Siamo il 78,8%, cioè il 99 %!


Anticaccia, su la testa! Siamo il 78,8 per cento!

È quanto emerge dalla 27a edizione (2015)[1] del Rapporto Italia di Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali.

“Si conferma ancora, e anzi si rafforza, la sensibilità degli italiani verso il mondo degli animali” – scrivono dall’Istituto – “Il 78,8 % si dichiara contrario alla caccia, mentre soltanto un quinto della popolazione (21,2%) si trova ad essere d’accordo con tale pratica, contro il 24,4% dello scorso anno (-3,2 %). La caccia raccoglie dissensi trasversali.

E così, ecco ripresentarsi lo schema che da sempre caratterizza, nel passato come oggi, la Storia dell’uomo: ai tempi della Rivoluzione francese, nobiltà e clero, il 2% della popolazione, opprimevano il Terzo Stato, il restante 98% della popolazione francese; oggi, in un contesto di plutocrazia e strapotere della finanza neoliberista, lobby economiche e grandi imprese (forse l’1% della popolazione mondiale) scaricano i costi della crisi sul restante 99%, i “poveracci” di Natalino Balasso. Un’inquietante analogia con la lobby venatoria dei giorni nostri: i cacciatori rappresentano circa l’1% della popolazione italiana![2]. Il modello è sempre lo stesso: una minoranza distruttiva e vessatoria che riesce ad imporre la propria volontà ed una maggioranza controllata, tacita e sottomessa incapace di reagire.

Era il 3 giugno 1990 quando si votarono per la prima volta i Referendum abrogativi che avrebbero, di fatto, decretato la fine dell’attività venatoria in Italia. Andò alle urne circa il 43% degli aventi diritto, percentuale non sufficiente per raggiungere il quorum. Tuttavia, oltre il 90% dei votanti si pronunciò contro la caccia e contro l’uso di pesticidi in agricoltura.pugno_cacciatori

Con il Referendum del 15 giugno 1997, venne proposto nuovamente il quesito: “Sei favorevole ad abolire l’accesso ai fondi privati?”. Anche in questo caso, la percentuale dei votanti non raggiunse il quorum e si arenò su un 30,2%, ma si assistette di nuovo, ad un 80,9% di cittadini contrari alla violazione dei fondi privati.

Dopo 22 anni dal primo Referendum sulla caccia si sarebbe dovuto tenere, in data 3 giugno 2012, un nuovo Referendum, in Piemonte, finalizzato a regolamentare più severamente l’attività venatoria, per far fronte alle stringenti questioni delle specie in via d’estinzione e dell’incolumità dei cittadini.

Si giunse, così, al colpo di mano della maggioranza di Destra del Consiglio regionale piemontese che, con una piccola legge truffa, cancellò il Referendum e, con esso, anche la Democrazia in Piemonte.

Ma la Crisi ambientale avanza implacabile e si sono già varcati molti punti di non ritorno, anche per le specie animali il cui tasso di estinzione attuale, secondo le stime più prudenziali, è di circa cento volte più elevato del normale.[3]

vauro_caccia1Dal Veneto arriva un nuovo video, firmato dall’eco-regista militante Massimo Marco Rossi, che rilancia i grandi temi anticaccia: “Caccia in Veneto: tutto bene? Notizie ed opinioni delle associazioni ambientaliste”. https://youtu.be/SLqsBzh6NME

Un passo avanti verso la consapevolezza che siamo il 78,8 per cento, anzi, il 99 per cento.

Aboliamo la caccia prima che sia troppo tardi.

Non permettiamo alla lobby venatoria di spadroneggiare.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

Ente Nazionale Protezione Animali – Padova

Coordinamento Protezionista Padovano

 

________________________________________

[1] http://eurispes.eu/content/sintesi-rapporto-italia-2015 pagina 77.

[2] http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Caccia-Fauna-Selvatica/Pagine/QuantisonoicacciatoriinItalia.aspx e http://www.cacciailcacciatore.org/info/opposizione.html

[3] http://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2015/06/23/terra-clima-estinzione

 

Pettirosso (Erithacus rubecula)

Pettirosso (Erithacus rubecula)

(disegno Vauro, foto S.D., archivio GrIG)

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  1. Terrae
    febbraio 9, 2016 alle 5:23 pm

    Paradossale.
    Se i cacciatori sono specie in via d’estinzione … Saranno gli ambientalisti a garantirne la salvaguardia?

