del malaffare istituzionalizzato, come nel caso di Bettino Craxi.  

Non perseguitato, ma condannato in via definitiva, non esule, ma latitante.

Uno fra i tanti, in ampia compagnia.

Magari giganteggia rispetto ai tanti nani politici che oggi gestiscono la res publica, ma i fatti non cambiano il loro significato.

Si ritiene generalmente che gli Italiani abbiano scarsa memoria, proviamo, quindi, a ricordare qualcosa.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Roma, Piazza Navona
da L’Espresso, 16 febbraio 2017
25 anni di Mani pulite, i 10 verbali che hanno cambiato l’Italia.
Da Mario Chiesa alla maxi tangente Enimont. Dalle mazzette rosse a Berlusconi. Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica. Le confessioni che hanno rivelato i segreti del potere in versione integrale
. (Paolo Biondani)

Dieci verbali che hanno cambiato la storia d’Italia. Sono interrogatori che hanno scoperchiato il sistema della corruzione nella Prima Repubblica. Le confessioni a valanga del primo arrestato. Le tangenti di Bettino Craxi tra piazza Duomo e i conti svizzeri. Le corruzioni con la targa del colosso Fiat. I fondi neri versati dall’Eni ai partiti di governo. La maxi-tangente Enimont. Le mazzette rosse del “compagno G” e la bustarella della Lega. Il brigadiere-eroe che denuncia la Guardia di Finanza. Lo scontro finale tra Silvio Berlusconi e i magistrati di Mani Pulite.

Sono passati 25 anni dall’inizio dell’inchiesta giudiziaria che ha fatto crollare il muro della cosiddetta Tangentopoli. Una corruzione enorme, sistematica, radicata a tutti i livelli, che ha fatto esplodere il nostro debito pubblico e intossicato la politica, l’economia, la pubblica amministrazione, le autorità di controllo.

LEGGI E SCARICA LE CONFESSIONI INTEGRALI

Un sistema che inizia a crollare il 17 febbraio 1992, quando i carabinieri ammanettano Mario Chiesa, presidente socialista di un grande ospizio milanese, il Pio Albergo Trivulzio. L’ingegner Chiesa ha appena intascato una bustarella di 7 milioni di lire (3.500 euro), portati nel suo ufficio da un piccolo imprenditore di Monza, Luca Magni, che lo ha denunciato all’allora semi-sconosciuto pm Antonio Di Pietro.

Quell’arresto, quella piccola tangente, mette in moto una valanga.

In meno di tre anni, fino al dicembre 1994, i magistrati di Mani Pulite raccolgono montagne di prove che portano a 1.233 condanne definitive per corruzione, concussione, finanziamento illecito dei partiti e fondi neri aziendali (falso in bilancio). I processi di Mani Pulite continuano ancora oggi a dividere l’Italia in due partiti trasversali: sostenitori e detrattori, cosiddetti giustizialisti e sedicenti garantisti. Ma un fatto è innegabile: in nessun altro periodo si sono accumulate tante rivelazioni sui segreti del potere. Anzi, vere e proprie confessioni.

La prima è datata 23 marzo 1992. Dopo 35 giorni di cella, Mario Chiesa rompe il silenzio: «Intendo dire la verità». Il pm Di Pietro e il gip Italo Ghitti gli lasciano spiegare tutta la sua carriera politica, il dramma familiare provocato dall’arresto. Quel mattino, a San Vittore, Chiesa non si limita a confessare l’accusa per cui è stato ammanettato, ma vuota il sacco. Ammette di aver intascato la sua prima tangente «nel 1974 circa» e la penultima «due o tre ore prima dell’arresto» per la bustarella di Magni.

A verbale finiscono quasi vent’anni di corruzioni. Chiesa elenca 16 aziende che gli hanno versato denaro per gli appalti. E fa i nomi dei politici con cui ha diviso i soldi, tra cui spiccano gli ultimi due sindaci socialisti di Milano, Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri. Pochi giorni dopo, le confessioni di Chiesa provocano la prima retata di otto imprenditori, che confessano e chiamano in causa altri. È l’inizio di un effetto-domino che fa crollare il sistema. Da un arresto all’altro, da una confessione all’altra, l’inchiesta si allarga a tutte le centrali degli appalti a Milano e in Lombardia: Comune, Provincia, Regione, società contollate dai partiti come Mm (metropolitana), Atm (tram e bus), Sea (aeroporti), Aem (centrali elettriche), e poi sanità, discariche, edilizia. Ovunque gli amministratori di nomina politica manovrano gli appalti a favore di aziende privilegiate, che in cambio versano mazzette ai tesorieri occulti dei partiti, chiamati “collettori”. In breve dai cassieri lombardi si arriva ai tesorieri nazionali. Severino Citaristi, per la Dc, confessa un decennio di finanziamenti illeciti dopo aver ricevuto oltre 70 avvisi di garanzia. Il leader socialista Bettino Craxi, indagato dal 15 dicembre 1992, nega tutto e attacca i magistrati.

