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Morti e feriti “umani” sono la poco conosciuta realtà della caccia.


"incidente" di caccia

“incidente” di caccia

anche su Il Manifesto Sardo (“Vittime della caccia”), 1 gennaio 2014

Anche il 2013 si è chiuso con ennesimi incidenti di caccia in Sardegna.

Quasi non fanno più notizia queste consuete fatalità e non incontrano l’attenzione di una classe politica vergognosamente tesa ad acchiappare qualche consenso nel mondo venatorio e degli stessi cacciatori, che spesso le considerano frutto del “destino”.

“… è giunta la sua ora, come arriverà per tutti. E’ successo a caccia, ma probabilmente sarebbe accaduto ugualmente in macchina, a casa o a lavoro perché doveva capitare”, così commenta M. A., un cacciatore fra i più disponibili al dialogo con gli odiati ecologisti.

cartello "battuta di caccia al cinghiale in corso"

cartello “battuta di caccia al cinghiale in corso”

Magari, in fondo, è così anche per le morti bianche sul lavoro alla Thissen-Krupp o alla Saras, alibi perfetto per qualsiasi politico marcio in caso delle troppe calamità innaturali determinate dallo scempio urbanistico del territorio.

Domenica 29 dicembre 2013 nella sola Sardegna c’è stato un morto e un ferito in incidenti di caccia, proprio mentre l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Andrea Biancareddu, elaboratore[1] del noto neo-umanesimo alla Biancareddu, e i rappresentanti venatori che han spinto per simile risultato gioivano per l’abrogazione del divieto di partecipazione alle battute di caccia al cinghiale quali battitori dei minori di 16 anni.

Un morto, ancora, nel corso di una battuta di caccia in località Puttu Codinu, nelle campagne di Villanova Monteleone (SS): Massimo Marras (48 anni, di Cagliari) è rimasto ucciso, colpito da una fucilata esplosa da un compagno di caccia, indagato Paolo Melis, cagliaritano di 52 anni.   Un ferito nel corso di un’altra battuta fra le macchie di Alà dei Sardi (OT): Antonello Canu (30 anni, di Olbia) è stato ferito da ben 50 pallini, successivamente operato d’urgenza all’Ospedale civile di Olbia, dov’è ora in prognosi riservata.

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

I Carabinieri indagano in ambedue i casi per appurare la dinamica dei fatti, non essendosi conformati alla teoria consolatoria del destino.

Nel corso della stagione venatoria 2013-2014, nella sola Sardegna, siamo già a otto incidenti di caccia, con tre morti e sette feriti, tutti cacciatori.

In tutta Italia nel corso dell’attuale stagione venatoria 2013-2014 siamo già a 42 morti (40 cacciatori, 2 persone comuni) e a 68 feriti (55 cacciatori, 13 persone comuni).

La contabilità dei morti e feriti umani nel corso della stagione venatoria 2012-2013 si è fermata in tutta Italia, a ben 60 morti (54 cacciatori, 6 persone comuni) e 106 feriti (92 cacciatori, 14 persone comuni) umani. 

Di questi 5 morti (tutti cacciatori, dei quali uno per infarto durante una battuta di caccia e uno travolto da un torrente in piena) e 11 feriti (10 cacciatori e 1 agricoltore) in Sardegna.

cartello "attenzione battuta al cinghiale in corso"

cartello “attenzione battuta al cinghiale in corso”

L’11 novembre 2012 in Sardegna era stato colpito addirittura un bambino nel bel mezzo di una battuta di caccia al cinghiale. Purtroppo è morto due giorni dopo.

A livello nazionale, hanno destato particolare emozione i recenti casi (21 ottobre 2013) del cacciatore sparato da un collega di battuta di caccia notturna nel parco naturale regionale di Veio.   Caccia illecita, in un parco naturale, in orario non consentito, un morto, anche a causa del mancato soccorso da parte dei due colleghi di battuta, poi arrestati. E quello del cercatore di funghi (8 dicembre 2013) sparato da dietro una siepe a Serrapetrona.

Bella immagine della caccia, della lealtà, del rispetto delle regole.

Forse sarebbe il caso che si faccia una volta per tutte un’approfondita e seria riflessione sulle condizioni di sicurezza della caccia, ormai da tempo divenuta oggettivamente un’attività pericolosa per chiunque frequenti boschi e campagne.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Tordo bottaccio (Turdus philomelos)

Tordo bottaccio (Turdus philomelos)

 

 

 

stagione venatoria 2013-2014 in Sardegna

morti: Mariano Marras (Villanova Monteleone, 29 dicembre 2013), Raffaele Lostia (fra Nuoro e Orune, 24 novembre 2013), Luciano Floris (S. Teodoro, 7 novembre 2013)

feriti: Antonello Canu (Alà dei Sardi, 29 dicembre 2013), Mariano Pintus (Viddalba, 26 dicembre 2013), operaio sconosciuto (Armungia, 10 dicembre 2013), Virgilio Sabiu (fra Nuoro e Orune, 24 novembre 2013), Giovanni Sirigu (Orroli, 14 novembre 2013); Angelo Demurtas (Bitti, 10 novembre 2013), cacciatore sconosciuto cinquantasettenne di Serrenti (Santulussurgiu, 7 novembre 2013).

Poiana (Buteo buteo)

Poiana (Buteo buteo)

(foto La Nuova Sardegna, L.A.C., R.M.N., S.D., archivio GrIG)

[1] Andrea Mario Biancareddu con sentenza del Tribunale di Cagliari, Sez. I, del 7 febbraio 2013 è stato condannato per usurpazione di funzioni pubbliche per aver ritardato un po’ troppo a dare esecuzione alla sentenza n. 16889/06 del 24 luglio 2006 che lo dichiarava decaduto dalla carica di consigliere regionale.    Inoltre, è indagato per peculato nell’ambito di uno dei noti procedimenti penali avviati dalla Procura della Repubblica di Cagliari riguardo la gestione dei fondi dei gruppi consiliari.

  1. gennaio 3, 2014 alle 8:09 am

    Si fa sempre la conta dei morti umani e mai quella dei poveri animali massacrati per non so quale ragione a parte l’ego di questi pazzi. Non è che se io vado in giro con un arma posso aspettarmi di sbucciarmi un ginocchio, e no signori, come se vado in giro con una motosega è probabile che mi faccia male, lo stesso vale per il fucile. Cosa altro ci dobbiamo aspettare? Morte e solo morte oppure sterminio e rovina di un intero ecosistema già in palla da anni. Sparano su ogni cosa che si muove, loro si muovono quindi si sparano, e dovremmo averne compassione? Certo ci spiace ma andarsela a cercare non è una cosa molto intelligente. Chi non se la cerca invece sono i poveri animali, quei poveri cinghiali indifesi, accusati di ogni minima malefatta per essere ucciso e massacrato a suon di piombo sonante. Usato come scusa anche per difendere gli allevamenti intensivi, lo accusano di difondere la peste suina, ma andate a scopare il mare su, è risaputo che la peste suina è nata negli allevamenti intensivi, dove gli animali vivono a stretto contatto tra loro imbottiti di ogni medicina e immuni ormai agli antibiotici. Fatevi un esame di coscenza tutti, pagheremo tutto il nostro comportamento, tutto. Giocando con il fuoco ci si brucia e basta.

    • Riccardo
      gennaio 6, 2014 alle 8:50 PM

      Perché non acquistiamo tutti insieme enormi terreni boschivi da recintare molto bene, per creare oasi faunistiche dove gli animali possano liberamente vivere indisturbati? E dove magari poter praticare camping naturalistico a contatto con la Natura? Questo sarebbe il mio sogno. Chissà se ci sono altre persone che hanno un sogno simile al mio?
      Io ricordo il mio povero nonno, che spendeva i soldi della sua misera pensione per acquistare cibo per gatti e cani randagi e per i piccioni. Alla sua memoria vorrei dedicare questo grande parco faunistico-naturalistico.

