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Qualche foca è salva (per ora).


foca

Importante pronuncia della Corte di Giustizia europea in materia di commercializzazione dei prodotti derivati dalla foca.

La Corte, infatti, con la sentenza del 3 ottobre 2013 (causa C-583/11 P – parti: Inuit Tapiriit Kanatami e a./Parlamento e Consiglio) ha respinto il ricorso proposto da diverse organizzazioni e associazioni di Inuit e da singoli cittadini impegnati nella lavorazione di prodotti derivati dalle foche, con il quale era stato chiesto l’annullamento dell’ordinanza del Tribunale dell’Unione Europea del 6 settembre 2011, con cui quest’ultimo aveva respinto, in quanto irricevibile, il ricorso proposto dai ricorrenti e volto all’annullamento del regolamento (CE) n. 1007/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, sul commercio dei prodotti derivati dalla foca.

Come noto, nel 2009, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato il regolamento n. 1007/2009 del 16 settembre 2009 sul commercio dei prodotti derivati dalla foca, il quale, peraltro, non ha imposto un generale divieto di caccia alle foche e di commercializzazione dei prodotti derivati ma, comunque, ha ridotto notevolmente la caccia ai poveri animali, diventata negli anni un vero e proprio massacro, cruento e sanguinario. Il Parlamento europeo e il Consiglio, partendo dalla considerazione che “le foche sono esseri senzienti che possono provare dolore, angoscia, paura e altre forme di sofferenza” ha, quindi, autorizzato l’immissione sul mercato di prodotti derivati dalla foca “solo quando i prodotti provengono dalla caccia tradizionalmente praticata dagli Inuit e da altre comunità indigene e contribuiscono alla loro sussistenza”. Inoltre, l’importazione di prodotti derivati dalla foca è autorizzata nei seguenti casi: a) quando ha natura occasionale ed è costituita esclusivamente da merci destinate all’uso personale dei viaggiatori o delle loro famiglie. Il tipo e la quantità di tali merci non sono tali da far ritenere che l’importazione possa avere finalità commerciali; b) per i prodotti derivati dalla foca provenienti da sottoprodotti della caccia regolamentata dalla legislazione nazionale e praticata al solo scopo di garantire una gestione sostenibile delle risorse marine. Tale immissione sul mercato è autorizzata unicamente su basi non lucrative. Il tipo e la quantità di tali prodotti non sono tali da far ritenere che l’immissione sul mercato possa avere finalità commerciali.

In definitiva, si è tovato un compromesso tra la necessità di garantire il sostentamento delle popolazioni che, da sempre, si dedicano a tale tipo di attività e l’esigenza di tutela delle foche, in quanto esseri senzienti. Un piccolo passo che, evidentemente, non è stato gradito da chi per anni ha lucrato, letteralmente, sulla pelle di animali indifesi, ma che, almeno per ora, dovrà rinunciare allo sterminio.

Claudia Basciu Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

(foto da mailing list ecologista)

  1. Mara
    ottobre 5, 2013 alle 9:39 am

    Bene, almeno si comincia…

  2. M.A.
    ottobre 5, 2013 alle 11:04 am

    Scusate, ma se questi animali vengono uccisi anche per sfamare con le loro carni le popolazioni locali, che cosa ci trovate di immorale?

    • ottobre 5, 2013 alle 3:07 PM

      non hai letto bene l’articolo: la sentenza si riferisce alla commercializzazione a fini di lucro dei prodotti derivati dalle foche, non alla caccia di sussistenza.

    • Claudia Basciu
      ottobre 5, 2013 alle 5:08 PM

      Il regolamento tutela chi pratica la caccia per il proprio sostentamento (sebbene lasci qualche margine di interpetazione quando si riferisce alla “gestione sostenibile delle risorse marine” e “all’uso personale dei viaggiatori”) quindi, evidentemente, chi ne aveva chiesto l’annullamento aveva altri interessi, legati, come scritto, al commercio per solo fine di lucro, dei derivati delle foche. Diciamo che se, con il pretesto della gestione sostenibile o dell’uso personale della propria famiglia, la foca viene uccisa per scaldare una signora che ama indossare la pelliccia “selvaggia” o per un signore che ha bisogno di mangiare un organo genitale altrettanto “selvaggio” e afrodisiaco, be’, non parlerei di atto immorale, ma di attentato all’equilibrio naturale del pianeta.

  3. maggio 19, 2015 alle 10:31 PM

    A.N.S.A., 19 maggio 2015
    Eschimesi a Strasburgo, difendiamo la caccia alla foca.
    Nessun pericolo estinzione, Ue salvi il nostro mercato: http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2015/05/19/eschimesi-a-strasburgo-difendiamo-la-caccia-alla-foca_e84cd6d6-f78a-4435-814d-c27f50f4c7d0.html

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