Il 7 febbraio 1993 un suo grande amico, Silvano Larini, si costituisce dopo una latitanza all’estero. E confessa. Larini spiega di aver avuto da Craxi (e dal suo padrino politico Antonio Natali) l’incarico di «incassare per il Psi il denaro versato dalle imprese per gli appalti della metropolitana». E precisa: «Dal 1987 fino alla primavera del 1991 ho ricevuto circa 7-8 miliardi di lire, che ho portato negli uffici di Craxi in piazza Duomo 19». Quindi l’ex capo del governo non solo sapeva delle tangenti al Psi, ma ha intascato per anni, personalmente, buste piene di soldi. E a dirlo è un «intimo amico di Craxi», come Larini si autodefinisce.

Le confessioni dell’architetto demoliscono anche l’ascesa al potere del leader socialista nel 1979-80. Larini confessa di aver prestato già allora un suo conto svizzero, chiamato Protezione, allo stesso Craxi e al suo vice, Claudio Martelli, che lo usarono per incassare 7 milioni di dollari: mazzette al Psi pagate dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, il banchiere poi ucciso dalla mafia a Londra (simulando un suicidio). Un segreto negato per oltre un decennio, che era annotato in un dossier ricattatorio sequestrato a Licio Gelli quando fu scoperta la lista degli iscritti alla loggia P2.

Mani pulite, tappa per tappa


Già dal 1992 le corruzioni negli appalti travolgono tutti i partiti di governo (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) e, a Milano, anche la corrente migliorista del Pci-Pds, alleata dei socialisti. Tra il 2 e il 25 febbraio 1993, un manager del gruppo Ferruzzi-Montedison, Lorenzo Panzavolta, parla per la prima volta di tangenti (per circa 620 mila euro) destinate anche al Pci nazionale, per gli appalti dell’Enel. Soldi intascati su un conto svizzero dal “compagno G”, Primo Greganti, che subisce la più lunga carcerazione preventiva di tutta Mani Pulite e viene condannato senza mai confessare. Il suo silenzio impedisce di smascherare i beneficiari della corruzione ai vertici del primo partito della sinistra italiana.

Dai bonifici delle tangenti, nel 1993 i magistrati risalgono ai fondi neri delle grandi aziende e arrivano alle maxi-corruzioni. Pierfrancesco Pacini Battaglia è il banchiere che dalla Svizzera ha gestito per anni i conti segreti dell’Eni: almeno 500 miliardi di lire (oltre 250 milioni di euro). Il giudice Italo Ghitti, con una battuta, lo definisce «l’uomo che sta un gradino sotto Dio». Pacini si costituisce il 10 marzo 1993, svela le mediazioni milionarie per il gas algerino e il petrolio libico e confessa di aver fatto arrivare in Italia almeno 50 miliardi di lire: fondi neri dell’Eni, consegnati in contanti ai tesorieri del Psi e in parte minore alla Dc. Quella primavera decine di imprenditori e politici fanno la coda in procura per confessare, in un clima mai più visto di collaborazione con la giustizia per “fine sistema”.

Mani Pulite, le immagini d’epoca


Eugenio Cefis, l’ex potentissimo re della chimica, viene convocato il 22 aprile 1993 come semplice testimone sul conto Protezione, di cui giura di non sapere nulla. Riservato ed enigmatico come pochi, accetta però di verbalizzare i segreti dei «finanziamenti dell’Eni ai partiti e a singoli politici», che sostiene di aver «ereditato dal fondatore Enrico Mattei». «I partiti di governo», spiega Cefis, venivano pagati «in automatico con fondi distribuiti dal banchiere Arcaini dell’Italcasse: il grosso spettava alla Dc, poi al Psi, il residuo a Pri, Psdi e Pli». L’Eni versava altri soldi «a singoli politici e a giornali di partito». Anticomunista di ferro, Cefis parla pure di un versamento estero al Pci per sbloccare un affare in Unione Sovietica. Ma pur descrivendo vent’anni di tangenti, non fa neppure un nome dei politici corrotti, sostenendo che non voleva conoscerli perché li «usava nell’interesse dell’Eni», disprezzandoli, «come Mattei».