  2. M.A.
    gennaio 3, 2014 alle 10:06 am

    Ciao Grig, mi fa piacere essere citato nel tuo post, se posso vorrei fare delle considerazioni. Non è complicato capire il concetto della fatalità. In certe occasioni si nasconde l’errore umano ossia, sparare in direzione dei cespugli senza mirare o vedere la preda, ma in altre occasioni invece si mira la preda ed il rimbalzo può essere fatale per il compagno di caccia. Evitare gli incidenti di caccia tra i cacciatori è impossibile, si può ridurre il rischio; È possibile evitare gli incidenti di caccia tra i non cacciatori. Il cacciatore, inoltre, va a caccia mettendo in conto il pericolo di essere sparato, non è un ingenuo o uno sprovveduto. Lo stesso effetto che un proiettile ha su un cinghiale, vale anche su un uomo. Poiché andare a caccia è a nostro rischio e pericolo, esistono delle leggi che già servono a limitare gli incidenti: indumenti ad alta visibilità in primis, perché con l’occhio mentre miri al cinghiale hai la possibilità di localizzare il compagno di squadra per capire se sia in linea vo menomcon la traiettoria dello sparo. Per tutelare i civili dagli incidenti di caccia a mio avviso si può tabellare la zona e vietare a ciclisti, escursionisti, cercatori di funghi l’ingresso nella battuta per tutta la sua durata (2-3 ore).Purtroppo gli incidenti avvengono “CASUALMENTE” anche con coloro, cacciatori, che sono in linea con il compagno a causa del fatidico rimbalzo. Per farti capire perché si parla di fatalità potrei CHIARIRTI l’esempio dell’ auto. Tu puoi creare tutte le precauzioni possibili e più restrittive: limite di velocità, alcol test, manutenzione dell’auto, patente a punti e via dicendo, ma come puoi far cessare i malori improvvisi del conducente o i guasti tecnici del veicolo, oppure uno squarcio in una gomma? 🙂 Come chiami questi “incidenti” se non fatalità? Idem nella caccia, come puoi sparare ad un cinghiale e assicurarti che non ci siano nel suolo frammenti di pietra o sassolini che possono causare un rimbalzo? È impossibile e gli incidenti che avvengono in questo modo sono a causa della fatalità! L’uomo non è infallibile o invincibile! Spero di essere stato esaustivo.

    • gennaio 3, 2014 alle 10:46 am

      sì, hai chiarito il concetto, così come in precedenza.
      Però, continuiamo a vedere anche compagnie di caccia al cinghiale in mimetica, cacciatori un po’ “allegri” per un simpatico “cicchetto” prima della battuta, vecchietti che non stanno nemmeno in piedi ma “imbullonati” alla loro doppietta, cacciatori che sparano fra case e strade di campagna.
      Personalmente, la migliore foto che non ho fatto è quella di un cacciatore appostato in una vasca da bagno, con una coperta militare sopra, ai margini di un vigneto: era “alla posta” di storni e altri volatili, come mi disse. A 50 metri c’era una casa di campagna e una strada.
      Quello di cui bisogna rendersi conto è che voi cacciatori create continuamente “occasioni casuali” per disgraziati “incidenti di caccia” per voi stessi e per tutti gli altri – la stragrande maggioranza – cittadini.
      Mancanza di buon senso, mancanza della più banale “educazione”, carenza della vigilanza, insufficienza di visite mediche, negligenze varie creano questa situazione, oggettivamente innegabile. A questo aggiungiamo anche le “fatalità” reali…..

      Stefano Deliperi

  3. max
    gennaio 3, 2014 alle 11:12 am

    gente armata che gira nei campi presso abitazioni non esiste nel mondo delle persone civili; non entro nel merito dell’etica sulla caccia che tollero se praticata nei luoghi opportuni lontano dai centri abitati e che abbia come target animali “nocivi”( cinghiali, nutrie e perche’ no, pantegane). se poi ci scappa il morto chi se ne frega; purche’ sia un cacciatore. affari loro. idem con patate per quei minorati psichici che ogni occasione e’ buona x botti e petardi; se qualcuno si fa male ben gli sta. un po’ di commiserazione invece per i bambini che perdono arti o la vista a causa di botti inesplosi e raccolti; se avessero avuto una migliore educazione non sarebbe successo dico io. e’ anche vero che non tutti i mali vengono per nuocere; possono fare i testimonial che raccogliere botti e simili e’ pericoloso ( il fatto che servano dei testimonial la dice lunga sul quoziente intellettivo di certe persone). insomma basta negarlo; siamo un paese del terzo mondo.

    • M.A.
      gennaio 3, 2014 alle 12:22 PM

      Max quando si arriva ad affermare che sia giusto uccidere per nutrirsi, hai scoperto l’etica della caccia. Quando ti guardi attorno e applichi dei concetti biologici e capisci quanto gli animali siano più simili a noi, più di quanto noi crediamo, ma capisci anche che la nostra vita si basa sulla loro morte, trovi l’etica della caccia. Se poi paragoni gli stili di vita degli animali e diversi modi di causare la morte tra la “cattività” e la “natura”, trovi l’etica della caccia. Tutte le mie risposte sull’etica della caccia, non nascano da chiacchiere da bar, ma provengono da anni di esperienza a cui vengono applicati tanti anni di studio. La caccia ha una sua etica e una sua giustificazione sul piano scientifico e sociale, la cosa più triste è che molti degli attori principali, ora mi riferisco ai miei colleghi cacciatori, non lo sanno o non lo capiscono, ma lo interpretano come un diritto divino o una semplicistica quanto arcaico concetto di superiorità dell’uomo sulla natura, o ancor peggio un diritto legale in quanto pagano le tasse allo stato. L’uomo non è superiore a niente ancor meno agli animali di cui caccia e si nutre. Anzi…però facciamo parte volente o nolente di una catena alimentare dove l’evoluzione ci ha dato un ruolo e questo dobbiamo rispettare. Tu potresti dirmi semplicemente “Go Vegan!” 🙂 ..è una tua scelta sia di vita e sia etica, io ho maturato la mia di etica e ti confesso che sul piano “culinario” ho serie difficoltà nel nutrirmi di un qualcosa che non abbia emesso un verso quand’era in vita! 😀

  4. M.A.
    gennaio 3, 2014 alle 11:53 am

    Vedi Stefano, io vedo che esistono bracconieri come esistono pirati della strada, anche se esistono delle leggi vche disciplinano sia la caccia che la guida. Le leggi sulla caccia sono vecchie, fuori luogo, in quanto non sono per niente a passo con i tempi, e spesso portano il cacciatore a diventare bracconiere, proprio come il guidatore è portato ad infrangere il codice della strada proprio perché è la strada che fa pena (vedasi la 131 se ce ne sia uno che rispetta i limiti, o vedasi come si guida a Cagliari città..). Io appartengo a tutt’altra generazione, e di zioddi alcolizzati con il fucile in spalla durante la caccia non ne ho mai visto. Sarei io il primo ad andarmene e non affiderei mai la mia vita nelle mani di un alcolizzato. Ho visto tanta gente bere dopo la caccia, quando si mangia e si ride tutti insieme. Due bicchieri di vino sono normali. La caccia sta cambiando, e la generazione idem (in Sardegna). Da qui nasce il dovere di migliorarla, sia da parte nostra ma anche da parte vostra. Negli anni 90, anche in Sardegna vi è stato un decremento delle doppiette, ciò era dovuto ad un altro stile di vita, ad un benessere sociale superiore, dove i ragazzi preferivano altri svaghi il sabato notte piuttosto che svegliarsi presto la domenica mattina. Sempre in quegli anni l’arrivo di nuove droghe sintetiche e l’uso e l’abuso di eroina creava una serie di problematiche molto più importanti tant’è che le comunità brulicavano di tossici. I mass media, l’informazione su droghe, fumo e alcool hanno oggi avuto un ruolo fondamentale nel creare le condizioni tali affinché questi fenomeni subissero un rallentamento. La generazione successiva, a causa di tutto ciò, fortunatamente trovano molto più interessante frequentare la natura e riscoprire tutte le vecchie tradizioni, piuttosto che bruciarsi per cosa? Niente. Oggi la caccia, rappresenta una grande alternativa e permettimi “ancora di salvezza” in tutte quelle realtà e in Sardegna sono tante dove l’alternativa non c’è o se esiste è il bar del paese o le discoteche del sabato notte, quelle che poi causano ogni anno fiumi di vittime. Migliorare questa attività, sana e naturale, è un nostro e vostro diritto per il bene di noi giovani. Ecologia e caccia sono strettamente connesse tra di loro. Se non esistesse l’ecologia, non esisterebbe senza ombra di dubbio la caccia, di contro la caccia svolge un ruolo cruciale sulla ecologia, basti pensare al problema cinghiali. (attribuire la colpa alle introduzioni venatorie avvenute 20-30 anni fa, è troppo semplicistico perché oggi viviamo in un altra era).

