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Il Cervo sardo vive insieme a noi.


piccolo di Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

piccolo di Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

E’ in corso il censimento del Cervo Sardo (Cervus elaphus corsicanus) da parte dell’Ente Foreste della Sardegna (E.F.S.).

La situazione di uno degli altri animali più rappresentativi della Sardegna è in via di grande miglioramento grazie ad una politica di protezione attuata seriamente a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, quando sembrava avviato ad una inesorabile estinzione.

Oggi si stimano più di 5.000 esemplari di Cervo sardo in libertà. 

Importantissima in proposito l’attività svolta dall’Azienda foreste demaniali della Regione autonoma della Sardegna (oggi E.F.S.) e dal WWF con la riserva di Monte Arcosu.

I problemi per il Cervo Sardo (distruzione degli habitat, bracconaggio, ecc.) non mancano, tuttavia oggi sono affrontati con spirito, metodi ed energia diversi.

Eppure continuano, crudeli e cruenti, gli episodi di bracconaggio come quello del 26 settembre 2009 (un esemplare di cervo letteralmente fatto a pezzi addirittura nell’area di Maidopis, sui Sette Fratelli, nei pressi del vivaio forestale.  Praticamente sotto gli occhi dell’E.F.S. e del Corpo forestale) denunciato da Fabio e Jessica, frequentatori del nostro blog, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale attraverso una telefonata al 1515, così come quelli più recenti del febbraio 2012 sul Monte Lerno (Pattada) e quello – fortunatamente conclusosi con la salvezza del cervo – del settembre 2012 a Sa Spindula (Villacidro).

Insomma, l’attenzione ecologista e di tutta l’opinione pubblica deve rimanere ben desta sulle sorti del re delle foreste della Sardegna.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

 

 

qui il censimento Cervo sardo 2011 (Rapporto e dati del censimento 2011)

qui il Rapporto e dati del censimento Cervo sardo 2009 [file .pdf]

qui il Rapporto su 16 anni di censimenti del Cervo sardo nell’oasi naturale WWF di Monte Arcosu (2005)

 

 

Cervo sardo, areale in Sardegna

Cervo sardo, areale in Sardegna

Scheda biologica (da www.sardegnambiente.it)

Cervus elaphus corsicanus
Classe: Mammalia
Ordine: Artiodactyla
Famiglia: Cervidae
Genere: Cervus
Nome sardo: Cherbu, cérbu, chelvu, chervu.

Origine zoogeografica: Neartica, Paleartica
Areale di distribuzione: La sottospecie è endemica della Sardegna e della Corsica. Attualmente, in Sardegna, l’areale naturale di distribuzione è situato nell’Arburese, nel Sarrabus e nel Sulcis. Di recente insediamento (2003) nella Provincia di Sassari, è la popolazione libera presente nel Monte Lerno di Pattada, che è stimata in circa 150 esemplari. L’origine del cervo sardo non è ancora stata del tutto chiarita. L’ipotesi più accreditata è quella di Azzaroli e Baccetti che attribuiscono la presenza della sottospecie ad un’introduzione da parte dell’uomo in epoca preistorica di C. elaphus, originario delle regioni neartica e paleartica, e una sua rapida speciazione in C. elaphus corsicanus. Pròtomi di cervi ornano navicelle nuragiche dell’ VIII – VI sec. a.C. e spade votive della stessa epoca, con stilizzate figure di cervo, venivano offerte alle divinità.