Due giorni dopo, il 24 aprile 1993, Cesare Romiti consegna ai pm di Mani Pulite un memoriale indirizzato al procuratore capo, Saverio Borrelli: è l’atto di resa della Fiat. Dopo gli arresti di vari dirigenti, l’amministratore delegato della prima industria italiana dichiara che i controlli interni hanno confermato che almeno sei società del gruppo «non hanno potuto resistere» e hanno dovuto accettare «un sistema altamente inquinato»: il memoriale si chiude con i nomi dei manager Fiat pronti a confessare, con l’elenco degli appalti per cui hanno pagato tangenti. Al memoriale è allegato un verbale dei vertici, con Gianni e Umberto Agnelli, che il 13 aprile hanno approvato «la collaborazione con la magistratura». Personalmente Romiti si difende, giurando di aver saputo solo allora delle corruzioni («Sinceramente non immaginavo»), mentre era il direttore finanziario Francesco Paolo Mattioli a gestire i fondi neri. Nel processo, celebrato a Torino, i magistrati salgono un gradino più in alto e condannano anche Romiti per falso in bilancio.

Il consenso di massa per la lotta alla corruzione si spezza per la prima volta a fine luglio, con i suicidi di Gabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni, e Raoul Gardini, numero uno del gruppo Ferruzzi-Montedison. Il 27 luglio, nel carcere di Opera, il manager Giuseppe Garofano spiega perché Gardini decise di «piegarsi al ricatto del sistema politico» e confessa nei dettagli tutta la maxi-tangente Enimont: oltre 150 miliardi di lire (75 milioni di euro) versati tra il 1990 e le elezioni del 1992 ai cinque partiti di governo e a decine di parlamentari e capicorrente. In cambio, la Montedison è uscita da Enimont incassando dall’Eni 1,4 miliardi di euro. Di Pietro esce dal carcere sfinito. La stessa sera, Cosa nostra fa esplodere tre autobombe, due a Roma e una a Milano, dove la strage di mafia uccide cinque innocenti.

In dicembre, mentre infuriano le polemiche sulle tangenti rosse e l’ex pm Tiziana Parenti si prepara a candidarsi in Forza Italia, viene arrestato il tesoriere della Lega, che dal giugno 1993 governa Milano. Si chiama Alessandro Patelli, confessa di aver intascato 200 milioni di lire (100 mila euro) dalla Montedison, ma giura di non aver detto niente a Umberto Bossi e sostiene che la tangente sarebbe stata rubata da ignoti ladri. Anche il leader della Lega nega di aver saputo, ma conferma di aver chiesto finanziamenti (leciti) ai manager della Montedison e risarcisce alla procura i 200 milioni, raccolti tra gli elettori leghisti. Come Patelli, anche Bossi viene poi condannato per finanziamento illecito.

Dopo aver svelato nel 1992 la corruzione negli appalti e nel 1993 i fondi neri e le maxi-tangenti, come spiega l’attuale procuratore di Milano Francesco Greco, «il 1994 è l’anno in cui scopriamo che anche i controllori sono corrotti». I magistrati hanno già inquisito un giudice civile pagato dall’Eni, Diego Curtò e gli ex vertici della Consob. Il 26 aprile 1994, alle nove di sera, un vicebrigadiere della Guardia di Finanza, Pietro Di Giovanni, si presenta in procura, sconvolto: il suo capopattuglia, Francesco Nanocchio, gli ha dato una busta con due milioni e mezzo di lire: il doppio dello stipendio del vicebrigadiere. Che invece di tacere, intascare, entrare nel giro e arricchirsi con altre mazzette, denuncia il reato. Scoperchiando un sistema di corruzione nelle verifiche fiscali che coinvolge decine di graduati, fino al comandante di Milano, il generale Giuseppe Cerciello. Il 7 luglio, in carcere, Nanocchio confessa le sue mazzette e svela, tra l’altro, che la bustarella data al collega arrivava da Telepiù, un’azienda televisiva controllata da Silvio Berlusconi, diventato capo del governo. Nelle stesse ore altri ufficiali confessano di essersi divisi quattro tangenti Fininvest.