    • gennaio 3, 2014 alle 1:41 PM

      tutto quel che vuoi, ma il problema oggettivamente resta ed è innegabile.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 3, 2014 alle 2:13 PM

        Benissimo, siccome la caccia in Sardegna ha una propria esistenza e una propria connotazione sociale, diversa dal resto d’Italia. perché non lavorate per migliorarla? Perché non si fanno dei ripopolamenti nonmsoloma fini venatori, ma ecologici? Perché non si creano e studiano delle cure per alcune patologie della fauna (peste suina per i cingi, mixomatosi per i conigli etc etc..)? Se sono i vecchi che vi preoccupano perché non imporre un limite di età per il rinnovo del porto d’armi (ma aggiungerei anche per la patente, dato che le condizioni psico-fisiche per poter utilizzare un fucile o una macchina sono le stesse) ? Perché non utilizzare i cacciatori come salvaguardia del territorio contro gli incendi? Perché non creare dei calendari venatori che abbiano un minimo di senso scientifico e far cacciare la fauna in base alle sue esigenze? Perché non migliorare la caccia per responsabilizzare la società e frenare il bracconaggio? Che senso ha per esempio, aprire la caccia al tordo a ottobre, quando non sono arrivati e chiuderla a Gennaio, quando gli stessi tordi vengono cacciati pochi km più a Nord de la Maddalena, in Corsica, incentivando in questo modo i sardi al loro prelievo illegalmente con reti, archetti e quant’altro dato che nel momento migliore legalmente non si può? In campo venatorio ci sono una serie di contraddizioni che ci portiamo dietro da 20 anni, che gravano pesantemente sull’ambiente e sulla società.

  5. gennaio 3, 2014 alle 4:49 PM

    M.A. :

    Benissimo, siccome la caccia in Sardegna ha una propria esistenza e una propria connotazione sociale, diversa dal resto d’Italia. perché non lavorate per migliorarla? Perché non si fanno dei ripopolamenti nonmsoloma fini venatori, ma ecologici? Perché non si creano e studiano delle cure per alcune patologie della fauna (peste suina per i cingi, mixomatosi per i conigli etc etc..)? Se sono i vecchi che vi preoccupano perché non imporre un limite di età per il rinnovo del porto d’armi (ma aggiungerei anche per la patente, dato che le condizioni psico-fisiche per poter utilizzare un fucile o una macchina sono le stesse) ? Perché non utilizzare i cacciatori come salvaguardia del territorio contro gli incendi? Perché non creare dei calendari venatori che abbiano un minimo di senso scientifico e far cacciare la fauna in base alle sue esigenze? Perché non migliorare la caccia per responsabilizzare la società e frenare il bracconaggio? Che senso ha per esempio, aprire la caccia al tordo a ottobre, quando non sono arrivati e chiuderla a Gennaio, quando gli stessi tordi vengono cacciati pochi km più a Nord de la Maddalena, in Corsica, incentivando in questo modo i sardi al loro prelievo illegalmente con reti, archetti e quant’altro dato che nel momento migliore legalmente non si può? In campo venatorio ci sono una serie di contraddizioni che ci portiamo dietro da 20 anni, che gravano pesantemente sull’ambiente e sulla società.

    curiosa ‘sta cosa: non ci pensano le associazioni venatorie e ci dovremmo pensare noi ecologisti 😉

    Stefano Deliperi

    • M.A.
      gennaio 3, 2014 alle 5:25 PM

      In società le leggi si dovrebbero creare in maniera tale da coinvolgere entrambi e non escludere nessuno, ancor di più quando la tematica riguarda la fauna selvatica, che è patrimonio indisponibile dello Stato, e quindi di tutti i cittadini. Abbiamo finora parlato dello stretto legame che intercorre tra ecologia e caccia, e appurato che in Sardegna la caccia sta avendo delle ripercussioni in ambito sociale e ambientale, in quanto legiferata da leggi vecchie e obsolete perché non collaborare per un qualcosa di migliore? Forse per lavarsene le mani e criticare l’altro accusandolo dello scempio creato? Ora vorrei chiederti io due cose: tu che cosa pensi della caccia in ottica moderna? Una caccia ecologica con leggi moderne e svolta su basi scientifiche incentrata sulla sicurezza e sull’utilizzo di munizioni atossiche? Tu, su basi scientifiche, reputi etico il diritto dell’uomo di uccidere per nutrirsi? Molte volte ho tentato non solo con certi utenti dei Grig e in altri forum sul cercare di spiegare e di far accettare al mio interlocutore che la morte ai fini alimentari è giustificata sia eticamente sia scientificamente. A volte non ti nascondo un certo imbarazzo, perché certi discorsi si fanno con bambini o adolescenti che si accingono ad apprendere concetti superiori come la vita o la morte, non con persone mature e che possiedono un iter universitario alle spalle.

      • gennaio 3, 2014 alle 5:56 PM

        non ce ne siamo mai lavati le mani di certo.
        Anzi.
        Ma non mi pare che ci sia alcuna volontà da parte venatoria per avanzare proposte comuni.
        Non parlerei proprio di “caccia” come “fonte alimentare”, perchè qui siamo nel campo della comicità, non in quello dell’Italia (e della Sardegna) del 2014, dove nessuno “vive di caccia”.
        Parlerei di altro.
        Come sai, da parte ecologista vi sono alcuni punti irrinunciabili, senza la cui accettazione non è possibile alcuna proposta comune: il legame cacciatore-territorio (previsto dalla legge n. 157/1992 da più di 20 anni e dalla legge regionale n. 29/1998 da più di 15 anni, ma mai attuato proprio per le resistenze venatorie), calendari venatori legati a censimenti faunistici seri e approfonditi (se così fosse, non andreste per anni a caccia di Lepri e di Pernici) e agli effettivi periodi di riproduzione e migrazione della fauna selvatica (se così fosse, col cavolo che andreste a caccia a febbraio).
        Quando le associazioni venatorie si mostreranno in concreto disponibili su questi punti, allora si inizierà a ragionare.
        Se non mostrano disponibilità, quale disponibilità pretendete?

        Stefano Deliperi

  6. M.A.
    gennaio 3, 2014 alle 6:25 PM

    In Sardegna la carne di cinghiale rappresenta un importante INTEGRAZIONE alimentare soprattutto in determinate realtà. Noi a Febbraio ci stiamo già andando, a specie non gradite al mondo venatorio, ma ci andiamo. Tra qualche anno, quando saranno fatti ennesimi e costosissimi studi scientifici, andremo come i nostri cari amici francesi, che prelevano i tordi che qualche giorno prima eranomin Sardegna e possiedono la stessa rotta migratoria. Se la comunità Europea accetta quel calendario che consente quella caccia, perché non dovrebbe ascoltare le nostre richieste, supportate da studi scientifici? Molti organismi politici italiani sono tendenzialmente anti caccia, per pura propaganda. Nutre molta più simpatia e ammirazione chi dice di amare gli animali (e poi magari gli mangia), piuttosto chi espone le proprie ragioni affermando le proprie tesi e ribadendo il concetto che gli animali selvatici possono essere amati in ogni forma, persino nel piatto.

    • gennaio 3, 2014 alle 7:47 PM

      come si vede, c’è ancora molta strada da fare prima di poter pensare a proposte comuni 😉

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 3, 2014 alle 7:54 PM

        La speranza è sempre l’ultima a morire. 😀 Invito te e gli altri utenti del forum di guardare domani pomeriggio alle 15:00 una bellissima trasmissione su videolina che parla proprio del ripristino ambientale e ripopolamento della fauna. Molto interessante, non perdertela 😉

      • gennaio 3, 2014 alle 8:04 PM

        per completezza dell’informazione: trasmissione a pagamento pro caccia fatta da un’associazione venatoria 😉

        Stefano Deliperi

  7. M.A.
    gennaio 3, 2014 alle 8:14 PM

    Gruppo d’Intervento Giuridico :
    per completezza dell’informazione: trasmissione a pagamento pro caccia fatta da un’associazione venatoria
    Stefano Deliperi

    Che tratta delle realtà ambientali della nostra isola, che sia fatta o pagata da un associazione venatoria o no, è molto bella. Hanno fatto vedere tante realtà nascoste dell’isola, agriturismi e relativa tradizione culinaria. Domani a quanto capito parleranno del progetto dell’UCS con province ed ente foreste per il ripristino ambientale. Tema assai attuale ed interessante. Tu la guardi grig? Poi fammi sapere che cosa ne pensi!

