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I temi portanti di un Sardistàn quasi senza speranza.


avviso vendita polli

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L’Italia sta tuttora vivendo una pesante crisi economico-sociale, la Sardegna la vive anche peggio, se possibile.

Non solo, ha fortissimi punti negativi in settori nevralgici.

La gestione dell’acqua e l’istruzione, per esempio.

Le reti idriche isolane attualmente perdono circa l’85% dell’acqua trasportata (dati Ordine dei Geologi, ottobre 2011).

Ben il 38,2% della popolazione residente ha solo la licenza media e ben il 24,5% solo quella elementare o, addirittura, alcun titolo. Tuttora il 25,8% dei sardi fra 18 e 24 anni ha solo la licenza media, il dato più elevato in Italia (dati M.I.U.R., giugno 2013).    Vuol dire che il 62,7% dei residenti in Sardegna in età lavorativa (dai 16 anni in poi) è privo di qualifica professionale (da Sardegna Statistiche, anno 2009).

Qual è, invece, il tema oggi alla ribalta nell’Isola?

stemma Regione Sardegna

stemma Regione Sardegna

La presenza o meno dei “quattro mori” nello stemma della Regione autonoma della Sardegna.

Inizia a pontificare all’Accademia dei Lincei di quattro mori e quattro giganti di Monte Prama la Sottosegretaria ai beni culturali Francesca Barracciu, replica il Presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, s’inserisce l’artista Pinuccio Sciola con un pindarico parallelismo fra teste mozzate, indirizzato al neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (e perché non a papa Francesco?), non può mancare l’ideologo-capo di gabinetto assessoriale Franciscu Sedda, men che meno gli storici Manlio Brigaglia, Eugenia Tognotti, Barbara Fois, indipendentisti, limbasardisti e chi più ne ha più ne metta.

Politici e intellettuali, quelli che dovrebbero dare un indirizzo a questa povera Isola parlano, straparlano, replicano e litigano sul fondamentale tema.    Come i famosi capponi di Renzo, si beccano senza tregua.

Evidentemente i polli a buon mercato abbondano.

E poi ci si stupisce che ‘sta povera Isola affondi nel bel mezzo del Mediterraneo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Giara. Mitza Salamessi

Giara. Mitza Salamessi

 

(stemma Regione autonoma della Sardegna, immagine pubblicitaria, S.D., archivio GrIG)

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  1. febbraio 9, 2015 alle 3:00 pm

    evviva, il dibattito continua vivace…..

    da L’Unione Sarda, 9 febbraio 2015
    IL CASO. Secondo gli esperti, è sbagliato cambiare un simbolo in cui l’Isola ormai si identifica. «Quei Quattro mori siamo noi».
    Bandiera sarda, anche gli storici bocciano la proposta di Sciola. (Michele Ruffi): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150209082841.pdf

  2. riccardo s.
    febbraio 9, 2015 alle 8:47 pm

    ma i laureati difficilmente lavorano in sardegna!

  3. Fabrizio De Andrè
    febbraio 9, 2015 alle 8:47 pm

    Quante stupide galline che si azzuffano per niente…..come è misera la vita negli abusi di potere….Con tutti i casini che abbiamo dobbiamo perderci in falsi problemi?

  4. Luca Carta Escana
    febbraio 10, 2015 alle 1:23 pm

    Dissento: la questione non sarà fondamentale, ma ha tutta la sua importanza. Il momento culturale non dovrebbe mai essere scisso da quello politico. Quando il presidente del Consiglio afferma che i Quattro Mori non si toccano, egli difende a spada tratta lo status quo fatto di privilegi in barba a un popolo impoverito, poco istruito, incattivito (sul web, di sicuro). Quando l’ex docente universitaria sottolinea talune caratteristiche del vessillo, ella solleva questioni inerenti la tolleranza religiosa e la convivenza di più culture nella nazione sarda (forse con eccessiva leggerezza, a pochi giorni dagli attentati in Francia). Quando ambienti governativi autonomistici prendono solo in considerazione l’idea di portare “qualche” Giganti de Monti Prama all’Expo italiano – mentre la notte chiunque può scorrazzare impunemente nel sito -, con forza si ripresenta la questione di come sia gestito/difeso/valorizzato il nostro Patrimonio storico-culturale. Quando linguisti/e, pur con toni internettiani sovente irricevibili, ergono la nostra co-lingua nativa a bandiera dei Sardi, essi/e arricchiscono il dibattito politico e culturale. E quando si confonde il diritto di decidere (sovranismo) con il dovere di non compiere ulteriori scempi al nostro Paesaggio (ad esempio, intendendo costruire infrastrutture per le quali esistono già valide alternative), si pone un problema di ragione, di buon senso e civiltà.
    Dunque prendere parte al suddetto dibattito (argomentando ulteriormente) non entra in contraddizione con l’impegno concreto su altre questioni; o, per dirla a la GriG, col contrastare con determinazione una deriva da “Sardistan”.

  5. febbraio 12, 2015 alle 2:57 pm

    per carità…

    da L’Unione Sarda, 12 febbraio 2015
    Pinuccio Sciola sulla bandiera sarda: “I Quattro Mori non sono simbolo pace”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2015/02/12/pinuccio_sciola_sulla_bandiera_sarda_i_quattro_mori_non_sono_simb-6-407562.html

  6. febbraio 16, 2015 alle 2:54 pm

    “Siamo l’unica regione ad avere una bandiera, da tutti riconosciuta, che sventola immancabilmente nelle manifestazioni sportive, in quelle politiche e sindacali, nei concerti. Le altre regioni non ne hanno e se le inventano i leghisti di tutte versioni. Teniamoceli i quattro mori … Quelli che parlano di queste cose non sanno come passare l’ora. S’inventano problemi, per non affrontare quelli veri”.

    Bravissimo prof. Pubusa.

    da Democrazia Oggi, 16 febbraio 2015
    4 Mori, giganti di M. Prama o albero di Arborea?: http://www.democraziaoggi.it/?p=3757

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