La sera del 13 luglio 1994 il governo Berlusconi vara un decreto, intitolato al ministro Alfredo Biondi, che vieta gli arresti e scarcera i corrotti. La legge, contestata dai pm, è ritirata a furor di popolo. Quindi il manager Fininvest Salvatore Sciascia, arrestato, confessa di aver pagato le tangenti alla Finanza, ma con fondi neri forniti da Paolo Berlusconi all’insaputa di Silvio. I pm non ci credono e scoprono che in giugno un ex finanziere diventato avvocato del Biscione, Massimo Maria Berruti, ha incontrato Silvio a Palazzo Chigi. E subito dopo ha chiamato un suo ex collega corrotto, per farlo tacere, promettendogli «la riconoscenza del gruppo Fininvest». In ottobre parte un’ispezione ministeriale segreta su cento milioni di lire prestati da un assicuratore a Di Pietro, che si dimette. Storditi dall’addio, Borrelli e gli altri pm interrogano Berlusconi il 13 dicembre. nel passaggio cruciale Piercamillo Davigo gli contesta il depistaggio di Berruti.

Il leader di Forza Italia risponde attaccando i pm: «E per una cosa del genere avete indagato il capo del governo? Ma vi rendete conto del danno all’Italia?». Condannato in primo grado, Berlusconi ottiene la prescrizione in appello e una trionfale assoluzione in Cassazione, che condanna Sciascia, Berruti e tutti gli altri. Solo lui poteva non sapere. A Tangentopoli, alla fine, ha stravinto Berlusconi.

Norcia, Piani di Castelluccio

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Luigi
    febbraio 9, 2020 alle 4:11 pm

    Bettino Craxi lasciò l’Italia quando era la quinta potenza economica mondiale, con un PIL in forte crescita, superiore a quello inglese e solo di poco inferiore a quello di Francia e Germania.
    Con l’arrivo dei distruttori, ehm… salvatori, ora siamo sprofondati in caduta libera, lontanissimi da quei tempi con un PIL che è la metà di quello tedesco, con un numero molto maggiore di persone sotto la soglia di povertà, con il patrimonio pubblico devastato e privo di manutenzione, con opere incompiute, cattedrali nel deserto, senza i soldi per far nulla e senza neppure la speranza di poter fare qualcosa.
    Tutto questo mentre la pressione fiscale è più alta che mai e si è arrivati a uno Stato di polizia, con la ricchezza della popolazione ferma o sotto i livelli degli anni ottanta seppure si dia alla gente ogni colpa per evasione fiscale ( seppur incompatibile con un quadro di progressivo e pesante impoverimento generale), il divario tra ricchi e poveri si sia ampliato notevolmente e si incentivino le multinazionali con tassazioni bassissime, mentre al contempo si rileva un nuovo caso di corruzione alla settimana e la Corte dei Conti lancia l’allarme corruzione da anni e anni senza che nessuno faccia nulla.
    E ancora oggi la sinistra ambientalista e intransigente che ha governato per tutti questi anni post mani pulite continua a dare la colpa ad altri e ad aggiungere nuove tasse, divieti, sanzioni e burocrazia sul cittadino, dopo che ha ceduto agli stranieri tutto il patrimonio nazionale, inclusa la sovranità monetaria e non ci restino nemmeno gli occhi per piangere.
    Sarà stata forse colpa di Garibaldi?!

    • febbraio 9, 2020 alle 4:52 pm

      …la “sinistra ambientalista e intransigente che ha governato per tutti questi anni post mani pulite”? Lei ha vissuto e vive in una dimensione parallela. Si consoli pure con il ricordo di tangenti e felicità.

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  2. Srdn
    febbraio 9, 2020 alle 4:32 pm

    Beh, permettetemi, non é che é cambiato molto da allora.,se la tentano con il riabilitare Crazi. Il sistema é sempre quello, guardate cosa stanno facendo del sardistan e noi silenti.

  3. G.Maiuscolo
    febbraio 9, 2020 alle 5:46 pm

    Leggi certi articoli e ti sembra di essere tornata indietro nel tempo.