    • gennaio 3, 2014 alle 8:24 PM

      è importante dare un’informazione completa, no? 😉

      • M.A.
        gennaio 3, 2014 alle 8:27 PM

        Certamente! Per una cosa di buono che son riuscite a fare le ass. Venatorie perché nascondere?! 😀

  8. Riccardo
    gennaio 6, 2014 alle 6:56 PM

    Mi dispiace … ma siamo tutti consapevoli che fintanto che la Natura continuerà ad essere violentata come sta avvenendo quotidianamente in tutto il mondo, tutti noi complici, dovremo aspettarci questo e molto altro in futuro? Non esistono armi sicure e non esiste una caccia “indolore” e benefica per l’ambiente, inoltre il rispetto delle regole venatorie sono una pura illusione. I cacciatori non possono essere controllati, sono troppi. Ogni giorno i bracconieri (o molti “cacciatori” che praticano il bracconaggio per sport o per divertimento) fanno ciò che vogliono in nome della loro “passione”.
    Ormai i cacciatori sono davvero troppi (il 2% della popolazione italiana) con armi sempre più sofisticate e sistemi di richiamo delle “prede” troppo tecnologici.
    Aggiungiamo il fenomeno del bracconaggio sempre più dilagante e aggiungiamo il fatto che l’habitat naturale di molti animali (compresi cervi, caprioli e gli stessi cinghiali) si è ridotto con il taglio indiscriminato degli alberi. Stiamo notando da molti anni una costante presa di posizione da parte delle Province e della politica in generale a difesa degli agricoltori e dei cacciatori.
    Ma quale voce è a difesa dell’habitat degli animali?
    Non ne ho sentita alcuna. Solo gli animalisti che si battono da sempre per modificare leggi venatorie ingiuste e troppo libere. Possibile che sia sufficiente pagare una tassa per avere la possibilità di detenere un’arma che può uccidere e che uccide, come un fucile?
    Possibile che ci sia la libertà, pagando, di poter uccidere animali che pascolano indifesi nei boschi (cioè a casa loro)?
    I Parchi Naturali in Italia non sono poi così tanti e purtroppo sono poco controllati. All’ordine del giorno si leggono notizie di bracconaggio in luoghi protetti perché naturalistici (si veda la notizia dei bracconieri arrestati alcuni giorni fa, di notte, nel Parco delle Foreste Casentinesi).
    Se c’è qualcuno che ha il potere per cambiare le leggi, dovrà farlo al più presto, prima che sia troppo tardi.
    Io non sono nessuno e non ho nessun potere legislativo diretto, ma come cittadino mi sento profondamente indignato di fronte a tanta stupidità umana che sta dilagando e distruggendo il mondo, violentando la Natura.
    A questo proposito, mi rivolgo a tutti, cacciatori e non cacciatori! Facciamoci tutti un esame di coscienza e poi parliamo ed interveniamo come possiamo. Avete visto quello che sta succedendo il Libano? Stanno praticamente annientando tutte le specie protette e in via di estinzione che migrano verso l’Europa (gru, falchi, pellicani, ecc).
    Questo è il link della notizia:
    http://www.komitee.de/it/antibracconaggio/bracconaggio-libano
    Occorre davvero essere vegetariani per indignarsi di fronte a questo scempio? Occorre necessariamente essere un non-cacciatore per essere disgustato?
    Non credo proprio, infatti la denuncia del bracconaggio in Libano proviene dagli stessi cacciatori coscienziosi e onesti, che hanno fotografato e pubblicato le foto dei bracconieri su Facebook.
    Un appello a tutti, cittadini cacciatori e non cacciatori: indignamoci di fronte al bracconaggio e collaboriamo con le guardie forestali per denunciare qualsiasi attività venatoria sospetta. Il bracconaggio è nemico del nostro futuro, dell’habitat degli animali e del futuro della vostra passione di caccia.
    Spero che qualcuno faccia qualcosa per fermare quello che sta succedendo.
    Grazie

    • M.A.
      gennaio 6, 2014 alle 8:06 PM

      Bravo Riccardo, io non conosco la tua realtà d’oltremare, conosco solo la mia sarda. Hai ragione, il bracconaggio è una piaga da combattere. Non solo non esiste una caccia indolore in natura, non esiste nemmeno morte indolore. Caccia e bracconaggio, due facce opposte di una stessa medaglia, cerchi di annientare una e crei il substrato ideale affinché si sviluppi l’altra. Bisogna favorire la migliore. Abbattere entrambe è impossibile. Molti docenti universitari anticaccia ribadiscono che un superamento della capacità portante dell’ambiente (anche per motivi antropici, ripopolamento legato alla caccia) crea degli squilibri alla popolazione. Tutti gli organismi seguono un andamento logistico di crescita e mantenimento. In poche parole, in un determinato biotopo una specie numerosa (come ad esempio il cinghiale) tenderà spontaneamente a raggiungere una consistenza proporzionale al cibo che quel determinato habitat può offrire. Senza nessun bisogno di fucile, ossia quando finisce il cibo, diminuiranno i cinghiali. Niente di più vero. Ciò che molti anti caccia non vogliono capire è che se la caccia esiste è proprio perché l’uomo non può attendere che questi principi si verificano, perché i settori trainanti della nostra economia, tra cui l’agricoltura, è incompatibile con un alta densità faunistica e per questo interviene per riportare una popolazione a delle dimensioni congrue alle sue esigenze.

      • Riccardo
        gennaio 6, 2014 alle 8:43 PM

        Grazie per la chiarissima risposta. Vivo in Toscana, dove la realtà della caccia è critica e quasi paradossale: molti cacciatori proprietari di terreni boschivi sono costretti a vendere i propri terreni perché rimasti senza più selvaggina al loro interno, per poterne trovare altri. Ho vissuto un’esperienza personale, a questo proposito, difficile da descrivere. Alle pendici del Monte Amiata mi sono interessato un anno fa all’acquisto di un terreno boschivo, attirato da un’idea di investimento che coltivavo da tempo.
        In particolar modo, mi sono interessato di un terreno, di circa 20 ettari, di proprietà di un cacciatore, che ha svolto la sua “passione” per decenni utilizzando il proprio terreno come teatro di caccia. Ho voluto fare una lunga passeggiata, da solo, all’interno di quel terreno e sono rimasto scioccato per l’assenza totale di fauna all’interno: un bosco con fitta vegetazione ma silenzioso, senza il canto di nessun uccello, apparentemente senza nessuna forma di vita… è stato terrificante! Di corsa sono uscito dal bosco e ho cercato di cancellare dalla memoria quel luogo così “oscuro”. Non avrei mai immaginato che un ambiente naturale di ben 20 ettari potesse essere reso così dall’opera di un unico cacciatore…
        Così, almeno per il momento, ho abbandonato l’idea di acquistare un terreno boschivo per creare un ambiente naturalistico protetto per specie in via di estinzione, almeno fino a quando le leggi italiane rendano l’dea di creare un parco naturale faunistico di così difficile attuazione e fino a che non incontrerò altre persone che nutrono lo stesso progetto.
        Finora, per quanto è emerso dalle leggi di alcune Province toscane, è addirittura vietato recintare a piacimento il proprio terreno boschivo, rendendolo in tal modo accessibile a chiunque, bracconieri compresi.

  9. gennaio 6, 2014 alle 8:06 PM

    tanto per gradire.

    da La Nuova Sardegna, 6 gennaio 2014
    Muratore ferito a un braccio da un colpo di pistola.
    L’incidente è avvenuto in un ovile nelle campagne di Villaputzu dopo una battuta di caccia tra amici, indagini dei carabinieri: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/01/06/news/muratore-ferito-a-un-braccio-da-un-colpo-di-pistola-1.8419417

    • M.A.
      gennaio 6, 2014 alle 8:13 PM

      Almeno questo incidente con la caccia non c’entra nulla! 🙂 Mi domando: che ci faceva con una pistola carica sotto il cuscino?