impronte di Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

impronte di Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Identificazione: Il cervo sardo si distingue dalla specie nominale europea per alcuni caratteri morfologici come adattamento alle condizioni di insularità. Le dimensioni del corpo sono inferiori rispetto a quelle del cervo europeo. Il maschio raramente raggiunge un peso di 130 kg con un’altezza al garrese di 100 cm mentre la femmina non supera i 70-80 kg di peso e gli 80 cm di altezza. Il corpo è snello ed elegante con tronco allungato, spalla arrotondata e muscolosa, petto largo e groppa dritta. Il collo è lungo e sottile, la testa è di forma triangolare allungata e termina con un muso nudo. Le orecchie sono molto grandi, gli occhi sono ovali, grandi ed espressivi, con evidenti fosse lacrimali. Da queste viene secreto un liquido oleoso ed odoroso che serve per marcare il territorio. Gli arti, piuttosto corti, sono esili ma molto forti. Il mantello è liscio, fitto e setoloso con una colorazione tendenzialmente più scura rispetto al cervo rosso; in estate è bruno-rossicccio, in inverno è più scuro e tende al grigio bruno; presenta inoltre una stria nerastra, particolarmente evidente in estate, che va dalla testa alla radice della coda. Nel maschio adulto la parte inferiore del collo è ricoperta da un fitto lungo e scuro pelame detto criniera. La pomellatura è una caratteristica dei soli cerbiatti. La muta avviene due volte l’anno, in primavera (aprile) e in autunno (settembre). Le corna, presenti solo nel maschio, vengono dette “palchi”, “armatura”, “trofeo”, differiscono da quelle dell’europeo per le dimensioni raggiungendo una lunghezza massima di 70 cm ed un peso di circa 1 kg per asta, rispetto agli oltre 8 kg della nominale. Le ramificazioni risultano più semplici, si hanno generalmente 4 o 6 punte contro le 16 – 24 del cervo europeo. Sono prive della caratteristica corona, mentre la parte terminale dell’asta presenta una formazione allargata e tendente ad appiattirsi, fino a dare una forma finale a forcella. Vengono perse nel periodo compreso tra metà febbraio e metà marzo, quindi, dopo 1-2 settimane, ricrescono e la loro formazione è completa verso la metà di luglio. Nella fase di neoformazione, le corna sono rivestite da un tessuto cutaneo molto vascolarizzato detto “velluto”, che al termine dello sviluppo si secca e viene rimosso mediante strofinamento su alberi ed arbusti.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Habitat ed Ecologia: Specie considerata “intermedia” tra i “brucatori” ed i “pascolatori”, rispetto al daino più spiccatamente tendente verso i brucatori, abita le formazioni forestali con macchia mediterranea con chiarie e radure. Come il daino soffre, a differenza invece del muflone, le pendenze eccessive e l’elevata rocciosità. Si nutre sia di piante erbacee, graminacee, leguminose, cardi e rovi, che degli arbusti della macchia mediterranea, di cui usa scortecciare i fusti (“fregoni”). La struttura sociale del cervo è di tipo matriarcale, il nucleo familiare è costituito da una femmina adulta, il piccolo dell’anno e quello dell’anno precedente. Spesso sono riunite in branco con i rispettivi piccoli e guidate dalla femmina madre più anziana. Anche i maschi di età superiore ai due anni formano un branco dominato dal più forte e la cui posizione gerarchica viene conquistata in seguito al combattimento o alla semplice valutazione a distanza degli avversari.

escrementi di Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

escrementi di Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Riproduzione: Il cervo è una specie poliginia e si accoppia con più femmine per annata costituendo gli harem. Il periodo degli amori ha inizio da fine agosto e si protrae fino a tutto settembre, i maschi in grado di riprodursi, si isolano dai più giovani e si portano nelle aree di riproduzione, qui si accoppiano con le femmine che vi si trovano (da 3 a 5). Questi territori, che rimangono gli stessi di anno in anno, vengono “marcati” con urina, secreti ghiandolari e scortecciamenti. L’harem viene segnalato e difeso anche attraverso il bramito, tipico verso dei maschi riproduttivi, emesso durante la stagione degli amori. Il bramito è forte, talora breve spesso lungo e gutturale, il verso delle femmine è invece breve e simile ad un abbaio. Dopo una gravidanza di circa 32 settimane, da metà aprile a metà maggio, le femmine partoriscono un piccolo che viene allattato per tre – quattro mesi. L’unità di base della struttura sociale del cervo, così come anche per il daino, è costituita dalla femmina con il piccolo dell’anno e la figlia ,”sottile” (più raramente il figlio, “fusone”) dell’anno precedente. Talora si formano branchi di femmine (10-12 individui, al massimo una ventina) guidati dalla femmina più anziana; i maschi di età superiore ai due anni hanno la tendenza ad aggregarsi in piccoli gruppi in cui domina il maschio più forte.
Fattori di minaccia: Il Cervo ha subito in Sardegna un fortissimo declino nel trentennio 1955 – 1985 a causa della caccia, del bracconaggio e della perdita di habitat. Nonostante il successivo incremento numerico, attualmente gli individui appartengono a popolazioni distanti tra loro, le quali non possono incontrarsi a causa dell’assenza di corridoi di collegamento tra le foreste isolane.
Status di conservazione: Specie vulnerabile a livello regionale, nazionale, europeo e mondiale.
Grado di Protezione: Convenzione di Berna, All. III; DIR. CEE 43/92, All. B,D (*sp. prioritaria); L. 157/92; L.R.23/98.