    A chi chiede l’abbattimento degli esemplari più malandati, gli anticaccia più sensibili rispondono con progetti di ripopolamento.

    I musei naturali già richiedono esemplari non danneggiati da impagliare … A futura memoria.

  2. M.A.
    febbraio 10, 2016 alle 12:57 pm

    Credo all’attendibilità del sondaggio..ma le risposte dei cittadini derivano da come vengono poste le domande. 😉
    La maggior parte dei cittadini italiani non conosce la caccia, le leggi in ambito venatorio, ma vede solamente ciò che le televisioni e le lobbies ambientaliste la presentano.
    I cacciatori svolgono un importante ruolo e lo sapete benissimo (che servirebbero a fare i piani regionali faunistici, che amate tanto, senza il prelievo venatorio?) e lo fanno pagando e divertendosi (ed è proprio questo che non vi va a genio: “divertirsi uccidendo” in questo caso uccidere significa svolgere un azione ecologica, di controllo demografico, favorendo un ricambio generazionale e preservando le colture agricole, ed in fine mangiamo ciò che catturiamo)! Ahhhh che cosa immonda, anacronistica e medioevale! Esistono ancora persone oggi (0,1℅) che uccidono, macellano e mangiano un animale divertendosi! Che squallore, mi vergogno della razza umana!! 😀
    Scherzi a parte, credo che molte persone se conoscessero la vera essenza della Caccia NON la condannerebbero anzi! In molte regioni italiane, come il citato Veneto, ma la stessa Toscana o ancora la Sardegna (regioni con un forte imprinting rurale e agropastorale), l’abolizione della Caccia non è solamente un’utopia, ma è un vero e proprio suicidio faunistico. Abolendo la caccia verrebbero cancellate tante di quelle tutele al patrimonio faunistico e il controllo legale dello Stato tramite il calendario venatorio. Regnerebbe in ogni momento il bracconaggio legalizzato, quello 0,1% non rinuncerebbe alla propria “natura”.
    Mi dispiace Grig, ma è una battaglia persa. :*

  3. Morgana
    febbraio 11, 2016 alle 11:59 am

    Scusate, non ho capito nulla di questi dati matematici.
    primo: ma non era oltre l’80% della popolazione a essere contraria alla caccia
    fino a pochi anni fa?
    Di solito sono campioni di persone comprese tra 18 e 80 anni,
    ovvero la popolazione maggiorenne (e votante),
    Quindi non solo a me sembra che la contrarietà sia diminuita,
    ma non ho ben capito la matematica della tesi:
    cosa significa che in “pratica” noi contrari saremmo il 99%??

  4. Terrae
    febbraio 11, 2016 alle 12:02 pm

    Proposta.

    Impagliamo M.A. È più unico che raro. 🙂

  5. M.A.
    febbraio 11, 2016 alle 2:07 pm

    AHAHAH ti ringrazio per il pensiero Terrae 🙂 ma mi dispiace non sono nè unico e nè raro!

    La caccia non verrà mai abolita anche perchè non esistono valide soluzioni alternative al controllo demografico della fauna selvatica.
    Ad esempio, sui cinghiali in questi ultimi anni ne ho sentite di tutti i colori.
    “La colpa è dei cacciatori che immettono cinghiali per potersi divertire” …..
    “Non si può far risolvere il problema ai cacciatori e bla bla bla” ahahahah…
    Molte “pippe mentali” animal-ambientaliste stanno arrivando al tramonto grazie all’evidente contraddizione tra certe teorie e le attuali realtà ambientali.
    I ripopolamenti eseguiti negli anni passati dai cacciatori sono “quasi” tutti LEGALI.
    Oggi con le modifiche della legge nazionale della caccia introdurre cinghiali è un reato.
    La legge 157/92, infatti, si basa proprio sul principio cardine dell’ ecosostenibilità della caccia, ovvero cacciare ciò che si immette onde evitare di creare delle difficoltà alla specie oggetto del prelievo venatorio.
    I ripopolamenti fanno parte della gestione faunistica svolta dagli ambiti territoriali di caccia,
    Se i cinghiali sono aumentati le cause sono molteplici:
    1) Non tutti i cinghiali introdotti all’interno degli ATC venivano catturati, una buona percentuale rimaneva a zonzo nei boschi a fine stagione (animali sbagliati, non scovati, rifugiati nelle aree protette o zone caccia off limis)
    2) aumento di corridoi biologici tra diversi biotopi che favoriscono un ricambio genetico e un incremento e una buona salute della specie (corridoi formati da aree di macchia mediterranea e zone boschive) intervallate da aree coltivate (orti, colture per uso zootecnico) che forniscono una immensa risorsa di cibo.
    3) cambiamenti climatici. (autunno e primavera sempre più lunghi, aumento di disponibilità di cibo e fertilità).

    EFFETTO DELLA CACCIA

    Riduzione nel breve termine di migliaia di animali in concomitanza con l’esigenza produttive agricole, conseguente destabilizzazione dei nuclei e aumento della fertilità- FINE DELLA FAVOLETTA CHE LA CACCIA E’ CAUSA DELL’ESTINZIONE DI NUMEROSE SPECIE.
    La caccia esercitata sulle specie cacciabili in buona salute e in periodi limitati di tempo non solo è eco-sostenibile, ma incrementa la specie faovrendo un ricambio genetico e generazionale.

    SOLUZIONI ANIMAL-AMBIENTALISTE.

    1) recinzioni elettrificate (a carico di chi?) dai notevoli costi dovuti alla recinzione di svariate migliaia di ettari.
    Praticamente si vorrebbe creare delle gabbie artificiali recitando i campi all’interno dei boschi per rinchiudere animali liberi nelle aree boschive ( poi si urla stop ai circhi! 🙂 ).
    2) uso di mangimi avente funzione anticoncezionali.
    Studi scientifici dimostrano l’efficacia (grazie al cappero!) ma non ne dimostrano la fattibilità.
    Ho letto da qualche parte che in qualche parco si sta sperimentando.
    Ma fino a che punto può arrivare l’idizioia? come si può pensare che quel tipo di mangime a zonzo per i boschi non venga ingurgitato da altre specie in dificoltà creando un effetto collaterale così alla biodiversità?
    Esistono operatori che sorvegliano 24h non stop il bosco assicurandosi che il mangime contenente il farmaco venga ingurgitato dal cinghiale e non dai gatti selvatici, rapaci vari o volpi?
    3)il WWF propone di affidare la gestione dei cinghiali agli agricoltori per creare una filiera produttiva e non vogliono affidare la soluzione ai cacciatori per ovvi motivi di rilancio pubblicitario dell’attività venatoria.

    Dimenticano che la maggior parte dei cacciatori italiani sono allevatori, pastori ed in generale persone strettamente legate al mondo rurale.

    Come pretendano che vengano uccisi i cinghiali, se non con il fucile dei cacciatori, a colpi di zappa? uso di gabbie? tagliole? lacci?

    Oggi chiedere l’abolizione della caccia, specialmente da persone che vivono la natura, la comprendono, vi lavorano e la studiano, al di là delle questioni puramente ideologiche, E’ UNA DISONESTA’ INTELLETTUALE.

  6. M.A.
    febbraio 11, 2016 alle 6:03 pm

    uccidere (CON divertimento) esclusivamente ai fini alimentari e nel pieno rispetto della vita e della morte dell’animale destinato a diventare materia organica, non lo vedo come una disonestà etica, ma semplicemente come un riflesso della nostra natura onnivora, che certamente noi non ripudiamo.
    il divertimento è semplicemente la “bramosia della predazione”. Tutti i predatori ne sono dotati, uomini inclusi, (adrenalina l’ormone “lotta o fuggi” ti dice qualcosa?) è ciò che rende funzionale l’attività predatoria stessa.
    I nostri nonni uccidevano il maiale a fini alimentari (con divertimento..organizzavano feste e pranzi tra parenti).
    I pescatori pescano con divertimento (bramosia della predazione nel vedere un pesce intrappolato nelle reti o in qualche nassa) per portare a casa lo stipendio.
    Per renderti il concetto ti canterei una canzone di RAF:
    “e’ il battito animale batte come non ce n’è e ci ha un tiro micidiale
    che ti prende, che ti porta via con sé no che
    non smette di picchiare fino a quando non sarà;
    il tuo battito normale
    quell’ istinto naturale che c’e in te, dentro te”

    Buon ascolto 😀 !

    • febbraio 11, 2016 alle 9:21 pm

      uccidere per divertimento vuol dire uccidere per divertimento.
      Oggi in Italia, come detto mille volte, nessuno vive di caccia, il resto sono solo tentativi di giustificare l’attività di uccidere per divertimento.
      Prova ad andare a caccia senza armi, prova a prendere un Coniglio con le mani, soddisfa il tuo “istinto insopprimibile” così, visto che non ti è necessario per vivere 😉

      • M.A.
        febbraio 11, 2016 alle 9:35 pm

        Grig potrei fare magie senza fucile, con le mie mani guidate dal mio cervello. 😀 Eppure i nostri bisnonni ne erano capacissimi..utilizzavano l’astuzia ed elementi naturali: il crine di cavallo, foglie spinose della fico d’India, lacci fatti con liane di bosco o fibre intrecciate, il vischio..le cartucce non erano per tutti.. Ma cacciavano, giorno e notte, senza nessuna selezione. Ci hanno campato famiglie a forza di selvaggina; ieri era il cibo dei poveri, oggi lo paghi oro nei locali “in”.. Curioso!
        Il fucile però utilizzato nei dovuti modi, non è solamente “etico” ma è ecosostenibile. 🙂

      • febbraio 11, 2016 alle 10:35 pm

        e dai, vai di corsa a mani nude, è anche più salutare 😉

  7. febbraio 11, 2016 alle 8:28 pm

    Condivido pienamente la puntuale disamina di M.A.

  8. M.A.
    febbraio 11, 2016 alle 10:53 pm

    Grig, ti sei mai chiesto perché il fucile sia l’unica arma legale concessa nell’attività venatoria?
    Al di là dell’etica, morte più veloce (chissà che sensazione si prova ad essere sbranati vivi?), e della sostenibilità, il cacciatore sceglie ciò che sparare (selettività), il fucile fa “boom” un rumore sordo che permette agli agenti di vigilanza e cittadini comuni, di localizzare i cacciatori. Ecco perché l’uso del fucile nel bracconaggio è meno diffusa di altre tecniche non sonore ma letali.
    Tornando al discorso “prendi un coniglio con le mani”…ricordo mio nonno che ne sfilava a decine dai muretti a secco dell’orto, grazie alla aiuto di Brighella, splendido meticcio che glielo marcava in mezzo alle pietre del muro!
    Nelle mattine di Gennaio riusciva ad acchiappare qualche lepre accovacciata nelle foglie del cardo (in sardo ” a cuebi”). Indovina come la localizzava? Il vapore acqueo del respiro nelle fredde mattine di Gennaio, si levaa dal terreno, la lepre sfrutta le sue doti mimetiche e credendo di non essere vista rimane immobile, il peso del piede faceva il resto 😀 altro che fucile!

    • febbraio 11, 2016 alle 11:00 pm

      e provaci pure tu, sarebbe molto più “etico”, no? 😉

      • M.A.
        febbraio 11, 2016 alle 11:07 pm

        Grig è un reato oggi! :p ahahahah se ti vedessero oggi uccidere una lepre o un coniglio con il fatidico colpo secco di mano dietro la nuca alla base del collo, ti denunciano per maltrattamento animale! 😀 😀 😀

      • febbraio 11, 2016 alle 11:12 pm

        prima devi prenderli 😮

  9. M.A.
    febbraio 11, 2016 alle 11:32 pm

    Una o due volte all’anno mi capita, spesso all’apertura, nella stagione estiva, quando la fauna è tranquilla. Se ti dico che non la sparo quando la trovo ferma mi credi? O se mi esce dai piedi mentre cammino no credi? Pur potendolo fare essendo consentito il prelievo venatorio, non trovo nessuna soddiafazione. L’abbattimento nella caccia è per me solo l’atto conclusivo del lavoro del cane. Lo scovo e la seguita sono fondamentali e l’abbattimento è un premio che riservo al cane per gratificarlo del suo impegno.
    Gli amici continentali di certi A.T.C. sanno di cosa parlo. Ahahahah fortunatamente noi cacciamo selvaggina selvatica, ma loro con la selvaggina prontacaccia pagherebbero per poterla sparare senza prima indurla alla fuga :). Ahahah vivessi in certe realtà non pagherei un centesimo per la licenza e andrei la domenica solo con i cani…

    • febbraio 11, 2016 alle 11:34 pm

      ..e poi ti meravigli se qualcuno vorrebbe impagliarti 😉

      • Terrae
        febbraio 12, 2016 alle 12:02 pm

        Già!

        È l’ultimo dei cacciatori-raccoglitori, l’ultima traccia vivente degli uomini di Cro Magnon, quelli che hanno esaltato la caccia nelle Grotte di Lascaux.

        Averlo in un museo naturalistico è una vera chicca.

        Non possiamo lasciare che M.A. sparisca nell’indifferenza generale, come uno sparapiombo qualsiasi.

        😀 😀 😀

  10. M.A.
    febbraio 12, 2016 alle 12:54 pm

    😀 😀 😀 Terrae, se sei sardo, saprai certamente che in Sardegna la caccia viene vissuta e praticata con la stessa etica e con la stessa visione con cui la pratico io. Si nasce cacciatori. Prima o poi capirete che la caccia “Non è la passione del sangue, ma la passione che scorre nel sangue!”. 😉

  11. Genius Loci
    febbraio 12, 2016 alle 1:31 pm

    Concordo pienamente con Terrae. M.A. in un ecomuseo, con vicino un nuraghe, farebbe la sua figura, vestito col costume sardo in orbace e “barrita”, con in mano una pattadese (originale), intento ad affettare salami e prosciutti di cinghiale.

    • M.A.
      febbraio 12, 2016 alle 5:30 pm

      Siete un pó “gnorri” ragazzi! 😀 Mi spiace, ma non ho costumi sardi! Anche se Genius, ammetto che ci sei andato vicino, fare “spuntini” nelle belle giornate primaverili, con gli amici e le ragazze all’ombra delle querce secolari, in aperta campagna o al mare, con formaggio vino e un agnello (o maialetto) allo spiedo..é veramente bello e divertente! A noi Sardi piace tanto, sicuramente piacerebbe anche a voi extrasardi! 🙂

  12. Genius Loci
    febbraio 12, 2016 alle 6:27 pm

    M.A., in giornate di caccia gli spuntini con le belle ragazze, all’ombra di querce secolari o in aperta campagna, non sono proprio consigliati…. Direi anche nelle periferie dei centri abitati…. o all’interno dei miei oliveti…

    • M.A.
      febbraio 12, 2016 alle 7:11 pm

      Ahahah infatti vado di primavera o i. autunno o in inverno di sabato! Anche tutte le domeniche di caccia grossa pranziamo all’aperto con la compagnia..eppure non ci hanno mai sparato! 😀 😀 😀 Tranquillo!

      • Terrae
        febbraio 12, 2016 alle 10:41 pm

        😮 Siete matti da impagliare!

        BIM-BAAAAA!

        😀

  13. M.A.
    febbraio 12, 2016 alle 11:34 pm

    “Trallallera larillarillalera trallallera larillarillalà” 🙂
    Non hai niente da impagliare Terrae, di sardi come me, in Sardegna, ce ne sono tantissimi. La cosa bella sai qual’é? Tutto ciò non finirà mai perché la sardità é insita nella nostra cultura, si respira sardità ovunque. Questa non va dimenticata, superata o rinnegata (come vorrebbe qualcuno) ma valorizzata e tramandata. In questo devo dire che l’Europa, pur non condividendne la politica , ci aiuta! finanziamenti per la tutela della lingua sarda è ossigeno per noi sardi. Noi dobbiamo salvaguardare la nostra identità e non vederla come un limite per la nostra crescita. Le Proloco, i gruppi folk, le manifestazioni e le sagre, i balli sardi, la cucina…e persino BIM-BAAA fanno parte del nostro passato, del nostro presente e del nostro futuro. 😀 È bello sentirsi sardo, è bello poter dire ad un’altra persona straniera di essere sardo perché lo si sente dentro, e non semplicemente per il luogo di nascita scritto nella carta d’identità.

    • febbraio 12, 2016 alle 11:38 pm

      ma di che parli? Io sono sardo eppure non mi viene lontanamente in mente di ammazzare un qualsiasi essere vivente per divertimento. E come me centinaia di migliaia di altri sardi.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        febbraio 12, 2016 alle 11:59 pm

        Mmmmmhhhh ma sei sardo sardo?? :D.
        Non ho parlato di caccia e rapporto con la sardità se è li che volevi arrivare.. In merito esistono delle tradizioni dalla cultura sarda con cui viene vissuta che viene tramandata di generazione in generazione (rapporto uomo-animale, tecniche di macellazione etc etc.) (l’uccidere per nutrirsi di cui parlo sempre è insito nella sardità). È vero che su 1600000 abitanti, tolte donne, bambini considerando la popolazione maschile in un certo range d’età siamo sui 38000 cacciatori “ufficiali” più tutti coloro che si aggiungono alle battute…pochi pochi non siamo. La caccia in Sardegna è l’hobby paesano che in inverno funge da aggregazione per i membri delle comunità in molti paesi, e qui la vera festa inizia dopo la caccia.
        Ora che ci penso ricordo questa scenetta di un amico partito volontario nell’esercito..alla domanda di un ufficiale ” che sport pratica?” lui rispose: “caccia grossa!” mi fece ridere a crepapelle! 😀 😀

      • febbraio 13, 2016 alle 7:25 am

        no, sono turkmeno 😉

    • Terrae
      febbraio 13, 2016 alle 12:46 pm

      Qualche cognome dei miei ascendenti e parenti prossimi (in ordine sparso … per la privacy):

      Peralta, Cossu, Pili, Dessì, Falchi, Poddighe, Chessa, Mariani, Secci, Cani, Sale, Casula.

      Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Sempre SARDO sono.

      Agricoltori, allevatori, minatori, militari, operai, artigiani. Di cacciatori una labile traccia in un prozio avvocato in quel di Cagliari (un cittadino).

      Per il resto, tutti rigorosamente incensurati, battezzati e disarmati (tranne i militari, ovviamente).

      Dunque Sardo non fa obbligatoriamente coppia con cacciatore, orbace, fustagno e gambali.

      Athera cosa cherese? 😛 😀

  14. Genius Loci
    febbraio 13, 2016 alle 1:05 pm

    Caro M.A., anche in Inghilterra la caccia alla volpe è tramandata di generazione in generazione, è ben radicata e fa parte della cultura e identità ecc. ecc.
    Eppure una legge….
    Ignorare i tempi che cambiano e ancorarsi ostinatamente al passato, preclude la crescita civile della società.

  15. M.A.
    febbraio 13, 2016 alle 3:55 pm

    Essere sardo non significa essere cacciatore o pastore, vedete non capite! Essere sardi, significa avere una consapevolezza della vita diversa, legata alla terra e alla cultura. Essere sardo vuol dire, ad esempio, vedere un animale morto e macellato (domestico o salvatico) e non gridare allo scandalo o al vilipendio 🙂 , per noi è naturale. Essere sardo significa avere e custodire con orgoglio l’identità di un popolo e dei valori che ci contraddistinguono in positivo dagli altri. Per essere sardi caro Terrae, non basta un cognome o una residenza, per essere sardi seve una mentalità. In Sardegna si vive bene in unico modo, si vive bene da sardi. Diversamente quest’isola è una gabbia. Nel mondo esistono 150000 posti migliori dove si vive bene da non sardi.
    Io non sono un sardo che vive nei nuraghi o con il fustagno, sono un sardo che ha studiato e che vede nella sua Sardità una ricchezza interiore, non una catena. Noi abbiamo tanto da insegnare ad un mondo la cui società è malata. Non sono di certo un sardo che si vergogna quando in TV intervistano un conterraneo e si sente l’accento marcato; non mi scandalizzo quando associano le musiche sarde, i tenores o gli ajo al nostro popolo. È naturale. Non è grezzo o tanto meno arcaico o superato. Noi siamo ciò che siamo in bene e in male. La nostra storia è stata scritta dai vincitori e mai dai vinti. Si è sempre pensato ai sardi a dei pastori che non sapevano utilizzare il cervello, perché mungere una pecora o macellare un agnello è un gesto manuale, non serviva studiare! La nostra cultura oggi, invece, ci da le basi e la forza per affrontare i problemi di questa vita anche nel 2016, una vita che va vissuta e che diventa sempre più difficile. Siamo un popolo autonomo che si è costruito una cultura, una lingua e una civiltà. Quanti nel mondo sono alla nostra “altezza” (statura a parte! 🙂 )? Siamo sempre rimasti succubi, perché non abbiamo avuto la forza di unirci ma siamo separati dall’invidia. Oggi la Sardità è un trampolino, non una catena. Salvaguardare la nostra identità, all’interno del mondo globalizzato, non vuol dire isolarsi, ma.distinguersi!! Guardarsi in uno specchio sentirsi di avere un identità, è un privilegio grande! Cosa c’è di sbagliato?

    • febbraio 13, 2016 alle 6:23 pm

      la nostra identità non si cementa certo nel sangue dei macelli o nel piombo della caccia. Nemmeno nei mattoni lungo le coste, se è per questo…

    • Terrae
      febbraio 14, 2016 alle 12:09 am

      Guarda, stai facendo tutto tu. E già mi sembra che ti stai attrezzando di ventose

      Tra una battuta e l’altra, amichevolmente, si sta cercando di farti apprezzare l’insensatezza di molte tue affermazioni.

      Certo che sono Sardo e che sono orgoglioso di esserlo. Certo che amo questa terra, la mia gente, la mia storia, le mie tradizioni! Questo da sempre.

      Ma questo non mi fa diverso da qualsiasi altra persona che, in qualsiasi contrada di questo mondo, ama la propria terra, la propria gente, la propria storia e le proprie tradizioni. Che sia pastore nella savana o cattedratico ad Harward.

      E soprattutto la mia sardità non mi richiede di agire d’istinto ed avere un fucile per amico; non mi impone la capacità di saper spennare o scuoiare animali (posto che ho avuto modo di fare anche questo) oppure di restare freddo e insensibile al dolore di un’altra creatura. Anzi!

      Comunque, giusto per rientrare in argomento, fatene una ragione: noi anticaccia siamo il 78,8%, cioè il 99 %!

      Dunque, vuoi essere impagliato o no?

      • M.A.
        febbraio 14, 2016 alle 10:17 am

        Carissimo Terrae, le mie affermazioni non sono insensate. Non è vero che in tutte le parti del mondo vi sia questo legame. Il fatto che tu abbia un legame con la tua terra e rispetti e apprezzi le tue tradizioni, non ti rende un XY qualunque. Il fatto che tu oltre al tuo lavoro sappia spennare un pollo o scuoiare un coniglio ti rende meno inetto di altri uomini! Sono abilità e capacità che si conservano e si tramandano all’interno della nostra cultura.
        Per quanto riguarda la caccia, a livello nazionale sarete pur il 78℅, ma in Sardegna almeno a quanto arrivate? 😀 mi sa che qui sono i Sardi che impaglieranno voi! 😀

  16. Carlo Forte
    febbraio 14, 2016 alle 12:37 pm

    Forse non te ne sei accorto,M.A. sei già impagliato.

    • M.A.
      febbraio 14, 2016 alle 2:28 pm

      Ahahah non credo proprio Carlo Felice! 😀

  17. Carlo Forte
    febbraio 14, 2016 alle 10:40 pm

    Impagliato non fisicamente,ma nel senso che non ti smuovi dai tuoi obsoleti concetti sulla sardità.Non vorrei contraddirti,ma sei in estinzione ah ah ah ah

    • M.A.
      febbraio 15, 2016 alle 10:17 am

      Si Carlo Forte, ho capito la vostra metafora. Non la condivido. Voi vedete la Sardità come qualcosa di obsoleto e di arcaico! La vedete come una zavorra da levarsi, per potersi evolvere; io e tantissimi altri conterranei vi vediamo un trampolino di lancio 🙂 . La Sardità è la nostra carta d’identità nel mondo.
      Toglietemi una curiosità ma quando andate (se andate!) a vedere la Sartiglia a Oristano, la Cavalcata o i Candelieri a Sassari, Sant’Efisio a Cagliari, I Mammhutones a Mamoiada, l’Ardia di Sedilo, Barbagia in Sardegna o le vare feste paesane con musica sarda e balli sardi, che aria respirate? Siate sinceri…. Per rimuovere quei concetti o valori che voi chiamate obsoleti, dovreste eliminare o rimuovere tutto questo..:D 😀 … Ma ci siete o ci fate? Ajoooooó!

  1. febbraio 18, 2016 alle 11:40 pm

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