Farmageddon, un libro da leggere.


allevamento avicolo

allevamento avicolo

Farmageddon è un libro di Philip Lymbery decisamente interessante da leggere.

Carlo Consiglio ne ha fatto una recensione rapida ed efficace.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Farmageddon

 

Un atto di accusa contro l’allevamento di animali senza terra, e la dimostrazione che tale allevamento non allevia la fame nel mondo ma al contrario sottrae risorse preziose che potrebbero essere usate per combattere la fame.

In particolare: gli animali allevati per l’alimentazione umana consumano 1/3 dei cereali, 90% della soia e 30% dei pesci disponibili (p. 5).

Negli allevamenti intensivi, per produrre 1 Kg di carne di bue, maiale e pollo occorrono rispettivamente 20 Kg, 7,3 Kg e 4,5 Kg di cibo (ottimo anche per l’uomo), quindi l’allevamento consuma molto più cibo di quanto ne produca (p. 253). La piscicoltura non alleggerisce la pressione per risorse ittiche, anzi l’aggrava per la sottrazione di piccoli pesci che vengono dati in pasto a grandi pesci carnivori come trote e salmoni (p. 83).

Gli umani si sono evoluti per introdurre pari quantità di acidi grassi omega-3 e omega-6, e gli scienziati raccomandano di introdurre non oltre 4 volte più omega-6 che omega-3, ma nella dieta occidentale media ci sono da 10 a 25 volte più omega-6 che omega-3, perché quando gli animali sono nutriti con cereali invece che con erba, la concentrazione di omega-3 nella carne crolla (p. 163).

Molti animali di allevamento attraverso la selezione artificiale sono stati modificati per rendere di più, in modo tale che non possono fare a meno di soffrire, ad esempio: Le mucche da latte sono selezionate per produrre quantità incredibili di latte, in media 7.000 litri all’anno anziché circa 1.000, e per produrre tali enormi quantità di latte non possono essere nutrite con erba perché non vi troverebbero abbastanza nutrienti, pertanto vengono nutrite con cereali e non hanno rapporti col terreno (p. 126). I polli allevati in batteria sono troppo pesanti e non riescono a reggersi sulle zampe (p. 191).

Altri aspetti dell’allevamento di animali: ogni anno nell’Unione Europea 25.000 persone muoiono a causa di infezioni prodotte da microrganismi che sono divenuti resistenti ai farmaci a seguito del loro abuso in zootecnia (p. 142). In India ogni mezz’ora un agricoltore si suicida, per lo più a seguito di falliti tentativi di coltivare le nuove piante geneticamente modificate, propagandate dalle multinazionali (p. 255).

P. Lymbery & I. Oakeshott 2014. Farmageddon, the true cost of cheap meat. Bloomsbury, London, xv+426 pp., £ 12,99.

Carlo Consiglio

 

(foto da mailing list animalista)

 

 

  1. M.A.
    aprile 26, 2014 alle 3:24 PM

    Viviamo in un mondo fatto di tanti controsensi. L’allevamento intensivo è nato in favore del sistema capitalistico “produci-vendi-compra”, in barba a tanti criteri etici e naturali, in cui gli animali sono dei veri e propri oggetti “svuotati” dal loro “essere”. È in seno all’era del progresso e del consumismo che nasce tutto ciò, e in parte è anche colpa nostra. Vogliamo lavorare in ufficio e avere una vita con tutti i comfort? Allora abbiamo bisogno di tutto ciò perché in qualche modo bisogna campare. Tuttociò è stato in parte la causa dell’aumentato inquinamento, dello sviluppo di microrganismi patogeni emergenti, dello sviluppo e incremento di patologie correlate alla nuova dieta occidentale. In seno a questo grande e sconsiderato consumo di carne, gli allevamenti intensivi hanno iniziato a potenziarsi spesso diventando un anello importante del sistema; ed è in virtù di tutto questo che è nato il “Vegan”. Si può scegliere di essere vegani per salutismo o per etica o per entrambe le cose.
    Si può essere vegani, ma per esserlo bisogna essere preparati e farsi aiutare da uno specialista che sia in grado di far mangiare un soggetto con una dieta bilanciata. Si può fare. Ma spesso mi chiedo: che senso ha essere vegani e consumare tofu e soya di cui l’80% è OGM?? Che senso ha essere vegani in questa società ,dove pochissimi privilegiati hanno ancora la possibilità di prodursi il cibo, ma la stragrande maggioranza lavora 8 ore al giorno e si deve affidare alla grande distribuzione? È salutare rinunciare agli antibiotici della carne, ma poi imbottirsi di pesticidi, fitofarmaci e tanti altri agenti inquinanti presenti sull’ortaggio che prendiamo al supermercato? È ecologico rinunciare alla carne per evitare grandi produzioni di CO2, eccessivo consumo di suolo e acqua e poi consumare prodotti che hanno fatto migliaia di km nei camion su strade per arrivare nei nostri mercati? È tutto un grande controsenso non credete!?
    Se l’Università non mente, il genere umano è nato come homo habilis diversificandosi dai primati proprio grazie al commensalismo, al consumo di carne. Se non fosse stato così non staremo qui a discutere, ma probabilmente saremo ancora primati. L’uomo è onnivoro. Ci sono certe patologie che obbligano un soggetto a consumare carne. Pensate a un celiaco. Come può un celiaco essere vegano? Sarebbe chiedergli davvero tanto. È grazie a tutto questo che ammiro sempre di più la Sardegna e le sue tradizioni culinarie. Piuttosto che mangiare un pollo di un allevamento preferisco cento mila volte mangiare un pezzo di carne di agnello o pecora o il maialetto allevato all’aperto nei nostri pascoli; piuttosto che mangiare la bistecca del maiale allevato chissà dove e chissà come preferisco mangiare un pezzo di cinghiale cacciato nei nostri monti. Noi sardi abbiamo tanto da insegnare in un mondo che cade a pezzi.

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