 

 

Cervo sardo, areale in Sardegna

Cervo sardo, areale in Sardegna

(cartografia da J.Doneddu, Il Cervo Sardo, Edizioni Sole, 2012; foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. settembre 24, 2013 alle 8:51 am

    E’ una bella notizia!!!

  2. settembre 24, 2013 alle 8:52 am

    L’ha ribloggato su barbatustirolese.

  3. Shardana
    settembre 25, 2013 alle 12:37 pm

    Magari……

  4. ottobre 25, 2013 alle 2:53 pm

    salvato un Daino (Dama dama) ad Alghero 😀

    da La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2013
    Daino contro auto: salvato dalla Forestale. L’animale ha invaso la strada per Porto Conte dopo aver saltato le recinzioni della riserva faunistica. (Gianni Olandi)

    ALGHERO. Uno splendido esemplare di daino maschio uscito dalla riserva faunistica dell’Arca di Noè, a Porto Conte, è stato investito dall’auto di due turisti stranieri in transito sulla Provinciale 55 per raggiungere il promontorio di Capo Caccia. L’animale ha urtato contro il mezzo restando ferito a una zampa e ha poi cercato istintivamente rifugio nella macchia mediterranea ai lati della strada, quasi per nascondersi, visto che a causa della ferita non poteva contare più sulla agilità dei suoi salti per darsi alla fuga. La segnalazione dell’incidente è giunta al comando della Forestale della Base Navale di Alghero che ha cominciato a rastellare il tratto di costone dove era avvenuto l’incidente, senza nessuna conseguenza per i due turisti se non una leggera ammaccatura a un paraurti. L’animale è stato trovato sotto un macchione, impaurito. L’arrivo della pattuglia della Forestale, coordinata dalla centrale operativa dall’ispettore superiore Gesuino Saba, ha dato vita a una operazione straordinaria di soccorso verso il daino, una sessantina di chili, che chiameremo Fortunato per la felice conclusione della sua disavventura. I Forestali hanno immediatamente allertato il Centro di recupero fauna selvatica di Bonassai, coordinato dal veterinario Marco Muzzeddu, e l’operazione è entrata nel vivo. Un dardo narcotizzante, per calmare l’animale, e quindi è diventato operativo una sorta di 118 faunistico, molto efficiente e professionale. Una volta narcotizzato “ Fortunato” è stato caricato sulla barella e quindi in ambulanza, e via, ma senza sirene spiegate, verso il Centro di Bonassai per gli accertamenti. A giudizio dei veterinari dopo le cure potrà ritornare a scorrazzare nei boschi dell’Arca di Noè, forse all’inizio zoppicherà un po’, ma l’animale è forte e robusto e potrà recuperare in fretta. In prospettiva sarebbe meglio se evitasse di frequentare la strada Provinciale per Capo Caccia. Dagli uomini della Base navale della Forestale giunge l’invito per gli automobilisti a transitare a bassa velocità, c’è la cartellonistica che pone il limite di 30 chilometri all’ora e ci sono i segnali che riferiscono dei transiti di animali vaganti. E guarda caso nel segnale stradale è proprio raffigurato un daino, imponente e maestoso. Proprio come il nostro Fortunato.