  10. M.A.
    gennaio 7, 2014 alle 9:52 am

    Tu stai descrivendo una realtà che in Sardegna è del tutto assente o quasi, eppure in Sardegna (chi paga) siamo più di 40000 cacciatori in circa 800000 uomini, non pochi. Tu stai descrivendo un’attività imprenditoriale legata alla caccia e nata grazie ed esclusivamente alla 157/92 grazie alla nascita degli ATC e compagnia bella, cosa che in Sardegna ci opponiamo con tutti noi stessi proprio per evitare questo, nascita di riserve gestite dal pubblico privato che hanno solo lo scopo di creare delle enormi mangiatoie per presidenti di associazioni venatorie e ambientaliste senza contare i vari politici locali falliti che trovano rifugio in un ATC, che altro non è che un inutile carrozzone politico che mantiene in vita la lobby venatoria: allevamenti pre immissioni, industrie di mangimi etc. In Sardegna esistono le aziende agrituristiche venatorie, la loro esistenza è di dubbia legalità in quanto sforano gli ettari consentiti per legge, sono nate in zone ad alta vocazione faunistica, etc etc, tant’è che alcune associazioni venatorie hanno denunciato ciò chiedendo accurati controlli dalle autorità preposte. In 30 anni da voi e nel resto d’Italia la politica della caccia è stata deleteria in tema ecologico, in quanto hanno creato numerosissimi inquinamenti genetici avvelenando i ceppi autoctoni della fauna, rendendoli così più soggetti a malattie. In Sardegna si vive una caccia naturale, dove tutti i cittadini che vogliono possono usufruire, pagando naturalmente le tasse allo stato. Non viviamo in un eden, è inutile negarlo esistono anche qui delle carenze faunistiche importanti, ma la causa principale non è legata alla caccia. La causa principale è legata agli innumerevoli veleni cosparsi nel suolo (a fini agricoli e non), inquinamento delle falde, disboscamento dei confini naturale dei campi, bracconaggio etc etc. Fortunatamente stanno iniziando dei progetti per il ripristino ambientale gestiti da Ente Foreste e UCS (ass venatoria) con le province, dove si garantisce la totale qualità genetica delle specie immesse. Te lo dico prima da sardo, poi da ecologista e infine da cacciatore: sono felicissimo. Vedere i campi carenti di fauna è una tristezza per tutti.

    • gennaio 7, 2014 alle 4:59 PM

      il legame cacciatore – territorio non è realizzabile esclusivamente con A.T.C. gestiti da comitati, consiglieri, prebende, ecc.
      Basta farli gestire direttamente dalle strutture provinciali, come qualsiasi altra attività amministrativa.
      Niente consigli e consiglieri, niente gettoni di presenza, niente sprechi, ma una necessaria pianificazione faunistico-venatoria.
      Il resto sono chiacchiere di chi vuole mantenere il far west venatorio.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 7, 2014 alle 6:08 PM

        Stefano sei un bravo ecologista, ma di ecologico quel modello venatorio non ha niente. Tu hai in mente un tuo ATC personalizzato che a livello legale non esiste. Hai in mente questo ATC solo perché vedi giusto il legame cacciatore territorio. Che ripercussioni può avere la provincia di Cagliari, in consistenza faunistica, se il 50% dei cacciatori sardi appartiene a quella provincia?? Una notevole pressione venatoria, che porterà a immissioni di fauna allevata che causerà inquinamenti e bla bla..è ecologico questo?? Poi veramente pensi che siano un paio di centinaia di euro che possono frenare il nomadismo venatorio?? Chi ha soldi paga per tutti e 4 gli ambiti e caccia ugualmente. Non c’è niente di ecologico in tutto ciò!

      • gennaio 7, 2014 alle 7:50 PM

        non è scritto da nessuna parte che il cacciatore cagliaritano vada a caccia in provincia di Cagliari: può iscriversi a un A.T.C. (uno solo!) dove vi sia posto.
        Il “nomadismo venatorio” deve finire.
        Poi trovo abbastanza curioso che vi siano ripopolamenti “buoni” e ripopolamenti “cattivi” a seconda di chi li fa.

        Stefano Deliperi

  11. M.A.
    gennaio 7, 2014 alle 8:45 PM

    Se avessi visto il servizio che ti ho consigliato, ti saresti reso conto che i ripopolamenti vengono fatti dall’ente foreste che garantisce la qualità genetica, non dal pinco pallino che sifa un aattività imprenditoriale per finanziare e far vivere la lobby vendendo polli travestiti da pernici o conogli mascherati da lepri. Capisci? È tanto diverso. Inoltre su quale diritto suddividi due cagliaritani in due ambiti diversi? Un altro esempio, io son nato nel centro Sardegna, vivo nel Sud, e la domenica torno e vado a caccia con i miei parenti, a quale ambito dovrei appartenere? Poi mi spieghi quante squadre di caccia grossa può ospitare la provincia di Cagliari, e dove cercare cinghiali, inoltre migratoria libera in tutta l’isola? Trovare tordi beccacce o colombacci in una carciofaia è ardua come impresa :). È inapplicabile, tutti paghiamo le stesse tasse per un calendario venatorio, e quel cacciatore ha lo stesso diritto, indipendentemente dalla residenza, di poter cacciare tutte le specie elencate. Non esiste un classismo venatorio almeno che voi ecologisti non lo vogliate creare, con le rispettive conseguenze. Ah dimenticavo: Per il ricorso fatto da voi, proprio per la mancanza del legame cacciatore-territorio, come si è espresso il TAR?

    • gennaio 7, 2014 alle 10:05 PM

      è tutt’altro che “inapplicabile”: i cacciatori vanno ripartiti nelle varie zone sulla base della “capacità di sopportazione” dei singoli territori.
      Se c’è “capacità di sopportazione”, si potrà cacciare, altrimenti no.
      La caccia è una concessione, non un diritto.
      Non vi è dovuto nulla.
      La fauna è “patrimonio indisponibile” dello Stato, cioè della Collettività.
      Prima vi entra in testa e meglio è, per voi.
      L’udienza di merito è fissata al 19 marzo 2014.

      Stefano Deliperi

  12. M.A.
    gennaio 7, 2014 alle 10:45 PM

    è tutt’altro che “inapplicabile”: i cacciatori vanno ripartiti nelle varie zone sulla base della “capacità di sopportazione” dei singoli territori.
    Per noi sardi la caccia è un diritto naturale, dopo arriva lo Stato vche ci concede un qualcosa che abbiamo di diritto. Una domanda come pensi di saturare quella “capacità di sopportazione” come prescritto dalla legge 157/92 se noi cacciatori sardi siamo 46000 su svariate migliaia di ettari di territorio agro-silvo pastorale aperto all’attività venatoria? Sai benissimo che per legge se non viene raggiunta quella capacità tutti i cacciatori sardi e NON che richiedono l’iscrizione possono entrare in Sardegna? Sai benissimo che l’invasione o meglio la predazione continentale avrebbe libero accesso con la nascita degli ATC, mentre oggi possono cacciare le nostre lepri e pernici solo chi ha un legame di sangue con la Sardegna?
    Dove volete arrivare? 😀 Pensate che la nascita degli ATC sia un male per la caccia in Sardegna? Gli ATC sono un male per l’ecologia, la fauna e la natura.

    • gennaio 7, 2014 alle 10:54 PM

      ma, per carità, da dove tiri fuori queste cose?
      Dov’è quest’obbligo di legge? Da nessuna parte.
      Quei 45 mila cacciatori sardi verrebbero ripartiti negli A.T.C. isolani, punto e basta.
      Siete voi cacciatori che non volete essere “legati” a un solo ambito territoriale di caccia, la verità è che volete andare dove cavolo vi pare, la verità è che le norme andrebbero rispettate solo quando vi vanno bene.
      La verità è che vi è stato concesso troppo e che avete passato il limite da un bel pezzo.
      Lepri e Pernici sono quasi sparite solo per colpa vostra, come i cacciatori dotati di buon senso – e la stessa U.C.S. da te decantata (http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_43_20130502090539.pdf) -ammettono da anni.
      Il giorno che la ruota girerà in un altro senso ve ne accorgerete…

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 7, 2014 alle 11:10 PM

        Vedremo vedremo, intanto se un domani nasceranno gli ATC ne riparleremo, noi a caccia con o senza ATC ci andiamo e ci andremo sempre, nel fra tempo ti consiglio vivamente di informarti con gli altri ecologisti della LAC d’oltre mare, riguardo alla condizione faunistica sia a livello genetico che sanitario. Percarità. Dev’essere bellissimo avere nelle campagne delle pernici che di pernice ha solo le penne!

      • gennaio 7, 2014 alle 11:14 PM

        c’è un solo banale particolare che dimentichi: a insistere o a fare direttamente i ripopolamenti di “polli” travestiti da fauna selvatica sono le associazioni venatorie, non gli ecologisti.
        E questo dice tutto.

        Stefano Deliperi

  13. M.A.
    gennaio 8, 2014 alle 9:09 am

    Gruppo d’Intervento Giuridico :
    c’è un solo banale particolare che dimentichi: a insistere o a fare direttamente i ripopolamenti di “polli” travestiti da fauna selvatica sono le associazioni venatorie, non gli ecologisti.
    E questo dice tutto.
    Stefano Deliperi

    Perché lavarsi le mani? Sono le associazioni venatorie, grazie ad una legge sulla caccia voluta dagli ecologisti! Se in 20 anni il nostro patrimonio faunistico si è salvato da inquinamenti genetici è solo grazie alla mancanza di ATC. Voi oggi state spingendo verso l’istituzione degli ATC anche in Sardegna, va benissimo; tra dieci anni se le campagne saranno ricche di polli travestiti da pernici sarde, voi darete la colpa alle ass. Venatorie, quando i veri responsabili siete voi che avete fornito il substrato ideale affinché ciò possa accadere.

    • gennaio 8, 2014 alle 4:45 PM

      per cortesia, non diciamo fesserie e non giochiamo a scaricabarile: se in Italia – e in particolare in Sardegna – vi sono stati ripopolamenti a fini venatori, lo dobbiamo esclusivamente alle associazioni venatorie e/o a nuclei di cacciatori e, talvolta, ad amministrazioni pubbliche che li hanno assecondati.
      Il resto sono solo idiozie.
      Le associazioni venatorie e i cacciatori si prendano tutte le responsabilità del caso. E sono tante.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 8, 2014 alle 5:21 PM

        Io non sono a conoscenza di nessun ripopolamento a fine venatorio, se non in qualche sporadica riserva autogestita. Lo scaricabarile lo state facendo voi e solo voi. Se con gli ATC la situazione faunistica dovesse peggiorare la responsabilità fammi capire di chi dovrebbe essere? Dei cacciatori che non li vogliono o di voi ecologisti che credete che siano un arma da utilizzare contro la caccia? 🙂

  14. gennaio 8, 2014 alle 5:56 PM

    M.A. :

    Io non sono a conoscenza di nessun ripopolamento a fine venatorio, se non in qualche sporadica riserva autogestita. Lo scaricabarile lo state facendo voi e solo voi. Se con gli ATC la situazione faunistica dovesse peggiorare la responsabilità fammi capire di chi dovrebbe essere? Dei cacciatori che non li vogliono o di voi ecologisti che credete che siano un arma da utilizzare contro la caccia? :)

    non sei “a conoscenza di nessun ripopolamento a fine venatorio, se non in qualche sporadica riserva autogestita”, perchè evidentemente vivi in un mondo fiabesco tutto tuo, fatto di doppiette giulive e tordi felici d’essere impiombati.

    Lo stesso Ente Foreste della Sardegna dice di aver realizzato i propri allevamenti di specie autoctone per favorire “la conservazione del patrimonio genetico delle specie sarde, messo in pericolo dalle numerose immissioni illegali, a scopo venatorio, di specie non autoctone” (http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=30025&v=2&c=1563&t=1).

    Se vuoi qualche informazione sui ripopolamenti a fini venatori, ne puoi trovare alcune qui:

    * http://www.ilcacciatore.com/2013/10/25/eps-campania-danni-da-fauna-selvatica-e-ripopolamenti/

    * http://www.regione.sicilia.it/agricolturaeforeste/assessorato/faunistico_ven_allevamenti.htm

    * http://www.provincia.arezzo.it/pianofaunistico/regolamenti_regionali/art_32.htm

    * http://www.provincia.bergamo.it/provpordocs/Indennizzi%20ripopolamento%20PFV%20090708.pdf

    * http://www.cacciapassione.com/notizie/4512-caccia-e-fauna-reggio-calabria-via-al-ripopolamento-venatorio.html

    Ovviamente se ne potrebbe riempire un volume spesso come l’elenco del telefono di Hong Kong, se vuoi ne trovi con una banale ricerca su internet.

    Noi vogliamo il legame cacciatore – territorio per responsabilizzarvi ed è l’unica strada che avete per sopravvivere. Se non l’avete capito, è solo peggio per voi.

    Stefano Deliperi

    • M.A.
      gennaio 8, 2014 alle 6:14 PM

      Stefano non giochiamo a fare i “tonti”, parlami dei ripopolamenti avvenuti in Sardegna in assenza di ATC ad opera di centri privati che si occupano di allevamenti di fauna selvatica. Nel resto d’Italia esistono gli ATC da 22 anni e di ripopolamenti con selvaggina pronta caccia ce ne sono stati a iosa. I danni creati da questi ripopolamenti ad alcune specie, sotto il profilo genetico e sanitario sono notevoli ed è proprio quello che noi vogliamo evitare in Sardegna mentre voi ecologisti no! Il progetto che sta portando avanti l’UCS con l’Ente Foreste è totalmente diverso dai ripopolamenti che si avrebbero ad opera di strutture private: in primis perché l’Ente Foreste non ci lucra sopra sui capi ceduti e immessi inoltre si tratta di specie che subiscono rigidi controlli sanitari che certificano la loro qualità. I ripopolamenti non sono mai partiti perché le province non hanno mai fatto richiesta. Noi vogliamo ripopolare la Sardegna senza ATC, coinvolgendo gli organi pubblici competenti. Inoltre considera anche che state spingendo verso la realizzazione di ATC in Sardegna, in base ad una legge vecchia di 22 anni, che potrebbe essere cambiata tra qualche legislatura. Gli ATC sono stati un fallimento non solo venatorio, ma anche ecologico e naturalistico riconosciuto anche da molti biologi ed ecologisti in quasi tutte le regioni d’Italia, e voi volete istituirli in Sardegna? Roba da matti!

      • gennaio 8, 2014 alle 7:26 PM

        secondo me, non ti piace quello che ti dico/ti diciamo e non lo leggi nemmeno.
        Ti ho scritto testualmente: “Lo stesso Ente Foreste della Sardegna dice di aver realizzato i propri allevamenti di specie autoctone per favorire ‘la conservazione del patrimonio genetico delle specie sarde, messo in pericolo dalle numerose immissioni illegali, a scopo venatorio, di specie non autoctone’ (http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=30025&v=2&c=1563&t=1)”.

        E’ lo stesso E.F.S. che da per pacifiche in Sardegna, non in Giappone, “numerose immissioni illegali, a scopo venatorio, di specie non autoctone”.

        Penso che sia più che sufficiente.

        Ho detto in varie occasioni che è fondamentale realizzare anche in Sardegna il legame cacciatore – territorio. E’ obbligatorio per legge oltre che per buon senso.

        Se non ti piace il termine “ambito territoriale di caccia”, possiamo sempre chiamarlo “luogo obbligatorio di caccia”.

        Senza organi dirigenti, consiglieri, prebende, ripopolamenti. Solo cacciatori obbligati ad andare a caccia soltanto nel posto dove è stato loro indicato previa iscrizione.

        Punto e basta.

        Ti ripeto: noi vogliamo il legame cacciatore – territorio per responsabilizzarvi ed è l’unica strada che avete per sopravvivere. Se non l’avete capito, è solo peggio per voi.

        Stefano Deliperi

  15. M.A.
    gennaio 8, 2014 alle 8:29 PM

    Parliamo due lingue diverse. Le immissioni illegali di specie non autoctone diventeranno immissioni legali grazie agli ATC. Così come nelle regioni d’Italia dove sono numerosi gli allevamenti privati, sarà lo stesso anche in Sardegna. Così come è successo per la Starna che a causa di inquinamenti genetici a causa di incroci con specie provenienti da allevamenti di dubbia qualità è quasi scomparsa, potrebbe accadare per la pernice. Così come in molte regioni sta sparendo la lepre italica a causa di immissioni a scopo venatorio di lepri europee potrebbe accadere per la lepre sarda. Io non mi preoccupo di dove eserciterò la caccia, io mi preoccupo della qualità e dello status della selvaggina che andrò a cacciare.

    • gennaio 8, 2014 alle 8:44 PM

      ma chi l’ha detto? Dove sta scritto che gli A.T.C. potranno autorizzare immissioni di specie non autoctone?
      Perchè dire cosa che non esistono?

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 8, 2014 alle 9:16 PM

        Potranno prendere avvio allevamenti privati. Gli ATC potranno comprare la selvaggina da immettere da questi allevamenti. Un imprenditore più vende più guadagna ed è proprio per questo che nel resto d’Italia vi è stato un inquinamento genetico, perché vendere “polli colorati” è più redditizio, allevare pernici con un certo standard ha i suoi costi. Visto che abbiamo svariati esempi nel resto d’Italia e visto che si conoscono gli effetti a lungo termine perché perseguire una strada che potrebbe avere delle ripercussioni sul nostro patrimonio faunistico?