    Ricordo articoli di quel periodo in cui si scriveva che nei lunghi corridoi “degli uffici di Craxi in piazza Duomo 19” venivano depositati scatoloni zeppi di denaro proveniente da… (notevole il verbale di S. Larini…)
    La Magistratura ha poi stabilito da dove…

    Vent’anni fa circa, o forse un po’ di più, feci un viaggio ad Hammamet e soggiornai in una bellissima struttura ricettiva costruita di recente, allora. L’albergo distava un chilometro dal centro della città e così mi feci accompagnare dal taxista per visitarla e anche presso il locale cimitero.
    Rimasi davanti ma non entrai.

    Ho letto e visto di …commemorazioni recenti per il ventennale della morte di Craxi in terra tunisina, e di gente comune e di artisti e di politici in fila, di svariati colori, oggi anche sbiaditi, per sfiorare la sua tomba.
    Che Craxi fosse uomo di spessore e politico intelligente è innegabile, ma proprio perché intelligente e scaltro e acuto, ci saremmo aspettati da lui indirizzi politici e una POLITICA e una condotta personale e morale differenti ed orientati al bene comune non…ad altri interessi.

    A LUIGI, dopo la sua arringa in difesa dei tempi che furono e che sono andati, e alla luce di un quadro politico preoccupante, quello odierno, in cui i vecchi politici, quelli che sono rimasti, si sono riciclati ed i nuovi …stendiamo un velo pietoso, a Lei Luigi chiedo, che cosa CI e SI propone di fare?
    Perché si vede che Lei è uno che ha le idee chiare.

    • Luigi
      febbraio 11, 2020 alle 3:44 pm

      Tanto per risponderle in allegria le consiglio di andare a rivedere il film “Uno Contro L’Altro Praticamente Amici” con Tomas Milian & Renato Pozzetto; dovrebbe essere del 1981 e mostra una bella testimonianza, caricaturale ma non troppo, dell’uso che si faceva delle tangenti. L’epoca è precedente all’era di massimo potere di Craxi, segno che davvero tutti facevano così, eppure stranamente pagarono in pochi.
      Un po’ come quando si rinvengono pochi sacchi di veleni sotterrati nei terreni di un grosso stabilimento industriale che ha inquinato per decenni senza remore: si strumentalizza il ritrovamento di qualche briciola e gli interessati fingono di non sapere.

      Negli ultimi decenni siamo stati governati da gente che prima ci ruba il portafogli e poi ci aiuta a cercarlo.

      Cosa propongo di fare? E’ una bella domanda.
      In estrema sintesi bisogna tornare indietro, riportando tutto come al tempo in cui le cose funzionavano meglio. Ovviamente senza tangenti e adeguandosi ai tempi.

      Non vi è alcuna arringa di difesa nell’esposizione dei dati riportati sull’andamento economico del passato, i dati son quelli e direi che vive in una dimensione parallela solo chi dopo 30 anni ancora non riesce a prenderne atto.
      C’era una serie di fattori economici fondamentali che consentivano all’economia di andar meglio, elementi che oggi ci sono stati tolti con una lunga serie di abili mosse da parte di potenti forze finanziarie straniere a cui ormai abbiamo ceduto tutto e con grande difficoltà potremmo e dovremmo tentare di togliere qualcosa.
      Il cambio della vecchia classe dirigente che avversava questi invasori internazionali (forse perché non si ruba a casa dei ladri?!), fu programmata e funzionale per ciò che viviamo oggi e per ciò che ci aspetta in futuro, non avvenne per salvarci ma per dominarci.
      Per parlarne occorrerebbe aprire una lunga parentesi ma, in breve, sono fattori che dovrebbero (in teoria) venir presi in conto dai movimenti che oggi si definiscono “sovranisti” i quali, però, non hanno il coraggio e la competenza per agire come necessario e nel frattempo la tattica del discredito è la principale arma che viene usata contro questi per tenere a bada qualsiasi vero movimento “progressista e oppositore” che vada a favore di popolo e non della élite finanziaria e delle lobby legate al potere politico.
      Senta in proposito qualcosa di Francesco Amodeo.

      Io mi propongo di diffondere quel poco che so in proposito, non posso fare di più. Ma la presa di coscienza collettiva è già un grosso passo.
      L’argomento è lungo e complesso, indigesto ai più, ed è purtroppo per questo che chi ne sta approfittando non trova resistenze.