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    galleria fotografica: http://lanuovasardegna.gelocal.it/foto-e-video/2013/10/24/fotogalleria/alghero-daino-investito-da-un-auto-e-salvato-dalla-forestale-1.7985036

  5. febbraio 18, 2014 alle 10:01 pm

    bellissima notizia! 😛

    da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2014
    Torna il cervo sardo sul Supramonte ogliastrino.
    Quindici esemplari provenienti da altre zone dell’isola saranno liberati nel comune di Urzulei: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2014/02/18/news/torna-il-cervo-sardo-sul-supramonte-ogliastrino-1.8694313

    • M.A.
      febbraio 18, 2014 alle 10:11 pm

      Che bella notizia! Nella costa verde sono veramente troppi. Ma tra qualche anno,se anche nel Supramonte il cervo raggiungerà la stessa densità in cui è presente oggi nella costa verde e nel Linas cosa accadrà? Gli spostiamo alla Giara o al Monte Arci? Un’altra curiosità: occupando quella nicchia ecologica nel Supramonte (che gli spetta in quanto era presente in passato) può entrare in competizione con il muflone?

  6. febbraio 21, 2014 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 febbraio 2014
    Tornano i cervi nel Supramonte di Urzulei.
    E’ dai primi del Novecento che nella zona non si vedono più questi magnifici animali. Progetto europeo, è capofila la provincia del Medio Campidano: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2014/02/20/news/tornano-i-cervi-nel-supramonte-di-urzulei-1.8707315

    • febbraio 22, 2014 alle 10:57 am

      da La Nuova Sardegna, 22 febbraio 2014
      Il cervo torna in Ogliastra dopo 100 anni. Urzulei, gli uomini dell’Ente Foreste hanno liberato i primi dodici esemplari cresciuti nell’oasi di Sa Portisca. (Paolo Merlini)

      URZULEI. Il primo ad affacciarsi con aria diffidente al cancello appena spalancato è un maschio giovane, con le corna non ancora completamente riformate (cadono ogni anno). Gira lo sguardo da una parte all’altra, si accorge che ci sono troppi curiosi armati di fotocamere, ma non si lascia intimidire. Compie un breve giro di perlustrazione, ed ecco che si fanno avanti altri sei esemplari. Per una ventina di minuti andranno avanti e indietro tra il recinto e il suo ingresso, prima di scomparire velocemente nella fitta vegetazione del Supramonte. Poco dopo gli uomini dell’Ente Foreste chiudono alle loro spalle il pesante cancello per evitare ripensamenti. Siamo nel territorio di Urzulei, nell’oasi di Sa Portisca, all’interno dei 6200 ettari che l’Ente Foreste preserva in questa parte d’Ogliastra, dove ieri si è svolta una tappa fondamentale della reintroduzione del cervo sardo nell’ambito di un progetto che dal 2009 è diventato internazionale è coinvolge il parco regionale della Corsica (Fondi europei Life). Tra queste montagne, che si affacciano sulla Codula di Luna, e più in generale sull’intero Supramonte, questa specie era scomparsa ai primi del ’900. In tutta la Sardegna a metà del secolo si era ridotta a un centinaio di esemplari, fatto che ne comportò l’iscrizione nell’elenco delle specie in via d’estinzione, e dunque da proteggere rigidamente. Oggi sono circa seimila gli animali presenti nei territori gestiti dall’Ente Foreste, in particolare nel Sulcis, nel Sarrabus e nell’area di Montevecchio. A Sa Portisca, in un recinto di ben trenta ettari, ce ne sono 28. La maggior parte di loro è nata qui dall’accoppiamento tra gli undici esemplari che erano stato prelevati in particolare dalle oasi ambientali del Sulcis. Solo uno dei primi arrivati, quello che poi è diventato il maschio dominante, ha un nome, affibbiatogli dai forestali: Muzzi, dal cognome del funzionario forestale che lo ha portato sin qui dall’oasi di Monte Lerno, in territorio di Pattada. Luciano Mandas è il veterinario che per conto dell’Ente Foreste segue da vicino il progetto sin dal 2009. Ha osservato passo dopo passo la riproduzione, poi la nascita dei piccoli, il loro sviluppo. «Il monitoraggio è stato costante – spiega – non ci sono stati problemi. Ma ora gli animali vanno liberati, non si può attendere oltre. I primi a lasciare il recinto saranno dodici, tutti marcati, quattro dei quali con un radio collare per poterne seguire i movimenti». Nonostante l’ampiezza del recinto a loro disposizione, la liberazione si rende necessaria perché ai cervi viene dato da bere e da mangiare ogni giorno (grano, ghiande e foraggio), mentre invece d’ora in poi dovranno provvedere a se stessi. «Questo territorio si presta perfettamente, sapranno adattarsi», dice Nicola Sanna, giovane direttore del complesso forestale Supramonte ogliastrino che si estende per 6200 ettari. Nel frattempo le telecamere montate su un drone della Videovolo di Massimo Aversano documentano dall’alto la liberazione: l’effetto sonoro è simile al ronzio di centomila api, e i cervi si dileguano rapidamente. E il bracconaggio? «Non dovrebbero esserci problemi – dicono Salvatore Mele, direttore dell’Ente Foreste per l’Ogliastra, e Antonio Deiana, il funzionario che cura per la Provincia la comunicazione del progetto Life –, abbiamo svolto un’opera di sensibilizzazione con i cacciatori della zona. È un territorio tutelato con un turismo rispettoso».