      • gennaio 8, 2014 alle 9:55 PM

        ripeto, per chi vuole ascoltare e leggere: ma chi l’ha detto? Dove sta scritto che gli A.T.C. potranno autorizzare immissioni di specie non autoctone?
        Perchè dire cosa che non esistono?

        Stefano Deliperi

  16. M.A.
    gennaio 9, 2014 alle 12:10 am

    Gli ATC potranno autorizzare le immissioni di lepri e pernici autoctone appartenenti ad allevamenti privati (di scarsissima qualità genetica) che potranno rovinre il patrimonio faunistico isolano. Se vuoi capirlo è un conto, se non lo vuoi capire potremmo rimanere qui per giorni. Se sei un vero ecologista ci dovresti arrivare da solo, altrimenti per farti capire la realtà di un ATC in miniatura ti invito a frequentare le aziende agrituristiche venatorie che immettono lepri e pernici sarde fanno ridere. Se è questa la Sardegna che vuoi, contento tu!

    • gennaio 9, 2014 alle 12:21 am

      gli A.T.C. non sono e non possono essere “indipendenti”, devono attenersi alle leggi.
      Se esiste divieto di immissione di fauna alloctona, come esiste, non possono immetterla.
      Se sono tenuti a immettere solo capi di fauna autoctona “prodotti” da allevamenti dell’E.F.S. in base a legge e/o direttiva, possono fare solo quello e basta.
      Se lo vuoi capire è un conto, altrimenti non possiamo andare avanti per giorni su ‘sta cosa.
      Se si continua a fare boiate lo si deve proprio a voi cacciatori e alle vostre attuali aziende agrituristico-venatorie.

      Stefano Deliperi

  17. M.A.
    gennaio 9, 2014 alle 11:34 am

    Non la penso assolutamente come te, perché dalle esperienze degli altri ATC d’oltre mare, per i motivi che ti ho elencato i risultati son stati disastrosi. Io come sardo non voglio rendermi complice.

    • gennaio 9, 2014 alle 3:13 PM

      ripeto fino alla nausea: dove c’è scritto che in Sardegna si debba realizzare il legame cacciatore – territorio in questo modo?
      Non c’è scritto da nessuna parte.
      Il punto è molto semplice e sarebbe anche onesto ammetterlo: tu e la gran parte dei cacciatori isolani volete andare a caccia dove vi pare.
      Questo non è possibile, è contro la legge e contro ogni principio di buon senso: dovete, se volete avere un futuro come cacciatori, responsabilizzarvi anche attraverso il legame con una specifica zona dove andare a caccia.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 9, 2014 alle 3:26 PM

        A me personalmente interessa relativamente poco dove andrò a cacciare l’importante è che il mio inverno lo trascorra in mezzo ai monti con i miei cani. Io voglio che il patrimonio faunistico rimanga sano qualitativamente in modo tale che i miei figli possano conoscere a caccia con me una lepre e una pernice vera, non finta. Ho visto tante ATV nelle quali le pernici immesse da aziende private erano talmente “accallonate” e domestiche che per farle volare bisognava lanciarle in aria. Idem accade nel resto d’Italia con fagiani e lepri. È ecologico questo? Per niente. Io ti ripeto fino alla nausea che non voglio ripolare la Sardegna in questo modo, perché oltre a rovinare il poco di sano che resta stiamo fornendo cibo gratuito a volpi e cinghiali. Danni su danni.

      • gennaio 9, 2014 alle 4:00 PM

        nessun ecologista vuole ripopolare la Sardegna in questo modo.
        Te lo detto e te lo ripeto: queste sono cose che fate voi cacciatori, direttamente o per mezzo di mille pressioni su amministrazioni pubbliche. Tu stesso lo confermi 😉

        Stefano Deliperi

  18. max
    gennaio 10, 2014 alle 8:08 am

    tagliamo corto; la caccia e’ praticabile solo in certi periodi ed in certi luoghi. chi “sconfina”galera x terrorismo e attentato alla sicurezza dello stato. tutte le teorie a suffragio della caccia sono solo alibi x girare armati e chi parla e’ un ex cacciatore.quindi non venite a raccontarmi panzane ma raccontatevele tra voi. io se vedo qualcuno armato sul mio fondo ” prendo provvedimenti” in tempo reale: intiende hombre?

  19. M.A.
    gennaio 10, 2014 alle 11:00 am

    Quindi tu max quando “giravi armato” e ti creavi degli alibi per farlo? Scusa che cacciatore eri? Carissimo Stefano, voi state creando qualcosa più grande di voi e se un domani il TAR vi dovesse dar ragione, ci sarebbero ass venatorie, mi riferisco alla più importante a livello nazionale, che non si farebbero tanti scrupoli per equiparare la Sardegna al resto d’Italia, in particolare 3 giornate di caccia alla settimana, lepre e pernice fino a dicembre etc etc, tutto ciò per aumentare una “clientela” di nuove doppiette, e ti assicuro che se dovesse accadere ciò di persone che hanno parcheggiato il fucile anni fa perché non erano soddisfatti dei calendari venatori e che si sentivano truffati dalla regione perché cnon vi sono stati mai ripopolamenti (nonostante la nostra tassa), ce ne sarebbero a centinaia se non migliaia. Forse non ti sei reso conto che politici, oltre fare la solita passerella elettorale, di concreto per la caccia e i cacciatori non hanno mai fatto nulla. Inoltre molti amministratori e funzionari sono spudoratamente anticaccia e hanno capito che, meno selvaggina c’è meno cacciatori ci saranno, senza contare certe associazioni venatorie che non vedono l’ora di creare un business della caccia in Sardegna, grazie ad ATC, ripopolamenti e carrozzoni politici! Vuoi vedere che con le tasse che ne usciranno fuori i sardi diventeranno tutti bracconieri e la Sardegna diventerà “un giardino” per qualche pappone d’oltre mare? 🙂 secondo te noi cacciatori sardi, umili e con le tasche vuote, potremmo permettere ciò?

    • gennaio 10, 2014 alle 4:09 PM

      “molti amministratori e funzionari sono spudoratamente anticaccia”?
      Vivi proprio in un mondo tutto tuo 😉

      Stefano Deliperi

    • max
      gennaio 10, 2014 alle 4:56 PM

      caro M.A. giravo armato e pertanto ero un pericolo; ma ero molto giovane ed ero un cacciatore come tutti cioe’ con istinto predatorio incontrollabile.quando poi nell’82 sono stato in Libano con “la forza di pace”a prendere calci in culo dagli israeliani e da al-fath (islamisti) e fare lo slalom tra le pallottole allora ho capito come si sentivano i pennuti, i cinghiali ecc. con la differenza che i caduti non venivano mangiati. quindi quando sono tornato, ho venduto il fucile da caccia e ne ho comprato uno da tiro a segno per “uccidere” bersagli di carta in un poligono.quando volevo la natura andavo con la fotocamera ed il mio cane ad immortalare animali di vario genere.quindi caro M.A.se lo si vuo fare bene altrimenti limitiamoci come ho gia’ scritto alle razze esuberanti x numero e dannose ( cinghiali e nutrie) e nei luoghi stabiliti nei periodi stabiliti. tutto il resto sono chiacchiere da bar.

      • M.A.
        gennaio 10, 2014 alle 10:01 PM

        Caro Max a mio modesto parere tu hai fatto un minestrone tra le tue esperienze di vita e la caccia. La caccia hai detto bene è solo e soltanto predazione con il solo intento della nutrizione, quindi giustificata eticamente e moralmente. Perché me è solo e soltanto questo, che poi mi diverto nel ricercare un selvatico è innegabile, ma è un aspetto marginale per me. Tu ti sei immedesimato in una preda tutto qui, senza contare che per la selvaggina essere predato è naturale.