      • febbraio 11, 2020 alle 3:59 pm

        ..concordo, l’argomento è lungo e complesso, mentre migliaia, a vari livelli, furono le persone coinvolte da indagini e sentenze di Tangentopoli. Tutto si può discutere e analizzare (sarebbe bene farlo a fondo, è la nostra storia recente e da lì nasce in gran parte il disastro attuale), ma non si possono certo santificare alcuni protagonisti in negativo…

        Stefano Deliperi

      • G.Maiuscolo
        febbraio 11, 2020 alle 5:41 pm

        La ringrazio della risposta garbata e intelligente, Luigi, e prendo atto di alcune affermazioni. Altrettanto argute e interessanti come la Sua risposta.

        Il film che Lei mi propone, cercherò di trovarlo; non ho avuto modo di vederlo, perché nel 1981, ero impegnata in cose ben più importanti e impegnative. Ahahahahah…E ironia a parte e fatta salva la satira artistica di cui parla, forse il genere cinematografico, diciamo così, non è il mio.

        Il fatto che (…) “davvero tutti facevano così,” e che in pochi abbiano, purtroppo, pagato per questo orribile quanto diffuso malcostume e per il malaffare, non significa che lo si debba gloriare. Se non addirittura commemorare.
        Mi permetto di aggiungere che, in tanti, ed io con i tanti, NON abbiamo fatto finta di vedere le “briciole” come lei sostiene, di tale malaffare, se ancora oggi abbiamo il coraggio civile di ricordare, con la stessa “impressionata” memoria e con sentimento offeso dall’atteggiamento senza scrupoli e senza decenza di chi ci ha governato in passato e di chi pretendeva di farci credere che di bene comune si trattasse. Anche se così NON era.

        Il tempo è maestro in questo e per quel che mi riguarda, più trascorrono gli anni e più è vivace nella mia memoria il ricordo. Ritornare a trent’anni fa non si può. Ma la novità è che i nuovi “entrati” possono fare anche di peggio.

        Nel suo commento, ci sono alcune cose sulle quali mi trova d’accordo, e specie in quel preciso punto dove sottolinea che (…)”potenti forze finanziarie straniere a cui ormai abbiamo ceduto tutto e con grande difficoltà potremmo e dovremmo tentare di togliere qualcosa “; aggiungo, ed è inutile negarlo, che alcune dettano l’agenda economica, finanziaria di molti paesi , non solo del nostro e che tengono in scacco progresso, sviluppo e soprattutto un’interazione paritaria dignitosa, degli stessi.
        Quanto a Francesco Amodeo conosco quel che scrive; La ringrazio del suggerimento ma lo leggerò quando e se ne avrò voglia di farlo.

        (…) “La presa di coscienza collettiva è già un grosso passo”. Lei dice bene, ma speriamo che sia un passo avanti verso l’autenticità onesta della politica,( la quale deve essere criticata e seguita e anche sottoposta a verifica dai cittadini) e NON due indietro verso il menefreghismo politico e verso un buio dimenticatoio.

        Cordialità

  4. Porico
    febbraio 9, 2020 alle 7:02 pm

    Tutto vero. Con la prima Repubblica le tangenti erano istituzionalizzate ,facevano parte del sistema , tipo sud America e repubbliche fantoccio Africane . La politica e i politici godevano ancora di un certo potere. In questa seconda Repubblica i politici non hanno alcun potere ,hanno abdicato in favore di poteri forti i quali non amano mettersi in mostra.
    Le cose però sono notevolmente peggiorate. Oggi abbiamo bisogno disperato di legalità e di Stato per salvarci dal crollo finale. Chissà se riusciremmo ..

  5. Cristina Ciccarelli
    febbraio 9, 2020 alle 8:17 pm

    Sono comelo stupefacente di stato, perché continuate a chiamarlo belpaese pur sapendo che non lo è mai stato? I monumenti non sono sufficienti, sono statici e malgestiti pertanto è saggio ‘scoperchiare’ tutto.

  6. Cristina Ciccarelli
    febbraio 21, 2020 alle 12:32 pm

    Perché scrive in inglese?

  7. Cristina Ciccarelli
    febbraio 21, 2020 alle 8:31 pm

    Si ritiene che gli italiani abbiano una scarsa memoria? Vero, hanno tutt’ora poca memoria, anche le italiane.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: