Stop al chiasso, una buona volta!


Fernando Botero, Uomo che suona il tamburo (1999)

Fernando Botero, Uomo che suona il tamburo (1999)

Importante pronuncia della Suprema Corte di cassazione in tema di inquinamento acustico.

Come noto, la contravvenzione di cui all’art. 659 c.p. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) secondo cui «chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309».

Perché si sostanzi l’ipotesi di reato è necessario che i rumori, gli schiamazzi e le altre fonti sonore superino la normale tollerabilitàabbiano, anche in relazione allo loro intensità, l’attitudine a propagarsi ed a disturbare un numero indeterminato di persone, a prescindere dal fatto che, in concreto, alcune persone siano state effettivamente disturbate (Cass. pen., Sez. III, 30 settembre 2014, n. 40329).

L’elemento essenziale della fattispecie di reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l’effettivo disturbo arrecato alle stesse (Cass. pen., Sez. I, 7 gennaio 2008, n. 246). Si tratta di un reato di pericolo concreto, cioè è necessario che l’idoneità potenziale alla lesione del diritto di una indeterminata pluralità di persone vi sia e sia dimostrata in termini di concreta sussistenza.

Il reato in questione – afferma la Corte – è, infatti, un reato di pericolo concreto, nel senso che, sebbene non sia necessaria ai fini della integrazione della fattispecie penale la concreta lesione del bene protetto dalla norma incriminatrice – da individuarsi nel diritto alla quiete nelle proprie occupazioni ed al riposo di una pluralità tendenzialmente ampia ed indeterminata di soggetti e non solo del singolo e ristretto gruppo di individui che per avventura si trovino a soggiornare nei pressi del luogo dal quale originano gli schiamazzi, i rumori o le emissioni sonore – è, tuttavia, necessario che siffatta idoneità potenziale alla lesione di una indeterminata pluralità di persone si presenti e sia dimostrata in termini di concreta sussistenza (per questo, appunto, si parla di reato di pericolo concreto e non astratto).

La sentenza Corte cass., Sez. III, 25 febbraio 2015, n. 8351 ha puntualizzato che la condotta costituente l’ipotesi di reato contravvenzionale di cui all’ art. 659, comma 1°, cod. pen. può sostanziarsi anche in un solo episodio, che possa causare – viste le circostanze concrete – un danno effettivo al riposo o alle occupazioni delle persone oltre la normale tollerabilità, tanto più se nelle ore notturne.

Un po’ di chiasso in meno, per favore.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Romulea ligustica

Romulea ligustica

 

dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 20 marzo 2015

Cass. Sez. III n. 8351 del 25 febbraio 2015 (Ud 24 giu 2014)
Pres. Fiale Est. Aceto Ric. Calvarese
Rumore. Reato di cui all’art. 659, comma 1 codice penale e requisiti di configurabilità

La contravvenzione di cui all’art. 659, comma 1, cod. pen., è reato solo eventualmente permanente, che si può consumare anche con una sola condotta che possa, date le circostanze del caso, arrecare effettivamente disturbo al riposo o alle occupazioni delle persone. Non è necessario, ai fini della sua integrazione, che il superamento della soglia della normale tollerabilità comporti anche quello della umana insopportabilità, tanto più se la condotta si realizzi in ore notturne.

 

anatre_in_voloqui la sentenza Corte cass., Sez. III, 25 febbraio 2015, n. 8351

 

 

(foto da http://www.settemuse.it, S.D., archivio GrIG)

 

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