  20. gennaio 10, 2014 alle 2:51 PM

    da La Nuova Sardegna, 14 gennaio 2014
    Antonio Quaglioni condannato a 24 anni.
    L’operaio di Loiri giudicato colpevole dell’assassinio di Domenico Molino, il manutentore di campi da golf ucciso nel 2011. (Giampiero Cocco)

    SASSARI. Un delitto d’impeto, quello commesso all’alba del 22 dicembre del 2011 quando, nelle campagne di “La Silvaredda” venne freddato con due fucilate il manutentore di Ovilò Domenico Molino. Un omicidio che ha portato ieri alla condanna a 24 anni di reclusione del suo assassino, Antonio Quaglioni, reo d’aver commesso un assassinio dal quale la corte d’assise di Sassari ha sfrondato le agghiaccianti aggravanti della premeditazione e efferatezza, che avrebbero portato alla condanna all’ergastolo dell’operaio, così come sollecitato dal pubblico ministero Riccardo Rossi. Una giustizia terrena invocata dagli avvocati di parte civile Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti i quali, per i loro assistiti (la vedova, i tre figli e l’anziana madre della vittima) hanno ottenuto una provvisionale di 680 mila euro, a parziale risarcimento di un danno irreparabile, la morte di un uomo. La perizia supplettiva che i giudici della corte d’Assise avevano disposto nell’ottobre scorso ha portato ai magistrati ulteriori certezze sulle dichiarazioni del giovane che, suo malgrado, partecipò a quella spedizione di morte, Andrea Faedda. Il trentacinquenne disoccupato di Berchiddeddu che seguì come un cagnolino il suo capocaccia in quella che riteneva fosse una perlustrazione propedeutica alla battuta di caccia grossa che si sarebbe dovuta svolgere poco dopo Natale. Quando Andrea Faedda si rese conto, dalle parole di Antonio Quaglioni, che quello che si stava preparando nelle campagne di Ovilò era un agguato mortale, decise di scappare a gambe levate, mentre l’assassino sparava i due colpi, uno dei quali di grazia, contro la vittima predestinata, Domenico Molino. Un racconto, quello di Andrea Faedda, che venne alla luce venti giorni dopo il delitto, quando i carabinieri, che avevano già puntato i loro sospetti su una ristretta cerchia di conoscenti della vittima, richiamarono in caserma quel giovane battitore che aveva raccontato, a poche ore del delitto, di non essere mai stato nelle campagne di Ovilò. Un racconto smentito dalle tracce lasciate dal suo cellulare, e bastò questo perché Andrea Faedda decidesse di svelare agli investigatori il suo segreto, facendo finire in carcere il suo ex capocaccia. Un puntello probatorio, quello fornito da Faedda all’accusa pubblica e privata, determinante. Un teste chiave che i difensori di Antonio Quaglioni, gli avvocati Pietro Diaz e Antonio Meloni hanno sempre indicato come inattendibile, cercando di minarne, in ogni passaggio, la sua credibilità. I periti incaricati dalla corte d’Assise hanno fornito due chiavi di lettura a giudici e avvocati: il tragitto dalla casa di Antonio Quaglioni al luogo dell’agguato, l’ingresso dello stazzo di La Silvaredda, era raggiungibile a piedi in un tempo variabile dai trenta ai quaranta minuti, utilizzando tre percorso alternativi. Il tempo indicato, sommariamente, da Andrea Faedda. Difficile, invece, ricostruire il punto in cui l’assassino avrebbe sparato i colpi contro la vittima, raggiunta dai pallettoni al petto e poi finito con un colpo di grazia. Due conclusioni alle quali si sono aggrappati l’accusa e la difesa, a sostegno delle loro tesi. Per il pm Riccardo Rossi la situazione non cambiava di un millimetro e la sua richiesta, alla vigilia dello scorso natale, era stata di una condanna all’ergastolo. Per la difesa le tante incertezze e la nebulosa ricostruzione fatta da Andrea Faedda non erano supportate da quelle prove necessarie e indispensabili per arrivare alla condanna del loro assistito. Il quale ha sempre negato, anche attraverso le sbarre, la sua partecipazione a quel brutale assassinio.

  21. gennaio 13, 2014 alle 2:58 PM

    ed ecco anche l’ottavo ferito, Andrea Lunardi, a Carbonia.

    da l’Unione Sarda, 13 gennaio 2014
    Carbonia. Cacciatore si ferisce alla mano col suo fucile.

    Un cacciatore di Carbonia si è gravemente ferito a una mano ieri sera al rientro da una battuta di caccia. Andrea Lunardi, 40 anni, era rientrato nella sua abitazione di Is Meis e si accingeva a pulire il fucile quando è partito il colpo che lo ha raggiunto alla mano creandogli una gravissima ferita che potrebbe costargli la perdita dei un dito. E’ stato lui a dare l’allarme chiedendo aiuto con una telefonata al 118: sul posto si è precipitata l’ambulanza dell’Asvoc che in pochi minuti ha accompagnato lo sfortunato cacciatore al Pronto soccorso dell’ospedale Sirai. I medici hanno tentato di tutto per cercare di salvargli le dita, oggi sarà possibile sapere come si è concluso l’intervento. Dell’incidente si stanno occupando i carabinieri.

  22. max
    gennaio 15, 2014 alle 1:43 PM

    la maggior parte dei cacciatori non adotta quelle norme precauzionali che da sempre vengono impartite a chi usa armi, tipo forze dell’ordine e militari, ( insomma sono un po’ come dei bimbi affetti da deficit cognitivo diciamocelo…).quindi organizziamo corsi periodici con esami teorico pratici rigorosi aventi anche la finalita’di demotivare ( insomma un po’ pilotati in modo tale che solo il 10% degli esaminati possa essere promosso).
    chi e’ bocciato ( 90%) lo e’ per sempre e si trova altro hobby piu’ in linea con il livello di disabilita’manifesta, supportati da psichiatri e veterinari comportamentali ( sempre per i cacciatori beninteso).
    buona idea no?

  23. gennaio 15, 2014 alle 2:55 PM

    un altro morto. Ora siamo a 4 morti e 7 feriti “umani” per “incidenti” di caccia in Sardegna nella stagione venatoria 2013-2014.

    da La Nuova Sardegna, 15 gennaio 2014
    Osilo, morto il cacciatore ferito durante una battuta.
    L’incidente subito dopo Natale in località “Lu Razzoni” tra Badesi e Viddalba. Il colpo era partito accidentalmente dal suo stesso fucile poggiato su un muretto: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/01/15/news/osilo-morto-il-cacciatore-ferito-durante-una-battuta-1.8472276

    ________________________

    da L’Unione Sarda, 15 gennaio 2014
    È morto il cacciatore ferito a Natale. In un anno 4 vittime tra le campagne: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/01/15/morto_il_cacciatore_ferito_a_natale_in_un_anno_4_vittime_tra_le_campagne-6-349864.html

  24. gennaio 15, 2014 alle 2:56 PM

    questo non prende un voto ecologista nemmeno se prega in sanscrito.

    da L’Unione Sarda, 15 gennaio 2014
    Cappellacci, la promessa ai cacciatori: “Approveremo subito la legge di riforma”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/01/15/cappellacci_la_promessa_ai_cacciatori_approveremo_subito_la_legge_di_riforma-6-349832.html

    • M.A.
      gennaio 15, 2014 alle 5:24 PM

      Ma nemmeno dai cacciatori spero. Come si può votare un partito che dice di riformare la caccia ma non tutela e protegge l’ambiente? Se i cacciatori dovessero votarlo dove pensano di andare a caccia tra un parco eolico e l’altro o tra qualche villaggio turistico?
      Mistero della fede.

  25. settembre 20, 2015 alle 9:26 PM

    si ricomincia.

    A.N.S.A., 20 settembre 2015
    Cacciatore spara a fagiano ma uccide il fratello.
    E’ accaduto nel cremonese, la vittima aveva 74 anni. (http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2015/09/20/spara-a-fagiano-ma-uccide-il-fratello_9ef12f65-4b3f-4747-a4e3-7a4a7077ccdb.html)

    Un cacciatore ha sparato per colpire un fagiano ma ha ucciso il fratello. Luigi Agosti, 74 anni, secondo una prima ricostruzione è morto in un incidente di caccia. La tragedia è avvenuta in aperta campagna, ad Agnadello, in provincia di Cremona. Domenica mattina Agosti era a caccia con il fratello Fiorenzo (65 anni), quando un fagiano si è alzato in volo Fiorenzo ha sparato centrando in pieno petto Luigi. E’ rimasto ferito a un occhio da un pallino in modo sembra non grave anche un giovane che li accompagnava.

    Agosti si trovava a caccia con il fratello Fiorenzo. Quest’ultimo stava camminando lungo una strada sterrata (vicino ad una azienda agricola situata non lontano dalla zona industriale) mentre Luigi era in mezzo a un campo. Improvvisamente un fagiano si è alzato in volo e Fiorenzo ha sparato centrando in pieno petto il fratello. Il 74enne è morto sul colpo. E’ rimasto ferito a un occhio da un pallino anche un giovane che si trovava a caccia con i due fratelli. Le sue condizioni non sarebbero gravi.

    Sul posto sono intervenuti, per i rilievi e per ricostruire la dinamica dell’accaduto, i carabinieri di Rivolta d’Adda e la Polizia provinciale.

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