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      Un paradiso tra mare e montagna.

      URZULEI. L’oasi di Sa Portisca, dove sinora hanno vissuto i cervi sardi, si trova all’interno del cantiere Silana dell’Ente Foreste. Si arriva percorrendo la strada statale 125 nel tratto tra Dorgali e Baunei. Al km 187, prima del Passo di Genna Silana se si arriva da nord, sulla sinistra troviamo due strade sterrate che portano alla caserma di Gosollei (la prima) e a Sa Portisca. Lo scenario è incantevole: da una parte ci si affaccia in quella parte del Supramonte di Urzulei che va verso la Gola di Gorropu, che arriva sino al territorio di Orgosolo. Dall’altra, volgendosi verso est, si assiste allo spettacolo della Codula di Luna, il letto del fiume che sfocia a Cala Luna, una delle più belle spiagge del Mediterraneo. Sa Portisca merita una visita perché, accanto all’oasi di ripopolamento dei cervi, il Comune di Urzulei alcuni anni fa ha ricostruito cinque barracos (così chiamati nella variante ogliastrina del sardo, e più noti come pinnettos, le capanne dei pastori dalla notte dei tempi). A poco distanza un’eccezionale villaggio nuragico poco conosciuto, Or Mufrones (chiamato anche Or Murales). Sino al 2011 le visite sono state gestite con passione e sacrifici da una piccola cooperativa, il Cervo Sardo. Il sindaco di Urzulei Gian Paola Murru, presente ieri mattina, ha detto che il servizio sarà riaffidato con una gara d’appalto entro breve tempo.

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      Un progetto che coinvolge anche la Corsica. La Sardegna cederà 40 animali al parco dell’Isola di bellezza, dove la specie era quasi estinta.

      URZULEI. La liberazione dei primi dodici cervi sardi dall’oasi di Sa Portisca fa parte del più vasto progetto “Un Cervo per due Isole” (www.onedeertwoislands.eu),finanziato con i fondi europei del programma Life e attuato dal partenariato Sardegna-Corsica. Vede numerosi soggetti in campo, soprattutto nella nostra isola: le Province del Medio Campidano e dell’Ogliastra, l’Ispra Sardegna, il Parco Naturale regionale della Corsica e l’Ente Foreste regionale. Per quest’ultimo è Dionigi Secci il referente del progetto. «Da qui al 2017 verranno liberati 120 esemplari in varie aree dell’isola. Urzulei è una di queste. I primi animali liberati – dice il funzionario dell’ente – provengono da un nucleo iniziale di sei individui, che si sono riprodotti all’interno di questo vasto recinto realizzato negli anni ’90». Il rapporto con la Corsica è incentrato soprattutto sui 40 esemplari che la Sardegna metterà a disposizione del parco dell’Isola di bellezza. «La Corsica ha dovuto fare i conti con il rischio di estinzione ben più di noi – dice Secci –. Alla fine degli anni ’80 gli esemplari erano poco più di una decina. Oggi sono circa 800, ma purtroppo si è partiti da un ristretto nucleo di fondatori, con conseguenti problemi di consanguineità. Gli animali che forniremo hanno l’obiettivo di superare questo aspetto che in termini tecnici si chiama inbreeding, così da migliorare la popolazione nel suo complesso». Il cervo sardo e quello corso sono identici: sono entrambi una sottospecie del cervo europeo. In realtà anche il nome scientifico del cervo sardo fa riferimento alla Corsica (Cervus elaphus corsicanus), ma solo perché la sua prima osservazione fu effettuata nell’isola francese. Ma perché si è giunti, appena pochi decenni fa nelle due isole, così vicini all’estinzione di una specie introdotta, in maniera ancora misteriosa per gli studiosi, in epoca nuragica? «Colpa del bracconaggio – dice Andrea Murgia, funzionario dell’Ente Foreste – ma in particolare della povertà durante le guerre mondiale del ’900. I cervi si uccidevano per nutrirsi, anche se la loro carne è tutt’altro che buona». Il presidente dell’Ente Foreste, Delfo Poddighe, non ha voluto mancare alla liberazione dei cervi: «Gli aspetti faunistici sono solo una parte della nostra attività, che va dalla forestazione sino ai progetti di educazione ambientale, ma non per questo sono meno importanti».

      ——————————-

      LE CIFRE.

      6.000 – GLI ESEMPLARI DI CERVO SARDO PRESENTI NELL’ISOLA, IN PARTICOLARE NEL SULCIS E NEL SARRABUS. L’ATTIVITA’ DELL’ENTE FORESTE È STATA FONDAMENTALE PER IL SUO RIPOPOLAMENTO
      1900 – L’ANNO IN CUI VIENE FATTA RISALIRE L’ESTINZIONE DELLA SPECIE DAL SUPRAMONTE. NEGLI ANNI ’70 IL LORO NUMERO IN TUTTA L’ISOLA ERA ATTORNO AI DUECENTO ESEMPLARI.
      1992 – L’ANNO IN CUI IL CERVO SARDO È DIVENTATO SPECIE PROTETTA IN SARDEGNA IN SEGUITO A UNA DIRETTIVA EUROPEA

  7. marzo 19, 2014 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 marzo 2014
    Gps, analisi del sangue, documentari: il cervo sardo torna nei boschi.
    Procede il progetto Ispra per ripopolare Ogliastra e presto alcune aree della Corsica col mammifero scomparso oltre cent’anni fa: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2014/03/18/news/gps-analisi-del-sangue-documentari-il-cervo-sardo-torna-nei-boschi-1.8876585

  8. maggio 4, 2014 alle 11:31 am

    …e i Mufloni “invadono il centro abitato” di Triei.
    A quando l’invasione di Dorgali da parte delle Foche monache? E l’invasione di Selargius da parte degli Storni assassini? Mah…..

    da L’Unione Sarda, 4 maggio 2014
    Triei, i mufloni invadono il centro abitato. Danni a vigneti e oliveti nelle campagne: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/05/04/triei_i_mufloni_invadono_il_centro_abitato_danni_a_vigneti_e_oliveti_nelle_campagne-6-365922.html

  9. settembre 9, 2014 alle 2:44 pm

    da L’Unione Sarda, 9 settembre 2014
    CASTIADAS. Dai monti Sette Fratelli raggiungono la borgata.
    Vigneti e agrumeti distrutti dai cervi. (Gianni Agus): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140909094920.pdf

  10. settembre 16, 2014 alle 5:20 pm

    da L’Unione Sarda, 16 settembre 2014
    Cervo ferito si ripara in chiesa. L’animale forse investito da auto: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/09/16/cervo_ferito_si_ripara_in_chiesa_l_animale_forse_investito_da_auto-6-386316.html

  11. M.A.
    settembre 16, 2014 alle 8:04 pm

    Ho grandi perplessità sul fatto che “l’animale forse investito da un auto” sia volutamente andato in Chiesa per recitare un rosario, “nel tragitto”, fortunatamente, non ha incontrato macellerie.

  12. Genius Loci
    settembre 16, 2014 alle 8:42 pm

    Sbagliato M.A.!
    Fortunato perché “nel tragitto” non ha incontrato cacciatori e/o cultori della sardità distorta e carnivora.

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